"Taide" di Anatole France

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Testo

Relazione su "Taide" di Anatole France
Autore:
France, Anatole Pseudonimo di Jacques-Anatole-François Thibault (Parigi 1844 - Saint-Cyr-sur-Loire 1924), romanziere e critico letterario francese. Figlio di un libraio, fu un brillante autodidatta ed entrò molto giovane nell'ambiente degli eruditi e dei bibliofili parigini, dove conobbe i poeti parnassiani. Esordì con una raccolta di poesie e un dramma in versi, pubblicati rispettivamente nel 1873 e nel 1876, ma fu nel genere del romanzo che eccelse. L'esordio con Il crimine dell'accademico Sylvestre Bonnard (1881) già rivelava pienamente le caratteristiche di equilibrio classicheggiante e di garbata arguzia che avrebbero contrassegnato la sua produzione.
Fra gli scritti successivi sono i saggi riuniti sotto il titolo la Vie littéraire (1888-1892), e il romanzo d'ispirazione storica Taide (1890). Seguirono Il giglio rosso (1894), Il giardino di Epicuro (1894) e il volume di racconti Il pozzo di Santa Chiara (1895). Tra il 1897 e il 1901 pubblicò la tetralogia Storia contemporanea - comprendente i romanzi L'olmo del Mail, Il manichino di vimini, L'anello d'ametista e Il signor Bergeret a Parigi - che mostra l'interesse di France per i problemi della società francese. Tramite personaggi intrisi di una malinconia pacatamente ironica, l'autore esplora la vita della piccola borghesia, mette in luce le disillusioni degli intellettuali e denuncia gli effetti corrosivi che l'affare Dreyfus, con i suoi oscuri risvolti, ebbe sulla credibilità delle istituzioni.
L'interesse per i grandi temi dell'epoca – le libertà civili, l'istruzione pubblica laica, i diritti dei lavoratori – che dopo la Rivoluzione russa lo avvicinarono alle idee comuniste, si acuì nelle opere più tarde. Fra queste, esemplari per impegno sociale e impeccabilità stilistica sono L'isola dei pinguini (1880), La rivolta degli angeli (1914) e Gli dei hanno sete (1912). Nel 1896 France venne eletto all'Académie française e nel 1921 fu insignito del premio Nobel per la letteratura.

Personaggi:
Taide: è la protagonista femminile del romanzo, era una attrice prostituta dall'animo nobile che teneva nel suo cuore un impolverato battesimo che Pafnunzio risveglierà facendo di lei una santa.

Pafnunzio: è il protagonista maschile del romanzo. Questo ex-filosofo che ha trovato la verità in Cristo si propone di salvare l'anima di Taide dalla perdizione; riuscirà al suo scopo ma, a carissimo prezzo.

Palemone: è il più saggio e anziano fra gli anacoreti di Tebaide, per due volte consiglia con grande umiltà l'abate Pafnunzio ma, egli due volte non si aggrappò a quelle cime lanciategli da Dio per risalire dall'oblio.

Paolo: soprannominato il Semplice è l'anacoreta prediletto da Dio. Egli infatti è il prototipo del povero di spirito che non si serve della superba ragione allo scopo di avvicinarsi a Dio. Spesso ha rivelazioni divine che sfuggono agli altri anacoreti (Paolo è l'unico ad accorgersi che Pafnunzio non è più la stessa persona quando ritorna da Alessandria ed è anche l'unico ad intuire la natura malefica della fuga di Pafnunzio dal suo capitello.

Ricchi alessandrini: Nel romanzo spiccano le rappresentazioni delle maggiori correnti di pensiero del periodo classico quali: Nicia (il sofismo), Eucrito (lo stoicismo), Zenotemi (l'epicureismo), Dorione (la dotrina di Eraclito), Cotta (il mos maiorum), Ermodoro (la religione ufficiale), Callicrate (la poesia), Marco l'Ariano (l'eresia), Aristobulo (chi non pensa), Filina & Drose (la civetteria).

San Teodoro: rappresenta la forza trascinante dei testimoni del Vangelo (martiri). È la testimonianza vivente della grandezza del Cristianesimo.

Contenuti:
La storia di Pafnunzio è senza dubbio un enorme paradosso, infatti sono continui in essa gli scambi di ruolo che fanno mutare i personaggi da un opposto all'altro. I protagonisti cambiano completamente aspetto nel corso del romanzo per poi ritornare alle origini: Pafnunzio da filosofo-peccatore diventa un esempio di santità percorrendo la strada della rinuncia per poi ritornare nell'oblio; Taide da dolce e povera bambina plasmata dal martire Teodoro diventa ricca prostituta d'alto borgo per diventare una santa che vive col sudore delle proprie mani.
Però osservando attentamente questi stati dell'animo si osserva non solo un ritorno alle origini ma il giungere ad una presa di posizione più estrema di quella di partenza, simile ad una freccia che dopo esser stata tirata indietro viene scoccata dall'arciere percorrendo una distanza maggiore di quella che aveva fatto nella direzione opposta al bersaglio.
Gli altri personaggi non mutano mai posizione nel corso del romanzo in quanto sono facilmente identificabili non come rappresentazioni persone vere e proprie ma, come una campionatura del pensiero degli uomini; basta pensare al suicidio di Eucrito che a mio parere serve a simboleggiare la fine dello stoicismo.
Sono invece difficilmente comprensibili, senza usufruire della visione di Paolo il Semplice, le disgrazie dell'abate successive agli insulti rivolti a Taide sulla strada per il monastero di Albina. Infatti se è palese l'origine maligna di Stilopoli, non si capisce bene come può il demonio operare miracoli incredibilmente simili a quelli divini e Dio restare indifferente alle suppliche di Pafnunzio che gli ha rivolto durante la sua permanenza nella tomba egizia.

Commento personale:
Taide è senza dubbio un romanzo fuori dal comune. In esso non si riesce bene a delineare la fine della storia fino a quando Paolo non rivela la sua mistica profezia.
Personalmente non ho apprezzato particolarmente l'assurda descrizione della nascita di Stilopoli mentre mi è piaciuta in particolar modo la parte inerente al banchetto; in essa infatti ho apprezzato il verbale di un immaginario dibattito tra culture della società antica e le loro interpretazioni così diverse tra loro della Bibbia.
Il romanzo è reso più realistico dall'ignoranza che presentano i personaggi verso alcuni argomenti. All'epoca infatti c'erano scarsissime conoscenze storiografiche e quelle poche che c'erano erano non solo dominio di una ristretta elite culturale ma anche mischiate con la leggenda (Ahmes non conosce con esattezza l'epoca in cui è vissuto Gesù). Particolare è anche la suddivisione dei capitoli che France intitola con nomi di vegetali man mano meno graziosi a seconda della condizione spirituale dell'abate (si passa infatti da un fiore ad una pianta di umile origine per finire con una erbaccia velenosa).

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