Il Guatemala

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Testo

Guatemala. Repubblica dell'America centrale.
CONFINI.
Confina a nord e ad ovest col Messico; ad est con l'Honduras britannico, il mar Caraibico e l'Honduras; a sud con El Salvador e l'oceano Pacifico. La superficie è di 108.889 kmq; gli abitanti sono 8.434.300. Capitale, Città di Guatemala.
CONFIGURAZIONE FISICA.
La regione guatemalteca è costituita da una pianura costiera, oltre la quale si innalzano altiplani di varia altezza dominati da enormi vulcani, il maggiore dei quali è il Tajumulco (4210 m), seguito dall'Atitlán (3855 m) che si specchia nelle acque del lago omonimo. La parte centrale è occupata da numerose vallate segnate da notevoli rilievi montuosi e da due imponenti depressioni: quella del fiume Chixoy e del lago Izabal e quella del fiume Motagua. Il settentrione è occupato dalle pianure di el Petén.
IL CLIMA.
Il clima è in genere determinato dall'andamento dei monsoni, che da maggio ad ottobre apportano sulla costa e sui rilievi vulcanici notevoli quantità di pioggia.
La vegetazione è in relazione alla quantità di precipitazioni. Mentre sulla costa del Pacifico si estende una densa foresta tropicale, sulle cime vulcaniche si incontra la vegetazione tipica della savana. Le alte vette montane sono coperte da specie sempreverdi, tra cui spiccano cipressi e querce. Le vallate sono il regno di specie xerofile.
ABITANTI.
Le aree più popolate della republlica sono quelle centrali. La composizione etnica è data da Amerindi (56%), meticci (30%), creoli ed europei.
LINGUA.
La lingua ufficiale è la spagnola, ma molto diffusi, specie tra gli Amerindi, sono alcuni dialetti maya.
RELIGIONE.
La religione della maggioranza è quella cattolica.
POLITICA.
Il potere politico, secondo la Costituzione del 1956, spetta al Presidente della Repubblica, eletto per 6 anni con voto diretto, di fronte al quale è responsabile dei propri atti il consiglio dei ministri. Il potere legislativo spetta la Congresso, composto dalla sola Camera dei deputati, i cui membri sono eletti per un periodo di 4 anni in ragione di un deputato per ogni 50.000 ab. La giustizia è amministrata da preture e tribunali dipendenti dalla suprema Corte di giustizia, i cui membri sono scelti dal Congresso per un periodo di 4 anni. Amministrativamente, il G. è diviso in dipartimenti retti da governatori scelti dal Presidente della Repubblica.
ECONOMIA.
Il Guatemala ha un'economia agricola, prevalentemente di piantagione.
Le coltivazioni per il fabbisogno locale sono praticate in appezzamenti minori.
I principali prodotti, in gran parte destinati all'esportazione, sono il caffè (ca. 2,2 milioni di q annui), lo zucchero da canna, il cacao, le banane. Vi sono diversi minerali, ma in quantità modesta. Si sfruttano alcuni giacimenti di petrolio. I prodotti industriali sono in maggioranza importati. A Puerto Barrios e a Escuintla si trovano raffinerie di petrolio.
STORIA.
Abitato nell’antichità dai Maya, del cui livello culturale permangono ancora oggi eccezionali testimonianze, il Guatemala fu assoggettato al dominio spagnolo allorché nel dicembre 1523 Hernán Cortés, il conquistatore del Messico, mandò nel Paese uno dei suoi luogotenenti più famosi, Pedro de Alvarado (1485?-1541), il quale sconfisse gli Indios e Fondò Guatemala.
L’attuale Guatemala faceva parte di una ben più grande unità territoriale-amministrativa, il Capitano generale del Guatemala, del quale facevano parte anche gli attuali Nicaragua, El Salvador, Honduras e Costa Rica; ciò vuol dire che la penisola centroamericana fra l’Istmo e il Messico era, per così dire, tutto Guatemala. Il territorio era governato da un capitano generale dipendente direttamente dal viceré della Nuova Spagna, che risiedeva in Città del Messico, e perciò godeva di un’ampia autonomia.
