Libia

Materie:Appunti
Categoria:Geografia

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Data:03.05.2001
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Simona Curtosi classe 3^A
LIBIA
Stato dell’Africa settentrionale, comprendente, oltre alla regione del Fezzan, le ex colonie italiane di Tripolitania e Cirenaica. È delimitata a nord dal mar Mediterraneo, a nord-est dalla Tunisia, a est dall’Egitto, a sud-est dal Sudan, a sud Ciad e dalla Nigeria e infine, a ovest dall’Algeria. La Libia è uno dei paesi più estesi dall’Africa; la capitale è Tripoli.
TERRITORIO:
Il territorio libico, situato nella regione centrale dell’Africa settentrionale, presenta una linea costiera uniforme; stretta e arida la fascia costiera presenta due sole zone collinari, una a est (Gebel Nefusa), l’altra a ovest (Gebel el Achdar), in cui l’altitudine mitiga il clima tendenzialmente torrido. Immediatamente a sud si apre la vasta regione del deserto libico, nell’area occidentale, formazioni rocciose; lungo il confine con il Ciad sorge infine l’elevato massiccio del Tibesti.
CLIMA:
Il clima, generalmente torrido nelle aree desertiche soggette a marcate escursioni termiche, non subisce variazioni sostanziali nemmeno lungo la costa. Le precipitazioni sono ovunque molto scarse.
FLORA E FAUNA:
Gran parte della Libia è pressoché priva di vegetazione. Nelle oasi crescono palme da dattero, ulivi e aranci. Ginepri e Lentischi si trovano invece sulle alture. La fauna comprende alcuni roditori del deserto, oltre a iene, gazzelle e linci.
Sono inoltre comuni gli uccelli rapaci, tra cui aquile, falchi ed avvoltoi.
POPOLAZIONE:
La popolazione è distribuita in modo assai irregolare e concentrata per due terzi nelle aree costiere. L’agglomerato urbano di Tripoli, importante città portuale, rappresenta una delle zone più popolate del paese, altri centri di rilievo sono Misurata e Bengasi. La popolazione libica è composta in prevalenza da arabi, mentre i berberi rappresentano ormai un gruppo decisamente minoritario; infine gente nomade e seminomade (tuareg e toubous) sono stanziate nella regione desertica a partire dal 1995 si è verificato un rapidissimo incremento dell’immigrazione. Gli immigranti erano in gran parte provenienti dai paesi arabi o asiatici.
LINGUA E RELIGIONE:
Il 97% della popolazione è di religione musulmana sunnita, che è dottrina di Stato.
L’arabo è la lingua ufficiale e più diffusa, l’inglese e l’italiano rappresentano invece le lingue commerciali.
ISTRUZIONE:
L’istruzione primaria è gratuita e obbligatoria, e circa il 75% della popolazione adulta è alfabetizzata. Sul territorio nazionale sono inoltre presenti cinque atenei universitari.
ECONOMIA:
La Libia, per quanto povera di aree coltivabili, fu a lungo un paese ad economia agricola fino a quando, nei tardi anni Cinquanta, la scoperta di ingenti depositi di petrolio ne mutò radicalmente l’assetto economico, dando luogo ad un periodo di prosperità. Solo alla fine degli anni Ottanta, con la riduzione delle entrate garantite dal petrolio, il paese incontro una fase di recessione che provocò il rallentamento dei programmi di sviluppo.
AGRICOLTURA:
La scoperta del petrolio ha in qualche modo bloccato lo sviluppo del settore agricolo.
La maggior parte dei pascoli e delle terre coltivabili si trovano nelle regioni di Tripoli e Bengasi. Le principali colture sono costituite da frumento, orzo, olive, datteri, agrumi, pomodori e tabacco. Una voce significativa è rappresentata anche dal tradizionale settore della pastorizia che si basa essenzialmente sull’allevamento di ovini, caprini e animali da cortile.
Le coste piuttosto pescose offrono modeste quantità di tonni e sardine, mentre sui litorali della Cirenaica è diffusa la pesca delle spugne.
INDUSTRIE:
I comparti industriali più significativi sono quello petrolifero e petrolchimico, destinati a produrre lavorati e semilavorati del petrolio. Esiste inoltre una piccola industria manifatturiera impegnata nel settore tessile e alimentare; tuttavia il fallimento del programma di diversificazione economica e la seguente dipendenza dall’economia petrolifera ledono fortemente l’autonomia del paese, il quale deve ricorrere ampiamente alle importazioni di generi di largo consumo.
Oltre alle grandi quantità di petrolio che costituisce senza dubbio la principale fonte di reddito nazionale, la Libia possiede riserve di gas naturale, sale, potassio e carbonato di sodio. Il fabbisogno energetico viene soddisfatto da impianti termici, concentrati soprattutto nella regione della Tripolitania.
FLUSSI MONETARI E COMMERCIO:
L’unità monetaria è il dinaro libico. Il petrolio rappresenta l’unica voce di esportazione veramente significativa.
Altri voci sono costituite da gas naturale, prodotti chimici, pellami e oli vegetali. Per quanto riguardo le importazioni, la Libia acquista prodotti manifatturieri e alimentari.

