Andrea Mantegna e Giovanni Bellini

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Testo

S. SEBASTIANO
1) Kunsthistorisches
Museun Vienna
2) Museo del Louvre a Parigi 3) Ca’ d’Oro a venezia
Il Mantegna dipinse tre volte il tema di San Sebastiano. La prima volta in un quadretto di 68 cm. x 31 che si trova ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna... L’opera è stata datata intorno al 1456- 59 perché tre lettere del Marchese Ludovico Gonzaga, datate nel marzo e maggio del 1459 e indirizzate a Padova, concedono al Mantegna di finire un’operetta che l’artista stava eseguendo per il podestà di Padova, Jacopo Antonio Marcello...
Il secondo San Sebastiano del Mantegna, ora al Museo del Louvre a Parigi, proviene dalla chiesa parrocchiale di Aigueperse... Erika Tietze-Conrat lo poneva nel 1467, al tempo della Camera degli Sposi a Mantova, e in rapporto con l’Ipnerotomachia di Polifilo... Precedentemente era stato suggerito che il dipinto fosse stato portato in dote da Chiara Gonzaga , nipote del Marchese di Mantova Gianfrancesco Gonzaga, quando andò sposa nel 1481 a Gilberto di Borbone, che aveva un castello a Montpensier, non lontano da Aigueperse...
Il terzo San Sebastiano del Mantegna si trova ora alla Ca’ d’Oro a Venezia come parte della donazione del Barone Franchetti... La datazione varia considerevolmente, dal 1486-92 proposto dalla Tietze perché considerava il dipinto un pendant dei Trionfi di Cesare, al 1506 proposto dal Battisti, che lo metteva in rapporto con la peste del 1506...
1) Il Mantegna ha raffigurato il Santo frecciato... ma anziché mostrarlo legato ad un palo, in Campo Marzio, lo ha dipinto legato ad un doppio arco in rovina, e su di un pavimento di marmo intarsiato... Che specie di edificio è questo: un arco trionfale, un tempio, o la porta di una città? ... San Sebastiano è l’eletto nell’atrio della vita, che crede in Dio e che dalla sua profonda fede cristiana deriva la forza che lo sostiene nel suo martirio. Egli è raffigurato nell’atrio della vita, che è costruito secondo le misure date dal Signore e sul modulo della pietra angolare, che è Cristo... Poiché a Padova infierì la peste (nel 1456/7), e poiché il Mantegna la prese, ma per miracolo riuscì a scampare, suggerisco che il dipinto di Vienna sia stato commesso al Mantegna dal Podestà di Padova, per celebrare la cessazione della peste nella sua città e la guarigione miracolosa del Mantegna, e sia poi stato compiuto nel 1459, prima della partenza dell’artista per Mantova.
2)Si osservi nel dipinto di Parigi la torre, ben salda in cima alla montagna, per quanto le sue mura di cinta siano piene di crepe; l’albero di fico carico di frutti, senza che neppur uno di essi sia caduto a terra... Il corpo di San Sebastiano è uno dei più bei nudi che il Mantegna abbia dipinto, e il Santo, col volto alzato al cielo, dà una impressione di solidità e coraggio di fronte al martirio... San Sebastiano veniva spesso associato a Giobbe, perché entrambi erano considerati patroni contro la peste. San Sebastiano è unito alla peste perché egli fu frecciato, e si credeva nel Medio Evo e nel Rinascimento che la peste si propagasse attraverso l’aria... La prospettiva è insolita, dato che il punto di fuga è molto basso, dietro ai piedi del Santo, di modo che siamo costretti a guardare in alto, e il Santo, di grandezza più del normale, vi domina con tutta la persona... Si noti il riferimento al cammino scosceso, alla ghiaia e alle caverne , che appaiono nel lato destro del dipinto... Troviamo quindi nel dipinto le idee opposte dell’atleta del Signore, che combatte per la fede e sopporta il suo martirio, e degli iniqui, che sono attratti dai piaceri di questo mondo... La città fortificata in cima al monte è probabilmente la Gerusalemme celeste descritta nel Cap. 21 dell’Apocalisse...