Le vicende che condussero il Messico all’autonomia coinvolsero pure il Guatemala ed altri Paesi centroamericani. Il Capitano Generale del Guatemala proclamò la sua indipendenza il 15 settembre 1821, dopo il precipitare degli avvenimenti in Messico; ma quest’ultimo non accettò il distacco e riconquistò militarmente le province dissidenti. Tuttavia il 1o luglio 1823 un’Assemblea costituzionale delle cinque province (Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Costa Rica) proclamò a Guatemala la nascita di una repubblica federale: il nome di Guatemala spariva e il nuovo Stato assumeva quello di « Province Unite dell’America Centrale ».
Fin dalla sua nascita la Federazione fu dilaniata dalle lotte, spesso armate, fra le fazioni e le province; vivissimi contrasti suscitò anche la posizione della Chiesa di fronte allo Stato: la laicità dell’istituzione politica e altri temi della problematica liberale diedero origini a forti tensioni. Nel 1825 divenne presidente federale il liberale Manuel José Arce, ma una sua intesa con l’arcivescovo di Guatemala provocò un anno dopo la guerra civile. La guerra civile durò tre anni, fino al 1829, e terminò con la vittoria dei liberali sui conservatori guidati da Francisco Morazán. Divenuto capo assoluto della Federazione, Morazán si sforzò, fra il 1829 e il 1837, di attuare riforme che limitassero il potere temporale alla Chiesa, di attirare immigranti, di costruire strade, in pratica favorire la modernizzazione del Paese; Ma le forze del vecchio ordine appoggiate dalla Chiesa tramavano contro il regime riformatore di Morazán, garantendo voti dagli Indios.
Nel 1837 ci fu un’epidemia di colera e i clericali fecero credere agli Indios che i liberali avevano avvelenato i pozzi; così Rafael Carrera, ponendosi a capo degli Indios, conquistò Guatemala. Nonostante gli sforzi del presidente la Federazione andò in pezzi. Morazán fu ucciso dagli uomini di Carrera nel 1842.
Nel Guatemala l’indipendenza non portò mutamenti alla struttura socioeconomica che rimase di tipo coloniale, a vantaggio dell’oligarchia dominante.
Scarsissimi furono i progressi nei settori culturale ed economico e le piantagioni di banane si estesero, frutto di investimenti statunitensi. Cominciava in tal modo il progressivo asservimento economico del Guatemala agli Stati Uniti. Il Guatemala fu governato dal 1931 al 1944 da Jorge Ubico Castañeda, dittatore conservatore. Ma la nascita di una classe media e ai ceti operai, nonché l’evolversi di un quadro internazionale, crearono le premesse, durante la dittatura di Ubico, per un ricambio radicale. Nell’ottobre del 1944 una vittoriosa rivoluzione insediò una giunta provvisoria di tendenza socialdemocratica. Nel marzo del 1945 si svolsero libere elezioni: il nuovo presidente democratico popolare Juan José Arévaldo passò al governo. Il nuovo regime attuò subito riforme e innovazioni per porre rimedio alla oligarchia agraria, la dipendenza economica e politica dagli Stati Uniti, l’arretratezza dovuta al sottosviluppo, la miseria e l’ignoranza delle masse popolari. Nel ’50 gli succedette Arbenz. Nel 1952 promulgò la legge di riforma agraria, che colpiva i grandi proprietari, togliendo fra l’altro 100 000 ettari alla United Fruit Company. I rapporti tra Stati Uniti e Guatemala peggiorarono ulteriormente quando il regime di Arbenz fu appoggiato dal partito comunista guatemalteco. Nel 1954 un esercito di oppositori comandato dal colonnello Carlos Castillo Armas, appoggiato dagli statunitensi rovesciò il regime, cosicché le relazioni con gli Stati Uniti furono ristabilite e l’oligarchia conservatrice tornò al potere. Dopo una serie di duri contrasti tornò al potere nel 1970 il liberalprogressista Julio César Méndez Montenegro. Nel 1973 la violenza dilagò anche nelle città per la contrapposizione di formazioni di estrema destra e di estrema sinistra; le vittime della guerriglia, delle repressioni e del terrorismo si contarono a centinaia
IL RICONOSCIMENTO DELLE POPOLAZIONI INDIE.
