Il visconte dimezzato

Materie:Scheda libro
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Testo

Il visconte dimezzato
di Italo Calvino
11^ edizione ‘Giulio Einaudi’ del 1979
Analisi del testo:
L’autore, si presenta onnisciente. Ci espone l’immagine del visconte come un uomo tagliato in due, con una parte buona ed una cattiva, facendo riferimento agli uomini contemporanei che sviluppano parti di loro, lasciandone in disparte altre.
Anche in questo romanzo, come per ‘Il barone rampante’, e per ‘Il cavaliere inesistente’ come vedremo poi, è raccontato da un narratore interno, diretto testimone della vicenda e protagonista secondario, che consente allo scrittore di osservare dall’esterno i protagonisti ed, al tempo stesso, di commentare la vicenda senza intervenire di persona.
Il luogo in cui si svolge il romanzo si può dividere in due parti, dapprima vi è il campo di battaglia, ambientato in luoghi lontani, quali la Boemia; poi il paese del visconte, Terralba, ed i suoi dintorni. Calvino molto spesso ambienta i suoi romanzi in Liguria, luogo in cui è vissuto, e per questo, conosciuto in ogni particolare “…il visconte di Terralba, d’una delle più nobili famiglie del Genovesato.” (p. 7).
Il tempo in cui si svolge la vicenda è un lontano seicento, ambientato durante le guerre contro i turchi.
Il romanzo è un racconto d’avventura e di fantasia, mantiene le caratteristiche della fabula anche se, ogni tanto, si discosta per metterci in luce gli altri personaggi.
Il linguaggio è semplice e scorrevole, inoltre, il costante accento ironico, impedisce a Calvino d’essere macabro di fronte alle malignità del Medardo cattivo, o troppo lagnoso e lacrimevole, quando racconta di quello buono. Non vi sono molte figure retoriche ma la presenza di qualche similitudine rende più piacevole la lettura.
Trama:
Il romanzo è stato suddiviso in 10 capitoli senza titolo. Per rendere più comprensiva la trama, darò io un titolo ad ognuno di questi.
I: Arrivo al campo di battaglia
II: Inizio della battaglia e divisione del visconte
III: Ritorno a casa del visconte e morte del padre
IV: Inseguimento per i campi
V: Altri personaggi
VI: Pamela e l’innamoramento
VII: Visita a Pratofungo e ritorno della metà buona
VIII: Le opere del buono
IX: Troppa bontà
X: Matrimonio, duello e l’intero Medardo
Riassunto:
E’ la storia di un visconte che partecipa ad una guerra di religione in Boemia. Durante la battaglia, Medardo viene tagliato in due parti speculari da una palla di cannone; le metà sono ritrovate in separata sede e, grazie alle cure mediche, per il Gramo, e alla magia, per il Buono, riuscirono a cavarsela. Inizialmente torna, al paese natio, solo la parte cattiva, capace di spaventose atrocità. Provoca la morte del padre, tenta più volte di uccidere il nipote, condanna la balia di lebbrosi ed a morte decine d’uomini, inoltre divide a metà tutto ciò che incontra come se volesse far assomigliare a lui ogni cosa.
Una mattina vide in mezzo ad un prato un’ingenua e bella fanciulla, Pamela, che lavorava come pastorella, e s’innamorò; ma la fanciulla non volle saperne e così scappò nel bosco nascondendosi nelle grotte solo a lei conosciute.
Dopo quest’episodio entra in scena la parte buona del visconte che cerca di rimettere a posto le malefatte della sua metà; la sorpresa è che anche quest’ultima parte è insopportabile come la prima, perché troppo buona e stomachevole. I due protagonisti, entrambi innamorati di Pamela, le chiedono la mano, e lei non sapendo come concludere la situazione, risponde si ad entrambi. Ma, mentre il Medardo buono, calmo con il suo asinello arriva puntuale al matrimonio, quello Gramo cade con il suo cavallo ed arriva all’appuntamento dopo che si erano sposati, infuriato lancia un duello alla sua metà, che per paura di perdere la sposa accetta la sfida.
Il romanzo termina con la ricongiunzione del visconte; grazie al duello si erano ferite entrambe le metà, nella cicatrice che le divideva, cosicché il dottore poté ricongiungerli.
Tema trattato:
Calvino ci pone il problema dell’uomo contemporaneo, incompleto, e a tal fine, ha dimezzato il suo personaggio in una parte buona ed una cattiva, permettendogli ciò di avere una maggiore evidenza d’immagini contrapposte. Inoltre c’indirizza verso la teoria che ogni cosa, portata all’estremo, diventa insopportabile.
Analisi del contenuto:
Descrizione del personaggio di Medardo
Prima della guerra
