La contrapposizione USA-URSS

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Testo

Di Andrea Concer & Alessandro Fantelli
Matura ‘99
Guerra fredda : ed il mondo ebbe paura.
“La guerra fredda viene generalmente descritta come un gioco a vincita zero nel quale il punteggio di un giocatore è pari alle perdite dell’altro…Sarebbe però più realistico vedere il sistema della guerra fredda come una macabra danza di morte nella quale i governanti delle superpotenze mobilitano le proprie popolazioni per avere il consenso su misure dure e brutali rivolte contro vittime all’interno di quelle che vengono considerati i rispettivi domini, nei quali stanno progettando i loro progetti.
Appellarsi alla presunta minaccia di un potente nemico globale ha dimostrato essere un utile strumento a questo scopo…Quando gli USA si muovono per rovesciare il governo dell’Iran o del Guatemala o del Cile … lo fanno con il nobile scopo di difendere i popoli liberi dall’imminente minaccia russa .Nello stesso modo l’URSS manda i suoi carri armati a Berlino est , in Ungheria , a Praga …per il più puro dei motivi : difendere il socialismo e la libertà dalle macchinazioni dell’imperialismo americano e delle sue coorti “ .
Il 1945 anno della fine della II guerra mondiale ha segnato l’inizio di un’epoca definita l’età delle super potenze , dominata dalla presenza e dalla concorrenza di due grandi blocchi politico-economico-militari entrambi in grado di distruggere l’avversario e con esso la vita di tutto il pianeta. Fortunatamente lo scontro politico ed ideologico non degenerò mai in un conflitto militare aperto : per questo il dopo guerra viene generalmente denominato come il periodo della guerra fredda .
Gli anni della G.F. sono stati segnati da una tensione continua ,da guerre locali definite “ guerre per delega “, in quanto combattute dagli alleati degli USA e dell’URSS , e dalla corsa agli armamenti .
L’ inizio della G.F. viene fatto risalire alla conferenza di Yalta , dove “ I tre grandi “ Churchill , Roosevelt e Stalin , decisero le sorti del mondo che usciva dalla guerra . In termini brutali ,ci fu una vera e propria spartizione del mondo tra USA e URSS.
I protagonisti della guerra fredda.
URSS: L’URSS uscì dalla II guerra mondiale notevolmente provata : 18 milioni di morti , molte città distrutte e tutte le sue regioni europee invase dalla Germania . Riuscì comunque ad affermarsi a livello mondiale grazie alla forza del suo grande esercito ( “ l’armata rossa “ ) , grazie alla ferrea disciplina imposta da Stalin e grazie allo sfruttamento dei territori occupati.
Fin dal 1945 , infatti , l’URSS avviò una politica di sfruttamento sistematico dei paesi occupati , volta a ricostruire e accelerare lo sviluppo del sistema industriale sovietico. Vennero quindi imposte pesantissime riparazioni agli ex alleati della Germania ( Ungheria , Romania e Bulgaria ) costretti a cedere risorse finanziarie , derrate agricole , macchinari e mezzi di locomozione. Interi complessi industriali , un tempo controllati dai tedeschi , vennero inoltre smantellati e ricostruiti su territorio russo.
Il suo potere derivò inoltre dal grande appoggio di tutti i partiti comunisti del mondo e dalle speranze di indipendenza che essa alimentava in tutti i paesi ancora soggetti al regime coloniale.
In Europa orientale , la massiccia presenza dell’armata rossa anche dopo la fine del conflitto , determinò l’imposizione russa di governi comunisti filo-sovietici ( e di conseguenza l’allontanamento forzato dei dirigenti non comunisti ) e la conseguente collettivizzazione dell’economia.
Nel 1947 così si insediarono governi filo-sovietici in Polonia , Bulgaria , Ungheria e Romania , uniti tutti alla “ madre Russia “ mediante organizzazioni politiche , COMINFORM , economiche , COMECON e militari , Patto di Varsavia.
Il Cominform era una sorta di riedizione della terza Internazionale ( che si era sciolta nel ’43 in omaggio all’alleanza antifascista ) , ed il suo scopo era quello di coordinare l’ azione di tutti i partiti comunisti europei . Fondato nel 1947 dai rappresentanti dei partiti comunisti dei paesi dell’Europa orientale , di Francia ed Italia , Il Cominform divenne lo strumento tipico della contrapposizione tra blocco comunista e blocco occidentale .IL Cominform venne però sciolto nel 1956 con l’avvio della politica di coesistenza pacifica avviata dal leader sovietico Chruscev .
Grazie al COMECON invece, l’URSS si assicurò il controllo delle economie dei paesi da lei occupati. Attraverso il “ consiglio di mutua assistenza economica “ (COMECON) infatti, l‘URSS poté scegliere i processi di produzione dei paesi satelliti in modo tale che questi risultassero complementari a quelli russi. I tassi di scambio all’interno dell’area del rublo, nonché la quantità ed i prezzi dei beni scambiati furono quindi rigidamente controllati dal potere sovietico.
La Russia così conobbe ben presto un rapido sviluppo: nei primi anni del dopoguerra, la crescita produttiva sovietica fu notevole, con incrementi medi del 10 % annuo.
Il Patto di Varsavia fu invece la risposta sovietica all’ingresso nella Nato della Germania Federale.
Esso si configurò come organizzazione militare dei paesi comunisti dell’Europa orientale e conferì alla Russia il comando di tutte le forze militari dei paesi contraenti il trattato.
Il patto di Varsavia si sciolse soltanto nel 1991 in seguito al crollo dei regimi comunisti nell’Europa orientale.

USA: Gli USA uscirono dalla II guerra mondiale addirittura rafforzati; essi non avevano, infatti, conosciuto né occupazione straniera né bombardamenti e la loro capacità produttiva era notevolmente aumentata dato lo sforzo fatto per rifornire di armi e di ogni altra merce i propri soldati in guerra.
