Domande Filosofiche su Platone e Aristotele

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Testo

FILOSOFIA
1. Mito della Caverna.
2. Significato del Mito della Caverna.
3. I gradi della conoscenza.
4. Come deve avvenire l’educazione?
5. Perché Platone vede negativamente l’Arte?
6. Quali sono i problemi che permangono e che ne cerca di risolvere nel periodo della vecchiaia?
7. Parmenicidio: I generi sommi e il loro rapporto.
8. Che cos’è l’errore?
9. Che cos’è l’essere?
10. Che cos’è la dialettica?
11. Parlami del Timeo.
12. Platone ha una visione meccanicistica del Cosmo?
13. Critiche che Platone fa dire a Parmenide.
14. Differenze tra Platone e Aristotele.
15. Quali sono i tre tipi di Scienze?
16. Cos’è la logica?
17. Cos’è la metafisica?
18. Quali significati ha l’essere aristotelico?
19. Che cosa sono e quali sono le categorie?
20. Dal punto di vista ontologico e logico cosa sono?
21. Che cos’è l’essere?
22. Principio di non contraddizione.
23. Cos’è l’accidente?
24. Quali sono le quattro cause?
25. Critiche di Aristotele alle idee platoniche.
26. Cos’è potenza ed atto?
27. Teoria del divenire.
28. Dimostrazione dell’esistenza di Dio.
29. Che cos’è e che caratteri ha il Dio aristotelico?
30. Che cos’è il concetto?
31. Cos’è la specie?
32. Cos’è il genere?
33. Comprensione ed estensione.
34. Che cos’è una proposizione?
35. Tipi di proposizioni e loro rapporti.
36. Cos’è il ragionamento?
37. Cos’è un sillogismo?
38. Rapporti verità/falsità.
39. PNC.
40. Deduzione.
41. Induzione.
42. Sillogismi Dialettici.
RISPOSTE
1. Platone paragona la condizione dell’uomo a quella di uno schiavo, prigioniero fin dalla nascita nel fondo di una caverna. Alle sue spalle si eleva un muro, al di là del quale altri schiavi camminano portando sul capo e sulle spalle diversi oggetti che sporgono al di sopra di esso. La luce del sole non penetra all’interno della caverna, ma l’oscurità è rotta da un fuoco che proietta le ombre degli oggetti sui muri. Inizialmente lo schiavo le scambia per oggetti reali, ma dopo essersi liberato dalle catene che lo tenevano legato, scopre gli altri prigionieri e riconosce le ombre, fino a trovare l’uscita della caverna e a riuscire a fuggire dalla prigione. Inizialmente i suoi occhi non abituati alla luce non riescono a vedere distintamente le cose che circondano l’uomo, che è costretto a guardarle riflesse negli specchi d’acqua o nelle pietre levigate. Solamente in un secondo stadio, l’ex prigioniero riesce finalmente ad apprezzare nella sua completa bellezza tutto il paesaggio circostante. Successivamente ritornerà nella caverna per compiere il suo compito di filosofo, ma dovrà star bene attento alle persone che non gli crederanno, perché potrebbero anche ucciderlo.
2. La caverna è il corpo che tiene rinchiusa l’anima o il nostro mondo. Gli schiavi sono gli uomini; le catene sono le passioni; le ombre, le immagini superficiali; le sagome, la superficie delle cose del mondo, le persone che reggono le statuette le cose sensibili; il fuoco, il principio fisico con cui i primi filosofi spiegavano la realtà. L’uomo si libera con fatica grazie alla filosofia. Il mondo fuori della caverna rappresenta le idee; le idee riflesse nello stagno sono quelle matematiche (legate al sensibile); le stelle, le idee etiche; il sole, l’idea del Bene. La prima tentazione del filosofo è starsene lì; poi subentra il dovere filosofico di spiegare il mondo esterno agli uomini; il filosofo nella caverna non ci vede più ed è deriso; se dà fastidio viene ucciso (Socrate); chi interpreta le ombre sono i falsi sapienti.
3.
