Filosofia del 500 e 600

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Testo

UMANESIMO
Il fenomeno dell’Umanesimo caratterizza il Quattrocento italiano, questo propone un ritorno al mondo classico per rigenerare una cultura che collocava al centro l’uomo, la dignità e la libertà. In questo secolo inizia convenzionalmente l’età moderna, il fulcro geografico di quest’espressione culturale è Firenze, città nella quale sorge l’Accademia Platonica. Due sono i concetti principali:
- la riflessione sull’uomo che assume un aspetto di centralità, allontanandosi dalla religione,
- lo studio orientato verso le humanae litterae e non più verso le sacre scritture come nel Medioevo; la Chiesa perse la centralità tipica del Medioevo e gli studi iniziarono a non essere più concentrati teologia, considerata un sapere specialistico.
Proprio per questo amore nei confronti della classicità, gli intellettuali del tempo cercano di ricostruire la versione originale dei testi antichi, dando vita alla filologia, che diventa una scienza vera e propria e presuppone la conoscenza di greco e latino; proprio grazie a questa pratica, vengono scoperti numerosi falsi, come “La Donazione di Costantino”, da parte di Valla.
RINASCIMENTO
Nel secolo successivo, il Cinquecento, si diffonde un altro movimento che travolge l’intera Europa, il Rinascimento, questo porta ad un rinnovamento in tutti i campi. Il Medioevo inizia ad essere considerato come un periodo buio e avviene, così, un rinnovamento culturale riguardante tutti i campi.
Figura emblematica di questo periodo è Leonardo da Vinci, il quale mostrò un particolare interesse nei confronti di strumenti in grado di migliorare lo stile di vita delle persone, facendo risparmiar loro fatica.
L’interesse per le capacità dell’uomo è legato ai suoi talenti; i testi non sono più utilizzati per cercare degli spunti dei principi della fede umana, come nel Medioevo, ma per un aspetto più pratico volto a migliorare la vita degli esseri umani.
Importanti per il periodo furono numerose innovazioni, che incisero anche sulla visione culturale e sul sapere:
- Nacque la stampa, con Gϋtemberg nel 1440 che permise la produzione di migliaia di copie, segnando il passaggio dalle copie scritte a mano dagli amanuensi e consultabili nelle biblioteche, alla diffusione su scala più ampia.
- Fu inventato il veliero, che risultò elemento fondamentale per le esplorazioni: il mondo con le scoperte geografiche si allargò, modificando la concezione di centralità dell’Europa.
- Le tattiche di guerra cambiarono grazie all’invenzione del cannone e delle armi, permetto l’abbandono dello scontro corpo a corpo.
Tra i vari paesi europei, quello in cui si sviluppa maggiormente il concetto di rinascita è la Germania, nella quale si diffonde la dottrina Protestante, con questa Martin Lutero introduce il concetto del libero esame ovvero l’indipendenza delle singole persone nell’analisi dei testi sacri, senza una necessaria mediazione da parte della Chiesa, come invece accadeva nel Medioevo con la tradizione Scolastica; l’uomo divenne metro della realtà, la verità non fu più mediata dalla Chiesa.
Lutero recupera quindi l’idea di interiorità della fede, affermando che solo la fede può condurre alla salvezza, l’uomo deve abbandonarsi completamente a Dio; Lutero, inoltre, riteneva che l’uomo fosse sottomesso alla grazia di dio, vi era una sorta di predestinazione in ognuno: in ogni vita si potevano scorgere i segni della presenza di Dio; altra dottrina basata su questo concetto e sempre diffusa in questo periodo fu il calvinismo.
Questa credenza non permetteva il libero arbitrio, in quanto i successi erano un segno del destino divino, questo concetto fu anche ripreso da un importante sociologo tedesco, Weber, il quale teorizzò che l’impulso economico del Nord-Europa fu dovuto proprio all’idea di laboriosità legata alla grazia divina: se l’uomo è predestinato e nel suo successo riconosce la grazia di Dio, arricchirsi è un dato positivo, manifestazione divina; in questo modo, ne “L’etica Protestante” spiega la ragione dell’origine del capitalismo, fenomeno inizialmente non caratterizzante i Paesi cattolici.
La cultura rinascimentale è quindi basata su quattro principi:
- l’opposizione alla tradizione scolastica
- il ritorno al principio originario, culturalmente individuabile nei testi classici, religiosamente individuabile nel ritorno al cristianesimo originario di Lutero,
- la valorizzazione dell’uomo
- l’attenzione particolare nei confronti della natura.
La centralità dell’uomo nel cosmo, inoltre, sostituisce il ruolo Medioevale divino, l’uomo diventa una figura vista come artefice del proprio destino in quanto dotato di dignità e intelligenza, questo è destinato a dominare su tutte le altre creature naturali ma prima è necessario che venga a conoscenza dei segreti della natura, studiandoli e capendo le sue leggi.