Alla fine della guerra gli USA si ritrovarono con la più potente marina e aviazione militare del mondo e la sua supremazia militare era garantita dal possesso della bomba atomica.
Anche nel campo economico la supremazia degli USA era indiscutibile, con la conferenza di Breton Woods del 1944 infatti , poiché gli USA possedevano i due terzi delle riserve aurifere mondiali ed era necessaria la ricostruzione di un sistema monetario internazionale efficiente e stabile per la ripresa della crescita degli scambi internazionali , fu deciso che di tutte le monete internazionali , solo il dollaro avrebbe mantenuto la convertibilità in oro diventando così la moneta chiave del sistema. Gli scambi e i pagamenti internazionali sarebbero stati effettuati unicamente in dollari e la valuta americana sarebbe divenuta moneta di riserva in sostituzione dell’oro.
Vennero inoltre create due nuove istituzioni economiche internazionali : la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale con lo scopo di agevolare con prestiti lo sviluppo dei paesi più arretrati . Queste istituzioni , nate per essere “ super partes “ dipendono però principalmente dai finanziamenti USA e sono quindi largamente influenzati dalla politica di Washington .
Agli occhi degli americani il fallimento delle democrazie europee , la nascita dei regimi fascisti , dei vari nazionalismi e della stessa catastrofe bellica erano il frutto della mancata risoluzione dei problemi finanziari creati dalla I guerra mondiale . Solo l’ affermazione della libertà di commercio su scala mondiale e lo sviluppo della cooperazione internazionale avrebbero potuto assicurare la pace e la democrazia . Gli USA si proclamarono allora promotori di quest‘ideale e lo dimostrarono attuando il cosiddetto “ Piano Marshall “ .
Il Piano Marshall consisteva nella concessione agli stati europei di prestiti a basso interesse o a fondo perduto , nella fornitura di massicci aiuti in beni alimentari e materie prime e soprattutto nel rinnovamento tecnico delle imprese europee attraverso l’introduzione di macchinari , tecnologie e tecniche di produzione più moderne .
Il piano Marshall che all’inizio era piuttosto vago assunse ben presto dimensioni considerevoli : dal 1948 ( anno del suo inizio ) al 1957 ( anno della conclusione ) esso portò allo stanziamento di ben 13 miliardi di dollari . Esso d’altra parte permise agli USA di influenzare la condotta economico-finanziaria dei paesi assistiti e di favorire gli investimenti esteri americani .
IL piano Marshall inoltre , creando un forte legame tra USA e Europa occidentale , si poneva come forte baluardo contro le mire espansionistiche sovietiche in Europa . Fu per questo dunque che quando gli americani offrirono i loro aiuti anche a Cecoslovacchia e Polonia , fu lo stesso Stalin ad intervenire e ad imporre ai governi di Varsavia e di Praga di rifiutare l’offerta americana .
La solidarietà politica tra Usa ed Europa si riaffermò poi nel 1949 con l’alleanza politico-militare del Patto Atlantico che ebbe il suo strumento bellico nella NATO ( North Atlantic treaty Organization ) cui aderirono 12 paesi .
La Nato era una alleanza con dichiarato carattere difensivo , ma il suo sorgere confermò comunque una netta divisione dell’Europa occidentale da quella orientale. Questa divisione fu confermata nel 1955 quando i paesi del blocco comunista opposero alla NATO una loro alleanza militare , IL Patto di Varsavia , che istituiva a Mosca il comando supremo delle forze armate di tutti i paesi a lei alleati. Era dunque calata quella “ cortina di ferro “ di cui Churchill aveva parlato già nel 1946.
I “non allineati”.
Non tutte le nazioni però avevano accettato di allinearsi con uno dei due blocchi e avevano preferito restare neutrali e conservare i propri orientamenti tradizionali nella politica estera e le proprie strutture e istituzioni di governo.
Tra i “ non allineati “ europei il più importante fu la Yugoslavia di Tito che nel 1948 , vista la scarsa presenza dell‘armata rossa sul suo territorio , arrivò ad una rottura definitiva con l’URSS per quanto riguardava le relazioni economiche e militari , aderendo invece al piano Marshall e intensificando gli scambi con l ‘ occidente . Si proclamò quindi repubblica federale e concesse ampie autonomie alle sue sei regioni . In questo modo dunque , La Yugoslavia si pose come cuscinetto neutrale tra Est ed Ovest .
Nel 1955 inoltre , a Bandung, ( India? ) ci fu una conferenza tra i vari paesi afro-asiatici non allineati , i quali proclamarono la volontà di essere ormai soggetti attivi e non più oggetti di azioni politiche e la possibilità di una pacifica convivenza tra sistemi politici e sociali diversi .
L’ONU.
Di matrice soprattutto americana, fu anche l’ispirazione di base dell’organizzazione delle nazioni unite –ONU-, creata nella conferenza di S.Francisco in sostituzione della screditata Società delle Nazioni, con l’obbiettivo di salvare le generazioni future dal “flagello della guerra” e di impiegare “strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli”.
La struttura organizzativa venne articolata attorno a tre organismi principali: il segretariato generale, con funzioni amministrative, l’assemblea generale, col potere di adottare a maggioranza semplice risoluzioni che però non sono vincolanti ma hanno solo valore di raccomandazione ed il consiglio di sicurezza. Quest’ultimo si compone di quindici membri ed ha il potere di produrre decisioni vincolanti per gli stati ed ha il potere di adottare misure che possono arrivare anche all’intervento armato.
Dei quindici membri del consiglio di sicurezza, le cinque massime potenze vincitrici della seconda guerra mondiale sono membri permanenti con diritto di veto, mentre gli altri dieci vengono eletti a turno tra gli altri stati.
