L'Africa nera

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Testo

AFRICA NERA
IL SAHEL E IL GOLFO DI GUINEA
I paesi di questa grande regione occupano la vasta porzione del continente africano compresa tra il deserto del Sahara e il golfo di Guinea. Si possono distinguere due aree con caratteri fisici diversi: il Sahel e l'area del golfo di Guinea. Il nome Sahel deriva dall'arabo sahil che vuol dire riva: l'area si affaccia infatti come una riva del deserto del Sahara. È un'ampia fascia semi desertica formata da un vasto tavolato disseminato di modesti rilievi. Affacciata sull'oceano Atlantico anche l'area del golfo di Guinea è perlopiù pianeggiante bordata all'interno da una serie di altipiani su cui si innalzano rari massicci isolati. Le pianure costiere hanno origine alluvionale: sono state già create dall'azione di alcuni grandi fiumi(Senegal, Volta, Niger).
Climi
Il Sahel ha un clima molto arido; le precipitazioni, benché superiori a quelle del deserto, sono scarse e saltuarie. La regione del golfo di Guinea è caratterizzata invece da una piovosità abbondante e da temperature elevate, fattori che favoriscono la crescita di una fitta e rigogliosa foresta equatoriale.
Ambienti climatici
Il principale problema ambientale della regione del Sahel è rappresentato dall'avanzata del deserto, di cui è in parte responsabile anche l'uomo. L'attività prevalente nell'area è infatti la pastorizia nomade, che provoca la progressiva distruzione della vegetazione e l'impoverimento del suolo. Nella regione del golfo di Guinea il problema è invece costituito dall'eccessivo disboscamento: le popolazioni locali tagliano infatti tratti di foresta per ricavare spazi utili per le coltivazione; ancora più vasti sono poi i tagli praticati dai commercianti di legname pregiato. I gravi danni ha subito l'ambiente della Savana nel periodo coloniale per la creazione di grandi piantagioni e la pratica indiscriminata della caccia. Molte specie animali ed estinzione sono protette in alcuni grandi parchi.
Idrografia
Il Sahel è molto povero di corsi d'acqua, specie nella parte settentrionale; si possono ricordare un tratto del corso del Nigel e il lago Ciad. Più ricca di acqua è la regione del golfo di Guinea. Dagli altipiani su cui si estende la Savana, numerosi fiumi scendono al mare formando rapide e cascate. Da ovest verso est i principali corsi d'acqua sono: il Senegal, che segna per lungo tratto il confine tra la Mauritania e il Senegal; il Volta, che forma in Ghana un grande bacino artificiale; il Niger, terzo fiume africano(4160 Km), che nasce in Guinea, attraversa il Mali e il Niger e sfocia in Nigeria con un grande delta.
Orografia
COSTE ED ISOLE
Le coste sono generalmente basse e diritte, spesso acquitrinose, ricchi di cordoni litorali e lagune. Fanno parte dell'area anche l'arcipelago di Capo Verde( formato da dieci isole e cinque isolotti di origine vulcanica, di fronte alla costa del Senegal) e le isole vulcaniche di Sao Tomé e Principe, nel golfo di Guinea.
Il Sahel una delle regioni più povere del mondo
Il Sahel è una vasta fascia di territorio uniforme e, caratterizzato a nord dal deserto e a sud dalla savana. L'area, complessivamente poco popolata è soggetta alla minaccia continua del desertificazione, comprende cinque stati(Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Repubblica Centrafricana). Per la sua posizione nei secoli passati entrò in contatto con la civiltà arabo-islamica dell'Africa settentrionale, subendo negli influssi. Divenne così un'area di passaggio tra le regioni del Maghreb e quelle affacciate sul golfo di Guinea e si formarono alcune importanti centri di traffico(come Toumbouc d'tou e Nouakchott) alla base delle carovaniere che attraversavano il Sahara: da nord provenivano rame, sale e caffè, da sud e oro, avorio e schiavi.
I popoli del Sahel
L'area è abitata a nord da popolazioni arabe o arabo-berbere(come i mauri e i tuaregh) di religione musulmana, che hanno sempre convissuto con il deserto e sono quindi generalmente nomadi. Nella fascia meridionale, dove le condizioni di vita sono meno difficili, vivono popolazioni nere sudanesi, di religione cristiana o animista, concentrate in villaggi situati soprattutto lungo i fiumi. La lingua ufficiale è il francese che si affianca ai numerosi dialetti locali.
Le calamità naturali impediscono lo sviluppo
Il Sahel è una delle zone più povere dell'Africa, periodicamente colpita da siccità e carestie. L'economia è molto arretrata: le uniche attività possibili sono la pastorizia nomade e, quando il livello delle piogge lo consente, un'agricoltura di sussistenza, per lo più itinerante. Così è in aumento l'emigrazione verso i paesi vicini più ricchi( soprattutto la Costa d'Avorio). Le ripercussioni ambientali causati dalla siccità sono state aggravate dagli effetti di un pascolo intenso e dall'estensione della monocultura( piantagioni di arachidi, tabacco, piretro). Negli ultimi decenni, la crescita della popolazione ha spinto sfruttare in maniera continuativa terreni già poco fertile, rendendole così poco tempo del tutto sterili; questo fenomeno, unito alla progressiva distruzione dei pascoli per l'incremento del bestiame, facilita l'estensione del deserto, che in certe aree arriva ad avanzare fino a 50 chilometri all'anno.
Instabilità politica
L'arretratezza economica coincide con l'instabilità politica, segnata da ripetuti colpi di stato. Tutti i paesi dell'area, colonia francese fino al 1960, hanno ottenuto l'indipendenza senza vere e proprie lotte di liberazione. Solo negli anni 90 i paesi del Sahel hanno intrapreso i primi passi verso la costituzione di sistemi politici democratici. Ma il processo è lento ed ostacolato dalla resistenza delle oligarchie che hanno gestito il potere in passato e dalle divisioni tra le etnie arabo-berbere( musulmane) e quelle dei neri (cristiani o animisti).
Il golfo di Guinea: l'area delle monocolture
Compreso tra il Sahel ed il golfo di Guinea, il territorio è occupato a nord dalla savana e a sud, a mano a mano che ci si avvicina all'equatore, dalla foresta equatoriale. Nonostante le diversità etnico-culturali, gli stati dell'area hanno numerosi elementi di somiglianza, risultato di vicende storiche comuni.
I popoli dell'area
Gran parte della popolazione vive nella savana, dedicandosi alla pastorizia e all'agricoltura irrigua. Sempre meno numerose sono le tribù stanziate nella foresta che vivono di caccia e di raccolta. La popolazione formata in prevalenza da neri sudanesi, ma vi sono numerosi altri gruppi etnici neri(bantu, pigmei, haussa, yoruba, ibo). Nella fascia settentrionale sono presenti popolazioni arabo-berbere di religione islamica: la difficile convivenza tra i diversi gruppi etnici è sfociata spesso i conflitti armati.
Una rapida urbanizazione
Gran parte della popolazione vive nei villaggi, ma è in atto un rapido e convulso processo di urbanizzazione, sia sulle coste dell'atlantico sia nei centri posti sui grandi fiumi. In ogni stato e si è sviluppata una capitale amministrativa ed economica, che spesso è anche il principale scalo portuale. Essa tende solitamente ad ampliarsi senza un preciso piano urbanistico: così, accanto al centro dal volto moderno ed europeo, si ammassano le bidonville formate da capanne di fango.
Un'economia rivolta principalmente all'esportazione
Le condizioni di vita di gran parte della popolazione sono in genere molto precarie, con alti tassi di analfabetismo, notevole diffusione delle malattie locali e dell'AIDS, e un reddito pro capite modesto( anche se più alto rispetto quelle dei paesi del Sahel). Grazie alle favorevoli condizioni climatiche, i paesi del golfo di Guinea possono contare su una fiorente agricoltura di piantagione, i cui prodotti( cacao, caffè, te', olio di palma, arachidi) sono destinati all'esportazione. Questo tipo di economia, però, trascurando la coltivazione di prodotti destinati al consumo interno( cereali, riso) rischia di compromettere la capacità dei paesi di essere autosufficienti dal punto di vista alimentare. La regione è ricca di risorse minerarie, sfruttate generalmente da compagnie multinazionali. L'abbondanza di manodopera a basso costo ha attirato in oltre un certo numero di società occidentali, che hanno impiantato alcune attività industriali di livello tecnologico modesto( tessile, alimentare) o stabilimenti molti inquinanti( nel campo della petrolchimica e della siderurgia).
Tensioni politiche gravi
Tutti i paesi dell'area, tranne la Liberia, hanno un passato coloniale. Le grandi potenze europee( Inghilterra, Francia, Germania) si suddivise fatti questi territori in fette più o meno ampia senza tener conto delle differenze storiche e culturali esistenti tra i popoli e le etnie locali. Così, dopo la decolonizzazione, i conflitti sono esplosi con violenza e si sono fermati quasi ovunque regimi forti e dittatoriali. Dopo decenni di instabilità politica, è iniziato da poco, per alcuni stati, un lento processo di transizione verso la democrazia.
NIGERIA
La Nigeria è il più popoloso paese africano, di gran lunga il più importante tra quelli che si affacciano sul golfo di Guinea e uno dei più avanzati dell'Africa nera. Sede del regno Yoruba nel sud a e degli emirati Haussa nel nord( XI secolo), la Nigeria fu via via sottoposta all'autorità degli inglesi( metà dell' 800), che nel 1914 è ne fecero una colonia. Resasi indipendente nel 1960, il paese è diventato una repubblica federale formata da 30 stati. I conflitti interentici, da sempre attenti, sono esplosa negli anni 60 con due colpi di stato militari e con la secessione del gruppo ibo, che nel 1967 proclamò l'indipendenza della repubblica del Biafra, nel sud del paese. Ne seguì una sanguinosa guerra civile, conclusasi nel 1970 con la resa del Biafra e con oltre 2 milioni di morti. Altri colpi di stato militari si sono verificati nel 1983 e 1993, ponendo fine con la violenza a tentativi di dare vita a forme di governo democratico.
