L'imposizione fiscale

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Testo

L’IMPOSIZIONE FISCALE
Materie coinvolte nel percorso interdisciplinare

Definizione d’imposizione fiscale
Principi dell'imposizione fiscale -principi giuridici e amministrativi- (Adam Smith)
Adam Smith (biografia)
Caratteristiche dell'imposta
Sviluppo storico dell'imposta sui consumi
IRPEG e IRAP
Il sistema tributario prima della riforma del 1971 - Importanza storica delle varie imposte –
Tabella delle imposte dirette ed indirette prima della riforma del 1971
Grafici incidenza imposte dirette ed indirette dal 1862 al 1981
Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale
Sforzi per raggiungere l'equità
Altri effetti dell'imposizione fiscale
I Paradisi fiscali nel mondo
Anguilla
Antigua
Antille Olandesi
Aruba
Bahama
Barbados
Bermuda
Giamaica
Cipro
Malta
Svizzera
Libano
Filippine
Singapore

Definizione d’imposizione fiscale
Sistema di prelievi applicati da un governo ad individui, imprese e proprietà, principalmente per ottenere entrate con cui finanziare la spesa pubblica. L'imposizione fiscale, tuttavia, può essere impiegata per altri obiettivi economici e sociali:
Ad esempio, per promuovere l'equilibrio dell'economia favorendo o riducendo diverse forme d’attività, oppure per attuare riforme sociali mediante la modificazione della distribuzione ricchezza.

PRINCIPI DELL'IMPOSIZIONE FISCALE
I sistemi impositivi espletano diverse funzioni, secondo le responsabilità previste dal governo in carica. In Italia, gli enti locali, ossia Regione, Provincia e Comune, dipendono in buona parte dalle imposte sulla proprietà, mente gli enti centrali dipendono dalle imposte sulle vendite e dalle imposte sul reddito. I governi locali devono mantenere le spese entro limiti di bilancio determinati dalle loro stesse entrate sommate ai pagamenti ricevuti dai governi centrali. Questi ultimi, tuttavia, possono creare denaro; non devono necessariamente ricavare dal sistema Impositivo entrate sufficienti a pareggiare il bilancio. Il sistema impositivo, inoltre, non funge solo da mezzo per raccogliere entrate, ma rappresenta anche lo strumento principale della politica fiscale. Assieme al controllo dell'offerta di moneta (la politica monetaria), il governo ambisce a mantenere la stabilità economica (che si riflette nei livelli dei prezzi e dell'occupazione). Durante le fasi di depressione si possono ridurre le imposte determinando deliberatamente dei deficit di bilancio, cosicché vi sia una maggiore disponibilità di denaro da spendere in consumi e investimenti, con l'effetto di stimolare la produzione.
Oggi quasi tutte le democrazie moderne hanno fatto propri i quattro principi dell'imposizione fiscale enunciati nel XVIII secolo dall'economista scozzese Adam Smith:

Imparzialità
È fondamentale in un paese democratico che qualsiasi imposta sia equa, in altre parole che i cittadini siano tassati in proporzione e in progressione alla loro capacità contributiva.Un'imposta è considerata equa se coloro che possono pagare sono gravati o in proporzione alla loro possibilità di pagare o, secondo la situazione, in rapporto a quello che ricevono dal governo. Sia "la capacità di pagare" sia i "benefici ricevuti", dunque, sono criteri validi d’equità. Quando i servizi pubblici arrecano benefici personali quantificabili ed esclusivi a determinati individui e quando è lecito prevedere che i beneficiari si assumano una parte ragionevole del costo, si ritiene corretto finanziare i vantaggi stessi, anche se parzialmente, tassando i beneficiari del servizio. L'imposizione fiscale, basata sia sulla capacità contributiva sia sulla tassazione del beneficio, soddisfa i requisiti dell’equità verticale, in quanto questo sistema impositivo riscuote importi diversi da contribuenti in condizioni diverse. Altrettanto importante è l’equità orizzontale, principio secondo il quale gli individui che hanno la stessa capacità contributiva e ricevono gli stessi benefici devono essere tassati in uguale misura.
Chiarezza e certezza
L'applicazione di un'imposta dovrebbe essere chiara e certa. Questo principio, considerato fondamentale da Smith, è stato spesso sottovalutato nei moderni sistemi impositivi.
In paesi nei quali l'applicazione delle tasse è incerta e arbitraria, tuttavia, il cittadino può non avere fiducia nel sistema. Ad esempio, alti tassi d’inflazione hanno spesso creato timore e incertezze nei confronti dell'aumento del carico fiscale e dubbi sulla correttezza delle imposte sui valori inflazionati. Queste reazioni dimostrano l'importanza della chiarezza e della certezza quali principi base di un sistema impositivo rispettabile.
Comodità
L'adempimento dei doveri fiscali dovrebbe essere facile e comodo. Il rispetto delle leggi fiscali aumenta sensibilmente in paesi nei quali è stato introdotto un sistema di deduzione delle imposte dalla busta paga (ad esempio in Italia, nel caso dei lavoratori dipendenti).
Efficienza
Un buon sistema impositivo dovrebbe essere strutturato in modo tale da poter essere amministrato efficientemente ed economicamente. Le imposte dispendiose o difficili da gestire dirottano le risorse verso impieghi improduttivi e riducono la fiducia nella tassazione e nel governo.
I principi fiscali di Smith hanno retto bene alla prova del tempo. Altri principi sono stati aggiunti alla lista, ma alcuni si sono rivelati controproducenti. Un esempio è l'elasticità, cioè la reazione automatica delle imposte ai cambiamenti delle condizioni economiche, senza ritocchi delle aliquote. Un'alta elasticità, tuttavia, crea squilibri nei periodi di forte inflazione, spingendo la gente in fasce di reddito più alte, sebbene il potere d'acquisto del loro reddito non riesca a tenere il passo con l'aumento dei prezzi. Le ingenti entrate così ottenute incoraggiano le spese statali proprio quando i crescenti oneri impositivi scoraggiano lavoro, risparmio e investimento.
Questa situazione può provocare o peggiorare uno stato di stagnazione economica (cioè una situazione in cui non si verifica né crescita né calo del reddito nazionale) accompagnata da inflazione. In questi casi i prelievi delle imposte divengono troppo elastici e sono necessari ritocchi che tengano conto dell'inflazione.
Inoltre le imposte dettate dal Sistema Tributario devono seguire alcuni principi giuridici, che sono quei criteri cui il legislatore deve ispirarsi nell’istituire e regolamentare i tributi.
Il nostro Ordinamento giuridico riconosce una grande importanza per questi principi che sono, infatti, indicati dalla Costituzione stessa, e per questo motivo assumono carattere di veri e propri principi costituzionali.
I principi giuridici d’imposta sono:
Principio di legalità che si ricava dall’art. 23 della Costituzione, secondo il quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.
Soltanto il Parlamento in rappresentanza del popolo può imporre tributi: il principio della legalità, già sancito dalle costituzioni liberali è volto a tutelare l’individuo nei confronti dei possibili abusi della Pubblica Amministrazione.
Il principio di generalità o universalità che si ricava dall’art.53 della Costituzione, secondo il quale tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva; questo principio deriva dalla coerente applicazione in campo tributario di un altro principio costituzionale, quello d’uguaglianza, sancito dall’art.3 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Il principio d’uniformità d’imposta che trova anch’esso il proprio fondamento nel principio costituzionale d’uguaglianza afferma che l’onere d’imposta deve gravare in modo omogeneo sui diversi contribuenti, cioè, deve colpire in modo equo i contribuenti, tenendo conto delle diverse condizioni individuali. Affinché sia rispettato il principio dell’uniformità d’imposta è necessario però commisurare il tributo ad un parametro oggettivo rappresentato dalla situazione soggettiva del contribuente, quindi una precisa indicazione è contenuta ancora una volta nell’art.53 della Costituzione, che identifica tale parametro nella capacità contributiva.
Quest’ultima si desume da alcuni indicatori, quali il reddito, il patrimonio, le spese per consumi e tutti quegli elementi, concretamente accertabili, che consentono di misurare la capacità dei soggetti di contribuire alla spesa pubblica.
Infine c’è il principio di progressività della Costituzione, la quale afferma che il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività.
Si ritiene, perciò che la capacità contributiva dei soggetti cresca in misura più che proporzionale alla base imponibile: ragioni d’equità fiscale giustificano allora un’imposta che cresce in misura più che proporzionale alla base imponibile.
Il rispetto del principio costituzionale di progressività non comporta che tutte le singole imposte debbano essere progressive, ma che l’insieme di tutte le imposte realizzi la progressività, quindi sono anche ammesse imposte proporzionali in cui l’aliquota è sempre costante al variare della base imponibile.

SMITH ADAM

Smith, Adam (Kirkcaldy 1723 - Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese. Il suo celebre trattato Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni fu il primo studio sistematico della natura del capitalismo e dello sviluppo storico dell'industria e del commercio tra le nazioni europee.
Smith, che compì i propri studi nelle università di Glasgow e Oxford, tenne lezioni di retorica e letteratura a Edimburgo dal 1748 al 1751. In questo periodo, stabilì una stretta collaborazione con il filosofo David Hume, che durò fino alla morte di quest'ultimo nel 1776 e che contribuì notevolmente allo sviluppo delle teorie etiche ed economiche di Smith.
Fu nominato professore di logica nel 1751 e professore di filosofia morale nel 1752 all'Università di Glasgow. Successivamente raccolse le sue lezioni d’etica nella sua prima grand’opera, Teoria dei sentimenti morali (1759). Smith conobbe molti dei principali esponenti della scuola dei fisiocratici del continente e fu particolarmente influenzato da François Quesnay e Anne-Robert-Jacques Turgot, dai quali trasse alcuni elementi che confluirono nella sua teoria. Dal 1766 lavorò alla Ricchezza delle nazioni: l'opera, pubblicata nel 1776, avrebbe segnato l'inizio della storia dell'economia come scienza autonoma.
La Ricchezza delle nazioni rappresenta il primo serio tentativo nella storia del pensiero economico di separare l'economia politica dalle discipline connesse della teoria della politica, dell'etica e del diritto. Quest'opera è una penetrante analisi dei processi di produzione e distribuzione della ricchezza economica, e dimostra che le fonti principali d’ogni reddito risiedono nel lavoro (quota dei lavoratori produttivi sul totale della popolazione) e nel livello di produttività del lavoro.
La tesi principale della Ricchezza delle nazioni è che il lavoro, e dunque il capitale che ne aumenta la produttività, è impiegato nel migliore dei modi in condizioni di non interferenza pubblica e di libero scambio. Per spiegare questa tesi, Smith si servì della famosa metafora della "mano invisibile": ciascun individuo, nel perseguire il proprio tornaconto, è spinto, come da una mano invisibile, ad operare per il bene di tutta la collettività. Ogni interferenza nella libera concorrenza da parte del governo è pertanto quasi sicuramente dannosa.

CARATTERISTICHE DELLE IMPOSTE
Le imposte possono essere reali se colpiscono la ricchezza senza tenere conto delle condizioni personali del contribuente e personali se tengono invece anche conto delle condizioni economiche, sociali e familiari del contribuente.
Inoltre, sono dirette se colpiscono manifestazioni immediate della capacità contributiva (il reddito percepito o il patrimonio posseduto), e indirette se colpiscono le manifestazioni mediate della capacità contributiva, ovvero quegli atti (il consumo del reddito percepito, il trasferimento del patrimonio posseduto, lo scambio di merci e servizi) dai quali si può desumere l’esistenza di una ricchezza disponibile, quindi di una capacità contributiva. Possono essere generali se gravano su tutte le analoghe categorie di ricchezza, indipendentemente dalla loro natura specifica, e le colpiscono con le stesse modalità (IRPEF). Sono invece speciali se colpiscono solo alcune particolari categorie di ricchezza, o le colpiscono tutte ma con diverse modalità (imposta di fabbricazione sugli alcolici o sugli oli minerali.
Poi l’imposta può essere progressiva se l’aliquota cresce all’aumentare della base imponibile, proporzionale se è costante al variare della base imponibile e regressiva quando l’aliquota decresce all’aumentare della base imponibile.
Le imposte che sono maggiormente applicate in Italia sono di tipo progressivo (la più importante è l’IRPEF), ma alcune sono proporzionali (IRPEG); Per quanto riguarda le imposte regressive non sono applicate nel nostro ordinamento tributario.
La progressività dell’imposta può essere continua se l’aliquota cresce ad ogni minimo incremento della base imponibile, per detrazione se l’aliquota prevista è costante (come nel caso di un’imposta proporzionale) ed è applicata una detrazione fissa, per classi quando l’imponibile è suddiviso in classi e ad ogni classe è applicata una diversa aliquota (imposta sui redditi) e per scaglioni se l’imponibile è suddiviso in parti (scaglioni) con aliquote crescenti. In quest’ultimo caso l’aliquota superiore non si applica all’intero imponibile, ma solo alla parte che supera il limite dello scaglione inferiore. Il nostro Ordinamento tributario ha optato per la progressività per scaglioni, in quanto questa si è dimostrata più equa delle precedenti, garantendo una maggiore equità nei confronti d’alcuni contribuenti, dato che la maggiore aliquota colpisce soltanto la parte dell’imponibile che sconfina nello scaglione superiore (e non l’intero imponibile).
Il nostro sistema d’imposizione fiscale, ma anche quello degli altri paesi considerano tre indicatori della ricchezza dei contribuenti o della capacità di pagare: quello che possiedono (imposte sul patrimonio), quanto spendono (imposte sui consumi) e quanto guadagnano (imposte sui redditi) e (imposte sui profitti delle imprese).
Le imposte sui consumi: imposte generali sugli scambi, dazi doganali e le imposte di fabbricazione e altre, hanno la caratteristica di risultare per il singolo contribuente meno gravose rispetto ad imposte sui redditi (IRPEF); in questo mese (giugno) i contribuenti sono tenuti a presentare la propria dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente, indicando l’ammontare d’imposta sul reddito delle persone fisiche complessivamente dovuto all’erario per quell’anno e pagando in un’unica soluzione l’eventuale saldo ancora dovuto.
Le imposte sui consumi, invece sono generalmente comprese nel prezzo di vendita, per cui il pagamento da parte del consumatore - contribuente avviene in occasione d’ogni singolo atto d’acquisto. Grazie a questo funzionamento l’onere d’imposta risulta così per lui meno percepibile. Si tratta quindi di un fenomeno d’illusione finanziaria.

SVILUPPO STORICO DELL’IMPOSTA SUI CONSUMI
Le imposte sui consumi sono sorte come "accise", o di fabbricazione o di consumo su determinati beni, normalmente d’importanza fondamentale, in quanto, per assicurare un gettito al bilancio dello Stato, colpivano i beni il cui consumo costituiva una percentuale notevole del reddito nazionale. Rientrano in questo gruppo: l’imposta sul macinato del secolo scorso, le imposte sul sale, sugli alcolici, sullo zucchero, sugli oli commestibili, sul tabacco, sull’energia elettrica e sul gas, sugli oli minerali, ecc...
Per motivi pratici d’accertamento e di riscossione tali imposte erano generalmente specifiche, cioè commisurate su elementi quantitativi. Le prime imposte ad valorem vere e proprie a carattere speciale nei sistemi tributari moderni sorgono nel periodo che va dal 1916 al 1923, allo scopo di finanziare gli oneri della prima guerra mondiale, e assumono la forma d’imposta di bollo applicate sulle fatture relative alle vendite di taluni prodotti di lusso. Il successo di questa forma d’imposizione spinge gli Stati a generalizzarne l’applicazione a tutti gli scambi di merci. Sorge, così l’imposta generale sulle vendite, variamente chiamata nei diversi paesi. L’imposta si diffonde rapidamente ed è caratterizzata da una tassazione generale delle vendite di merci ad un tasso generalmente moderato (1-2%). Intorno al 1931, la grande crisi da un’ulteriore impulso a questa forma d’imposizione, per procurare risorse aggiuntive al bilancio pubblico, onde finanziare le spese necessarie per ridurre la disoccupazione, sia con l’aumento delle aliquote dell’imposta nei paesi in cui era già in vigore, sia con la sua introduzione nel sistema tributario di molti paesi. La seconda guerra mondiale, sempre sotto la spinta delle esigenze finanziarie, ma anche come strumento per comprimere i consumi privati, vede un’ulteriore espansione del tributo, con una generalizzazione della sua base imponibile (anche con l’estensione ai servizi) e con la sua introduzione in paesi tradizionalmente contrari a tale forma d’imposizione (Inghilterra). A partire dal primo dopoguerra, si manifestano nuove tendenze nella struttura tecnica dell’imposta, rivolta a sopprimere l’imposizione plurifase cumulativa sul valore pieno, onde sostituirla con forme non cumulative. Il punto d’arrivo sarà rappresentato dall’introduzione, nei diversi paesi europei, di un’imposta plurifase non cumulativa, l’Iva, Imposta sul valore aggiunto rappresenta il principale strumento dell’imposizione fiscale indiretta adottato in numerosi paesi, compresi gli stati membri dell’Unione Europea. L’I.V.A. colpisce l’incremento di valore che i beni e i servizi subiscono nelle diverse fasi del ciclo produttivo - distributivo. E’ chiamata anche plurifase in quanto colpisce ogni fase del ciclo produttivo - distributivo.
Questo tipo d’imposta presenta il vantaggio della neutralità dato che ad ogni scambio successivo, l’imposta colpisce soltanto l’incremento di valore del bene (non il valore pieno), l’onere d’imposta non varia al variare del numero degli scambi: non si verificano in altre parole effetti a cascata, cioè effetti di tipo cumulativo.
Inoltre un altra caratteristica è quello della trasparenza: in ogni fase del processo produttivo - distributivo è possibile determinare in modo preciso l’onere complessivo d’imposta incorporato nel suo prezzo:
Ad esempio se l’aliquota d’imposta è del 10% e un certo bene è venduto al dettaglio al prezzo di 198000 comprensive d’IVA, con una proporzione di sopra cento si riesce ad ottenere il valore complessivo dell’imposta incorporata nel prezzo di vendita del bene:
198000*10/110=18000


IRPEG (IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE GIURIDICHE) E IRAP (IMPOSTA REGIONALE SULLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE)
Per quanto riguarda le imprese le imposte principali sono: l’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive) e IRPEG (Imposta sul reddito delle persone giuridiche) che colpisce le società di capitali . Con il decreto legislativo del 18/12/97, l'IRPEG è diventata un'imposta sul reddito a due aliquote (dual income tax,nota come DIT).
Lo strumento DIT consente di assoggettare ad un regime fiscale agevolato secondo determinate regole gli interventi che comportano incrementi del patrimonio netto; si pone quindi lo scopo di contrastare uno degli aspetti di tradizionale debolezza del nostro sistema produttivo e cioè la diffusa insufficiente capitalizzazione delle imprese.
Il meccanismo agevolativo previsto da questo decreto si è però dimostrato poco efficace per incidere in modo rapido e diffuso sui comportamenti aziendali; ciò ha spinto il Parlamento ad intervenire con la delega contenuta nella legge 13/5/1999 n.133 per estendere e potenziare la disciplina della dual income tax; si è previsto per le società di capitali l’applicazione di un moltiplicatore dell’aumento del capitale investito e per le imprese individuali e le società di persone, il riferimento all’intero patrimonio netto.
La normativa, conseguente al d.lgs. 18/01/2000 n.9, si propone di potenziare gli effetti d’incentivo della dual incom tax stabilendo in sintesi quanto segue:
- il reddito complessivo netto dichiarato dalle società di capitali è assoggettabile all’imposta sul reddito delle persone giuridiche con l’aliquota del 19% per la parte corrispondente alla remunerazione ordinaria della variazione in aumento del capitale investito rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 30/9/1996, incrementata del 20% per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 30/9 1999 e del 40% per i periodi d’imposta successivi; in pratica il moltiplicatore è posto uguale a 1,2 per l’esercizio 2000 e a 1.4 per quelli successivi. Per la parte del reddito restante è applicata un’aliquota del 37%;
La remunerazione ordinaria è determinata con decreto del ministro delle Finanze, di concerto con il ministro del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica, entro il 31 marzo d’ogni anno, tenendo conto dei rendimenti finanziari medi dei titoli obbligazionari pubblici e privati, aumentabili fino al 3% a titolo di compensazione del maggior rischio; il tasso di remunerazione ordinaria del 7% finora applicato potrà nel futuro subire modifiche.
C’è da dire che l’applicazione dell’agevolazione non può determinare un’aliquota media dell’imposta inferiore al 27%, altrimenti è applicata una sola aliquota del 35% sul reddito totale.
Per quanto riguarda l’IRAP è applicata un’aliquota del 4,25%. La base imponibile dell’imposta si ottiene extracontabilmente sottraendo dal valore della produzione i costi di produzione deducibili ed escludendo quelli non deducibili che sono rispettivamente: la parte dei canoni di leasing riferibile agli interessi passivi, alcuni costi del personale, compensi per collaborazioni coordinate e continuative, svalutazioni di materiali e immateriali, perdite e svalutazioni su crediti, e altri.

Il sistema tributario prima della riforma del 1971
IMPORTANZA STORICA DELLE VARIE IMPOSTE
Il nostro Paese, per motivi ancor oggi discussi dagli storici, ha realizzato l'unità nazionale in ritardo e in condizioni di notevole arretratezza economica.
Di conseguenza, per un lungo periodo storico, l'esigenza di ottenere risparmio pubblico sufficiente a creare condizioni ambientali (infrastrutture, servizi, ecc.) per colmare questo ritardo, costituì per l'Italia un problema di fondo.
Questa esigenza si tradusse però, dati i rapporti di classe allora ilenti, in una severa compressione dei consumi popolari; compressione fu realizzata anche attraverso il sistema fiscale.
Secondo alcuni storici, peraltro vivacemente contraddetti da altri, questa scelta politica fu all'origine dell'ulteriore ritardo accumulato dal nostro Paese, dopo l'unificazione, nello sviluppo industriale. Comunque questa scelta ebbe un notevole riflesso sul sistema tributario italiano. Dai primi anni dell'unità d'Italia fino alla seconda guerra mondiale è stata assai alta, sul totale delle entrate tributarie, la percentuale rappresentata dalle imposte sui consumi, ossia da quelle imposizioni che gravano in misura relativamente maggiore sulle classi fruenti di redditi bassi.
Particolarmente gravose per le classi povere furono l'imposta sulla macinazione dei cereali (imposta sul macinato) che arrivò a fornire l'8% le entrate tributarie dando origine a numerose proteste e rivolte popolari - e l'imposta sul sale di cui lo Stato era ed è tuttora produttore monopolista. Altra gravosa imposta fu il dazio sul grano. L'imposta sul macinato fu abolita nel 1884, il dazio sul grano nel 1902. Nel fermento sociale degli anni che seguirono la prima guerra mondiale fu possibile un relativo rinnovamento del sistema fiscale. Fu introdotta un'imposta straordinaria sul patrimonio e, dopo un lungo dibattito, l'imposta complementare (un'imposta che, come si dirà più avanti, essendo commisurata ai redditi globali dei singoli cittadini, tende a realizzare il principio della perequazione tributaria). Come risulta dalla tabella , fu in questo modo possibile mantenere il livello d’incidenza delle imposte su reddito e patrimonio che si era avuto nel periodo bellico, periodo in cui necessariamente lo Stato aveva dovuto gravare di più sul reddito delle persone abbienti, dato il basso livello cui si erano ridotti i consumi popolari. L'avvento del fascismo bloccò questo processo innovativo e, in seguito, il consolidarsi del regime portò ad un nuovo mutamento d’indirizzo; in particolare l'imposta complementare, che era quella cui era affidata una funzione perequatrice nella distribuzione del carico fiscale, non raggiunse il suo obiettivo a causa soprattutto del basso livello delle aliquote e dei criteri fissati per la valutazione del reddito imponibile.