Per Platone i gradi della conoscenza sono 4: 2 appartenenti al mondo sensibile e 2 al mondo razionale. La forma di conoscenza più bassa è la congettura o immaginazione (eicasia) che ha per oggetti le ombre o le immagini dell’oggetto e quindi rappresenta la conoscenza delle cose in modo superficiale e slegato. La migliore conoscenza del mondo sensibile è la credenza (pistis) che ha come oggetto le cose sensibili, è praticamente quando costruiamo delle immagini in tre-dimensioni degli oggetti. Il grado di conoscenza più basso per quanto riguarda il mondo razionale è la conoscenza discorsiva o matematica, in quanto la matematica è più vicina rispetto alle idee al mondo sensibile ed è inferiore alla filosofia perché sviluppa dei ragionamenti partendo da punti ipotetici. Al primo posto della conoscenza c’è quella di tipo noetico, in quanto ha dimostrazione su tutto e perché tratta dei problemi più importanti, ovvero l’uomo e la città.
4. Per Platone l’educazione deve avvenire secondo gradi. All’inizio i bambini devono studiare musica e ginnastica, successivamente si deve studiare matematica fino ai 30 anni, poi da 30 a 35 anni si deve studiare Filovia e Dialettica e infine dai 35 ai 50 anni si deve prestare servizio militare. Solamente chi riuscirà a passare tutti questi test, potrà diventare un buon reggitore, ovvero un buon re-filosofo.
5. Platone vede negativamente l’arte in quanto è imitatrice di un qualcosa che già imita. Infatti l’arte rappresenta in una maniera imperfetta ciò che c’è nella realtà, che a sua volta è una copia imperfetta delle idee. L’arte è quindi due volte distante dalle idee, e ciò la rende negativa ( motivo Ontologico ). Però è anche vero che Platone la considera negativamente perché è pericolosa, attraente e ci allontana dalla verità ( motivo Etico ), poi le opere d’arte rappresentano gli aspetti meno nobili dell’uomo ( motivo Morale ), e infine perché coincide con la tradizione greca che lui odia tanto.
6. Fondamentalmente i problemi sono due. Il primo è che Platone deve ancora convincere sul rapporto che c’è tra le idee e le cose. Il secondo è quello relativo a come debba essere giustamente pensato il mondo delle idee.
7. Per operare il parmenicidio, Platone elabora la teoria dei generi sommi. Ovvero Parmenide concede a Platone che l’essere è e il non essere non è. Ma Platone risponde dicendo che l’essere è identico a sé stesso, ma se è identico, essere e identico non sono la stessa cosa altrimenti non avrebbero nomi differenti, e quindi il diverso esiste. Il diverso è ed identico a sé stesso, ma diverso dall’identico e dall’essere. Poi gli altri generi sommi sono il moto, che è la capacità che le idee hanno di relazionare, e la stabilità che è l’idea che sta in sé stessa.
8. Per Platone l’errore è il dire qualcosa di diverso da come esso effettivamente sta.
9. Per Platone l’essere è qualunque cosa si trovi in possesso di una qualsiasi possibilità o di agire o di subire un’azione anche minima e anche per una sola volta.
10. Per Platone la dialettica è la somma scienza che attraverso un procedimento dicotomico, ovvero mediante identificazione diversificazioni, consente di definire un’idea. Si parte da un’idea generale e la si scompone secondo i due opposti, facendo così in modo che non si trovino altre alternative.
11. Nel Timeo Platone vuole spiegare che rapporto ci sia tra il mondo trascendente delle idee e il mondo immanente. Per farlo, inventa il mito del Demiurgo. All’inizio dei tempi c’era il mondo delle idee, il Demiurgo, e la chora, un caos di materia. Il Demiurgo è un Dio Plasmatore perché cerca di plasmare la chora per darle una forma come quella delle idee, non riuscendoci perché la materia spinge all’informe. Poi il Demiurgo ha generato il tempo, che è l’immagine mobile dell’eterno, e significa che il tempo, con il suo andamento regolare misurato dal movimento degli astri, rappresenta l’ordine immutabile dell’eternità.
12. No, Platone non ha una visione meccanicista del cosmo perché lui afferma che il Cosmo ha un fine che è quello di avvicinarsi al mondo delle idee, e quindi ha una visone finalista.