La sottoscrizione, il 31 marzo 1995, di un «accordo sull’identità e i diritti dei popoli indigeni» fu il primo successo. Paradossalmente per un Paese la cui popolazione conta il 60% di Indios, sono occorsi anni di lotta prima che un documento ufficiale riconoscesse che «il Guatemala è un Paese multietnico e multilingue». Il 7 gennaio 1996 l’elezione di Alvaro Arzu alla presidenza della repubblica ha segnalato una tappa importante nel processo di pacificazione. Dal momento del suo insediamento egli si è, infatti, dimostrato desideroso di accelerare i negoziati. Arzu ha modificato la composizione della Commissione di pace (Copaz) affidandone il coordinamento ad un sociologo, già appartenente ad un movimento di sinistra fiancheggiatore della guerriglia. Il 25 febbraio, il nuovo presidente si è recato in segreto a Città del Messico per dialogare di persona con i dirigenti dell’URNG. Questa mossa inedita – nessun presidente non aveva mai incontrato i guerriglieri, fino a quel momento – ha subito stabilito un clima di fiducia. L’URNG ha annunciato che 1996 sarebbe stato l’anno della pace e il 20 marzo ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. Con l’accordo di pace del 29 dicembre è stata promulgata una vastissima amnistia, anche per tutte le atrocità perpetuate negli anno di guerra, assai controversa.
Per la società guatemalteca resta da applicare un modello di sviluppo più democratico e, soprattutto, da trovare una soluzione al delicato problema delle violazioni dei diritti dell’uomo. A questo proposito nel suo sesto ed ultimo rapporto (corrispondente al secondo semestre 1996) la missione dell’ONU ha segnalato i progressi compiuti per volontà del governo, ma ha anche rivelato delle denunce contro la polizia nazionale, deplorando l’inefficacia di un sistema giudiziario che spesso porta all’impunità. Il disarmo di 3614 combattenti, iniziato il 13 marzo 1997, si è rivelato difficile e ha rischiato di aumentare il numero delle armi in circolazione e di alimentare la violenza criminale.
Come consolidare la pace?
Quanto meno, il Guatemala dovrebbe disporre di fondi da destinare a questo scopo. Il 21 e il 22 gennaio 1997, il presidente Arzu ha proceduto (gennaio 1997) ad un rimpasto ministeriale, anche, per segnalare l’apertura di una nuova fase politica. L’obbiettivo è quello di consolidare la pace aumentando la crescita economica che nel 1996 ha invece segnalato il passo, con il 3,1% (contro il 5% del 1994 e del 1995), insufficiente a diminuire la miseria nel Paese. Questo rallentamento è dovuto al crollo dei prezzi del caffè, principale derrata d’esportazione del Paese, e dalla debolezza di domanda nei principali destinatari dell’esportazione dei beni manifatturati, come il Costa Rica ed El Salvador.
Peraltro il Guatemala si mantenuto aperto al commercio internazionale e ha cominciato a raccogliere i benefici di questa sua perseveranza. È proseguita l’integrazione con El Salvador e Honduras, nel cosiddetto «triangolo del Nord».Nel maggio 1996 Guatemala ed El Salvador hanno avviato un unione doganale. Inoltre i negoziati con il Messico hanno portato, nel settembre 1996, alla sottoscrizione di accordi per il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni che vivono nelle zone di frontiera. Queste ultime isolate e poverissime, accolgono ancora dei profughi e dei combattenti zapatisti che si oppongono al regime messicano. In Guatemala, come nel vicino El Salvador, il consolidamento della pace sembra dipendere dal progresso sociale, ma richiede anche e soprattutto il superamento della segregazione etnica: un impresa senz’altro a lungo termine.