3) Il San Sebastiano della Ca’ d’Oro a Venezia mi sembra invece decisamente pessimista. E’ il Santo più tormentato e torturato che il Mantegna abbia mai dipinto e l’artista stesso ci spiega le sue intenzioni nel cartiglio avvolto intorno alla candela spenta.
Le allusioni alla fugacità della vita sono numerose: il vento che scompiglia i capelli del Santo e gli fa volare i lembi del perizoma; le frecce con cui il Santo è bersagliato... Probabilmente tale significato non era corrente all’epoca del Mantegna, se l’artista si sentì in dovere di spiegarlo con una scritta, e di formare con le frecce incrociate sulle gambe del San Sebastiano la lettera M, che sta sia per Morte che per Mantegna...
Orazione nell’orto
Giovanni bellini, National Gallery, Londra, XI Secolo 81.3 x 127 cm
1)

Andrea Mantenga, National Gallery di Londra
2)
1) Il dipinto venne eseguito tra il 1460 e il 1465, nel momento in cui Giovanni Bellini si stava distaccando dallo stile tardogotico del padre per avvicinarsi alla sensibilità innovatrice di Andrea Mantegna. Infatti quest'ultimo aveva già trattato in due riprese il tema del Cristo in preghiera nell'Orto degli Olivi, in un'opera conservata anch'essa alla National Gallery di Londra e della quale probabilmente deriva un disegno di Jacopo Bellini, e nella predella della pala di San Zeno, oggi al Musèe des Beaux-Arts di Tours. La composizione di Giovanni Bellini presenta le medesime caratteristiche: il Cristo è inginocchiato di spalle, davanti a una roccia, gli Apostoli, pur in posizione diversificate, sono posizionati in primo piano. Teatro dell'evento sacro in ambedue le tavole è il paesaggio che per Mantegna è il luogo dove si verifica la scena storica, mentre per Bellini diviene autonomo. Il minimo dettaglio è tangibile in questa sua opera, nella quale l'elevazione dello spirito è accentuata dalle nubi grigie e dal tramonto rosseggiante, che preannuncia la passione di Cristo. Come nota K. Clarke:" E' dalla luce drammatica dall'alba e del tramonto che Bellini ricorre nelle sue prime opere e in quelle successive ogni volta che vuole rendere con maggiore intensità ed emozione la scena rappresentata". La composizione è organizzata secondo la netta scansione dei piani che rileva l'interesse del pittore per la ricerca di Pietro della Francesca. Ma è soprattutto l'attenzione alla natura, alla quale si aggiunge l'atmosfera mistica, a fare di questa tavola un'opera tipicamente bellina
2) E certo il problema del rapporto natura-storia è quello che unisce, tra il 1460 e 1470, il Bellini e il Mantegna...: solo che il Mantegna lo risolve riassorbendo la natura nella storia, il Bellini risolvendo la storia nella natura. La storia è tutta scritta e non può mutare: è la condizione di necessità che determina la rigorosa ricostruzione logica del classicismo mantegnesco... La divergenza della concezione mantegnesca e di quella belliniana emerge dal confronto di due opere di uguale soggetto e, anche nella composizione, molto simili: Nell'Orazione nell'orto di Londra il Mantegna mette a nudo, nella stratificazione delle rocce, la storia di una natura antica e, con l'avvento della spiritualità cristiana, scaduta, andata in rovina. La città nel fondo è Roma, cioè, per antonomasia, la storia: e storico, quindi compiuto e immutabile, è il fatto rappresentato. Poiché l'estremo colloquio di Cristo col Padre non può avere testimoni umani, per volere del cielo gli apostoli sono caduti in un sonno profondo. Solo i conigli sulla strada e gli uccelli sull'acqua alludono alla natura, al suo esistere fuori del tempo storico. Cristo ha una dimensione eroica, anche nella passione è signore della natura e della storia; e gli angeli non gli porgono il calice, ma i simboli della passione, e la loro schiera in cielo è la controparte della schiera dei soldati, ormai vicina.
Due tavole dipinte con la raffigurazione della preghiera al Getsemani di Cristo ci mostrano le differenze e le somiglianze dei due pittori. Il primo ideatore fu Mantegna che eseguì l'opera nel 1455 circa dove il Cristo in primo piano, su una rupe con gli apostoli addormentati sotto la roccia,risalta rispetto al retrostante paesaggio di una città che risulta essere un agglomerato di edifici medievali con anche inserite architetture medio orientali; in un angolo sullo sfondo l'esercito romano arriva con a capo Giuda dirigendosi verso l'orto del Getsemani; il cielo scuro è presagio della passione di Cristo come gli strumenti che gli angeli portano in mano come la croce. L'orazione del Bellini è del 1460 circa e riprese l'invenzione del Cristo inginocchiato sulla roccia voltato di spalle, disponendo diversamente gli apostoli addormentati, ma ricordando sempre quelli di Andrea, e inserendo sempre come il genero l'arrivo dell'esercito romano capeggiato da Giuda. L'aspetto che differenzia essenzialmente le due opere e novità assoluta è il paesaggio retrostante caro a Bellini, tanto che l'oscuro cielo medievale presagio di morte dell'opera di Mantegna si trasforma in un tramonto dipinto, mirando a riportare sulla tavola la luminosità e le sfumature del tramonto dipinto dal vero.
By Lety .Pr.

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