Filosofia di Nietzsche

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Testo

NIETZSCHE

Figlio di un pastore protestante, Nietzsche nasce alla metà del secolo. È un enfant prodige e anche un grecista. A 24 anni è professore di filologia classica a Basilea in Svizzera.
Proprio in questo periodo scrive un’opera che rovescia le prospettive del mondo accademico: la nascita della tragedia dallo spirito della musica.
Da Schopenauer Nietzsche riprende l’immagine di un mondo governato dal dolore. Alla noluntas però N. sostituisce un principio diverso: l’accettazione del dolore come testimoniato dagli attori della tragedia greca. La rinuncia ad ogni soluzione consolatoria, metafisica o religiosa, non può secondo N. che portare all’accettazione dell’irrazionalità dell’esistenza. Egli, superando il pessimismo schopenaueriano, contesta e mette in discussione alla radice la visione della grecità di stampo neoclassico.
N. trova conferma di questa impostazione nella letteratura di Goethe, pagano e anticristiano. Per lo scrittore tedesco, infatti, la vita è volontà. Che la vita poi distrugga ciò che produce e comporta dolore per l’uomo, non deve spingere a rinunciare ad essa: di fronte alla crudeltà della vita bisogna essere più crudeli, rispondere con più vita. Al tema della vita N. arriva grazie anche alla musica di Wagner. Egli vede nella musica l’arte dell’interiorità per eccellenza. La musica è la forma d’arte più lontana dal concetto, che blocca la vita nella rappresentazione; la musica spezza i vincoli della ragione e da possibilità di riscatto e di salvezza all’uomo.
Secondo una concezione tipicamente romantica, l’arte viene concepita come in grado di spiegare l’essenza della vita. Interpretando tragicamente l’esistenza del mondo, N. scopre nella tragedia, come forma d’arte, la chiave che dischiude alla comprensione dell’essere stesso.
La tragedia è la massima espressione della cultura ellenistica, in quanto nella tragedia si confrontano le due grandi forze che animano lo spirito greco:
- apollineo: simboleggia l’inclinazione plastica, la tensione alla forma perfetta, che trova espressione nella scultura e nell’architettura
- dionisiaco: simboleggia l’energia istintuale, l’eccesso, il furore, che trovano espressione nella musica, che genera passione
queste due forze simboleggiano il contrasto degli opposti, caos e ordine, che rappresentano il fondamento ontologico della vita.
N. rivaluta il dionisiaco come autentico codice genetico greco e l’equilibrio e l’armonia sono solo la maschera.
N. interpreta come decadenza l’intera storia dell’occidente: la tragedia muore per mano di Euripide. Il passaggio dalla tragedia di Eraclito e di Eschilo a quella di Euripide è involutiva. N. interpreta l’epoca tragica secondo un passaggio da una fase emotiva a una fase in cui ci si limita ad assistere. Per N. questo è impoverimento, decadenza che continua nel cristianesimo con la creazione dell’aldilà, che svaluta il mondo (critica al progressismo).

Quella di N. è una filosofia interpretativa: non esistono cioè verità oggettive, ma solo punti di vista. È questo il tema del PROSPETTIVISMO.

Con la pubblicazione delle quattro considerazioni inattuali, N. si spinge verso la critica della civiltà e della cultura occidentale. L’artista wagneriano e il filosofo schopenaueriano sono per N. i protagonisti della rinascita della cultura tragica nel mondo attuale.
La più importante tra le inattuali è il danno della storia per la vita, dove N. prende in esame il problema dello storicismo: N. si pone il quesito “che tipo di persone creiamo attraverso la saturazione storica, in un secolo in cui il peso della storia è preponderante rispetto agli altri metodi di conoscenza della realtà?”. Secondo N. si ottiene un prodotto storico, cioè passivo. Da qui parte la denuncia antihegeliana e antistoricista di DETERMINISMO STORICO, io non sono un soggetto storico attivo, ma l’ultimo anello della catena.
N. identifica tre metodi per porsi in relazione con la storia senza danni:
- la storiografia monumentale→interessa chi ha grandi aspirazioni e si proietta nel futuro. Per fare questo ricerca modelli e maestri nel passato, perché non li può trovare nel presente. I rischio è la falsificazione del passato, che venga mitizzato per prenderlo come esempio.
- la storiografia antiquaria→ appartiene a una specie umana conservatrice che ricerca se stessa nella città e nella stirpe a cui appartiene. Il limite è quello di servire così tanto la storia passata fino al punto di mummificare la vita.
- la storiografia critica→ assume il presente come unità di misura per giudicare il passato.
Negli anni che segnarono l’inizio della sua malattia mentale, N. scrive umano troppo umano, che da inizio alla fase illuminista della sua vita. N. si stacca dal pensiero di Schopenauer e di Wagner, in seguito al fallimento teatrale del musico tedesco che gli fa capire l’impossibilità d un progetto di rinascita della cultura tragica. N. smette quindi di pensare che il rinnovamento della cultura possa avvenire attraverso l’arte.
All’arte subentra la scienza. In analogia con quello dello scienziato, il lavoro del filosofo è critico, perché assume il sospetto come criterio di analisi, e storico, perché non crede a realtà eterne e a verità assolute, ma considera l’uomo come risultato delle circostanze storiche.
N. rivolge anche un attacco alla TRASCENDENZA, infatti, è una cattiva filosofia quella che immagina una realtà in se, dietro all’apparenza dei fenomeni. Le ipotesi metafisiche e religiose sono, secondo N., un inganno a cui l’uomo soggiace per tollerare la propria debolezza.
Egli condanna anche la MORALE, perché assoggetta la vita a valori trascendenti, che invece hanno la loro radice nella vita stessa. I valori morali bloccano l’esistenza, racchiudendola nella cifra della trascendenza.
Da qui nasce la figura dello spirito libero, che si pone interrogativi in quanto scettico, egli è alla caccia della verità ma senza farsi illusioni. Egli si serve della Gaia scienza, per arrivare alla verità. Il freigeist è solo un uomo di passaggio; N. incarna lo spirito libero, che è alla ricerca di una nuova filosofia del mattino. Secondo questa filosofia lo spirito libero, sottratto ai vincoli della religione, della morale e della metafisica, vive la vita come un esperimento attraverso la gaia scienza, che non ha la serietà del concetto. Non rifiuta il senso storico, ma si fa erede del passato, delle vittorie come delle sconfitte, delle gioie come dei dolori, quindi conosce la piena felicità.