Era pallido ma i suoi occhi scintillavano, era ancora inesperto, ma entusiasta di quell’avventura. Era nella prima giovinezza, in quell’età “…in cui i sentimenti stanno tutti in uno slancio confuso, non distinti ancora in male e bene; l’età in cui ogni nuova esperienza, anche macabra e inumana, è tutta trepida e calda d’amore per la vita.” (p.4). Durante la guerra, il visconte si lanciò davanti ad un cannone turco, e senza rendersene conto fu orrendamente mutilato, s’era salvata solo la parte destra e per giunta era perfettamente conservata, “…la forte fibra dei Terralba aveva resistito. Adesso era vivo e dimezzato.” (p.13).
Dopo la guerra
Il Medardo cattivo
Dopo l’incidente Medardo tornò a casa, aveva un mantello nero, col cappuccio, che gli scendeva fino a terra, dalla parte destra era buttato all’indietro, scoprendo metà del viso e metà della persona stretta alla stampella, mentre sulla sinistra sembrava che tutto fosse nascosto e avvolto nell’oscurità di quell’ampio drappeggio. Era una figura esigua, con un’espressione tesa e crudele, e cavalcava con un cappello piumato. Le persone, quando sentiva il rumore degli zoccoli scappavano, “…portavano via i bambini e gli animali, e temevano per le piante…” (p.26) perché la cattiveria che portava con se il visconte, poteva scatenarsi da un momento all’altro, e nelle azioni più impreviste e incomprensibili. Ogni volta che lui passava, lasciava come segno alle sue spalle fiori o frutti divisi in due, o animali dimezzati, come se volesse far provare a tutto e tutti che è più bello vivere dimezzati; ed era infatti in questo modo che la pensava lui, diceva che anche se aveva solo metà del suo corpo, era talmente intensa e pura che era meglio d’essere intero.
Il Medardo buono
Indossava un mantello nero un po’ sbrindellato con foglie secche e ricci di castagne appiccicati ai lembi, l’abito era di un fustagno spelacchiato e stinto, e la gamba inguainata da una calza di lana a strisce azzurre e bianche. Aveva un’espressione languida e accorata ed anche lui, come la sua metà cattiva, diceva che l’essere dimezzato ti rende consapevole di cose che l’essere intero non può capire. Non provava rancore verso la sua metà, nonostante tutte le malefatte che compiva. Andava per il paese a dar buoni consigli, aiutava i vagabondi e consolava chi cercava il suo aiuto, inoltre lasciava segnali nelle case in cui c’era bisogno del dottore, facendogli capire di cosa soffrivano i pazienti, cosicché non avesse più paura di andare da sconosciuti, senza sapere che male avessero. Era talmente buono che le persone cominciarono a non sopportarlo più.
Altri personaggi:
Pamela era una pastorella, grassottella, girava scalza con indosso una semplice vesticciuola rosa, se ne stava bocconi sull’erba, dormicchiando, parlando con le capre e annusando fiori. Quando il Gramo dichiarò a Pamela il suo amore, e cercò di portarla con se al castello, fuggì nel bosco e si nascose in una grotta nota solo a lei. Pamela fu la prima a scoprire che vi erano due metà di visconte. Incontrò quella buona una sera, mentre pioveva, che l’aiutò a ripararsi, insieme ai suoi animali, in una grotta. I due s’innamorano e si tengono compagnia finché non arriva il giorno del matrimonio, ed in seguito anche il ricongiungimento.
Il dottor Trelawney aveva sessant’anni, un viso rugoso come una castagna secca, portava il tricorno e la parrucca; aveva le gambe inguainate nelle uose fino a mezza coscia, ed erano sproporzionate come quelle di un grillo, indossava una marsina color tortora con le guarnizioni rosse, sopra alla quale portava a tracolla la borraccia del vino ‘cancarone’ (da quando era sbarcato a Terralba non poteva più farne a meno).Era inglese ed aveva fatto il medico sulle navi per tutta la vita compiendo viaggi lunghi e pericolosi, e giocando a tresette. Naufragato a Terralba rimase a fare il dottore lì, anche se, più che dei malati, si preoccupava delle sue ricerche scientifiche.
Mastro Pietrochiodo era il bastaio e carpentiere di Terralba, era un lavoratore serio e d’intelletto che si metteva d’impegno ad ogni sua opera. Con le tragedie che il Gramo faceva ad ogni processo, Pietrochiodo perfezionò molto le sue tecniche, costruendo dei veri capolavori di falegnameria e di meccanica. L’unico suo problema era di non riuscire a costruire altro che strumenti di tortura, ma cercava di non pensarci e di vederli solo come meccanismi.
Commento:
Il libro non è di mio gradimento, anche se facile nella lettura e con una storia divertente, è troppo inverosimile, troppo distaccato dalla realtà. E’ in ogni modo una storia piacevole che segue una sua realizzazione definita, senza troppe complicazioni. Molto centrata è l’allegoria del romanzo, all’uomo moderno, sempre alla ricerca di qualcosa che manca.

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