Baruch Spinoza (1623-1677)

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Testo

Baruch SPINOZA
(1623-1677)
1. Dio è l'unica Sostanza
Se Cartesio si era servito dell'argomento ontologico di Sant'Anselmo per dimostrare l'esistenza di Dio e l'indubitabilità della materia (ponendo però all'inizio della catena di dimostrazioni non l'esistenza di Dio ma l'esistenza certa e distinta del cogito), Spinoza riprende lo stesso argomento ontologico per dimostrare la semplicità della originaria esistenza necessaria di Dio.
In polemica con Cartesio, il quale sosteneva che le sostanze del mondo fossero due (res cogitans e res extensa), Spinoza afferma che la sostanza di tutte le cose è una sola e si identifica in Dio. Dunque non vi è motivo di affermare la dualità dei principi che reggono il mondo, poiché in quanto Dio è l'essere perfettissimo, tale assoluta perfezione occupa e costituisce la stessa totalità delle cose (la perfezione esclude la possibilità di parti esteriori a Dio stesso). La sostanza divina è quindi causa di se stessa, non ha bisogno di null'altro per esistere, è la vera e unica sostanza della quale tutte le cose sono composte (analogie con l'essere Parmenideo).

2. Gli attributi e i modi
La sostanza divina costituisce ogni cosa, sia il pensato (l'anima, res cogitans) che la natura (il corpo, res extensa). L'essenza di Dio si esprime sia come pensiero che come estensione, questi due aspetti diversi della sostanza divina, che rimane sempre uguale a se stessa, sono chiamate da Spinoza attributi. Ogni aspetto contenuto nell'attributo del pensiero (le idee, gli stati d'animo) e in quello della natura (gli oggetti, i corpi) sono definiti modi degli attributi.

Inoltre la sostanza divina, unica, perfetta e autosufficiente, è dotata di infiniti attributi che sono percepiti dagli uomini solo in parte: gli uomini percepiscono infatti solamente gli attributi dell'anima e della materia.
Tutto ciò che esiste è composto quindi dall'unica sostanza divina, la diversità che gli uomini credono di trovare nelle sostanze della natura sono in realtà solo i diversi modi attraverso i quali si esprime l'attributo della natura. Analogamente, ogni idea, ogni sentimento e ogni emozione sono determinazioni diverse (qualità diverse) della stessa sostanza divina nell'attributo che l'uomo percepisce come pensiero.
Si potrebbe usare la metafora del mare: solcato dalle onde o esteso nella sua massa d'acqua sottomarina, tali diverse situazioni appartengono sempre e comunque all'unica sostanza marina.

3. Dio è sostanza autogenerante
In quanto Dio è perfezione totale, egli non è stato prodotto ma è sempre esistito, Dio produce invece ogni cosa, necessariamente, Dio è causa di tutto, del mondo come dell'universo, ovvero del Tutto. Dio è autoproduzione, nel senso che trovandosi nell'impossibilità di non creare, mentre crea l'universo crea anche se stesso (forti analogie con il neoplatonismo di Plotino). La perfezione non può limitarsi nel proprio slancio creativo, ogni cosa che esiste come determinazione della sostanza divina è creata quindi al meglio.
Producendo ogni cosa ed essendone l'unica sostanza Dio è il mondo stesso, Dio è gli uomini, Dio è la terra, Dio è i monti, i mari, il cielo, gli animali, ovvero, tutto. In questo Dio e la natura coincidono, la filosofia di Spinoza, in linea con quella rinascimentale di Giordano Bruno, acquista precise connotazioni panteiste (identificazione di Dio con la natura). E' questa visione panteista che si scontra con la tradizione ebraico-cristiana di un Dio come entità a sé, esterna al mondo che ha creato.

4. La libertà di Dio e quella dell'uomo
Dunque, per Spinoza, Dio, il mondo e gli uomini, sono la stessa sostanza e questo implica che tutto sia costretto nella stessa logica.
Se Dio e il mondo sono una necessità e nient'altro è esterno a loro (non esiste trascendenza, tutto è immanente), esiste una libertà di azione o è tutto determinato e costretto entro la necessità della logica divina? O ancora, Se tutto è Dio, la logica degli uomini rientra nella stessa logica di Dio, gli uomini possono avere allora una libertà di scelta che li porti a percorrere logiche proprie? Spinoza afferma che l'unico essere davvero libero è Dio, in quanto è colui che non è stato generato da null'altro e questo implica che sia la sola entità che abbia potuto decidere da sé quale natura darsi. Dio è libero inoltre da qualsiasi scopo, perché avere uno scopo implicherebbe l'imperfezione derivante dalla limitazione di tendere a tale scopo. Dio non produce il mondo volontariamente, perché il mondo sgorga da lui come necessita, "come le proprietà di una figura geometrica scaturiscono dall'essenza di tale figura". (E. Severino, La filosofia moderna).