13. Platone mette in bocca a Parmenide alcune obiezioni. La prima è che l’idea partecipa a molte cose, moltiplicandosi, mentre invece è solo una ed unica. La seconda è che non riesco a stabilire un’idea, dal momento che esiste l’idea che si riferisce ad un gruppo di cose, ma esiste l’idea dell’idea che racchiude quelle determinate cose, e così via.
14. Per Platone la conoscenza ha una finalità politica, mentre per Aristotele la filosofia ha come scopo una conoscenza disinteressata del reale. Platone ritiene che il ruolo del filosofo sia quello di reggitore della città ideale, mentre per Aristotele uno scienziato-professore. Platone ha un’ottica verticale e gerarchica della realtà, mentre Aristotele una orizzontale e unitaria. Platone ha un modo aperto di filosofare, con ragionamenti incompleti, mentre Aristotele ha un sistema chiuso, un insieme fisso e immutabile di verità connesse. Infine a Platone interessano le scienze matematiche, mentre ad Aristotele le scienza naturali.
15. La filosofia è un insieme di tre scienze:
a. Scienze teoretiche, che hanno per oggetto il necessario, ovvero ciò che non può essere diverso da come è, ricercano il sapere per sé medesimo, cioè come fine a sé stesso e “non servono a niente, hanno già soddisfazione”. Esse sono:
➢ Metafisica, che ha per oggetto la realtà soprasensibile e l’essere in quanto essere.
➢ Fisica, riguardo le cose sensibili, gli esseri animati (psicologia) e il moto.
➢ Matematica, che studia le quantità.
b. Scienze pratiche, che hanno per oggetto il possibile, ricercano il sapere come mezzo per la perfezione morale, cioè la modificazione di sé. Esse sono:
➢ Etica, riguardo la condotta e il fine dell’uomo come singolo
➢ Politica, riguardo la condotta e il fine dell’uomo, ma come parte di una comunità.
c. Scienze Poetiche, che hanno per oggetto il possibile, ricercano il sapere come mezzo per produrre oggetti determinati fuori di sé. Esse sono moltissime, pittura, arte…
16. La logica è uno strumento ( organon ) utilizzato in ognuna delle scienze. E’ la scienza che tratta della forma che deve avere il discorso vero, ovvero quello capace di dimostrare qualcosa. Aristotele la chiama Analitica, attraverso cui riesco a vedere le componenti del discorso vero.
17. La metafisica studia ciò che sta oltre alla fisica. Aristotele la chiama Filosofia Prima o Teologia, perché è quello studio che viene fatto prima di tutti, è la più importante, tratta di ciò che è utile a tutte le scienze, di una dimensione divina. Indaga:
a. Cause e i principi primi
b. L’essere in quanto essere
c. La sostanza
d. Dio come realtà soprasensibile
Rimandano strettamente l’uno all’altra. La metafisica ha in sé stessa uno scopo, ma risponde ai perché ultimi. La metafisica studia l’essere in quanto essere e le sue proprietà, studio della totalità e Dio.
18. I significati dell’essere sono: essere come:
a. Categorie
Oggetto della Metafisica
b. Atto e potenza
c. Accidente Non c’è scienza
d. Vero Oggetto della logica
19. Le categorie sono le caratteristiche fondamentali, generalissime e necessarie della struttura dell’essere. Esse sono:
a. Sostanza Ha sussistenza autonoma, è la più importante
b. Qualità
c. Quantità
d. Relazione
e. Agire Presuppongono la sostanza Potenza ed atto
f. Subire
g. Dove
h. Quando
La sostanza è polo unificante e centro di riferimento di tutte le categorie e di tutti i significati dell’essere. Ogni significato dell’essere è o sostanza o una categoria.
20. Le categorie dal punti di vista:
a. Ontologico (della realtà) : sono i modi fondamentali in cui la realtà si presenta, i generi supremi dell’essere
b. Logico (del linguaggio e del pensiero) : sono i predicati fondamentali entro cui si collocano tutti gli altri predicati possibili.
21. La domanda che cos’è l’essere diventa quindi che cos’è la sostanza. Quindi la sostanza è ogni individuo concreto che è “per sé”, ossia che ha vita propria e che funge, in quanto tale, da soggetto reale di proprietà e soggetto logico dei predicati. La sostanza è la natura necessaria di un essere, ed è quindi l’equivalente ontologico del Principio di non contraddizione.
