Bergson e spritualismo bergsoniano

Materie:Tesina
Categoria:Filosofia

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Testo

Berson
Spiritualismo Bergsoniano
“La memoria non è la facoltà di classificar ricordi in un cassetto o di scriverli su di un registro. Non c'è registro, non c'è cassetto; anzi, a rigor di termini, non si può parlare di essa come di una "facoltà": giacché una facoltà funziona in modo intermittente, quando vuole o quando può, mentre l'accumularsi del passato su se stesso continua senza tregua. In realtà, il passato si conserva da se stesso, automaticamente. Esso ci segue, tutt'intero, in ogni momento: ciò che abbiamo sentito, pensato, voluto sin dalla prima infanzia è là, chino sul presente che esso sta per assorbire in sé, incalzante alla porta della coscienza, che vorrebbe lasciarlo fuori” (Evoluzione creatrice)
“Il nostro io interiore, quello che sente e si appassiona, che delibera e si decide, è una forza i cui stati e le cui modificazioni si compenetrano intimamente, e subiscono un’alterazione profonda quando li si stacchi per svilupparli nello spazio. Ma poiché questo io più profondo forma una sola e identica persona con l’io superficiale, i due sembrano necessariamente durare nella stessa maniera ” (Saggio sui dati immediati della coscienza)
Contestualizzazione
Le principali teorie da cui si origina o si differenzia lo spiritualismo bergsoniano sono le seguenti:
-Romanticismo del XIX sec.
-Idealismo
-Positivismo
-Spiritualismo
-Filosofia dell’azione
Romanticismo del XIX Secolo
Analogie(≡) e differenze (≠) con la filosofia di H. Bergson:
≡ Il sentimento come capacità di penetrare nell’intima essenza dell’uomo, dell’universo e di cogliere il divino: va inteso come sentimento spirituale (Schlegel), potenziato dalla riflessione.
≡ Il culto dell’arte come ciò che anticipa il senso logico e lo completa, ossia l’identificazione con l’intuizione e la creatività estetica.
≠ Il pensiero come sogno del sentimento (Novalis) e l’uomo che mendica nel pensare ed è divino nel sognare (Hölderlin) introducono un’evasione dal concreto e un agognato recupero dell’armonia con la natura, promosso dal Sehnsucht (desiderio struggente); estranei in tali estremi alla coscienza problematica, all’homo faber e all’evoluzione spirituale e sociale di Bergson.
≠ La libertà della fruizione estetica romantica non include il senso del limite e il confronto con l’ostacolo, insita nella visione della vita e nella morale assoluta bergsoniana.
≡/≠Divergenze nelle fasi del romanticismo sull’interpretazione del senso dell’Infinito:
≠ Il primo Romanticismo esalta l’immedesimazione tra finito e Infinito, la figura della coscienza come manifestazione compiuta del divino, ossia il finito è la realizzazione vivente dell’Infinito (panteismo naturalistico spinoziano-goethiano o panteismo idealistico hegeliano).
≡ La seconda fase del Romanticismo (metà del sec. XIX) distingue il finito dall’Infinito, connotando il primo come rivelazione dell’Essere Assoluto o di un Dio trascendente e teista, il quale dà luogo a manifestazioni parziali nel mondo. La stessa tradizione romantica intende la storia come manifestazione provvidenziale in cui l’imperfezione, la decadenza e l’errore vengano riscattati nella totalità del processo.

Bergson aderisce a quest’ultima teoria, ma la storia evolutiva in lui perde di finalismo per acquisire in spontaneità viva
Idealismo
Analogie(≡) e differenze (≠) con la filosofia di H. Bergson:
≡/≠ Idealismo gnoseologico:
≡ La definizione wolffiana della sola esistenza ideale dei corpi all’interno dell’anima, l’idealismo problematico di Cartesio (indimostrabilità esistenza oggetti esterni) o quello dogmatico di Berkeley (le cose nello spazio sono immaginarie) influiranno sui filosofi spiritualisti, riducendo l’oggetto di conoscenza a pura immagine o rappresentazione soggettiva.
≠ Seppure il processo conoscitivo e i suoi criteri guida siano stabiliti nella e per la coscienza, per Bergson la conoscenza percettiva e la pratica operativa necessitano del corpo come medium e come selettore nell’insieme di rappresentazioni del ricordo-immagine più idoneo. Le immagini non sono solo realtà percettive, ma anche entità esterne.
≡/≠ Idealismo metafisico (trascendentale, soggettivo, assoluto):
≡ Abolisce ogni realtà non ideale e si rifà al principio trascendentale dell’Io penso come capacità creatrice ed infinita, procede attraverso un processo razionale dialettico di sintesi degli elementi opposti (monismo) e fa riscoprire all’interno dell’uomo la Coscienza infinita o Spirito assoluto (immanenza). Condivide con lo spiritualismo la critica alle descrizioni scientifiche oggettive dei fatti naturali (materia e leggi meccanicistiche-deterministiche), in quanto conoscenze approssimative o mere apparenze, e la priorità dell’elemento spirituale.
≠ L’introspezione interiore è l’elemento chiave d’autocomprensione, di guida e interpretazione della realtà e della condottà morale, ma la coscienza non crea tutto ciò che esiste. Infatti, per Bergson, la coscienza è limitata, condizionata dalle situazioni e dalle convenzioni intellettuali-linguistiche proprie dell’homo faber. La scienza va tenuta in considerazione, ricondotta a competenza tecnico-pratica, mentre l’Assoluto-Dio è il principio spirituale che trascende il divenire. La libertà del flusso spirituale non segue alcun ordine razionale dialettico.
