Cartesio

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Testo

Cartesio
Cartesio nacque il 31 marzo del 1596 in Francia e così come studiato in precedenza con altri filosofi, anche questi si formò all’interno di un contesto culturale particolarmente stimolante e fertile grazie alle grandi scoperte scientifiche. Il giovane Cartesio fu appassionato dalle tante scoperte fatte sino ad allora a cui si aggiunse però anche l’insoddisfazione della filosofia tradizionale, in contrasto con larga parte della cultura del suo tempo; nonostante ciò C. aveva un impressione potenzialmente ottimistica dell’impresa filosofia. Egli infatti ritiene che questa non è né difficile né impossibile a patto che si osservino alcune regole essenziali nella ricerca della verità. E fu proprio su questo che si basò la sua prefazione filosofica riguardo il discorso sul metodo (ne fu proprio l’introduzione) nel libro ‘Il mondo o trattato della luce’, diviso questo in 3 saggi, già stati scritti in precedenza, anche se poi fu da qui che estrasse: la dottrina, le meteore e soprattutto la geometria cartesiana ed analitica(eq. della retta, dell’iperbole, della parabola…).
Le regole epistemologiche riguardano il discorso sul metodo(teorie della scienza) non vanno contro la ragione, bensì fede-ragione non sono in contrapposizione, C. era cattolico(così come Galileo d’altronde, Newton era protestante) sono 4:
1. Regola dell’evidenza: afferma che non bisogna accettare mai per vera alcuna cosa che non sia afferrabile con perfetta evidenza(se non vi è una perfetta evidenza scientifica io non posso accettare per vera alcuna cosa);
2. Regola dell’analisi: afferma che bisogna scomporre le asserzioni complesse fino a giungere agli ultimi elementi che le costituiscono(ovvero per capire un problema devo scomporlo fino ai minimi termini, in ogni problema scientifico che si presenti, un esempio il m.c.m.);
3. Regola della sintesi: afferma che bisogna ricomporre gli ultimi elementi in tal modo raggiunti si da scoprire in qual maniera essi si colleghino fra loro nelle asserzioni complesse;
4. Regola dell’enumerazione: afferma che bisogna percorrere con movimento continuo ed ininterrotto tutte le singole verità conseguite nell’indagine fino ad abbracciarle simultaneamente(in ogni discorso scientifico bisogna ragionare così per avere 1 certezza assoluta).
DUBBIO METODICO
Un altro punto importante che riguarda Cartesio è sicuramente il dubbio metodico, parola chiave questa, inconfutabile punto di partenza per riedificare l’edificio del sapere; il dubbio metodico serve per puntualizzare ancora meglio, Cartesio non è uno scettico, non mette nulla in dubbio, è un dubbio questo si ma non assoluto bensì metodico, che serve al metodo scientifico, ad un maggiore rigore, anche perché i sensi ci ingannano sempre.
In ambito filosofico se metto in dubbio chi mi assicura che tutto quello che vedo è un illusione, pertanto bisogna partire proprio da questo dubbio metodico, che diventa così un dubbio iperbolico(dubbio radicale e universale), che serve per affermare e non per negare.
COGITO ERGO SUM = ”Penso, quindi sono”
L’unica cosa che non posso negare è che ora sto pensando e questa è un’assoluta evidenza ed è da qui che bisogna partire. Il punto di partenza è quindi il cogito, il mio pensiero, il pensiero del soggetto che pensa, non attribuibile questo ad eventi fisici o reali, il punto di partenza è proprio il soggetto pensante.
L'unico aspetto della realtà che viene percepito indubbiamente in modo chiaro e distinto è il pensiero che si pone il dubbio: l'esistenza incontrovertibile del pensiero che si pone il dubbio permette di affermare: cogito ergo sum (penso dunque sono), perché se esiste il pensiero, deve pur esistere anche l'entità che esprime il pensiero del dubbio. L'esistenza del pensiero (cogito) è dunque quel residuo minimo della conoscenza che resiste ad ogni dubbio, compreso quello iperbolico.
Il cogito cartesiano suggerisce quindi l'ipotesi che le cose non siano necessariamente esistenti oggettivamente e indipendentemente dal pensiero stesso, ma che ogni cosa esistente è qualcosa che di per sé è comunque pensata (quindi espressa dal soggetto) e che la realtà esterna al pensiero non è un dato da assumere immediatamente come certo e incontrovertibile: anche il soggetto che si pone il dubbio sa di essere in modo certo e incontrovertibile un soggetto pensante, ma la realtà stessa del suo corpo non può essere affermata con assoluta certezza desumendola dal solo cogito.
Il problema fondamentale della ricerca filosofica cartesiana è la definizione di un nuovo metodo di ricerca che sia il più possibile obbiettivo e certo, in grado di non commettere errori. La recente rivoluzione scientifica aveva imposto la necessità di trovare un nuovo metodo di indagine che non fosse quello aristotelico, un metodo che si adattasse ai bisogni della scienza moderna, rigorosa e sperimentale. Cartesio è annoverato tra i fondatori della filosofia moderna, nella sua opera è presente quella critica dei metodi di indagine classici propri della filosofia greco-aristotelica che renderà possibile ridiscutere il sapere su nuove basi.
C. non nega che il mondo esiste, anzi non parte come Aristotele dagli enti reali, dagli oggetti fisici( vedo tutti cagnolini, il concetto agente estrae ); Platone ancor prima di Aristotele parte dagli enti irreali, dicendo che non è vero che le idee le ricavo dalla realtà ma le applico a questa ( il concetto di triangolo come lo faccio a ricavare dalla realtà se non esiste un triangolo perfetto, sono io che siccome ricerco il concetto di triangolo vedo un oggetto triangolare ed applico il concetto di triangolo ). Il concetto geometrico, diceva Platone, sono io che lo applico a ciò che vedo questo oggetto è un triangolo, un cagnolino,
non esiste l’intelletto attivo per Platone perché non vi è reminescenza del concetto di triangolo o di cagnolino, non è un fatto empirico, i concetti ( di triangolo o cagnolino che
sia ) che ho in mente è perfetta, non la ricavo dall’esperienza, ma la applico all’esperienza. In Platone abbiamo la reminescenza, in Aristotele l’astrazione( nella realtà fisica l’intelletto attivo la estrapola ).
Platone diceva che le idee sono più vere di quelle reali, non sono astratte (il concetto di solidità è più solido dello stesso oggetto solido ), le idee le vediamo, le cogliamo con l’intelletto, per questo sono intellegibili; le cose reali che percepiamo con i sensi, sono meno vere di quelle che percepiamo con l’intelletto.
Ci furono molti critici che nel ‘900 dicevano che il punto di partenza di Cartesio fosse sbagliato, era meglio come partivano loro, cioè Aristotele, Platone, S. Tommaso d’Aquino, è un problema come parte lui, dicevano.
In Cartesio i concetti diventano ragionamenti del cogito, il concetto diventa un percorso psicologico, ricostruisco il concetto con una dinamica di pensiero, percorso questo più scientifico. Nel ‘900 Hussell dice la stessa cosa di Cartesio, ricavare i concetti matematici come percorso del cogito, ma un matematico Frege dice che non è possibile di costruire un modello filosofico riconducibile alla matematica, vi sono delle proprietà dei numeri che non sono riconducibili ad un discorso psicologico; Hussell a questo punto ci crede e cambia idea, la sua filosofia sarà diversa poi, contrasterà poi lo psicologismo, che sarà basato tutto sul cogito.
RES ESTENSA – RES COGITO
Una volta provata l'esistenza certa e distinta del cogito e della materia, Cartesio non può che distinguere la realtà in due sostanze:
- La RES EXTENSA(= cosa estesa), le cose estese sono misurabili, per cui non posso applicare appieno titolo il concetto di vuoto, perché è misurabile, assoggetandolo alla teoria del vortice, tant’è che i pianeti ruotano intorno al sole
(infatti nella distanza sole-pianeta, c’è qualcosa che permette al pianeta ne di a
allontanarsi ne di avvicinarsi e collassare sul sole, è come se cadesse in una
curvatura, qui non posso proprio parlare di vuoto, è piuttosto qualcosa di fisico che
consente di parlare di teoria del vortice, che estende la teoria meccanica anche allo
spazi, tra le 2 masse).
- La RES COGITANS(= cosa pensante), che è la stessa del cogito, ovvero il pensiero, l'ambito delle idee, il contenuto del pensato. La res cogitans è inestesa, è priva di dimensione spaziale e temporale, non occupa uno spazio definito e non vive un tempo determinato, è dimensione spirituale non finita, senza limiti; sostanza soggettiva. Il pensiero ha la proprietà di avere coscienza di sé.

