La Scolastica

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia
Download:206
Data:30.07.2001
Numero di pagine:6
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
scolastica_3.zip (Dimensione: 6.31 Kb)
trucheck.it_la-scolastica.doc     27.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

LA SCOLASTICA

Sant’Agostino è il primo vero filosofo cristiano che ci ha lasciato una testimonianza importante sulla sua vita che non è sempre stata da santo. Ha scritto la prima autobiografia: le “CONFESSIONES”. L’analisi del tempo comincia con una domanda religiosa rivolta all’interlocutore che è Dio: che rapporto ha dio col tempo? Cosa faceva prima di creare il mondo e per l’uomo com’è il mondo?
Dio non è nel tempo, ne è di fuori e appartiene alla ETERNITA’ (infinito è ciò che non ha fine nel tempo eterno, non ha confine nel tempo). Il tempo è creazione di Dio in maniera tale che comunque ogni uomo lo concepisce dai fatti esterni, ma soprattutto dalla coscienza. E’ una dimensione dell’anima. Non esiste dunque il tempo precedente alla creazione e Dio non è nel tempo perché non diviene e non muta, ma è eterno e permane uguale.
Nel medioevo la cultura venne rivalutata e aperta anche ai laici soprattutto sotto la RINASCENZA CAROLINGIA quando si studieranno autori antichi nelle scuole. Le filosofie di questi periodi sono LA SCOLASTICA che deriva da scolasticus, maestro delle scuole del trivio(grammatica, logica e rotorica) e il quadrivio ( geometria, aritmetica, musica e astronomia) che insegnava queste arti nelle scuole. Erano scuole di chierici in conventi benedettini e altri, poi nacquero vicino alle cattedrali e comunque pochi erano i laici. Con Carlo Magno nacquero scuole laiche, distaccate dalla religione e dai luoghi sacri e sull’esempio della Palatina nacquero le UNIVERSITA’. Lo scolasticus, che è laico, insegnava con un metodo monotono e uguale per tutti: si divideva in due momenti il primo la LECTIO sul commento di un testo scritto meditato sul messaggio e sul lessico e qui il protagonista era il maestro, nel secondo momento partecipavano gli ACUSMATICI, i discepoli, ed era la DISPUTAZIO, dove si esaminava un problema identificandone i pro e i contro con argomentazioni convincenti. Tra le testimonianze di questa filosofia ci sono i testi scritti come commenti ai testi dei padri della chiesa, i COMMENTARI, e le QUESTIONI come risposte ai problemi posti. Il tema privilegiato era religioso: portare l’uomo a comprendere le verità rivelate e si ridà fiducia alla RAGIONE come strumento di conoscenza per avvicinarsi alla verità, poiché solo la ragione non basta, ma c’è bisogno della tradizione religiosa, le AUCTORITATES che sono riferimenti ai concili e alle sentenze dei patres e dei filosofi antichi e stranieri. Accanto a queste la decisione sulla validità del risultato spetta alla fede nella parola di Dio. La QUESTIO per eccellenza sarà stabilire i limiti e i rapporti tra fede e religione. La VERITA’ scolastica non è individuale, ma il singolo si vuole sentire appoggiato dalla collettività religiosa. La verità non è una scoperta ma una RISCOPERTA di ciò che è stato RIVELATO. La filosofia è gregaria della TEOLOGIA: la filosofia è “ANCILLA TEOLOGIAE”.
Nella scolastica manca il senso della storicità poiché i concetti filosofici sono interpretati come contemporanei e dunque perdono il loro reale valore.

