Il prospettivismo

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

IL PROSPETTIVISMO
Con prospettivismo Nietzsche intende la teoria secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni circostanziate di cose o di fatti. Contro il positivismo (ci sono soltanto fatti) invece proprio i fatti non ci sono, esistono invece solo interpretazioni. Il mondo non ha un senso , ma innumerevoli sensi che corrispondono ad altrettante interpretazioni formulate da angoli prospettici diversi.
Il prospettivismo non è da confondere con una forma di idealismo che alla base di tutto ponga l’io. “tutto è soggettivo” dite voi, ma questa è già un’interpretazione, il soggetto non è niente di dato. Anche la presunta certezza del cogito cartesiano, secondo la quale quando si pensa ci deve essere qualcosa che pensa, è semplicemente una formulazione della nostra abitudine grammaticale, che fa corrispondere a un fare qualcosa che fa.
Anche Kant riconosceva il caos la molteplicità delle sensazioni che venivano ordinate dalle categorie dell’intelletto. Fra prospettivismo e criticismo esistono numerose differenze, riassumibili nel fatto che per Kant esiste un’unica e immutabile chiave di lettura della realtà (rappresentata dalle forme a priori); per Nietzsche invece esistono molteplici e mutevoli punti di vista sul mondo.
Alla base di ogni interpretazione, ribadendo la genesi pragmatica e pulsionale delle nostre credenze, stanno bisogni e interessi collegati all’istinto della conservazione e alla volontà di potenza. Le cosiddette verità sono solo illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria.
La conoscenza e la logica sono invenzioni per porre sotto controllo il caos multiforme dell’esperienza quotidiana. Concetti e categorie sono schematizzazioni e convenzioni che, essendosi consolidate, vengono scambiate per verità oggettive. La stessa idea dell’io e del soggetto come sostanza unitaria permanente è soltanto una finzione, sulla cui base sono costruite tutte le altre finzioni.
Anche la scienza sgorga anch’essa da determinati presupposti extrascientifici, grazie ai quali essa acquista “una direzione, un senso, un limite”. Tali sono ad esempio:
- il desiderio di comprendere nel miglior modo la bontà e la sapienza divina
- l’ideale della assoluta utilità della conoscenza.
In virtù dell’adorazione della scienza per la verità oggettiva, la scienza risulta la miglior alleata dell’ideale ascetico. L’atteggiamento complessivo di Nietzsche nei confronti della scienza risulta ambivalente: da un lato tende a scorgere in essa una scuola di rigore e di libertà nei confronti del mondo e delle costruzioni sistematiche del passato; dall’altro tende a imparentarla con l’ascesi e a fare dello scienziato una sorte di sacerdote della conoscenza.
Non esiste un criterio (assoluto) di verità e di falsità. Questo non significa che tutte le interpretazioni siano equivalenti, ne che di fronte allo scontro di due di essa non vi siano criteri di scelta ⇒ Nietzsche individua tali criteri nella salute e nella forza, cioè nella vita stessa, nella volontà di potenza; con tali criteri Nietzsche intende la capacità dionisiaca di accettare la tragicità dell’esistenza: “stimo la potenza di una volontà da quanta resistenza, sofferenza, tortura tale volontà sopporta e sa trasformare a proprio vantaggio”.

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