Nella Gaia scienza, l’uomo folle annuncia LA MORTE DI DIO. Questo concetto non ha per N. fondamento psicologico, ma è soltanto un dato di fatto: non c’è più alcun Dio che ci possa salvare, al di la dell’uomo c’è il nulla. Il mondo moderno è dunque governato dal NICHILISMO, nell’epoca della crisi dei valori l’uomo riconosce l’insensatezza del mondo e sviluppa un sentimento di risentimento e di odio nei confronti della vita.
N. pensa allora a una forma di NICHILISMO ATTIVO, il cui protagonista è un uomo superiore che, non accontentandosi di assistere alla rovina degli antichi ideali, se ne fa promotore preparando in modo distruttivo l’avvento di una nuova umanità.
Nasce da qui l’opera cosi parlò Zarathustra, i cui tre insegnamenti fondamentali sono il superuomo, l’eterno ritorno dell’uguale e la volontà di potenza.
N. considera l’uomo moderno la cosa che sta tra la scimmia e il SUPERUOMO (ubermensch). Queste definizioni evoluzionistiche hanno portato a interpretazioni fuorvianti e semplicistiche che hanno trasformato il superuomo in una sorta di eroe darwiniano. Questa lettura, anticipata dalla sorella e poi ripresa dal nazismo, venne interpretata come precursore del pensiero nazista della razza ariana. Secondo le obiezioni che N. muove all’evoluzionismo, il superuomo non è da interpretare come un’evoluzione dell’homo sapiens. Infatti N. puntualizza che sono spesso i deboli a prevalere nella lotta per la vita.
Il superuomo è figura luminosa che redime. È l’uomo che salverà l’umanità dal nichilismo, in quanto egli è senza morale. N. è consapevole che il superuomo verrà accusato di immoralismo, ma egli sa che i buoni e giusti non comprendono che l’uomo superiore possa usare la malvagità e le azioni terribili per migliorare la vita. Il superuomo si caratterizza per la fedeltà alla terra, infatti, poiché dio è morto, l’esistenza terrena è l’unica realtà rimasta: non essendoci più dio, non esiste più la speranza di una vita nell’aldilà. Il legame con la terra è nell’età del nichilismo la grande occasione di guarigione. Non è quindi il superuomo che prende il posto di dio, ma la terra. Il superuomo è dunque uomo di questo mondo, che sa dire di si alla vita perché sa che non c’è nulla la di la di essa.
Secondo la DOTTRINA DELL’ETERNO RITORNO ALL’UGUALE, il mondo no procede in modo rettilineo, ne verso un fine trascendente. L’uomo della cultura occidentale è prigioniero di una concezione lineare del tempo secondo cui ogni cosa ha un inizio e una fine e tutto tende a una meta. In questo modo il passato ci condiziona in quanto irreversibile e il futuro è un evento sempre incombente che ci impedisce di godere il presente. N. oppone a questa concezione cristiana, una concezione ciclica, secondo cui il mondo è dominato dalla necessità di ripetizione. Da qui nascono le due massime nietzscheiane:
- muoviti sempre dall’attimo, dal presente vissuto pienamente, in quanto non affidato al destino ma alla volontà.
- Vivi questo attimo in modo da desiderare di riviverlo. Infatti solo un uomo perfettamente felice potrebbe desiderare la ripetizione di ogni attimo della sua vita.
in una struttura rettilinea del tempo ogni istante non può essere considerato come tale, ma deve essere messo in relazione con quelli che lo precedono, e che lo hanno determinato, e con quelli che lo seguono. Quindi non si tratta solo di vivere gli attimi tanto intensamente da desiderare che si ripetano, ma anche che attimi di questo tipo hanno senso solo se il superuomo aderisce alla legge dell’eterno ritorno. Solo secondo questa legge egli potrà fare ricorso alla sua VOLONTA’ DI POTENZA. La morte di dio determina la resurrezione dell’uomo responsabile del proprio destino, la cui volontà è libera di affermare se stessa. Soggetto della volontà di potenza è colui che ha la forza per affermare la propria prospettiva sul mondo. La volontà di potenza non è dunque solo affermazione sull’altro, ma l’impulso a superare se stessi.

Il pensiero di N. è, con la stesura di cosi parlò Zarathustra, completo. Egli critica in questo periodo la morale intesa come vendetta dei sofferenti contro i felici, in quanto viene loro offerto in cambio della sofferenza terrena il regno dei cieli. La morale porta alla negazione della volontà di potenza. N. esprime meglio questo pensiero nell’Anticristo. Compito del superuomo è quindi quello di trasvalutare i valori, in quanto vive al di fuori di ogni schema normativo.

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