TABELLA: COMPOSIZIONE PERCENTUALE DELLE ENTRATE TRIBUTARIE (1862-1980).
IMPOSTE DIRETTE (SUL REDDITO E SUL PATRIMONIO) E IMPOSTE INDIRETTE.

PERIODI DIRETTE INDIRETTE PERIODI DIRETTE INDIRETTE

1862-1896 36 64 1949-1963 24 76
1897- 1906 35 65 1964-1970 28 72
1907-1913 28 72 1971-1974 32 68
1914-1919 34 66 1975-1978 45 55
1920-1928 34 66 1978 49 51
1929-1934 29 71 1979 50 50
1935-1938 31 69 1980 51 49
1939-1948 23 77 1981 55 45



IL PERIODO SUCCESSIVO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Dopo la seconda guerra mondiale, le istanze sociali che avevano caratterizzato il movimento di liberazione nazionale si tradussero, per ciò che riguarda il problema fiscale, in alcuni principi che furono sanciti dalla Costituzione della Repubblica, nella quale è accolto il principio della capacità contributiva (art. 53) nella distribuzione del carico fiscale. Quindi il sistema tributario è confermato a criteri di progressività.
Alcuni miglioramenti in questa direzione furono introdotti con esenzioni dei redditi minimi, con l'introduzione dell'imposta sulle società e dell'imposta cedolare, ma la riforma più importante, quella della complementare, che fu attuata nel 1951 su iniziativa del ministro Vanoni, diede risultati piuttosto modesti.
Nel clima d’adeguamento della struttura dello Stato alle nuove funzioni cui esso, in una società moderna, deve assolvere anche nel campo dell'economia,nel 1971 è stata finalmente varata una riforma globale del Sistema tributario che nel suo complesso è entrata in vigore il 1 gennaio 1974.
In seguito sono stati emanati parecchi provvedimenti tendenti sia ad adattare il sistema a nuove esigenze, sia a renderlo più omogeneo rispetto a quelli degli altri paesi della CEE.
Il nostro sistema tributario è pertanto modellato essenzialmente sui principi informatori di questa riforma le cui linee di fondo ricalcano i sistemi tributari dei paesi della CEE.
Alcuni elementi del vecchio sistema tributario sono tuttavia rimasti in vita e formano ora un tutto unico con il nuovo sistema. La riforma tributaria è stata fatta con legge 9 ottobre 1971 n. 825, ed è entrata in vigore il 1gennaio 1974.Il vecchio ordinamento veniva da tutti considerato superato e inaccettabile essenzialmente per questi motivi:
a) era troppo complesso, sia per il gran numero di tributi esistenti, sia per l'eccessivo numero di leggi (non sempre chiare) che lo costituivano;
b) l'incertezza rendeva il sistema costoso e sperequato, soprattutto a causa delle possibilità d’evasione fiscale che esso offriva;
c) alcune imposte (l'IGE in particolare) creavano effetti distorsivi sulla struttura interna delle imprese e sui prezzi;
d) era assai poco flessibile, rispetto alle esigenze d’intervento congiunturale.
La riforma tributaria ha teso a:
a) razionalizzare le imposte (anche riducendole di numero);
b) distribuire meglio il carico tributario;
c) ridurre il più possibile le esenzioni;
d) ridurre le evasioni attraverso un migliore accertamento, reso possibile dalla costituzione dell'anagrafe tributaria (centro nazionale di raccolta d’atti rilevanti, ai fini fiscali, compiuti dai singoli contribuenti).
Nel nostro sistema d'imposizione fiscale le imposte più importanti sono: l'imposta sul valore aggiunto (IVA), l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), a carattere personale e progressivo che grava sul reddito; l'imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), a carattere personale e proporzionale che colpisce il reddito di una persona giuridica (ad esempio una società) e l'imposta locale sull'incremento reale di valore degli immobili (INVIM), che colpisce l'incremento di valore degli immobili.

SFORZI PER RAGGIUNGERE L’EQUITÀ
Siccome nessuna forma di ricchezza è un indicatore perfetto della capacità del contribuente, molte nazioni moderne cercano di diversificare i propri sistemi fiscali. Molti pensano alla capacità di pagare in termini di reddito; questo punto di vista, tuttavia, sta perdendo terreno poiché divengono sempre più esplicite le iniquità dei moderni sistemi impositivi basati sul reddito. La tassa sulla proprietà è stata anch'essa oggetto di numerose critiche. Una forma globale di tassazione sulle spese di consumo ha guadagnato consensi tra gli esperti fiscali, ma non tra i cittadini.
Nessuna imposta è riscossa in modo perfettamente uniforme; è inevitabile che il suo peso ricada più marcatamente su alcuni contribuenti. Esenzioni, eccezioni e altri stratagemmi fiscali sono in parte il risultato di preoccupazioni umanitarie per coloro che ne subiscono il peso maggiore; in parte, riflettono le pressioni politiche, in parte derivano da inefficienza amministrativa o incapacità di gestire la struttura estremamente complessa del sistema fiscale. Utilizzando una gran varietà d’imposte, i governi possono distribuire le diseguaglianze e mitigarne così l'effetto. Al crescere della pressione fiscale e del risentimento dei contribuenti per le palesi iniquità delle tasse più comuni, aumenta l'interesse per le imposte progettate per assicurare un trattamento equo rispetto ai benefici ricevuti. Fra tali imposte vi sono quella sui carburanti, che è destinata alla manutenzione e alla costruzione di strade, e i contributi previdenziali, accantonati per l'assicurazione contro l'invalidità e come fondi pensione dei lavoratori.

Effetti dell'imposta
L’introduzione di una nuova imposta produce sempre notevoli effetti sul sistema economico. I problemi relativi a questi effetti possono essere suddivisi in: problemi relativi al rispetto della norma, problemi relativi agli effetti psicologici sui produttori, problemi relativi ai mutamenti dei prezzi.
Il contribuente che si sottrae illegalmente al pagamento dell’imposta dicesi evasore fiscale. L’evasione è un reato e, in quanto tale, punibile con pene sia pecuniarie sia detentive. E’ possibile anche che il contribuente cerchi di aggirare la legge senza violarla sottraendosi al pagamento dell’imposta, (elusione fiscale) che consiste nello sfruttare le possibili scappatoie concesse dalla legge per sottrarsi all’onere tributario. In questo caso si parla d’elusione fiscale.
L’elusione d’imposta è un fenomeno che può assumere proporzioni rilevanti soprattutto per le imprese e particolarmente per quelle che operano sui mercati internazionali. Giocando infatti sulle norme tributarie più o meno favorevoli dei diversi paesi del mondo, un impresa può conseguire rilevanti benefici fiscali, con grave danno per l'Erario. Esistono paesi in genere di piccole dimensioni e situati nel mondo non industrializzato che non prevedono imposizioni sul reddito dell’impresa o applicano comunque un’imposizione molto modesta: sono i cosiddetti paradisi fiscali. Per la Legge si definiscono tali i regimi fiscali che sottopongono i redditi d’impresa ad un ‘imposizione inferiore della metà rispetto a quella vigente in Italia. Una legge del 1992 ha stilato l’elenco dei paesi a bassa fiscalità, la cosiddetta black list., dividendoli in tre gruppi a seconda dell’entità del vantaggio fiscale concesso.

ALTRI EFFETTI DELL’IMPOSIZIONE FISCALE
Secondo alcuni studiosi, l’introduzione di una nuova imposta spinge il soggetto colpito a ridurre la propria attività produttiva. In questo modo quindi il contribuente si sottrae legalmente, facendone venir meno i presupposti, al pagamento di una quota d’imposta (rimozione dell’imposta). Secondo altri studiosi, l’introduzione dell’imposta spinge invece il contribuente ad eliminare gli effetti dell’imposta stessa, producendo di più (elisione dell’imposta) .
Le imposte possono avere effetti sui prezzi se il soggetto colpito ha modo di addossare ad altri, in tutto o in parte, l’onere dell’imposta. Ciò è possibile quando il soggetto colpito ha rapporti di scambio con altri soggetti, e può quindi trasferire l’imposta mediante l’aumento del prezzo del bene o servizio o fattore scambiato.
Il soggetto legalmente colpito dall’imposta (contribuente di diritto) dicesi percosso, il soggetto che effettivamente paga (contribuente di fatto) dicesi inciso.
La traslazione avviene in misura più o meno accentuata o non avviene affatto a seconda delle circostanze in cui l’imposta opera.
Le circostanze da prendere in esame sono:
1. Regime di mercato esistente;
2. Generalità o specialità dell’imposta;
3. Elasticità della domanda;
4. Lunghezza del periodo considerato;
5. Tipo d’imposta;
6. Mobilità dei capitali;
7. Andamento dei costi di produzione dei beni colpiti.
In mercato di libera concorrenza la traslazione avviene se l’imposta è speciale, non avviene se è generale. Se però vi è mobilità di capitali verso l’estero, l’imposta può essere trasferita anche se è generale; per le imposte speciali, se i capitali sono facilmente spostabili da un settore all’altro, la traslazione avviene più facilmente.
La traslazione è ostacolata dall’elasticità della domanda, poiché se la domanda è molto elastica all’aumento del prezzo i compratori riducono alquanto la loro richiesta sul mercato; è quindi difficile aumentare i prezzi. L’adeguamento del mercato alle nuove condizioni determinate dall’imposta (aumento dei prezzi) avviene in modo tanto più completo quanto più lungo è il periodo di tempo preso in considerazione. In un tempo brevissimo non è infatti possibile cambiare la quantità che esiste sul mercato, in un tempo breve è possibile mutarla nei limiti della capacità produttiva degli impianti esistenti, in un periodo lungo è possibile mutare la capacità produttiva adeguando gli impianti stessi.
Se i costi sono crescenti la traslazione avviene in modo parziale, se costanti in misura pari all’imposta, (cioè totale), se sono decrescenti l’aumento del prezzo supera l’ammontare stesso dell’imposta.
In regime di monopolio il prezzo è fissato dal monopolista secondo il criterio del massimo profitto per cui, se l’imposta è fissa o proporzionale al profitto, la traslazione non è possibile, poiché il profitto continua ad essere massimo al prezzo precedente, se è proporzionale alla produzione o progressiva rispetto al profitto, la traslazione è possibile, poiché muta il prezzo al quale il massimo profitto si realizza.
L’ammortamento dell’imposta consiste nella diminuzione di valore del bene capitale dal quale deriva il reddito colpito.
L’assieme degli effetti sui prezzi dei vari beni direttamente o indirettamente colpiti da imposta dicesi diffusione dell’imposta.
Per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale il sistema tributario Italiano adotta due metodi:
Controllo incrociato e contrapposizione d’interessi.
Con il primo metodo, la pubblica amministrazione, nel momento in cui il contribuente deposita la propria dichiarazione, valuta se sussiste un corretto coordinamento tra la dichiarazione presentata per il pagamento delle imposte dirette e quella presentata per il pagamento di quelle indirette.
Il secondo metodo per contrastare l’evasione è quello della contrapposizione d’interessi, che il legislatore attua tenendo sotto controllo due categorie di soggetti: ad esempio con l’analisi del rapporto intercorrente tra un medico e il proprio paziente, lo Stato è in grado di controllare la dichiarazione dei redditi sia di chi ha effettuato la spesa medica, sia di chi ha prestato l’assistenza o la consulenza medica.
Nonostante sia difficile ottenere misurazioni precise, i governi sono comprensibilmente attenti alla ricaduta verticale dell’onere fiscale: l’imposta colpisce più pesantemente il ricco che il povero (tassazione progressiva) che realizza un’uguaglianza sostanziale, colpisce ciascuno secondo la propria capacità contributiva (tassazione proporzionale) che realizza un’uguaglianza formale, o grava maggiormente sui poveri (tassazione regressiva). In molte nazioni moderne, una struttura fiscale generalmente progressiva è considerata auspicabile per due ragioni. Primo, perché una tassazione progressiva è più equa (in quanto i ricchi hanno una maggiore capacità contributiva); secondo, perché gli estremi di ricchezza e povertà sono considerati dannosi per il benessere economico e sociale e una struttura progressiva tende a mitigare questi estremi.
D’altro canto, le aliquote d’imposta troppo progressive (che cioè salgono troppo rapidamente al crescere dell’imponibile) possono scoraggiare sia il lavoro sia gli investimenti, eliminando gran parte delle remunerazioni. Nei primi anni Ottanta, questo problema ha richiamato l’attenzione dei politici indirizzandoli verso teorie economiche che enfatizzano l’importanza di evitare che le tasse eliminino gli incentivi agli investimenti, da parte dei singoli o delle imprese.


I PARADISI FISCALI NEL MONDO
CARAIBI: Anguilla, Antigua, Antille Olandesi, Aruba, Bahama, Barbados, Barbuba, Bermuba, Dominica, Giamaica, Grenada, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini Britanniche, Montserrat, Nevis, portorico, Saint Lucia, Saint Kitts, Saint Vincent
AMERICA CENTRO SUD: Costa Rica, panama, Uruguay.
EUROPA: Andorra, Cipro, Isole del canale, Isola di Man, Liechtenstein, malta, Svizzera.
MEDIO-ORIENTE: Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Libano, Obano.
AFRICA: Gibuti, Liberia, Seicelle.
ASIA: Filippine, Macao, Malesia, Singapore.
PACIFICO: Isole Cook, Nauru, Vanuatu, Western Samoa.

ANGUILLA
Anguilla (isola) Isola del mar dei Caraibi, compresa nel gruppo delle isole Leeward, nelle Piccole Antille. D’origine corallina, si estende per 96 km2; ha una caratteristica forma stretta e allungata, e proprio dalla sua struttura morfologica, che ricorda un'anguilla, ha derivato il suo nome. La popolazione, quasi tutta discendente dagli schiavi neri provenienti dall'Africa, assomma a 7000 abitanti, dediti perlopiù all'agricoltura (cotone, prodotti ortofrutticoli), alla pesca, all'estrazione del salmarino e alle attività legate a un fiorente turismo. Capoluogo è il piccolo centro di The Valley (600 abitanti); l'aeroporto è situato in una località chiamata Wallblake, mentre i porti sono a Sandy Ground e a Blowing Point.
Anguilla fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1493 e fu colonizzata dagli inglesi solo nel 1650. Venne ufficialmente istituita in colonia britannica nel 1881 unitamente alle isole di Saint Kitts e Nevis, che già dal 1623 erano state occupate dagli inglesi; ne seguì poi le sorti, acquisendo l'autonomia interna nel 1967, come stato associato alla Gran Bretagna. Anguilla (distaccata da Saint Kitts e Nevis nel 1976) è tuttora una dipendenza britannica, unitamente alla più piccola isola di Sombrero (5 km2), retta da un governatore, come rappresentante del sovrano, ma dotata di una propria costituzione; nel 1983 Saint Kitts e Nevis hanno invece ottenuto la piena indipendenza.

ANTIGUA

Antigua Città del Guatemala meridionale, capoluogo del dipartimento di Sacatepéquez; detta anche Antigua Guatemala, è situata nei pressi della capitale del paese, Città di Guatemala. È il principale centro commerciale e mercato delle regioni circostanti, in cui si coltivano caffè selezionato, frumento, canna da zucchero, frutta e ortaggi.
Fondata nel 1527, fu per oltre due secoli sede governativa della colonia spagnola del Guatemala, che comprendeva quasi tutta l'America centrale. La città vecchia fu distrutta da un terremoto nel 1773, ma sono rimasti alcuni edifici coloniali (vedi Architettura coloniale) che costituiscono una delle maggiori attrattive turistiche della città.
Abitanti: 15.801 (1981).

ANTILLE

Antille Olandesi (olandese Nederlandse Antillen), isole, situate nel mar dei Caraibi, che costituiscono una dipendenza dei Paesi Bassi. Il primo gruppo, comprendente Curaçao e Bonaire (fino al 1986 comprendeva anche Aruba, che si è resa indipendente), è situato a breve distanza dalla costa venezuelana, a nord-ovest della città di Caracas, fa parte delle isole Sottovento e ha una superficie di 732 km2. Il secondo gruppo, che fa parte delle isole Leeward, è situato all'estremità settentrionale della catena delle Piccole Antille, a est di Puerto Rico, e comprende la parte meridionale dell'isola di Saint-Martin (Sint Maarten) e le isole di Sint Eustatius e di Saba, con una superficie complessiva di 68 km2. La popolazione totale è di 189.474 abitanti (1992). Il capoluogo e il maggiore centro urbano è Willemstad, situato sull'isola di Curaçao (ha una popolazione di 43.547 abitanti, 1992).
La maggiore industria delle Antille olandesi è la raffinazione del petrolio importato dal Venezuela. Grandi raffinerie si trovano a Curaçao. Il petrolio e i suoi derivati costituivano, alla fine degli anni Ottanta, circa l'85% dell'esportazione. Altre importanti attività economiche sono la produzione di tessuti, di apparecchiature elettroniche, di rum e di sale, il turismo, che è un'importantissima voce del bilancio, e l'estrazione di fosfato di calcio a Curaçao. La moneta corrente è il fiorino delle Antille Olandesi, che corrisponde a circa 902 lire italiane (1996). La lingua ufficiale è l'olandese, anche se viene abitualmente usato il "papiamento", una lingua creola formata dalla fusione di elementi spagnoli e portoghesi. La religione prevalente è il cattolicesimo. Il potere esecutivo è esercitato da un governatore, nominato dal governo olandese, e dal consiglio dei ministri. L'autorità legislativa è conferita allo Staten, composto da 22 membri elettivi. La difesa e la politica estera sono gestite dall'Olanda.
Gli spagnoli presero possesso delle isole Leeward nel 1527, seguiti nel 1634 dagli olandesi, che le hanno governate ininterrottamente dall'inizio del XIX secolo. Le isole, anticamente note come Indie Occidentali olandesi (vedi Indie occidentali), hanno costituito una colonia olandese fino al 1954, quando sono entrate a far parte del regno dei Paesi Bassi.

ARUBA
Aruba Piccola isola situata nel mar dei Caraibi, a breve distanza dalla costa del Venezuela, in prossimità della penisola di Paraguaná, e compresa nelle Piccole Antille. Ha fatto parte delle Antille Olandesi fino al 1986, anno in cui ha ottenuto l'autonomia interna, con un governatore nominato dal sovrano dei Paesi Bassi che gestisce le relazioni esterne. Ha una superficie di 193 km2. Le principali risorse economiche sono costituite dall'agricoltura, dal turismo e dall'industria petrolchimica. Oranjestad, situata nell'estremità occidentale dell'isola, è la città principale ed è la sede dell'Università di Aruba. La popolazione è di circa 68.000 abitanti (1993).

BAHAMA

Bahama Stato indipendente delle Indie Occidentali, membro del Commonwealth (denominazione ufficiale: Commonwealth of the Bahamas). Le Bahama comprendono un arcipelago di circa 700 isole e isolotti e quasi 2400 fra scogli e banchi di sabbia e corallo, che si estendono nel mar dei Caraibi per circa 1200 km da Palm Beach (Florida, Stati Uniti) alle propaggini orientali di Cuba. La superficie territoriale è di 13.939 km2. La capitale è Nassau (172.196 abitanti nel 1990) nell'isola di New Providence, mentre l'unico altro centro di rilievo è Freeport, nell'isola di Grand Bahama.
Solo una quarantina di isole è abitata. Dal punto di vista economico, New Providence è la più importante e ospita più della metà della popolazione complessiva delle Bahama, composta per l'85% da neri. Le altre isole maggiori sono: Acklins, Andros, Cat, Crooked, Eleuthera, Grand Bahama, Great Abaco, Great Inagua, Harbour, Long, Mayaguana e San Salvador (Watling). La popolazione, nel 1992, era stimata a circa 264.000 abitanti; la lingua ufficiale è l'inglese.
Ogni anno circa tre milioni di turisti visitano le Bahama, attratti dal clima subtropicale e dalle splendide spiagge: il turismo copre infatti circa il 50% del prodotto interno lordo dello stato. Grazie a leggi fiscali particolarmente favorevoli, centinaia di banche hanno stabilito le loro sedi alle Bahama, mentre le attività industriali non sono molto sviluppate (raffinerie di petrolio, produzione di articoli farmaceutici, sale, rum e crostacei). Il prodotto interno lordo ammonta a 2913 milioni di dollari USA, con un reddito pro capite di circa 11.035 dollari (dati della Banca Mondiale). L'unità monetaria è il dollaro delle Bahama.
Storia
Il primo europeo a raggiungere le isole nel 1492 fu Cristoforo Colombo il quale, approdato probabilmente a Samana Cay, le battezzò San Salvador. I primi coloni permanenti non furono spagnoli bensì britannici, i quali fondarono Eleuthera e New Providence nel 1648 circa. Gli spagnoli attaccarono ripetutamente questi insediamenti, mentre le isole divennero poi roccheforti di pirati e bucanieri, in particolare del temutissimo Barbanera. Dal 1670 le Bahama furono sotto la reggenza del governatore della colonia britannica della Carolina (America del Nord); i britannici ne assunsero poi direttamente il controllo civile e militare a partire dal 1717.
Durante la guerra d'indipendenza americana, nel 1776 Nassau fu per un breve periodo base delle forze navali americane, mentre gli spagnoli si impadronirono delle isole nel 1782-1783 e i britannici ne fecero una propria colonia nel 1787. L'abolizione della schiavitù nel 1834 fece sì che le colture di piantagione non reggessero più la concorrenza di quelle nordamericane, dove lo schiavismo continuava a sussistere. La decadenza dell'agricoltura, dovuta in parte all'impoverimento dei suoli, comportò anche un calo demografico, ulteriormente aggravato da un'epidemia di colera scoppiata a metà del XIX secolo. Le isole rifiorirono temporaneamente durante la guerra di secessione, quando servirono per aggirare l'embargo, e nuovamente durante il periodo del proibizionismo negli Stati Uniti (1920-1933), utilizzate come base dai contrabbandieri di rum. Nel 1964 la Gran Bretagna concesse alle Bahama un parziale autogoverno. Si svilupparono poi tensioni razziali fra partiti a predominanza nera e bianca, fino a quando, nel 1967, il Partito liberale progressista (PLP), composto in maggioranza da neri, vinse le elezioni generali e il suo leader, Lynden O. Pindling, divenne primo ministro. La piena indipendenza fu raggiunta il 10 luglio 1973 e Pindling rimase al governo per tutti gli anni Settanta e Ottanta. Il gravissimo problema della disoccupazione e le accuse di corruzione mosse al governo finirono per minarne il consenso. Nell'agosto del 1992, il Movimento di libertà nazionale (FNM) vinse le elezioni politiche e Hubert Ingraham divenne il nuovo primo ministro.
Le elezioni del 1997 ridiedero a Ingraham la maggioranza dei seggi in parlamento.