Territorio e popolazione
La Nigeria occupa un territorio costituito, a sud, da una fascia pianeggiante solcata dal basso corso del fiume Niger(che sfocia in un ampio delta nel golfo di Guinea) e a nord da un vasto tavolato roccioso non molto elevato. Caratterizzato da una notevole frammentazione etnica, la popolazione è formata da neri in maggioranza sudanesi, suddivisi in numerosi gruppi tra cui gli haussa e gli yoruba, in maggioranza musulmani; ai sudanesi si contrappongono i gruppi bantu, e in particolare gli ibo, prevalentemente cristiani e molto occidentalizzati. Accanto all'inglese, lingua ufficiale, sono parlati numerosi dialetti(oltre 300).
Le città principali
La ex capitale, Lagos, è il maggior porto del paese ed è al centro di un'importante conurbazioni ricca di industrie. Dagli anni 70, in seguito alla fortissima crescita demografica, la città si è estesa in modo alquanto disordinato. Del 1992 è divenuta capitale Abuja(378.670 abitanti), costruita a partire dal 1936 in una zona centrale del paese. Ibadan, capitale yoruba, è la città più moderna e culturalmente più avanzata, sede della più importante università del paese.
L'economia
Grazie alle notevoli risorse agricole e minerarie e alla disponibilità di abbondante forza lavoro, la Nigeria possiede una delle strutture produttive più diversificate dell'intero continente. La scoperta e lo sfruttamento del petrolio, negli anni 70, hanno permesso al paese di intraprendere la strada dello sviluppo, ma negli anni successivi molti ostacoli a hanno bloccato la crescita: il calo del prezzo del greggio, una grave siccità, la crisi finanziaria che ha accompagnato la crisi politica. L'agricoltura, nella quale è occupata circa la metà della popolazione attiva, è caratterizzata dal relativo equilibrio, raro in Africa, tra colture di piantagione per l'esportazione( palma da olio, cacao, cotone, arachidi) e colture per il consumo interno( cereali, riso). Il paese è ricco di minerali( la rara columbite, stagno, piombo, zinco), di gas naturale e soprattutto di petrolio, che rappresenta la prima voce delle esportazioni( oltre il 90% del totale ). L'industria, abbastanza sviluppata sia nei settori tessile e alimentare sia nelle produzioni di base (acciaierie, raffinerie del gas), è tra le più diversificate del continente. I principali partner commerciali delle Nigeria sono gli USA e i paesi dell'UE.
COSTA D'AVORIO
Ex colonia francese indipendente dal 1960, la Costa d'Avorio è uno dei paesi meno poveri e più solidi dell'Africa occidentale. La sua stabilità politica, garantita dopo l'indipendenza da un regime autoritario ha consentito uno sviluppo economico di tipo liberista, con l'apertura a investimenti stranieri e stretti legami con la Francia.
Territorio e popolazione
Il territorio è prevalentemente pianeggiante, con lievi alture collinari nel nord del paese. Quadruplicata dal 1960, la popolazione è formata da neri sudanesi, divisi in numerosi gruppi. La lingua ufficiale è il francese, ma sono diffusi molti dialetti locali. La maggioranza degli abitanti pratica culti animisti; sono presenti minoranze musulmane e cristiane. Nonostante le difficili condizioni di vita in cui versa gran parte della popolazione, sono stati superati i maggiori problemi alimentari e sanitari che ancora interessano numerosi paesi africani.
Le città principali
Esercita ancora funzioni di capitale la città di Abidjan(2.168.000 abitanti), principale porto del paese e uno dei più attivi dell'Africa occidentale. Dal 1983 è in costruzione la nuova capitale, Yamoussoukro, dove negli anni 70 è stata edificata la basilica di Notre-Dame de la Pair, una copia della basilica di Sant'Pietro a Roma.
L'economia
Il paese basa la propria economia essenzialmente sull'agricoltura di piantagione ( cacao e caffè ), ma esporta anche cotone, legname pregiato e frutti tropicali. La pesca è redditizia e ben organizzata. Il settore industriale è dominato da società straniere, attratte dalla stabilità politica ed alla manodopera a basso costo: accanto alle industrie siderurgiche e chimiche si sono sviluppate quelle tessili e alimentari.
SENEGAL
Investito già nel secolo XI dall'espansione musulmana, poi mette delle incursioni coloniali di portoghesi, francesi, inglesi e olandesi, il Senegal divenne colonia francese nella seconda metà dell'800. Nel 1960 è stata proclamata la repubblica indipendente e il paese sia trasformato in democrazia molti partitica. Dal 1982 al 1989 il Senegal è stato federato al Gambia(Senegambia). Nel 1993, dopo un incendio di scontri armati con i guerrieri secessionisti del Casamance( una regione vicina ai confini con il Gambia) le parti hanno sottoscritto un accordo di cessate il fuoco.
Il territorio e la popolazione
Il paese occupa, a nord, un'aria di steppe e savane di tipo saheliano, è assurdo un ampio tratto di foresta. Il fiume Senegal segna il confine con la Mauritania. Il paese è abitato da numerose tribù di ceppo sudanese. La lingua ufficiale è il francese, ma sono largamente diffusi i dialetti locali. La religione dominante è l'islamismo. Un forte esodo dalle campagne ha accresciuto l'importanza della zona costiera, dove sorgono i principali centri abitati. Nella capitale, Dakar(1.729.800 abitanti), si concentra più di un quarto della popolazione senegalese. La città e il porto più importante dell'Africa occidentale, oltre che un importante scalo aereo; la sua struttura urbana è caratterizzata da una rigida separazione tra quartiere degli affari, zona residenziale europea, la zona industriale il quartiere africano.
L'economia
Pur essendo povera di risorse di base, il Senegal ha una struttura produttiva relativamente sviluppata rispetto ad altri paesi africani. L'economia dipende però ancora, in larga misura, dagli investimenti stranieri. I principali prodotti dell'agricoltura, in cui è occupato circa l'80% della popolazione, sono le arachidi, destinate all'esportazione, il cotone, la canna da zucchero e il legname pregiato. Tra le risorse minerarie si ricordano i fosfati, il ferro e il titanio. Le prospettazioni hanno rivelato l'esistenza di giacimenti di petrolio al largo delle coste, non ancora sfruttati. L'industriale presente con stabilimenti tessili, alimentari, petrolchimici e chimici.
L'AFRICA CENTRALE
L'Africa centrale comprende tre grandi aree: a ovest il vasto bacino del fiume Congo-Zaire, al centro il bacino dell'alto Nilo e la regione dei grandi laghi, a est il corno d'Africa, formato dall'altopiano etiopico e dalla penisola somala.
Climi
Il bacino del Congo-Zaire presenta un clima equatoriale, con temperature medie elevate, umidità intensa e abbondanti precipitazioni durante tutto l'anno, che favoriscono lo sviluppo della foresta pluviale. Sugli altipiani a nord e sud del bacino del Congo-Zaire predomina un clima tropicale, con elevate temperature e un periodo di piovosità concentrate nella stagione estiva: è questo l'ambiente della Savana, che diventa più arido a mano a mano che si procede versi i tropici, dove prevalgono gli ambienti aridi della steppa e infine il deserto.
Ambienti climatici
In molte regioni e disboscamento, l'espandersi delle coltivazioni e la caccia indiscriminata hanno provocato una drastica riduzione della flora della fauna, tanto che alcune specie( elefante e rinoceronte africano) si stanno estinguendo. Per tutelare gli ecosistemi sono stati istituiti parchi e riserve naturali. Il Kenya, in Tanzania(Serengheti e Kilimangiro) dove si trovano animali feroci in libertà, ma protetti; in Uganda sono protetti gli ultimi esemplari di gorilla di montagna.
Idrografia
Dalla regione dei grandi laghi nasce il Nilo, il fiume più lungo della terra (6671 Km). Essa attraversa buona parte dell'Africa centro-orientale e costituisce, con la sua rete di affluenti, la spina dorsale del territorio sudanese. Il secondo fra i maggiori fiumi africani è il Congo-Zaire(4320 Km) che nasce dallo Shaba e sfocia nell'atlantico con un ampio estuario. Nell'oceano indiano sfociano l'Uebi Scebeli e il Giuba. Nell'Africa centro-orientale si trovano alcuni dei maggiori laghi del continente: il Tanganica, i laghi Edoardo, Alberto e Turkana. Essi sono formati sul fondo delle grandi fosse e hanno quindi forma stretta e allungata. Di forma approssimativamente circolare è invece il lago Vittoria, che occupa una conca dell'altopiano; nell'altopiano etiopico si trovano i laghi Tana e Abaya.
Orografia
COSTE ED ISOLE
Le coste dell'Africa centrale sono in genere basse e poco articolate; sull'oceano indiano si protende la penisola somala. Tra le isole, poco numerose e di modeste dimensioni, si ricordano Pemba e Zanzibar, a poca distanza dalle coste della Tanzania.
RILIEVI
Il bacino del Congo-Zaire è delimitato, a nord e sud, da vari altipiani coperti dalla savana. Uno dei più importanti è lo Shaba, nella fascia meridionale, ricco di giacimenti minerari. Nell'area centro-orientale si estende un'imponente serie di rilievi, tra cui il vasto altopiano etiopico, costituito da colate basaltiche fuoriuscite da profonde fratture della crosta terrestre durante l'iniziale apertura del Mar rosso. Esso digrada lentamente a ovest verso il Sudan, mentre scende rapido a est nella depressione della Dancalia. Queste montagne e quelle della regione dei grandi laghi, più a sud, sono attraversate da due grandi fosse, o fratture(rift), lungo le quali si trovano i maggiori rilievi africani, tutti di origine vulcanica: il Kilimangiaro(5895 Km), il Kenya(5199 Km) e il Ruwenzori(5109 Km).
Il difficile sviluppo di una regione ricca di risorse
La vasta conca pianeggiante formata dal bacino del Congo-Zaire è occupata dalla foresta equatoriale: il clima caldo-umido, la presenza di insetti e spesso portatori di malattie, il fitto intrico della vegetazione hanno sempre ostacolato l'insediamento umano. Negli altipiani centrali e orientali, ricchi di laghi e di fiumi e coperti in gran parte dalla savana e, le condizioni ambientali sono più favorevoli e la popolazione è più fitta. Meno ospitale e diventa invece legare quanto più ci si avvicina al tropico del cancro, in particolare le zone aride del corno d'Africa e del Sudan, una terra che fa parte ancora da Sahel.
