Cartesio e Spinoza

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Testo

CARTESIO
Per Cartesio erano le “forme sostanziali” e le qualità a fondare la molteplicità irriducibile delle sostanze. Le forme e le qualità dell’aristotelismo sono caratteristiche soggettive, quello che veramente appartiene all’oggetto è ciò che indipendentemente dal rapporto con i sensi (nel caso della materia, il suo essere estesa e avere dimensioni).
I singoli corpi, spogliati delle loro caratteristiche sensibili, sono allora solo modificazioni della sostanza unica cui ineriscono: la materia.
Cartesio aveva riferito la definizione di sostanza [G. G.1]in senso eminente a Dio, e in senso derivato alle sostanze create: la materia e gli spiriti. Attributi[G. G.2] essenziali: estensione e pensiero.
Cartesio chiama sostanza ciò che per esistere non ha bisogno di nient’altro che se stessa.
Cartesio ammette un’unica sostanza materiale, ma conserva la pluralità delle sostanze pensanti.

SPINOZA
Secondo Spinoza esiste un’unica sostanza dotata di infiniti attributi[G. G.3], dei quali la nostra mente è in grado di cogliere solo due: l’estensione e il pensiero.
Spinoza deduce che l’unico ente che merita il nome di sostanza è Dio, senza il quale nulla può esistere né essere concepito.
Spinoza concepisce il pensiero in esatto parallelo con la materia (come ogni singolo corpo è modificazione di un’unica estensione, così ogni singola mente è modificazione di un unico pensiero).
Sia pensiero che estensione, in quanto espressione di una sostanza infinita, sono a loro volta infiniti.
Non c’è nulla all’infuori di Dio, cioè il rapporto tra Dio e il mondo è un rapporto di creazione, in cui il mondo costituisce una sostanza indipendente dalla natura di Dio[G. G.4] e dipendente dalla volontà divina.
DIFFERENZE TRA CARTESIO E SPINOZA
LA CONOSCENZA E LA MORALE[G. G.5]
La conoscenza della morale è per spinosa ciò che consente di perfezionare la propria natura (fine morale). Solo chi conosce la propria posizione all’interno del sistema della natura è veramente virtuoso. Ciò conduce spinosa a pensare che la libertà non consista nel libero arbitrio, bensì nell’adesione immancabile al bene, che si identifica con dio. Ma Dio coincide con l’ordine necessario della natura. Dunque libero è colui che si identifica con la necessità universale, colta in un atto d’amore intellettuale di Dio, che genera la beatitudine.
TEORIA DELLA CONOSCENZA[G. G.6]
CONOSCENZA IMMAGINATIVA
E’ il grado inferiore della conoscenza, visione confusa, disordinata e incompiuta delle cose.
Essa non garantisce la conoscenza delle cause che hanno veramente prodotto quell’evento, ma dà solamente la particolare impressione che l’evento ha generato sul corpo.
CONOSCENZA RAZIONALE
Dice come le cose sono fatte, come io le percepisco e quali sono le caratteristiche oggettive dei corpi. E’ il secondo grado di conoscenza e si raggiunge prestando attenzione alle componenti geometrico-meccaniche comuni al mio corpo e a quello che osservo e conosco.
CONOSCENZA INTUITIVA
Rappresenta il terzo grado di conoscenza, la conoscenza perfetta che ci fa conoscere le cose in Dio e Dio nelle cose.
Solo in questa conoscenza l’uomo raggiunge la beatitudine, perché la ragione vede le cose in Dio, nel loro aspetto eterno (sub specie aeternitatis). La beatitudine è tutt’uno con l’esercizio della virtù, consistente in un atteggiamento di integrale accettazione della realtà in quanto rappresentazione del divino, che solo può portare la vera pace nell’anima (“la beatitudine non è il premio della virtù, ma la virtù stessa”)
LA METAFISICA
Spinoza concepisce, così come Cartesio, la spiegazione del mondo come caratterizzata da antimaterialismo, antifinalismo e meccanicismo.
Introduce però alcune novità alla dottrina in questione: dottrina dell’unicità della sostanza e parallelismo psicofisico tra gli accadimenti reali e i corrispondenti processi mentali; determinismo della spiegazione del mondo; concezione panteistica del mondo, di Dio e della natura stessa (Deus sive natura).
Il problema che è opportuno risolvere è scoprire come si possa pervenire ad una conoscenza vera.
Innanzitutto citiamo il “TRATTATO SULL’EMANAZIONE DELL’INTELLETTO” in cui si parla di come la finalità morale della conoscenza, scopo della ricerca della verità, sia l’approdo a un “vero bene” capace di assicurare all’anima, una volta trovato, una “somma e perpetua letizia”.
Spinoza suddivide la conoscenza in questo modo:
-conoscenza “per sentito dire”: che ci porta a seguire le opinioni altrui;
-conoscenza per esperienza vaga: che ci porta a fondarci su un’esperienza acquisita casualmente, non condotta secondo ordine.
L’idea vera si manifesta tale perché da essa è possibile dedurre tutte le proprietà della coa definita. Il buon metodo per condursi nella ricerca della verità è quello che insegna a organizzare il sapere in funzione della fecondità delle idee, a seconda cioè della quantità di conoscenza che da un’idea si può ricavare.
Il sistema delle scienze, deve perciò fondarsi sull’idea di un essere che sia causa di tutte le cose e da cui seguano le idee delle leggi di natura, che valgano per tutti gli enti. Si parla qui di parallelismo tra ordine della conoscenza e ordine della natura (definizione→ deduzione, proprietà di una cosa; causa→ effetto). Se si troveranno definizioni vere il pensiero avrà la garanzia di muoversi nell’ambito dell’oggettività. Ogni conoscenza che parla degli effetti senza conoscere le cause, è irrimediabilmente erroneo (conoscenza immaginativa).
E’ evidente come Spinoza si ispiri ad un ideale rigorosamente deduttivo (sintetico)..(Cartesio invece si avvaleva del metodo analitico induttivo) accentuando l’esigenza del rigore dimostrativo cartesiano.
Egli scrive l’”ETICA MORE GEOMETRICO DEMONSTRATA” che si apre con una serie di assiomi di cui si avvale per la dimostrazione delle proposizioni (teoremi) e gli scolii relativi (o chiarimenti). Usa la geometria e la matematica come modelli su cui basare la stesura della propria opera. Spinoza respinge la dubitabilità del vero: la verità è di norma di sé stessa e del falso e la si conosce solo che la si veda; si dovrà esibire l’idea vera per rendere impossibile ogni dubbio. Non vi è in Spinoza differenza fra il metodo della ricerca ella verità e quello della sua esposizione, dovendo entrambi rispettare la concatenazione logica del vero; di qui la scelta del metodo che riflette quella concatenazione: il metodo sintetico, o geometrico.
LA DOTTRINA DELL’UNICITà DELLA SOSTANZA
Come già detto, Spinoza si pone come continuatore dell’opera di Cartesio, da cui riprende, modifica i concetti fondamentali di sostanza, attributo e modo.
Aristotele vedeva la sostanza come sinolo di materia e forma (rispettivamente sostanza e essenza) e considerava le qualità di carattere sensibile e le forme sostanziali cause della molteplicità irriducibile delle sostanze. Per Cartesio, invece, ciò che veramente appartiene all’oggetto è ciò che l’intelletto riconosce quale condizione della pensabilità di un’entità: nel caso della materia, il suo essere estesa e avere dimensioni. I singoli corpi sono allora modificazioni o forme particolari in cui si presenta la sostanza unica cui ineriscono: la materia.
L’”ETICA” si apre con la definizione di causa sui che è propria dell’ente necessario e richiama poi, quelle definizioni di sostanza (ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa dal quale debba essere formato), attributo (ciò che l’intelletto pecepisce di una sostanza come costituente la sua essenza) e modo (affezioni di una sostanza, ossia ciò che è in altro, per mezzo del quale è anche concepito) già presenti in Cartesio.
Per Cartesio, sostanza erano Dio in senso eminente e le sostanze create in senso derivato, gli attributi essenziali di questa erano due soli: estensione epensiero.
Per Spinoza invece, esiste un’unica sostanza, Dio, dotata di infiniti attributi, dei quali la nostra mente è in grado di concepire direttamente due soli: l’estensione e il pensiero.
Cartesio chiamava sostanza ciò che per esistere non ha bisogno di nient’altro. Dunque, la materia è sostanza, perché a differenza dei singoli corpi, non ha bisogno di nessun’altro per sussistere,eccetto di colui che l’ ha creata e la conserva: Dio.
Quindi, Dio solo è l’ente che fa sì che tutto possa esistere ed essere concepito, l’unico che merita il nome di Sostanza.
Il pensiero è in esatto parallelo con la materia: così come ogni corpo è modificazione di un’unica estensione, così ogni singola mente è modificazione di un singolo pensiero. Sia pensiero che estensione, in quanto attributi della sostanza infinita, sono a loro volta infiniti. In questo modo si esclude che ci sia qualcosa all’infuori di Dio, che è causa immanente del mondo, ossia agisce in sé e non fuori di sé, dal momento che nella è fuori di lui (panteismo).