LE ACCADEMIE E IL RECUPERO DI PLATONE E ARISTOTELE
Con Umanesimo e Rinascimento avviene una riscoperta di Platone e Aristotele, nel primo caso per un interesse spirituale e religioso, concentrato soprattutto nell’Accademia fiorentina, nel secondo per un interesse volto alla ricerca razionale e naturalistica, concentrato soprattutto nell’Accademia padovana.
L’Accademia platonica sorse a Firenze nel 1459 ad opera di Marsilio Ficino, secondo il quale esisteva una sola tradizione filosofico-religiosa che rappresentava il rivelarsi di una verità unica, che toccava al filosofo chiarire mediante il discorso razionale, inoltre, il mondo veniva considerato come l’espressione di qualcosa di divino.
Si rafforzò quindi il rapporto tra cristianesimo e platonismo, con il particolare concetto di anima come copula mundi, ovvero la concezione dell’anima come tramite dal terreno al divino. Anche Pico della Mirandola riprese il tema della dignità dell’uomo che determina la sua superiorità, egli infatti è in grado di scegliere se abbassarsi alle creature inferiori o elevarsi a quelle superiori, con il recupero della sapienza.
A Padova la tradizione del pensiero aristotelico ha una maggiore diffusione, le varie correnti sono accomunate dal pensiero razionalista e naturalistico, si riscopre l’aspetto naturalistico di Aristotele, senza adeguarlo agli aspetti metafisici come era successo in precedenza.
Tra le menti più importanti, ricordiamo Pietro Pomponazzi, il quale credeva che l’anima non fosse separata dal corpo e che l’intelletto non operasse senza l’apporto dei sensi, l’immortalità dell’anima era un concetto legato alla fede e le motivazioni religiose non dovevano intervenire nella filosofia.
LA SCIENZA MODERNA
La rivoluzione scientifica segna la nascita della scienza moderna, con conseguente trasformazione della mentalità; questo fenomeno fu particolarmente articolato nel corso degli anni tra ‘500 e ‘700. la rivoluzione investì tutta l’Europa, Italia compresa, ma si manifestò in modo più evidente nel Nord, dove la dottrina protestante stimolò lo sviluppo dei traffici e dei commerci, sfondo della rivoluzione.
La scienza moderna si basa su due elementi fondamentali:
ˣ L’osservazione sistematica, che risulta una novità nel 500 e si appoggia a delle nuove tecniche e dei nuovi strumenti, i quali rendono possibile ciò che, in precedenza, era impossibile, aiutando l’uomo a raccogliere dei dati differenti dai precedenti e più dettagliati. Risulta quindi un rapporto di reciprocità tra scienza e tecnica, la quale fornisce gli strumenti permettendo l’avanzata scientifica ma che, a sua volta, è possibile grazie alla scienza.
ˣ L’applicazione del calcolo matematico, in quanto la matematica viene considerata una scienza esatta; la scienza passa da qualitativa, tipicamente aristotelica, a quantitativa, misurabile attraverso dei parametri universali.
La scienza, inoltre, deve essere concepita intorno al carattere dell’universalità, in modo da condurre a leggi che valgano per tutti i tempi e per ognuno di noi; proprio con la nascita scientifica emerge la critica al principio d’autorità, che aveva caratterizzato la mentalità Medioevale, il quale si basava su una visione dogmatica della ricerca della verità, presupponendo una conoscenza cartacea e non empirica.
L’uomo del Seicento, invece, vuole scoprire le leggi della natura, impiegando strumenti potenti e attuando una ricerca empirica; lo sviluppo della tecnica permise l’attuazione di esperimenti scientifici, garantendo osservabilità e ripetibilità come mai prima d’allora.
Disciplina fondamentale nella rivoluzione scientifica, che subì una rilevante trasformazione sia concettuale che metodologica proprio in quegli anni, fu l’astronomia, che vide il passaggio dalla teoria geocentrica, formulata nel II secolo d.C da Tolomeo, il quale affermava la centralità della terra nell’universo, alla teoria eliocentrica, avanzata da Copernico nel 600 e dimostrata in seguito da Galileo, nella quale si affermava la centralità del sole.
La teoria tolemaica aveva regnato incontrastata nelle menti dell’umanità per secoli, attribuendo una centralità alla terra, con conseguente esaltazione di dignità e perfezione dell’uomo, accettata dalla Chiesa era stata alla base di tutte le credenze dell tempo, ed era riconducibile addirittura a quanto affermato nelle Sacre Scritture; con il tempo, però, alcuni astronomi avevano iniziato a mettere in dubbio tale teoria, in seguito a nuove osservazioni astronomiche, durante il ‘500 grazie all’apporto strumentale del telescopio e dei calcoli matematici, Copernico, astronomo polacco, aveva elaborato nel 500 la sua teoria, questi però non l’aveva dimostrata e, comunque, preferì non pubblicare il suo libro, che venne reso noto solo dopo la sua morte, nel 1543.
