I flussi finanziari

Materie:Riassunto
Categoria:Geografia

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Testo

I FLUSSI
I FLUSSI DI MERCI
Nelle società antiche la consistenza dei flussi era molto contenuta e il raggio limitato. Sulle lunghe distanze il commercio riguardava solo alcuni prodotti pregiati.
La globalizzazione prende piede nella seconda metà del novecento grazie alla politica coloniale, alla rivoluzione industriale e alle scoperte geografiche. Si formò così il commercio triangolare.
Dall’Europa centrosettentrionale partivano via nave prodotti manufatti diretti nell’Africa del Golfo di Guinea; qui erano scambiati con schiavi che, a loro volta, venivano trasportati e venduti in America, dalle cui coste le navi ripartivano per l’Europa, cariche di zucchero, caffé, cotone, tabacco e rum.
La rivoluzione industriale incrementò ulteriormente i traffici marittimi, alimentando flussi d’importazione di materie prime dalle colonie verso la madrepatria, dove le industrie le trasformavano in prodotti finiti per i mercati locali, continentali e coloniali.
Questi processi collocarono i Paesi dell’Europa centro-settentrionale, prima la Gran Bretagna, al centro del commercio mondiale. La crescita degli scambi si allargò ad altri paesi europei e coinvolse anche realtà extraeuropee, come Stati Uniti e Giappone.
Il boom del commercio ha coinciso con la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio di una politica basata sulla cooperazione economica e sulla liberalizzazione dei commerci.
In una politica libero-scambista che lentamente ha pervaso il mondo, includendo anche i paesi appartenenti al blocco sovietico dopo la caduta del muro di Berlino (1989), questo è il frutto dell’incalzare della globalizzazione e della conseguente integrazione dei paesi in un unico mercato planetario.
La straordinaria crescita degli scambi è frutto di una serie di fattori sociali, economici e politici che hanno interagito creando un effetto dirompente.
1- miglioramento delle condizioni di vita, soprattutto nei paesi sviluppati, e la nascita della società dei consumi di massa;
2- inizio della cooperazione tra Stati, nascita organismi internazionali per la pace e lo sviluppo;
3- applicazione di politiche neoliberiste ai paesi del terzo mondo e ai paesi ex-socialisti attraverso programmi di aggiustamento strutturale;
4- sviluppo di imprese transnazionali, con le quali è stato possibile ampliare i mercati aggirando anche le barriere doganali;
5- sviluppo delle Borse merci; New York (metalli), Chicago (cereali, carne e pelli), Londra (zucchero, caffé e metalli), Rotterdam (semi e petrolio);
6- miglioramento dei sistemi di trasporto, spostamenti di merci in tempi brevi e di informazioni in tempo reale;
7- accordi settoriali multilaterali;
8- riduzione delle barriere doganali e progressiva apertura dei mercati per effetto di accordi commerciali universali (Es. GATT-WTO) con l’obiettivo di incrementare il commercio mondiale.
DAL GATT AL WTO
La fine della seconda guerra mondiale rappresentò il passaggio ad un nuovo indirizzo di politica internazionale, secondo il quale la cooperazione era il mezzo essenziale per lo sviluppo economico e il mantenimento della pace.
Dopo gli organismi istituiti a Bretton Woods nel 1944 (Banca Mondiale degli Investimenti e Fondo Monetario Internazionale), si iniziò a ragionare intorno alla nascita dell’Organizzazione Internazionale del Commercio. Più di 50 paesi lavorarono all’elaborazione di una carta per l’OIC.
L’OIC si configurava come un’istanza specializzata delle Nazioni Unite.
Nel 1947, a Ginevra, ci fu un primo accordo per la riduzione dei diritti doganali sulle merci, denominato General Agreement on Tariff and Trade (GATT).
Dopo il primo accordo si succedettero 7 round e il numero dei paesi partecipanti è salito da 23 a 123.
L’obiettivo principale è l’eliminazione degli ostacoli al commercio.
Gli accordi GATT si fondano su 2 princìpi essenziali: la soppressione delle discriminazioni commerciali tra paesi e soppressione della discriminazione tra i diversi prodotti.
L’apertura di questa nuova fase è stata completata con la firma di un accordo che ha trasformato il GATT nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio, dotandolo di un grande potere esecutivo.