Per ciò che riguarda gli uomini essi vivono invece costretti nella necessità della loro natura (gli uomini sono parte di Dio, ne condividono la logica) e questo implica una costrizione della loro libertà. Ma gli uomini possono comunque essere liberi negli ambiti che non sono strettamente connessi alla propria natura, potranno essere liberi di scegliere nell'ambito delle circostanze personali, tuttavia essi saranno sempre obbligati da necessità interne (la natura della loro psiche) e da condizioni esterne (il mondo fisico e le sue leggi).
Es. Nessun uomo potrà mai volare da sè poichè la natura non gli ha fornito le ali, nessun uomo potrà mai leggere nel pensiero degli altri uomini poichè la sua natura psichica non lo permette; tuttavia siamo liberi di prendere un aereo e comunicare con gli altri uomini.
Da rilevare poi che i concetti di bene e di male acquisiscono significato solamente se rapportati a un fine. Dio producendo il mondo necessariamente, non crea ne il bene ne il male, ma si pone aldilà di esso, e se anche agli uomini è lasciata la possibilità del male e dell'ingiusto, a gli uomini è data anche la possibilità percorrere la strada del bene e del giusto. Nella sua ottica, analoga a quella plotiniana, Spinoza critica fortemente la visione cristiano-ebraica di un Dio antropomorfizzato che ha in sé le qualità del bene e del male, le quali sono invece esclusiva degli uomini.

5. Le passioni secondo l'Etica geometrica
Nell'Etica dimostrata secondo il metodo geometrico Spinoza espone le sue teorie seguendo il metodo della geometria, parte quindi da assunti considerati veri ed evidenti e attraverso passaggi logici necessari deduce teorie e affermazioni conseguenti.

Per ciò che riguarda le passioni, ad esempio, Spinoza giunge alla conclusioni che esse possano essere studiate razionalmente attraverso il metodo dell'Etica geometrica e afferma che sentimenti e affetti sono quella parte della sostanza che agisce sia nell'attributo dell'anima che in quello dei corpi.

Le passioni sono considerate limitanti ma non dannose, esse provocherebbero danni solo nel caso favorissero l'ignoranza attorno alla verità divina. Le passioni sono tollerabili se servono da stimolo e assecondino la realizzazione delle inclinazioni naturali dell'uomo.
In questo visione fortemente logicizzata dei sentimenti, Spinoza non fa altro che prendere ad esempio quella razionalità geometrica già codificata in disciplina, è quindi già portata alla luce, che sarebbe espressione della logica suprema di tutte le cose (e della stessa logica divina). In quanto la logica geometrica è parte della sostanza divina, tale logica corrisponde a un modo della sostanza, e la logica dei sentimenti non farebbe che rispecchiare le leggi dell'unica logica divina (e quindi anche della logica geometrica).

6. Diritto naturale e diritto civile, 'homo homini Deus'
Le inclinazioni umane ci dicono che l'uomo è un animale sociale, può trovare la sua piena realizzazione solo nella pacifica convivenza in una comunità. L'uomo deve rispondere sia al diritto naturale (il diritto alla libertà di pensiero e di parola, ciò che rende umano l'uomo, gli dà dignità, ovvero i suoi bisogni spirituali primari) che a quello civile (le leggi della comunità). Queste ultime devono necessariamente adeguarsi al diritto naturale poiché una società che non garantisca la libertà di pensiero e la dignità dell'uomo non è accettabile.
Spinoza analizza anche le forme di governo storicamente documentate: la monarchia, l'aristocrazia e la democrazia. Tutte è tre le forme di governo hanno necessità storiche indipendenti dalle loro qualità specifiche, tuttavia tra le tre è preferibile la democrazia perché è quella che garantirebbe un compromesso migliore tra diritto civile e diritto naturale.
Inoltre gli errori che portano alla menzogna e alla malvagità e gli atti che invece riportano l'uomo nella verità e nel bene, provengono sempre e comunque da Dio (diversamente che per Cartesio, dove gli errori e la capacità di superarli erano esclusiva umana). Ma, come già visto, Dio non è responsabile volontario di tali manifestazioni, in quanto tutto sgorga da lui necessariamente. L'etica quindi "non si propone di deridere, non di compiangere o detestare, ma di comprendere le azioni umane". (E. Severino, La filosofia moderna).
L'uomo, infine, non è homo homini lupus, come intendeva Hobbes, ma è homo homini Deus, ovvero "l'uomo è Dio per l'uomo", ovvero tutto è Dio (e quindi lo stesso uomo è una sua determinazione), Dio costituisce il fondamento di ogni cosa, Dio è la ragione che si manifesta naturalmente in ogni uomo.

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