Tema su "Seicento", opera di U.Eco

Materie:Tema
Categoria:Italiano

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Data:16.04.2007
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Testo

Una grande opera multimediale italiana: il ‘600 di Umberto Eco
Ci siamo, tutto è a posto, mi appresto a esplorare e a dare un giudizio su quella che gli esperti del settore hanno definito forse la più grande opera multimediale realizzata in Italia fino a ora: il “Seicento” di Umberto Eco prodotto dalla società italiana Encyclomedia.
Dopo le tipiche e veloci procedure di installazione che, a quanto ho potuto notare sono veramente complete e accessibili a chiunque, oltre all’indiscutibile pregio per chi non mastica l’inglese di essere state finalmente scritte in italiano, sulla nostra scrivania prende forma il logo della Encyclomedia e l’istruzione di cliccare due volte per consultare l’opera.
La prima schermata è composta da un filmato che, con grande spreco di effetti speciali, ci introduce al contenuto, suddividendo mediante animazioni una “striscia del tempo” che scomponendosi, evidenzia via via il secolo compreso tra l’anno 1600 e l’anno 1700, appunto l’arco cronologico di cui si occupa l’opera.
Mi trovo a questo punto davanti all’enciclopedia vera e propria, una fonte di informazioni considerevole che necessita, per essere consultata, con profitto, di strumenti di ricerca adeguati e naturalmente di conoscenze sull’argomento. Per quanto riguarda gli strumenti di ricerca che i programmatori della Encyclomedia mi mettono a disposizione niente da dire, sono quanto di meglio si possa trovare in fatto di gestioni di iper-testi. Lo stesso probabilmente non è possibile dire riguardo alle mie conoscenze sul Seicento che, con mio rammarico, sono scarsissime. Tuttavia un’opera di queste dimensioni sarebbe pressoché inutile se non avesse in qualche modo la “capacità” di insegnare qualcosa anche all’utente distratto che, quasi per scherzo, si trova a navigare nella sua miriade di collegamenti.
A questo proposito, soprattutto per mia curiosità, ho voluto fare qualche prova, e ho attivato con un bel doppio click una interessante casella sulla mia destra un cosiddetto “Ricercatore”. Ho cercato un argomento di questi giorni, che mi aveva colpito: il passaggio della cometa Yakutai. Ricordandomi vagamente che Halley doveva aver vissuto nel Seicento, ho fatto cercare al computer la parola “cometa” in tutti i testi a sua disposizione.
Il risultato che mi si è presentato davanti sono stati due libri: uno di Pierre Bayle “Pensieri sulla cometa” risalente al 1682 e un altro “Storia della Terra” di un certo Burnet. Oltre a questi testi, corredati da un riassunto delle opere e da numerose fotografie e filmati ho pescato ben ventiquattro schede di consultazione veloce che strutturano il dibattito sulle comete nel ‘600. Con un po’ di fortuna e di ingegno, partendo da un tema attuale, ne ho scoperto interessanti riscontri nel Seicento nel quale ora so esserci stato forse il più interessante dibattito non solo scientifico ma soprattutto culturale e religioso sulle comete. Un rimando sulle superstizioni in una delle ventiquattro schede sulla cometa mi ha incuriosito e ho deciso di approfondire meglio l’argomento.
Sempre con il metodo del ricercatore (anche se ne esiste un altro, una grande biblioteca in cui passeggiare, scegliendo le opere per argomenti o cronologia) ho chiesto di avere sulla scrivania tutti i rimandi alla parola “peste”. Questa volta la quantità di informazioni che l’opera mi propone è veramente abbondante, una abbondanza alla quale io non avevo pensato quando inconsciamente, ho tirato su il più grande disastro di questo secolo: le epidemie di peste. Con i suoi diciassette libri e ben trentatré schede veloci è chiaro che queste devono essere state uno di quegli avvenimenti colossali che influenzano e determinano il pensiero, le azioni e l’arte umana; uno di quegli avvenimenti che scrivono la storia. Non manca una storia completa della peste con tanto di riferimento all’etimologia latina pestis, come sciagura, calamità e alle grandi epidemie del passato, come quella nel campo acheo durante l’assedio a Troia o quella di Atene che spense Pericle. Entrando nel merito del Seicento poi c’è la peste del 1630 che fa da teatro ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. E’ inoltre da segnalare, a proposito di questo argomento, l’abbondanza di dipinti e fonti fotografiche nelle quali è tra le altre raffigurata una piantina del lazzaretto di Milano e anche la curiosa presenza di spezzoni di vecchi films riprodotti digitalmente e corredati di tutte le informazioni utili alla ricerca di questi in videocassetta (in questo caso ho trovato una scena tratta dal film Promessi Sposi per la regia di Mario Merini e l’interpretazione di Gino Cervi e Dina Sassoli girato in Italia nel 1941 dove Lucia incontra l’Innominato).
Il mio viaggio sta volgendo al termine, consapevole di aver esplorato neanche lo 0,3 % della nuova enciclopedia di Eco. Una lista di rimandi mi segnala a proposito della Peste le parole “fame”, “guerra”, “carestia” e ognuno di questi potrebbe essere altrettanto ampio quanto quello ora consultato. L’immensità delle informazioni che ho a disposizione e la facilità di accesso che hanno, sono in qualche modo scioccanti, ma superato il primo impatto ci si rende conto che questo non può essere considerato un mezzo di comunicazione futile, dispersivo o tantomeno passivo. Il solo navigare richiede sforzo e intelligenza e una partecipazione forse ancora più attiva di quella che può richiedere un libro. Questo nuovo strumento per la diffusione della cultura non permetterà a tutti di accedere al grande sapere, ma faciliterà questo accesso a tutti quelli che vogliono conoscere.
D. Biasci

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