I Libertini

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

I LIBERTINI : nel XIII sec. comparvero in Francia, in Italia e in Germania i seguaci del «Libero spirito», una delle tante sette religiose dai contorni dottrinari non ben definiti, ma caratterizzata comunque dall'assunzione di alcune premesse razionalistiche e panteistiche e dalla pratica della lex libertatis, cioè del libero soddisfacimento degli istinti soprattutto sessuali (un contemporaneo li descrive come habentes raptum ad placitum et fornicantes ad libitum). Tipica della setta era anche una certa componente millenaristica e gioachimita, nel senso che la totale libertà, per ora parzialmente anticipata, era ritenuta integralmente realizzabile solo con l'avvento dell'«età dello Spirito», profetizzata dall'abate Gioacchino da Fiore. Questa unione di non conformismo dottrinario e di amoralismo pratico fu tipica di tutti coloro che, in successivi contesti storico-culturali molto differenti, vennero denominati libertini. Assai vicina sul piano dottrinario ai «fratelli» medievali fu la setta comparsa a Lilla intorno al 1525 e diffusasi anche a Parigi sotto la protezione di Margherita di Navarra, sorella di re Francesco I. Calvino si occupò in alcune sue lettere di questi libertini, le cui idee avevano fatto breccia anche fra i suoi seguaci. Essi ritenevano panteisticamente che in tutta la realtà fosse presente uno Spirito animatore e che dopo la redenzione l'uomo avesse riacquistato l'innocenza posseduta prima del peccato originale: applicavano perciò alla lettera l'agostiniano ama et fac quod vis («ama e fa' ciò che vuoi»). Calvino qualificò con lo stesso nome di libertini anche un altro gruppo di dissidenti, in realtà assai diversi dai primi: stranieri affluiti a Ginevra alla ricerca dell'agognata libertà religiosa, e ostili perciò alla rigida disciplina teologica e pratica instaurata dal riformatore.
Nel XVII sec. il termine libertini indicò in Francia e in altri paesi europei i seguaci del «libero pensiero» nel campo della religione e della morale. Nella seconda metà del secolo il termine si degradò ad assumere definitivamente il senso, anche oggi corrente, di «individui privi di ogni freno morale», soprattutto sul piano erotico-sessuale, mentre per designare i non conformisti e i ribelli, specialmente sul piano delle credenze religiose, si preferì l'espressione esprits forts («spiriti forti»).
Il termine libertinismo, invece, designa propriamente la posizione di quei «liberi pensatori» che nel XVII sec. in Italia, Francia, Olanda e Germania professavano idee spregiudicate, di solito in contrasto con le varie versioni della dottrina cristiana, e conducevano una vita non conforme alle norme della morale corrente. I seguaci del libertinismo erano aristocratici e membri della borghesia più colta e più ricca. Gli storici del movimento sono concordi nell'ammettere che sarebbe una evidente forzatura attribuire al libertinismo un corpo organico e uniforme di dottrine e che ci si debba perciò limitare all'indicazione di certi temi più frequentemente ricorrenti nei vari individui e gruppi: per es., il rifiuto della dogmatica cristiana nella sua razionalizzazione tradizionale; l'affermazione del carattere naturale e positivo della condotta ispirata alla libera soddisfazione degli istinti (da qui l'identificazione, certo partigiana e tendenziosa, di «libertinismo» con «licenziosità», passata nel linguaggio corrente come eredità dell'antica polemica antilibertina); la negazione dei miracoli, della libertà umana e della immortalità dell'anima; la concezione della religione come impostura sacerdotale e la conseguente irrisione delle pratiche devote. Tra le componenti dottrinarie del libertinismo hanno un particolare rilievo l'atomismo e l'edonismo di Epicuro, il naturalismo del Rinascimento italiano, il materialismo di Hobbes, l'orientamento scientifico inaugurato da Galileo. Tipici rappresentanti del libertinismo furono Gassendi, sacerdote e seguace dell'atomismo, G. C. Vanini, bruciato vivo nel 1619, Cyrano de Bergerac, avventuroso uomo d'armi e bizzarro scrittore. Vanno ancora ricordati i nomi di Gaffarel, Boullian, Launoy, Marolles, Monconys, Prioleau, Sorbière, La Peyrère, Guyet, Luillier, Bouchard, Naudé, Quillet, Trouiller, Bourdelot, La Mothe Le Vayer. Gli storici dell'età moderna considerano il libertinismo come il sotterraneo anello di congiunzione fra il pensiero umanistico-rinascimentale e l'Illuminismo, il quale ultimo operò un vero e proprio salto di qualità, con il suo impegno a rendere partecipi della critica liberatrice tutti gli uomini ragionevoli, la sua estensione della verifica del pensiero agli ordinamenti politici e sociali, il suo rifiuto di considerare il libero esercizio della ragione come un improduttivo piacere privato. Un tipico esempio di questa conservazione e trasvalutazione dell'eredità libertina offrono alcuni scritti di Voltaire, come Candido e il Dizionario filosofico.

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