Positivismo
Analogie(≡) e differenze (≠) con la filosofia di H. Bergson:
≡ Il Positivismo, che descrive un sapere reale, effettivo, sperimentale e dotato di una fecondità ed efficacia pratica, mostra alcuni aspetti ricorrenti: a) l’unico oggetto di conoscenza sono i fatti naturali osservabili e l’unico metodo valido è quello scientifico; b) la filosofia interpretata come strumento di speculazione sulle impostazioni scientifiche e di riordino sintetico e generale dei risultati dei saperi specialistici; c) estensione del metodo scientifico a tutti i campi, compresi quelli umani e societari (es. sociologia); d) il progresso scientifico è alla base del superamento della crisi umana e della riorganizzazione globale della società.
Bergson è critico nei confronti di questa visione positivistica, interpretata come scientista, che svaluta gli stati psichici umani (sensazioni, volizioni…) come dati misurabili, precludendo la dimensione spirituale dei valori estetici, morali e religiosi e dissimulando nell’immutabilità la libertà e contingenza del conoscere.
≠ La fiducia positivista nella razionalità intellettiva che osserva-rileva, scompone, manipola e calcola quantitativamente la materia e i fatti esterni, l’esaltazione della scienza a scapito della metafisica, la visione laica e immanente della vita ne fanno un campo diametralmente opposto alla filosofia bergsoniana.
≠ L’infinitizzazione della scienza positiva, cui si riducono i fatti naturali e sociali con le loro leggi costanti di funzionamento, negano la spiritualità umana e presentano una versione semplificata e convenzionale della vita.
≠ La visione comtiana del superamento degli stati teologico e metafisico, per giungere a quello scientifico delle leggi effettive (relazioni invariabili di successione e somiglianza tra fatti osservati ripetutamente), e la teoria dell’evoluzione darwiniana con il suo criterio di selezione naturale, producono una totalità processuale necessaria: ogni evento segna un sicuro progresso rispetto al passato e diviene condizione per un’ulteriore e cumulativa crescita futura.
La critica bergsoniana, in questa ipotesi, si dirige contro la logica deterministica insita in ogni teoria meccanicistica o nella certezza del progresso umano, attraverso una scienza priva di un supplemento d’anima.
≡ La scienza è necessaria all’uomo per sopravvivere e per il perseguimento dell’utile, purché guidata dalla coscienza responsabile e ricondotta alla sua vera condizione: filosofia pratica diretta allo sviluppo di competenze tecniche e specialistiche, esclusa da ogni indagine teoretica.
Spiritualismo
Analogie(≡) e differenze (≠) con la filosofia di H. Bergson:
≡ Lo Spiritualismo, in tutte le sue forme, propone il principio della coscienza, come processo di comprensione e guida nella vita; adotta il metodo dell’introspezione e del ripiegamento interiore; intuisce uno Spirito-Essere trascendente e spesso teistico a capo del divenire psichico, socio-morale e tecnico-pratico; presuppone la subordinazione di ogni conoscenza, anche fisico-naturale, all’interpretazione riflessiva nell’interiorità.
≡ Bergson si rifà in modo particolare allo Spiritualismo francese (Maine de Biran, Felice Ravaisson Mollien…), ma specie alla teoria contingentistica di Émile Boutroux; secondo cui aspetti originali di novità e libertà impediscono di ridurre gli ordini superiori (vita) a quelli inferiori (corporeità e movimento), come pure di equiparare leggi fisiche e chimiche al meccanicismo o leggi biologiche, pisicologiche e sociali alle prime.
≠ Nonostante la sua metafisica si origini all’interno dello Spiritualismo, Bergson non è incline a isolare e astrarre la spiritualità dall’universo materiale e dall’esistenza corporea, perché la sua è una coscienza inserita nel circuito della concretezza, condizionata e problematica, non certo l’effetto di un miraggio. Pertanto non bisogna eludere o trascurare i risultati della scienza, ma confrontarsi con essi, mostrandone la vera natura anche attraverso la critica della scienza e la filosofia pragmatica.
Filosofia dell’azione
Analogie(≡) e differenze (≠) con la filosofia di H. Bergson:
≡ La Filosofia dell’azione conferma i temi spiritualistici del carattere morale e religioso della propria speculazione, aderendo all’auscultazione del processo interiore. Tuttavia rispetto allo Spiritualismo puro, sottolinea la disposizione originaria e decisiva dell’uomo ai valori attivi (volizioni, desideri, motivazioni ad agire, tensione creativa…), emarginando l’atteggiamento contemplativo o la riflessione teoretica. L’azione va interpretata come impegno e impeto interno rivolto a fini pratici, ossia atto morale o libera creazione, paragonabile alla ragion pratica kantiana.
Bergson recupera i temi del divenire incessante e della libertà della coscienza, anche se lo spirito attivo individuale viene tramutato in una forza vitale, universale e originaria, che non ascolta che se stessa e si dirama nelle varie specie viventi in forme, impeto e abilità differenti.
≡ La metafisica bergsoniana è influenzata in particolare da Léon Ollé Laprune con la sua certezza morale, come sforzo conoscitivo contrassegnato dall’impegno morale, e dall’Azione di Maurice Blondel, essenza insoddisfatta di ciò che l’uomo è e può diventare, la quale tende ripetutamente all’Assoluto. La soddisfazione dell’appagamento parziale e provvisorio della volontà dipende da un intervento trascendente dell’Assoluto divino, attratto dall’adesione personale ad un’esigenza intrinseca (Immanentismo che confluirà nel Modernismo).
≠ In Bergson non si rileva una subordinazione dell’influsso estetico, contemplativo e teoretico, rispetto alla volontà attiva. Vi è solo una distinzione di competenza tra piano dell’azione, affidato all’intelligenza sulla base delle percezioni corporee, e piano della spiritualità, metafisico e vissuto nell’intuizione.
Cenni biografici
VITA: Nasce a Parigi il 18-10-1859 e muore il 4-01-1941. Si sposa con la cugina di M. Proust e ha una figlia. Rifiuta l’esenzione dalle liste antisemite dei nazisti, per condividere il destino della propria stirpe.