BARBADOS

Barbados Stato indipendente delle Indie Occidentali, l'isola di Barbados si trova a est di Saint Vincent, nell'arcipelago Windward. Ha una superficie di 431 km2 e la capitale è Bridgetown.
Territorio
L'isola di Barbados presenta coste piatte, con golfi e porti naturali poco profondi; nell'interno il territorio è mosso da leggere ondulazioni collinari. Il suolo è costituito da depositi corallini sovrapposti a rocce sedimentarie.
Il clima tropicale è addolcito dalle brezze che spirano dal mare e la temperatura media annua è di circa 26,1 °C. Le precipitazioni, concentrate prevalentemente nella stagione che va da giugno a dicembre, raggiungono mediamente i 1000 mm sulla costa e i 2300 mm nell'interno; occasionalmente l'isola viene investita dagli uragani. Limitata è la presenza di fauna (lepri, scimmie, manguste e numerose specie di uccelli). La vegetazione originaria, quasi del tutto scomparsa, è stata eliminata per favorire le coltivazioni intensive. Scarse sono le risorse minerarie.
Popolazione, istruzione e cultura
La popolazione di Barbados conta 257.082 abitanti (stima 1990), con una densità media di 572 abitanti per km2. L'incremento demografico, a causa della forte emigrazione, è sceso, intorno alla metà degli anni Ottanta, sotto l'1%. La capitale Bridgetown, con circa 6720 abitanti, è la città principale e l'unico porto dell'isola.
La maggioranza della popolazione è costituita da neri (90%), il rimanente sono bianchi e meticci. La lingua ufficiale è l'inglese; più della metà della popolazione è di religione protestante, mentre alcune minoranze professano altre religioni tra cui quella cattolica.
L'istruzione è gratuita dai 5 ai 16 anni d'età. A Bridgetown ha sede dal 1963 un campus dell'università delle Indie Occidentali.
A Barbados, colonia inglese per più di tre secoli, la cultura esprime influenze britanniche combinate a tradizioni popolari africane, chiaramente distinguibili nella musica e nelle danze.
Economia
L'economia è tradizionalmente basata sulla coltivazione della canna da zucchero e sull'esportazione di zucchero, melassa e rum. La canna da zucchero viene coltivata sia in piccoli appezzamenti sia su vasta scala. Gli sforzi governativi per ridurre la dipendenza economica dai prodotti della monocultura hanno incentivato alcune produzioni industriali (abbigliamento, mobili, componenti elettronici, articoli di plastica) e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e di gas naturale di recente scoperta. Alla tradizionale attività peschereccia, già dagli anni Settanta si è aggiunto il turismo, che ha arrecato al paese un consistente apporto di valuta estera.
L'isola è dotata di una buona rete stradale; a Seawell, nella zona sudorientale, è situato l'aeroporto internazionale e a Bridgetown il porto, costruito nel 1961. Nel 1972 è stato creato un istituto bancario nazionale ed è stata adottata una nuova unità monetaria: il dollaro di Barbados, suddiviso in 100 centesimi.
Ordinamento dello stato
Barbados riconosce come capo dello stato il sovrano del Regno Unito, rappresentato da un governatore generale. In base alla Costituzione del 1966 il potere esecutivo è esercitato dal governo (diretto e controllato da un consiglio dei ministri presieduto dal primo ministro), mentre il potere legislativo è affidato al Parlamento, composto dal Senato e dalla Camera dei rappresentanti eletti a suffragio universale.
Storia
Scoperta dagli spagnoli nel XVI secolo, Barbados fu raggiunta dai primi coloni inglesi nel 1627 e divenne un possedimento della corona britannica nel 1663. La prosperità dell'isola fu gravemente compromessa nel XVIII secolo dalla guerra tra Francia e Gran Bretagna e, in seguito, dalla guerra di secessione americana. L'abolizione della schiavitù nel 1834 diede un nuovo impulso alla produzione agricola e risollevò le sorti economiche dell'isola.
Nel 1876 il governo britannico impose una confederazione tra Barbados e le isole Windward, distanti circa 160 km. Nei decenni successivi l'emancipazione della maggioranza dei neri e dei meticci portò gradualmente al potere politico la popolazione di colore, che in alcune legislature ebbe un numero di rappresentanti superiore a quello dei proprietari terrieri bianchi.
Nel 1937 il governo britannico fu costretto a concedere a Barbados riforme sociali e politiche, che gradualmente portarono all'istituzione del suffragio universale (1951). Dal 1958 al 1962 Barbados fece parte della Federazione delle Indie Occidentali, che includeva anche Trinidad e Tobago.
L'isola ottenne l'istituzione di una forma di autogoverno nel 1961 e divenne stato indipendente nell'ambito del Commonwealth il 30 novembre 1966. Membro delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli stati americani, il paese nel 1973 ha contribuito alla creazione della Comunità economica dei paesi caraibici, un'organizzazione per la cooperazione politica e sociale e l'integrazione economica. Barbados ha raggiunto una forma di governo democratico e stabile, basata sull'alternanza dei due maggiori partiti politici. Nelle elezioni del 1994 la vittoria è andata al Partito laburista di Owen Arthur. Nel 1996 l'isola ha raggiunto un accordo economico con Cuba.

BERMUDA

Bermuda Arcipelago situato nell'oceano Atlantico settentrionale, colonia britannica governata autonomamente. Si trova a est di capo Hatteras (North Carolina). Delle isole (150 fra piccole isole, isolotti e scogli) circa 20 sono abitate, ma solo 6 rivestono una certa importanza: Bermuda, detta anche Gran Bermuda, la più estesa, Somerset, Ireland, St George's, St David's e Boaz. La superficie complessiva delle isole è di 53 km2; la capitale è Hamilton, il porto principale e la città più popolata (6000 abitanti nel 1990).
Da un punto di vista geologico, le isole sono costituite da rocce vulcaniche coperte da formazioni coralline e circondate a nord, ovest e sud da scogli, quasi tutti sommersi. Gli stretti bracci di mare che le separano comprendono alcune lagune coralline, fra le quali le più importanti sono Harrington Sound e Castle Harbour. Il territorio è lievemente collinare (80 m sul livello del mare). Essendo carenti di fonti di acqua dolce, le isole dipendono dall'acqua piovana che viene raccolta e conservata in serbatoi per essere poi utilizzata (le precipitazioni raggiungono in media i 1470 mm l'anno). Il clima è mite, con una temperatura che si aggira intorno ai 17,2 °C d'inverno e i 26,1 °C d'estate. I venti provenienti dall'oceano sono temperati dalla corrente del Golfo, ma, quando prevalgono i venti meridionali, l'umidità raggiunge percentuali elevate e si verificano forti temporali. La vegetazione è lussureggiante e comprende cedri, bambù, palme, papaie e numerosissime piante da fiore. Siepi di oleandri e boschi di mangrovie sono tipiche attrattive di queste isole.
L'arcipelago ha una popolazione di 75.000 abitanti (1994) composta per il 60% da neri. La religione maggiormente professata è quella anglicana e la lingua ufficiale è l'inglese. L'istruzione è gratuita e obbligatoria per i giovani fra i 5 e i 16 anni: circa 9300 studenti frequentano ogni anno le scuole dell'obbligo, mentre il Bermuda College (fondato nel 1974) offre una formazione universitaria.
Le Bermuda sono una rinomata meta turistica grazie alle attrattive paesaggistiche e al clima mite e soleggiato. Le risorse principali delle isole, oltre al turismo, sono i cantieri navali, e le forniture e i servizi per le basi militari che vi sono installate. I prodotti industriali comprendono farmaci, profumi, estratti aromatici e oli essenziali. L'agricoltura è scarsamente sviluppata e limitata alla coltivazione di banane, ortaggi e fiori. I prodotti alimentari e i carburanti vengono quasi interamente importati. Grazie alle vantaggiose condizioni fiscali, le isole sono divenute sede di numerose banche. L'unità monetaria è il dollaro delle Bermuda. I trasporti interni avvengono attraverso una rete viaria che si sviluppa per 240 km, mentre i collegamenti con l'estero sono assicurati da numerose compagnie aeree e navali internazionali.
La Costituzione delle Bermuda, adottata nel 1968, prevede un governatore, nominato dalla corona britannica, che è al tempo stesso responsabile degli affari esteri e interni, della difesa e delle forze di polizia, e che viene affiancato da un consiglio esecutivo. Tale consiglio è formato dal primo ministro, che è anche il capo del maggiore partito, e da almeno sei membri dell'Assemblea legislativa. Quest'ultima comprende un Parlamento, i cui 40 membri sono eletti democraticamente ogni 5 anni, e un Senato. Le principali organizzazioni politiche sono il Partito unito (UBP) e il Partito laburista progressista (PLP).
Storia
La scoperta delle Bermuda viene attribuita a un navigatore spagnolo, Juan de Bermúdez, che vi approdò nel 1503. Il primo insediamento stabile risale al 1609 a opera di alcuni coloni che fecero naufragio nei pressi dell'arcipelago mentre cercavano di raggiungere la Virginia sotto la guida di George Somers. Nel 1612 le isole, note come isole Somers, furono attribuite alla Compagnia della Virginia e raggiunte da un nuovo gruppo di coloni britannici. Nel 1684 le isole divennero possedimenti della Corona ed ebbe inizio l'importazione di schiavi africani e, in seguito, di braccianti portoghesi provenienti da Madera e dalle Azzorre. Durante la guerra di secessione americana, i confederati aggirarono il blocco marittimo facendo base sulle Bermuda e, al termine del conflitto, alcuni americani, provenienti principalmente dalla Virginia, vi emigrarono; le isole accolsero poi prigionieri boeri, inviati dal governo britannico durante la guerra boera (1899-1902).
Data la loro posizione strategica, le Bermuda servirono da basi navali per la flotta britannica; durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, gli Stati Uniti ottennero il permesso di installare loro basi navali per un periodo di 99 anni. Le Bermuda, che hanno ottenuto un autogoverno interno a partire dal 1968, in un referendum tenutosi nell'agosto 1995 non hanno però scelto una piena indipendenza, mantenendo lo status di colonia. Il capo di governo delle Bermuda, noto "paradiso fiscale", è dal 1997 Pamela Gordon.

GIAMAICA

Giamaica Stato indipendente nell'ambito del Commonwealth e isola del mar dei Caraibi, la terza per estensione delle Grandi Antille, nelle Indie Occidentali, situata a sud di Cuba. Ha una superficie di 10.991 km2 e la sua capitale è Kingston.
Territorio
Il territorio è prevalentemente montuoso, eccetto alcuni tratti pianeggianti nella zona costiera meridionale. La catena principale, situata nella parte orientale dell'isola, è quella delle Blue Mountains, la cui massima vetta, il Blue Mountain Peak (2256 m) è la più alta delle Indie Occidentali. Una serie di altri rilievi si estende a ovest verso la costa e sovrasta un esteso altopiano. La costa, lunga circa 800 km, è irregolare soprattutto a sud, con numerosi porti naturali tra i quali Kingston, Montego Bay, St Ann's Bay, Port Maria. In molte zone dell'isola sono presenti sorgenti termali; apparentemente non si riscontrano altri fenomeni sismici, ma la Giamaica è soggetta a violenti terremoti. Molti corsi d'acqua non navigabili solcano il territorio.
Il clima è tropicale, caldo e umido, con una temperatura media annua di circa 26,7 °C mitigata da venti che soffiano da nord-est. Sull'altopiano e sulle zone montuose la media si abbassa a 22,2 °C a un'altezza di 900 m e ulteriormente ad altitudini più elevate. Le precipitazioni variano a seconda delle zone climatiche, passando da una media di 5080 mm sulle montagne agli 813 mm sulla costa, concentrate nei mesi di maggio, giugno, ottobre e novembre. Nella tarda estate e all'inizio dell'autunno l'isola è investita da uragani.
Flora e fauna
La vegetazione dell'isola è lussureggiante e assai diversificata; sono state infatti classificate oltre duecento specie di piante da fiore. Nelle foreste crescono alberi che forniscono legname pregiato come cedro, mogano, palissandro ed ebano, oltre a palme da cocco e piante del pepe. Nell'isola vengono coltivati in modo estensivo alberi da frutto quali il mango, il banano e l'albero del pane.
La fauna locale, come del resto quella prevalente nelle Indie Occidentali, comprende moltissime specie di uccelli e rettili non velenosi. Quasi assenti sono i grandi mammiferi.
Popolazione
La Giamaica ha una popolazione di 2.435.000 abitanti (1992), con una densità di 221 unità per km2. È costituita in gran parte da neri e meticci, discendenti dagli schiavi deportati dall'Africa tra il XVII e il XIX secolo; l'isola è inoltre abitata da esigue minoranze di indiani, europei e cinesi. Circa la metà della popolazione vive nelle zone rurali. Massiccia è l'emigrazione soprattutto verso gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l'America latina.
Kingston, la capitale, ha una popolazione di 590.000 abitanti (1991); altri centri importanti sono Montego Bay e Spanish Town.
Lingua e religione
L'inglese è la lingua ufficiale, anche se molti giamaicani parlano un dialetto locale che incorpora elementi africani, spagnoli e francesi. La maggior parte della popolazione è protestante, ma sono numerosi anche i cattolici; sono inoltre presenti comunità ebree, musulmane e indù. Tra le sette locali, quelle dei pocomania e dei rastafari sono ormai entrate a far parte della vita religiosa dell'isola.
Istruzione e cultura
Il sistema didattico in Giamaica presenta elementi dell'organizzazione scolastica britannica. L'istruzione è obbligatoria fino a 11 anni.
Il maggiore istituto di istruzione superiore è l'Università delle Indie Occidentali (1948), situata a Kingston. Nel paese sono inoltre presenti numerose scuole superiori di orientamento tecnico, artistico e scientifico.
La dipendenza dell'isola dalla Gran Bretagna per oltre tre secoli si riflette sia nell'idioma sia nelle tradizioni, profondamente influenzate anche dalla cultura africana. Il reggae, uno stile sincopato della musica locale a volte connotato politicamente, diffuso nel XX secolo da Bob Marley e da altri gruppi giamaicani, influenzò la musica rock degli anni Ottanta, specialmente in Inghilterra.
Risorse economiche
L'economia del paese si basa principalmente sull'attività agricola, ma negli ultimi anni si sono sviluppati fortemente il turismo e l'industria mineraria e manifatturiera. Il prodotto principale è la canna da zucchero, seguito da banane, tabacco, agrumi, cacao, caffè, noci di cocco, arachidi, cereali e spezie, tra cui zenzero e soprattutto pimento, o pepe della Giamaica, di cui l'isola è il maggior produttore mondiale. Di importanza secondaria l'allevamento di bovini, suini e ovini.
Bauxite e allumina (un derivato della bauxite) sono i prodotti trainanti dell'economia del paese, coprendo il 60% del volume delle esportazioni. Il settore industriale sta diventando strategico dal punto di vista economico, e viene incoraggiato dal governo attraverso agevolazioni fiscali e doganali. Sono presenti industrie alimentari, tessili, chimiche, cementifici e una raffineria di petrolio. Principali partner commerciali sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Venezuela, il Canada. Bauxite, allumina, zucchero, rum, caffè e indumenti sono i maggiori prodotti esportati; prodotti chimici, alimentari e tessili, petrolio e macchinari devono essere in gran parte importati.
Flussi monetari e banche
L'unità monetaria della Giamaica è il dollaro giamaicano, suddiviso in 100 centesimi. La Banca della Giamaica, fondata nel 1960, è la banca centrale e di emissione.
Trasporti
Nell'isola sono presenti una rete ferroviaria (340 km) e circa 15.000 km di strade, un quarto delle quali asfaltate. La locale compagnia aerea è l'Air Jamaica che effettua voli internazionali, mentre i voli interni sono assicurati dalla Trans-Jamaican Airlines.
Ordinamento dello stato
La Costituzione giamaicana, promulgata nel 1962, prevede un sistema parlamentare di governo sul modello di quello inglese. Capo dello Stato è il sovrano del Regno Unito rappresentato da un governatore generale nominato su consiglio del primo ministro.
Il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio dei ministri, presieduto dal primo ministro che è il leader del partito di maggioranza e viene nominato dal governatore generale.
Il potere legislativo spetta al Parlamento bicamerale, formato dal Senato (21 membri nominati dal governatore generale, 13 di comune accordo con il primo ministro e i rimanenti 8 su consiglio del leader del partito di minoranza) e dalla Camera dei rappresentanti (60 membri eletti a suffragio universale ogni 5 anni).
Il sistema giuridico e giudiziario ricalca quello inglese e comprende una Corte suprema, una Corte d'appello e altri tribunali minori.
Storia
I primi ad abitare l'isola furono gli indios arawak, appartenenti a una stirpe nordamericana, che chiamarono l'isola Xaymaca ("isola delle fonti"). La Giamaica fu scoperta nel 1494 da Cristoforo Colombo e ben presto colonizzata dagli spagnoli nel 1509. San Iago de la Vega (l'attuale Spanish Town), primo stanziamento e capitale per i successivi tre secoli, fu fondata nel 1523. Decimati gli indios, gli spagnoli impiegarono gli schiavi deportati dall'Africa per il lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero.
La conquista inglese
Nel 1655 l'isola fu conquistata dagli inglesi ai quali fu ceduta formalmente nel 1670 in base alle condizioni del trattato di Madrid. Durante gli ultimi decenni del XVII secolo giunsero numerosi coloni inglesi; ben presto si diffusero le industrie di zucchero e cacao e con esse anche la richiesta sempre maggiore di manodopera per le piantagioni. La Giamaica divenne così uno dei principali centri di commercio degli schiavi, che aveva la sua base a Port Royal. Nel 1692 la città fu distrutta da un terremoto e al suo posto fu fondata Kingston. La schiavitù venne definitivamente abolita il 1° agosto del 1838.
Un altissimo numero di neri liberati abbandonò le piantagioni e prese possesso delle terre non occupate situate verso l'interno, disgregando così la solida economia delle piantagioni. La mancanza di forza lavoro e il declino del commercio nel settore provocarono una crisi che si protrasse a lungo. Nell'ottobre del 1865 scoppiò un'insurrezione della popolazione nera, vessata da leggi discriminatorie, oppressive misure fiscali e dall'esclusione dal possesso della terra; il governo impose la legge marziale e sedò nel sangue la rivolta. La Giamaica diventò una colonia della Corona, perdendo così l'autonomia governativa di cui aveva goduto sin dal XVII secolo. Un governo rappresentativo fu parzialmente ripristinato nel 1884.
L'indipendenza
Il 3 gennaio del 1958 l'isola divenne parte della Federazione delle Indie Occidentali dalla quale in seguito si staccò; il 6 agosto del 1962 il paese ottenne l'indipendenza. Il Partito laburista vinse le elezioni dell'aprile dello stesso anno e il leader del gruppo, Alexander Bustamante, divenne primo ministro, sostituito nel 1967 da Hugh Lawson Shearer. Nel 1968 il paese fu uno dei membri fondatori dell'Area di libero commercio caraibica (CARIFTA) e nel 1973 della Comunità economica dei paesi caraibici (CARICOM). Le elezioni del 1972 portarono al potere il Partito nazionale del popolo guidato da Michael N. Manley, che si impegnò ad attuare una politica favorevole a una ripresa economica. Le sue idee di sinistra e l'amicizia con Fidel Castro gli inimicarono alcuni strati della popolazione.
Le elezioni dell'ottobre del 1980 favorirono il Partito laburista e il suo leader Edward Seaga, ex ministro delle Finanze, riconfermato primo ministro anche alle successive elezioni del dicembre 1983. Ripudiando il socialismo e i rapporti con Cuba, Seaga stabilì uno stretto legame con gli Stati Uniti nel tentativo di attrarre capitale straniero per risollevare le sorti economiche del paese. Il permanere, tuttavia, di una condizione di stagnazione economica e di una conseguente forte protesta sociale favorì il ritorno al potere nel 1989 del Partito nazionale del popolo e del suo leader Michael Manley, che continuò la politica di libero mercato inaugurata dal suo predecessore. Rassegnate le dimissioni nel 1992 per motivi di salute, gli succedette al governo, e alla guida del partito, Percival J. Patterson, che nel 1994 fu riconfermato alla carica di primo ministro. Alla fine del 1997 il leader giamaicano si recò in visita a Cuba, sottolineando così la contrarietà del suo governo all'isolamento al quale è costretto il regime di Castro.

