La Filosofia di Epicuro

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Testo

EPICURO

Epicuro nacque a Samo nel 341 a.C. Visse prima a Mitilene sull’isola di Lesbo, poi a Lampsaco in Asia Minore e infine si trasferì ad Atene dove fondò la sua scuola: “IL GIARDINO” (Kepos).Questa scuola accoglie persone di ogni ceto sociale, livello culturale, nazionalità, perfino donne e schiavi. Egli infatti non fa distinzione tra Greci e Barbari, uomini liberi e schiavi, perché il contesto storico in cui lui agisce è lontano da quella concezione per la quale la filosofia è riservato al cittadino inteso nel senso di appartenente alla polis.
Qui stabilisce un regime di vita comune basato sulla solidarietà e amicizia tra gli adepti.
Egli fu un autore molto prolifico, ma dei suoi scritti restano solamente tre lettere (“a Meneceo” sulla morale, “a Erotodo” e “a Pitocle” sulla natura) e diversi frammenti. Altre fonti d’informazione circa le dottrine di Epicuro sono gli scritti di Plutarco, Cicerone, Seneca, ma soprattutto il De Rerum Natura di Lucrezio.
L’epicureismo è stato probabilmente il primo sistema filosofico a diffondersi tra i ceti intellettuali romani, infatti non troviamo l’epicureismo solo in questo periodo, ma esso resterà attivo fino agli inizi del cristianesimo.
Epicuro vede nella filosofia la via per raggiungere la felicità intesa come liberazione dalle paure e recuperare un equilibrio interiore. Egli ritiene che la filosofia è come un tetrafarmaco,capace di restituire la salute psichica, con 4 funzioni ben precise:

• liberare gli uomini dal timore degli dei;
• liberare gli uomini dal timore della morte;
• dimostrare quale piacere bisogna essere perseguito;
• dimostrare la provvisorietà e la brevità del dolore.

La necessità di queste formule a scopo pedagogico nasce dal fatto che Epicuro riteneva la filosofia aperta a tutti, ma non tutti hanno le capacità o la possibilità di poter seguire o approfondire la sua dottrina.
Per Epicuro tre sono gli ambiti in cui si articola il discorso filosofico: il sapere (la logica), la concezione della natura (fisica), e i principi di comportamento, cioè le scelte di vita (l’etica).

LA CANONICA O LOGICA

Epicuro non usa il termine logica, bensì canonica (dal greco Kanon = regola) perché egli si propone di dare un criterio, cioè un canone per raggiungere la verità, e cioè una regola per orientare l’uomo verso la felicità.Tale criterio viene individuato nella sensazione, nell’anticipazione (prolessi) e nei sentimenti.
• Epicuro ritiene che la sensazione sia data dal flusso di atomi che si staccano dalla superficie delle cose. Questo flusso produce immagini (simulacri) del tutto uguali alle cose da cui sono prodotte.Una volta che queste immagini vanno a colpire e a stimolare gli organi di senso si generano le sensazioni (ciò che noi apprendiamo dall’esterno attraverso i nostri sensi). Tale sensazioni sono assolutamente vere perché non possono essere confutate nemmeno dal ragionamento in quanto dipende da esse. Quindi a differenza di quanto avevano affermato Socrate, Platone e Aristotele Epicuro sostiene il primato del senso sull’intelletto, infatti secondo lui le sensazioni rispecchiano la realtà e sono la rappresentazione evidente di essa.
• L’anticipazione o la prolessi è invece una “nozione universale” data da sensazioni ripetute e conservate nella memoria.Queste servono ad anticipare le sensazioni future.Le immagini della cosa attualmente percepita e quelle della cosa ricordata sono entrambi evidenti. Invece l’interferenza, cioè quando si rapporta ciò che è presente nella percezione a ciò che non lo è più, può essere fonte di errore e essere smentita da una nuova esperienza. Quando invece si fanno supposizioni su ciò che non si può sperimentare si adotta il criterio dell’analogia, con cui si utilizza un’esperienza compiuta per anticiparne una futura simile.
• Anche i sentimenti sono criteri di verità, in particolare il piacere e il dolore che ci permettono di capire quali cose siano da cercare per essere felici e quali cose siano da evitare.

LA FISICA

Epicuro riprende da Democrito l’Atomismo, perché secondo lui con l’atomismo si ha una concezione del mondo che ci permette di vivere liberi dalle paure degli dei e dell’aldilà. Quindi la fisica epicurea si contrappone alla visione finalistica di Platone (Demiurgo) e Aristotele (Motore immobile), e propone di eliminare i pregiudizi secondo cui gli eventi avvengano in modo arbitrario e siano riconducibili ad una qualche causa soprannaturale, per mostrare invece come essi siano necessariamente legati al moto degli atomi nel vuoto. Egli intende la fisica come un meccanicistico materialismo.
Epicuro come Democrito concepisce la realtà come costituita da atomi che si muovono nel vuoto e che tutti gli eventi siano dovuti ad aggregazioni o disgregazioni di atomi, ma egli, differentemente da lui, ricorre ad un’altra caratteristica di questi per spiegarne il moto. Mentre per Democrito gli atomi si muovevano proprio in quanto atomi, in quanto materia, con Epicuro essi si muovono perché possiedono un peso che li fa cadere verso il basso secondo una linea retta. Poiché però questo genere di moto impedirebbe a questi di interagire vicendevolmente, egli sostiene che nella loro caduta le loro traiettorie siano soggette a piccole deviazioni casuali che li portino a collidere e dunque ad aggregarsi (in seguito Lucrezio chiamerà questa deviazione clinamen). In questo modo dalle aggregazioni e disgregazioni hanno origine tutte le cose, e anche la vita che è dovuta all’unione degli atomi dell’anima con quelli del corpo. Quindi tutte le cose esistono solo ed esclusivamente in virtù degli atomi e del loro moto pertanto la loro esistenza è necessaria, o in altre parole, non potrebbe essere altrimenti.

