L'epicureismo

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

Epicuro vede nella filosofia la via per raggiungere la felicità, la liberazione dalle passioni. Il valore della filosofia è quindi puramente strumentale. Il fine è la liberazione da ogni desiderio, che deve seguire pure la ricerca scientifica. Il compito della filosofia è quindi di dare all’uomo un “quadruplice farmaco”:
1. liberare gli uomini dal timore degli dei, ricordandogli che gli dei non si occupano delle faccende umane;
2. liberare gli uomini dal timore della morte, dimostrando che non è nulla per l’uomo: quando ci siamo noi la morte non c’è, mentre quando c’è la morte noi non ci siamo;
3. dimostrare la facilità del raggiungimento del piacere;
4. dimostrare la lontananza del limite del male.
Anche qui quindi la filosofia ha un fine pratico. Epicuro distinse tre parti della filosofia: la canonica, la fisica e l’etica, ma in realtà la canonica è in stretto rapporto con la fisica, quindi le divisioni sono in realtà due.

LA CANONICA:
Epicuro chiamò canonica la teoria della conoscenza, diretta a dare all’uomo un canone, cioè una regola verso la felicità. Il criterio di verità è costituito dalle sensazioni, dalle anticipazioni e dalle emozioni. La sensazione è prodotta da atomi che si staccano dalla superficie delle cose. Questo flusso produce immagini che sono del tutto simili alle cose da cui sono prodotte. Da tali immagini derivano le sensazioni, da cui derivano le rappresentazioni fantastiche che risultano dalla combinazione di due immagini diverse. Dalla ripetitività di tali sensazioni derivano i concetti che Epicuro chiamò anticipazioni. I concetti servono infatti ad anticipare le sensazioni future. Essendo ora la sensazione sempre vera ed evidente, diventa essa il criterio di verità, e poiché concetti e anticipazioni derivano dalle sensazioni, fanno parte anch’essi del criterio di verità. Infine, il terzo criterio sono le emozioni, cioè piacere o dolore, che costituiscono la norma per la condotta della vita. L’errore che non c’è nei concetti e nelle sensazioni, c’è invece nell’opinione, che è vera soltanto se confermata dalle sensazioni, e la ragione estende le sensazioni percepite (conoscenza).

LA FISICA:
Lo scopo della fisica epicurea è quello di escludere dalla spiegazione del mondo ogni causa sovrannaturale e di liberare così gli uomini dal timore di forze “divine”. Per raggiungere tale scopo la fisica deve essere: 1) materialistica; 2)meccanicistica, avvalersi nelle spiegazioni unicamente del movimento dei corpi escludendo ogni finalismo. Poiché la filosofia di Democrito rispondeva a queste richieste, Epicuro la prese con se con qualche modifica. Come per gli stoici, per Epicuro tutto è corpo, ad eccezione del vuoto, poiché è l’unica cosa che non agisce ne patisce ma permette soltanto ai corpi di muoversi. Epicuro inoltre ammette con Democrito che nulla viene dal nulla e ogni corpo è composto da corpuscoli indivisibili (atomi) che si muovono nel vuoto. Essi, cadendo in direzione perpendicolare al terreno per il loro peso, si scontrano e si aggregano a formare la materia, e tutti i vari mondi. Inoltre lo scontro crea una deviazione casuale di tali atomi, e tale deviazione viene utilizzata per dimostrare l’uscita dalle regole, la libertà. Le loro forme sono diverse, ma il numero non è infinito ed essi non ubbidiscono a nessun ordine finalistico. Gli Epicurei escludono la provvidenza stoica, da cui parte la critica contro l’esistenza di Dio, attraverso un gioco di parole riguardo all’esistenza del male. Gli epicurei vogliono spiegare l’ordine del mondo soltanto attraverso le leggi che regolano il movimento degli atomi. Tuttavia, anche se da questo mondo è stato esclusa ogni presenza divina, Epicuro ammette l’esistenza delle divinità. Gli dei sono perfetti come gli uomini e vivono in perfetta beatitudine tra mondo e mondo senza curarsi dell’umanità. L’uomo saggio, secondo Epicuro, li onora, non per paura, ma per ammirazione.
L’anima è, secondo Epicuro, composta di particelle corporee che sono diffuse nel corpo, esse sono più mobili e quando giunge la morte si separano e cessa ogni possibilità di sensazione.

L’ETICA
Secondo l’etica epicurea la felicità consiste nel piacere; il piacere è infatti il criterio di scelta e di avversione, e con cui valutiamo ogni bene. Ma vi sono due tipi di piacere: il piacere stabile (catastematico), che consiste nella privazione del dolore; il piacere in movimento (cinetico), che consiste nella gioia e nella letizia. La felicità consiste soltanto nel piacere stabile o negativo ed è quindi definita come atarassia(assenza di turbamento) e aponia (assenza di dolore). Epicuro afferma infatti esplicitamente che il culmine del piacere è la semplice distruzione del dolore. Questo carattere negativo del piacere impone la scelta e la limitazione dei bisogni. Epicuro distingue i bisogni naturali e quelli vani; dei bisogni naturali alcuni sono necessari, altri no. L’epicureismo vuole quindi non l’abbandono al piacere, ma il calcolo e la misura dei piaceri. Ma questo calcolo può essere dovuto solo alla saggezza. Per finire Epicureo afferma esplicitamente il carattere sensibile di tutti i piaceri.
La dottrina di Epicureo non va però confusa con un volgare edonismo. Ciò che contraddice tale edonismo è per esempio l’esaltazione dell’amicizia, vista però ancora in forma “utile” ma con un carattere in più, e l’esaltazione della saggezza. Quanto alla vita politica, Epicureo riconosce che essa è utile a impedire, con le leggi, agli uomini di nuocersi a vicenda, ma consiglia al saggio di rimanerne estraneo. Essa infatti non può essere altro che turbamento e quindi ostacolo per il raggiungimento dell’atarassia.

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