Il neopositivismo

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Categoria:Filosofia

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neopositivismo
Il neopositivismo, una delle correnti piщ significative del pensiero del Novecento, si proponeva di costruire un nuovo metodo filosofico fondato sulle scienze fisiche, respingendo, come metafisica non verificabile, l'idealismo dialettico nelle sue varie manifestazioni. Da tali assunti, discendevano un'attenzione particolare per la logica matematica e la formalizzazione degli enunciati, e una fiducia nella possibilitа di costruire un sapere oggettivo sulla realtа. Tuttavia, anche il neopositivismo conobbe, nel secondo dopoguerra, modificazioni in senso relativistico, come evidenziato nelle opere del suo piщ significativo esponente, Karl Popper. Questi, pur postulando l'esistenza di una realtа oggettiva in sй, respingeva, perт, quella parte della logica neopositivista, che ammetteva la deducibilitа del sapere scientifico, sulla base di una sua verificabilitа empirica. Portando alle estreme conseguenze le stesse nozioni neopositiviste, infatti, la logica di Popper negava la verificabilitа delle teorie scientifiche, ammettendone solo la possibile falsificazione sperimentale. Benchй Popper mantenesse ben salda la fiducia nella cumulabilitа delle conoscenze e nella costruzione di un sapere scientifico sempre piщ vicino alla realtа, la sua filosofia, quindi, esaltava il confronto tra diverse teorie scientifiche e la problematicitа della scienza stessa. Trasferito in ambito storico e sociale, il relativismo scientifico popperiano divenne, perciт, la base di una filosofia politica di tipo liberal-democratico, a sostegno di una "societа aperta", fondata sul pluralismo e i diritti dell'individuo, in netta opposizione ai totalitarismi politici e ideologici.
Le critiche piщ radicali al neopositivismo, comunque, sono state mosse da filosofi della scienza quali Thomas Kuhn e Paul Feyerabend, che hanno approfondito la dimensione teorica della conoscenza scientifica, sottolineandone l'irriducibilitа a fatto empiricamente verificabile, e la sua natura storicamente determinata, giungendo a negare la possibilitа di un'accumulazione lineare del sapere.

Il "silenzio di Dio" di fronte alla tragedia dell'uomo contemporaneo culminata nella Shoah, la secolarizzazione del mondo e l'affermarsi di un esistenzialismo cristiano portarono allo sviluppo di nuove teologie che, in ambito protestante, hanno fondato il rapporto tra uomo e Dio sulla irriducibilitа della finitezza umana a Dio, e sulla possibilitа di coniugare fede e sapere scientifico. Nel mondo cattolico, il neotomismo, elaborato da Jacques Maritain tra le due guerre, cedette il passo alla "svolta antropologica" di Karl Rahner, maturata sulla scia del pensiero neo agostiniano di Romano Guardini e dietro suggestioni kantiane e esistenzialiste. L'antropologia trascendentale di Rahner, che poneva nella tensione verso Dio l'essenza stessa della condizione umana, e scorgeva, nella societа secolarizzata, l'esistenza di un diffuso "cristianesimo anonimo", non professato, ma ciт nonostante intensamente vissuto, favorм l'apertura verso la societа, concretizzatasi nella breve stagione del pontificato di Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II, tra 1962 e 1965.
Ma la svolta piщ significativa del pensiero cristiano della seconda metа del secolo и stata, senz'altro, lo sviluppo delle teologie della secolarizzazione,maturate sulla base delle riflessioni del pastore Dietrich Bonhoeffer, impiccato nel 1945 in un lager nazista. Sostenendo la necessitа di costruire una teologia capace di confrontarsi con il sapere filosofico e scientifico, Bonhoeffer era giunto alla teorizzazione di un cristianesimo "adulto", fondato su scelte consapevoli e non su superstizioni o paure, e vissuto nell'intensitа dell'agire etico piщ che nell'osservanza dei dogmi. La dimensione etica e secolarizzata di Bonhoeffer fu approfondita da teologi protestanti e cattolici che ne svilupparono il contenuto politico, scorgendo nel cristianesimo una promessa di emancipazione sociale e umana, sulla base del quale fondare una "teologia della speranza" o promuovendo una concezione dell'evangelizzazione, necessariamente collegata all'impegno contro le ingiustizie sociali, secondo il pensiero dei teologi cattolici della "liberazione", prevalentemente attivi in America Latina.

Verso la fine degli anni Settanta, gli studi filosofici presentavano un panorama frammentato. La logica analitica anglosassone percorreva un cammino alternativo e separato dall'ermeneutica continentale europea e dalle elaborazioni critiche di derivazione francofortese, ancora impegnate a indagare, tra incertezze crescenti, le questioni fondamentali poste dalla tradizione speculativa occidentale. Il sapere filosofico era insidiato dalle pretese avanzate dalle scienze fisiche sul primato della veritа, e dall'antifilosofia di una societа, sempre piщ uniformata dal dominio della razionalitа tecnica del capitalismo sviluppato.
In tale situazione, si sviluppт una corrente di pensiero, articolata in direzioni diverse, che sosteneva la sopraggiunta fine della filosofia, guardando all'evento con soddisfazione o rammarico. L'americano Richard Rorty postulт una crisi della filosofia, da lui accolta come fenomeno del tutto corrispondente all'affermazione di una societа pragmatica e tesa alla ricerca della felicitа individuale. Non vi era, quindi, piщ bisogno di veritа filosofiche cosм come duecento anni prima il mondo occidentale aveva iniziato a fare a meno della religione. Maggiore eco ebbero le tesi elaborate dal francese Jacques Derrida nel suo "decostruzionismo". Derrida proponeva di ribaltare i concetti fondamentali dei saperi filosofici precedenti e le relazioni tra loro, svelandone le contraddizioni implicite e avviando un nuovo discorso sul sapere volutamente ironico e sdrammatizzante. Constatata l'impossibilitа di costruire una veritа filosofica sistematizzata, si ipotizzava, questa restava l'unica strada per articolare una residua filosofia, pur'anche programmaticamente riportata al rango di letteratura.

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