Accenni su H. Bergson (1859-1941)

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Testo

Accenni su Henry Bergson (1859-1941)
Premio Nobel per la letteratura nel 1928
Lo Spiritualismo è un movimento filosofico che si pone in netto contrasto col Positivismo, concentrando la propria attenzione non sul fatto materiale, bensì sulla coscienza e l’interiorità.
Grande esponente di questa corrente fu Henry Bergson, il quale ebbe una grande influenza sui letterati della sua epoca: William e Henry James, Joyce, Proust, etc, soprattutto per la sua rivoluzionaria concezione del tempo.Seppur in opposizione all’evoluzionismo, Bergson, da Spencer “ereditò” alcuni aspetti , che applicò allo sviluppo dello Spirito.L’influenza della filosofia bergsoniana si farà sentire soprattutto nel pragmatismo americano, nell’esistenzialismo, nella fenomenologia e nella filosofia della scienza.
CONCEZIONE DEL TEMPO
Bergson distingue due tipi di scansione temporale:
a) il tempo della scienza, ossia il TEMPO SPAZIALIZZATO
b) il tempo della coscienza, meglio detto TEMPO COME DURATA
IL TEMPO SPAZIALIZZATO
Per la scienza, il tempo è costituito da tanti attimi qualitativamente uguali, in successione. Si tratta di un tempo reversibile, cioè ripercorribile in tutti i sensi, infinite volte → non è che un artificio creato per comodità dall’uomo (“tempo come perle di una collana”).
IL TEMPO COME DURATA
Il tempo della coscienza è come un gomitolo, una valanga, un’insieme di attimi non ben distinguibili, se non dal punto di vista prettamente qualitativo (“quell’attimo che per l’uno è come una vita, per l’altro è come uno squarcio di luce”).
CRITICA AL DETERMINISMO
Bergson critica il fatto che gli avvenimenti vengano considerati determinati da un qualcosa (da una causa, un fine, etc). Egli, infatti, ritiene che il determinismo impedisca la libertà, intesa come improvvisazione, volontà, creazione. Non si possono quindi fare previsioni certe.Affermando ciò, Bergson non vuole screditare la scienza, che rimane ugualmente necessaria per l’uomo. Essa, però, ha un ruolo puramente pratico ed utilitaristico, dato che serve alla vita dell’uomo, permettendogli di analizzare la realtà, scomponendola.Tuttavia il metodo scientifico non deve essere utilizzato per penetrare la realtà. Questa non è un semplice insieme di fenomeni distinti e separati, bensì un tutt’uno organico, unitario, conoscibile solo attraverso l’intuizione (da non confondersi con l’Intelligenza, facoltà della scienza), la quale coglie la vera essenza delle cose.In Bergson, quindi, torna ad avere un’importanza fondamentale la metafisica.Nell’opera Evoluzione Creatrice (1907), egli tenta di conciliare scienza e metafisica, attingendo da Spencer alcuni aspetti fondamentali dell’evoluzionismo.
LINGUAGGIO
I concetti e le parole sono i mezzi attraverso cui l’intelligenza comprende e descrive la realtà apparente e superficiale delle cose.La vera realtà, unità totale, flusso unitario, non si può quindi esprimere coi concetti, tipici della scienza, ma grazie alle immagini, le metafore. Per questo lo lingua di Bergson è molto figurata.
EVOLUZIONE CREATRICE
Come per la coscienza, Bergson vuole applicare alla realtà globale il tempo come durata, per superare il contrasto iniziale tra spirito e materia.Ma applicare la nozione di durata alla realtà equivale a ritenere che la realtà si evolva, presentandosi come l’attuazione di uno “slancio vitale”, che anima tutto l’esistente.Questo slancio (élan) è un impulso, un’energia spirituale, che spinge la materia verso forma di realizzazione via via più complesse.Quindi, sebbene ci sia analogia con Spencer, quella di Bergson è un’interpretazione vitalistica dell’evoluzionismo, ponendosi al di fuori del meccanicismo e del finalismo. L’evoluzione, dunque, non segue un percorso predeterminato, ma c’è ampio spazio dedicato all’imprevisto, alla creazione. Ecco perché l’evoluzione bergsoniana è detta creatrice. Non c’è più distinzione tra soggetto ed oggetto: l’evoluzione è sia principio che contenuto di sviluppo.

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