Con l’evolversi del processo di contrapposizione dei due blocchi, l’ONU restò schiacciata dallo scontro tra USA e URSS ed il suo potere venne notevolmente ridimensionato. In molte delle più spinose questioni internazionali, l’ONU venne sistematicamente scavalcata dalle decisioni delle grandi potenze.
LA politica del terrore e la corsa agli armamenti.
Nel 1945 il primato atomico americano finì. Fu proprio questo infatti, l’anno in cui l’URSS riuscì a costruire la sua prima bomba atomica.
LA fine del monopolio atomico americano colse di sorpresa i governi occidentali e mutò radicalmente le prospettive delle relazioni internazionali.
Improvvisamente lo scontro ideologico e politico sembrò potersi trasformare in un aperto conflitto nucleare.
Tutti gli uomini e le donne a Ovest come ad Est avevano la sensazione di una imminente catastrofe e ciò rendeva ancora più difficile i rapporti tra i due blocchi.
Le tecnologie cui si era arrivati da ambo le parti, infatti, erano tali da potersi annientare istantaneamente a vicenda.
Paradossalmente però, la consapevolezza dell’enormità del potenziale distruttivo delle armi accumulate da ambo le parti, impedì di fatto lo scoppio di un conflitto nucleare aperto. Tale fenomeno prese il nome di politica della “ deterrenza “.
Nel 1952 intanto, gli USA riconquistarono la supremazia nucleare con la costruzione della prima “ bomba H “, la bomba all’idrogeno, che aveva una potenza distruttiva mille volte superiore a quella della bomba di Hiroshima.
Pochi mesi dopo i sovietici ottennero gli stessi risultati.
Nessuno dei due paesi aveva però interesse a combattere una guerra nucleare sul proprio territorio e perciò un eventuale scontro diretto si sarebbe potuto svolgere soltanto in Europa, vista la sua posizione strategica e viste le ancora insufficienti tecnologie per il trasporto delle bombe di cui disponevano i due blocchi.
Conseguenza di questo fu il fatto che i paesi europei membri della NATO affidarono a Washington ogni decisione sulla loro difesa.
La corsa agli armamenti era ormai cominciata.
Sia USA che URSS cominciarono a investire gran parte dei loro capitali nella ricerca e nella costruzione di armi sempre più nuove e più potenti.
Gli USA ,comunque, mantennero sempre una certa superiorità tecnologica, superiorità che venne seriamente minacciata nel 1957 con la messa in orbita da parte dei sovietici dello “ Sputnik “ .
Lo Sputnik era il primo satellite artificiale in orbita attorno alla terra , ma la sua importanza, agli occhi degli occidentali, consisteva soprattutto nel fatto che ora i sovietici avrebbero potuto disporre di propulsori in grado di lanciare missili dal suolo russo direttamente sul territorio americano.
In risposta allo Sputnik gli USA lanciarono nel 1958 il loro primo satellite orbitale : l’ Explorer.
Nel 1961 seguirono all’Explorer i primi missili intercontinentali americani : gli Atlas , cui si aggiunsero poi i primi sottomarini a propulsione nucleare, non intercettabili ed in grado di restare in immersione per parecchi mesi, percorrendo migliaia di chilometri.
Dal ’45 agli anni ’90, sono state costruite più di 130 mila testate nucleari , 75 mila dagli americani, 55 mila dai russi.
Secondo una stima pubblicata nel 1995 nel “ Bullettin of the atomic scientists’ “, gli USA da soli hanno speso dal 1940 ad oggi circa 3900 miliardi di dollari per i loro programmi nucleari. L’URSS probabilmente spese una cifra confrontabile il che, insieme con le spese delle potenze nucleari “minori” ( Francia, Gran Bretagna, Cina, Israele, India e Pakistan ), porta la spesa complessiva a qualcosa nell’ordine dei 9000 miliardi di dollari ( equivalente a nove volte il PIL annuo attuale italiano ).
Un esempio significativo della distorsione economica e sociale prodotta dalla corsa agli armamenti è stata la creazione in Russia di intere città chiuse al mondo esterno e dedicate alla produzione di materiale fissile e di altri prodotti per le armi nucleari. La popolazione totale di queste città chiuse ha superato le 700 mila unità.
“ Le armi nucleari costituiscono dunque un fenomeno unico nella storia dell’umanità : mai così tante energie sono state dedicate allo sviluppo, alla produzione e all’installazione di sistemi d’arma che, per circa 50 anni sono stati solo accumulati senza mai essere utilizzati.” ( Paolo Cotta ).
Il Mondo tra spie e “ caccia alle streghe “
A est come a ovest, la propaganda politica anticomunista da una parte, dall’altra la condanna del capitalismo di cui si prevedeva il prossimo declino, assunse una posizione di grande rilievo.
In entrambi i blocchi , paure irrazionali e cecità politica sfiorarono il fanatismo.
Problemi interni al blocco occidentale :
Ad Ovest, e soprattutto negli USA , potenti interessi industriali premevano affinché le spese militari fossero incrementate.
Al nome del senatore americano McCarthy, sono legate pesanti misure repressive che portarono all’estromissione dal pubblico impiego tutti i sospetti simpatizzanti comunisti ( una vera “ caccia alle streghe “)e alla repressione delle minoranze, a partire dai neri, potenzialmente sovversive. Per alcuni anni fu addirittura vietata la proiezione dei film di Chaplin rei di tendenze filo comuniste. Tale fenomeno prese appunto il nome di “ Maccartismo “. Quasi ad emblema di quegli anni, è rimasta la condanna a morte e l’esecuzione di due innocenti, i coniugi Rosenberg, accusati di spionaggio a favore dei sovietici.