La permanenza dei conflitti tribali
In tutta questa regione, tranne che in Etiopia, dove si è affermato fin dall'antichità uno stato centralizzato, la struttura sociale è sempre stata di tipo tribale: il territorio era cioè frazionato in una miriade di zone, ciascuna sotto il controllo di una tribù. La mancanza di identità nazionale facilitò in parte nel secolo scorso la conquista dei territori da parte delle potenze coloniali europee( Francia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Italia e ), che crearono nuove unità politiche, le colonie, spartendosi le aree in base ai reciproci rapporti di forza, ma senza tener conto degli aspetti etici e sociali delle popolazioni presenti. Da ciò derivano molti dei conflitti che travagliano il paesi africani anche dopo l'indipendenza. Etnie diverse, da secoli in conflitto tribale, si sono trovate infatti inserite nello stesso stato, mentre altri popoli e sono stati divisi tra paesi diversi. All'interno dello stato, si sono ricreati così le antiche rivalità e diversi clan hanno ripreso a combattesi per affermare il proprio dominio. Le forme della democrazia, elezioni libere, i governi basati sulla maggioranza, libertà personale e rispetto delle minoranze, sono state previste da molte costituzione e alcuni uomini e i movimenti politici hanno cercato di metterle in pratica, ma pochi tentativi hanno avuto successo.
Dipendenza economica
Le difficoltà politiche sono state aggravate dalla situazione di dipendenza economica in cui si trovano quasi tutti i paesi dell'Africa nera. Nelle regioni centrali, così ricche di risorse minerarie e di petrolio, la parte delle attività estrattive è gestita dalle ex potenze coloniali e l'agricoltura più produttiva è quella di piantagione, rivolta prevalentemente all'esportazione. Gli stessi aiuti economici inviatile gli stati più ricchi ai paesi africani vengano distribuiti tenendo conto più degli interessi delle classi dominanti locali che delle reali necessità della popolazione; spesso, come hanno mostrato alcune indagini giudiziarie, sono serviti da copertura a traffici illeciti (soprattutto di armi) o come finanziamento a fazioni politiche in lotta per la conquista del potere interno.
Le aree calde
Negli anni 80 e 90, i contrasti interni a sfondo etnico si sono fatti e sempre più cruenti, soprattutto in Ruanda, Somalia e Sudan. Ma molti altri paesi della regione sono percorsi periodicamente da gravi tensioni e conflitti. Queste guerre, che sono costate la vita a centinaia di migliaia di persone e hanno provocato l'esodo di milioni di profughi, hanno ulteriormente aggravato la situazione economica delle popolazioni, la cui sopravvivenza è quotidianamente minacciata dalla denutrizione e dal pericolo di epidemie.
Somalia
Nella ex colonia italiana i conflitti sono divampati alla fine degli anni 80, determinato, nel 1991, la caduta del regime di Siad Barre( salito al potere con un colpo di stato militare nel 1969); contemporaneamente, la secessione delle popolazioni del nord ha dato vita alla repubblica del Somaliland. Il crollo del regime e delle strutture statali a e la guerra fra i diversi clan hanno gettato il paese in una profonda crisi. Ondata di profughi si sono riversate nei paesi vicini(Yemen, Etiopia, Kenya) credendo di raggiungere i centri di accoglienza gestiti dalle organizzazioni internazionali( croce rossa, ONU, ecc.). Le distruzioni provocate dalle bande armate hanno ridotto la popolazione in una situazione di grave carestia. Per porre fine alla guerra civile e garantire la distribuzione dei beni alimentari e di medicinali alla popolazione, nel dicembre 1992 è intervenuta una forza multinazionale guidata dagli Stati Uniti( la cosidetta operazione Restore Hope, che in inglese significa restituire la speranza), presto affiancata dai caschi blu dell'ONU. Nel marzo 1995 le forze internazionali sono state però costrette a lasciare il paese per l'impossibilità di mettere d'accordo i diversi clan, che hanno immediatamente ripreso a battersi tra loro.
Sudan
Il paese è governato dal 1969 dal generale Nimeiry, che nel 1983 ha imposto la sharia(la legge coranica); questa data inizio alla guerra fra le truppe governative del nord del paese, prevalentemente arabo-musulmano, e i ribelli del sud, animista e cristiano. Nimeiry è stato esautorato nel 1985 in seguito al colpo di stato, a pochi anni dopo nuovo intervento militare ha eliminato ogni struttura democratica( partiti, sindacati, ecc.) e ha instaurato un regime militare islamico. Il conflitto con i ribelli del sud e nelle depressioni interne hanno provocato in pochi anni mezzo milione di morti, oltre un numero incalcolabile di profughi.
Ruanda e Burundi
Il Ruanda, ex colonia tedesca si, ha acquistato la piena indipendenza nel 1962, ma subito sono scoppiati i conflitti etnici tra il gruppo prevalente degli hutu(90%), di ceppo bantu, e la minoranza tutsi(9%), di origine etiopica. Nel 1973 il governo è stato assunto da una giunta militare, che ha attuato una politica di pacificazione nazionale. Una cauta apertura alla democrazia si è manifestata nel 1991, ma nella primavera del 1994 è esploso con inaudita violenza il conflitto tra i due gruppi etnici, che ha provocato centinaia di migliaia di morti e l'esodo di migliaia di profughi verso i paesi confinanti, soprattutto lo Zaire. Anche il Burundi, ex colonia tedesca, indipendente dal 1962, è lacerato dai conflitti etnici tra gli hutu(85%) e la minoranza tutsi(14%). La costituzione del 1992, introducendo il multipolarismo, ha posto fine al monopolio del partito politico dei tutsi, ma un colpo di stato militare, nell'ottobre del 1993, ha interrotto la transizione verso la democrazia.
KENYA
Ex colonia britannica, il Kenya divenne indipendente nel 1963, sotto la guida di Jomo Kenyatta. Pochi anni dopo, l'acuirsi dei conflitti etnici e il formarsi di una forte opposizione politica indussero il governo a una svolta autoritaria. Solo nel 1991 si è aperto il processo di liberalizzazione in campo politico ed economico.
Il territorio
Il territorio è costituito prevalentemente da altipiani, interrotti da massicci isolati( come il monte Kenya, 5199 metri) e dalla Rift Valley, occupata in parte in da laghi( come il lago Turkana).
La popolazione
La popolazione, in prevalenza di ceppo a ibantu, è divisa in diverse tribù; la principale è quella dei Kikuyu(21%), che hanno ruolo egemone nella vita del paese. Nel paese vivono consistenti minoranze di stranieri: arabi, indopakistani, iraniani, inglesi e italiani. Il tasso di crescita della popolazione è molto elevato( 4,1% annuo di fra il 1986 e il 1991); il tasso di natalità(53.9 per mille nello stesso periodo) è il più alto del mondo. La maggioranza della popolazione segue culti animisti; una consistente minoranza(circa 1/3) è di religione cristiana. La capitale, Nairobi(1.505.000 abitanti), è un'importante centro commerciale; situata sull'altopiano, vicina ad aree faunistiche protette, attira per questo molti turisti.
L'economia
La principale risorsa del Kenya è l'agricoltura, che occupa più dell'80% della popolazione attiva e alimenta la maggior parte delle esportazioni. Sugli altipiani interni sono coltivati caffè, te', mais, frumento, cereali, cotone, canna da zucchero, piretro( di cui il Kenya è il maggiore produttore mondiale); prodotti tipici della costa sono l'agave sisalana, la palma da cocco, l'ananasso. L'allevamento costituisce la principale fonte di sussistenza di molte tribù indigene( come i Masai e i Turkana) e alimen l'ta il mercato delle pelli. L'industria è abbastanza sviluppata; i settori principali sono quello metalmeccanico, petrolchimico, alimentare( conservifici, zuccherifici, birrifrici, ecc.). Poco rilevanti sono invece le risorse minerarie e fonti energetiche. Una voce rilevante per l'economia kenyota è il turismo che si basa sui grandi parchi naturali della savana e sulle località costiere dove sono sorte moderne strutture alberghiere.
ZAIRE
Già Congo Belga, lo Zaire ha ottenuto l'indipendenza nel 1960 con un governo capeggiato dal leader progressista Patrica Lumumba e pronto nel 1965, con un colpo di stato militare, il generale Mobutu Sese Seko ha preso il potere mantenendolo per oltre trent'anni. Nel 1990 è in atto un lento processo di transizione alla democrazia, ma anche a causa della situazione di grave arretratezza economica il paese è soggetto a forti conflitti sociali, che rasentano e la guerra civile. L'
Il territorio
Per i 3/4 ricoperto dalla foresta equatoriale, il paese è attraversato dal Congo-Zaire, che con i suoi affluenti è tra i primi al mondo per ampiezza del bacino(3.700.000 Km quadrati). Il fiume ha un regime regolare e una notevole portata d'acqua, ma è navigabile solo parzialmente a causa delle numerose rapide e cascate che interrompono il corso( e che sono superati con collegamenti ferroviari).
La popolazione
Tra le varie etnie presenti in Zaire, il gruppo dominante è quello dei bantu. La popolazione è addensata in due aree: la regione occidentale e lo Shaba. La lingua ufficiale è il francese, impiegato esclusivamente negli atti ufficiali e nel commercio. La penetrazione missionaria e nell'ex Congo Belga è stata notevole: circa il 40% della popolazione è di religione cattolica e il 29% protestante. Nella regione occidentale e si trova la capitale Kinshasa(3.804.000 abitanti), grande agglomerato e in rapida e caotica crescita, nodo primario per i traffici verso l'interno.
L'economia
Il paese è potenzialmente uno dei più ricchi dell'Africa, sia per la fertilità dei terreni coltivabili, sia per le abbondanti risorse minerarie. La difficile situazione politica, la mancanza di infrastrutture e di adeguate risorse finanziarie impediscono tuttavia il decollo economico e il paese si trova in una situazione di grave arretratezza e povertà. L'economia è basata sull'esportazione di alcuni prodotti minerari( rame, cobalto, argento, cadmio, stagno, zinco e diamanti) e agricoli di piantagione( caffè, te', cacao, olio e noci di palma). Le risorse minerarie vengono estratte in gran parte nello Shaba, dove è concentrata l'industria metallurgica, la più importante del paese. I diamanti, di cui le Zaire e il maggiore produttore mondiale, provengono invece dalla regione del Kasai. L'agricoltura, che occupa oltre il 70% della popolazione attiva, è molto arretrata e soddisfa a malapena il fabbisogno alimentare interno; i suoi prodotti principali sono la manioca, il mais e il miglio.