CIPRO

Cipro (greco Kypriakí Dimokratía; turco Kibrìs Cumhuriyeti), repubblica situata a ovest della Siria e a sud della Turchia; con una superficie di circa 9251 km2, è la terza isola per estensione del mar Mediterraneo e la sua capitale è Nicosia. Dal 1974 la regione settentrionale è stata occupata militarmente dalla Turchia e costituisce uno stato separato, la Repubblica turca di Cipro del Nord, non riconosciuto dalla comunità internazionale.
Territorio
Di forma irregolare, l'isola si restringe notevolmente all'estremità nordorientale, formando la penisola di Karpaso protesa a est verso le coste siriane. La maggior parte del territorio interno è costituito da una pianura piatta e spoglia, chiamata Massaria (greco, "tra le montagne"), che si estende dalle coste occidentali a quelle orientali ed è delimitata da rilievi montuosi: a nord dai monti Kyrenia (la cui massima elevazione è di 1019 m), disposti parallelamente alla costa fino alla penisola di Karpaso; a sud dai monti dell'Olimpo, dove si eleva la cima più alta di Cipro, il monte Tróodos (1953 m). Cipro non ha fiumi a carattere permanente: grazie alle piogge invernali alcuni corsi d'acqua bagnano la pianura di Massaria nei mesi primaverili, prosciugandosi durante il resto dell'anno. Sull'isola si trovano alcuni laghi di acqua dolce e due grandi laghi di acqua salata.
Il clima è tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche e una stagione fresca e piovosa tra i mesi di ottobre e marzo. La temperatura media annuale è di 20,6 °C; la media annua delle precipitazioni è inferiore ai 500 mm.
Sui rilievi montuosi crescono boschi di pini, cipressi e cedri; la vegetazione spontanea comprende inoltre ginepri, platani, querce, olivi e carrubi. Per rimboschire il territorio, sono stati piantati estensivamente alberi di eucalipto. Tra i pochi animali selvatici presenti il più noto è il muflone, una pecora selvatica; numerose varietà di pernici tra cui francolini, beccaccini, quaglie e pavoncelle, abitano l'isola che ospita periodicamente anche stormi di uccelli migratori.
Popolazione
Cipro ha una popolazione di 734.000 abitanti (1994); di essa, circa l'80% è costituito da ciprioti di lingua greca, il 18% è di origine turca, e il rimanente è composto da armeni e altre minoranze etniche. Sia la comunità greca sia quella turca mantengono tradizioni e costumi propri e una forte identità nazionale. In seguito all'invasione turca del 1974, i flussi migratori hanno determinato una netta separazione geografica tra le due comunità: i greci occupano infatti i due terzi dell'isola, al centro e a sud, i turchi il territorio settentrionale. La popolazione, composta principalmente di agricoltori, vive soprattutto nelle aree rurali. La maggiore città è Nicosia, la capitale, che nel 1993 contava 177.000 abitanti circa nel settore greco e 39.496 in quello occupato dai turchi (stima del 1989); lungo la costa si trovano i centri portuali di Limassol, Famagosta e Làrnaca.
Lingua e religione
Lingue ufficiali sono il greco e il turco; rispetto a tutti gli altri dialetti greci moderni, quello cipriota è il più affine al greco antico. I membri della comunità greca appartengono alla Chiesa nazionale di Cipro (80% della popolazione), formalmente indipendente dalla Chiesa ortodossa orientale; il primate, il vescovo di Nicosia, e gli altri tre vescovi ciprioti vengono eletti dai membri della Chiesa stessa. La minoranza turca professa la religione musulmana (19%); esigue minoranze sono rappresentate da maroniti (arabi cristiani), cattolici ed ebrei.
Istruzione e cultura
Nel paese sono presenti due diversi sistemi scolastici. Nel settore greco l'istruzione è gratuita e obbligatoria tra i 5 e gli 11 anni e il sistema scolastico statale prevede un corso di studi secondari della durata di sei anni; nel paese è presente un ateneo, l'Università di Cipro, fondata nel 1988. Nella comunità turca, l'istruzione è direttamente dipendente dalla Repubblica turca di Cipro del Nord. Nel paese numerosi sono i siti archeologici e le testimonianze delle diverse culture succedutesi sull'isola; tra i musei si ricordano il Museo di arte autoctona e il Museo di Cipro a Nicosia.
Economia
Il prodotto interno lordo di Cipro è stimato in 6,1 miliardi di dollari USA (dati della Banca Mondiale 1989-1991), equivalente a 8640 dollari pro capite nel settore greco e a 3447 dollari in quello turco. Circa il 47% del territorio è destinato all'agricoltura, praticata perlopiù in poderi di piccole dimensioni e con metodi non avanzati; i prodotti principali sono agrumi, patate, uva, orzo, grano, carrube e olive. Di notevole importanza è anche l'allevamento, soprattutto di pecore e capre (il cui latte è impiegato per la produzione di formaggi e yogurt), suini, bovini, asini e cavalli. Le risorse forestali offrono legname utilizzato come materiale da costruzione o come combustibile; nel settore della pesca, significativa è la raccolta di spugne nelle acque costiere.
Rilevante è la presenza di rame, di cui l'isola rappresentava nel mondo antico la principale fonte; vi si trovano altri minerali come pirite di ferro, amianto, cromo e gesso. L'industria leggera sta diventando un settore sempre più importante nell'economia cipriota; i prodotti principali sono abbigliamento e calzature, alimenti, materiali da costruzione, vino, sigarette, olio per uso alimentare.
L'unità monetaria corrente è la lira sterlina di Cipro, suddivisa in 100 centesimi, emessa dalla Banca Centrale di Cipro. Unità monetaria del settore turco è la lira turca. Dal settore greco sono esportati patate, agrumi, vino e prodotti dell'industria manifatturiera, specialmente calzature, mentre le importazioni comprendono petrolio, cereali e prodotti tessili; la Gran Bretagna è il principale partner commerciale del paese. Nel settore turco, gli scambi avvengono con la Turchia, maggior partner commerciale e referente politico del paese, e con la Gran Bretagna.
Il sistema di comunicazioni interne consiste in circa 10.780 km di rete stradale (metà della quale asfaltata), mentre non esistono ferrovie. Sono presenti tre aeroporti internazionali – a Nicosia e Làrnaca, nella zona greca, e a Tymbou (Ercan), in territorio turco.
Ordinamento dello stato
Cipro si basa sulla Costituzione del 1960 che divise il potere tra le comunità greca e turca, con un presidente greco-cipriota affiancato da un vicepresidente turco-cipriota e una rappresentanza mista su base proporzionale nel Consiglio dei ministri e nella Camera dei rappresentanti; nel 1963, tuttavia, i turco-ciprioti si ritirarono dal governo. In seguito all'intervento militare della Turchia e all'occupazione della parte settentrionale dell'isola, nel 1979 fu proclamato lo stato federato turco-cipriota e, nel 1983, la Repubblica turca di Cipro del Nord, che non ha mai ottenuto il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite; la sua Costituzione (1975) affida il potere esecutivo al presidente, eletto a suffragio universale e assistito da un'Assemblea legislativa unicamerale composta da 50 membri. In base alla Costituzione del 1960, Cipro è una repubblica presidenziale; il capo dell'esecutivo è il presidente eletto a suffragio universale diretto con un mandato di cinque anni. Il potere legislativo è esercitato dalla Camera dei rappresentanti, composta dal 1985 da 56 membri greco-ciprioti e 24 membri turco-ciprioti; la comunità turca, tuttavia, non invia rappresentanti al Parlamento dal 1963. In base alle riforme del 1964, il sistema giudiziario all'interno della comunità greco-cipriota ha quale massimo organo la Corte suprema; tribunali di grado inferiore sono le Corti di assise e i tribunali distrettuali. Anche nel settore turco operano una Corte suprema e tribunali propri. Le maggiori città sono amministrate dai consigli municipali; le città di minori dimensioni sono invece governate da alcune commissioni composte da un "mukhtar" e da un corpo di "azas" (consiglieri anziani).
Storia
Sede di progredite civiltà durante il Neolitico e l'età del Bronzo, Cipro fu colonia micenea tra il XVII e il XV secolo a.C.. Per la naturale posizione e per la ricchezza dei giacimenti minerari, soprattutto rame, fu una terra contesa da parte delle popolazioni che vivevano sul Mediterraneo e conobbe continue e numerose dominazioni, dapprima dell'Egitto, sotto il regno del faraone Thutmosi III, intorno al 1450 a.C., poi dell'Assiria (VIII secolo) e successivamente dei persiani (alla fine del 500 a.C.). Conquistata da Alessandro Magno nel 333 a.C., dopo circa un decennio passò sotto il controllo dell'Egitto e nel 58 a.C. sotto quello di Roma. Fece quindi parte dell'impero d'Oriente fino al 1191, quando fu conquistata durante la terza crociata in Terrasanta da Riccardo I d'Inghilterra il quale, a sua volta, la cedette al re Guido di Lusignano che aveva perduto il trono di Gerusalemme. Alla fine del XV secolo, Cipro entrò a far parte del dominio della potente Repubblica marinara di Venezia per passare, nel 1571, sotto la sovranità dei turchi, che resistettero nell'isola per tre secoli, fino al 1878, quando vennero sconfitti nella guerra russo-turca (1877-1878). Al fine di prevenire ogni tentativo di espansione da parte della Russia verso i Dardanelli, i turchi concedettero alla Gran Bretagna il diritto di amministrare e occupare Cipro.
L'amministrazione britannica
La convenzione fu siglata il 4 giugno 1878: i britannici si assicurarono il completo controllo su Cipro garantendo un contributo economico, mentre alla Turchia rimase la sovranità sul luogo. Quando gli inglesi assunsero il controllo nel 1879, venne loro presentata una petizione da parte del primate e della comunità greca in base alla quale veniva richiesta l'enosis (greco, "unione"), ossia l'annessione politica di Cipro con il regno di Grecia, che non venne tuttavia presa in considerazione da parte dell'autorità. Quando la Turchia si alleò alla Germania durante la prima guerra mondiale, la Gran Bretagna annullò il trattato del 1878 e nel novembre del 1914 proclamò l'annessione di Cipro al regno inglese; in base al trattato di Losanna (1923), la Turchia riconobbe formalmente il possedimento inglese di Cipro e due anni dopo l'isola divenne una colonia della corona britannica. Nel 1931 si verificarono alcuni scontri interni causati dalla cattiva amministrazione; gli inglesi soppressero prontamente le rivolte, abolirono il consiglio legislativo e vietarono tutti i partiti politici. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale nel 1945, riemerse la questione dell'enosis e nel 1946 gli inglesi proposero alcune riforme costituzionali che avrebbero portato all'autonomia dell'isola.
La diffusione del movimento dell'Enosis
Nel 1948 il primate di Cipro, Mihail Mouskos, diede apertamente il sostegno della Chiesa ortodossa al movimento dell'Enosis; eletto arcivescovo di Cipro con il nome di Makarios III, divenne il leader indiscusso del movimento. Nel gennaio del 1950 le autorità inglesi rifiutarono la richiesta di un plebiscito sull'unità con la Grecia e dichiararono che la stessa posizione dell'isola rendeva impossibile qualsiasi cambiamento dello status politico provocando un'aperta ribellione capeggiata dal movimento di greco-ciprioti dell'EOKA (Ethniki Organosis Kypriakou Agonos, Organizzazione nazionale per la lotta cipriota).
Nel 1954 la Grecia, fino ad allora estranea a ogni coinvolgimento diretto per non opporsi alla Gran Bretagna, portò la questione di Cipro dinanzi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite; durante la discussione che seguì in seno all'ONU, la Turchia annunciò che si sarebbe opposta all'unione di Cipro con la Grecia e dichiarò che, in caso di ritiro da parte delle forze inglesi, l'isola sarebbe passata sotto l'amministrazione turca. Agli inizi del 1955 i ciprioti intensificarono le loro azioni terroristiche contro l'autorità britannica, mentre un tentativo di dirimere la controversia attraverso la convocazione di una conferenza tra i ministri degli Esteri di Grecia e Turchia fallì apertamente. Nel 1956, il governo inglese fece esiliare il primate Makarios, dichiarandolo responsabile delle dimostrazioni antigovernative. Nel 1957, l'Assemblea Generale dell' ONU richiese la ripresa delle negoziazioni; i leader dell'EOKA proposero una tregua, a condizione che il primate fosse rilasciato. La richiesta fu accolta, anche se al religioso non fu concesso di fare ritorno sull'isola.
L'indipendenza dal Regno Unito
Nel giugno 1958 gli inglesi annunciarono un piano per mantenere lo status quo di Cipro a livello internazionale per un periodo di sette anni con l'istituzione di un governo rappresentativo e dell'autonomia comunale. Makarios e i governi greco e turco si opposero al progetto inglese, ma il 1° ottobre gli inglesi fecero entrare in vigore una versione modificata dello stesso. Dopo alcuni colloqui svoltisi nel 1959 tra i diversi partiti, si giunse a un accordo sulla possibilità di una costituzione per una repubblica indipendente di Cipro: lo status di repubblica venne garantito dal Regno Unito (che mantenne la propria sovranità su due basi militari), dalla Turchia e dalla Grecia. Makarios, rientrato a Cipro il 1° marzo, fu eletto presidente il dicembre successivo; Fazil Küchük, un turco-cipriota, divenne vicepresidente. L'indipendenza venne proclamata il 16 agosto 1960; Cipro fu ammessa alle Nazioni Unite e divenne una repubblica indipendente nell'ambito del Commonwealth.
Nel dicembre del 1963 i rappresentanti delle comunità greco-cipriota e turco-cipriota si scontrarono dopo che Makarios propose alcuni cambiamenti costituzionali, tra cui l'abolizione del potere di veto da parte della minoranza turca nell'organo legislativo; seguirono alcuni scontri e, dopo che Grecia e Turchia minacciarono di intervenire, ebbe inizio una guerra civile sull'intero territorio cipriota. In risposta ai disordini, l'ONU nominò un mediatore e organizzò una forza militare per il mantenimento della pace; l'accettazione della risoluzione dell'ONU per il cessate il fuoco del 10 agosto 1964 pose fine ai cruenti scontri tra le opposte fazioni.
Il colpo di stato e l'intervento della Turchia
Makarios fu rieletto presidente nel 1968 e nel 1973, mentre organizzazioni nazionalistiche ricominciarono a sostenere e a diffondere l'idea dell'unificazione con la Grecia: quando il presidente chiese ad Atene il ritiro dall'isola della guardia nazionale cipriota, questa rispose con un colpo di stato e occupò militarmente i centri di potere della capitale (15 luglio 1974). Con il sostegno del governo greco, fu eletto presidente Nikos Sampson.
Di fronte a tali mutamenti, la Turchia inviò sull'isola forze militari, impossessandosi di circa 1/3 dell'intero territorio. Nel dicembre Makarios rientrò a Cipro e assunse la presidenza; il 13 febbraio 1975 venne proclamato, nel settore occupato dai turchi, uno stato autonomo turco-cipriota. Nell'aprile del 1975, sotto l'egida dell'ONU, ebbero inizio alcuni colloqui miranti alla creazione di un sistema federale per entrambe le zone; nello stesso anno, sui territori occupati dai turchi, venne proclamato lo Stato federato turco-cipriota. I colloqui proseguirono anche dopo la morte di Makarios (1977), a cui successe Spyros Kyprianou, rieletto nel 1983.
Nel novembre del 1983 Rauf R. Denktash, il presidente turco-cipriota, proclamò la Repubblica turca di Cipro del Nord, non riconosciuta dall'ONU; i tentativi da parte della comunità internazionale di ripristinare la legalità nel paese furono vani. Nel febbraio 1992 si tenne a Cipro la Conferenza dei paesi non allineati; nel febbraio del 1993 fu eletto presidente Glafkos Clarides, candidato del partito conservatore.
Nel 1996, in seguito all'uccisione da parte della polizia turco-cipriota di un giovane della comunità greca durante una manifestazione, si verificarono ulteriori scontri armati lungo la linea di confine. Un incontro tra le delegazioni delle due comunità, svoltosi nel 1997, non ebbe alcun esito.

MALTA

Malta Repubblica indipendente nell'ambito del Commonwealth, composta da un piccolo gruppo di isole – Malta, Gozo, Comino, Cominotto e Filfla – situate nel mar Mediterraneo, a sud della Sicilia. La superficie territoriale della repubblica misura 316 km2; l'isola di Malta ha una superficie di 246 km2, Gozo di appena 3 km2. In base al censimento del 1995 lo stato ha una popolazione di 369.451 abitanti, con una densità media di 1171 abitanti per km2. La capitale La Valletta (9129 abitanti nel 1995) è il porto principale e la città più grande del paese; altri centri minori sono Rabat, nell'isola di Gozo, e Hamrun.
Territorio
Il territorio di Malta è pianeggiante, caratterizzato da formazioni di origine carsica e dall'assenza di corsi d'acqua. Il clima è di tipo mediterraneo con estati calde e secche e inverni freschi e piovosi. La temperatura media è di 19 °C e la media delle precipitazioni raggiunge i 560 mm annui.
Economia
Nei primi anni Novanta il prodotto nazionale lordo di Malta è stato calcolato in 2,6 miliardi di dollari corrispondenti a un reddito medio pro capite di circa 7130 dollari (dati della Banca mondiale, 1989-1991). L'agricoltura ha ancora un peso determinante nell'economia maltese; il 40% del territorio è coltivato, ma l'alta densità di popolazione e la povertà del suolo costringono il paese a importare molti generi alimentari. Le coltivazioni più importanti forniscono patate, pomodori, frumento, frutta e fiori. Meno rilevante è l'allevamento, limitato agli animali da cortile e a pochi capi di bovini, caprini e ovini.
Il settore industriale maggiormente sviluppato è la cantieristica, che si avvale di attrezzati cantieri navali statali; importanti sono anche le industrie alimentare, tessile, dell'arredamento, della manifattura dei tabacchi, chimica e della gomma. Da circa un decennio il settore economicamente più rilevante è il turismo, che impiega circa un terzo della forza lavoro del paese.
Nei primi anni Novanta le esportazioni sono state valutate in circa 1,2 miliardi di dollari e le importazioni in 1,9 miliardi di dollari. Le prime consistono principalmente in abbigliamento, mezzi di trasporto, prodotti manifatturieri di base e macchinari; le importazioni in macchinari, prodotti tessili e chimici, materie prime grezze, carburanti e generi alimentari. I principali partner commerciali sono Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania. La moneta corrente è la lira maltese, suddivisa in 100 centesimi.
Un'efficiente rete stradale collega la capitale ai centri minori dell'isola, mentre Luqa è sede di un aeroporto internazionale; la compagnia di bandiera è l'Air Malta.
Popolazione e ordinamento dello stato
La popolazione di Malta è in maggioranza cattolica; lingue ufficiali sono il maltese e l'inglese, ma è diffuso anche l'italiano. L'istruzione scolastica è gratuita e obbligatoria per i ragazzi dai cinque ai sedici anni di età ed è organizzata sul modello britannico. La Valletta è sede dell'Università di Malta, fondata nel 1769. Nei primi anni Novanta la speranza di vita era di 74 anni per gli uomini e di 78 anni per le donne.
In base alla Costituzione del 1964 e ai successivi emendamenti del 1974, Malta è una Repubblica. Il capo dello Stato è il presidente che viene nominato dal Parlamento con un mandato di cinque anni. Il potere legislativo viene esercitato dalla Camera dei rappresentanti, composta da 65 membri eletti ogni cinque anni a suffragio universale diretto sulla base della rappresentanza proporzionale. Capo del governo è il primo ministro, scelto dal presidente tra i membri che compongono il Parlamento. Il primo ministro, assistito dal Consiglio dei ministri, è responsabile dinanzi alla Camera dei rappresentanti.
Storia
I numerosi monumenti e i reperti ritrovati a Malta testimoniano dell'alto grado di civiltà raggiunto già nel V millennio a.C., quando le isole furono sede di una cultura neolitica (anteriore a quella di Creta). Colonie della Fenicia nel 1000 ca. a.C., nel 736 a.C. le isole furono occupate dai greci, che chiamarono la colonia Melita, e divennero in seguito possedimenti di Cartagine e poi di Roma. Nel 395 d.C., con la divisione dell'impero romano, Malta divenne parte dell'impero d'Oriente. Occupata dagli arabi nell'870, fu conquistata dai normanni nel 1091 e unita al regno di Sicilia. Nel 1530 Carlo V, imperatore del Sacro romano impero, assegnò l'isola ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (o Cavalieri di Malta), che la governarono fino al XIX secolo. Dopo il fallito assedio dei turchi ottomani nel 1565, i Cavalieri di Malta fortificarono La Valletta.
Il dominio britannico
Nel 1798, durante la spedizione in Egitto, Malta venne conquistata da Napoleone Bonaparte. Rifiutando di essere governati dalla Francia, i maltesi chiesero aiuto alla Gran Bretagna e nel 1799 l'ammiraglio inglese Horatio Nelson cinse d'assedio La Valletta, riuscì a strappare Malta ai francesi e dichiarò il territorio protettorato britannico. Con il trattato di Parigi del 1814, Malta entrò a far parte dell'impero britannico come colonia della corona.
Nel corso del XIX secolo i maltesi diedero inizio alle rivendicazioni per ottenere l'indipendenza e nel 1921, in cambio dell'aiuto fornito durante la prima guerra mondiale, alla colonia fu concessa una Costituzione che permise di eleggere un Parlamento locale.
La Costituzione venne poi revocata nel 1936 quando Malta, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, aveva suscitato le mire degli italiani. Importantissima base inglese durante la seconda guerra mondiale, Malta fu continuamente bombardata dall'aviazione tedesca e italiana.
La conquista dell'indipendenza
Il 1° novembre 1961 si svolsero a Malta le prime elezioni per comporre un Parlamento locale. La campagna elettorale era stata condotta dal Partito laburista, che chiedeva l'indipendenza di Malta al di fuori del Commonwealth, e dal Partito nazionalista, alleato con altri partiti politici, che premeva per l'indipendenza nell'ambito del Commonwealth. I nazionalisti vinsero le elezioni e il loro leader, George Borg Olivier, venne nominato primo ministro. Malta ottenne la piena indipendenza il 21 settembre 1964 e fu ammessa alle Nazioni Unite il 1° dicembre dello stesso anno.
Alle elezioni del giugno 1971 il Partito nazionalista venne sconfitto dai laburisti e Dominic (Dom) Mintoff fu nominato primo ministro. Nel 1974 venne emendata la Costituzione e Malta fu proclamata repubblica nell'ambito del Commonwealth.
Gli anni di Mintoff
Negli anni successivi il governo di Mintoff si spostò sempre più a sinistra e nella vita politica si crearono due poli contrapposti. Dopo la dichiarazione della neutralità del paese e l'adesione a una politica di non-allineamento, nel 1979 il governo Mintoff non rinnovò l'accordo che consentiva alla NATO di mantenere basi navali e aeree sul territorio maltese. Alla fine degli anni Settanta Dom Mintoff promosse una politica di cooperazione e di rapporti preferenziali tra Malta e la Libia, ma le relazioni tra i due paesi si interruppero nel 1980 dopo la disputa sui diritti di estrazione del petrolio nelle acque del Mediterraneo. Nel dicembre del 1981 a Mintoff venne rinnovato il mandato governativo per altri cinque anni, ma nel dicembre 1984 egli rassegnò le dimissioni e venne sostituito da Carmelo Mifsud-Bonnici (poi capo di stato dal 1994).
Malta e l'Unione Europea
Alle elezioni del maggio 1987 i nazionalisti tornarono al potere dopo sedici anni e ottennero la maggioranza anche alle successive elezioni del febbraio 1992. Nel 1990 Malta chiese l'adesione all'Unione Europea (con la quale i primi accordi risalivano al 1970); nello stesso anno Malta e la Libia rinnovarono gli accordi bilaterali e siglarono un trattato di cooperazione valido fino al 1995. Le elezioni del 1996 videro il ritorno al potere dei laburisti di Alfred Sant, che respinsero il piano di adesione all'Unione Europea.