L’OMC, WTO (World Trade Organization), è nata il 1° gennaio 1995.
Tra tutti i fattori che stanno favorendo la globalizzazione, il sostegno maggiore giunge dalle politiche di libero scambio, applicate con sempre maggiore convinzione nel percorso che dal GATT ha condotto al WTO, che attualmente coinvolgono 135 paesi (dopo la recente entrata della Cina). Queste politiche sono state attuate attraverso la progressiva riduzione delle dogane e hanno ormai ridotto a livelli esigui l’entità dei diritti doganali.
Le dogane non sono, comunque, l’unico ostacolo al libero mercato; esistono altri vincoli derivati dall’azione dei governi nazionali che possono emanare norme con cui favorire, intenzionalmente o no, le produzioni interne a scapito di quelle provenienti dall’estero.
Tali norme sono generalmente di tipo tecnico, ossia si stabiliscono requisiti a cui i prodotti importati devono corrispondere; possono però essere anche di natura fiscale o burocratica.
Il libero scambio a livello mondiale dei prodotti e dei servizi mette direttamente in concorrenza i sistemi di produzione.
La normativa sulla sicurezza del WTO indica alcuni standard internazionali, e i livelli nazionali che eccedono tali valori devono essere sottoposti a serie verifiche per non essere considerati barriere commerciali.
La Francia, con altri 9 paesi europei, proibisce l’amianto come agente cancerogeno. Il Canada ha presentato ricorso contro la Francia sostenendo che le norme del WTO gli consentono il diritto a vendere il proprio amianto, perché consentono l’uso controllato di questo materiale.
In mancanza di una normativa internazionale sugli organismi geneticamente modificati (Ogm), gli Stati Uniti hanno più volte minacciato di fare causa all’UE, sostenendo che le limitazioni al commercio e l’etichettatura degli Ogm sancite dalle sue leggi vanno contro le regole del WTO.
Le norme del WTO vietano ai paesi di trattare in modo diverso i prodotti che hanno caratteristiche simili.
In ogni caso, finora l’azione del WTO ha sancito un modello liberale di globalizzazione che si fonda sulla supremazia del mercato come istanza regolatrice della società.
Contemporaneamente, anche all’interno del WTO si stanno articolando posizioni diverse: da quella statunitense, la più apertamente liberista, a quella dell’UE, incline a forme di protezionismo e più disposta a comprendere clausole di salvaguardia per la sicurezza dei cittadini, a quella dei paesi in via di sviluppo, che rivendicano maggior peso decisionale.
Questi ultimi si trovano in una situazione particolare, la debolezza strutturale delle loro economie non consente di competere sui mercati mondiali in condizioni di equità con i paesi sviluppati.
LE ASSOCIAZIONI ECONOMICHE REGIONALI
UNIONE EUROPEA: istituita col trattato di Roma nel 1957, ex CEE, il suo scopo primo era di realizzare la libera circolazione di merci, persone e capitali e l’integrazione economica tra gli Stati membri.
Un nuovo trattato firmato a Maastricht nel 1992 ha rilanciato l’attività dell’UE sul versante dell’unione politica e monetaria dando risultati gia con l’introduzione dell’euro come moneta unica e l’attribuzione di poteri alla Banca Europea in fatto di politica monetaria.
NAFTA: l’accordo di libero scambio dell’America del Nord, sottoscritto da Stati Uniti, Canada e Messico nel 1992 ed entrato in vigore nel 1994.
ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico): accordo di cooperazione, 1997, composto di 10 paesi, tra cui Thailandia, Malaysia, Indonesia, Filippine, Singapore e Vietnam.
APEC (Cooperazione Economica Asia-Pacifico): 1989, con lo scopo di creare nella regione la più vasta area di libero scambio del mondo, sostenendo la crescita economica del Pacifico. Ne fanno parte 3 paesi del NAFTA, 7 dell’ASEAN e altri sul Pacifico.
MERCOSUR (Mercato Comune del Cono Sud): è la prima zona di libero scambio dell’America del sud.
CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest): vuole la cooperazione per l’integrazione tra gli Stati membri in vista della completa unione economica della regione.

LA COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA DEGLI SCAMBI
I manufatti rappresentano il 75% delle merci scambiate nel mondo.