In Germania occidentale inoltre, gli alleati abbandonarono ben presto i loro programmi di denazificazione e adottarono una silenziosa politica di reintegrazione degli ex collaboratori del regime nazista in modo tale da poterne sfruttare le conoscenze contro il nuovo pericolo comunista.
Un caso eclatante fu l’accoglienza che gli americani riservarono all’ingegner Werner von Braun, l’inventore dei famigerati V2, i missili con i quali Hitler aveva bombardato Londra durante la II guerra mondiale.
Nel caso in cui inoltre, partiti comunisti o comunque filo sovietici fossero saliti al potere nei paesi del blocco occidentale, gli americani avrebbero provveduto al sabotaggio di tale governo ( mediante organizzazioni di spionaggio come la Cia ) avvalendosi anche, se necessario, dell’uso delle armi ( come accadde ad esempio a Panama ). In Germania il partito comunista venne posto fuorilegge, mentre in Gran Bretagna, Francia e Italia i partiti comunisti presero il sopravvento.
Problemi interni al blocco comunista :
Nel blocco orientale, i partiti comunisti, persino laddove erano in maggioranza, mortificarono la loro egemonia imprigionandola in forme di governo autoritarie, povere di dialettica politica, criminalizzando le manifestazioni di dissenso, dietro le quali si sospettava l’esistenza di trame destabilizzatrici “capitaliste”.
Per quasi un decennio, si sgranò un’interminabile serie di processi contro oppositori interni veri o presunti tali, non di rado le confessioni estorte a vittime innocenti furono funzionali alla lotta politica interna agli apparati politi comunisti.
Ogni tentativo di riforma fu duramente represso .
Fulgido esempio ne furono gli scontri avvenuti a Budapest nel 1956.
Le frange comuniste più democratiche, attraverso l’insurrezione popolare, riuscirono ad imporre un nuovo governo guidato da Imra Nagiy, il quale si staccò dal patto di Varsavia proclamando la neutralità dell’Ungheria.
Le truppe sovietiche presenti sul territorio furono costrette ad uscire dai confini ungheresi.
Cogliendo il pretesto dell’incapacità del Governo Nagiy di far fronte ai tentativi di controrivoluzione in atto, Kadar, Segretario del Partito, egli pure antistalinista ed inizialmente favorevole a Nagiy, costituì un uovo governo; una delle prime misure fu la richiesta di intervento delle truppe del Patto di Varsavia che soffocarono nella violenza il tentativo di liberalizzazione del socialismo ungherese.
Nel 1968 inoltre ci fu la famosa “primavera di Praga”
“Non erano la Cina di Mao né la Cuba di Castro, i modelli e i simboli che mobilitarono le masse cecoslovacche, ma il maturo convincimento che era necessario andare avanti nell’umanizzazione della società: questo era l’aneddoto bruscamente interrotto dopo il 1968; combattevano per mettere l’uomo al centro della Società e non certo interessi del capitale o del partito”.
Tutto cominciò nel gennaio del ’68 quando il nuovo segretario del Partito Comunista Dubcek cercò di rinnovare il sistema economico e politico del suo Paese. Egli si proponeva di affermare un socialismo più aperto rispetto agli altri socialismi dell’epoca. C’era voglia di giustizia, libertà e democrazia e per questo si accettò la presenza di nuovi partiti e si incentivò la libertà di stampa e di opinione.
Grazie a questo nuovo socialismo dal volto più umano la Cecoslovacchia conobbe un periodo di grande fermento intellettuale, anche se le proposte governative non vollero mari mettere in discussione la posizione del Paese all’interno del Sistema Sovietico.
L’URSS però preoccupata degli effetti contagiosi che questa nuova situazione avrebbe potuto portare negli altri Paesi del blocco, decise di inviare in Cecoslovacchia le proprie truppe.
Il 21 agosto del ’68 truppe sovietiche entrarono a Praga, arrestarono prima e isolarono politicamente poi dirigenti del Governo e gran parte degli intellettuali che lo avevano appoggiato. Reinstallarono poi un Governo comunista di stampo tradizionale.
Questa azione contribuì ulteriormente all’appannamento dell’immagine dell’URSS. Essa infatti venne duramente contestata da gran parte dei partiti comunisti del mondo.
La politica estera dei due blocchi.
Il fenomeno della “deterrenza” ebbe come conseguenza lo spostamento in zone periferiche della conflittualità che esisteva tra i due blocchi.
Iniziò così, alla fine degli anni ’40 una serie interminabile di conflitti locali dietro i quali si collocavano più o meno visibilmente le due superpotenze.
La guerra di Corea :
Uno dei conflitti che più fece restare il mondo col fiato sospeso fu la guerra in Corea.
La Corea era divisa, a livello del 38° parallelo, tra un nord legato geograficamente, economicamente e politicamente a URSS e Cina e un sud proiettato verso il non lontano Giappone e area fondamentale per la strategia militare americana.
Nel giugno del 1950, le forze nord coreane armate dai sovietici invasero il sud del paese.
Di fronte a quella che appariva una clamorosa conferma delle mire espansionistiche sovietiche, gli USA reagirono inviando in Corea un forte contingente militare mascherato sotto la bandiera dell’ONU.
Gli americani riuscirono a respingere i nord coreani e a oltrepassare addirittura il 38° parallelo.
A questo punto però, sentendosi minacciata, intervenne nel conflitto anche la Cina di Mao in difesa dei comunisti, inviando un massiccio corpo di “volontari”. Le forze comuniste riuscirono così a rientrare nuovamente nei territori del sud.
Le forze americane, sotto il comando del generale Mc Arthur, furono tentate di usare nuovamente la bomba atomica, ma per il timore di un conflitto mondiale nucleare non se ne fece nulla.
Nell’aprile del ’51 Truman accettò di aprire le trattative con la Corea del Nord. I negoziati si trascinarono a lungo concludendosi solo nel ’53 con il ritorno alla situazione precedente alla guerra ( confine lungo il 38° parallelo ).