CAPITALE
Guatemala
SUPERFICIE
108.890 Kmq (0,36 volte l'Italia)
MONETA
Quetzal (=292,2 Lit. al 2.9.1997)
LINGUE
Spagnolo, 23 lingue indie, garifuna
GOVERNAMENTO
Repubblica presidenziale
CAPO DI STATO
Alvaro Arzu Irigoyen
PARTITI POLITICI
Partito di Avanzata Nazionale PAN, Fronte Repubblicano Guatemalteco FRG,
Democrazia Cristiana DCG, Unione del Centro Nazionale UCN, Unione
Democratica UD, Fronte Democratico « Nuovo Guatemala» FDNG
TERRITORI CONTESTATI
Il Guatemala non ha mai riconosciuto la sovranità del Belize, ex Honduras
britannico, indipendente dal 1981.
I Maya..
Popolo amerindiano stanziato nell'America centro-settentrionale, fondatore della più antica civiltà precolombiana. Gli attuali Maya (ca. 2.000.000), dediti in gran parte all'agricoltura, parlano ancora la lingua dei loro predecessori e abitano le antiche sedi in cui fiorì la più splendida cultura del Nuovo Mondo.
REGIONE.
La regione in cui si sviluppò la civiltà dei Maya comprende attualmente gli stati dello Yucatán, del Campeche, del Tabasco, la parte orientale del Chiapas e il territorio di Quintana Roo, nella Repubblica del Messico; il dipartimento di Peten e gli altipiani adiacenti, a sud, nel Guatemala; la parte occidentale dell'Honduras e tutto l'Honduras britannico, per un totale di ca. 320.000 kmq.
A differenza della civiltà degli Aztechi, che all'arrivo degli Spagnoli era storicamente ancora giovane, quella dei M. ebbe inizio in epoca remota. Per S. G. Morley (Gli antichi Maya, Firenze, 1958) essa si estende lungo un considerevole arco di tempo. Secondo questo eminente studioso, sulla base di ricerche archeologiche, etnologiche e antropologiche, il corso storico di tale civiltà sarebbe passato attraverso tre periodi: età pre-classica (ca. 1500 a.C. - 317 d.C.); età classica (317 d.C. - 889); età post-classica (889- 1697), che termina quando furono sottomessi gli ultimi M. organizzati.
STORIA.
L'età pre-classica ci attesta la presenza nella regione di Peten dei primi Maya Essi forse giunsero originariamente dal nord (Toltechi?) o subirono l'influenza di immigrati che provenivano dal Messico. Erano probabilmente tribù di nomadi che si trasformarono in sedentari ed agricoltori. Si ritiene che il loro stabilizzarsi in sedi permanenti sia da mettere in relazione con la scoperta della coltura del mais. Infatti, negli altipiani del Guatemala cresce una pianta selvatica, chiamata in lingua azteca teosit (erba degli dei), che secondo i botanici è da considerarsi la progenitrice del mais. Vasellame e resti di costruzioni sono testimonianze di questo periodo.
Dal 317 d.C. fino all'889 la civiltà dei Maya si sviluppa e raggiunge il massimo del suo splendore nell'odierno Guatemala e nelle zone adiacenti. Le rovine, fino a qualche decennio fa sepolte nelle foreste, a Palenque, Piedras Negras, Yaxchilan, Tikal, Uaxctum, Copan e Quiriguà, determinano l'estensione di quello che fu il dominio dei M., forse non un'unità politica, ma un complesso di città-stato. Sul finire del IX sec., in ca. 50 anni, tutte queste città furono abbandonate. Molte ipotesi sono state formulate per spiegare tale esodo: terremoti, modificazioni del clima, sopraggiungere di malattie epidemiche, guerre civili, invasioni di popoli stranieri, rivoluzioni interne, rovesciamento del potere sacerdotale, decadenza intellettuale, esaurimento del terreno agricolo. Congetture tutte plausibili, ma nessuna risolutiva. E' certo che dagli inizi del X sec. i Maya non costruirono più monumenti, templi e palazzi nel territorio dell'antico impero. In tal modo ha termine il periodo del loro massimo splendore.