Negli ultimi 20 anni è cambiata la composizione degli scambi manifatturieri: è aumentato lo scambio dei prodotti tradizionali ad alta intensità di lavoro (abbigliamento, mobili, calzature), ma il maggiore aumento l’hanno avuto i prodotti ad alto contenuto tecnologico (20% degli scambi di prodotti manifatturieri).
Fortemente concentrata è l’area degli esportatori dei manufatti, l’85% viene da 4 regioni: Europa occidentale, America del Nord, Giappone e Sud-Est asiatico.
Nel commercio mondiale inoltre è diminuito lo scambio dei prodotti agricoli e delle materie minerarie, fatta eccezione per i prodotti energetici.
PRODOTTI AGRICOLI: 12% del commercio; provengono in maggioranza dai paesi sviluppati (Americhe, Australia, Nuova Zelanda). Importatori netti sono Europa occidentale e Giappone.
Per lo più riguardano cereali, sia per l’alimentazione umana (frumento, riso, miglio), sia per l’alimentazione animale (mais, orzo, granoturco).
MATERIE PRIME: 13% del commercio; provengono in maggioranza dai paesi in via di sviluppo; per lo più si tratta di materie prime energetiche (petrolio, carbone e gas) per il loro alto valore di mercato; questi prodotti provengono più dal Medio Oriente e si dirigono per lo più verso Europa occidentale e Giappone.
Le materie prime minerarie hanno poca rilevanza economica, a causa del loro basso prezzo di mercato. I flussi (ferro, bauxite, rame, piombo, zinco e altri) sono maggiormente diretti verso l’Europa occidentale.
Si può dire che i p.v.s. esportano prodotti di piantagione o “speculativi” mentre i p.s. esportano prodotti ad alta tecnologia.
LA GEOGRAFIA DEGLI SCAMBI
I paesi sviluppati hanno netta supremazia nei flussi di merci; al vertice si trova l’Europa occidentale, seguita dall’America del Nord e dal Giappone. I paesi in via di sviluppo coprono meno di 1/3 del totale.
I rapporti di forza tra paesi sviluppati e in via di sviluppo continuano a essere molto favorevoli ai primi.
L’erosione è avvenuta soprattutto per effetto della dinamica crescita dei NIC del Sud-Est asiatico.
Nel 2004 i paesi del Medio Oriente hanno gestito il 3,8% delle esportazioni mondiali.
L’America latina ha leggermente migliorato le sue posizioni, al contrario dell’Africa.
In leggera ripresa sono anche le economie di transizione dell’Europa centrorientale.
L’area del Pacifico sembra destinata a diventare sempre più centrale.
LE RETI DELLA DISTRIBUZIONE
COMMERCIO ALL’INGROSSO: Le strutture territoriali del commercio all’ingrosso si stanno ridistribuendo in seguito all’introduzione di nuove tecnologie che consentono di ridurre i tempi di giacenza delle merci in magazzino.
I cicli di lavorazione sono programmati sulla base degli ordini che pervengono in tempo reale al centro commerciale dell’impresa dalle unità di vendita locali, evitando lo stoccaggio o contenendolo entro i limiti fisiologici. Ciò significa che gli ordini di materie prime, singoli pezzi e componenti, parti staccate e ricambi muovono dall’impresa principale all’indotto secondo analoghi schemi.
Quanto detto per l’industria automobilistica vale per gli altri settori, con il conseguente alleggerimento di tutti i magazzini e dei depositi periferici.
Tendono così a sorgere grandi complessi localizzati in coincidenza con nodi di traffico cruciali che siano baricentro di vaste aree regionali.
Le maggiori industrie dispongono poi di strutture distributive minori, perlopiù localizzate presso i maggiori capoluoghi di provincia.
Presso le maggiori città continuano a insediarsi alcune strutture della distribuzione all’ingrosso, il raccordo principale tra produzione e consumo avviene sempre più mediante quei complessi distributivi defilati rispetto alle aree metropolitane.
Ultimo stadio di questa catena è la distribuzione, con cui i prodotti finiti giungono ai consumatori.
Come i trasporti, anche il commercio rientra nel settore terziario e in entrambi i casi si tratta di servizi e funzioni dalla marcata natura territoriale.
COMMERCIO AL DETTAGLIO: negli ultimi 30 anni il commercio al dettaglio ha conosciuto in Europa cambiamenti profondi.
