1° settembre 1939, inizia la Seconda guerra mondiale...

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Testo

La Seconda guerra mondiale

Il 1° settembre 1939 inizia la Seconda guerra mondiale.
La Germania invade la Polonia ed in solo tre settimane la sconfigge. È una passeggiata per il moderno esercito tedesco, corazzato e motorizzato, contro le truppe polacche lente, antiquariate, ancora legate all’intervento della cavalleria.
Grazie alla facile vittoria le truppe tedesche si spostano sul fronte occidentale. Qui, al riparo dalla fortificata e insuperabile linea Maginot, i Francesi attendono l’attacco del führer. Questi, però, temporeggia e confida in offerte di pace.
Poi, nella primavera del 1940, Hitler attacca la Danimarca e la Norvegia. Calpestando la neutralità dell’Olanda, del Belgio e del Lussemburgo, aggira la Maginot, penetra in Francia e, vincendo la battaglia della Somme, il 14 giugno entra da conquistatore in Parigi.
Il 22 giugno 1940 la firma di un armistizio disegna la nuova geografia della Francia. La parte settentrionale atlantica è sotto il diretto dominio tedesco; la restante parte e le colonie dipendono dal governo collaborazionista di Vichy (nome della città capitale), presieduto dal maresciallo Pétain.
La strategia vincente dei generali tedeschi è la guerra-lampo, condotta congiuntamente dalle forze corazzate e da quelle aeree.
La sconfitta della Francia lascia solo l’Inghilterra a combattere il Nazismo.
Nell’estate del 1940, quando Hitler vara la cosiddetta “operazione leone marino” (che prevede l’occupazione del suolo britannico), l’Inghilterra è pronta a sostenere l’assalto tedesco. Dal luglio all’ottobre del ’40 l’aviazione tedesca (Liftwaffe), composta dai caccia Messerschmitt, si fronteggia con quella inglese (RAF, Royal Air Force), con i suoi Hurricane e Spitfire.
La battaglia aerea e i bombardamenti si susseguono giorno e notte. I danni alle città ed alle industrie sono ingenti. Ma la vittoria non arride alla Germania. Infatti l’impediscono la RAF, le industrie inglesi che producono velivoli in continuazione, l’uso dei radar che permettono di avvistare gli attacchi dei nemici in anticipo.
Dopo un anno di guerra, la Germania nazista subisce la prima sconfitta.
Intanto, il 19 settembre del 1939, l’Italia proclama la “non belligeranza”, cioè il non intervento in guerra. I motivi che costringono Mussolini di non intervenire sono tre: l’impreparazione dell’esercito italiano, l’insufficienza delle risorse industriali, il mancato rispetto di un accordo segreto.
Nella primavera del ‘40, però, il duce, vedendo la grande avanzata della Germania, decide di accelerare i tempi per non arrivare troppo tardi tra le nazioni vincitrici.
Così, il 10 giugno del 1940, dal balcone di Palazzo Venezia il Duce annuncia in modo solenne la dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.
Le truppe italiane si addensano così nella zona della alpi francesi. Sono fornite di fucili mod.1891 vecchi di 50 anni, con pezzi di artiglieria risalenti alla 1ª guerra mondiale; gli autocarri sono insufficienti per un rapido spostamento delle truppe; i 400 carri armati sono chiamati «scatole di sardine» poiché pesano 3 tonnellate ciascuno, contro le 20 tonnellate di quelli inglesi. È preoccupante anche la situazione dell’aviazione che dispone di 1400 aerei, molto lenti antiquati e male armati. L’unico punto di forza delle armate italiane è costituita dalla marina, che dispone di buoni incrociatori e corazzate, ma è priva di portaerei.
“La guerra parallela” con la Germania è persa in partenza. Infatti, mentre le truppe tedesche stritolano i francesi, quelle italiane non riescono a portare avanti l’offensiva. A guerra vinta dalla Germania gli Italiani riscuotono solo una piccola striscia di territorio francese.
Ancora peggio vanno le cose quando, nell’ottobre del 1940, Mussolini decide di conquistare la Grecia in modo da controbilanciare l’espansione nazista nei Balcani. Nel giro di un mese le truppe italiane vengono sconfitte in Albania a causa dell’impreparazione dell’esercito, del gelo e dell’intervento inglese. Gli unici successi dell'Italia sono conseguiti in Africa, dove nell’estate del ’40 le truppe italiane occupano la Somalia britannica, il Sudan e l’Egitto grazie anche all’intervento delle truppe naziste. Da tutto ciò si può dedurre che : l’Italia non è in grado di affrontare e condurre una guerra moderna.