Con la guerra di Corea, gli USA accrebbero la loro sensibilità verso le minacce espansionistiche sovietiche nel Pacifico e rafforzarono quindi i legami militari con i loro alleati asiatici ed europei.
La crisi di Cuba :
All’inizio del 1959, un movimento rivoluzionario guidato da Fidel Castro ed Ernesto “Che” Guevara, poneva fine alla dittatura di Fulgenico Batista, sostenuta dagli americani.
Il progetto di Castro si proponeva una politica di riforme di stampo popolare ma le ostilità dimostrate dagli USA nei confronti della rivoluzione, spinsero Cuba a stringere rapporti sempre più stretti con la lontana Russia.
Il I dicembre ’61 Cuba si dichiarò repubblica democratica socialista.
La Russia diventò il principale partner economico di Cuba e tutte le imprese dell’isola vennero nazionalizzate.
All’inizio del suo incarico, il presidente americano Kennedy tentò di soffocare il regime socialista cubano sia boicottandolo economicamente ( l’embargo contro Cuba è ancora in vigore )sia appoggiando i gruppi di esuli anti-castristi che tentarono nel 1961 di sbarcare nella “baia dei porci” per raggiungere l’Avana e rovesciare il regime castrista.
L’azione però fallì miseramente soprattutto grazie al mancato appoggio del popolo agli anti-rivoluzionari.
Nella tensione così creatasi, si inserì l’Urss che non solo offrì ai cubani assistenza economica e militare, ma iniziò l’installazione sull’isola di basi per il lancio di missili nucleari. Gli USA scoprirono ciò solo nel ’62 e Kennedy ordinò subito un blocco navale attorno a Cuba per impedire che navi russe raggiungessero l’isola.
Per sei terribili giorni ( 16-21 ottobre )il mondo fu nuovamente vicino ad un conflitto atomico ma alla fine il primo ministro russo Krusciov cedette e si accordò con Kennedy per il ritiro dei missili in cambio dell’impegno americano a non invadere l’isola.
Vietnam : “una sporca guerra”.
Una delle conseguenze della II guerra mondiale fu l’emancipazione dei popoli colonizzati. Gli anni fra il 1947 e il 1962, videro compiersi, spesso con violenti contrasti, la dissoluzione degli imperi coloniali di Gran Bretagna, Francia, Belgio e Olanda.
In particolare l’Indocina, dove movimento di liberazione guidato dal capo comunista Ho-Chi-Minh si oppose al ritorno della Francia dopo la fine della guerra, la lotta fu dura e sanguinosa.
Il conflitto che ne seguì si protrasse per otto anni ( ‘46-‘54 ) e alla fine la Francia dovette abbandonare le sue colonie in Asia.
L’Indocina venne smembrata tra gli stati di Laos, Cambogia e Vietnam.
Quest’ultimo venne ulteriormente diviso tra Vietnam del nord, retto da un regime comunista, e Vietnam del sud, governato da un regime dittatoriale sostenuto dagli USA.
Dopo il 1954 la situazione tra i due Vietnam si fece molto tesa.
Nel sud tra ’57 e ’59, si organizzò un movimento di guerriglia - i “Vietcong” - contro la dittatura, guerriglia che venne appoggiata dal governo comunista del nord ( e quindi anche da URSS e Cina ).
Ne nacque una sanguinosa guerra civile in breve tempo complicata dall’intervento militare degli USA nel sud del paese.
Nonostante l’impiego di ingenti forze terrestri e aeree ( specialmente durante la presidenza Jhonson ), gli americani non riuscirono a risolvere il conflitto con la forza e la lotta si trascinò per anni, fino al 1974 quando, in seguito ad una grande offensiva lanciata dai nord vietnamiti, l’intero paese cadde nelle mani dei comunisti.
Il conflitto, che alla fine si risolse dunque con la sconfitta degli americani, aveva conosciuto, durante tutto il periodo del suo svolgimento, una fortissima opposizione da parte dell’opinione pubblica sia di sinistra che di destra.
I motivi della guerra, infatti, secondo l’opinione pubblica non erano sufficienti a spiegare gli altissimi costi economici ma soprattutto umani del conflitto. Senza contare poi che essa apparve a molti come una guerra ingiusta (“una sporca guerra”) perché contraria al diritto di auto determinazione dei popoli.
Gli uomini della coesistenza pacifica
Tre uomini, soprattutto, diedero consistenza alle prospettive di coesistenza pacifica tra i regimi di tipo borghese e di tipo comunista: il sovietico Kruscev, il neo presidente americano Kennedy e Giovanni XXIII papa dal 1958.
Nel 1953 Stalin era morto e con la sua morte iniziarono a dissolversi, pur tra numerose contraddizioni, quel clima cupo, quella rigidità burocratica, quella pesantezza ideologica che avevano connotato la politica del segretario generale del PCUS ( partito comunista russo ).
Nikita Kruscev impresse una vigorosa spinta alla politica di riapertura e delle riforme.
In quegli anni il Cremlino avviò una certa decentralizzazione delle decisioni economiche, privilegiò lo sviluppo dell’industria produttrice di beni di consumo rispetto a quella pesante.
In sostanza, Kruscev volle interpretare il confronto tra i due blocchi soprattutto in chiave di competizione economica fra i due sistemi: la vittoria sarebbe andata a quella capace di assicurare al popolo il più alto grado di benessere e di giustizia sociale.
Kruscev ebbe anche il coraggio di denunciare al mondo intero, durante il XX congresso del PCUS del ’56 gli errori e i crimini commessi dal suo predecessore Stalin:” Compagni! Il culto della personalità ha causato la diffusione di principi errati nel lavoro del partito e nell’attività economica, ha portato alla violazione delle regole della democrazia interna al partito e dei soviet …,a deviazioni di ogni sorta che dissimulavano le lacune e coprivano la verità”.