Il medio evo pone tutto sullo stesso piano, e tutto diventa contemporaneo e dunque le idee antiche sono adottate a quelle cristiane del tempo.
La Scolastica si può dividere in tre parti: la prima da Carlo Magno fino al 1100 (prima Scolastica); si formano le prime università ma i filosofi emergenti sono solo 2, Giovanni Scoto Eriugena, che fu il primo che riabilitò la ragione come strumento di conoscenza e la considera al pari della fede come doni di Dio, il secondo è Santo Anselmo che elaborò una prova razionale dell’esistenza di Dio, la prova ONTOLOGICA come la definiva Kant.
L’opera in cui è contenuta è “PROSLOGION”, un testo che fornirà le basi strutturali per le dimostrazioni razionali dell’esistenza di Dio del 1600,1700. Cominciò chiedendosi cos’è DIO? “Dio è ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore”. E’ l’essere perfettissimo e come conseguenza c’è che non esiste dunque solo nella mente perché se non avesse corrispondente nella realtà non sarebbe e non avrebbe attributo nell’esistenza. Il ragionamento è DEDUTTIVO. Non si può pensare la somma perfezione di Dio se questo non esistesse, se non fosse reale. Nel “Liber Pro Insipiente” venivano fatte obbiezioni da parte di un frate secondo il quale gli atei non pensavano Dio e quindi non possono ammetterne l’esistenza, la seconda è che l’idea di un essere perfettissimo può essere soggettiva e, anche se pensato, non è detto che sia reale. Anselmo rispose e riaffermò la validità con ulteriori precisazioni che garantivano che ciò che si pensa, è.
Nella seconda scolastica del 1200 c’è il culmine del pensiero di S. Tommaso D’Aquino. C’erano due filoni di pensiero quelle delle teorizzazioni delle scuole filosofiche francescane mistiche che hanno come rappresentante San Bonaventura ed essendo spirituali difendono la superiorità della fede sulla religione e il secondo filone italiano che distingue ragione e fede come elementi AUTONOMI e quindi non in contraddizione. La prima ci da le verità naturali e la fede quelle soprannaturali e come rappresentante S. Tommaso nella sua opera “SUMMA TEOLOGIAE” egli vede teologia e ragione come due vie di accesso alla stessa verità ed anzi ragione e religione si incontrano nel fatto che esiste una TEOLOGIA RAZIONALE che dimostra la verità di fede con la ragione e questi sono i PREAMBOLI della fede come l’esistenza di Dio. La ragione aiuta la fede perché chiarisce le tracce che la rivelazione di Dio lascia della sua esistenza riprendendo da Sant’Agostino. La ragione è utile perché con questa si combattono le eresie che minacciano la fede, ma la ragione è autonoma e quando la ragione conclude verità in contrasto con la fede, solo allora ha sbagliato sicuramente. Galileo dirà esattamente il contrario per questo.
(III parte fotocopia)
Tra le QUESTIO dibattute c’è quella sulla natura degli universali che radici antiche. Gli UNIVERSALI si riferiscono a qualcosa in generale(alberi,l’uomo) che rimandano ad un a pluralità definiti da Aristotele SPECIE e GENERE. Tutto comincia dal testo “ ISAGOGNE” dove Porfirio, neoplatonico dice di generi e specie tradotto da Boezio : sono gli universali esistenti in sé o sono creazioni della mente umana e se esistono sono separati ed esistono prima delle cose o dopo o contemporaneamente, sono corporei o astratti. (pag. 501).
Per esempio la GNOSEOLOGIA se gli universali esistono, la ragione al livello conoscitivo prende il sopravvento sui sensi poiché le sensazioni sono particolari e si fondano sugli INDIVIDUALI, mentre la ragione rielabora concetti. Se non esistessero ma ci fossero solo gli individuali privilegiamo i sensi.
Per la teologia se esistono concetti universali allora la trinità non ha più ragione di essere poiché Dio è un UNIVERSALE che ha dentro di se tre concetti, e si arriva ad una Eresia che individuerebbe tre divinità distinte (TRITEISMO).
Chi negò per primo gli universali considerandoli concetti FLATUS VOCIS cioè solo parole, fu Roscellino che fu combattuto come triteista.
Per la logica: questa viene coinvolta poiché si può o no legare un soggetto ad un predicato che è universale? Il soggetto sarà sempre particolare, ma il predicato generalizza. Le risposte degli scolastici furono molte ( 1100-1300 fino a Guglielmo D’Occam). La prima risposta fu una delle più antiche ed è quella del REALISMO:
considera gli universali esistenti nella realtà indipendenti dalle cose e precedenti ad esse (ANTE REM) e anche secondo Platone è così perché le idee sono gli archetipi della realtà. La seconda risposta fu quella per cui gli universali erano nelle cose perché costituiscono l’essenza;(Aristotele le aveva definite così) è la teoria IN REM e servono per classificare specie e generi degli individuali e sono contemporanei alle cose(REALISMO MODERATO). La terza posizione cerca gli universali come conseguenza delle cose (POST REM) poiché gli universali sono presenti solo nella mente umana come concetti che nella realtà non ci sono ed è in CONCETTUALISMO. E nella posizione POST REM c’è un’altra idea che li vede solo come nomi e nemmeno come concetti perché all’uomo serve che siano solo nomi convenzionali linguistici. La pensavano così Roscellino ed è dette NOMINALISTICA e si rifà al Cratilo di Aristotele.
Il primo nominalista fu Roscellino che fu il primo e causò un gran putiferio. E per primo gli rispose Guglielmo di Chanpeo. Altro personaggio fu Pietro Abelardo (1100) che fece però una radice oggettiva e cioè raggruppano tutti gli individuali anche nella realtà. La soluzione che mise d’accordo tutti fu quella di Sant’Anselmo e Tommaso D’Aquino. Per Anselmo tutte le teorie avevano valore: erano ANTE REM nella mente di Dio e si realizzavano nelle cose IN REM e con questa constatazione diventavano anche concetti nella mente dell’uomo come POST REM. Se si prende in considerazione il tempo le cose sono ANTE REM, se si considera l’ambiente sono IN RE e se si prende l’uomo sono POST REM. Altra posizione nominalistica c’è con Giovanni Eckhart e si identifica in Guglielmo d’OCKHAM e nella sua filosofia.

Esempio