La sostanza è costituita da materia e da forma. La materia è il materiale recettivo, sostrato della variazione e può diventare materia di un altro sinolo. La forma è la natura propria, ciò che rende la sostanza tale, è l’essere dell’essere. Il sinolo è l’insieme della materia e della forma. La sostanza è quindi l’essenza dell’essere. La sostanza con solo forma è Dio.
22. Tutte le scienze si auto-costituiscono per astrazione del proprio oggetto specifico, quindi le scienze stabiliscono i principi generali e assiomi per definire il loro oggetto, distinguendolo dagli altri. Quindi anche la filosofia astrae il suo oggetto specifico, attraverso il Principio di non Contraddizione. Esso afferma da un punto di vista:
a. Logico: che è impossibile negare la medesima cosa insieme (nello stesso tempo) inerisca e non inerisca a una medesima cosa sotto il medesimo rispetto.
➢ Impossibilità logica di affermare e di negare nello stesso tempo un predicato introno a uno stesso oggetto.
b. Ontologico: che è impossibile che la medesima cosa insieme sia e non sia
➢ Impossibilità ontologica che un certo essere sia e insieme non sia, quello che è.
Il PNC afferma quindi che ogni essere ha una natura determinata che è impossibile negare su di esso, natura necessaria.
23. L’accidente è ciò che capita, tutto ciò che non è necessario, ma casuale.
24. I filosofi fanno filosofia perché provano meraviglia (tauma) di fronte all’essere, e quindi cercano di prevedere e controllare l’ignoto. C’è quindi una scienza delle cause, che sono le specificazioni della sostanza, vera causa e principio dell’essere. Le quattro cause sono:
a. Formale: il modello, l’essenza necessaria
b. Materiale: ciò di cui una cosa è fatta e che rimane nella cosa
c. Efficiente: ciò che dà inizio al movimento o alla quiete
d. Finale: lo scopo a cui le cose tendono
Nei processi naturali la causa formale, quella efficiente e quella finale sono una cosa sola, mentre nei processi artificiali possono essere distinte.
25. Le critiche che Aristotele fa alla teoria delle idee di Platone sono:
a. Egli pensa fuori la natura delle cose dalla natura delle cose stesse, perché parla di idee, paradigmi trascendenti, ovvero cause formali, che stanno fuori dalle idee.
b. Le idee sono inutili doppioni, perché se attribuisco ad ogni idea un concetto, finisco per aumentarne il numero.
c. Teoria del terzo uomo, c’è l’idea che comprende l’idea e così via.
d. Le idee immobili non spiegano il movimento delle cose.
26. Potenza è la materia priva di forma, di tutte le determinazioni, assolutamente indeterminata, sostrato: potenza pura. È la possibilità della materia di assumere una certa forma. Atto invece è la realizzazione di una possibilità, è realizzazione di forma. Atto puro: Theos. L’atto è prioritario alla potenza gnoseoligicamente, perché la conoscenza della potenza presuppone la conoscenza dell’atto, cronologicamente, perché il seme che dà origine ad una pianta deve necessariamente essere derivato da un’altra pianta, e ontologicamente perché esso costituisce la causa, il senso, il fine della potenza.
27. Parmenide proibisce il movimento perché è impossibile pensarlo in quanto sarebbe un passaggio da un non essere all’essere. Mentre Aristotele lo pensa come passaggio da potenza ad atto, ovvero da materia pura a forma, per arrivare ad una forma finale perfetta che è Theos. All’inizio di questa catena c’è materia pura, totipotente, che quindi può diventare qualsiasi cosa.
28. C’è il movimento, e ogni cosa è mossa perché c’è qualcosa che l’ha fatta muovere e così via. Ogni movimento ha un movente. Tuttavia non potendo risalire all’infinito perché altrimenti non ci sarebbe un ora, a monte deve esserci un motore immobile causa di ogni possibile mutamento. Questo qualcosa è eterno e l’unica cosa eterna è Dio.