ETIOPIA
L'Etiopia è uno dei più antichi regni africani. È stata per secoli governata da una dinastia il cui ultimo esponente, Hailé Selassié, è stato deposto nel 1974 con un colpo di stato militare. Conquistato nel 1936 dall'Italia il paese riacquistò la sovranità nel 1941; nel 1952 l'Eritrea fu unita in una federazione all'Etiopia, che dieci anni dopo la incorporò privandola di ogni autonomia. Nel 1977 un nuovo colpo di stato ha instaurato un regime militare di stampo socialista, che ha contrastato i movimenti indipendentisti eritrei e le rivendicazioni autonomistiche delle popolazioni somale dell'Ogaden; per il controllo di questa regione, Etiopia o Somalia hanno combattuto tre anni( 1975-78). Le 1991 e il governo è stato assunto dal fronte democratico rivoluzionario e nel 1993 un referendum popolare ha sancito l'indipendenza dell'Eritrea dall'Etiopia.
Il territorio
Il paese è costituito da due imponenti piani(Etiopico e Ogaden) divisi dalla fossa dei Galla, che da sud ovest si allarga verso nord est confluendo nella depressione della Dancalia.
La popolazione
Il paese è il più popolato dell'Africa centrale e tra i più popolati del continente. Gli abitanti si addensano nella fascia occidentale, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli. A causa delle frequenti carestie dovute alla siccità, sono numerosi i flussi migratori interni dalle zone più aride a quelle più fertili. Solo il 13% della popolazione abita nelle città. La lingua ufficiale è l'amharico, ma sono molto usati anche l'inglese e l'italiano. La maggioranza della popolazione è cristiana copta(55%), ma molto numerosi sono anche i musulmani(35%). La capitale, Addis Abeba(1.673.100 abitanti), situata sull'altopiano a 2500 metri di altitudine è il principale centro economico e politico del paese.
L'economia
Il lungo isolamento e la scarsità di comunicazione hanno condizionato lo sviluppo economico del paese, che uno dei più poveri del continente. Prima del colpo di stato del 1974 il sistema economico era di tipo feudale: le terre appartenevano a grandi proprietari che eccedevano in coltivazione ai contadini in mezzadria. I settori industriali e agricoli più avanzati erano invece controllati da compagnie straniere. La riforma agraria del 1978 ha abolito le grandi proprietà feudali e distribuito le terre ai contadini. Con la caduta del regime socialista, il commercio e le piccole e medie attività industriali sono state liberalizzate, ma le grandi imprese sono rimaste sotto il controllo dello stato. L'agricoltura occupa più dell'80% della popolazione attiva; i terreni coltivabili costituiscono l'11, 4% della superficie complessiva, la causa della bassa produttività e dei frequenti periodi di siccità il settore non riesce a soddisfare le necessità alimentari del paese. Le principali coltivazioni riguardano cereali, legumi, ortaggi, frutta, caffè, cotone e tabacco. L'allevamento e la pastorizia alimentano l'industria dei pellami e del cuoio. Un'altra produzione importante è il legname ricavato dalle foreste(22,2% del territorio complessivo).
IL TERRITORIO DELL'AFRICA MERIDIONALE
L'Africa Meridionale può essere suddivisa in quattro grandi aree: la conca occupata dal deserto del Kalahari, l'imponente sistema di altipiani che circonda, le fasce pianeggianti lungo la costa occidentale e quella orientale, gli arcipelaghi dell'oceano indiano.
Climi
Il clima della regione è generalmente tropicale, con variazioni che dipendono dalla disposizione dei rilievi, dall'altitudine, dall'influenza delle correnti marine e dalla vicinanza all'oceano. Nelle zone più settentrionali dell'Angola e del Mozambico e lungo il litorale orientale del Madagascar il clima caldo-umido permette lo sviluppo della foresta pluviale. Verso sud le precipitazioni diminuiscono e le foreste lasciano il posto alla savana. Nel Kalahari e lungo la pianura costiera della Namibia(deserto Namib) il clima è desertico-caldo. Più a sud e verso est le temperature invernali sono mitigate dall'influenza del mare e le piogge sono più frequenti: in questa fascia il clima è tropicale temperato. La parte più meridionale della Provincia del Capo(sudafrica) è caratterizzata da un clima di tipo mediterraneo.
Ambienti climatici
Nell'Africa Meridionale si trovano numerose aree protette. In Sudafrica esse coprono il 6% del territorio complessivo, tutelando specie vegetali e animali ormai divenute ormai rare, come il rinoceronte bianco e l'elefante africano. Il più esteso parco naturale sudafricano è il parco naturale Kruger(circa 20.000 Km quadrati), al confine con il Mozambico. Esso ospita una grandissima varietà di piante e animali selvatici, fra cui una comunità licaoni, altrove quasi estinti. Vi è poi l'Addo Elephant National Park, creato nel 1931 per salvare gli elefanti dell'estinzione. Altri parchi di grande interesse naturalistico sono il Waterberg Plateau Park, nello Zambia, il parco nazionale di Sehlabathebe, in Lesotho. In Mozambico l'area del delta del Zambesi è stata posta, nel 1981, sotto la protezione di una organizzazione ambientalista, la Zambesi Wildlife Utilisation. Essa è collegata al parco naturale di Gorongosa, al confine con il Sudafrica.
Idrografia
Con una lunghezza di 2660 Km e un bacino di oltre 1.330.000 chilometri quadrati di superficie, lo Zambesi è maggiore fiume dell'Africa meridionale. Esso nasce in territorio zairese, attraversa per un breve tratto l'Angola ed entra nello Zambia, dove forma le cascate Vittoria, alte circa 120 metri. Nei pressi di Kariba( sul confine tra Zambia e in Zimbabwe) le sue accuse vengono sparate da una grande diga che alimenta una centrale idroelettrica. Il fiume entra poi in Mozambico, passando attraverso il lago di Cabora Bassa( presso cui si trova un altro impianto idroelettrico) e sfocia, infine, nell'oceano indiano. L'Orange, secondo fiume della regione,(circa 1860 Km), nasce dalla catena dei monti dei Draghi, dopo un corso frequentemente interrotto da cascate, sfocia nell'oceano atlantico. In Sudafrica scorre anche il Limpopo(circa 1600 Km) che per un lungo tratto segna il confine con il Botswana e lo Zimbabwe e sfocia nell'oceano indiano in territorio mozambicano. Il lago più esteso della regione è il Malawi(o Niassa) che occupa il fondo della sezione più meridionale della fossa tettonica dell'Africa orientale.
Orografia
MONTAGNE
La maggior parte dell'Africa Meridionale è occupata da un sistema di altipiani di antica formazione e di altitudine media superiore ai 1000 metri. Essi si innalzano, verso sud-est, a formare la catena dei monti dei Draghi(3500 metri), parallela alle coste dell'oceano indiano. All'estremità meridionale del continente si trovano i rilievi noti come grande Scarpata. Un vasto altopiano attraversa longitudinalmente anche il territorio del Madagascar, contraddistinto dalla presenza di formazioni vulcaniche.
COSTE ED ISOLE
Le coste sono per lo più basse e poco articolate. Si segnalano, sull'oceano indiano, le baie di Sofala e di Maputo; sull'oceano atlantico, la baia di Sant'Elena e la baia della balena. Al largo della costa orientale si trovano il Madagascar, l'unica grande isola africana e la quarto del mondo per superficie, e gli arcipelaghi delle Comore, della Seychelles e delle Mascarene, di cui fa parte l'isola Maurizio. Nell'oceano atlantico si trova l'isola di Sant'Elena.
La lunga strada verso la pace e la cooperazione
Il popolamento dell'Africa meridionale è stato profondamente influenzato a partire dal XVI secolo dall'arrivo degli europei( portoghesi, olandesi, inglesi e francesi ), che hanno colonizzato la regione assoggettando le popolazioni locali. Anche dopo l'indipendenza dei vari paesi e la fine formale del colonialismo, i bianchi hanno di fatto mantenuto la loro supremazia, esercitato attraverso l'intervento della vita politica e la gestione delle risorse economiche più importanti. Attualmente la maggioranza degli abitanti appartiene al gruppo bantu; le popolazioni originarie, i boscimani, gli ottentotti e i pigmei, sono state decimate e respinte nelle aree più aride dai bantu e dai coloni europei.
Il ruolo particolare del Sudafrica
In Sudafrica vive da tempo una forte minoranza di bianchi che non si considerano più colonia appartenenti ad una madre patria straniera ma si sentono africani a pieno titolo. Questa minoranza bianca ha per lungo tempo privato i neri dei diritti politici e civili dando vita a un regime di segregazione razziale(apartheid). Grazie allo sfruttamento della manodopera nera, il Sudafrica bianco si è sviluppato economicamente e si è dotato di infrastrutture moderne e di servizi avanzati a livello europeo. Per alcuni decenni i paesi occidentali hanno però limitato i rapporti politici ed economici col governo di Pretoria, per dimostrare la loro condanna verso il regime di apartheid. Per la stessa ragione, anche molti stati africani dell'area hanno mantenuto una politico ostile verso il Sudafrica, per cercare di isolare politicamente il potente vicino e cercare di limitare la sua influenza economica. Molti di questi paesi, a loro volta, sono stati interessati da gravi conflitti interni: spesso lo scontro fra le fazioni locali in lotta per la conquista del potere rifletteva il confronto a livello globale tra le superpotenze USA e URSS( quest'ultima vicina ai movimenti di tipo socialista, soprattutto in Angola e in Mozambico). I rivolgimenti politici avvenuti nei primi anni 90 hanno dato l'avvio a un processo di democratizzazione e di riconciliazione in tutti i paesi della regione.
