Appunti su Spinoza

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Spinoza

Vive in Olanda nella metà del ‘600 ma è nato in Portogallo da una famiglia di Ebrei. In seguito alle persecuzioni lascia il Portogallo con la sua famiglia e si stabilisce nel “Regno della tolleranza” (così era soprannominata l’Olanda). È considerato il punto di riferimento per gli ebrei liberali: sviluppa infatti la sua filosofia lontano da accademie e università.
Il suo mestiere è l’arrotatore di lenti, è un artigiano quindi e pensa alla filosofia come a un “lavoro artigiano” che richiede AUTONOMIA e LIBERTA’.
Per Spinoza le cose sublimi (cioè quelle più belle) sono le più rare e difficili da conseguire; al di là del razionalismo che può far sembrare la filosofia di Spinoza fredda, vi sono 2 IDEALI fondamentali: la FELICITA’ e la LIBERTA’ e la filosofia ha proprio la funzione portare lo spirito contemporaneamente alla felicità e alla libertà, ha una funzione terapeutica. Il fine della filosofia è infatti proprio coniugare questi 2 ideali: non si può essere felici se non si è liberi e non si può essere liberi se non si è felici.
L’opera principale di Spinosa e “Etica, ordine geometrico demonstrata” in cui cerca di ricostruire un’ ETICA RAZIONALISTICA grazie ad un insieme di regole di vita pratica aventi la stessa VALIDITA’ GEOMETRICA, UNIVERSALE E NECESSARIA della matematica. Il metodo che usa è un metodo geometrico di tipo deduttivo: si parte ovvero da premesse evidenti e certe per trarne conclusioni. L’etica parte infatti da DEFINIZIONI o ASSIOMI che sono proposizioni non dimostrate o dimostrabili chiare e certe proprio come dice il titolo della sua maggiore opera.
Il suo procedimento per arrivare a conclusioni vere sembrerebbe molto simile a quello di Cartesio ma Spinoza, a differenza sua, segue il procedimento inverso (Cartesio = parte dall’io per arrivare a Dio; Spinoza = parte da Dio per dedurre tuta quanta la realtà).
• Innanzi tutto parte da UNA sola definizione di sostanza (Cartesio = 3 sostanze: sostanza divina – Dio, sostanza estesa – spirito, sostanza pensante – corpo): Spinoza riconosce l’esistenza di una sola sostanza che è Dio dandone però la stessa definizione che aveva dato Cartesio: ciò che sussiste in sé e per sé e non ha bisogno di altro né per esistere né per essere pensata.
A differenza di Cartesio invece introduce due nuovi concetti:
• Attributo: esso è ciò che l’intelletto percepisce della sostanza come costituente la sua essenza, esprime un carattere essenziale e, come la sostanza, sussiste in sé e per sé e siccome la sostanza (cioè Dio) è infinita anche i suoi attributi saranno infiniti.
• Modi: ciò che NON sussistono in sé e per sé ma per altro che da sé, sono determinazioni particolari degli attributi, derivano dalla sostanza e devono ad essa la loro esistenza (Dio è la loro CAUSA PRIMA) Siccome non c’è alcun tipo di interazione tra i vari attributi ed è impossibile che un modo dell’attributo pensiero derivi da un modo dell’attributo estensione. Non c’è nesso causale tra modi di attributi diversi ma CONCATENAZIONE CAUSALE tra i modi di uno stesso attributo. La ragione di questa concatenazione è Dio che è l’unico ORDINE di connessione tra i modi finiti dei diversi attributi infiniti (l’ordine e la connessione delle idee si identifica con l’ordine e la connessione delle cose). Su questa base Spinoza distingue due tipi di modi FINITI e INFINITI: infatti tra “infiniti attributi infiniti” e “infiniti modi finiti” Spinoza si rende conto che c’è un dislivello troppo alto tra il piano dell’infinito e quello dell’infinito. Perciò introduce gli “infiniti modi infiniti” (per estensione) che sono concetti generali presenti in tutti i corpi particolari i nelle cose finite (sono il ponte di collegamento tra finiti e infinito), come per esempio il movimento ma siccome, aggiunge Spinoza, già l’estensione è infinita ed è presente in tutti i corpi estesi, non è necessario introdurre un concetto intermedio.

Sulla base di SOSTANZA, ATTRIBUTO e MODO Spinoza:
• introduce una nuova visione della realtà: le cose che noi vediamo non sono altro che modi o manifestazioni finite di infiniti attributi infiniti (per numero ed estensione) dell’unica e infinita sostanza, cioè Dio. Ma ilo nostro intelletto, che è un modo finito dell’infinito attributi pensiero, coglie solo due degli infiniti attributi della sostanza: l’attributo PENSIERO e l’attributo ESTENSIONE. Ma se pensiero ed estensione sono caratteri divini allora Dio è tanto cosa pensante quanto cosa estesa, a Dio è attribuita la materialità.

• deduce una dottrina della sostanza o di Dio che si traduce in una seria di proposizioni coerenti con la definizione: SOSTANZA = infinita ed eterna, non ha limiti, non è mancante di nulla, è immobile e immutabile (p priva di mutamento e di movimento), è indivisibile e unica.
• Introduce una visione PANTEISTICA della realtà: Dio è identificato con il tutto. Da questo ne deriva che tutto ciò esiste risiede nella sostanza, che Dio è in tutte le cose (è causa immanente della realtà e che Dio è anche CAUSA NECESSARIA (= che discende necessariamente dalla natura divina) E LIBERA (= non è costretto da nient’altro che da se stesso) di tutto ciò che è. Dio quindi è necessariamente Dio e non è costretto da niente e nessuno ad essere Dio se non da se stesso. Questa nuova dottrina porta Spinoza ad identificare Dio con l’ordine del mondo, Dio diventa insieme CREATO e CREATORE: vi è l’identificazione degli opposti per cui perdo ogni concetto di distinzione; Dio è sia causa sia effetto.
• Introduce la dottrina del PARALLELISMO PSICOFISICO secondo cui c’è corrispondenza tra le due concatenazioni di pensiero ed estensione: esse sono concatenate con uno stesso ordine, l’ordine dell’unica sostanza , ma procedono senza mai incontrarsi, parallelamente appunto. Questa corrispondenza è garantita, secondo Spinoza, da Dio che non è la causa ma l’ORDINE CAUSALE della realtà.
L’unica visione fondata della realtà è quella MECCANICISTICA: Spinoza riconosce, però, che gli uomini propendono per un’interpretazione FINALISTICA della realtà mentre secondo Spinoza il finalismo è un pregiudizio dovuto a:
• ERRORE DI PROSPETTIVA o ANTROPOMORFISMO: come l’uomo pensa di agire in vista di un fine tende a trasferire questa visione anche alla natura e a Dio
• IGNORANZA DELLE CAUSE: l’uomo pensa di agire verso quel fine perché ignora le cause che determinano quelle azioni e quindi egli considera gli oggetti intorno come mezzi per giungere al suo fine. Purtroppo l’uomo tende a trasferire questa spiegazione anche a Dio portando a una prospettiva sbagliata di Dio: infatti agire in vista di un fine vuol dire tender verso qualcosa di cui di è privi, di cui si avverte la mancanza. Ma allora se penso che anche Dio agisca in vista di un fine lo privo della perfezione propria della sua essenza.
Quindi l’unica visione corretta della realtà è quella meccanicistica che porta ad un ORDINE MECCANICISTICO E NECESSARIO al quale niente e nessuno può sottrarsi: anche l’uomo è sottoposto a questo ordine come gli altri esseri viventi.

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