Il nuovo modello si basava sull’idea che:
- La terra non fosse al centro dell’universo né immobile,
- la distinzione tra una fisica celeste e una fisica terreste fosse inesistente
- l’universo avesse caratteri di infinità
GALILEO GALILEI
Nacque a Pisa nel 1564, si trasferì a Padova dove restò fino al 1610, nel 1609 era stato inventato il telescopio, Galileo, intenzionato a dimostrare la tesi copernicana, che già riteneva una descrizione reale e fedele dell’universo che necessitava di una conferma, lo puntò al cielo e giunse ad importanti scoperte, demolendo il modello della fisica aristotelica. Egli inaugurò una nuova idea di scienza, con la quale elevava la vista a strumento fondamentale della conoscenza e promuovendo l’osservazione come metodo per giungere alla conoscenza.
Le sue ricerche furono pubblicate nel 1623 ne “Il saggiatore” e in seguito ne “Il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. Galileo, il 12 novembre del 1612 fu sconfessato da un frate durante la sua predica a Firenze, in quanto la teoria contrastava con ciò che affermava la Bibbia, nella quale in molti passi si parlava del sole come una stella in movimento intorno alla terra fissa.
Fu, quindi, costretto ad approfondire i rapporti tra fede e scienza per difendersi, egli giunse ad una conclusione: la verità religiosa e quella scientifica sono due modi differenti ma non contraddittori per mezzo dei quali Dio si è rivelato agli uomini, la Bibbia utilizza un linguaggio emotivo e sensibile, non razionale, con scopo morale, mentre la scienza utilizza il linguaggio matematico con uno scopo teoretico, la scienza ha invece un compito interpretativo, volto a scoprire le leggi della natura, creazione divina; scienza e fede non risultano quindi in contrasto ma sono semplicemente due competenze distinte per giungere a una verità comune.
Nonostante questo Galileo, dopo la pubblicazione de “Il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” fu costretto dalla Chiesa all’abiura, la negazione, forzata, delle proprie credenze e idee.
METODO GALIELIANO
Oltre ad essere uno scienziato, Galileo fu in grado di ragionare sul metodo che utilizzò:
Il primo passo è l’osservazione dei fenomeni, che lui definisce “sensate esperienze”, in quanto azione empirica legata all’uso dei sensi, in questo modo lo scienziato raccoglie i dati, in modo oggettivo, partendo dalle cose stesse si possono scoprire i meccanismi che le governano, con l’osservazione si può giungere alla formulazione di ipotesi e a partire da queste si svolgono ragionamenti induttivi che permettono di arrivare a delle conclusioni.
Tutti i ragionamenti che da un’affermazione giungono a una conclusione, sono detti inferenze, la logica le distingue in due tipi:
- L‘induzione, la quale partendo da premesse particolari giunge a conclusioni generali,
- La deduzione, la quale parte da un’ipotesi generale per giungere a una conclusione particolare, in quest’inferenza la conclusione è già contenuta nell’ipotesi.
Il passo successivo è quello delle “necessarie dimostrazioni”, di carattere deduttivo, con le quali si parte da un’affermazione generale e la si dimostra.
La terza fase è quella del “Cimento”, il momento della verifica, durante il quale le ipotesi e le conclusioni vengono messe alla prova, è una situazione artificiale, che non sempre è possibile, in questo caso si ricorre, quindi, a un esperimento ideale. L’esperimento non deve essere singolo, deve esserci la possibilità di ripetizione, giungendo agli stessi risultati
Con l’osservazione si cercano delle cose di cui si ha già un’idea, si è mossi da ciò che si ha già in mente, questa serve per argomentare un’ipotesi.
Galileo rifiuta l’essenzialismo, idea della presenza dell’essenza delle cose nelle cose stesse, e il finalismo, idea secondo la quale le cose hanno uno scopo immanente, un’utilità che determina la loro esistenza; per lo scienziato le leggi non sono intrinseche alle cose: la legge che governa la natura riguarda rapporti matematici tra le cose, attraverso la matematica si scoprono le leggi (riferimento a Pitagora).
Il metodo scientifico si può quindi considerare un metodo sperimentale, le leggi che governano il mondo sono universali e la scienza studia la natura nel suo insieme, non esiste più una suddivisione come quella aristotelica tra mondo sublunare e delle stelle fisse. Le leggi possono essere messe in discussione da altri scienziati e non dall’autorità ecclesiastica come in precedenza; la scienza progredisce attraverso il dubbio, per mezzo del continuo confronto con il sapere.