Un'economia divisa tra sviluppo e sottosviluppo
La risorsa principale dell'Africa meridionale e l'agricoltura, divisa in un settore di sussistenza, praticato solamente sui terreni meno produttivi e con tecniche arretrate, e in un settore specializzato nelle colture per l'esportazione, controllate in gran parte da grandi imprese straniere. Quasi tutti i paesi dell'Africa meridionale possiedono notevoli risorse minerarie( oro, argento, rame, piombo). Tranne che Sudafrica, queste risorse vengono in massima parte esportate allo stato grezzo, a causa dell'insufficienza degli impianti industriali di lavorazione, e a prezzi bassi, poiché sono fissati in pratica dai compratori occidentali. L'industria è poco sviluppata e, in genere, è limitata a settori legati alla lavorazione dei prodotti agricoli locali.
L'animismo
I culti di origine tribale, ancora oggi assai diffuse nel mondo, vengono uniti sotto la denominazione di animismo. Il termine, che risale al 1867, fu creato dall'antropologo inglese E.B. Tylor per designare quelle credenze religiose di origine antichissima che attribuisco un'anima a tutti gli esseri e a tutti gli elementi della natura. I cui animisti vengono praticati per lo più dalle popolazioni non ancora raggiunte, onoro profondamente condizionate, dalle forme moderne di civiltà. Non costituiscono un unico sistema diritti di credenze tuttavia essi hanno in comune due elementi di grande importanza: la venerazione degli antenati e il rispetto sacro per la natura essendo quest'ultima animata da uno spirito vitale, una specie di respiro cosmico che avvolge l'universo intero. Questo spirito vitale chiamato in modo diverso dalle varie popolazioni, in Malesia mana o nyama, in Africa occidentale umumbwe, orenda dai bantu dell'Africa centrale, wakanda dagli indiani d'America, è in ogni creatura e in tutti gli elementi della natura: è la forza universale che anima e di cui vive tutto ciò che esiste. Fra tutti gli esseri l'uomo svolge un ruolo privilegiato: egli è è il mediatore tra il mondo naturale e le forze soprannaturali. L'essere soprannaturale e supremo, benché sia rappresentato concretamente nel Sole, nella luna o nel firmamento Celeste, resta sempre invisibile e lontano dagli uomini. Così è, per esempio, per i bantu dell'Africa orientale: signore del creato è Mulunga( colui che sta in cielo), la cui voce e il tuono e la sferza il lampo; per gli ewe del golfo di Guinea la divinità è Mawu( colui che sta sopra ogni cosa); per gli ottentotti è Tsui-Goab, l'essere supremo e capostipite dell'uomo, signore del cuore della pioggia. La divinità, pur essendo irraggiungibile è presente e condiziona l'intera vita degli uomini. Come si è detto per le religioni animiste ha grande importanza il culto degli antenati. Questi, infatti, non vivono solo nel ricordo dei discendenti, ma partecipano direttamente alla loro esistenza. Gli antenati possono essere definiti esseri invisibili, il cui destino resta vincolato a quello dei viventi: i legami di parentela sono concepiti come un'unica catena che non conosce interruzioni e resta per sempre indivisibile.
Diffusione dei culti animisti
Nel mondo gli animisti sono circa 91 milioni, sparsi nella marcati e la e nell'estremo nord del continente americano, in Africa centrale e meridionale, in Siberia, in Asia centrale e orientale, in Indonesia, Australia e nuova Zelanda. Tranne che in alcuni paesi africani( Sierra Leone, Costa d'Avorio, Guinea-Bissau, Benin, Togo, Liberia, Burkina Faso, Mozambico) la popolazione di fede animista non costituisce la maggioranza della popolazione degli stati. Ciò nonostante l'influenza e il radicamento delle credenze animiste sono ancora molto forti in tante parti del mondo. Per esempio molto popolazioni africane già da tempo convertite al cristianesimo o all'islamismo, continuano a praticare alcuni riti della loro più antica tradizione. La peresistenza di pratiche religiose percristiane in Africa ha introdotto i vescovi cattolici in questo continente riunitisi nel 1994 nel primo sinodo africano a proporre il riconoscimento del rito matrimoniale indigeno come forma di matrimonio valido per la chiesa ha lo scopo di conciliare il patrimonio religioso della tradizione africana con il cattolicesimo.
SUDAFRICA
I problemi della nuova democrazia
Ricco delle rose minerarie, dotato di moderne infrastrutture e di industrie sviluppate, abitato da una consistente minoranza bianca, il Sudafrica rappresenta un caso particolare fra gli stati del continente. Il paese è stato per molti anni dilaniato dai conflitti tra bianchi e neri determinati dal regime di apartheid, superati in gran parte grazie al processo di democratizzazione del 1991-94, che ha portato alla coesistenza pacifica la comunità bianca e quella composita dei neri. Il nuovo Sudafrica di Nelson Mandela sia trovato peraltro affrontare numerosi nuovi problemi, di natura sociale e, politica e soprattutto economica. L'apartheid ha infatti prodotto profonde disparità fra la popolazione bianca e quella nera, e ha dato luogo a un'economia a due velocità, divisa tra un settore avanzato sul modello occidentale, gestito dalla élite bianca, e un'economia di sussistenza del terzo mondo, che coinvolge la grande maggioranza dei neri.
Il lungo conflitto tra bianchi e neri
I primi insediamenti europei nella regione risalgono alla seconda metà del XVII secolo, quando alcuni coloni olandesi(boeri) sbarcarono nella zona del capo di buona speranza. A questi sia giusto lo gruppi di coloni inglesi, che nel 1814 presero possesso della regione(colonie del capo e del natal). Il dominio inglese provocò la migrazione dei boeri verso l'interno(1834-44), dove diedero vita alle repubbliche dell'Orange e del Transvaal. I contrasti sfociarono nella guerra anglo-boera(1899-1902), che terminò con la vittoria britannica: l'Orange e il Transvaal furono annesse alla colonia inglese dell'Africa australe, che nel 1910 divenne autonoma nell'ambito del Commonwealth con il nome di unione sudafricana. L'oligarchia anglo-boera privo a i neri dei diritti politici e civili e impose un rigido regime di segregazione razziale( apartheid ). Negli anni 50 l'opposizione nera si organizzò nell'ANC( African National Congress, congresso nazionale africano) guidato da Nelson Mandela, mentre il governo sudafricano approvava nuove leggi discriminatorie. Isolato e condannato dall'ONU, il regime segregazionista decise, nel 1961, di uscire dal Commonwealth e di proclamare la repubblica sudafricana. La mitigazione di alcuni aspetti dell'apartheid, nei decenni successivi, non migliorarono le condizioni di vita dei neri, che organizzarono rivolte contro il governo. Le violente repressione attuate dal regime negli anni 1984-85 indussero numerosi paesi(USA, CEE e Giappone) ad adottare sanzioni economiche nei confronti del Sudafrica. Nel 1990, dopo l'ascesa al potere di Frederik De Klerik, i neri hanno ottenuto alcune concessioni, come la progressiva abolizione della legislazione segregazionista, la legalizzazione dell'ANC (bandito dal 1960) e la liberazione, dopo 27 anni di carcere, di Nelson Mandela. Nel dicembre 1990 tra il parlamento a maggioranza bianca ha approvato la nuova costituzione, che riconosce pari diritti a bianchi e neri. Alle prime elezioni libere multirazziali, nell'aprile 1994, l'ANC ha avuto la maggioranza e Mandela è stato eletto presidente della repubblica.
Un mosaico di etnie e tribù
La popolazione è composta da neri(75,1%), bianchi di origine europea( 13, 7%), meticci(o coloureds) discendenti dagli incroci tra bianchi e neri(8,7%) e asiatici(2,5%), in prevalenza indiani. La quasi totalità della popolazione nera appartiene all'etnia bantu, suddiviso in diverse tribù( la principale è quella degli zulu, il gruppo più numeroso dell'intero paese); sono inoltre presenti piccole minoranze di boscimani e ottentotti, gli originari abitanti della regione, respinti dagli europei e dai bantu nelle aree aride ed inospitali del paese. La popolazione bianca è divisa in due gruppi principali non completamente integrati fra loro: gli afrikaners(60%), discendenti dai coloni olandesi giunti nella regione nel XVIII secolo, e la comunità inglese insediatasi successivamente. Le lingue ufficiali sono l'afrikaans, un idioma di origine olandese, e l'inglese. Tra la popolazione nera sono diffusi i dialetti bantu(zulu, xhosa, ecc.). La popolazione bianca è larga maggioranza di religione cristiana protestante; anche i neri e meticci sono in maggioranza cristiani, ma numerosi sono i seguaci di culti animisti; gli asiatici sono di religione induista o musulmana. La densità demografica media è di 29, 4 abitanti per chilometro quadrato, ma la popolazione è ripartita il modo disomogeneo fra le varie religioni: le aree più popolose sono la provincia del Natal e la parte centrale del Transvaal.
Le città principali
Nel Transvaal si trovano due fra le maggiori città del paese: Johannesburg, il principale polo economico sudafricano, al centro del grande bacino acquifero di Witwatersrand, e Pretoria, capitale amministrativa dello stato è sede del governo. Capitale legislativa è invece Città del Capo, importante centro industriale vicino al Capo di Buona Speranza. Nel Natal si trova Durban, sull'oceano indiano, il maggiore scalo sudafricano e uno dei porti più attrezzati del mondo. Con le sue città moderne, che accolgono quasi 60% della popolazione complessiva, il Sudafrica rappresenta un caso singolare all'interno del continente africano. L'inurbamento riguarda soprattutto i bianchi, gli asiatici e i meticci. I neri hanno finora vissuto a, in prevalenza, nelle campagne, dove erano impiegati nelle piantagioni, o confinati nei quartieri-ghetto alle periferie delle città, come Soweto, nei pressi di Johannesburg.
L'ordiamento politico
L'assetto del nuovo Sudafrica democratico è disciplinato dalla costituzione del 1993, destinata a rimanere in vigore fino al 1999: un testo che garantisce la convivenza multirazziale attraverso la tutela dei gruppi di minoranza e la suddivisione dello stato in nove regioni, dotate di ampia autonomia( un ruolo particolare è stato riconosciuto anche al regno tradizionale del KwaZulu). Il presidente della repubblica, che è a capo del potere esecutivo, è eletto dall'assemblea nazionale e affiancato da due vicepresidenti designati, come anche i membri del governo, da tutti i partiti. Il parlamento, a cui spetta il potere legislativo, è composto da due camere: l'assemblea nazionale e il Senato.