Dopo aver stretto un’alleanza militare con la Bulgaria, nell’aprile del 1941 la Germania conquista anche la Jugoslavia e la Grecia. Nello stesso anno le armate tedesche intervengono anche in Nord Africa inviando in aiuto degli italiani l’Africa Korps, un esercito corazzato al comando di Erwin Rommel, definito “la volpe del deserto”.
Il 22 giugno del 1941 Hitler dà il via alla cosiddetta “operazione Barbarossa” con l’intento di invadere la Russia. L’attacco si avvale di 3 milioni di soldati tedeschi (tra cui 200 mila italiani), 10 mila carri armati, 3 mila aerei.
La guerra-lampo coglie di sorpresa Stalin e l’esercito russo. Così nel giro di tre mesi i Tedeschi avanzano fino ad accerchiare Leningrado a nord, e giungono nei pressi di Mosca. In poco tempo l’URSS perde l’Ucraina e la Crimea.
I Russi si difendono strenuamente e trovano un valido aiuto nel “generale inverno”: neve e ghiaccio paralizzano le armate tedesche. In questo modo l’esercito russo si organizza e respinge il pericolo di invasione.
Intanto, nei paesi occupati dai Tedeschi, si costituiscono dei movimenti antinazisti ai quali è stato dato il nome di movimenti di resistenza. Di questi movimenti fanno parte i partigiani, formati da operai e contadini, intellettuali e studenti, uomini e donne che combattono quotidianamente, favoriscono la fuga verso i paesi liberi, vivono nei boschi e sulle montagne e incalzano il nemico invasore. Reti organizzative di Resistenza combattono in Jugoslavia, Francia, Grecia, Polonia e Russia. Londra diventa il punto di riferimento della Resistenza europea perché è dalla capitale britannica che il generale Charles De Gaulle lancia l’appello ai partigiani affinché lottino contro i Tedeschi sino alla vittoria. È Radio Londra che diffonde notiziari e messaggi ai partigiani per sostenerli nella lotta di liberazione contro i Tedeschi.
Il 1941 è l’anno in cui entrano in guerra il Giappone e gli USA. Il Giappone diventa ormai una delle massime potenze industriali nel mondo e inizia un’espansione imperialistica nell’Estremo Oriente ostacolata, però, dagli Stati Uniti con ogni mezzo. Quando i Giapponesi iniziano a penetrare nei territori dell’Indocina, il presidente americano Roosevelt ordina di chiudere il canale di Panama alle navi nipponiche e decide di bloccare le forniture di materiale strategico al Giappone. Infine, ordina il trasferimento della flotta nelle isole Hawaii, che diventa un grande ostacolo per i giapponesi.
Per rimediare le armate nipponiche decidono di attuare un attacco a sorpresa: così il 7 dicembre 1941 bobbardieri e siluranti giapponesi attaccano la flotta americana di Pearl Harbor.
Vengono distrutte 8 corazzate, 3 incrociatori, 3 cacciatorpedinieri, 250 aerei, ma soprattutto muoiono 3.500 soldati Americani. Questo attacco spinge gli USA a dichiarare guerra al Giappone.
La situazione della Germania continua a peggiorare e comincia a farsi insostenibile. La mancata sconfitta dell’Inghilterra e dalla Russia produce difficoltà nel controllare un immenso territorio. Accanto alla Germania e al Giappone, si aggiunge un’Italia dallo scarso peso militare e senza alcuna garanzia e credibilità.
Ora la bilancia è nettamente a favore degli alleati. Infatti, gli Americani, al comando del generale Mac Arthur, riconquistano i territori occupati dai Giapponesi, intanto le truppe inglesi del generale Montgomery travolgono i reparti italotedeschi in Africa settentrionale. Gli eserciti nazifascisti sono costretti a lasciare l’Africa. Contemporaneamente, in Russia, a Stalingrado l’armata tedesca è sconfitta e costretta ad arretrare. La Germania non è imbattibile. Ciò rianima i paesi neutrali e i movimenti di resistenza.
L’entusiasmo e l’eccitazione calano col passare dei “giorni di guerra”. La popolazione italiana vive male. Mancano i generi di prima necessità e molti prodotti sono razionati. La razione è possibile ritirarla solo esibendo una tessera annonaria che segna la merce spesa. Ritorna il baratto. Infatti, molti contadini preferiscono scambiare la propria merce con indumenti scarpe, oggetti d’oro. Fiorisce il mercato nero (la vendita clandestina). Ad esempio, i fagioli costano L.20 il chilo (prezzo ufficiale L.5,24). Le autorità fasciste lanciano l’idea degli orti di guerra, cioè l’utilizzazione di ogni spazio per seminar grano e o piantane patate. Tra la popolazione si radica l’arte dell’arrangiarsi: al posto del caffè si usa l’astragalo, ecc. Spesso quest’arte è interrotta dal lacerante suono della sirena che annuncia l’imminente bombardamento. L’apparato bellico militare è misero; oltre 22.000 morti incriminano il Fascismo.