Il terzo periodo, o età post-classica, vede il centro della civiltà dei Maya spostarsi più a settentrione, nella penisola dello Yucatán. Qui ebbe sede quello che è chiamato il nuovo impero. Le nuove condizioni ambientali devono aver influito in senso negativo sulla originaria cultura dei M., se possiamo constatare che in quest'epoca essi non raggiunsero l'antico splendore ed erano già in piena decadenza quando arrivarono gli Spagnoli.
ORGANIZZAZIONE SOCIALE E POLITICA
Difficile è ricostruire l'organizzazione politica e sociale dei Maya durante il periodo classico e post-classico. E' probabile che le varie città fossero unite in una confederazione di governi, in cui un'alta casta sacerdotale doveva avere una parte preponderante. Infatti la mancanza di un'organizzazione militare e il rilevante peso della religione nella vita pubblica hanno fatto ritenere che i sacerdoti di un culto rigido e dogmatico abbiano avuto parte prevalente nel governo. La popolazione, costituita principalmente da agricoltori, abitava in piccoli gruppi nelle vicinanze dei terreni coltivati; nei giorni di mercato e in occasione di cerimonie religiose affluiva nelle città, centri religiosi e amministrativi. Il loro ordinamento sociale era rigidamente gerarchico, dominato da una casta ereditaria, ma tutte le risorse erano messe in comune. La casta privilegiata derivava il suo potere da una pretesa origine divina; aveva alla sua testa un capo politico, che rivestiva contemporaneamente la carica di sommo sacerdote. Costui, chiamato Halc-uinic (giusto uomo), con l'aiuto di numerosi funzionari, decideva sull'amministrazione del territorio e delle città a lui sottoposte, dirigeva le cerimonie, ordinava la costruzione dei templi, soprintendeva all'agricoltura e ai commerci.
CULTURA MATEMATICA E STRONOMIA.
In taluni campi delle conoscenze i Maya ci hanno lasciato delle sorprendenti testimonianze. Essi svilupparono una complessa e ricca scrittura geroglifica e calcolarono esattamente i cicli lunari, con l'approssimazione di un giorno su un periodo di trecento anni. Crearono un sistema di numerazione vigesimale (per venti), che veniva espresso con tre soli segni: il punto, che equivaleva a 1, la linea, che equivaleva a 5, e un segno particolare che significava zero. In combinazione fra loro, i segni davano altre cifre. Così, due punti 2, un punto e una linea 6, tre punti e tre linee 18, e via di seguito. Collocando poi questi numeri gli uni sopra gli altri, se ne moltiplicava, secondo certe norme, il valore. In tal modo i Maya riuscivano ad esprimere grandissimi valori numerici. Ma l'applicazione più interessante della scrittura, delle osservazioni astronomiche e del sistema di numerazione si ebbe nella elaborazione della cronologia. Nel loro calendario essi dividevano l'anno in 365 giorni, con un giorno intercalare ogni 4 anni, cioè quanto bastava per l'uso normale, e con 25 giorni intercalari ogni 104 anni, quando si trattasse di periodi piu lunghi. Oltre all'anno, si aveva anche un ciclo di 260 giorni, chiamato tzolkin. Questo curioso e, a prima vista, arbitrario periodo corrispondeva al tempo compreso tra i passaggi del sole, in autunno e in primavera, allo zenit della città di Copan. Tale epoca coincideva con il periodo fra la maturazione del mais e l'inizio della stagione delle piogge: due date di grande importanza per i M. Ogni tzolkin era collegato con l'anno, in modo che ogni giorno era compreso entro il minimo comune multiplo di 260 e 365, cioè 18.980 giorni, pari a 52 anni.