Il sudafrica dopo la fine dell'aparthied
Aparthied significa segregazione razziale, cioè divisione tra bianchi e neri operata dall'ordinamento giuridico che limita i diritti personali, civili, politici ed economici dei neri a vantaggio dei bianchi. In pratica, durante il lungo periodo di apartheid la popolazione nera in Sudafrica è stata costretta a vivere, per legge, in speciali stati-riserva (i bantustan) situati nelle aree più povere del paese. I neri che per sopravvivere cercavano lavoro all'interno delle terre bianche potevano abitare solo in baraccamenti e recintati all'interno della zone rurali e minerarie, o in quartieri separati ai margini delle città: detto urbani, come Soweto, spesso privi di scuole, di ospedali e dei più elementari servizi(acqua corrente, canalizzazioni, elettricità ). Potevano svolgere inoltre solo alcune attività, con salari minimi, e avevano accesso scuole, trasporti, locali pubblici frequentati dai bianchi. Con le prime elezioni politiche democratiche del 1994, i neri sudafricani hanno raggiunto la parità dei diritti civili e politici con i bianchi. Essi continuano però a vivere in una situazione di grave inferiorità sociale ed economica, che si manifesta nella persistente difficoltà di accedere all'istruzione e alla cultura, e soprattutto nell'altissimo livello di disoccupazione. Per creare nuovi posti di lavoro il parlamento ha promulgato alcune leggi che favoriscono la creazione e lo sviluppo di piccole imprese a bassa densità di capitale( che utilizzano cioè molta manodopera e macchinari poco sofisticati). Sono state adottate inoltre alcune misure per attirare nuove imprese industriali dall'estero e per favorire l'esportazione dei prodotti sudafricani. Nel campo della scuola, degli alloggi, degli ospedali e degli altri servizi pubblici, per estendere alla popolazione nera degli standard qualitativi riservati finora ai bianchi occorrerebbero investimenti enormi e prolungati nel tempo, possibili solo operando una ridistribuzione della ricchezza razziale. Il problema è se la minoranza bianca sarà disponibile a rinunciare ai tanti privilegi che tale rivoluzione le toglierà.
La ricchezza ancora in mano ai ricchi
Il Sudafrica è il paese più ricco e industrializzato del continente africano. A al suo interno convivono tuttavia realtà diverse e contrastanti derivanti dal regime segregazionista che ha segnato per lungo tempo la vita del paese. I settori economici gestiti dai bianchi sono sviluppati e molto produttivi, con industrie moderne e grandi fattorie dove si pratica un'agricoltura intensiva. Le economie dei neri è primitiva, basata su un allevamento e una agricoltura di sussistenza. I bianchi occupano quasi tutte le posizioni dirigenziali e di controllo i neri svolgono mansioni quasi sempre, subordinate e comunque poco remunerate( operai, minatori, braccianti, addetti ai servizi domestici); è composta inoltre da neri la grande massa dei disoccupati che nel 1995 raggiungevano la quota del 30%.
L'agricoltura
L'agricoltura occupa il 13% della popolazione attiva e partecipa alla formazione del reddito nazionale per il 4%; l'arativo e i terreni destinati a colture costituiscono poco meno dell'11% del territorio. La grande maggioranza degli occupati del settore primario si dedica alle colture di sussistenza: i metodi di lavoro sono molto arretrati e l'agricoltura praticata perlopiù su terreni poveri e aridi, suddivisi in piccolissimi appezzamenti. Le colture di piantagione, gestita dai farmers bianchi è invece altamente meccanizzata. Nelle zone costiere le favorevoli condizioni climatiche permettono lo sviluppo di grandi piantagioni di canna da zucchero e di colture specializzate( frutta, ortaggi, tabacco, viti). Nelle aree interne meno aride si estendono le coltivazioni di cotone, cereali e piante oleaginose. Importanti sono anche l'allevamento( i pascoli costituiscono circa il 66% del territorio), soprattutto di ovini, e la pesca( sardine, sgombri, merluzzi, acciughe ), praticata in prevalenza nell'oceano atlantico.
L'industria
Il Sudafrica dispone di ingenti risorse minerarie, il cui sfruttamento ha dato l'avvio al processo di industrializzazione del paese e ha avuto un ruolo decisivo nella formazione dei primi nuclei urbani(per esempio di Johannesburg). I prodotti principali sono l'oro(di cui il Sudafrica è il primo produttore mondiale), i diamanti, platino(70% della produzione mondiale). Il Sudafrica è inoltre ricco di ferro e uranio( ricavato come sottoprodotto dell'oro) e dispone delle maggiori riserve mondiali di quasi tutti i minerali utilizzati nella produzione di acciai speciali( cromo, manganese, vanadio, nichel ecc.). Abbondante è la produzione di carbone, e viene utilizzato per produrre l'80% dell'energia elettrica consumata nel paese. Per soddisfare il fabbisogno energetico interno e Sudafrica fa ricorso consistenti importazioni di petrolio da altri paesi. L'industria occupa il 25% della popolazione attiva e partecipa alla formazione del reddito nazionale per il 42%. Grande rilievo hanno le industrie di trasformazione legate all'estrazione mineraria( impianti siderurgici e metallurgici). L'industria meccanica( automobili, navi, aerei) è formata soprattutto da stabilimenti di imprese straniere che assemblano componenti già pronti provenienti dall'estero. Sono inoltre presenti industrie tessili( cotone, lana ) e alimentari (zuccherifici).
I servizi
Il treziario, che occupa il 62% della popolazione attiva e partecipa per il 54% alla formazione del reddito nazionale, è sviluppata soprattutto nel settore commerciale che può contare su una buona rete interna di comunicazioni; sviluppato è anche il traffico aereo. Il Sudafrica esporta a soprattutto materie prime, macchinari, prodotti alimentari e chimici e importa prodotti manifatturieri; i principali partner commerciali sono i paesi della UE, Germania e gran Bretagna in testa, di Stati Uniti e il Giappone.
ZAMBIA
Già protettorato britannico con il nome Rhodesia del nord, lo Zambia ha fatto parte, dal 1953, di una federazione con la Rhodesia del sud( oggi Zimbabwe) e il Niassa( oggi Malawi), diventando indipendente nel 1964. Da allora la vita politica del paese è stata a lungo dominata da Kenneth Kaunda, capo del partito unito dell'indipendenza nazionale(UNIP). Nel 1991 si sono svolte libere elezioni politiche, conclusEsi con la vittoria dell'MMD( movimento per una democrazia moltipartitica). Il nuovo governo ha avviato un programma di democratizzazione del paese è di progressiva liberazione dell'economia.
Il territorio e la popolazione
Il paese occupa una serie di altipiani attraversati dallo Zambesi. La maggioranza della popolazione è composta da bantu; piccole minoranze degli originari abitanti della regione(pigmei, boscimani, ottentotti) vivono nelle zone più aride del paese. La lingua ufficiale è l'inglese, affiancato nell'uso comune da numerosi idiomi locali. La religione più diffusa è quella cristiana; una buona parte della popolazione(27%) segue culti animisti. Lo Zambia è uno degli stati dell'Africa meridionale in cui è più alto il livello di urbanizzazione( la popolazione urbana ammonta al 42%). La capitale, Lusaka(982.000 abitanti) è il principale centro industriale e commerciale del paese.
L'economia
Lo Zambia è un paese ricco di risorse minerarie, che alimentano un notevole flusso di esportazioni. Il prodotto principale è il rame, i cui maggiori giacimenti sono concentrati nella regione al confine con lo Zimbabwe. Le industrie principali sono quelle legate alla lavorazione del rame e di altri prodotti minerari. Altre industrie operano nei settori alimentare, tessile, chimico, meccanico. L'agricoltura, per molti anni trascurata dal governo a favore dell'industria, è poco sviluppata in rapporto alle potenzialità del paese. Solo il 7% del territorio è coltivato e lo Zambia deve fare ricorso a massicce importazioni per soddisfare il fabbisogno alimentare interno. Tra le colture principali si ricordano quelle del mais, del tabacco, della canna da zucchero, del cotone.
ANGOLA
Ex colonia portoghese, l'Angola è diventata indipendente nel 1975, in una situazione di aspra guerra civile fra l'MPLA( movimento popolare per la liberazione dell'Angola). Di orientamento marxista-leninista e l'UNITA( unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola). La vittoria dell'MPLA del 1976 non ha tuttavia posto fine ai conflitti fra le truppe governative, sostenuta militarmente dall'URSS e da Cuba i guerrieri dell'UNITA appoggiati da USA e Sudafrica. I 1991 è stato raggiunto un accordo tra le opposte fazioni e nel 1992 sono svolte sotto il controllo dell'ONU libere elezioni che hanno decretato la vittoria dell'MPLA. I risultati elettorali sono stati però contestati dall'UNITA che ha ripreso le azioni di guerriglia.
Il territorio e la popolazione
Il paese è formato da un vasto altopiano interno e da una fascia costiera bassa e pianeggiante. Dell'Angola fa parte l'enclave di Cabinda situata al confine tra il Congo e lo Zaire particolarmente ricche di petrolio. Oltre il 90% della popolazione è composta da bantu. La lingua ufficiale è il portoghese; largamente usati sono gli idiomi bantu e Khoisan. La religione più praticata è quella cattolica(65%); molto diffusi sono i culti animisti. La Angola ha una densità abitativa media fra le più basse del continente(8,8 abitanti per chilometro quadrato); la popolazione urbana ammonta al 28, 3%. Capitale dello stato è Luanda(1.134.000 abitanti) sull'oceano atlantico: punto di arrivo di tre oleodotti che trasportano il greggio dai giacimenti della provincia, la città è importante centro portuale e industriale.
L'economia
Per le sue notevoli risorse minerarie( giacimenti di petrolio, diamanti, rame, magnese, fosfati) l'Angola è un paese dalle grandi potenzialità economiche. Lo sviluppo delle attività produttive è stato, tuttavia, pesantemente ostacolato dalla situazione di continua guerra interna. L'agricoltura occupa il 73% della popolazione attiva, ma solo il 2,8% del territorio è utilizzato; le principali colture commerciali sono la canna da zucchero, il caffè, il sisal e l'olio di palma. Le industrie moderne sono ancora limitate( raffinerie, cementifici, acciaierie).