Iniziale interesse per il positivismo: la sua prima pubblicazione è la brillante soluzione di un problema matematico.
STUDI: frequenta il liceo Fontaine e poi l’Ecole Normale Supérieure, dove si laurea in lettere e matematica. A questo segue il concorso per professore associato di filosofia nel 1881 e ottiene il dottorato in filosofia (1889), attraverso due dissertazioni, una delle quali in latino.
INSEGNAMENTO: insegna in vari licei francesi (licei di Angers, Blaise Pascal, Henri-Quatre) e tiene lezioni universitarie nell’Auvergne.
Nel 1898 diviene Maître de conférences presso l'Ecole Normale Supérieure e viene in seguito promosso al ruolo di professore.
Nel 1899 viene nominato professore al Collège de France, dove accetta la cattedra di Filosofia greca e nel 1904 succede alla cattedra di Filosofia moderna di Gabriel Tarde: si ritira nel 1921, lasciando l’incombenza all’allievo Eduard Le Roy.
LEZIONI ACCADEMICHE: in Inghilterra all’University of Oxford, dove tenne due lezioni intitolate La Perception du Changement; "lezione Huxley" all’Università di Birmingham, scegliendo come argomento La Vita e la Coscienza; negli Stati Uniti, su invito della Columbia University di New York, dove tenne lezioni in diverse città statunitensi vertendo sugli argomenti: Spiritualité et Liberté e il Metodo della Filosofia.
CONGRESSI INTERNAZIONALI DI FILOSOFIA: presente al Primo Congresso Internazionale di Filosofia a Parigi nel 1900, lesse un breve, ma importante articolo Sur les origines psychologiques de notre croyance à la loi de causalité (Sulle origini psicologiche della nostra credenza alla legge della causalità); assiste al Secondo Congresso Internazionale di Filosofia, dove tenne relazioni su Le Paralogisme psycho-physiologique (nuovo titolo, Le Cerveau et la Pensée: une illusion philosophique); partecipa al Quarto Congresso Internazionale di Filosofia svoltosi a Bologna, dove tenne un brillante discorso su L'Intuition philosophique.
OPERE PRINCIPALI: Saggio sui dati immediati della coscienza (1889, una delle due dissertazioni sul dottorato in filosofia); Materia e memoria (1896); Il riso. Saggio sul significato del comico (1900); Introduzione alla metafisica (1903); L'evoluzione creatrice (1907); L’energia spirituale (1919); Durata e simultaneità (1922); Le due sorgenti della morale della religione (1932); Il pensiero e il movente (1934, raccolta di saggi e conferenze).
ALTRI RICONOSCIMENTI: nel 1914 i suoi concittadini lo eleggono membro della Académie française; diviene presidente della Académie des Sciences morales et politiques, ufficiale della Légion d'honneur e ufficiale della Instruction publique. Nel 1928 ottiene il nobel per la letteratura.
Tempo spazializzato / durata reale e libertà
Op. di rif. Saggio sui dati immediati della coscienza (1889)
H. Bergson cerca un’analisi dei dati immediati della coscienza (sensazioni, sentimenti, desideri, passioni), che sia rispettosa dell’esperienza, ma depurata dal metodo scientifico-intellettivo di conoscere, perché questo separa e distingue la realtà in entità materiali, per poi attribuirle concetti astratti.
La riconquista dell’autentico flusso spirituale umano deve avvenire, perciò, attraverso un cambiamento di metodo:
➢ Sostituire alla scienza, che adopera come suo strumento l’intelligenza, una ricerca psicologica di tipo introspettivo, basata sull’intuizione qualitativa dell’esperienza. La scienza, infatti, scompone il mondo esterno, materiale ed esteso, in tante unità omogenee ed uniformi, che le permettano un agevole riordino e manipolazione, per poi designarle con un nome identificativo convenzionale e generico.
La coscienza non può essere spiegata come unica e molteplice, poiché riunisce ambo gli aspetti in una totalità dinamica, né può essere descritta in via definitiva da un concetto intellettuale. Essa, per non essere snaturata quantitativamente, deve essere compresa dall’interno come un movimento unico e continuo, che cresce su di sé, conservando un passato indefinito.
Procedendo, successivamente, all’analisi dei contenuti spirituali, possiamo constatare:
➢ La natura degli stati di coscienza è qualitativa e la stessa intensità non è misurabile come una grandezza fisica: ciò è particolarmente vero per sensazioni vissute interiormente (gioia, noia…), ma anche per percezioni prodotte da cause esterne. Infatti, l’autenticità e la forza della sensazioni non dipendono dallo spazio maggiore o minore occupato nella memoria o dal fatto che un cumulo graduale esercita una maggiore pressione sulla nostra consapevolezza, ma consistono in stati d’animo diversi, alternativi e nel mutamento di qualità psichiche, quasi che una grossa paura potesse generare dapprima terrore, poi stupore e al suo scemare una sensazione di freddezza e impotenza.
➢ La relazione di questi stati psichici è unitaria senza essere statica, eterogenea-molteplice senza distinguersi ed esteriorizzarsi in singole quantità.
Dalla necessità di superare gli aspetti positivisti dell’evoluzione meccanicista di H. Spencer e nel rispetto della divisione cartesiana tra estensione e spirito, Bergson deriva i suoi principi fondamentali:
➢ TEMPO:
➢ Tempo spazializzato: nasce dall’esigenza della fisica e delle altre scienze di rendere misurabili con precisione e comprensibili con chiarezza gli eventi indivisi e disordinati del mondo esterno. Il tempo viene scisso in singoli istanti quantitativi (secondi o millesimi di secondo), uguali, separati ed esteriori, che vengono giustapposti o sovrapposti nello spazio ideale o reale, spogliati degli aspetti qualitativi che li rendono irriducibili. Ogni istante è simultaneo agli altri e occupa uno spazio omogeneo, separato da intervalli costanti di sospensione, e la successione camuffata è determinata dalla posizione occupata in questo spazio (prima-dopo).