Quando poi gli alleati angolo- americani sbarcano in Sicilia (9-10 luglio 1943) anche tra i militari serpeggia la sensazione di una sconfitta ormai inevitabile.
La notte del 25 luglio del 1943 il Gran Consiglio del Fascismo, vota la sfiducia a Mussolini. La notizia della caduta del Fascismo è una grande esplorazione di gioia. L’Italia è tutta un tripudio antifascista.
La decisione del Gran Consiglio offre al re Vittorio Emanuele III la possibilità di esonerare Benito Mussolini.
Il re convoca il duce e lo fa arrestare : così si conclude il ventennio fascista.
Prende il suo posto il maresciallo Pietro Badoglio. Questi scioglie immediatamente il Partito Nazionale Fascista, libera i detenuti politici ed abroga tutte le leggi razziali. Alla notizia della caduta del Fascismo in molte città la popolazione scende in piazza per acclamare la ritrovata libertà. L’entusiasmo è alle stelle.
La folla è così eccitata a tal punto che sembra non aver sentito l’ultima parte del messaggio di Badoglio: “la guerra continua a fianco dei Tedeschi”.
Ma il generale, che pure ha sciolto il Partito fascista, nei 45 giorni del suo governo non esita a usare l’esercito contro le sommosse popolari. Ancor più grave è l’atteggiamento del governo in politica estera; mentre i Tedeschi, non più sicuri del loro alleato, inviano un gran numero di divisioni in Italia, Badoglio conduce per più di un mese un assurdo «doppio gioco» con i Tedeschi e con gli Alleati per ottenere una pace separata.
Le trattative segrete con gli Alleati portano alla firma dell’armistizio: è l’8 settembre 1943. L’esercito alleato sbarca a Salerno; quello italiano è sbandato e confuso, senza guida e senza istruzioni. Ora l’Italia è spaccata in due : al Sud gli Alleati, al Centro-Nord i Tedeschi. Dopo lo sbarco alleato Badoglio, il re ed altri generali, sotto la protezione degli eserciti liberatori, scappano a Brindisi. Oltre 600.000 soldati italiani sono fatti prigionieri dai Tedeschi ed avviati ai campi di concentramento in Germania.
I Tedeschi, adesso, sono un esercito furibondo poiché si sentono traditi, e quindi razziano, radono al suolo interi paesi, rubano o distruggono opere d’arte, deportano e violentano.
In questo momento di grande confusione un commando di paracadutisti tedeschi libera Mussolini dalla sua prigione sul Gran Sasso e lo trasporta in Germania. Mussolini dichiara di voler continuare la guerra al fianco del vecchio alleato nazista e, poi, proclama la Repubblica Sociale Italiana ( RSI ), chiamata anche Repubblica di Salò (una città sul Lago di Garda). Gli abitanti della RSI vengono chiamati “repubblichini”.
L’Italia è allo sbando.
Dopo il 1943, nelle montagne, nelle città, nelle campagne del Centro-Nord d’Italia operano delle formazioni di partigiani, cioè patrioti che conducono la guerra contro i Tedeschi e i fascisti. L’esercito di liberazione della Resistenza italiana è formato da circa 200 mila uomini di diversa provenienza sociale e politica. I partigiani sono costituiti da operai e studenti, contadini ed intellettuali, impiegati e professionisti.
Un ruolo fondamentale è svolto dalle formazioni partigiane della sinistra, quali le brigate «Garibaldi» comuniste e «Matteotti» socialiste.
Tutti i partiti che operano nella Resistenza formano degli organismi militari chiamati Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) che fanno capo a un CLN con sede centrale a Roma ed ad un CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) con sede a Milano.
I partigiani ostacolano i colpi di mano dei Tedeschi utilizzando armi catturate al nemico oppure inviate con lanci di paracadute dagli Alleati. La Resistenza è l'unica guerra veramente sentita dagli Italiani.
Contro i partigiani, i Tedeschi e i fascisti della RSI condussero una spietata repressione condotta con truculenza e lucida violenza, come avvenne a Boves, a Marzabotto e alle Fosse ardeatine.
Intanto sul piano politico, il 13 ottobre 1943, l’Italia dichiara guerra alla Germania ed è riconosciuta come paese cobelligerante al fianco degli Alleati, che stanno risalendo la penisola e liberando il territorio italiano. Il 4 giugno 1944 è liberata Roma dopo aver sfondato la linea Gustav (che corre dalle coste del Molise a quelle del Lazio meridionale) e bombardato Cassino (il suo punto di forza) e il suo famoso monastero.
Per circa un anno gli Alleati si fronteggiano con i Tedeschi attestati sulla linea gotica (posta tra Rimini a La Spezia).