RELIGIONE.
A giudicare dai soggetti pacifici delle sculture dell'età classica, la religione dei Maya durante questo periodo deve essere stata di un tipo elevato e non basata quasi esclusivamente sui sacrifici umani, come fu quella dei tempi posteriori. Infatti, testimonianze degli scrittori spagnoli del XVI sec. e ritrovamenti archeologici ci confermano che l'idolatria e la pratica dei sacrifici umani fu introdotta nello Yucatán dall'influsso degli Aztechi. Originariamente la religione era monoteista. Hunab Ku era il supremo creatore e aveva tratto dal mais il genere umano. In seguito un gruppo di divinità più o meno importanti si affiancò a tale essere supremo. Comparvero così: Itzamna, dio del sole e del firmamento; Kukulcan, dio della saggezza, inventore del calendario, rappresentato in sembianze di serpente piumato; HunaHan, dio della morte e dei nove inferi. C'erano poi divinità della pioggia, dell'agricoltura, del terremoto e delle stelle.
Il culto nel periodo classico si limitava ad offerte di fiori, frutti, cani e tacchini. In periodo post-classico la religione assunse un carattere cruento e comparvero i sacrifici umani. In un gigantesco pozzo di 60 m di diametro, conosciuto come il cenote di Chich'enltzá (Yucatán) venivano gettate, in particolari solennità, fanciulle vive, riccamente adornate, come offerte sacrificali. Anche in caso di grande bisogno per tutta la comunità erano sacrificate vittime umane, specialmente allo scopo di far venire la pioggia durante le prolungate siccità. Salassi e scarnificazioni avevano una parte rilevante nella osservanza religiosa. Il sangue così ottenuto, come quello delle vittime sacrificali umane, era cosparso sugli idoli. I Maya credevano nell'immortalità dell'anima e nell'altra vita. Si riteneva che i morti fossero confinati nel mondo sotterraneo (mitnal) come castigo per le colpe commesse in vita, mentre il paradiso celeste era il premio per una vita ben spesa.
GIOCO.
Legato alle pratiche del culto, era praticato dai Maya il gioco rituale della palla. Veniva svolto nei grandi cortili adiacenti ai templi da giovani appartenenti alla casta privilegiata. Il gioco della palla, in parte simile all'odierna pallacanestro, consisteva nel far passare la palla attraverso anelli di pietra fissati ai muri laterali e apparteneva al culto, in quanto simboleggiava il cammino degli astri e soprattutto del sole.
ARCHITETTURA e COSTRUZIONI.
La migliore informazione sulla vita dei Maya ci è data dalle imponenti costruzioni architettoniche, dall'arte scultorea, dalle ceramiche e dalle pitture. I centri residenziali, sia nelle città più antiche che in quelle del periodo post-classico, comprendono piramidi a piattaforma, sulle quali avevano luogo le cerimonie religiose; templi ornati con grande profusione di sculture, ai quali si accedeva mediante ripide scalinate; palazzi di pregevole fattura decorati all'interno con disegni policromi. Oggi, attraverso queste testimonianze, e particolarmente dalla perfezione delle sculture, si può desumere quale genere di vita conducessero gli antichi Maya nei tempi di maggiore splendore. Capi di città, potenti sacerdoti, principi alteri, volti chiusi e impassibili, copricapi piumati, vesti sontuose, collane, bracciali,, ogni sorta di ornamenti, insegne del grado, prigionieri prostrati ci mostrano l'immagine della potenza e della raffinatezza di questi misteriosi personaggi, che hanno sfidato l'usura del tempo e la vigoria invadente della foresta. Ed è proprio attraverso la loro perfezione artistica che i Maya ci ripropongono continuamente l'enigma, solo in parte svelato, della civiltà da essi raggiunta.

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