SVIZZERA

Svizzera Repubblica federale dell'Europa centrale, confina a nord con la Germania, a est con l'Austria e il Liechtenstein, a sud con l'Italia e a ovest con la Francia. Ha una superficie di 41.285 km2 e la sua capitale è Berna.
Territorio
La Svizzera (francese Suisse; tedesco Schweiz), presenta una morfologia montuosa e molto frammentata, con rilievi incisi da numerose vallate tra le quali sono spesso assenti vie di comunicazione a causa dell'asperità del territorio che può essere diviso in tre regioni fisiche: i rilievi delle Alpi (caratterizzati da vette frastagliate e gole scoscese), a sud, che occupano circa il 60% della superficie del paese; i monti del Giura, a nord-ovest, più bassi e meno imponenti rispetto ai primi, e una zona prealpina che caratterizza le aree centrali; nella catena delle Alpi Pennine o Vallesi si elevano la cima più alta della Svizzera, il Dufourspitze (4634 m), appartenente al massiccio del Monte Rosa, e il Cervino (4478 m); questi rilievi sono parte della sezione meridionale alpina del paese che comprende inoltre le Alpi Lepontine, che dominano il Canton Ticino, e le Alpi Retiche nel cantone dei Grigioni.
Alla sezione alpina settentrionale appartengono invece le Alpi Bernesi, che culminano nella vetta del Finsteraarhorn (4274 m), le Alpi di Uri e quelle di Glarona. Tra le innumerevoli valli che attraversano i rilievi si ricordano la valle del Reno, del Rodano e del Ticino, oltre all'Engadina attraversata dall'Inn. Numerosissimi sono inoltre i passi alpini, dei quali il più importante è il San Gottardo, che è situato a un'altitudine di 2108 m e rappresenta un'indispensabile via di comunicazione tra l'Italia e le regioni dell'Europa centrosettentrionale essendo anche attraversato da un tunnel ferroviario e stradale. Tra le catene montuose delle Alpi e del Giura si estende un altopiano collinare che, con un'altezza media di circa 390 m, è compreso tra il lago di Ginevra, nell'estremo sud-ovest, e il lago di Costanza, a nord-est.
La maggiore rete idrografica svizzera è costituita dal corso del Reno e dai suoi tributari; altri fiumi importanti sono il Rodano, il Ticino e l'Inn, navigabili solo per brevi tratti. L'unico fiume che scorre interamente in territorio svizzero è l'Aare. Altra caratteristica di rilievo è rappresentata dalla presenza di numerosi laghi di origine glaciale: oltre a quelli di Ginevra e di Costanza, importanti sono il lago di Lugano, il Lago Maggiore (nelle cui acque si trova il punto di massima depressione della regione, -193 m) sul confine con l'Italia, il lago di Neuchâtel, di Lucerna, di Zurigo e, infine, i laghi Brienz e Thun.
Clima
Nella zona dell'altopiano e nelle valli, la Svizzera ha un clima temperato, influenzato nelle diverse regioni dalla presenza dei numerosi laghi: qui si registra una temperatura media di circa 10 °C che nelle regioni alpine scende a -2 °C. Per quanto riguarda le precipitazioni, sull'altopiano e nelle valli la loro media è di circa 900 mm; essa aumenta considerevolmente nelle regioni montuose (2000-3000 mm annui) dove, nei mesi invernali, si verificano abbondanti nevicate. Oltre che caratterizzate dalla presenza di numerosi ghiacciai, le cime dei rilievi al di sopra dei 2743 m sono innevate per l'intero arco dell'anno. La bise, un vento freddo proveniente da nord-est, tipico dei mesi invernali, si alterna in estate al föhn (o favonio), caldo e secco, che soffia da sud e causa improvvisi innalzamenti della temperatura.
Flora e fauna
La Svizzera presenta una vegetazione di tipo mediterraneo-alpino: viti e alberi da frutto, quali castagni, noci, meli, peri, ciliegi e mandorli, crescono nelle valli più basse e nell'altopiano, mentre fitti boschi coprono quasi il 25% del territorio, soprattutto oltre i 600 m di altitudine. Specie decidue quali faggi, aceri e querce costituiscono la vegetazione prevalente fino ai 1300 m, oltre ai quali crescono conifere, specialmente pini e abeti. Alle massime altitudini si incontra una flora di tipo alpino con le caratteristiche stelle alpine, anemoni e muschi. Le regioni alpine e i boschi sono popolati da camosci, marmotte, volpi e diverse specie di uccelli; nei corsi d'acqua e nei torrenti vivono trote e salmoni.
Popolazione
La Svizzera ha una popolazione di 7.019.019 abitanti (stima del 1994) con una densità media piuttosto elevata: 170 unità per km2. Circa il 60% degli abitanti risiede in centri urbani, perlopiù di piccole dimensioni. Il paese ospita numerosi lavoratori stranieri che, con le loro famiglie, rappresentano circa il 15% della popolazione; il consistente flusso migratorio spiega l'elevata crescita demografica che si è registrata negli ultimi decenni. La composizione della popolazione, prevalentemente di origine nordica, è definita attraverso la lingua parlata dalle diverse comunità: tedesca, francese, italiana e romancia.
Le lingue ufficiali della Svizzera sono il tedesco (parlato da circa il 65% della popolazione), il francese (19%) e l'italiano (10%); il romancio, lingua neolatina, è parlato solo dall'1% degli abitanti del paese, limitatamente al cantone dei Grigioni. Diffuso è altresì lo Schwyzertutsch, un dialetto tedesco che differisce sensibilmente dai dialetti parlati in Germania. Il tedesco è la lingua maggiormente utilizzata dai mass media, il francese è comunemente parlato nei cantoni di Friburgo, Giura, Losanna, Neuchâtel, Ginevra e Vallese, mentre i ticinesi sono italofoni. Per quanto riguarda le confessioni religiose, due sono i grandi gruppi: i cattolici (48% circa) e i protestanti (44%); musulmani ed ebrei rappresentano due minoranze (rispettivamente il 2,2 e lo 0,3%).
Suddivisioni amministrative e città principali
La Svizzera è una confederazione di 23 stati, o cantoni, tre dei quali suddivisi in due semicantoni. Essi sono: Appenzello Esterno e Appenzello Interno; Argovia; Basilea Campagna e Basilea Città; Berna; Friburgo; Ginevra; Giura; Glarona; Grigioni; Lucerna; Neuchâtel; Nidvaldo e Obvaldo; San Gallo; Schwyz; Sciaffusa; Soletta; Ticino; Turgovia; Uri; Vallese; Vaud; Zug e Zurigo.
Oltre a Berna, la capitale, altri centri urbani importanti sono Zurigo, la città più popolata, Basilea, centro commerciale rinomato per i settori chimico e tessile, Ginevra, centro culturale, finanziario e manifatturiero, e Losanna.
Istruzione e cultura
In base alla Costituzione del 1948, nel paese l'istruzione è obbligatoria e gratuita; la Costituzione del 1874 e gli emendamenti del 1902 attribuiscono ai cantoni l'insegnamento primario, a cui sono destinati fondi statali, e al governo federale quello secondario; nelle scuole, oltre alla lingua propria del cantone, sono insegnate anche le altre lingue ufficiali dello stato. Durante i secoli le prestigiose università svizzere, tra cui quelle di Basilea (fondata nel 1460), di Losanna (1537), di Zurigo (1833) e di Ginevra (1599), così come l'Istituto Federale di Tecnologia di Zurigo (1855), hanno richiamato studenti e insegnanti da tutta l'Europa.
La Svizzera ha rappresentato un centro di grande rilevanza per la cultura e per il pensiero occidentali: in ambito teologico si ricorda Giovanni Calvino, che qui si ritirò nel 1536 a elaborare e diffondere la sua dottrina, in gran parte conforme alla Riforma protestante, mentre nell'ambito della pedagogia fondamentale fu il pensiero di Jean-Jacques Rousseau e di Johann Pestalozzi e, per la psicologia contemporanea, di Jean Piaget. Dal punto di vista artistico, la Svizzera è stato uno dei centri dell'età carolingia e la pittura e l'architettura romanica vi trovarono felice espressione, come nello splendido esempio del monastero di San Gallo.
Il paese vanta inoltre una lunga tradizione teatrale e musicale per le quali sono stati costruiti edifici prestigiosi quali lo Stadttheater di Basilea e di Berna, il Grand Théâtre di Ginevra, il Théâtre de la Comédie, sempre a Ginevra, il Théâtre Municipal di Losanna e l'Opernhaus di Zurigo, teatro lirico molto rinomato. Il paese ospita altresì alcune delle più importanti biblioteche specializzate a livello europeo, come le biblioteche delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione internazionale del lavoro, entrambe a Ginevra. Il Museo Nazionale, a Zurigo, ospita le più importanti collezioni svizzere; i musei di Basilea, Berna e Zurigo espongono capolavori del XV e XVI secolo, dei pittori olandesi e fiamminghi e dell'arte contemporanea.
Letteratura, arte e musica
Nel paese si sono sviluppate diverse letterature, in relazione alla lingua utilizzata e alla tradizione culturale di riferimento: possiamo dunque parlare di letteratura di lingua tedesca, francese e italiana, delle quali la più rilevante è senza dubbio la prima, a cominciare dalla poesia dei Minnesanger medievali, alle ballate popolari e ai cicli dell'epica cortese.
Tra gli autori svizzero-tedeschi si ricordano Gottfried Keller, Conrad Ferdinand Meyer, Herman Hesse, Carl Spitteler, Jeremias Gotthelf (pseudonimo di Albert Bitzius), Max Frisch e Friedrich Dürrenmatt. Uno dei più noti autori svizzeri di lingua francese è Charles Ferdinand Ramuz. Numerosi artisti svizzeri hanno ottenuto riconoscimento universale per la loro arte; tra i pittori si ricordano Conrad Witz, Henry Füssli, Arnold Böcklin, Ferdinand Hodler e Paul Klee, oltre allo scultore Alberto Giacometti. I compositori svizzeri Ludwig Senfl e Heinrich Loris, chiamato Henricus Glareanus, diedero un rilevante contributo alla musica europea durante il Rinascimento; tra gli artisti del Novecento si ricordano Ernest Bloch, Arthur Honegger, Othmar Schoeck, Frank Martin, Ernst Levy e Conrad Beck.
Economia
La Svizzera è un paese altamente industrializzato e presenta uno dei più elevati standard di vita al mondo: nel 1994 il prodotto interno lordo (PIL) era infatti di 37.180 dollari pro capite. Commercio, servizi (inclusi quelli di carattere bancario e finanziario) e turismo rappresentano i settori trainanti dell'economia, occupando più del 50% della popolazione attiva del paese; seguono l'industria manifatturiera (25% della forza lavoro), estrattiva e della produzione di energia (10%), l'agricoltura, la silvicoltura e la pesca (2,5%). Presentando un territorio poco favorevole all'agricoltura, la Svizzera è autosufficiente solo per la produzione di frumento e carne, mentre deve ricorrere a ingenti importazioni per gli altri generi alimentari. I prodotti principali, perlopiù coltivati in appezzamenti agricoli di piccole dimensioni, sono barbabietole da zucchero, orzo, patate, mele e uva; rilevanti sono altresì la produzione di latte, formaggi e vino, e l'allevamento, in particolare di bovini, suini, ovini, cavalli e animali da cortile.
Notevole la produzione di legname, utilizzato soprattutto per l'edilizia e la fabbricazione della carta, recentemente diminuita a causa dell'inquinamento che ha danneggiato fino al 35% del patrimonio forestale del paese.
Le risorse minerarie sono di modesta entità: esse comprendono granito, pietra calcarea e sale e, in misura inferiore, ferro e manganese. Il settore manifatturiero produce macchinari di precisione, parti meccaniche, prodotti farmaceutici e orologi. Rilevanti sono inoltre i comparti tessile, dell'abbigliamento, chimico, della raffinazione dei metalli, alimentare (del cioccolato in particolare), della lavorazione del legno e della produzione della carta. Particolarmente apprezzati sono i prodotti dell'artigianato svizzero come carillon, ricami, pizzi e oggetti di legno intagliato. La principale fonte di energia è costituita dai numerosi impianti idroelettrici, che forniscono circa il 60% dell'energia prodotta, e da alcune centrali nucleari.
Flussi monetari e banche
L'unità monetaria è il franco svizzero, suddiviso in 100 centesimi, emesso dalla Banca Nazionale Svizzera. La Svizzera è uno dei più importanti centri finanziari a livello internazionale, particolarmente apprezzato per la stabilità economica e politica del paese e per la segretezza con cui sono tradizionalmente trattate le transazioni bancarie. Le numerose banche private costituiscono una delle maggiori risorse economiche del paese; Zurigo, oltre a ospitare numerosi istituti di credito, è anche sede di una delle Borse valori più importanti d'Europa e il maggiore centro per il commercio dell'oro.
Commercio
Il volume delle importazioni svizzere nei primi anni Novanta superava i 74 miliardi di dollari, quello delle esportazioni circa 70 miliardi. Tra i prodotti importati vi sono macchinari, petrolio greggio e raffinato, metalli preziosi, alimenti, ferro, acciaio e prodotti chimici; le esportazioni comprendono soprattutto macchinari, farmaci, prodotti chimici e tessili, orologi e metalli preziosi. Particolarmente attivi sono gli scambi con Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone. Il deficit dato dal volume delle importazioni è bilanciato dalle entrate derivanti dai redditi dei capitali svizzeri investiti in tutto il mondo, dal flusso costante di capitali stranieri e dal turismo, che negli ultimi anni ha rappresentato la più importante fonte di valuta straniera e di occupazione. La bilancia dei pagamenti registrava nei primi anni Novanta un attivo di quasi 1 miliardo di dollari all'anno.
Trasporti
La rete ferroviaria di estende per circa 5175 km, in parte amministrati dallo Stato e in parte dai cantoni; quella stradale per 71.020 km, dei quali 1515 sono percorsi autostradali. Tre gallerie consentono di superare i valichi alpini: il traforo del San Gottardo, lungo 16,2 km, è il più lungo d'Europa; numerosi trafori ferroviari sono stati inoltre realizzati per diminuire il traffico su ruote. Nel 1994 un dibattuto referendum (molto criticato da parte dei governi degli altri stati europei) ha stabilito che a partire dall'anno 2004 sarà vietato l'accesso alla rete stradale svizzera ai mezzi di trasporto pesanti, che dovranno essere caricati su treni appositamente predisposti, al fine di preservare l'ambiente dall'inquinamento atmosferico e acustico. I voli interni e internazionali sono garantiti dalla Swissair, la compagnia di bandiera gestita in parte dal governo federale e dai cantoni e in parte da azionisti privati. Benché il paese non abbia sbocchi sul mare, la marina mercantile svizzera, creata con decreto del governo federale nel 1941, è dotata di navi e di imbarcazioni che operano da porti stranieri e dal porto di Basilea sul Reno.
Ordinamento dello stato
In base alla Costituzione adottata il 29 maggio del 1874 e ai suoi successivi emendamenti, la Svizzera è una repubblica federale di 23 stati o cantoni (tre dei quali divisi in due semicantoni). Il potere legislativo è esercitato dalla Assemblea federale, formata da due Camere, il Consiglio degli stati, composto da 46 membri (due in rappresentanza di ogni cantone) e il Consiglio nazionale, di 200 membri eletti a suffragio diretto per un mandato di quattro anni. Attraverso gli istituti del referendum e dell'"iniziativa popolare" i cittadini sono spesso chiamati a esprimersi in materia legislativa; anche la costituzione può essere emendata attraverso petizioni che raccolgano almeno 50.000 adesioni, successivamente ratificate mediante referendum. Il diritto di voto, esercitato da tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni di età, è stato esteso anche alle donne nel 1971.
Il Consiglio federale esercita il potere esecutivo: eletto dall'Assemblea federale, è composto da 7 membri (ciascuno a capo dei rispettivi dipartimenti), tra i quali viene scelto ogni anno il presidente; la costituzione nega espressamente la possibilità di una rielezione di quest'ultimo una volta concluso il mandato. A Losanna ha sede il tribunale federale, composto da 30 giudici nominati ogni 6 anni dall'Assemblea federale; esso ha giurisdizione nelle cause tra il governo federale e quelli cantonali e tra i cantoni stessi che, a loro volta, sono dotati di un proprio sistema giudiziario, composto da tribunali civili e penali e da corti d'appello.
Tutti i poteri non delegati agli organismi federali sono di competenza dei cantoni, ciascuno dei quali è dotato di un consiglio legislativo (Assemblea) e di un governo (Consiglio di stato); nei cantoni più piccoli il consiglio legislativo è rappresentato da un'Assemblea generale (Landsgemeinde) in cui i cittadini esprimono a voce il loro voto. I comuni rappresentano l'unità di base del sistema amministrativo: più di 3000, essi sono uniti in distretti amministrati da un prefetto, che rappresenta il governo cantonale, e godono di una larga autonomia.
I maggiori gruppi politici rappresentati nel Consiglio sono Partito socialista, Partito radicale e Partito democratico; di minore seguito nel paese i democristiani svizzeri, l'Alleanza degli indipendenti, il Partito radicale e i Verdi.
Storia
Anticamente popolato dagli elvezi (di origine celtica) a occidente e dai reti (celto-illirici) a oriente, il territorio corrispondente all'attuale Svizzera fu conquistato nel I secolo a.C. da Giulio Cesare e chiamato Elvetia. Dopo la dissoluzione dell'impero romano, si stanziarono nella regione popolazioni di alemanni e burgundi.
Il Medioevo
Nel VI secolo i franchi occuparono l'Elvetia, introducendo la loro cultura e favorendo una capillare diffusione del cristianesimo. In seguito alla disgregazione dell'impero carolingio (metà del IX secolo), gran parte del territorio entrò a far parte del ducato di Alamannia (vedi Svevia), uno dei grandi stati feudali del regno di Germania, mentre la parte sudoccidentale fu incorporata al regno di Borgogna. Nel 1032 le due parti vennero riunificate sotto Corrado II.
La lotta per l'indipendenza
Nel 1291, dopo che Rodolfo I, imperatore della dinastia degli Asburgo, cercò di imporre l'autorità imperiale minacciando le tradizionali libertà di cui godeva il paese, i cosiddetti tre cantoni della foresta, Uri, Schwyz e Unterwalden, situati nei pressi del lago di Lucerna, costituirono una lega per la reciproca difesa. Nel corso del XIV secolo anche i cantoni di Zurigo, Glarona, Berna, Lucerna e Zug si unirono alla lega seguiti, nel XV secolo, da Friburgo e Soletta: nel 1474, la vittoria sugli Asburgo, alleati con i francesi, accrebbe la forza della confederazione svizzera che divenne direttamente dipendente dall'impero.
Nel 1499 fu sconfitto il tentativo di Massimiliano I di restaurare il potere imperiale; con il trattato di Basilea siglato nel settembre del 1499 veniva riconosciuta l'indipendenza della Svizzera. Nel 1513 Appenzello, Schaffhausen e Basilea si unirono alla confederazione. Nel corso delle guerre d'Italia agli inizi del XVI secolo la Svizzera, alleata con il papato contro la Francia, conquistò il ducato di Milano, ma fu sconfitta dalla Francia nella battaglia di Marignano (1515). Nel 1536 Berna si impossessò di Losanna e di altri territori appartenuti al ducato di Savoia.
La Riforma protestante
La Riforma protestante iniziò a diffondersi in Svizzera nel 1518, quando il pastore Huldrych Zwingli denunciò pubblicamente la vendita di indulgenze da parte dei ministri della Chiesa cattolica romana. Successivamente, sotto la guida dello stesso Zwingli, la città di Zurigo si ribellò all'autorità cattolica, aderendo alla Riforma, che sostenuta dalla classe mercantile rinforzò il sentimento di indipendenza della città, sia dalla Chiesa cattolica sia dall'impero. I principi riformisti si diffusero anche in altre città, come Basilea e Berna, ma incontrarono la resistenza della cattolica Svizzera centrale; il conflitto tra cantoni cattolici e riformisti si risolse con la sconfitta degli ultimi nella battaglia di Kappel (1531), che provocò la divisione della federazione.
Nel 1536 Ginevra, dove si era appena insediato il teologo francese Giovanni Calvino, si ribellò al ducato di Savoia, rifiutandosi di riconoscere l'autorità del vescovo cattolico, e dal 1541 al 1564 divenne la roccaforte del protestantesimo calvinista. Pur mantenendo una posizione di neutralità durante la guerra dei Trent'anni (1618-1648), la Svizzera riuscì a ottenere il riconoscimento internazionale di stato indipendente in base alla pace di Vestfalia del 1648.
L'unificazione
Alla fine del XVIII secolo i principi della Rivoluzione francese si diffusero anche in Svizzera, causando vasti sommovimenti rivoluzionari. Nel 1798 la confederazione fu occupata dalle truppe di Napoleone Bonaparte, che la denominò Repubblica Elvetica e impose una costituzione scritta che, al pari dell'occupazione, fu profondamente osteggiata dagli svizzeri. Nel 1803, Napoleone ritirò le truppe di occupazione e in base all'Atto di mediazione garantì una nuova costituzione, approvata dalla stessa popolazione locale, che diede al paese un'effettiva struttura federale.
Il congresso di Vienna, nel 1815, riconobbe la neutralità del paese e il territorio svizzero fu esteso fino a includere 22 cantoni (l'attuale cantone di Neuchâtel rimase possesso del re di Prussia fino al 1857); da allora i confini del paese sono rimasti immutati. Nel paese, tuttavia, permanevano contrasti tra i sostenitori di una maggiore o minore autonomia cantonale e tra aree cattoliche e protestanti; nel 1847 i cantoni cattolici formarono una lega, il Sonderbund, subito dichiarata contraria alla costituzione da parte del governo federale; il rifiuto della lega di sciogliersi provocò una breve guerra civile. La sconfitta del Sonderbund portò a una nuova costituzione (1848) che aumentò il potere del governo federale; sulla base della costituzione successivamente approvata (1874), e tutt'ora in vigore, la Svizzera divenne uno stato federale.
Verso la fine del XIX secolo iniziò il grande sviluppo economico della federazione. Fedele alla sua politica di neutralità, il paese non partecipò alla prima guerra mondiale; tuttavia il conflitto mise in evidenza la divisione culturale e linguistica del paese, e mentre la popolazione di lingua tedesca sostenne gli imperi centrali, quella di lingua francese e italiana sostenne gli Alleati.
La Svizzera conservò la sua neutralità anche durante la seconda guerra mondiale; in seguito, per tener fede alla sua neutralità, non aderì all'Organizzazione delle Nazioni Unite, ma solo alle sue agenzie specializzate.
Una nazione neutrale
In virtù della tradizionale posizione di neutralità, la Svizzera è divenuta sede di numerose organizzazioni e incontri internazionali; qui venne fondata nel 1863 la Croce Rossa Internazionale e, al termine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni. Nel 1948 la Svizzera si unì all'Organizzazione europea per la cooperazione economica, fu membro fondatore dell'Associazione europea di libero scambio nel 1959 e nel 1963 aderì al Consiglio d'Europa. Nel 1992 fece richiesta per la partecipazione alla Comunità Europea (ora denominata Unione Europea), richiesta in seguito ritirata per conservare la tradizionale posizione di neutralità.
Politica interna
Nel febbraio del 1971 le donne ottennero il diritto di voto per le elezioni federali e nel 1979 oltre il 10% dei seggi del Consiglio nazionale era occupato da rappresentanti femminili. Un emendamento sull'eguaglianza dei diritti tra i sessi fu approvato da un referendum nel 1981; un altro referendum (1985) garantì alle donne l'eguaglianza legale nel matrimonio. Nel corso degli anni Ottanta i cittadini svizzeri sono stati chiamati a esprimersi in materia di servizio militare (1984), aborto e contraccezione (1985), partecipazione alle Nazioni Unite (1986), immigrazione e asilo politico (1987), abolizione dell'esercito (1989).
In seguito a pressioni internazionali, la Svizzera ha consentito l'accesso agli archivi delle sue banche, al fine di accertare la provenienza del denaro ed eventuali impieghi illegali; sull'onda del disastro ecologico che colpì la cittadina russa di Cernobyl nell'aprile del 1986, nel paese furono organizzate numerose dimostrazioni che chiedevano una maggiore sicurezza delle cinque centrali nucleari presenti sul territorio; esse portarono, nel 1989, alla sospensione della costruzione di un sesto impianto nucleare. Nel 1992 la Svizzera ha aderito alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale.
Sviluppi recenti
Negli anni Novanta, la situazione economica del paese è stata caratterizzata da una profonda crisi, che ha causato un preoccupante aumento della disoccupazione.
Negli ultimi anni la Svizzera è stata investita anche da un lacerante dibattito sul reale ruolo avuto dal paese durante la seconda guerra mondiale, soprattutto per quanto riguarda il suo potente sistema bancario, accusato da una parte di aver avuto un ruolo finanziario funzionale al regime nazista tedesco (alcuni storici sostengono che senza il sostegno del sistema bancario svizzero la Germania nazista sarebbe crollata prima del 1945), dall'altra di aver trattenuto ingenti somme appartenute alle vittime del nazismo. In seguito a pressioni internazionali – in particolare quelle del governo statunitense e delle organizzazioni ebraiche che hanno minacciato il boicottaggio del sistema bancario e finanziario svizzero – il governo elvetico ha accettato di mettere a disposizione degli studiosi incaricati gli archivi necessari a far luce sulle vicende.