Grazie a Kruscev il clima culturale in URSS si fece più vivace.
John Fitzgerald Kennedy, successore di Eisenhower, fu il più giovane presidente degli USA e fu anche il primo cattolico a entrare alla Casa Bianca.
In politica interna, Kennedy avviò un forte incremento della spesa pubblica destinata in parte a programmi sociali, in parte alle esplorazioni spaziali e in parte alla reintegrazione raziale di quegli stati del sud che ancora praticavano forme di discriminazione contro i neri.
La politica estera di Kennedy fu caratterizzata da una linea ambivalente, da una parte vi fu un atteggiamento di apertura e disponibilità al confronto dialettico con l’URSS, dall’altra però rimase una ferrea intransigenza per quanto riguardava gli interessi americani nel mondo.
La questione di Cuba fu un chiaro esempio di questo nuovo clima che seppur teso si risolse col ritorno al dialogo.
Giovanni XXIII, papa dal 1958, ebbe il merito rinnovare l’atteggiamento sociale e la politica intrenazionale della chiesa e favorì, col Concilio Vaticano II, il riavvicinamento delle varie religioni che si richiamavano alla predicazione cristiana. Con l’enciclica “Pacem in terris” egli sostenne nel 1963 “l’imprescindibile necessità della pace per il cammino illuminato e costruttivo della civiltà umana”.
Il problema della Germania.
Quando la II guerra mondiale finì, la Germania era ridotta da un enorme campo di macerie.
I tedeschi erano come paralizzati dall’incubo del passato e dalle insicurezze del futuro, sarebbero stati i vincitori della guerra a decidere il loro futuro.
La volontà delle potenze vincitrici era di impedire alla Germania, una volta per sempre, di diventare nuovamente una forza politica ed economica che potesse trascinare il mondo in un'altra guerra mondiale.
Il primo compromesso cui esse arrivarono perciò fu di dividere la Germania in quattro zone occupate ed amministrate da americani, russi, inglesi e francesi.
L’URSS cominciò immediatamente a ricostruire la Germania secondo i suoi piani di “riparazione”.
Gli americani invece, cominciarono ad organizzare aiuti per la Germania secondo il piano Marshall, affinché questa potesse diventare l’avamposto USA contro l’Unione Sovietica.
Anche la Germania diventò quindi oggetto della guerra fredda e non ebbe né la forza né la possibilità di sottrarsi alla dominazione e alla concorrenza delle due superpotenze.
La vita quotidiana dei tedeschi era dominata dalla fame e dalla miseria, i soldi avevano perso qualsiasi valore ed i prezzi non si calcolavano più in marchi ma in sigarette americane.
Per rafforzare economicamente i territori tedeschi da loro controllati, americani, inglesi e francesi decisero di sorpresa di introdurvi una nuova moneta: il nuovo Marco.
Le potenze occidentali però non si erano accordate con l’amministrazione russa riguardo alla nuova valuta tedesca.
In risposta a ciò, i russi, nel luglio del ‘48(?), bloccarono ogni accesso alla parte occidentale di Berlino controllata dagli ex alleati.
Per dieci mesi gli occidentali organizzarono allora un ponte aereo per rifornire Berlino ovest di viveri e beni di prima necessità.
Alla fine i sovietici si arresero, ma avevano perso più di una battaglia: gli USA ora erano diventati i garanti della sicurezza mondiale mentre i sovietici cominciarono a perdere le simpatie internazionali nei loro confronti.
Il blocco di Berlino fu il colpo di grazia per chi sperava ancora nell’unità della Germania. Pochi mesi dopo la fine del blocco, furono creati due stati tedeschi: la Repubblica Federale (RFT) ad ovest e la Repubblica Democratica (DDR) ad est. La divisione era il prezzo che la Germania doveva pagare per aver scatenato la più grande guerra che l’umanità avesse mai visto.
Nel corso degli anni ’50 la Germania Ovest conobbe un fortissimo boom economico, mentre la parte orientale faceva molta fatica a riprendersi.
Per tutti gli anni ’50 quindi centinaia di migliaia di persone, specialmente giovani tecnici e laureati fuggirono dall’Est all’Ovest aumentando così le difficoltà economiche della DDR.
Nelle prime ore del 13 agosto del ’61, le unità armate della DDR interruppero tutti i collegamenti tra le due Berlino e costruirono un muro insuperabile che attraversava tutta la città.
Non solo a Berlino, ma in tutta la Germania, il confine diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercavano di attraversare il confine. Negli anni a venire quest’ultimo venne attrezzato con macchinari sempre più terrificanti: mine antiuomo, filo spinato con corrente ad alta tensione ed addirittura impianti che sparavano automaticamente su tutto ciò che si muoveva attorno a loro.
La costruzione del muro, che diventò ben presto il simbolo della guerra fredda, destò grande scalpore ovunque ma le reazioni del mondo politico tedesco ed internazionale furono molto strane.
La costruzione del muro dopotutto era vista come una soluzione brutta ma tutto sommato accettabile, vista la situazione creatasi a Berlino, che negli anni precedenti era diventata sempre più instabile e pericolosa.
Quell’anno 1989 fu un anno drammatico.
I cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell’ economia e nella politica in Polonia, in Ungheria e nell’URSS riempivano ogni giorno i giornali di tutta Europa, una notizia sensazionale dall’Europa dell’ est seguiva l’ altra, solo nella DDR il tempo sembrava essersi fermato. Visto che il tentativo di lasciare la DDR in direzione ovest equivaleva ancora ad un suicidio, la gente si inventò un’altra strada.