A fianco del piccolo commercio sono apparse molteplici nuove strutture di vendita, capaci di offrire un ventaglio assai ampio di prodotti, merci e servizi, in particolare supermercati e grandi magazzini.
La generazione più recente, è costituita dagli ipermercati, ubicati di solito all’esterno delle città e in grado di offrire un complesso di servizi molto differenziato che, oltre ai ristoranti e ai bar, comprendono cinema, sale giochi, spazi per bambini e sportelli bancari.
Ancora poco diffusi in Europa sono i mall, che caratterizzano invece molti centri urbani degli USA, del Canada e dell’Australia. Sono quartieri chiusi al traffico, adibiti alla distribuzione, con decine e decine di negozi; vere e proprie cittadelle che invitano al consumo, con passaggi pedonali coperti e protetti, scale e passerelle mobili, fontane e giardini.
Questi centri commerciali divengono una sorta di calamita, in grado di attrarre altri tipi di insediamenti produttivi e abitativi; nascono così città confine, città limite. Invece di svilupparsi attorno alla chiesa e al comune, il cuore è il centro commerciale.
Oggi ogni impresa invece di insediare capillarmente una complessa rete gerarchica di strutture articolate su tutto il territorio trova conveniente appoggiarsi a strutture distributive ausiliarie che raccolgono merci da più settori e industrie, dato che ognuna di esse ha diminuito la quantità delle giacenze.
L’E-COMMERCE
L’e-commerce è un sistema che trasforma i tradizionali modi di vendita, perché al contatto diretto sostituisce la contrattazione per via elettronica.
Esso si basa sull’elaborazione e la trasmissione elettronica delle informazioni tra cui il cliente si trova a navigare come sfoglierebbe un catalogo, ma con una gamma di scelte molto superiore.
Il commercio elettronico copre numerose e varie attività, quali la compravendita di servizi, le contrattazioni di Borsa.
Esso ha due categorie di utenti: il privato e l’impresa. Nel caso dei consumatori privati (business to consumer) l’offerta corre lungo le reti Internet, mentre nel caso delle imprese (business to business) il collegamento avviene attraverso reti di accesso regolato.
Tra i vantaggi dell’e-commerce c’è la possibilità di saltare un buon numero di costose intermediazioni e di offrire una gamma praticamente illimitata di prodotti.
Attraverso il commercio elettronico, le imprese possono sviluppare nuovi modelli organizzativi, migliorare l’efficienza dei processi produttivi e creare nuovi mercati.
Attualmente la maggiore percentuale di commercio è detenuta dagli USA, l’Europa e il Giappone seguono.
Le categorie merceologiche dell’e-commerce sono varie: libri, CD, software, giochi, pacchetti vacanze e alberghi, biglietti aerei e ferroviari, regali ecc. Anche la spesa.
I FLUSSI FINANZIARI
Dagli anni sessanta e con l’internazionalizzazione degli scambi di merci, si è verificata quella dei capitali.
La circolazione internazionale della moneta si è intensificata. I capitali, dalle zone in cui sono in eccedenza, si dirigono dove ci sono migliori condizioni d’investimento, compresi i movimenti a scopo speculativo.
L’aumento della mobilità dei capitali è sostenuta dalla crescita degli investimenti diretti esteri (Ide).
Si sono diretti verso i paesi sviluppati per lo più. La crescita degli Ide accompagna l’espansione delle imprese transnazionali, che trasferiscono ingenti volumi di capitali per investimenti in unità produttive dislocate in ogni angolo della terra, con lo scopo di essere presenti su tutti i mercati.
Il maggior contributo alla circolazione monetaria viene fornito dal capitale finanziario, con cui vengono acquistati titoli, valute e altri prodotti di questo genere.
I movimenti internazionali di capitale, operati quotidianamente dalle banche e dai servizi di tesoreria delle grandi imprese, sono 70 volte più elevati delle movimentazioni per l’acquisto di merci.
Tale evoluzione nella circolazione dei capitali è stata resa possibile dai progressi delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni.
Attraverso le autostrade informatiche il denaro si trasferisce incontrollato. Questa globalizzazione finanziaria ha molteplici effetti sull’andamento delle economie nazionali.