I caratteri di questo tempo sono la determinazione numerica e quantitativa, la reversibilità, l’astrazione, l’esteriorità e la spazializzazione. Viene rappresentato come una linea retta cosparsa di punti uguali e distinti (ad es. una collana di perle), in cui il passato si spegne nel presente e questo nel futuro, perché è sviluppo prevedibile e calcolabile a partire dalle condizioni attuali.
➢ DURATA REALE: sebbene in questa fase Bergson attribuisca la sua visione temporale solo alla realtà psichica della coscienza, senza estenderla al mondo vivente, la sua interpretazione della successione è basata sulla eterogeneità qualitativa degli attimi vissuti e nega il rapporto instaurato dalla psicologia scientifico-sperimentale tra dati interni e fatti esterni, all’interno del circolo stimolo-risposta. Oltre a ciò gli stati d’animo sono inglobati in un divenire spirituale che conserva indefinitamente la totalità del passato e si sviluppa creativamente e imprevedibilmente verso il futuro. Questo flusso unico e continuo non si arresta e non si separa, ma si compenetra e arricchisce sempre più, in quanto sforzo alla propria maturazione in cui vecchio e nuovo oscillano senza soluzioni di continuità immortalabili.
I singoli stati coscienziali non sono parti, ma modalità originali e irripetibili nell’unità del flusso spirituale. Per questo si dice che l’attimo di un esame dura un’eternità o una vita con una persona amata è troppo breve.
Ecco perché Bergson, usa il termine durata per indicare il contemporaneo divenire e permanere dell’anima, mentre usa il termine reale per indicare la verità dinamica interna contrapposta alla verità oggettiva della scienza, misurabile in un tempo spazializzato che ha perso i caratteri della vita e del cambiamento.
La durata reale si identifica con l’essenza personale.
I caratteri del tempo vivente sono la qualità, l’irreversibilità, l’interiorità, la concrescita continua e caotica dei vari momenti, alla stregua di una valanga e di un gomitolo. Il presente non è congelato in un momento definito e transitorio, ma è allargato alla conservazione dell’immediato passato e all’anticipazione dell’immediato futuro.
➢ LIBERTÀ: consiste nella sottrazione della spontaneità spirituale alla logica deterministica, secondo cui una data realtà produce sempre necessarie conseguenze. Come nel mondo fisico ad una causa segue un effetto, così nel mondo psichico ad un motivo (odio, desiderio…) segue un atto di volontà o pensiero. Ma, se il tempo spazializzato presuppone la distinzione dei due momenti, uno successivo all’altro e uno agente sull’altro, per il tempo reale essi non sono parziali o esterni, ma provvisorie e mutevoli espressioni di una personalità unica. La libertà non è l’estemporanea rottura di catene causali, ma la spinta spontanea e incondizionata con cui lo spirito aderisce alla sua ultima ri-creazione.
Memoria Percezione
Op. di rif. Materia e Memoria. Saggio sulla relazione tra il corpo
e lo spirito (1896)
La necessità di superare i dualismi di corpo-spirito, estensione-materia, necessità libertà, che contrassegnano l’intellettualismo con le sue categorie rigide, astratte e inadatte a cogliere la durata mutevole e spontanea, conduce Bergson all’indagine della relazione tra corpo e spirito. D’altronde l’evoluzionismo spiritualistico con il suo parallelismo psico-fisico, riduceva, secondo il filosofo francese, la coscienza ad epifenomeno dei dati fisici sull’attività cerebrale (psicologia materialistica e psicofisiologia), perché faceva del pensiero una conseguenza funzionale del cervello o ricercava la chiave psicofisiologica per transitare dal materiale allo spirituale, ritraducendo le associazioni cerebrali in forme d’impiego del contenuto spirituale.
In sostanza Bergson, dopo aver nettamente separato corpo e psiche nel Saggio sui dati immediati della coscienza, cerca d’interpretare i modi del loro rapporto reciproco e sotto quali forme e a quali condizioni interagiscono scambiandosi informazioni.
Tali principi, contrariamente alle convinzioni della psicologia materialistica e spiritualistica, non hanno una differenza di grado (ricordi sono della sensazioni che sfumano nel tempo), ma si distinguono per natura e fine: natura corporea e attiva delle percezioni, inclini al pragmatismo; natura contemplativa e puramente spirituale della memoria psichica, avente come scopo la libertà di ri-crearsi indefinitamente.
L’elemento cruciale per la revisione bergsoniana è il superamento delle diverse teorie sulla formazione delle immagini (in senso lato, immaginazioni), per giungere ad un’interpretazione d’immagine viva e adeguata al senso comune:
➢ Teorie incomplete dell’immaginazione :
a) Teoria realista = l’oggetto percepito esiste anticipatamente alla percezione e non ho prove per dimostrare che questa corrisponda esattamente alla cosa reale (ad es. Cartesio). Non possiamo provare che la mia sensazione di calore o una certa sfumatura di colore abbiano esistenza al di fuori della mia coscienza.
b) Teoria idealista = la rappresentazione di un qualcosa vive solo nella mia esperienza sensibile-intellettuale, dal momento che ciò che non posso conoscere è un nulla quanto a realtà esterna o pura immaginazione (ad es. Berkeley).
➢ IMMAGINE: nasce dall’unione parziale di queste due teorie nella concezione comune, poiché, come dice Bergson, "per immagine intendiamo una determinata esistenza che è più di ciò che l'idealista chiama una rappresentazione, ma meno di ciò che il realista chiama una cosa: un'esistenza che si trova a metà strada tra la cosa e la rappresentazione“.