All’improvviso Praga, Varsavia e Budapest diventarono le città più amate da molta gente della DDR, ma non per la bellezza dei loro monumenti ma perchè qualcuno aveva capito che le ambasciate della Germania Federale in queste città, erano il territorio occidentale più facilmente accessibile.
Ma il colpo decisivo all’esistenza della DDR avveniva anche questa volta in un modo del tutto insolito e inaspettato.
L’ Ungheria, che era forse il paese più avanzato per quanto riguarda le riforme democratiche fece un passo che doveva portare in soli due mesi alla caduta del muro di Berlino.
Il 10 settembre aprì i suio confini con l’Austria.
Decine di migliaia di tedeschi dell’est erano già affluiti in Ungheria nei giorni precedenti in attesa di questo evento, e le immagini della gente che, ancora incredula e piangente, assisteva alla rimozione del filo spinato tra Ungheria e Austria fecvero il giro del mondo.
Il governo della DDR aveva disperatamente cercato di impedire questa dcisione, ma la prospettiva di una migliore collaborazione con l’ovest, era per gli ungheresi era più importante dellla solidarietà ideologica con la DDR.
Nell’ottobre del 1989 gli eventi nella DDR precipitarono. Sotto la pressione delle manifestazioni di massa e del flusso sempre crescente di persone che lasciavano il paese, molte amministrazioni comunali si sciolsero e furono sostituite da organi ai quali partecipavano per la prima volta anche gruppi di opposizione.
Quando la sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all’estero, la gente di Berlino est la interpretò a modo suo: il muro doveva sparire. Migliaia di persone stavano all’est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano aspettando anche dall’altra parte del muro, all’ovest, con ansia e preoccupazione. Nell’incredibile confusione di quella notte, qualcuno ,e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, aveva dato l’ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall’est e dall’ovest, scavalcando il muro, si inconravano per la prima volta dopo quarant’anni. Il muro era caduto ma esistevano ancora due stati tedeschi, due stati con sistemi economici e politici completamente diversi. Tutta l’organizzazione della vita pubblica era diversa. Adesso la libertà tanto a lungo desiderata c’era, mancava però il benessere e la gente dell’est non voleva più aspettare: infatti, dopo la caduta del muro il flusso dall’est all’ovest non diminuì, ma anzi aumentò. Dopo le prime elezioni nel marzo 1990 la DDR aveva finalmente un governo democraticamente legittimato, ma la fiducia nel proprio stato stava scendendo a zero. Si diffondeva uno stato di quasi anarchia e l’economia stava crollando verticalmente. Nella DDR cominciò a regnare il caos. Dopo pochi mesi la riunificazione non era più una possibilità, ma una necessità, era diventata l’unico modo per fermare il degrado dell’est. Ma riunire due stati non è così facile e nel caso della Germania si doveva considerare anche il fatto che la DDR faceva ancora parte di un sistema di sicurezza militare e di un’alleanza con l’Unione Sovietica e che anche la Germania Federale a questo riguardo non poteva agire senza il consenso degli ex-alleati della Seconda Guerra Mondiale. Questo rendeva la riunificazione un problema non solo nazionale ma internazionale e solo dopo trattative non facili tra USA, URSS, Francia e Gran Bretagna e dopo il “sì” definitivo di Gorbaciov, la strada per la riunificazione era libera. Il 3 ottobre del 1990, i due stati non furono riuniti, ma uno dei due stati, cioè la DDR, si auto scioglieva e le regioni della DDR furono annesse in blocco alla Repubblica Federale.
Nessun politico dell’ovest può reclamare alcun merito concreto per quanto riguarda gli eventi che portarono alla riunificazione. Gli unici politici che in un certo modo hanno contribuito a iniziare o ad accelerare il processo della riunificazione della Germania erano Gorbaciov, che con la sua politica ha reso possibile tutto quello che successe, e il governo dell’Ungheria, che nell’agosto dell’89 prese la coraggiosa decisione di aprire i confini con l’Austria e con ciò diede inizio a una valanga inarrestabile che portò in pochissimo tempo alla caduta del muro di Berlino.
“Oggi, nel 1997, la Germania è ancora molto lontana dall’essere un paese veramente unito. Era divisa per 40 anni, e non è del tutto escluso che passeranno altri 40 anni prima che le ultime ferite del passato siano chiuse e dimenticate.”
“Vento di cambiamenti” in URRS.