LIBANO

Libano (arabo Al-Jumhuriya al-Lubnaniya), repubblica del Medio Oriente che confina a nord e a est con la Siria, a sud con Israele; a ovest è bagnato dal mar Mediterraneo. Ha una superficie di 10.400 km2 e la capitale è Beirut.
Territorio
Il Libano si estende da nord a sud per circa 217 km, con un'ampiezza variabile dai 40 agli 80 km. Una stretta pianura costiera si affaccia sul Mediterraneo, mentre nell'entroterra si innalzano due elevate catene montuose, separate dalla fertile valle della Bekaa: la catena del Libano che, tagliata da numerose e profonde gole, si erge bruscamente dal bassopiano litoraneo e ospita, nella sua parte settentrionale, il Qornet es-Saouda (3083 m), la vetta più elevata del paese; e l'Antilibano, situato a est, lungo il confine siriano.
Il fiume principale, e l'unico navigabile, è il Litâni (Leonte), che discende lungo la valle della Békaa; la maggior parte degli altri corsi d'acqua ha regime stagionale. Buona parte del territorio libanese è costituito dalle cosiddette "terre rosse", mentre lungo la costa, nella valle della Békaa e nel Nord-Est si estendono terreni alluvionali molto fertili.
Dal clima subtropicale di tipo mediterraneo proprio delle regioni litoranee e della valle della Békaa si passa, sui rilievi più elevati, a un clima continentale, più freddo. L'estate è generalmente calda e secca, l'inverno mite e umido. La temperatura media nella pianura costiera è di 26,7 °C in estate e di 10 °C in inverno, mentre le regioni montane sono relativamente più fresche. Le precipitazioni, concentrate soprattutto nel periodo invernale, presentano una media annua di 900 mm lungo la costa, 600 mm nella valle della Békaa e superano i 1200 mm sui rilievi.
Gran parte del paese ha subito abbondanti diboscamenti. In alta montagna si trovano boschi di querce, pini, cipressi e i noti cedri del Libano; lungo la costa prevale la vegetazione della macchia.
Popolazione
In base alla stima del 1993, la popolazione del Libano è di 3.552.369 abitanti, dei quali l'87% vive in aree urbane (1995). La densità media è di 341 unità per km2.
I libanesi discendono da diversi gruppi etnici, soprattutto semiti; la linea delle loro origini risale agli antichi fenici, ebrei, filistei, assiri e arabi. Il flusso migratorio più recente annovera una minoranza armena e una cospicua presenza di palestinesi, molti dei quali vivono confinati nei campi profughi. È in ogni caso difficile stabilire dati sicuri sulla composizione della popolazione, in quanto l'ultimo censimento risale al 1970 e la recente guerra civile ha modificato la situazione demografica.
L'arabo è la lingua ufficiale; nelle transazioni amministrative e commerciali vengono comunemente utilizzati il francese e l'inglese, mentre la lingua armena viene parlata dalla minoranza omonima. Le religioni prevalenti sono l'Islam (praticata soprattutto nelle forme sciita e sunnita, ma anche drusa, ismailita e alauita) e il cristianesimo, professato da maroniti, greci ortodossi e cattolici, armeni cattolici e ortodossi, cattolici di rito latino e altre confessioni.
La capitale, nonché principale porto, è Beirut (1.500.000 abitanti nel 1990). Tripoli e Sidone sono entrambe importanti porti e stazioni cui fanno capo gli oleodotti libanesi.
Istruzione e cultura
L'istruzione primaria è gratuita, ma non obbligatoria; il tasso di analfabetismo si attesta attorno al 20% (1990), uno dei più bassi dell'intero mondo arabo. Nella capitale hanno sede pressoché tutte le istituzioni culturali, tra cui alcuni atenei (come l'Università del Libano e l'Università araba di Beirut), il Museo nazionale e la Biblioteca nazionale.
Mescolando la tradizione araba (e degli altri gruppi etnici minoritari) con le più recenti influenze occidentali, soprattutto francesi e statunitensi, il Libano ha potuto raggiungere un elevato livello culturale. Tuttavia, nel corso degli ultimi decenni, a causa della guerra è venuto meno lo spirito cosmopolita che in passato ha contraddistinto il paese, e i diversi gruppi etnici e religiosi sono spesso entrati in conflitto. Uno degli esponenti di spicco della cultura libanese fu il poeta e pittore Kahlil Gibran (1883-1931).
Economia
Prima della guerra civile (1975-1990) l'economia libanese era assai fiorente, soprattutto grazie a uno sviluppatissimo sistema bancario e alla vivacità del settore commerciale. Beirut era considerata la capitale finanziaria del Medio Oriente; tuttavia la guerra civile, l'invasione israeliana del 1982 e i persistenti scontri tra fazioni hanno provocato effetti devastanti sull'economia del paese: l'aumento della disoccupazione e dell'inflazione, un sensibile decremento degli investimenti stranieri e del turismo, la distruzione di numerose fabbriche e la stagnazione degli scambi commerciali. Nel 1993 il prodotto nazionale lordo pro capite era pari a 1600 dollari USA.
Agricoltura
L'agricoltura occupa solo il 7% della popolazione attiva (1994) e circa il 29% del territorio è costituito da arativo. Nella pianura costiera, intensamente coltivata, crescono soprattutto tabacco e frutta (agrumi, banane, vite, fichi e meloni); nella valle della Békaa, dove i terreni sono parzialmente irrigati, le colture principali sono cereali e ortaggi; nelle zone elevate, dal clima più fresco, sono presenti alberi da frutta (meli, ciliegi, peri, peschi), patate, frumento, orzo, mais, sorgo, avena e ulivi. Il pascolo di caprini, ovini e bovini sui versanti montani ha contribuito all'erosione del terreno e alla distruzione pressoché totale delle foreste.
Industria ed energia
La raffinazione del petrolio, l'unico comparto dell'industria pesante del Libano, è stata gravemente danneggiata durante i conflitti degli anni Settanta e Ottanta. L'industria leggera è invece tuttora attiva e produce seta, tessuti di cotone, calzature, fiammiferi, carta e sapone. L'industria estrattiva, per via delle scarsissime risorse minerarie del sottosuolo, è relativamente trascurabile. Sono tuttavia presenti saline e vengono estratti minerali di ferro (benché di difficile estrazione), carbone, rame e fosfati.
Flussi monetari e commercio
L'unità monetaria è la lira libanese, suddivisa in 100 piastre ed emessa dalla Banca del Libano. Il paese è stato per lungo tempo il centro bancario e finanziario della regione, ruolo venuto meno in seguito all'esplosione delle ostilità.
Il commercio ha sempre avuto un'importanza capitale per l'economia libanese; fino alla metà degli anni Settanta molte aziende straniere, attratte dalla politica di favore nei confronti degli investimenti esteri, possedevano filiali a Beirut e il clima, il paesaggio naturale e i resti di antiche civiltà attraevano numerosi turisti. A causa della guerra civile, tuttavia, sia il commercio sia l'industria turistica hanno sofferto una grave situazione di stallo: nel 1994 l'importazione ammontava a 6101 milioni di dollari, mentre l'esportazione soltanto a 737. I maggiori partner commerciali del Libano sono le altre nazioni del Medio Oriente, la Francia, la Germania, gli Stati Uniti e l'Italia.
Trasporti
Il Libano possiede una rete stradale di circa 7400 km, quasi tutti asfaltati (1987), una rete ferroviaria di 222 km e una flotta mercantile di 139 navi (1994). L'aeroporto internazionale ha sede presso la capitale. In generale, tutte le vie di comunicazione (ferroviaria, aerea, marittima) sono state gravemente danneggiate dalla guerra civile.
Ordinamento dello stato
Il Libano possiede un ordinamento repubblicano; la Costituzione del paese, promulgata nel 1926 e spesso emendata, venne rivista in modo sostanziale nel 1990.
Il presidente della Repubblica (sempre un cristiano maronita), che viene eletto dal corpo parlamentare con un mandato di sei anni non rinnovabile, ha il compito di designare il primo ministro (un musulmano sunnita), previo consulto con l'Assemblea nazionale, e gli altri membri del Consiglio, detentori, con il capo dello stato, del potere esecutivo.
Il potere legislativo è facoltà dell'Assemblea nazionale. In conformità con la revisione costituzionale del 1990, questa è composta di una sola Camera di 128 membri eletti a suffragio universale, il cui presidente è sempre un musulmano sciita. I seggi vengono equamente divisi tra cristiani e musulmani. Tale sistema, rafforzato dalla tradizionale tendenza a privilegiare i capipartito piuttosto che le piattaforme programmatiche, ha condotto allo sviluppo di un sistema partitico assai diverso da quello occidentale. Nell'estate del 1992 si sono tenute le prime elezioni politiche dal 1972.
Il Libano non possiede un'unica Corte suprema, ma, conformemente alla Costituzione, un Consiglio di stato esamina i casi amministrativi, mentre uno speciale tribunale, formato da cinque membri, giudica i casi concernenti la sicurezza dello stato. Sono presenti inoltre Corti di prima istanza (con un solo giudice), Corti d'appello (con tre giudici) e Corti di cassazione. I tribunali religiosi possiedono la giurisdizione circa questioni di diritto privato come matrimoni, decessi ed eredità.
Governo locale
Il Libano dovrebbe essere suddiviso in sei province (muhafazats), ognuna delle quali viene amministrata da un governatore in rappresentanza del governo centrale. Di fatto alcune zone del sud del paese sono controllate dall'esercito del Libano del sud e dagli hezbollah, sostenuti rispettivamente da Israele e dall'Iran. Le forze armate siriane sono invece presenti in buona parte della valle della Békaa. In numerosi villaggi gli anziani e i clan esercitano tuttora una considerevole influenza.
Storia
I monti che hanno dato il nome al paese ne hanno anche forgiato la storia: l'inaccessibilità delle zone montane nel corso dei secoli non soltanto ha dato rifugio ai gruppi religiosi dissidenti, ma ha anche ostacolato l'unità tra le diverse popolazioni della regione.
La Fenicia
Resti archeologici testimoniano che la costa dell'odierno Libano era abitata durante il paleolitico e che, intorno alla fine del V millennio a.C., vi si praticava la metallurgia e la lavorazione della ceramica. Verso la metà del III millennio a.C. la costa venne colonizzata dai fenici, una popolazione semitica di navigatori legata ai cananei. Le loro città-stato intrattenevano relazioni commerciali con l'Egitto e divennero fiorenti centri mercantili sotto l'influenza culturale del regno di Babilonia. Il territorio della Fenicia venne invaso dagli amorrei verso la fine del III millennio a.C., dagli egiziani nel XIX secolo a.C. e, poco più tardi, dagli hyksos. Riconquistata dall'Egitto del Nuovo Regno, rimase una provincia subalterna fino a circa la metà del II millennio a.C., quando le incursioni degli ittiti indebolirono il potere egiziano. Nel XII secolo a.C. era di nuovo indipendente.
Tiro divenne la città-stato più fiorente della Fenicia nuovamente indipendente e si pose all'avanguardia nel commercio e nelle esplorazioni marittime delle coste mediterranee; il matrimonio del re di Israele Acab con Iezabel, principessa di Tiro, testimonia della solidità dei legami politici sussistenti tra i due stati. Le esplorazioni fenicie – che arrivarono addirittura alla circumnavigazione dell'Africa – ebbero come effetto la fondazione di colonie in tutto il Mediterraneo, da Utica e Cartagine, in Nord Africa, fino alla Sardegna e al sud della penisola iberica, e la diffusione dell'alfabeto, che venne successivamente adottato dai greci. Nell'876 a.C. Assurnasirpal II, re dell'Assiria, costrinse la Fenicia a pagare tributi, siglando così la perdita dell'indipendenza dei fenici che, dopo ripetute ribellioni e la distruzione della potenza assira da parte dei medi nel 612 a.C., riuscirono a resistere ai tentativi egiziani di riconquistare l'area. In seguito i babilonesi di Nabucodonosor II soggiogarono tutta l'area a eccezione di Tiro e quando, nel 539 a.C., Ciro il Grande di Persia conquistò Babilonia, la Fenicia venne annessa all'impero persiano, divenendone una delle province più ricche e importanti.
In seguito alla conquista di Alessandro Magno (332 a.C.), i saccheggi e l'ascesa di Alessandria, nuova potenza marittima, compromisero il commercio dei fenici, le cui città, poco tempo dopo, vennero assoggettate dalla dinastia dei Tolomei d'Egitto e, nel II secolo a.C., dai Seleucidi; nello stesso periodo si fece sempre più preponderante l'influenza ellenistica, sostituita, dopo il crollo dell'impero seleucide, da quella di Roma, potenza in espansione.
Il dominio romano-bizantino
Nel 64 a.C. Pompeo conquistò definitivamente la Fenicia, privandola del suo nome e dell'indipendenza, e l'annetté a Roma come parte della provincia siriana. Berito (l'odierna Beirut) divenne un importante centro già al tempo di Erode il Grande e Baàlbek venne trasformata in un sontuoso luogo di culto. La lingua aramaica, allora dominante nell'area, gradualmente sostituì quella fenicia. A partire dal IV secolo d.C. la cristianizzazione dell'impero romano e il conseguente manifestarsi di una rigida ortodossia nell'impero bizantino provocarono tensioni religiose in tutta la regione. Nel 608 il re persiano Cosroe II invase il Libano e la Siria, riconquistate intorno al 620 dall'imperatore Eraclio, che abbracciò l'eresia del monotelismo, introdotta nella regione dai maroniti all'inizio del secolo.
L'inizio del dominio musulmano
Nei primi decenni del VII secolo gli arabi, convertitisi da poco all'Islam, conquistarono gran parte della Siria e il Libano venne integrato nel distretto militare arabo di Damasco. I conquistatori permisero alle popolazioni indigene cristiane ed ebraiche di conservare i loro culti religiosi, imponendo comunque tassazioni e leggi discriminatorie.
Il declino del califfato degli Omayyadi e degli Abbasidi e il sorgere di dinastie locali furono alla base della turbolenta fase storica successiva. Agli inizi dell'XI secolo i drusi, appartenenti a una fazione sciita estremista, si insediarono nella zona meridionale, alternando alleanze e scontri con i maroniti, fino a quel momento i più potenti nella regione. Nel 1099 le crociate introdussero la dominazione cristiana, che si protrasse fino al XIII secolo; il Libano venne ripartito tra la contea di Tripoli e il regno latino di Gerusalemme. I crociati garantirono ai maroniti la libera espressione religiosa e culturale, permettendo loro di instaurare un legame con i correligionari d'Occidente. Il territorio passò quindi sotto il controllo degli Ayyubiti d'Egitto, ai quali seguirono i Mamelucchi.
L'impero Ottomano
Nel 1516 i turchi ottomani sottrassero ai mamelucchi l'intera costa orientale del Mediterraneo. Sotto il giogo ottomano il Libano fu dominato dalle due dinastie locali dei Maan (1516-1697) e degli Shihab (1697-1842). Il più ambizioso dei sovrani della prima dinastia fu Fakhr ed-Din II il quale, benché di origine drusa, governò in modo tollerante, attirando i contadini maroniti nelle terre meridionali del suo regno. Quando la dinastia Maan si estinse, i notabili locali conferirono la carica di emiri (principi) agli Shihab, ma dopo il 1711, in seguito alla sconfitta e all'espulsione di una fazione drusa, assunsero il potere i maroniti.
Sulla scia di tale svolta, gli Shihab si convertirono al cristianesimo; l'emiro Bashir Shihab (1788-1840) assoggettò i drusi, rese la regione una potenza del Levante e venne riconosciuto come signore del Libano, a cui cercò di conferire un primo assetto unitario. Al dominio degli Shihab pose fine, nel 1842, la coalizione tra drusi e maroniti, appoggiati dagli ottomani e dalle potenze europee.
Il tardo periodo ottomano
Malgrado i tentativi del potere centrale ottomano di assumere il controllo diretto della regione, nel 1858 nuove tensioni tra drusi e maroniti, musulmani e cristiani, proprietari terrieri e contadini degenerarono in una sanguinosa guerra civile che terminò nel 1860 con un apparente trionfo dei drusi. Con l'intento di difendere i cristiani sconfitti, la Francia occupò l'area e nel 1861, in seguito ad accordi internazionali, gli ottomani concessero alla regione del "monte Libano" (ubicata presso Beirut e popolata soprattutto da cristiani) una nuova amministrazione a carattere autonomo, che rimase in vigore fino alla prima guerra mondiale.
Il dominio francese
La storia del Libano moderno, nei suoi attuali confini, inizia solamente nel 1920 quando i francesi – che dopo la guerra detenevano il controllo del paese attraverso un mandato della Società delle Nazioni – riunirono gli abitanti della pianura costiera, in maggioranza musulmani, e quelli delle montagne interne (monte Libano), in maggioranza cristiani, nel cosiddetto Grande Libano, una nuova entità statale posta sotto il loro controllo, alla quale i maroniti concessero l'avallo. Nel 1926 venne introdotta una Costituzione parlamentare e proclamata la Repubblica del Libano, ma l'indipendenza, dichiarata nel 1941, non fu raggiunta che nel 1946, quando le ultime truppe francesi lasciarono il paese.
L'indipendenza
L'assetto creato dai francesi, pur favorendo lo sviluppo economico del paese, creò i presupposti per conflitti interni di matrice politico-religiosa. Nel 1943 i maroniti, il gruppo dominante, presentarono un progetto (il cosiddetto "accordo nazionale") di spartizione del potere con i musulmani sunniti e altri gruppi minori; il potere reale restò, tuttavia, appannaggio delle facoltose élite emergenti e dei signori della guerra semifeudali, che si servivano di eserciti privati, e i ruoli-chiave dello stato rimasero nelle mani dei cristiani.
Sotto la presidenza di Camille Chamoun (1952-1958) e di Fuad Chehab (1958-1964), il paese visse un periodo di notevole crescita economica, caratterizzato da politiche governative tendenti a incoraggiare gli affari e gli investimenti stranieri. In ogni caso, la massa della popolazione – all'interno della quale gli sciiti assumevano sempre maggior peso – poté usufruire solo in minima parte di questa prosperità e lo scontento avrebbe portato a manifestazioni di protesta, scontri e, infine, alla guerra civile del 1975.
La guerra civile del 1958
Il Libano tentò di perseguire una linea politica di equilibrio con i paesi vicini e con le grandi potenze; i maroniti prediligevano un legame più stretto con l'Occidente e una maggiore distanza dal mondo arabo; d'altro canto numerosi musulmani si fecero sostenitori dell'unità araba. Nel 1958 il paese fu teatro di una breve guerra civile, che oppose la destra cristiana filoccidentale ai gruppi arabi filonasseriani (favorevoli alla Repubblica araba unita, o RAU, di cui era entrata a far parte la Siria); l'ordine fu ripristinato soltanto in seguito all'intervento di truppe americane. Tre anni dopo i filonasseriani attuarono un tentativo di colpo di stato, che venne rapidamente soffocato dall'esercito governativo. Nel 1964 il neopresidente Charles Hélou diede inizio a una dura campagna di repressione dei gruppi arabi estremisti, cercando peraltro di non entrare in conflitto con gli altri paesi arabi.
Il paese rimase praticamente neutrale durante le prime guerre arabo-israeliane, ma dopo il 1967 sorse il problema dei rifugiati palestinesi i quali, arrivati sempre più numerosi dai territori occupati da Israele (nel 1973 erano circa il 10% della popolazione), acquisirono una certa influenza nonostante fossero relegati nei numerosi campi profughi. Causa di disordini e tensioni furono soprattutto i raid antisraeliani che partivano dal Libano del sud, base della resistenza armata palestinese, ai quali Israele rispondeva con violente rappresaglie.
La guerra civile del 1975
Nel 1975 ebbero inizio i combattimenti tra i musulmani libanesi e la fazione della Falange, a maggioranza cristiano-maronita, che trascinarono il paese nella guerra civile. All'inizio del 1976 l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) si schierò dalla parte dei musulmani. In seguito a violenti combattimenti, Beirut fu divisa, da est a ovest, dalla cosiddetta "linea verde", che separava la zona nord, cristiana, da quella sud, musulmana. In giugno la Lega araba impose una tregua istituendo una forza di pace araba sotto la guida della Siria. Gli scontri tuttavia non cessarono, nonostante il piano di pace americano che aveva portato alla proclamazione del cessate il fuoco, nel settembre 1977. Nel marzo dell'anno successivo le forze israeliane invasero il Libano meridionale, ritirandosi solo in seguito all'invio di truppe da parte dell'ONU (giugno 1978).
Il massacro di Sabra e Chatila
Nel giugno del 1982 l'esercito israeliano invase nuovamente il paese, dando inizio alla quinta guerra arabo-israeliana. A metà agosto i guerriglieri dell'OLP furono costretti a lasciare Beirut, assediata dalle truppe israeliane. Beshir Gemayel, leader della Falange cristiana, eletto presidente del paese, venne assassinato nel mese di settembre e sostituito alla presidenza dal fratello Amin Gemayel. Il feroce massacro di più di mille civili palestinesi, perpetrato dalle forze cristiane falangiste con il beneplacito delle truppe israeliane nei campi-profughi di Sabra e Chatila, causò infine la reazione internazionale e l'invio di un contingente di pace che si stanziò nella capitale.
L'intervento siriano
Nel febbraio 1984 i paesi occidentali appartenenti alla forza di pace (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia) ritirarono le proprie truppe dal Libano e, nel vuoto di potere che si venne a creare, i conflitti tra le diverse fazioni ripresero. Nel 1985 Israele ritirò le sue truppe dal paese, creando tuttavia una "fascia di sicurezza" a ridosso del confine e lasciandone il controllo agli alleati cristiani dell'esercito del Libano del sud, che dovette fronteggiare la forte presenza nella zona della milizia sciita dell'Hezbollah ("Partito di Dio"), sostenuto dall'Iran. Gli occidentali rimasti a Beirut, divennero – anche a causa dell'attacco americano alla Libia nell'aprile 1986 – l'obiettivo degli estremisti sciiti, mentre le forze israeliane continuavano a compiere raid contro le postazioni dei palestinesi nel sud del paese. L'occupazione da parte della Siria del settore musulmano di Beirut (giugno del 1987) riuscì a porre temporaneamente fine agli scontri tra le diverse fazioni.
La fine della guerra civile
Al termine del mandato presidenziale, nel settembre 1988 Gemayel nominò il generale cristiano Michel Aoun capo del governo, il quale non venne tuttavia riconosciuto da parte dei gruppi musulmani. Nell'ottobre 1989 negoziatori libanesi si riunirono in Arabia Saudita e si accordarono sull'elezione del nuovo presidente, sul ritiro siriano e su una Costituzione che concedesse maggior potere ai musulmani. Nonostante l'opposizione di Aoun, che temeva una divisione permanente del Libano, il 5 novembre il Parlamento ratificò lo statuto ed elesse presidente il cristiano-maronita René Moawad, il quale venne assassinato dopo alcune settimane. L'elezione del nuovo capo di stato Elias Hrawi, appoggiato dalla Siria, provocò violenti scontri con i sostenitori di Aoun, che si arresero nell'ottobre del 1990. In seguito l'esercito libanese, con l'aiuto siriano, ripristinò il controllo su gran parte del paese, ponendo fine alla guerra che, dal 1975 al 1990, aveva provocato più di 150.000 morti e la distruzione di Beirut, suo principale teatro.
La ricostruzione
Le elezioni del 1992 per l'Assemblea nazionale – le prime libere dal 1972 – videro la vittoria dei filosiriani, con la nomina a primo ministro del sunnita Rafiq al-Hariri. Nel marzo 1993 il governo varò un piano per la ricostruzione del paese.
Nel sud intanto continuava lo scontro che opponeva gli hezbollah, contrari al processo di pace israelo-palestinese, e l'esercito filoisraeliano del Libano del Sud. Nel luglio del 1993, in risposta agli attacchi missilistici degli hezbollah, raid aerei israeliani sul territorio libanese costrinsero più di 200.000 persone ad abbandonare il sud del paese. Nei mesi successivi l'azione congiunta dell'esercito libanese e delle forze di pace delle Nazioni Unite dislocate nel sud non furono in grado di disarmare le unità degli hezbollah, che negli anni successivi proseguirono la guerriglia contro le forze israeliane di stanza nella "fascia di sicurezza". Tra il 1994 e il 1996 i continui scontri provocarono la morte di numerosi militari e conseguenti rappresaglie israeliane, che colpirono soprattutto la popolazione civile. L'episodio più grave accadde nell'aprile del 1996 quando l'esercito israeliano bombardò un campo-profughi delle Nazioni Unite a Cana, causando la morte di più di cento civili.
Nell'ottobre del 1995 l'Assemblea nazionale libanese approvò un emendamento alla Costituzione che prolungò il mandato presidenziale di Hrawi di altri tre anni. Le elezioni legislative del settembre 1996 videro il rafforzamento del regime politico incentrato sulle tre personalità protagoniste dell'accordo del 1989: Elias Hrawi, Rafiq al-Hariri e Nabih Berri; tuttavia il paese rimaneva fortemente condizionato dalla dinamica tra le fazioni politiche e i due eserciti stranieri, quello israeliano e quello siriano, ancora presenti nel paese, e soprattutto dal conflitto, ancora lontano da una soluzione, tra i palestinesi e Israele (vedi Palestina).