[G. G.1]SOSTANZA: Cartesio suddivide il concetto di sostanza nelle due accezioni fondamentali di pensiero (res cogitans) ed estensione (res extensa).
[G. G.2]ATTRIBUTO: proprietà della sostanza in cui si esprime l’essenza della sostanza stessa. p.e. è attributo della sostanza corporea l’estensione.
[G. G.3]Attributo: qualità della sostanza divina che la mente concepisce come necessariamente e inseparabilmente connesse ad essa. Infiniti sono gli attributi di Dio, ma l’intelletto umano ne vede due soli, cioè il pensiero e l’estensione.
[G. G.4] Panteismo (dal greco pan= tutto e theos= Dio: tutto è in Dio): la sostanza, Dio e la natura sono termini di identico valore. Dio però non coincide con il mondo empirico, ma lo contiene in sé; il pensiero e l’estensione sono due dei suoi attributi e tutte le cose particolari (i modi, cioè modificazioni transitorie degli attributi della sostanza, esseri finiti. p.e. le idee sono i modi del pensiero) sono determinazioni particolari degli attributi..
[G. G.5]ETICA: TRATTATO DI METAFISICA (I LIBRO); TEORIA DELLA CONSCENZA (II LIBRO); PSICOLOGIA (III LIBRO); TRATTAZIONE DELLA MORALE (IV LIBRO).
[G. G.6]SI BASA SULL’ASSUNTO DELLA CORRISPONDENZA TRA MODI DELL’ESTENSIONE E MODI DEL PENSIERO, CORPI E IDEE

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