Il ventennio che va dal 1965 al 1985, in Unione Sovietica, fu un periodo di conservatorismo politico di "stagnazione", come dirà poi Michail Gorbaciov, vi era una situazione di totale immobilità. A partire da Breznev si erano tenuti orientamenti rigidamente conservatori, perchè c'era la convinzione che il sistema sovietico non fosse riformabile. La crisi dell'URSS ed il suo indebolimento sulla scena internazionale erano così evidenti che, il 12 marzo 1985, M.Gorbaciov fu nominato Segretario Generale del PCUS con il compito preciso di portare una ventata di rinnovamento al sistema. Pertanto, una volta insediatosi, sulla base di una situazione che richiedeva soluzioni immediate e radicali, decise che era necessario uno sforzo a livello nazionale: bisognava cambiare il regime di accumulo ed il metodo di controllo economico, si doveva raccogliere la sfida estera, liberare l'economia e la società dagli strascichi dello stalinismo,e del peso del sistema amministrativo istituito negli anni '30. La riforma doveva arrivare dall'alto. Il gruppo dirigente lanciò quindi tre parole d'ordine: GLASNOST (trasparenza); USKORENIE (accelerazione), appello ad un'accelerazione dello sviluppo economico; infine PERESTROJKA (ristrutturazione), che avrebbe portato alla destrutturazione ed alla trasformazione del sistema sovietico. I concetti che si nascondevano dietro le tre parole non erano nuovi; "quello che appare nuovissimo e inedito è però il tentativo di coniugare simultaneamente, per la prima volta all'interno dell'universo comunista, la perestrojka con la glasnost: ovvero il riformismo economico, che il primo dei due termini auspica e promette, con la liberalizzazione politica e civile alla quale il secondo più ambiguamente allude"(Bettiza). La rivoluzione di Gorbaciov cominciò da quella che, ancora oggi, rappresenta la maggiore acquisizione dall'epoca di Stalin, ovvero la libertà di espressione. Diventava perciò possibile avere ragione sul Partito, la cui parola cessava di essere verità assoluta. La censura centralizzata iniziò ad indebolirsi nel 1986, per ridurre il suo ruolo al controllo delle informazioni sui segreti di stato. A partire dal 1989 venne permessa anche la critica su Lenin. Questa trasparenza non aveva però portato a miglioramenti concreti delle condizioni di vita. Dal punto di vista economico gli anni della gestione Gorbaciov sono stati disastrosi, infatti il livello di vita dei sovietici è andato sempre peggiorando, togliendo credibilità agli occhi della popolazione alle numerose riforme economiche ed al nuovo dispositivo giuridico. La perestrojka sconvolse un'economia basata su coercizione e corruzione, inoltre la mancata creazione di istituzioni giuridiche affidabili che fossero in grado di garantire il diritto di proprietà e la stipulazione di contratti regolari, che assicurassero la soluzione di contenziosi e l'esecuzione delle decisioni, impedivano l'instaurazione del libero mercato. Nonostante la rottura con i meccanismi dell'economia pianificata degli anni '30, la "ristrutturazione" non seppe fornire nuove regole del gioco, nè proporre ai lavoratori nuove motivazioni.
I cambiamenti in politica estera attuati da M.Gorbaciov sono particolarmente interessanti. Nel suo "Perestrojka, il nuovo pensiero per il nostro paese e per il mondo", il Segretario teorizzava un nuovo pensiero considerando i tre mondi (capitalista, socialista e terzomondista) integrati ed interdipendenti tra di loro, nessuno poteva prevalere sull'altro con mezzi militari: "Nel mondo contemporaneo, interdipendente e sempre più omogeneo, è impossibile il progresso di una società isolata dai processi mondiali per chiusura di frontiere e per barriere ideologiche. Ciò riguarda tutte le società, comprese quelle socialiste."(Gorbaciov). Lo scopo della nuova politica estera era di ridurre la corsa agli armamenti, i cui costi erano diventati insostenibili per l'URSS, oltre che ottenere crediti da parte dell'Occidente finalizzati alla modernizzazione del paese. Furono quindi definite tre linee d'azione fondamentali: l'attenuazione della tensione Est-Ovest attraverso un disarmo negoziato con gli Stati Uniti e la risoluzione dei conflitti regionali; l'intensificazione degli scambi commerciali con l'estero; il riconoscimento dello status quo nel mondo intero senza più privilegiare gli stati marxisti-leninisti. Gorbaciov riuscì ad imporre la propria personalità sulla scena internazionale. La rinnovata politica estera dell'Unione Sovietica, indirizzata verso la pacificazione, fu sottolineata dal consenso accordato alla riunificazione della Germania ed alla posizione assunta durante la Guerra del Golfo.
L’URSS dopo il crollo del muro di Berlino.
I cambiamenti apportati dalla glasnost e dalla perestojka di M.Gorbaciov ebbero una grande influenza sui rapporti tra l'URSS ed i suoi paesi satelliti. La volontà di confinare la "ristrutturazione" del sistema socialista esclusivamente all’interno delle Repubbliche Sovietiche si scontrò con forti problemi economici e soprattutto politici, determinati dall'incerto consenso popolare che reggeva i paesi comunisti dell'Europa Orientale. L'URSS dovette rivedere in maniera radicale i propri rapporti con i paesi dell'Est, che, a causa della crisi economica degli ultimi anni, erano diventati un peso per la sua economia. Questi cambiamenti superavano di gran lunga i piani della perestrojka. I sei paesi che componevano il blocco socialista (Polonia, RDT, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) assunsero posizioni differenti nei confronti delle riforme di Gorbaciov. Da un lato Polonia ed Ungheria dove governo e società erano determinati ad appoggiare il leader del Cremlino, sapendo che le riforme sarebbero andate ben oltre quelle tentate in Unione Sovietica. Dal lato opposto vi erano i governi di Cecoslovacchia, Romania, bulgaria e RDT, che senza il consenso popolare, avevano deciso di contrastare la perestrojka e tutte le eventuali riforme che potevano mettere in pericolo la stabilità del loro sistema socialista. Conseguentemente alle elezioni sovietiche del 1989 esplosero rivolte in quasi tutti i paesi del blocco comunista, infatti ora che la patria del socialismo si avviava a diventare un paese democratico, i regimi dittatoriali non avevano più ragion d'essere all'interno del blocco. A partire dal "crollo del muro di Berlino" le azioni di protesta nei paesi dell'Europa Orientale si moltiplicarono, accelerando il moto riformatore. In Cecoslovacchia un forte movimento di protesta guidato da Vàclav Havel, in seguito alle numerose manifestazioni, presentò un piano riformatore che il Partito fu costretto a prendere in considerazione per cercare di salvare la situazione. Alla fine del dicembre del 1989 V.Havel diventò il presidente della Repubblica Cecoslovacca. A Bucarest la rivolta invece fu molto violenta e portò
alla fucilazione del leader N.Ceausescu e di sua moglie, mentre a Sofia il Presidente bulgaro T.Zikov era costretto a dare le dimissioni. La velocità degli avvenimenti superò ogni previsione e M.Gorbaciov perse ogni controllo delle riforme nell'Europa Orientale e perfino all'interno del "suo" paese.
FINE
Ps: IN BOCCA AL LUPO!!!

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