FILIPPINE

Filippine Repubblica situata nell'oceano Pacifico occidentale, costituita dall'arcipelago delle isole Filippine, morfologicamente parte dell'Insulindia. Situate circa 1210 km a est della costa del Vietnam, le Filippine sono separate da Taiwan dallo stretto di Luzon (canale di Bashi) e si trovano tra il mare delle Filippine a est, il mar di Celebes a sud e il Mar Cinese meridionale a ovest. Il paese ha una superficie di 300.000 km2 ed è formato da circa 7100 isole, di cui solo 460 misurano più di 2,6 km2. Le maggiori e più popolate sono Luzon, Mindanao, Samar, Negros, Palawan, Panay, Mindoro, Leyte, Cebu, Bohol e Masbate. La capitale è Manila, situata sulla costa occidentale dell'isola di Luzon.
Territorio
Compreso tra il Borneo e Taiwan, l'arcipelago delle Filippine è di origine vulcanica e il suo territorio è prevalentemente formato dalla parte sommitale di catene montuose sommerse che si estendono da nord a sud secondo un andamento parallelo alle coste. Molto intensa è l'attività sismica e vulcanica, con frequenti terremoti ed eruzioni degli oltre venti vulcani attivi.
Le isole meno estese sono caratterizzate da dorsali aspre e montuose, mentre quelle più grandi, in particolare Luzon e Mindanao, presentano un territorio più pianeggiante, con fertili vallate all'interno. Nella zona settentrionale dell'isola di Luzon la valle del fiume Cagayan forma una pianura chiusa a est dai rilievi della Sierra Madre, a ovest dalla Cordigliera Centrale e a sud dai monti Caraballo, oltre i quali si trova la Pianura Centrale che si estende dal golfo di Lingayen alla baia di Manila e alla laguna de Bay.
La pianura, drenata a nord dal fiume Agno e a sud dal Pampanga, è bordata nella sezione sudoccidentale dai monti Zambales. Nella zona sudorientale di Luzon si elevano i monti della penisola di Bicol, in cui si trova, a nord di Legaspi, il monte Mayon, un vulcano attivo la cui ultima eruzione risale al febbraio 1993. Nella sezione centrale di Luzon si trova il vulcano Pinatubo, che dopo essere stato inattivo per quasi 600 anni, ha dato luogo a violente eruzioni alla fine del giugno 1991 e nel luglio 1992.
L'isola di Mindanao, le cui coste estremamente irregolari sono lunghe circa 22.530 km, è bordata nella zona bagnata dall'oceano Pacifico dai monti Diuata, oltre i quali si apre verso occidente la valle del fiume Agusan. La zona sudoccidentale dell'isola è un vasto bassopiano, la valle di Mindanao, chiuso a sud dalla catena montuosa in cui si trova il monte Apo (2954 m), massima elevazione dell'arcipelago delle Filippine.
Le isole più grandi delle Filippine sono attraversate da larghi corsi d'acqua, alcuni dei quali navigabili. A Luzon il fiume più lungo è il Cagayan; importanti sono anche il Chico, l'Abra, il Pampanga e il Bicol. L'isola di Mindanao è bagnata dal Río Grande de Mindanao (il cui corso superiore è chiamato Pulangi) e dall'Agusan.
Nell'arcipelago, le isole più settentrionali sono principalmente di origine vulcanica e quelle meridionali presentano terreni costituiti da abbondanti depositi corallini. Nel complesso, l'arcipelago è poco fertile e solo il 27% del territorio è adatto all'agricoltura.
Clima
Le Filippine hanno un clima tropicale caldo umido, con una temperatura media annua di 27 °C, anche se nelle vallate interne e nelle zone sottovento si registrano valori superiori alla media, mentre i territori montuosi presentano temperature medie inferiori. Nelle pianure la media delle precipitazioni è di 2030 mm annui e la massima piovosità è raggiunta durante la stagione del monsone estivo (da maggio a novembre), quando il vento spira da sud-ovest. Il periodo del monsone invernale (da dicembre ad aprile) è caratterizzata dal vento che spira da nord-est ed è una stagione secca. Da giugno a ottobre le Filippine sono spesso investite dai tifoni, che hanno talvolta provocato ingenti danni.
Flora e fauna
L'arcipelago è per il 37% coperto da boschi e da fitte foreste pluviali. Oltre al bambù, agli alberi di banano e a diverse varietà di palma, nelle isole sono abbondanti alcune specie endemiche (apitong, yacal, lauan, camagón, ipil, narra e mayapis) che forniscono un legname molto pregiato e particolarmente resistente. Crescono spontanei cannella, pepe, chiodi di garofano e numerose specie di orchidee; particolarmente importante è l'àbaca, o canapa di Manila, la cui fibra viene usata per cordami, tessuti e cappelli. Nelle zone paludose dei litorali sono numerose mangrovie e palme nipa (da cui si ricava una fibra tessile). Nell'arcipelago vivono varie specie di mammiferi: il carabao (un bufalo addomesticato), diversi tipi di cervi, maiali selvatici e addomesticati, e manguste. Numerosi sono i rettili e gli uccelli (oltre 760 specie tra i cui i parrocchetti colorati). Le acque costiere ospitano una ricca varietà di fauna marina: le Filippine sono particolarmente famose per i molluschi e per le ostriche perlifere, che si trovano in abbondanza intorno alle isole più meridionali e all'arcipelago di Sulu.
Popolazione
L'arcipelago, abitato originariamente dai pigmei (o negritos), fu invaso a partire dal 200 a.C. da ondate successive di malesi, da cui discende la maggior parte degli attuali abitanti delle isole. Con tradizioni linguistiche e religiose diverse, i malesi sono divisi in sottogruppi: il più importante numericamente è quello dei visaya, che abitano le isole centrali, seguito dal gruppo dei tagalog a Luzon, dove, nella valle di Cagayan, vive anche il gruppo ilocano. Il resto della popolazione è costituito dai discendenti degli spagnoli e dei cinesi, da musulmani appartenenti ai sottogruppi dei moro e dei samal, che vivono principalmente nella zona occidentale di Mindanao, nelle isole Sulu e Palawan, e da una ristretta minoranza di meticci, molto importante per la vita politica ed economica del paese.
Le Filippine hanno una popolazione complessiva di 65.650.000 abitanti (censimento del 1993), con una densità media di 218 unità per km2. La distribuzione della popolazione varia da isola a isola e la maggiore concentrazione è nelle città, dove vive circa il 43% degli abitanti del paese.
Lingua e religione
La lingua ufficiale è il filippino (pilipino), derivato dalla lingua dei tagalog, il principale gruppo etnico; l'inglese è comunemente parlato ed è usato negli atti governativi, nel commercio e negli affari; lo spagnolo, un tempo lingua ufficiale, è usato da una ristretta minoranza. Quanto alla letteratura, accanto a quella in spagnolo e in tagalog-filippino, si è sviluppata, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, una produzione in inglese o in una lingua mista, che comprende elementi di inglese e tagalog. Nell'arcipelago sono parlate oltre ottanta lingue autoctone, di cui circa una decina appartengono al gruppo delle lingue maleopolinesiane.
Circa l'84% dei filippini è di religione cattolica; più del 6% appartiene alla Chiesa indipendente delle Filippine, fondata nel 1902 dal religioso filippino Gregorio Aglipay; i musulmani sono circa il 4%.
Suddivisioni amministrative e principali città
Amministrativamente le Filippine sono costituite dalla regione della capitale nazionale e da 73 province, ognuna con a capo un governatore. Le province sono a loro volta suddivise in 60 città a statuto speciale, municipalità e comuni.
La capitale Manila, ospitando 1.601.234 abitanti nell'area urbana e 7.832.776 nell'intero distretto metropolitano (censimento del 1990), è il porto principale e il maggiore centro commerciale. Altre città di rilievo sono Quezon City, capitale del paese dal 1948 al 1976; Davao, capoluogo di provincia e porto dell'isola di Mindanao; Cebu, porto e centro commerciale per i prodotti agricoli e minerari della regione; e Zamboanga, porto sulla costa sudoccidentale di Mindanao.
Istruzione e cultura
L'istruzione primaria è gratuita e obbligatoria per i ragazzi dai 7 ai 12 anni di età; nelle scuole l'insegnamento viene impartito in inglese e in filippino. Il tasso di alfabetizzazione è di circa il 90%.
Numerose sono le università, concentrate soprattutto nella capitale Manila, che ospita anche importanti biblioteche (tra cui la Biblioteca nazionale e la Biblioteca dell'Istituto di scienze e tecnologia) e musei (Museo nazionale e Santo Tomas Museum). A Pasay si trova il Lopez Memorial Museum, in cui sono conservati i dipinti degli artisti filippini più importanti, e lettere e manoscritti del patriota e letterato José Rizal (1861-1896).
Economia
L'economia delle Filippine è tradizionalmente basata sull'agricoltura, anche se le origini dello sviluppo industriale risalgono agli anni Quaranta. Secondo la Costituzione, tutto il territorio, le risorse idriche e quelle naturali appartengono al demanio statale e possono essere sfruttate solo da filippini o da organizzazioni controllate da cittadini filippini, con la sola eccezione prevista da un trattato del 1948 che estende – per un periodo limitato di tempo – anche ai cittadini statunitensi alcuni diritti di sfruttamento delle risorse, in cambio degli aiuti economici che gli Stati Uniti hanno fornito al paese. Secondo la Banca mondiale, nel 1992 il PIL delle Filippine ha raggiunto i 49,3 miliardi di dollari e nel 1994 era pari a 960 dollari pro capite.