Oltre ai progressi tecnologici e all’applicazione della telematica, altri fattori hanno contribuito all’aumento della circolazione monetaria:
1- le ASSOCIAZIONI REGIONALI: associazioni economiche regionali e organismi internazionali (BM e FMI);
2- i PETROLDOLLARI: che circolano per gli istituti di credito da dopo l’aumento del prezzo del petrolio nel ’73;
3- le BANCHE: hanno sempre più diretto la loro attività verso l’estero. Attraverso operazioni di fusione hanno accresciuto la loro dimensione, aperto filiali.
4- Le BORSE VALORI: negoziano titoli azionari, obbligazioni e titoli di Stato. Durante gli anni 80 c’è stato un boom borsistico, riconducibile alla deregulation. Per effetto suo sono cadute norme fiscali.
GLI ORGANISMI FINANZIARI INTERNAZIONALI
I due principali organismi finanziari internazionali sono la banca mondiale e il fondo monetario internazionale, nati nel 1944 come parte integrante dell’architettura internazionale nata a Bretton Woods.
BANCA MONDIALE: opera per ridurre la povertà e migliorare le condizioni di vita della popolazione dei paesi in via di sviluppo.
- investe nelle risorse umane, nel miglioramento dell’educazione e della sanità;
- cura lo sviluppo sociale;
- protegge l’ambiente.
FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE: con lo scopo di incoraggiare la cooperazione monetaria internazionale; mette a disposizione degli Stati membri le sue risorse finanziarie per superare momentanei squilibri in cambio di una politica di aggiustamento.
Questi due organi non hanno criteri di equità in quanto nella rappresentanza politica, il potere decisionale, sta ai paesi sviluppati. Perciò il fondo e la banca hanno assunto forme sempre più acefale: una piccola testa composta di pochi paesi sviluppati ma potenti, su un grande corpo composto di tantissimi ma poveri paesi.
Lo squilibrio è più evidente nel FMI poiché il peso decisionale è in proporzione alla quota contributiva.
(USA, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno il 39% del potere decisionale).
Il programma di aggiustamento prevede riduzioni delle tariffe doganali, privatizzazione delle imprese statali e riduzione della spesa pubblica; ciò non aiuta i paesi e ne peggiora le condizioni di vita.
Anche la BM destina una proporzione crescente dei suoi aiuti a programmi di aggiustamento strutturale e nel farlo continua a sostenere dei programmi di sviluppo ad elevato impatto ambientale.
IL POTERE FINANZIARIO
I principali distretti finanziari si trovano negli USA (New York – indice Dow Jons – dollaro), in Giappone (Tokyo – Yen) e nell’Europa occidentale (Londra – euro).
Al secondo posto si collocano le piazze internazionali; Toronto, Los Angeles, Amsterdam, Parigi, Bruxelles, Milano ecc.
Al terzo livello troviamo le piazze nazionali, le più diffuse, ma con un’importanza economica limitata.
Fino alla seconda guerra mondiale, la moneta internazionale di riferimento era la sterlina; dopo la seconda guerra mondiale, la leadership dei mercati è stata presa dal dollaro, successivamente affiancato dallo yen e dal marco e solo recentemente sta prendendo valore l’euro.
Esistono poi dei paradisi fiscali, si tratta di piazze bancarie di piccola dimensione ma di livello internazionale, che hanno un grande potere di attrarre capitali in virtù delle agevolazioni fiscali che concedono e del segreto bancario sui depositi.
Questi centri ricevono capitali e li immettono nei circuiti internazionali, ma, per il segreto bancario, vengono usati come centri di riciclo del denaro proveniente da attività illecite.
La deregulation ha fatto crescere il numero dei paradisi fiscali negli ultimi 20 anni; i principali sono Singapore, Hong Kong, Bahrein, Kuwait e Dubai, Lussemburgo, Monaco, Liechtenstein e Andorra in Europa.
Le attività illegali a dimensione globale sono tante, dal traffico di droga a quello di armi, da quello di organi a quello di opere d’arte. Si muovono capitali di dimensioni triple rispetto al PIL medio del Canada.
Nella maggiorparte dei casi si tratta di movimenti a breve o brevissimo termine, fatti rapidamente per mezzo di moderni mezzi informatici e a fini spesso speculativi. Ne consegue che le crisi finanziarie sono sempre in agguato.

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