ORDINAMENTO DELLO STATO:
In base alla costituzione del 1977, la Libia è una democrazia popolare diretta, denominata Jamahiriya o governo delle masse. Il popolo sceglie i suoi rappresentanti al Congresso generale del popolo e il Segretario generale; quest’ultimo è composto da sei membri, tra i quali il segretario generale che svolge le funzioni di capo dello stato. La massima autorità libica è tuttavia il colonnello Muammar Gheddafi, leader militare e carismatico della rivoluzione che, pur non possedendo alcuna carica, detiene effettivamente il potere politico militare.
Lo stato è suddiviso in varie unità amministrative. Per quanto riguarda il potere giudiziario, il sistema prevede una Corte suprema, unita a Corti di prima istanza e Corti d’appello.
LA COLONIZZAZIONE ITALIANA:
All’inizio del XX secolo l’Italia, in base ad un progetto di espansione coloniale, intraprese una guerra con l’impero turco per la conquista della regione. Nel 1912 la Turchia, sconfitta ,fu costretta a riconoscere la sovranità dell’Italia e a ritirare le sue truppe. L’insediamento Italiano, tuttavia, si scontrò con una forte resistenza locale culminata, nel 1923, nella rivolta dei senussi, una confraternita religiosa mussulmana impegnata nell’opera di proselitismo verso i beduini delle aree desertiche della Cinearica. La colonizzazione italiana dovette all’inizio fermarsi alle sole coste, e solo nel 1931, dopo anni di un lento e cruento conflitto, le truppe coloniali ebbero ragione della resistenza libica catturando e giustiziandone il capo, Omar al-Mukhtar. Da allora furono migliaia gli italiani che si insediarono in Libia.
Durante la seconda guerra mondiale la Libia fu teatro di violenti scontri tra le forze dell’Asse e gli Alleati. Questi ultimi, nel 1943, liberarono la regione attribuendone il controllo alla Francia e alla Gran Bretagna, fino a quando, nel 1949, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione che garantiva l’indipendenza alla Libia a partire dal 1951.
IL ROVESCIAMENTO DELLA MONARCHIA
Il 10 settembre del 1969 un gruppo di ufficiali, attraverso un colpo di stato incruento, si insediò al potere proclamando la Repubblica Libica araba. Il nuovo governo rivoluzionario, presieduto dal colonnello Muammar Gheddafi, siglo un patto di cooperazione politica e militare con l’Egitto e il Sudan e, sul piano della politica interna, procedette a un programma di progressiva nazionalizzazione delle risorse. Tuttavia nel 1973, in concomitanza con la guerra del Kippur, che aveva coinvolto i suoi alleati contro israele, il governo libico nazionalizzò tutti i pozzi petroliferi e impose prezzi più elevati ai paesi consumatori di petrolio.
L ’ISOLAMENTO INTERNAZIONALE
Nel corso della guerra del Golfo del 1991, la Libia tenne un attegiamento prudente opponendosi sia all ’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, sia all’uso della forza contro il regime di Saddam Hussein . Cio non valse, tutta via, a migliorare i rapporti con gli U.S.A che nel 1992accurarono il regime di Gheddaffi di produrre armi chimiche; nell’aprile dello stesso anno, Il rifiuto di concedere l’estradizione di due cittadini libici, indiziati dell’attentato aereo al volo 103 della Pan-Am sopra Lockerbi, portò le Nazioni Unite ad applicare un embargo economico contro il paese da allora rinnovato ogni anno.
Nel giugno del 1995 nella regione di Bengasi scoppiò una rivolta di fondamentalisti islamici, sedata dopo aspri scontri che provocarono un centinaio di morti. In seguito, l’attività dei fondamentalisti islamici è cresciuta, di pari passo con la criminalità e con la disoccupazione, e la situazione del paese , sottoposto al settimo anno consecutivo di embargo internazionale, si è deteriorata , ma non al punto da minacciare la stabilità del regime di Gheddaffi, che si appresta a passare le consegne al figlio Saadi.

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