Agricoltura
Nel settore primario è impiegato circa il 41% della popolazione attiva delle Filippine. La produzione agricola destinata all'esportazione comprende zucchero di canna, copra, tabacco, banane, arance, manghi, ananas e papaya. L'agricoltura fornisce inoltre, per il consumo interno, riso, mais, manioca e patate dolci. Discretamente sviluppato è l'allevamento dei bufali e dei bovini, oltre a quello degli animali da cortile, delle capre e dei suini.
Risorse forestali e pesca
Il manto forestale dell'arcipelago copre quasi il 37% dell'intera estensione territoriale e fornisce grandi quantità di legname; vengono inoltre coltivati il bambù e il rattan, utilizzati principalmente per la costruzione di mobili e canestri. La pesca è un settore notevolmente sviluppato: il pescato è costituito perlopiù da sgombri, alici, tonni, calamari, seppie, gamberi e granchi. Nelle isole più meridionali dell'arcipelago viene praticata anche la tradizionale pesca delle spugne.
Industria
Sviluppatosi fin dagli anni Cinquanta, il settore manifatturiero è in espansione in alcuni comparti tradizionali come quelli alimentare, tessile e della lavorazione del tabacco, che contribuiscono in alta percentuale alla produzione industriale complessiva. Un discreto sviluppo hanno avuto recentemente i settori della costruzione di materiale elettrico ed elettronico, di macchinari e mezzi di trasporto, e i mobilifici; una rapida crescita è stata registrata anche per attività come la raffinazione del petrolio, l'industria chimica, dei materiali da costruzione e dell'abbigliamento.
Per ridurre le spese relative all'importazione di petrolio sono stati varati nuovi progetti per la costruzione di impianti idroelettrici. Economicamente rilevante è il contributo del settore minerario, grazie alle abbondanti risorse di oro, rame, ferro, cromite, manganese, sale e carbone. Nell'arcipelago si trovano inoltre significativi giacimenti di argento, piombo, mercurio, nichel, uranio e petrolio.
Flussi monetari e commercio
L'unità monetaria corrente è il peso filippino, suddiviso in 100 centavos. La banca di stato è la Banca centrale delle Filippine (1949), unico istituto autorizzato al controllo del credito, indipendente dal Tesoro.
Nei primi anni Novanta le importazioni, composte principalmente da petrolio, macchinari, mezzi di trasporto, metalli, generi alimentari, prodotti chimici e tessili, superavano nettamente le esportazioni, costituite principalmente da componenti elettriche ed elettroniche, metalli preziosi, olio di cocco, abbigliamento, zucchero grezzo, copra, banane, ananas, legname e prodotti ittici. I maggiori partner commerciali sono Stati Uniti, Giappone, Singapore, Hong Kong, Taiwan, Gran Bretagna, Germania, Arabia Saudita e Malaysia. Le Filippine sono membro dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) e del forum per l'Associazione per la cooperazione nell'Asia del Pacifico (APEC).
Trasporti e comunicazioni
Nonostante le difficili condizioni territoriali, le Filippine sono dotate di una buona rete stradale (circa 160.634 km, asfaltati per il 13%) e di una rete ferroviaria che si sviluppa per 1060 km. La compagnia nazionale, la Philippine Airlines, assicura le comunicazioni aeree interne e internazionali con numerosi scali nell'aeroporto della capitale. Modernamente attrezzati sono i porti di Manila, Cebu, Iloilo e Zamboanga, che costituiscono i principali scali per le comunicazioni marittime dell'arcipelago.
Ordinamento dello stato
In base alla nuova Costituzione, ratificata con il referendum del febbraio 1987, l'arcipelago delle Filippine costituisce una Repubblica presidenziale.
Il potere esecutivo è affidato al presidente, che riveste anche la funzione di capo di stato. Il mandato presidenziale viene conferito con elezioni a suffragio universale diretto e il presidente, che può essere eletto una sola volta, resta in carica sei anni. Il potere legislativo è affidato al Parlamento (il Congresso), composto dal Senato (24 membri in carica per sei anni) e dalla Camera dei deputati (200 membri eletti e 50 di nomina presidenziale, in carica per tre anni). Le prime elezioni legislative, dopo l'adozione della nuova Costituzione, furono tenute nel maggio 1987. La massima autorità giudiziaria è la Corte Suprema, formata da un giudice supremo e da altri quattordici giudici associati, tutti nominati dal presidente della Repubblica.
Partiti politici
Alle prime consultazioni elettorali libere, indette nel febbraio 1986 per eleggere il presidente della Repubblica, si presentarono 12 partiti raggruppati in tre coalizioni; il Movimento per la nuova società (KBL) era schierato a favore di Ferdinand Marcos e Arturo Tolentino, mentre l'Organizzazione democratica nazionalista unita (Unido) e il Partito democratico filippino (PDP-Laban) sostenevano la candidatura di Salvador Laurel e Cory Aquino, la quale vinse le elezioni. Nelle consultazioni elettorali del maggio 1987 gli oppositori di Cory Aquino si presentarono riuniti nella coalizione della Grande alleanza per la democrazia. Alle elezioni presidenziali del 1992 comparvero sulla scena politica nuove formazioni: il Partito Lakas ng Edsa e l'Unione nazionale dei cristiano-democratici, che sostennero la candidatura di Fidel Valdez Ramos, ministro durante la presidenza Aquino e attuale presidente delle Filippine.
Storia
Le isole filippine furono inizialmente abitate da negritos e da genti indonesiane, e poi da malesi, che portarono nell'arcipelago utensili di ferro e tecniche per la lavorazione del vetro, la tintura e la tessitura.
Influenze culturali
Dalla mescolanza delle diverse culture iniziò a formarsi nel V secolo d.C. la civiltà filippina. Gli scambi commerciali con India, Cina e Medio Oriente influenzarono notevolmente la vita economica e sociale: si crearono diverse attività di base (estrazione mineraria, metallurgia, silvicoltura) e vennero introdotti oro e monete come mezzi di scambio. Nel XII secolo il Regno di Srivijaya (Sumatra) estese la sua influenza fino alle Filippine. A partire dal XIII secolo ebbe inizio la diffusione dell'Islam nella parte meridionale dell'arcipelago e si consolidarono le relazioni tributarie, commerciali e diplomatiche che la Cina, governata dalla dinastia Ming, mantenne con le Filippine per tutto il XV secolo.
La colonizzazione europea
Dagli europei le isole furono raggiunte per la prima volta nel marzo del 1521: durante il tentativo di circumnavigazione della terra Ferdinando Magellano, navigatore portoghese al servizio della Spagna, sbarcò nelle Filippine e tentò di imporre la sovranità spagnola e la religione cristiana, ma nell'aprile dello stesso anno venne ucciso da Lapu-Lapu, capotribù dell'isola di Mactan (nei pressi di Cebu).
Il Portogallo, che già possedeva le vicine Molucche, contestò la rivendicazione spagnola delle isole, facendo appello al trattato di Tordesillas del 1494, secondo il quale l'emisfero orientale era riservato alla colonizzazione portoghese. Tuttavia, nel 1542, una spedizione spagnola guidata da Legazpi riaffermò i diritti della Spagna sulle isole, chiamandole Filippine in onore dell'erede al trono, il futuro re Filippo II.
Subito dopo la spedizione di Legazpi giunsero nella regione religiosi cattolici: agostiniani, domenicani, francescani e gesuiti convertirono rapidamente la popolazione, impaurita e al tempo stesso affascinata dallo splendore delle cerimonie rituali. L'opera dei missionari fortificò il dominio della corona spagnola; gli ordini monastici si assicurarono il possesso di vaste estensioni di territorio e influenzarono gli aspetti religiosi, sociali e culturali di una popolazione molto composita per etnia e cultura.
L'attacco al dominio spagnolo
Alla fine del XVI secolo altre nazioni europee tentarono di stabilire possedimenti nelle Filippine. Navigatori inglesi, tra cui Francis Drake, nel 1579 attaccarono ripetutamente le navi spagnole e gli olandesi, che cominciavano ad assumere un rilevante ruolo imperialistico in Oriente, saccheggiarono non solo i vascelli mercantili spagnoli, ma anche quelli cinesi, portoghesi e giapponesi, compiendo ripetute incursioni nelle isole. Gli attacchi olandesi cessarono gradualmente dopo il 1662, quando i Paesi Bassi occuparono le ricche Molucche.
Dopo la guerra messicana d'indipendenza, che liberò il Messico dal dominio spagnolo nel 1821, le Filippine furono poste sotto il diretto controllo amministrativo di Madrid; l'arcipelago, in cui non erano ancora nati movimenti nazionalisti, rimase relativamente tranquillo fino alla fine del XIX secolo.
La lotta per l'indipendenza
Contro l'autorità spagnola nel 1892 nacquero diverse società segrete, tra cui la Lega filippina, fondata nel 1891 da José Rizal. Nonostante la sua politica moderata, Rizal fu condannato a morte dagli spagnoli nel 1896 e divenne il martire simbolo della nazione. Di segno opposto fu invece la Katipunan (in tagalog "associazione"), fondata per raggiungere una completa indipendenza attraverso l'aperta ribellione. Non potendo più mantenere segreta la propria attività, la Katipunan diede inizio agli scontri armati contro le autorità spagnole il 26 agosto 1896.
Guidati da Emilio Aguinaldo, gli insorti riuscirono dapprima a ottenere qualche successo, ma all'inizio del 1897 le truppe di rinforzo inviate dalla Spagna costrinsero Aguinaldo a scendere a patti con il governatore generale e ad accettare il patto di Biac-na-bató, che imponeva il ritiro dei leader filippini dalle isole in cambio di riforme da attuarsi nei tre anni successivi. Aguinaldo si rifugiò a Hong Kong con i suoi alleati, ma le vicende interne furono poste in secondo piano a causa dell'inizio della guerra ispano-americana (21 aprile 1898). Il 1° maggio dello stesso anno la marina degli Stati Uniti attaccò e distrusse le unità navali spagnole, ancorate nella baia di Manila.
Il dominio statunitense
Con l'aiuto degli Stati Uniti, Aguinaldo ritornò nell'arcipelago il 19 maggio e proclamò la Repubblica filippina indipendente, ma il trattato di Parigi (10 dicembre 1898), che concluse il conflitto ispano-americano, segnò la cessione del paese agli Stati Uniti (21 dicembre). Aguinaldo rifiutò di riconoscere il dominio statunitense e il 23 gennaio 1899 venne creato un governo provvisorio filippino a Malolos, nell'isola di Luzon, che incrementò ulteriormente le tensioni, sfociate poi negli scontri a fuoco di Manila del 4 febbraio 1899. Le truppe americane respinsero immediatamente gli attacchi degli insorti e repressero le loro successive azioni di guerriglia. Il 23 marzo 1901 Aguinaldo venne fatto prigioniero; la ribellione continuò per oltre un anno.
Dopo l'insurrezione nel 1902, un governo civile statunitense sostituì l'autorità militare e il 4 luglio 1902 William Howard Taft, futuro presidente degli Stati Uniti, fu nominato primo governatore civile. Sotto il suo governo fu applicato il progetto di legge per le Filippine del 1902, che prevedeva la costituzione di una legislatura bicamerale; cinque anni dopo, il 16 ottobre 1907, fu aperta la prima sessione dell'Assemblea filippina con una Camera bassa, composta da membri nominati per elezione, e una Camera alta nominata dal governatore.
Le politiche statunitensi
Taft e i suoi immediati successori limitarono il potere dei filippini e gli Stati Uniti continuarono a influire direttamente sulla vita politica dell'arcipelago. Con l'elezione di Woodrow Wilson alla presidenza nel 1912, venne adottata una nuova linea politica e nel 1916 la legge Jones istituì un Senato composto per elezione, promettendo la definitiva indipendenza. L'elezione di Warren G. Harding a presidente degli Stati Uniti nel 1920 rallentò l'attuazione della legge e sottopose le Filippine a un'ispezione volta a controllarne la situazione politica ed economica (1921). La commissione incaricata dell'inchiesta adottò una linea politica di aperto contrasto con i nazionalisti filippini, soprattutto con Manuel Luís Quezón y Molina, presidente del Senato filippino, Sergio Osmeña, presidente della Camera dei rappresentanti prima del 1922, e Manuel Roxas y Acuña, presidente dopo il 1922.
La Federazione
Con l'elezione di Franklin D. Roosevelt nel 1932, la politica ufficiale americana cambiò nuovamente e il 13 gennaio 1933 il congresso degli Stati Uniti approvò il disegno di legge Howes-Cutting, che garantiva alle Filippine l'indipendenza entro dodici anni, ma riservava agli Stati Uniti basi navali e militari, e imponeva contingenti e tariffe doganali sulle esportazioni filippine. Il progetto di legge venne respinto dal Senato filippino, che, guidato da Quezón, sostenne una nuova proposta di legge e ottenne l'appoggio del presidente Roosevelt. Nel 1934 venne approvato il disegno di legge Tydings-McDuffie, che garantiva assoluta e totale indipendenza a partire dal 1946, prometteva una Costituzione e stabiliva la creazione di una federazione provvisoria con la supervisione degli Stati Uniti e la presidenza affidata a un filippino, regolarmente eletto a suffragio nazionale. Promulgata nel febbraio 1935, la Costituzione fu approvata dal presidente Roosevelt e ratificata da un plebiscito popolare il 14 maggio dello stesso anno. La federazione, presieduta da Quezón, fu formalmente costituita il 15 novembre e Quezón venne rieletto nel 1941.
La seconda guerra mondiale
Gli aerei nipponici attaccarono per la prima volta le Filippine l'8 dicembre 1941 e due settimane dopo le truppe giapponesi invasero l'arcipelago, causando ingenti danni (specialmente a Manila) e gravi perdite anche tra la popolazione civile. Per tutta la durata dell'occupazione si sviluppò un forte movimento di resistenza di ispirazione comunista, l'Hukbalahap (Huk, Esercito popolare antigiapponese), che, liberato l'arcipelago con l'aiuto degli Stati Uniti nel 1944, alla fine della guerra si rifiutò di deporre le armi.
A Quezón, morto nel 1944, era succeduto il vice presidente Sergio Osmeña, che riportò il governo a Manila nel 1945. Le elezioni del 23 aprile 1946 insediarono come presidente Roxas, coadiuvato da Elpidio Quirino come vice presidente. Per favorire la ripresa economica dell'arcipelago, gli Stati Uniti stabilirono con le Filippine relazioni commerciali preferenziali e, a fronte di ampi privilegi nello sfruttamento delle risorse naturali dell'arcipelago, concessero ingenti somme per risarcire i danni di guerra e contribuire alla ricostruzione del paese.
La creazione della repubblica
La Repubblica delle Filippine venne formalmente proclamata il 4 luglio 1946. Oltre ai problemi connessi con la ripresa economica, il nuovo stato dovette affrontare una serie di contrasti interni: nella zona centrale dell'isola di Luzon, l'Huk insediò un governo ribelle; chiedendo la collettivizzazione delle aziende agricole e l'abolizione degli affitti per la terra, l'Huk ricevette un ampio consenso da parte della popolazione.
La cooperazione tra Filippine e Stati Uniti fu il tema dominante della politica del dopoguerra. Nel 1947 gli Stati Uniti ottennero una concessione di 99 anni per le basi militari (ridotta poi a 25 anni nel 1959) e nel marzo 1948 un plebiscito ratificò un emendamento alla Costituzione filippina, concedendo ai cittadini statunitensi gli stessi diritti economici di cui godevano i filippini. Il vice presidente Quirino, nominato presidente provvisorio nell'aprile 1948 dopo la morte di Roxas, ottenne un regolare mandato nel 1949 e dovette continuare ad affrontare i gravi problemi causati dalla ribellione dell'Huk, divenuta ancora più aspra tra il 1949 e il 1950.
Il governo si impegnò a firmare un trattato di pace con il Giappone nel settembre 1951, ma le trattative si interruppero all'inizio del 1952 per la richiesta filippina di otto miliardi di dollari come risarcimento dei danni di guerra. In attesa di risolvere la controversia, l'assemblea legislativa delle Filippine rifiutò di ratificare il trattato di pace.
La presidenza Magsaysay
Alle elezioni presidenziali del 1953 Ramón Magsaysay, ex ministro della Difesa, sconfisse Quirino. La vigorosa repressione degli hukbalahap condotta dal nuovo presidente riuscì a indebolire notevolmente le forze ribelli.
L'11 agosto 1955 il Congresso approvò delle leggi che autorizzavano il presidente Magsaysay a frazionare i grandi possedimenti terrieri e a distribuire la terra agli affittuari agricoli; il 6 settembre Filippine e Stati Uniti conclusero un accordo commerciale per regolare gli investimenti privati statunitensi nelle imprese filippine.
Alla metà degli anni Cinquanta venne riconosciuta alle Filippine la proprietà delle basi militari statunitensi sull'arcipelago e il Senato filippino ratificò il trattato di pace con il Giappone con un accordo che stabiliva in 800 milioni di dollari il risarcimento giapponese alle Filippine.
Magsaysay morì in un incidente aereo il 17 marzo 1957 e il giorno successivo il vice presidente Carlos P. Garcia prestò giuramento come presidente. Nel giugno dello stesso anno il Parlamento dichiarò fuori legge il Partito comunista, stabilendo la pena di morte per gli attivisti del partito e promettendo l'impunità a chi si fosse consegnato entro trenta giorni dalla promulgazione della legge. Circa 1400 hukbalahap si arresero. Il vice presidente Diosdado Macapagal, candidato di opposizione del Partito liberale, fu eletto presidente nel 1961, mentre alle presidenziali del 1965 si impose il candidato nazionalista Ferdinand Marcos.
Il regime di Marcos
Un rapido sviluppo economico diede prosperità al paese durante il primo mandato di Marcos, che fu rieletto nel 1969, ma il secondo mandato venne turbato da sommosse civili, causate in parte dal suo appoggio alla politica degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam. Nei primi anni Settanta due movimenti politici distinti, i Comunisti del nuovo esercito del popolo e il Fronte nazionale di liberazione moro (movimento separatista musulmano), ingaggiarono una violenta guerriglia contro il governo. Nel 1972 Marcos, che non avrebbe potuto concorrere per una terza elezione presidenziale, prendendo a pretesto le rivolte proclamò la legge marziale, sciolse il Congresso, fece arrestare i leader dell'opposizione e impose una rigorosa censura.
Nel gennaio 1973 venne promulgata una nuova Costituzione, con alcune norme transitorie, grazie alle quali Marcos continuava a esercitare il potere assoluto. Tra il 1977 e il 1978 il malcontento crebbe, sia tra la popolazione sia tra le gerarchie ecclesiastiche, e nel 1980 gruppi di opposizione si unirono per chiedere la revoca della legge marziale; contemporaneamente la guerriglia urbana compì una serie di attentati a Manila.
Nel 1981 pose fine alla legge marziale e si fece rieleggere per sei anni alla guida del paese. Nel 1983 Benigno Aquino, leader dell'opposizione, fu ucciso; l'assassinio venne attribuito a una cospirazione militare, ma al processo gli imputati furono assolti. Nel febbraio 1986 vennero indette nuove elezioni presidenziali alle quali venne presentata la candidatura di Cory Aquino, vedova del leader assassinato e temibile avversaria di Marcos. I brogli ai quali Marcos ricorse per aggiudicarsi una nuova vittoria suscitarono una rivolta popolare, la rivoluzione EDSA, che rovesciò il regime. Marcos e la moglie Imelda lasciarono il paese, riparando alle Hawaii.
Il ritorno della democrazia
Cory Aquino divenne presidente e ottenne l'approvazione di una nuova Costituzione nel febbraio del 1987. Nonostante il voto di fiducia alle elezioni legislative tenutesi nel maggio dello stesso anno, il suo governo venne continuamente minacciato dalle sommosse militari (sette tentativi di golpe tra il 1986 e il 1990) e dallo scontento popolare, dovuto alla lentezza dell'attuazione delle riforme economiche.
Nel novembre 1992, dopo il rifiuto del Senato filippino al rinnovo della concessione dell'unica base statunitense rimasta nell'arcipelago, gli Stati Uniti chiusero anche la stazione navale di Subic Bay. Cory Aquino rifiutò di candidarsi nuovamente alle presidenziali del maggio 1992 e sostenne invece colui che avrebbe vinto, il suo ex segretario alla difesa Fidel Valdez Ramos, sotto il cui governo crebbe la stabilità politica e iniziò un periodo di sviluppo economico.
Le elezioni congressuali del 1995 rafforzarono l'amministrazione Ramos, mentre Ferdinando Marcos jr., figlio dell'ex dittatore, non ottenne alcun seggio. Nel 1998, alla scadenza del suo mandato, Ramos poteva rivendicare una serie di successi in campo economico, in politica estera e in politica interna (soprattutto per quanto riguarda gli accordi di pace raggiunti con i movimenti quali il Fronte moro di liberazione nazionale dell'isola di Mindanao e il Fronte nazionale democratico).

SINGAPORE

Singapore Repubblica situata nell'estremità meridionale della penisola malese, comprendente un'isola principale e oltre cinquanta isolotti adiacenti che coprono una superficie complessiva di 646 km2. Singapore (Republik Singapura) è separata dalla penisola malese dallo stretto di Johor, mentre a sud lo stretto di Singapore la divide dall'arcipelago indonesiano di Riau. La città di Singapore si trova all'estremità sudorientale dell'isola ed è uno dei più importanti centri portuali e commerciali del Sud-Est asiatico.
Territorio
Il territorio di Singapore è prevalentemente pianeggiante. La costa, bassa e sabbiosa, è caratterizzata in alcuni tratti dalla presenza di barriere coralline. Numerosi sono i fiumi dal corso breve: il principale è il Seletar, mentre il Singapore e il Rochor attraversano il centro della città.
La fitta foresta pluviale che caratterizzava un tempo l'isola è stata a poco a poco disboscata (vedi Deforestazione) per lasciare il posto agli insediamenti. Oggi la giungla si estende soltanto in una limitata area collinare nel centro del paese, mentre lungo la costa crescono alcune varietà di mangrovie. Diverse sono le specie di uccelli presenti nell'isola, oltre a lucertole e cobra e a numerosi mammiferi, tra i quali il più diffuso è il macaco.
Il clima è di tipo equatoriale, con temperature elevate costanti (27,2 °C) e piogge copiose distribuite uniformemente nell'intero arco dell'anno (2413 mm); la stagione più umida va da novembre a gennaio.
Popolazione
Singapore ha una popolazione di 2.930.200 abitanti (1994) composta da cinesi (78%), da malesi e indonesiani (14%) e da minoranze di indiani e pakistani. L'isola è popolata essenzialmente dai discendenti degli immigrati che la raggiunsero dopo la fondazione della città di Singapore nel 1819. Il basso incremento demografico, che nel 1992 si attestava intorno al 2%, è dovuto in parte a una rigida politica per il controllo delle nascite.
Lingua e religione
Il 68% della popolazione di origine cinese professa il buddhismo, il taoismo e il confucianesimo, mentre una minoranza è di religione cattolica. La popolazione malese è musulmana; quella indiana pratica l'induismo e, in percentuali inferiori, l'islamismo, il cristianesimo e altre fedi. Sono inoltre presenti piccoli gruppi di ebrei.
Quattro sono le lingue ufficiali del paese: l'inglese, il cinese, il malese e il tamil. Sono inoltre diffusi alcuni dialetti derivati dal cinese, anche se la lingua dell'amministrazione e dell'istruzione rimane l'inglese.
Istruzione
L'istruzione elementare è gratuita ma non obbligatoria. Nelle scuole si pratica il bilinguismo, che impone lo studio della lingua inglese accanto a una delle altre lingue ufficiali. Gli investimenti dello stato per il settore scolastico sono molto elevati; il tasso di scolarizzazione è pari al 91%. Tra gli atenei più importanti vanno ricordati: l'Università nazionale di Singapore (1980) e il Politecnico di Nanyang (1991).
Economia
La struttura economica di Singapore è quella di un paese altamente industrializzato; tra le cosiddette "tigri" asiatiche, a partire dal 1996 ha goduto di un tasso di crescita annuo dell'8,5%. L'enfasi posta tradizionalmente sul commercio internazionale è andata diversificandosi nel settore manifatturiero, di prevalenza costituito da industrie leggere ad alto capitale, e in quello dei servizi finanziari. Nei primi anni Novanta il PNL era stimato a 39,3 miliardi di dollari USA, o 12.890 dollari pro capite (dati della Banca mondiale del 1989-1991). Il bilancio del 1991-92 presentava uscite per un valore di 8,3 miliardi di dollari ed entrate pari a 10,3 miliardi.
Agricoltura
L'agricoltura non rappresenta una risorsa economica di rilievo a causa della scarsità dei terreni coltivabili e della povertà dei suoli. I prodotti principali sono noci di cocco, caucciù, patate dolci, manioca, tabacco e frutta. Le moderne tecniche intensive rendono il territorio agricolo di Singapore una delle aree più produttive del mondo; il paese è inoltre specializzato nella coltivazione delle orchidee. Notevole importanza hanno per il fabbisogno alimentare interno la pollicoltura e l'allevamento di volatili da cortile e di suini. L'industria ittica è concentrata prevalentemente nel porto di Jurong, a sud-ovest dell'isola.
Industria
A Singapore si è assistito a un rapido sviluppo industriale a partire dagli anni Sessanta, nonostante la necessità di importare materie prime. Uno dei settori maggiormente sviluppati è quello petrolchimico; notevole importanza hanno inoltre gli impianti per la lavorazione dello stagno e della gomma naturale, l'industria cantieristica e navale.
Numerose e note per la loro alta produttività sono le industrie tradizionali: quella tessile, quella delle calzature e quella di trasformazione dei prodotti agricoli, che contribuiscono in misura non trascurabile alle esportazioni. Il settore in più rapida espansione è quello terziario, che oggi occupa la maggioranza della popolazione attiva. Alle attività commerciali e di trasporto si sono aggiunte attività finanziarie che vedono il paese al centro degli scambi valutari nel Sud-Est asiatico, e, recentemente, il turismo che sta assumendo un peso rilevante nell'economia del paese.
Flussi monetari e commercio
L'unità monetaria è il dollaro di Singapore, suddiviso in 100 centesimi. Il paese riveste un ruolo assai importante come centro finanziario e bancario mondiale; il maggiore istituto bancario è la Development Bank of Singapore. La Borsa di Singapore rappresenta un importante centro per gli scambi di valuta asiatica e offre tassi molto meno elevati rispetto a quella di Tokyo.
Singapore è il porto più trafficato del mondo e il maggiore centro di raccolta e di distribuzione di un vasto retroterra. Agli inizi degli anni Novanta le importazioni annue ammontavano a 74,4 miliardi di dollari, mentre i proventi da esportazioni erano pari a 65,4 miliardi. I principali partner commerciali di Singapore sono gli Stati Uniti, il Giappone, la Malaysia, la Cina, Taiwan, la Germania e Hong Kong.
Trasporti
La rete stradale copre circa 2900 km; la proprietà privata di automezzi è severamente limitata per ridurre la congestione del traffico e il livello di inquinamento. Una rete ferroviaria di 26 km attraversa lo stretto di Johor e si collega alla linea ferroviaria malese. Il traffico aereo ha il suo centro nell'aeroporto Changi di Singapore; la compagnia nazionale, Singapore Airlines, effettua voli interni e internazionali.
Ordinamento dello stato
Singapore è governato in base a una Costituzione che risale al 1959, istituita al culmine dello sviluppo coloniale autonomo. Fu emendata nel 1965, quando Singapore ottenne la piena indipendenza e assunse una costituzione repubblicana. Il capo di stato della Repubblica di Singapore è un presidente, eletto ogni 4 anni a suffragio universale. Il primo ministro, responsabile del governo e nominato dal presidente, gode, rispetto a quest'ultimo, di più ampi poteri. L'esercizio del potere legislativo spetta al parlamento, modellato in base al parlamento inglese. Dei membri del parlamento, 81 vengono eletti tramite suffragio universale diretto e rimangono in carica per 5 anni, 6 sono di nomina presidenziale. L'organo giudiziario di grado più elevato della Repubblica di Singapore è la Corte Suprema, composta dall'Alta corte, dalla Corte d'appello e dal tribunale di appello criminale. I giudici vengono nominati dal presidente.
Il Partito d'azione del popolo (PAP) è stato il partito dominante sin dall'indipendenza del paese ed esercita un ruolo di comando nella vita nazionale, promuovendo la disciplina sociale e l'ideologia della crescita economica. Altri partiti rappresentati nel parlamento sono il Partito democratico di Singapore e il Partito laburista.
Storia
Centro di scambi commerciali fino al XIV secolo, l'isola passò sotto il dominio del regno di Majapahit e intorno al XV secolo sotto il sultanato di Malacca.
Colonizzazione europea
La moderna città di Singapore fu fondata nel 1819 dall'amministratore coloniale inglese Sir Thomas Stamford Raffles, che per primo ne intuì le potenzialità commerciali, e venduta alla Compagnia delle Indie Orientali nel 1824 dal sultano di Johor. Nel 1826 fu annessa alla colonia inglese delle Colonie dello Stretto (Straits Settlements) e, alcuni anni dopo, ne divenne la capitale.
Grazie alla posizione strategica nel canale che collega l'oceano Indiano e il mar Cinese meridionale e al suo status di porto franco, l'isola divenne presto un importante centro di commerci, specialmente dopo l'apertura del canale di Suez nel 1869.
Divenuta la più importante base navale e militare inglese, durante la seconda guerra mondiale Singapore fu occupata in sei giorni dalle forze giapponesi e liberata dalle truppe inglesi il 6 settembre del 1945.
L'anno successivo Singapore divenne colonia separata dalla Malesia. Nel 1955, la responsabilità per la politica interna passò ai ministri eletti localmente e all'assemblea legislativa e il 3 giugno del 1959 Singapore divenne uno stato autonomo nell'ambito del Commonwealth. Il 16 settembre del 1963 Singapore, Malesia, Borneo Settentrionale (rinominato Sabah) e Sarawak si unirono per formare la Malaysia.
La repubblica
Nel 1965, in seguito a divergenze con il governo federale, Singapore si separò dalla Malaysia e divenne uno stato sovrano nell'ambito del Commonwealth e membro delle Nazioni Unite. Nel dicembre dello stesso anno l'isola scelse un ordinamento repubblicano.

Il primo presidente del paese fu Inche Yusof bin Ishak, capo di stato sin dal 1959. Lee Kuan Yew, leader del Partito di azione popolare (PAP), ricoprì la carica di primo ministro dalle prime elezioni legislative del 1959 fino al 1990. Il governo, inizialmente di ispirazione socialdemocratica, divenne via via autoritario e stabilì un totale controllo sulla vita politica del paese e sull'informazione.
Temendo una presa di potere comunista, Lee fu un deciso sostenitore delle politiche americane nel Sud-Est asiatico e nell'agosto del 1967 il paese divenne membro fondatore dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN); nel 1971, dopo il ritiro delle truppe inglesi dal paese, guidò la nazione verso un'alleanza difensiva con l'Australia, la Gran Bretagna, la Malaysia e la Nuova Zelanda. Dopo la fine della guerra del Vietnam, adottò un atteggiamento più conciliante verso i regimi comunisti dell'area, riconoscendo la Cina popolare nel 1990.
Dal 1966 l'economia crebbe senza interruzioni. Da centro dedito ai commerci, Singapore divenne un paese altamente industrializzato e un centro finanziario di grande rilievo; con un tasso di crescita medio annuo dell'8,5%, era, tra le cosiddette "tigri" asiatiche, la più temibile.
Nelle elezioni legislative del 1990 il PAP ottenne la stragrande maggioranza dei voti e dei seggi nel parlamento; Goh Chok Tong sostituì Lee alla guida del governo. Nel 1993 Ong Teng Cheong, del PAP, fu il primo presidente eletto direttamente dal popolo. Nel 1996 il PAP vinse nuovamente le elezioni legislative con il 63,5% dei suffragi e ottenne 80 seggi su 83, mentre l'opposizione, sempre più discriminata dal regime, perdeva due dei cinque seggi di cui disponeva nel precedente parlamento.

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