Solo nella primavera del 1945 gli Alleati riescono a sfondare lo sbarramento tedesco e a dilagare nella Pianura Padana. Il 25 aprile 1945 l’Italia è libera.
Tre giorni dopo Mussolini viene catturato e fucilato dai partigiani a Giulino di Mezzagra, sulle rive del lago di Como, mentre tentava di fuggire in Svizzera.
Lo sbarco degli Alleati in Sicilia è solo l’inizio della penetrazione nella «fortezza Europa», che si conclude nella primavera del 1945 con l’occupazione di Berlino e la caduta del Reich.
Il 6 giugno 1944 delle divisioni di soldati americani, inglesi e francesi, trasportati da 4.300 navi, protetti da 500 navi da guerra e 13 mila aerei, sbarcano in Normandia. Così inizia l’operazione Overlord. In pochi mesi gli anglo-americani occupano la Francia settentrionale. La parte meridionale è liberata dai movimenti di Resistenza francesi. Il 25 agosto 1944 le truppe francesi, al comando del generale De Gaulle, entrano in Parigi liberata.
Nel frattempo sul fronte orientale i Sovietici continuano ad attaccare i Tedeschi.
L’Armata Rossa avanza nella Russia centrale, in Ucraina e in Crimea giungendo alle porte della Romania e della Polonia e provocando la caduta dei regimi filonazisti rumeni e bulgari e l’instaurazione dei governi alleati della Russia. Invece la Jugoslavia è liberata dai partigiani, guidati dal maresciallo Josip Broz, detto Tito.
Mentre i Sovietici avanzano verso la Germania, nell’inverno del 1944 gli anglo-americani vengono bloccati da un’inattesa controffensiva tedesca sulle Ardenne, nella quale Hitler adopera tutto il suo potenziale bellico. Dopo aver quest’ultimo tentativi tedesco, nella primavera del ‘45 gli Alleati superano il Reno e avanzano in Germania, sconfiggendo le ultime sacche di resistenza tedesca.
Il 25 aprile 1945 gli anglo-americani e i sovietici si incontrano sul fiume Elba. Dopo pochi giorni il 30 aprile, Hitler si suicida nel suo bunker. Il 7 maggio del ’45 la Germania si arrende senza condizioni agli Alleati. Il III Reich è cancellato.
La guerra è finita.
Delle potenze del Tripartito resta solo il Giappone, che resiste tra le isole del pacifico e sembra intenzionato a non arrendersi e ad arginare l’attacco alleato.
Il nuovo presidente americano Harry Truman, d’accordo col ministro inglese Churchill, decide di accelerare i tempi utilizzando la un potente mezzo di distruzione.
Il 6 agosto 1945 un aereo americano B29 slancia una bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. La bomba sviluppa un calore di 300 mila gradi, distrugge edifici, provoca 240 mila morti e 100 mila feriti. Tre giorni dopo, il 9 agosto, altri 40 mila giapponesi muoiono per una bomba atomica lasciata cadere su Nagasaki. Di fronte alla tragedia provocata dagli ordigni nucleari, al Giappone non resta che arrendersi. La resa è firmata il 2 settembre 1945.
Gli U. S. A. “giustificano” l’uso della bomba atomica con la necessità di porre fine al conflitto che, avrebbe provocato migliaia di morti. Probabilmente l’atto americano, però, intende anticipare la Russia che è sul punto di dichiarare guerra al Giappone e che avrebbe potuto estendere, così, la sua influenza sul Pacifico. Hiroshima e Nagasaki segnano dunque l’inizio non solo dell’era atomica, ma anche l’inizio della rivalità tra le due superpotenze.
La guerra è finita, finalmente!
Nel 1945, i rappresentanti dell’URSS, degli USA e dell’Inghilterra, si incontrano a Yalta (Crimea) per decidere le sorti della Germania, le sfere d’influenza sull’Europa ed il futuro assetto del mondo.
La Germania è divisa in quattro zone d’occupazione, controllate dai Russi, dagli Inglesi, dagli Americani e dai Francesi; inoltre si decise che avrebbe dovuto pagare ingenti riparazioni di guerra e sarebbe dovuta diventare uno Stato smilitarizzato dall’economia debole. Infine fu deciso di sottoporre i principali criminali nazisti ad un processo internazionale. Il tribunale si riunì a Norimberga, il 18 ottobre 1945 e dopo un anno emise diverse condanne, tra cui dodici a morte, per i principali imputati nazisti.
L’Italia perde tutte le sue colonie (Eritrea, Libia, Somalia, Etiopia), che diventano Stati indipendenti. Poi, in virtù del riconoscimento di nazione cobelligerante con gli Alleati dal 1943, è costretta a cedere solo alcune zone alpine alla Francia e l’Istria alla Jugoslavia.

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  1. Salamalek

    un riassunto sulla seconda guerra mondiale


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