All’interno del sistema di immagini che è il mondo, quantunque non caotico e sottoposto alla legge naturale, si inserisce quella peculiare immagine che è il corpo (ulteriore passo verso la smaterializzazione della vita):
➢ CORPO: è una particolare percezione che unisce al sentire dei sensi esterni il viversi come affezione interna, costituisce l’ultima immagine ripresa interrompendo il divenire.
Ha la natura di potenza attiva che può selezionare, ordinare o far cadere in obliò le immagini che non servono al soddisfacimento dei suoi bisogni. In questo caso si identifica con l’attività cerebrale, perché può ritradurre in azioni i ricordi e gli orientamenti emersi dalla coscienza oppure collegare selettivamente il mondo esterno con la memoria, integrandone ed aggiornandone il contenuto spirituale.
Il suo fine è pragmatico, tanto da poter sostenere che “il corpo, sempre orientato verso l’azione, ha per funzione essenziale quella di limitare, in vista dell’azione, la vita dello spirito”.
Il suo tempo è il presente, discontinuo e avulso dalla successione, in cui applicare le azioni richieste da necessità pratiche, sulla base di meccanismi motori riflessi o abitudinari o secondo schemi astratti semplificatori: il cervello ha bisogno di costruirsi delle mete (obiettivi immobili) intorno a cui far gravitare il divenire fluido ed imprevedibile della coscienza o dar significato, tracciare un ordine, un campo tra l’apparire e sparire di sensazioni e immagini spirituali.
Tuttavia l’abitudine non può prescindere dalla memoria prossima (elemento spirituale), che rievoca o condiziona i propri interessi o bisogni, tanto nell’attivare meccanismi motori spontanei (ad es. i riflessi fisici) o scelti (ad es. guidare la macchina, recitare al teatro…).
➢ MEMORIA: rappresenta la sede spirituale per eccellenza o meglio il suo amalgamarsi continuo, creativo ed indistinto. In essa ha luogo la vita profonda della psiche e si trovano tutti i ricordi, non impressi come in una foto o conservati come in magazzino, ma fluidi, indistinti e compenetrati come i bagliori di un’energia o di una luce vivida.
Si colloca nella durata reale, perché si arricchisce di ciò che continuamente la vita gli offre, per evolversi in forme nuove che racchiudono e si nutrono del passato come esperienza inconscia.
La memoria oltrepassa e riassorbe la corporeità cerebrale, poiché quest’ultima ha bisogno della coscienza per ritrovare i ricordi con cui identificare, reagire a nuove percezioni o pianificare azioni utili.
Tuttavia, sebbene la memoria-abitudine sia una selezione della memoria pura e necessiti del riconoscimento preliminare della coscienza, la memoria pura appare troppo coinvolta nella contemplazione e nel viversi per saper scegliere dall’insieme ciò che è utile alla propria sopravvivenza e benessere. Questo è un compito che spetta alla percezione-azione, ispirati dalle esperienze passate e dalla propria personalità profonda.
➢ IL CIRCUITO ERRATICO E A DIFFERENTI RITMI TEMPORALI: il percorso, che porta all’interiorizzazione di un’immagine o alla sua rappresentazione simbolica e all’azione conseguente, origina nel processo d’incontro, sempre rinnovato e personalizzato, tra dato afferente e proiezione dei ricordi.
Si possono distinguere tre frasi, senza soluzioni di continuità: a) memoria pura, in cui si agita l’insieme fluido e creativo dei ricordi; b) il ricordo-immagine, quando il cervello evidenzia e concretizza delle idee fisse, già esperite e convalidate dal riconoscimento della coscienza, da inserire in un eventuale schema d’azione, c) percezione; ossia il momento dell’attualizzazione con l’applicazione del ricordo materializzato allo schema motorio migliore, richiesto da quella particolare circostanza.
Questo circolo interno-esterno non agisce meccanicamente, in quanto è defettibile: molti ricordi non riemergono dall’inconscio ad un richiamo diretto e intellettuale del cervello; la contrazione del corpo deve trovare un precario equilibrio con la distensione della coscienza. Inoltre, nel caso di amnesie da lesioni cerebrali, ad essere compromesso è solo quel meccanismo filtrante del cervello, non certo l’energia spirituale e pulsante della coscienza, la quale però viene chiusa nel circolo delirante di un passato che si rinnova senza reale futuro.
“Evoluzione creatrice”
Op di rif. omonima (1907)
➢ OLTREPASSAMENTO DEL MECCANICISMO E DEL FINALISMO: le due filosofie si propongono come due varianti del determinismo. Infatti, per entrambe la materia è composita (aggregazione di particelle preesistenti) e i suoi sviluppi sono intelligibili, anche se per i meccanicisti medianti leggi causali necessarie, per i finalisti sulla base di un piano programmato per il futuro.
Bergson, perciò, rivede criticamente tanto il determinismo spenceriano, quanto quello darwiniano per il loro concetti di progresso migliorativo dell’evoluzione e di adattamento funzionale all’ambiente, che escludono la creatività e la novità dalla dinamica della vita: la natura spreca risorse ed energie nei vari tentativi evolutivi; non effettua le scelte migliori e le scorciatoie, come chi agisca secondo un programma intelligente, ma spreca tempo e adotta una tra le tante vie praticabili.
➢ ESTENSIONE UNIVERSALE DELLO SPIRITO VITALE E SVALUTAZIONE DELLA CONCEZIONE CLASSICA DI MATERIA: secondo Bergson la durata reale e l’impeto creativo vanno estesi sicuramente a tutto il mondo vivente che, nonostante l’individuazione materiale specifica (diversità esteriori tra uomini, animali…), mostra elementi di continuità nella riproduzione biologica aggiornata tra diverse generazioni e di novità nella dinamica della vita stessa (nascita, vecchiaia, crescita fisica, trasformazione caratteriale…).
