Giovanni Fattori

Materie:Appunti
Categoria:Italiano

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Testo

Giovanni Fattori nasce a Livorno nel 1825 da una famiglia povera che gli fece avere un’istruzione sommaria. La sua infanzia è caratterizzata da diversi eventi, primo fra tutti la passione per l’arte e in particolare per i dipinti. Dopo un primo incontro negativo con l’accademia artistica tramite Baldini, Fattori si trasferisce a Firenze dove viene presentato a Bezzuoli che lo prende con sé, ma il carattere irrequieto del giovane non gli permette di trarre giovamento dal nuovo maestro.
Decide dunque di iscriversi all’Accademia delle Belle Arti, nel 1847.
In vari scritti risalenti a questa prima fase della sua vita troviamo la medesima frase “…non capivo” frase riferita agli studi dei classici, alla pittura e a tutto ciò che riguarda l’arte; essa testimonia l’umiltà e la consapevolezza dell’artista di aver radici povere.
Nel 1848, il Fattori vive i moti rivoluzionari italiani e europei con estremo disinteresse poiché l’unica cosa che lo coinvolge è l’arte, un’arte diversa da quella scritta sui libri. Tra il 1850 e il 1855 inizia infatti a fare alcuni schizzi, nei quali affianca ai temi militari, i primi soggetti naturalistici. In questo stesso periodo nasce l’interesse per “la pittura a macchia”.
Pur occupandosi solo di arte, nel 1859 conosce Nino Costa, che lo mette in contatto con un gruppo di persone contro l’accadentismo; questo gruppo suscita però poco interesse in Fattori. Costa riesce a rimanere legato in ogni modo all’artista, convincendolo a partecipare al concorso di Recanati con quattro dipinti, raffiguranti le battaglie del Risorgimento. Nel 1861-62 vince il concorso Ricasoli e proprio in questo periodo dipinge il suo primo capolavoro “Ritratto della cugina Argia”; due anni dopo dipinge “Ritratto della prima moglie”, “L’Autritratto con barba” e inizia i suoi studi per la “Madonna della Scoperta”.
Nel 1866 dipinge “La rotonda di Palmieri”, uno dei suoi più noti dipinti dove si nota la mancanza di contorni e la novità di soggetto: la vita quotidiana.
Nel 1867 la sua prima moglie, di cui si sa quasi nulla, muore e l’artista si rifugia nella casa in Maremma di uno dei suoi pochi amici, Diego Martelli.
Fu proprio la Maremma ad ispirare i lavori di questo periodo: la serenità e la natura impressionarono profondamente l’artista che dipinge molteplici opere. La natura, per l’artista, è ora vista senza filtri deformanti d’ordine sentimentale o idealizzante.
A testimonianza della proficuità del periodo maremmano, Fattori ricevette una medaglia da parte della Società d’Incoraggiamento, nel 1868.
Il mondo accademico inizia a rendersi conto che è nato un nuovo artista e per questo motivo lo nomina professore dell’insegnamento superiore di pittura dell’Istituto di Belle Arti di Firenze.
Dopo aver dipinto un ritratto di Diego Martelli e uno della sua seconda moglie, Fattori si reca a Roma dove dipingerà “Barocci romani” e “Mercato di cavalli in piazza Montanari”.
In meno di due anni Fattori è conosciuto in tutto il mondo.
Recatosi nuovamente in Maremma ospite dal principe Corsini, raccoglie appunti che gli serviranno per dipingere “Marcatura dei torelli”, “Il conduttore di mandrie” e la “Maremma”.
Negli anni successivi Fattori riceve un diploma onorefico alla Permanente di Firenze e la cattedra di disegno all’Accademia di Firenze; nonostante l’impegno dell’insegnamento, l’artista non smette di produrre opere e nel 1887 porta a termine “Mercato a San Godenzo”.
Agli inizi del’900, dopo aver dipinto un ritratto della figlia e uno della moglie, narra la propria esperienza artistica in appunti che detta a Franchi e Patini, con altri autori.
Nel 1908 Giovanni Fattori muore assistito dall’allievo Giovanni Malesci, unico erede dell’artista.

“Credo che l’artista bisogna lasciarlo libero nelle sue manifestazioni di produrre le bellezze della natura come le sente e come le vede. Se l’artista è legato all’obbligo di contenere sia l’amatore che il negoziante, è una macchina che gira per conto altrui…

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