PARTE GENERALE
Popolazione
La popolazione dell’Africa sub-sahariana è costituita in larghissima maggioranza da popoli dalla pelle molto scura(da cui il nome di Africa nera), molto diversi gli uni dagli altri per caratteri fisici, usanze, lingua e religione. Diversi fattori infatti hanno portato ad una grande varietà fisica e culturale: le migrazioni avvenute in migliaia di anni, soprattutto dal nord al sud, la mescolanza tra popolazioni diverse, in particolare nella regione del Corno d’Africa, le cui popolazioni(Somali, Etiopi)ebbero frequenti contatti con l’Africa settentrionale e con l’Arabia, ed in Madagascar, dove si stabilì una popolazione di origine asiatica(Malgasci); la presenza di popolazioni stabilitesi nell’Africa centro-meridionale in tempi molto antichi(come i Boscimani o i Pigmei); i contatti con la civiltà arabo-musulmana prima, con quella europea poi. Altri fattori hanno permesso di conservare a lungo questa varietà culturale: la maggioranza della popolazione africana vive ancora in villaggi e si dedica alle attività tradizionali; strade, ferrovie e mezzi di comunicazione di massa poco sviluppati; l’istruzione è ancora poco diffusa: tutto ciò ha permesso a moltissime tribù africane di conservare il proprio patrimonio culturale. Soprattutto quelle popolazioni che vivono nelle regioni dell’interno, lontano dai grandi centri urbani, e che perciò hanno minori contatti con la civiltà europea, hanno modificato pochissimo il loro modo di vivere e conservano le proprie tradizioni, nell’abbigliamento come nelle credenze religiose, nella lingua come nell’organizzazione sociale e familiare. Tali tradizioni presentano notevoli differenze tra un popolo e l’altro perciò oggi in Africa vi è una ricchezza di culture che in altri continenti si è fortemente ridotta, per il diffondersi della civiltà europea.
Molte popolazioni però hanno adottato l’abbigliamento degli europei e vivono secondo il modello europeo. In particolare in quasi tutti gli stati la classe sociale superiore, che vive nelle città è ormai spesso completamente europeizzata.
In Africa sono praticate diverse religioni animiste, ma la religione cristiana(cattolica o protestante) si è ampiamente diffusa soprattutto nei centri urbani e tra le popolazioni che hanno avuto più contatti con gli europei; in Etiopia sono ancora numerosi i cristiani copti, la cui conversione al Cristianesimo risela ai primi secoli dopo Cristo, al tempo di del regno di Aksum. Nelle regioni dove è stato maggiore l’influsso della civiltà araba, prevale la religione musulmana.
Di rado gli africani vivevano in grandi centri urbani ed ancora oggi la maggioranza della popolazione risiede in villaggi, ma i contatti commerciali con gli arabi prima, l‘arrivo degli europei poi, favorirono la nascita di città, che in questi ultimi secoli si sono fortemente ingrandite: come in tutti i paesi del terzo mondo molti contadini si trasferiscono in città per sfuggire alla fame ed alle guerre e queste migrazioni hanno portato alla formazione di grandi bidonville ai margini dei maggiori centri urbani, prive dei servizi essenziali. Nonostante la loro crescita sono relativamente poche le città africane che superano il milione di abitanti: le principali sono Johannesburg in Sud-Africa, Kinshasa nello Zaire(la città più popolosa dall’Africa nera), Nairobi in Kenya, Addis Abeba in Etiopia, Lagos in Nigeria, Abidjian in Costa d’Avorio e Dakar in Senegal.
Storia
L’Africa a sud del Sahara fu la culla dell’umanità: qui comparvero, oltre 4 milioni di anni fa, i primi ominidi ed in seguito anche l’uomo attuale(Homo Sapiens Sapiens). L’Africa rimase però a lungo un continente poco densamente popolato, soprattutto nella parte centro-meridionale, per la presenza della fitta equatoriale. Dalle regioni settentrionali ed in particolare dalla valle del Nilo l’agricoltura si difuse progressivamente in tutto il continente e la desertificazione del Sahara, nel 3° millennio a.C., spinse verso sud le popolazioni che un tempo vivevano in questa regione: nel corso del 1° millennio a.C. esse si stabilirono in tutta l’Africa meridionale, costringendo le popolazioni originarie(Khoi e San, noti in Europa come Boscimani ed Ottentotti, e Pigmei) a ritirarsi all’estremità sud-occidentale del continente o nel fitto delle foreste. Per un lungo periodo non vi furono in questa parte dell’Africa grandi centri urbani, né Stati, a parte quelli che sorsero lungo il corso del Nilo, per l’influenza della civiltà egiziana: il regno di Meroe(900 a.C.- 400 d.C.) e quello di Aksum(100-1000 d.C.), in cui verso il 4° secolo d.C. si diffuse il Cristianesimo. I primi grandi stati africani al di fuori della valle del Nilo si formarono alla fine alla fine del 1° millennio d.C., nella regione del Sahel, a sud del Sahara, probabilmente anche per l’influenza della civiltà araba, che si era diffusa in tutta l’area del nord del Sahara. Gli scambi commerciali favorirono la diffusione della regione musulmana nelle regioni a sud del Sahara e lungo la costa orientale del continente. Dei regni del Ghana(8°-12° secolo d.C.), del Mali(12°-15° secolo) e dei numerosi altri presenti in questa regione e poi anche in altre parti del continente rimangono oggi poche testimonianze: questi popoli infatti non usavano la scrittura e solo l’archeologia e le relazioni di alcuni viaggiatori arabi ci permettono di conoscerne lo sviluppo. Furono gli arabi a dare inizio al commercio di schiavi neri(tratta dei neri), ma tale attività si sviluppò soprattutto ad opera degli europei, che cominciarono ad esplorare le coste de continente nel 15° secolo alla ricerca di una rotta per l’India e, dopo la scoperta dell’America, si procurarono schiavi da inviare alle colonie americane. La tratta ebbe inizio nel 16° secolo e conobbe un grande sviluppo tra il 17° ed il 18° secolo. Milioni di neri furono resi schiavi e molti altri morirono durante le spedizioni effettuate per catturare gli schiavi o durante gli schiavi. Per alcuni secoli la ricerca degli schiavi fu il principale obiettivo della presenza europea in Africa ed i primi insediamenti francesi, inglesi, olandesi, spagnoli e portoghesi, furono basi per la tratta degli schiavi o per il rifornimento delle navi che si dirigevano verso l’Asia. In questi secoli solo all’estremità meridionale dell’Africa si stabilirono numerosi coloni europei di origine olandese che sterminarono o ricacciarono nelle aree desertiche le popolazioni originarie, Boscimani ed Ottentotti, e si scontrarono con alcune delle tribù nere della regione. Nelle altre aree le conquiste europee furono solitamente limitate alle coste.
L’esplorazione e la conquista dell’interno dell’Africa avvennero alla fine dell’800, quando Francia, Inghilterra, Belgio, Germania ed in misura minore Italia, si divisero il continente, nonostante la resistenza di diverse popolazioni, dando vita a divisioni amministrative che ignoravano e differenze etniche, che sono alla base degli Stati attuali. I coloni europei rimasero sempre poco numerosi, a parte in alcune regioni, in cui il clima era più vicino a quello europeo, la terra fertile e vi erano giacimenti minerari importanti, come gli altipiani del Kenya o l’estremità meridionale del continente. Anche qui essi rimasero comunque una minoranza che s’impadronì però delle terre più fertili e dei grandi giacimenti. Nel periodo coloniale l’Africa fu oggetto di uno sfruttamento intenso, senza che ne venisse in nessun modo promosso lo sviluppo economico: l’estrema povertà attuale della regione ha le sue origini proprio in questi anni.
La decolonizzazione avvenne negli anni ’60: solo all’estremità meridionale dell’Africa, per la presenza del regime sudafricano e delle colonie portoghesi, le popolazioni locali rimasero più a lungo sotto il dominio europeo, da cui si liberarono tra il 1975(Angola e Mozambico) ed il 1994(Sud Africa). La fine del dominio diretto non portò però sempre ad una reale indipendenza economica e politica, in quanto in Africa il fenomeno del neocolonialismo è molto grave. Inoltre nei nuovi Stati, privi di un’identità nazionale, gli scontri etnici si moltiplicarono ed i contrasti interni, le difficoltà economiche, la povertà estrema favorirono la formazione di regimi dittatoriali.
Politica
Gli stati africani sono divenuti indipendenti solo popola seconda guerra mondiale, soprattutto dal 1960 in poi, talvolta dopo lunghe guerre d’indipendenza(Angola, Mozambico, Kenya, Namibia, Zimbabwe) le popolazioni nere hanno dovuto lottare perché la minoranza di coloni di origine europea manteneva ogni potere, escludendone la maggioranza nera.
La presenza di confini tracciati dai colonizzatori, senza rispettare le differenze etniche, è all’origine di molti conflitti che hanno insanguinato l’Africa nera dopo l’indipendenza, devastando per anni ed a volte per decenni diversi paesi. Più volte i governi europei, quello sovietico(prima dello scioglimento dell’URSS), quello statunitense, quello sud-africano o le multinazionali sono intervenuti in queste guerre. Questi conflitti sono perciò stati combattuti con armi fornite dall’URSS, dagli USA o dall’Europa, talvolta anche dalla Cina o da Cuba, con l’intervento di consiglieri militari ed anche di soldati di questi stati, come è avvenuto in Etiopia ed in Angola, in Mozambico ed in Somalia.
Guerre interne si sono avute in diversi stati africani: nello Zaire soprattutto nella provincia del Katanga(oggi Shaba), particolarmente ricca di giacimenti minerari(1960-65, 1977, 1978); in Ciad(1965); in Nigeria, nel Biafra, dove la minoranza cristiana degli Ibo si ribellò per staccarsi dal paese, in cui prevalgono i musulmani(1966-1970), e nuovi scontri si sono avuti in seguito(1987,1991) per contrasti religiosi; in Mozambico dopo l’indipendenza(1975), soprattutto per l’intervento del Sud-Africa, ed in Angola, con la partecipazione delle grandi potenze; in Liberia prima contro il dittatore Doe, poi, dopo la sua morte, tra le fazioni rivali; in Etiopia, dove i guerriglieri eritrei riuscirono ad ottenere l’indipendenza del loro paese dopo quasi 30 anni di guerra(1962-1991); in Somalia, dove il rovesciamento del dittatore Siad Barre(1991) ha provocato una nuova guerra civile tra le diverse etnie che avevano partecipato alla rivolta ed oggi il paese è sotto controllo di diverse bande armate.