La stessa materia inorganica viene conosciuta in modo deterministico per la nostra tendenza scientifico-intellettuale a rappresentarci le cose isolandole in uno spazio esterno, per poi manipolarle e ricostruirle secondo i nostri schemi cognitivi-operativi. Appare, infatti, diverso l’atteggiamento del tecnico di laboratorio, che analizza un fiore sulla base del tempo necessario a decifrarne l’appartenenza e suddividerne e classificarne le caratteristiche, dalla durata irripetibile e personale vissuta dallo scienziato sensibile che è incuriosito da questa ricerca e nella stessa investe parte di se stesso, disinteressatamente e a costo di perdere tempo. La materia diviene un intimo ostacolo da superare per permettere alla vita di ritrovarsi e modificarsi in continuità con il suo passato.
➢ CONFIGURAZIONE DELLO SLANCIO VITALE E CREATORE: dal momento che la percezione, esteriorizzando e spazializzando alcune immagini utili all’azione, non può assemblare il reale movimento della vita, è la vita stessa, nel suo tempo dilatato e tumultuoso, ad assorbire, travolgere e dare ragione di cosa sia il corpo e del suo operare mediante strumenti intellettuali.
Poiché l’universo dura, la spiritualità non è più solo il flusso interiore della coscienza, ma la forza creatrice, plastica e imprevedibile del mondo, che nel nuovo fa confluire tutta l’esperienza e la capacità evolutiva sviluppata prima.
Sennonché questa realtà in movimento, che si genera e si dà da sé, per quanto continua non ha un potere illimitato, tanto è vero che non può impegnarsi in tutte le linee evolutive con la stessa forza e abilità creatrice e deve subire la resistenza al mutamento da parte delle specie superiori (ad es. il lento abituarsi a condizioni climatiche, la tendenza alla stanzializzazione).
L’universo diviene un campo di lotta tra vita e materia, dove lo slancio impetuoso e libero della prima prevale, simile alla volontà schopenhaueriana che agisce dal di dentro, a patto di qualche rinuncia alla perfettibilità continua, in forme di vita avanzate, e al sacrificio evolutivo di qualche specie minore.
La materia non è tanto l’ostacolo esteriore posto di fronte alla libera forza creatrice della vita, ma una manifestazione del suo stesso spirito, ossia un limite interno alle possibilità di tale energia a progredire illimitamente sotto quella forma vivente, rifluendo una volta esaurito uno dei suoi slanci direzionali contingenti (uomo, animali, piante…).
➢ DIRAMAZIONE DELLO SLANCIO VITALE UNITARIO: l’energia creatrice si mostra unica in origine e persevera in questa sua forma unitaria durante le sue biforcazioni, senza aderire ad alcun piano finalistico o relazione di causa-effetto e scegliendo liberamente le sue combinazioni viventi tra le tanti possibili. In sostanza, rassomiglia ad una monade leibniziana (tranne che nell’armonia stabilità tra realtà distinte), la quale, pur essendo semplice, inafferrabile e puramente spirituale, permea, anima e muove forme di vita contingenti (animale, umana, inorganica) senza risolversi in esse.
Tuttavia spingendo, analogamente alla volontà di vita schopenhaueriana, con il solo fine di aderire a se stessa e accrescersi, lo slancio vitale si perpetua perennemente in forme ereditarie e tendenti al libero mutamento, confrontandosi con il materializzarsi di ostacoli e condizionamenti all’evoluzione contingente in una specie vivente.
Però, se la vita individuale dell’uomo è costretta ad un’unica scelta tra le tanti inclinazioni evolutive che manifesta dalla nascita, la vita della natura (ricomprendente anche la specie umana) non deve sacrificare in una sola direzione i suoi slanci evolutivi, potendo aprirsi diversi percorsi (specie animali e vegetali), ma perfezionando solo quelli che mostrano vitalità autonoma (coscienza e abilità motorie).
Società-morale-religione
Op. di rif. Le due fonti della morale e della religione (1932)
Lo slancio evolutivo bergsoniano, se non vuole esaurirsi nell’interiorità umana e nella sua spiritualità naturale, deve trovare il suo completamento e inserirsi nel cuore dell’agire sociale, per evitare di cristallizzarsi in forme culturali e istituzionali rigide, che presumono troppo dal loro potere e dal livello di civiltà raggiunto.
Infatti, benché la vita ci abbia conferito un livello di evoluzione sociale pari in organizzazione comunitaria, divisione dei lavori e regole di cooperazione a quelle delle api e delle formiche (Imenotteri); il nostro fare può subire, grazie all’intelligenza, riconversioni tecnico-scientifiche e il nostro obbligo morale (disposizione umana e involontaria al vivere coesi) può manifestarsi nell’intuizione in modi più liberi e non coercitivi.
Pertanto possiamo secondo Bergson, svolgere un parallelo tra due diversi tipi di società, a cui corrispondono due diverse forme di morale e religione, considerando il divenire creatore nella dialettica immobilità/mobilità.
Immobile Società chiusa ≡ morale dell’obbligazione ≡ religione statica
Mobile Società aperta ≡ morale assoluta ≡ religione dinamica
SOCIETÀ CHIUSA
SOCIETÀ APERTA
Società contrassegnata da oppressione, superstizione, impersonalità e annullamento dell’individuo all’interno del corpo sociale dominante.
Società contrassegnata da libertà, coscienza intelligente, condivisione e partecipazione collettiva, valorizzazione dell’originalità spirituale.
É orientata alla conservazione e all’immutabilità delle gerarchie e dei costumi sociali.
É orientata a seguire il flusso della vita e ad apportare tutte quelle modifiche che servano a renderla più democratica e pacifica.
Sollecita il superamento dell’individualismo, la neutralizzazione delle previsioni negative e il dominio scientifico sulla materia.