LA RICERCA DELLA FELICITA’: L’ETICA

Primo fine della filosofia di Epicuro, cioè quella ispirata alla ricerca della salvezza è la liberazione della paura degli dei e della morte.
• LIBERAZIONE DALLA PAURA DEGLI DEI: Epicuro è certo che gli dei esistano, ma che siano diversi da come li presenta l’opinione comune e non si preoccupa di dimostrare la loro esistenza perché sostiene che anch'essi come tutte le cose sono composti di atomi e che si possono percepire solo i loro simulacri. Le loro caratteristiche fondamentali sono l’immortalità e la beatitudine. Gli dei vivono negli intermundia, ovvero lo spazio tra un mondo e l’altro quindi separati dal mondo degli uomini e ad esso estranei. Essi non si interessano agli uomini perché considerano estraneo tutto quello che non è simile a loro pertanto non bisogna avere paura di loro.
• LIBERAZIONE DALLA PAURA DELLA MORTE: Per Epicuro come è insensato avere paura degli dei in vita lo è ancor di più averne della morte perché per l'uomo oltre la morte non c'è più niente perché anche l'anima è fatta di atomi, è un soffio caldo. Quindi a differenza della concezione orfica di Platone, l’anima non è una sostanza semplice bensì un composto, un aggregato di atomi che si disperdono con il corpo al momento della morte. Anche l’anima muore perché e un composto, a differenza delle sostanze semplici che sono eterne come gli atomi. Secondo Epicuro la morte non è nulla per noi, in quanto quando noi siamo la morte non c’è e quando c’è la morte allora noi non siamo più!!!
• CONQUISTA DEL PIACERE: Epicuro è stato tradizionalmente chiamato il filosofo del piacere cioè il massimo rappresentante dell’Edonismo e cioè uno che fa del piacere il motivo fondamentale della propria vita, materialista. L'etica epicurea deve condurre alla felicità la quale consiste nel piacere che è inteso essenzialmente come assenza di dolore (aponia) e assenza di turbamento (atarassia). Epicuro quindi pone a fondamento della sua morale il piacere inteso secondo diversi tipi:
• Piaceri naturali e necessari cioè i piaceri che sono strettamente legati alla conservazione della vita dell'individuo, essi sono gli unici che veramente giovano sottraendo il dolore del corpo (mangiare quando si fame, bere quando si ha sete….). Questi piaceri vanno sempre e comunque soddisfatti perché hanno un preciso limite dalla natura che permette l'eliminazione del dolore;
• Piaceri naturali, ma non necessari cioè i piaceri che sono variazioni superflue dei piaceri del primo gruppo: mangiare troppo, bere bevande raffinate. Questi piaceri non hanno più quel limite perché non sottraggono il dolore corporeo, ma variano solo il piacere e possono provocare un notevole danno;
• Piaceri non naturali e non necessari cioè i piaceri vani nati cioè dalle vani opinioni degli uomini, sono tutti desideri legati al desiderio di ricchezza, potenza e onore. Questi piaceri non tolgono dolore al corpo ma provocano sempre turbamento all'anima. Va fatto notare inoltre il carattere sensibile del piacere, sono tutti piaceri che gli uomini hanno dai sensi. Tutto ciò poiché secondo Epicuro la sensazione è il canone fondamentale della vita dell'uomo.
• DIMOSTRAZIONE CHE IL DOLORE E’ BREVE E PROVVISORIO: Epicuro sostiene che il dolore o è facilmente sopportabile, o che è insopportabile e non ha altro rimedio che la morte e quindi non bisogna avere paura della morte.

L’ETICA DELLA SAGGEZZA E DELLA LIBERTA’ UMANA

L’uomo saggio secondo Epicuro è colui che vive secondo i principi da lui proposti (TETRAFARMACO).
La saggezza si accompagna alla conoscenza, ma proprio la conoscenza spinge Epicuro a prendere posizione contro il fatalismo della natura, cioè contro coloro che sostenevano che tutto dipendesse dal fato, da forze meccaniche e che l’uomo non potesse operare delle scelte. Secondo Epicuro, invece, il clinamen (deviazione) lascia all’uomo un margine di libertà.
Nella concezione di Epicuro non vi è spazio per una partecipazione alla vita
politica in quanto egli raccomanda al saggio di non commettere mai ingiustizia. "Vivi nascosto" era una delle massime fondamentali dell'etica epicurea, nella quale l'amicizia fra simili, più che la vita in società, costituisce la migliore garanzia della felicità e della libertà interiore per l'individuo. L’amicizia, infatti costituisce il vero, autentico legame umano.

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