Gli stati africani sono repubbliche, ma di fatto molti governi sono oggi di tipo dittatoriale: a fronte di alcuni stati divenuti abbastanza democratici, come il Botswana e la Repubblica Sudafricana, sono numerosi i regimi totalitari, che non lasciano nessuna libertà di opinione ed in cui gli oppositori vengono incarcerati o eliminati.
Economia
Vi sono ancora alcune popolazioni africane che vivono di pesca(lungo i grandi fiumi o i laghi o sulle coste), di raccolta e di caccia(come i Pigmei nelle foreste ed i Boscimani nelle regioni desertiche o semidesertiche). La maggioranza della popolazione però vive di allevamento e di un’agricoltura di sussistenza, non meccanizzata. L’aumento della popolazione ha portato negli ultimi decenni ad uno sfruttamento eccessivo del suolo, sia per il pascolo, sia per le coltivazioni, e questo ha provocato la distruzione del manto vegetale e quindi fenomeni di erosione molto gravi: in tutti i paesi a sud del Sahara, il processo di desertificazione si è accentuato e si sono avute diverse carestie.
Nelle terre più fertili gli europei hanno introdotto coltivazioni di prodotti destinati all’esportazione; così l’Africa nera, dove la fame costituisce un grave problema , esporta oggi prodotti alimentari verso i paesi ricchi: cacao(Costa d’Avorio, Nigeria), caffè(Costa d’Avorio, Etisia), tè(Kenya), tabacco(Zimbabwe), arachidi(Senegal, Nigeria). Gli introiti forniti da queste esportazioni non sono utilizzati per acquistare il cibo necessario alla parte povera della popolazione: essi invece finiscono all’estero, essendo molte piantagioni di proprietà europea o statunitense, o sono utilizzati dai grandi proprietari locali e dai funzionari statali per acquistare beni di consumo prodotti dai paesi industrializzati.
L’Africa nera produce anche molto legname, richiesto dai paesi industrializzati, ed il disboscamento è un’altra causa dell’erosione del suolo.
Molto importante è infine la produzione di minerali(dall’oro ai diamanti, dal rame agli smeraldi) e di petrolio(Nigeria), esportazioni versi i paesi industrializzati: in Africa si trovano alcuni tra i principali giacimenti mondiali di diamanti(Sud-Africa, Zaire, Botswana), oro(Sud-Africa), rame(Zambia), uranio (Namibia), ferro(Sud-Africa, Liberia), cromo(Sud-Africa, Zimbabwe), bauxite(Guinea).
L’industria è poco sviluppata, perché gli Europei del mondo coloniale ricavavano da questi territori materie prime e prodotti alimentari, ma non installavano industrie che avrebbero fatto concorrenza alle proprie: solo il Sud-Africa e lo Zimbabwe, dove erano presenti molti coloni europei, ed in tempi più recenti la Nigeria, grazie alla presenza del petrolio, hanno conosciuto un certo sviluppo industriale. In alcuni stati la costruzione di grandi dighe(come la diga Kariba, realizzata dagli italiani sul fiume Zambesi) ha permesso di produrre l’energia necessaria, mentre in altri Stati essa deve essere improntata(sotto forma di petrolio), aggravando il debito internazionale di questi paesi.
Complessivamente l’Africa nera è la regione più povera del mondo ad eccezione di alcuni stati, tra cui il Sud-Africa, dove però a causa del dominio bianco durato fino al 1994 solo la minoranza bianca vive in condizioni di benessere.
Qualità della vita
A causa della miseria, l’Africa nera presenta numerosi gravi problemi, tipici dei paesi del Terzo Mondo.
Il primo luogo l’alimentazione è spesso insufficiente e le carestie sono frequenti, sia per eventi climatici sfavorevoli, come le periodiche siccità, sia per le migrazioni forzate dovute alle guerre.
Il livello di istruzione è molto basso, con una maggioranza di popolazione analfabeta: questo fenomeno non è grave nelle società tradizionali, dove la scrittura non è usata abitualmente, ma è preoccupante per la popolazione inurbata. Il problema riguarda soprattutto le donne: in paesi come la Sierra Leone, il Gambia, la Guinea, il Niger, il Burkina Faso o la Somalia le donne alfabetizzate sono meno di un terzo degli uomini.
Le condizioni igieniche sono scadenti, soprattutto nelle grandi città, e molte aree sono prive sono prive di acqua potabile, con conseguente presenza di numerose malattie altrove scomparse. Questa situazione è favorita anche dal clima tropicale africano, che costituisce un ambiente particolarmente adatto alla vita dei diversi microrganismi responsabili di malattie e dalla mancanza di medici, di medicine, di ospedali, di acqua potabile, di informazione sulle norme igieniche, unita alla denutrizione diffusa.
Un altro grave problema, legato all’aumento della popolazione, è la mancanza di posti di lavoro, che spinge molti a migrare verso i paesi africani più sviluppati, come la Nigeria, o verso l’Europa: in Italia ad esempio sono numerosi gli immigrati senegalesi e nigeriani.
A questi elementi socio-economici, per cui i paesi africani si trovano in generale tra quelli in cui lo sviluppo umano è minore, si affiancano i conflitti tribali, la guerre tra Stati e la presenza di dittature, che rendono ancora più difficili le condizioni di vita in molti paesi del continente.
GUERRE CIVILI IN RUANDA E IN BURUNDI
In Ruanda e Burundi l’etnia maggioritaria è quella degli Hutu(Bahutu), ma vi è una minoranza Tutsi(Watutsi), che in Burundi ha sempre avuto il potere, facendo periodicamente strage degli Hutu(1965, 1972, 1988), in modo da rendere impossibile ogni rivolta. In Ruanda invece gli Hutu ottennero il potere ed instaurarono un regime dittatoriale, contrario ad ogni collaborazione con i Tutsi:
man mano che in Burundi la situazione degli Hutu peggiorava, gli Hutu del Ruanda opprimevano i Tutsi e man mano che in Ruanda la situazione dei Tutsi diventava più difficile, i Tutsi del Burundi facevano strage di Hutu. Nel 1993 libere elezioni portarono gli Hutu in Burundi ed i presidenti dei due paesi cercarono un accordo per risolvere le tensioni esistenti tra le due popolazioni, ma furono assassinati(1994): ebbe così inizio in Ruanda una guerra civile spaventosa, che vide il massacro di centinaia di migliaia di Tutsi, ma anche di Hutu, e che si concluse con a vittoria dei Tutsi. Non essendo stati eliminati i motivi di tensione tra le due etnie, la guerra civile può ricominciare in qualsiasi momento in uno dei due Stati.
LE MALATTIE PRESENTI IN AFRICA
In quasi tutta l’Africa nera sono oggi presenti numerose malattie trasmesse da insetti: la malaria, che è provocata da un microrganismo trasmesso dalle zanzare; la febbre gialla, che è un’epatite(infiammazione del fegato)acuta, provocata da un virus trasmesso dalle zanzare; la tripanosmiasi, o malattia del sonno, provocata da un microrganismo trasmesso dalla mosca tse-tse. Ampiamente diffusa è anche la bilharziosi o schistosomiasi, dovuta ad un minuscolo verme che vive
nelle acque stagnanti e nei corsi d’acqua ed è in grado di penetrare nel corpo umano, diffondendosi in tutto l’organismo e provocando gravi danni ed anche la morte. Anche l’oncocerosi, che provoca la cecità, è provocata da un piccolo verme. In Africa, come pure in Asia ed in misura minore in America latina, è presente la lebbra, che provoca la distruzione di diversi tessuti dell’organismo e, di solito dopo molti anni, la morte. In Africa infine si è sviluppato, con ogni probabilità il virus HIV, responsabile dell’AIDS. Questa malattia si trasmette attraverso i rapporti sessuali o l’uso comune di aghi: a causa della mancanza di fondi, in molti paesi africani può capitare che uno stesso ago venga utilizzato più volte per la vaccinazione dei bambini, senza essere stato adeguatamente sterilizzato, e che venga trasmesso così l’AIDS. A queste malattie infettive vanno aggiunte quelle dovute ad un’alimentazione insufficiente o povera di alcuni elementi essenziali: è il caso del berberi, dovuto ad una carenza di vitamina B1 che provoca un’infiammazione del sistema nervoso, o della pellagra, causata da una carenza della vitamina PP, che colpisce bambini ed adolescenti provocando lesioni alla pelle e disturbi al sistema nervoso.
IL SUDAFRICA
Nella repubblica del Sud-Africa, autonoma dal 1910, il governo rimase in mano ai coloni di origine europea, che tolsero ai neri le loro terre(Land Acts del 1913 e del 1936)e dopo la seconda guerra mondiale crearono un regime sempre più autoritario, basato sulla separazione totale(apartheid) delle diverse razze: tutti i servizi pubblici, dalle scuole agli ospedali, dalle cabine telefoniche agli autobus vennero divisi, per cui ad esempio sull’autobus i neri dovevano salire al piano superiore ed ai bianchi spettava quello inferiore. I matrimoni misti vennero proibiti(1949), ogni razza fu costretta a vivere in propri quartieri(1950) ed i neri vennero privati di ogni diritto: il potere legislativo apparteneva ad un parlamento eletto esclusivamente dai bianchi. All’interno della Repubblica Sudafricana vi fu una forte opposizione al regime razzista, condotta soprattutto dall’ANC e le pressioni internazionali condussero alla progressiva eliminazione dell’apartheid con la legalizzazione dei matrimoni misti(1985), l’abolizione dei lasciapassare per i neri(1986), l’eliminazione della segregazione razziale negli uffici pubblici(1990), l’abolizione dell’anagrafe razziale(1991), l’apertura di tutti gli impianti pubblici a tutti i cittadini(1991), la possibilità per i neri di possedere terre ovunque ed infine libere elezioni in cui ogni cittadino aveva un voto, indipendentemente dal colore della sua pelle(1994): divenne così presidente della Repubblica Sudafricana il capo storico dell’ANC, Nelson Mandela, rimasto in carcere per oltre 20 anni.

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