Sottolinea l’importanza delle personalità particolari, che fungano da guida per il rinnovo socio-morale, appare orientata ad un recupero dell’anima e della spiritualità umana per controllare e limitare lo strapotere tecnico.
MORALE DELL’OBBIGAZIONE
MORALE ASSOLUTA
Istituisce formule che favoriscano l’abitudine alla conformità, l’affermazione irrazionale dell’obbligo, instaura tabù e automatismi sociali, preserva l’appartenenza al gruppo dominante.
Si sottrae all’abitudine e si rifà all’esempio umano e spirituale degli antichi sapienti, dei profeti biblici (santi-eroi), come gli unici che possono imprimere una riscoperta umana spontanea, vivendo una vita alternativa.
La morale apre all’umanità intera, senza oppressioni, privilegi o favoritismi alcuno.
Sfrutta l’archetipo sociale umano, vincendo la stessa resistenza dell’intelligenza, per irreggimentare e far prevalere miti e superstizioni: l’obbligazione morale, in quanto oppressione, è infra-razionale.
L’archetipo sociale diviene la molla per innestare uno sforzo individuale in questo slancio vitale irretito. Possiamo, così, ascoltare la nostra vita e intuire una scappatoia in questo stato di cose: l’obbligazione morale, in quanto aspirazione, è sovra-razionale.
RELIGIONE STATICA
RELIGIONE DINAMICA
Propria della società chiusa, predica miti e superstizioni per neutralizzare l’attività dell’intelligenza, che spietatamente pone l’uomo di fronte alla brevità (morte), ai rischi e ai pericoli della vita.
Sostiene il superamento di ogni mito-superstizione e di ogni quadro sistematico, offerto alla religione dall’intelligenza positivista. Il misticismo è l’unica via per permettere di aderire parzialmente con l’atto creatore, conciliando slancio vitale con sforzo spirituale socio-personale.
Si avvale a tale scopo della funzione fabulatrice, quale uso speciale dell’immaginazione.
Si avvale della personalità eccezionale del mistico cristiano, come apripista del rinnovamento.
Contro l’egoismo anti-sociale, l’angoscia del futuro e della morte, esorta all’apertura al prossimo, alla protezione soprannaturale e alla fede nell’immortalità.
Vuole riscoprire l’amore universale e attivo, come forza che attrae e fa capire all’umanità l’origine comune della vita nella diversità. Appare, tuttavia, come un asintoto orientativo.
Linguaggio Figurato
“Saggio sui dati immediati della coscienza” (1889):
• Metafore della valanga e del gomitolo: la valanga indica nel carico di neve che porta con sè e che cresce su quello sottostante, la crescita personale attraverso il passato, che seppur sepolto e caotico influisce sul nostro essere ed agire. Il gomitolo indica una direzione di crescita continua e non lineare, nell’arrotolarsi e aggrovigliarsi attorno a se stesso, insieme alla custodia invisibile di un passato perso tra i fili di cui si può intuire l’intreccio, ma non capire la logica.
• Metafora della melodia: le note sono come gli stati della coscienza, qualitativamente diverse, ma capaci di dar luogo ad un armonia in cui non si rilevano unità distinte o logiche univoche di decifrazione e composizione. Rappresenta un movimento di sentimenti e idee incessante e oscillatorio, così come la loro metamorfosi unitaria. Diviene l’emblema della durata reale e della vita spirituale.
• Esperimento mentale per spiegare che spazi diversi si escludono, mentre tempi diversi si includono: Immaginiamo di essere chiusi in una stanza priva di finestre e di osservare un oggetto posto su un tavolo per un minuto e poi per un altro minuto: le osservazioni, intese oggettivamente, sono tra loro uguali, visto che non è cambiato nulla dal primo al secondo minuto; potremmo perfino dire che, dal punto di vista oggettivo del mondo esterno, sono omogenee come le porzioni di spazio; tuttavia, se riflettiamo meglio sull'esperienza, ci accorgiamo che se scrutiamo l'oggetto per un minuto e poi per un altro succede magari che, avendo colto nel primo minuto gli aspetti superficiali dell'oggetto, nel secondo possiamo cogliere i dettagli, oppure nel primo minuto eravamo animati da curiosità, nel secondo eravamo invece annoiati. Tutto ciò significa che il secondo minuto dell'esperienza è qualitativamente diverso rispetto al primo e lo è perché il primo c'è già stato, perché cioè il primo minuto è presente anche nel secondo.
“Materia e Memoria. Saggio sulla relazione tra il corpo e lo spirito” (1896):
• Metafora del cono rovesciato e del piano sulla relazione circolare memoria-cervello: Il cono rappresenta la coscienza umana, il piano la realtà: la mente (che si identifica con la memoria, in quanto è somma di ricordi) ha un contenuto vastissimo, ma, per così dire, tocca la realtà in un solo punto: ad esempio, mentre sto parlando chiudo tutti i molteplici passaggi che mettono in contatto la mente (il cono) e la realtà (il piano) e lascio solo una fessura, attraverso la quale la mia coscienza entra in contatto con la realtà. Tutto il resto della mente viene invece nascosto, fatta eccezione, appunto, per ciò di cui parlo in quel momento. Allora la memoria non è riducibile al cervello, ma ha una sua dimensione autonoma e spirituale, mentre il cervello è un puro e semplice meccanismo che filtra.
• Parallelo Bergson-Proust sulla divergenza tra avere memoria e rammemorare: mentre non si discute il contenuto mutevole e creativo della memoria, si affronta il problema di come far riemergere i ricordi inconsci che si sottraggono all’appello del pensiero: l’immedesimazione in quello stato d’animo, il ripercorrere gli stessi ambienti, udire gli stessi suoni, provare gli stessi sapori, l’intuizione d’insieme.