Galileo attribuiva grande importanza alla matematica, secondo il suo pensiero l’universo era paragonabile ad un grande libro scritto in un linguaggio matematico, quindi uno modo per comprenderlo era proprio attraverso l’applicazione matematica, da tutto ciò deriva una distinzione tra le qualità, oggettive e soggettive, le prime sono legate a rapporti matematici presenti nella natura stessa, le seconde sono riconducibile ai nostri sensi, che ne permettono l’esistenza attraverso la percezione.
BACONE
Altra importante figura del ‘600 fu Francis Bacon, il quale orienta la scienza moderna verso un’utilità, conferendole un valore pratico e non più puramente teorico.
Lo scopo della scienza, infatti è il miglioramento delle condizioni umane attraverso la conoscenza della natura e delle sue leggi, che ci permettono di estendere il domini su essa, conoscendola e rispettandola.
Anche Bacone muove una critica nei confronti della filosofia scolastica, affermando il progresso della conoscenza come frutto di un’evoluzione della civiltà, e non del lavoro di studio nelle scuole filosofiche; egli afferma, infatti, che le conquiste che caratterizzano la sua epoca sono avvenute grazie al mutamento della concezione del rapporto tra uomo e natura e della mentalità.
Bacone critica il principio di autorità filosofico, per il quale ci si sottomette passivamente a quanto affermato da persone dotte senza verificare in modo autonomo la realtà, il progresso avviene con il continuo contatto con la natura, grazie al quale possiamo scoprire nuove leggi e progredire. I moderni sono in grado di superare gli antichi perché hanno accumulato maggiori esperienze: “la verità e figlia del tempo”.
LA DOTTRINA DEGLI IDOLI
Nel Novum Organum Bacone espone la dottrina degli idoli, cioè i pregiudizi di cui l’uomo è carico e che lo ostacolano nel raggiungimento della verità, facendolo cadere in errore.
• Idoli della tribù, connessi alla specie umana e quindi caratterizzanti l’umanità intera, portano a considerare il mondo attraverso la propria mentalità e oltrepassando ciò che ricaviamo con l’esperienza e i sensi.
• Gli idoli della spelonca, derivano dalla cultura di appartenenza che impedisce una conoscenza oggettiva, bensì interpretata in base all’educazione, all’ambiente alle esperienze.
• Gli idoli della piazza, sono i pregiudizi che derivano dal linguaggio, il quale ci costringe e ci condiziona, determinando ambiguità e falsi problemi; le parole generano due pregiudizi, indicando cose che non esistono o cose che esistono ma in modo impreciso. Le parole devono essere il mezzo con il quale si designa un fenomeno con precisione, e non devono essere sfruttate con nella retorica.
• Gli idoli del teatro, sono i pregiudizi dovuti alle concezioni precedenti, come ad esempio i pensieri delle dottrine filosofiche precedenti.
Per Bacone per progredire, l’intelletto di deve purificare da questi pregiudizi, lo scienziato deve aprire la mente , accantonando i preconcetti, per giungere a una visione pura e aperta.
Dopo aver eliminato i pregiudizi, lo scienziato può estendere la propria conoscenza nella misura in cui rispetta le leggi della natura e quest’ultima necessita dell’uomo per potersi rivelare; viene a crearsi un rapporto di interdipendenza tra i due elementi.
METODO BACONIANO
Per interpretare la natura serve un metodo: l’induzione, che consente di osservare i fenomeni, catalogarli e giungere a delle generalizzazioni, passando dal particolare al conclusioni generali. Nel momento in cui lo scienziato osserva effettua una selezione mirata, volta a scegliere il materiale di interesse, questo momento viene definito “prima vendemmia”, in seguito alla quale si giunge alla formulazione di un’ipotesi che deve poi essere verificata con una serie di prove tra le quali la più importante consiste nell’experimentum crucis.
Concludendo, Bacone considera la scienza fonte di sapere ma anche di utilità, ovvero riscontrabile nel campo pratico: genera conoscenza ma si rivela utile nelle sue applicazioni tecniche, avvantaggiando la condizione umana, viene definita quindi come un “sapere teso al fare”.
LA CITTA’ UTOPICA BACONIANA
Bacone, inoltre, dedica un’intera opera, “La nuova Atlantide”, al tema della scienza, frutto della collaborazione tra tante menti e non nata da un singolo, in quest’opera descrive una città utopica, basata su una divisione razionale del lavoro, e sul dominio della tecnica che crea benessere per tutti; egli non è intenzionato ad esaltare solamente la società della tecnica ma anche la stessa società umana felice, in quanto questa è riuscita ad aprire le menti, coltivando la scienza e il sapere autentico.

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