29. I caratteri del Dio Aristotelico sono:
a. Primo motore immobile, ovvero causa prima finale, però può muovere il resto.
b. Atto puro e quindi pura forma, altrimenti cambierebbe.
c. Sostanza incorporea
d. Essere eterno
e. Vita
f. Perfezione
g. Pensiero di sé stesso
h. Movente dei cieli
i. Amato
30. Il concetto è l’insieme degli elementi unificati, sulla base del fatto che abbiano qualità in comune, si differenziano in base a quanti elementi contengono. Non è né vero né falso, ma si colloca all’interno di un discorso.
31. La specie è un concetto che possiede un maggior numero di caratteristiche, ma che può aver un minor numero di individui.
32. Il genere è un concetto che possiede meno caratteristiche ma può avere un maggior numero di individui.
33. Comprensione: insieme delle note o delle qualità caratteristiche di un concetto. Estensione: numero degli esseri cui fa riferimento un concetto.
34. La proposizione è la combinazione di concetti che producono asserzioni (frasi affermative), cioè frasi che possono essere vere o false. È espressione verbale di un giudizio, ovvero l’atto mentale con cui uniamo o disuniamo un concetto da un altro secondo la struttura base soggetto-predicato. La veridicità o la falsità di una proposizione consiste nell’unificare ciò che è realmente unito, oppure nel disunire ciò che è disgiunto. Mentre l’errore sta nell’unire il disgiunto e nel disgiungere l’unito.
35. Le proposizioni possono essere da un punto di vista della qualità (unione o meno tra soggetto e predicato):
a. Affermative
b. Negative
Da un punto di vista della qualità:
a. Universali
b. Particolari
c. Singolari
Da un punto di vista della modalità:
a. Asserzioni
b. Possibilità
c. Necessità
i. Due proposizioni contrarie (AU e NU) possono essere entrambe false ma non entrambe vere.
ii. Due proposizioni contraddittorie (AU e NP, NU e AP) sono necessariamente una vera e l’altra falsa.
iii. Due proposizioni sub-contrarie (AP e NP) possono essere entrambe vere, ma non entrambe false.
iv. Due proposizioni subalterne (AU e AP, NU e NP) sono tali che la verità dell’universale implica la verità della particolare, mentre la falsità della particolare implica la falsità dell’universale.
36. Il ragionamento avviene quando ci sono dei nessi logici, un sequenza tra una parte precedente chiamata antecedente e una parte successiva chiamata conseguente. La forma di ragionamento per eccellenza è il sillogismo.
37. Il sillogismo è quel ragionamento secondo cui poste 2 premesse per il solo fatto che sono date, ne segue una conclusione. I termini sono:
a. Medio: quello che appare in entrambe le premesse ma non nella conclusione.
b. Estremo maggiore: quello che è più esteso.
c. Estremo minore: quello meno esteso.
Le forme possibili di sillogismo sono 256 (4^4), ma i sillogismi validi sono solo 19.
38. La validità per un sillogismo è necessaria. La verità di una conclusione la si ha solo quando le due premesse sono vere, ma così sì risalirebbe all’infinito. Ma c’è un punto di partenza, un Assioma: IL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE, che è indimostrabile, perché anche chi lo nega, finisce per ammetterlo perché quello che dice è quella cosa lì, e non altro.
Verità delle premesse:
➢ Coerenti e ricavabili dai principi primi, dal principio di non contraddizione che implica il principio di identità secondo cui una cosa è se stessa e il principio del terzo escluso, secondo cui tra due contraddittori, non c’è un terzo.
➢ Produrre le definizioni di ciò di cui si parla.
➢ Induzione.
Intuizione Intellettuale
39. Il PNC è:
• Il più saldo, sempre vero.
• Il più noto, non si può cadere in errore.
• Primo, non è derivabile.
• Autoevidente, non dimostrabile ma impossibile negarlo, perché anche chi lo nega, lo utilizza.
• Proposizione non contraddittoria la quale consiste nell’individuare il genere prossimo e della differenza specifica.
40. Deduzione: Concetti universali, dall’universale al particolare.
41. Induzione: si basa sull’esperienza, dal particolare all’universale, non consente di dire la verità sull’universale.
42. Sillogismi dialettici: ragionamenti che si basano su premesse probabili.
Aristotele è dualista e non relativista.

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