“Evoluzione creatrice” (1907)
• OSSERVAZIONE SCIENTIFICA O PERSONALE-PARTECIPATA DELLO SCIOGLIMENTO DELLO ZUCCHERO NELL’ACQUA: se interpretiamo il più piccolo avvenimento fisico, come lo zucchero che si scioglie in un bicchiere d'acqua e dà una bevanda dolce, non con gli occhi della scienza ma con quelli della nostra esperienza personale, e quindi facendo riferimento alla durata reale della nostra coscienza, esso assumerà un significato totalmente diverso. Il processo di scioglimento dello zucchero non sarà più scandito dal tempo matematico che registra la differente relazione che si instaura tra alcuni elementi chimici, ma coinciderà con la mia attesa e con la mia impazienza, ossia verrà inglobato all'intero della pura durata della mia coscienza.
• METAFORA DEL MOTO ONDOSO: lo slancio vitale, la spontaneità evolutiva della vita viene paragonata ad un’onda impetuosa, inarrestabile e imprevedibile, la quale travolge e sommerge una materia che tenta di fermarla. Tuttavia, quando quest’onda viene ostacolata dalla costa, dalle correnti avverse e dagli scogli rifluisce e diviene risacca (arresto nel processo evolutico, tipico ad es. di vegetali ed echinodermi), mentre la restante parte di essa riesce di slancio a scavalcare i propri limiti e si abbatte sulla spiaggia, continuando il suo flusso e trascinando con sé frammenti indistinti del proprio passato (ad es. evoluzione umana).
• METAFORA DELLA MANO CHE ATTRAVERSA LA LIMATURA DI FERRO: immaginando che una mano attraversi la limatura di ferro, essa affonderà sin dove gli sarà consentito dalla consistenza dei granuli di metallo, assumendo l’impronta plastica data dall’arrestarsi del movimento manuale. Se si ipotizza che questa mano sia invisibile, la disposizione finale potrebbe essere spiegata come azione meccanica di alcune particelle sulle altre, in obbedienza alle leggi causali, ovvero come serie di interventi programmati intelligentemente in anticipo. Ma, poiché il movimento della mano è unico e indiviso, la materia è soltanto la resistenza frapposta al fluire e alla volontà infinita della vita. Sicché il movimento della mano simboleggia lo slancio vitale, mentre la materia corporea è solo la forma passiva in cui è stata imbrigliata momentaneamente e liberamente la potenza creatrice.
• METAFORA DEI FUOCHI D’ARTIFICIO: lo slancio vitale è un fuoco d'artificio che sale verso l'alto ma prima o poi esaurisce la sua spinta e tende a ricadere al suolo; ad esaurirsi, però, non è lo slancio (poiché è infinito), bensì sono i singoli frammenti che si spengono e che nel momento in cui tendono a ricadere vengono ancora tenuti su per un po' dal flusso che continua a giungere dal basso. La materia, in questa nuova prospettiva, non è più un qualcosa di esterno e autonomo dentro cui lo slancio vitale deve farsi strada, come sembrava nell'immagine della limatura: viceversa, è lo stesso slancio vitale che, spirituale nella sua essenza, nel momento in cui esaurisce la sua forza tende a manifestarsi come materia. Pertanto l'istante in cui le scintille sono tenute ancora un po' in aria dalle altre, questa è la vita dei singoli individui e delle specie: ciascuno di noi è, in altri termini, un corpo vivificato dallo slancio vitale e l'esistenza altro non è se non un brandello lasciato per strada dallo slancio, cosicché noi siamo un corpo materiale che piano piano si spegne.
Op. di rif. Introd. alla Metafisica (1903), Evol. creatrice (1907):
• METAFORA DEL CINEMATOGRAFO: l’intelligenza, quale strumento della scienza che adotta la procedura dell’analisi, deve scomporre la realtà materiale in parti immobili, distinte e semplici per poterle agevolmente calcolare e manipolare. Operando in tal modo, si comporta come il cinematografo che, dopo aver scattato varie foto ad alcune persone, pretende di ricostruire l’esperienza, provvedendo al montaggio di sequenze cronologiche. Non si avvede che ciò che riproduce manca della continuità e della spontaneità della vita. Infatti, la vita si dà in forma fluida e ogni momento è irripetibile; al limite intuibile empaticamente, non un assemblaggio meccanico di immagini visive o di stati d’animo, fissati e impressi per sempre in una pellicola.
• METAFORA DELLA LAMPADA PULSANTE: le risposte ai grandi quesiti esistenziali sono ancora principalmente intuitive, la ragione ci lascia ad un certo punto al buio sulle questioni che riguardano il senso profondo del nostro esistere. "Tuttavia, l'intuizione sussiste sempre, ancorché vaga e, soprattutto, discontinua, simile a una lampada quasi spenta, che si rianimi solo a tratti, per brevi istanti“.
Temi d’approfondimento
• La teoria del divenire in Eraclito.
• Il tempo soggettivo e interiore di S. Agostino.
• Il cogito ergo sum, la res cogitans e res extensa in Cartesio.
• Divertissement, ésprit de geometrie ed ésprit de finesse in B. Pascal.
• La monadologia di G. W. Leibniz.
• L’esse est percipi in G. Berkeley.
• Le forme pure dello spazio e del tempo, il fenomeno-noumeno e la ragion pratica in I. Kant.
• Processo dialettico e spirito soggettivo-oggettivo-assoluto in G. W. F. Hegel.
• Il velo di Maya e la volontà di vivere in A. Schopenhauer.
• L’adattamento e la selezione naturale in C. Darwin.
• L’evoluzionismo coerente e progressivo e l’ottimismo positivo di H. Spencer.
• La teoria della contingenza in É. Boutroux.
• L’eterno ritorno, l’inversione dei valori e la volontà di potenza in F. Nietzsche.
• La teoria dell’azione e il metodo dell’immanenza in M. Blondel.

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