Qui l’anima non è la forma aristotelica-tomista del corpo, anima e corpo sono quasi la stessa cosa e non bisogna intenderlo come un concetto banale la forma e il corpo non è spesso una semplice macchina. Tant’è che nella concezione religiosa cattolica il corpo è il tempio, lo spirito la casa dell’anima, a differenza di Aristotele che considerava il corpo come la prigione dell’anima stessa. E alla morte del corpo, per C., l’anima, non essendo un principio vitale, si stacca e muore anch’essa; mentre sempre per Aristotele, l’intelletto attivo vive dopo la morte, condizione innaturale questa, il mistero è diverso nell’estrema unione corpo-anima, lo stesso corpo è mistero.
L’anima, per C. è a contatto con la realtà corporea nella ghiandola pliniale, contatto questo tra res cogitans e res extensa, ma questa non è un unione vera e propria, se fosse un unione la res cogitans sarebbe come tutte le altre cose soggetta ad estensione e l’anima sarebbe della stessa natura del corpo ma è qualcosa di completamente diverso. Ma questo mistero non si risolve con l’unione perché in questo caso il cogito avrebbe la stessa natura delle cose estese; quella di C. è dunque una visione dualistica.
Il dubbio metodico convoglierà tutto fuorché l’esistenza del cogito, se sbaglio è sicuro che penso per cui ci sono, dubbio questo non assoluto ma meditativo per conoscere la realtà.
Chi ci assicura però che la memoria non ci inganni nei processi di enumerazione, il cogito non si può dubitare, ma chi ci dice che la memoria del cogito è quella giusta, tutto quello che ricordo di ieri rientra nel dubbio metodico, allo stesso modo rientra l’esistenza del mondo fisico nel dubbio metodico; oppure chi mi assicura che una regola che ho imparato ieri è valida anche oggi, chi mi da la certezza assoluta, chi mi assicura che quello che vedo oggi è vero.
Il cogito fa epochè di tutto disse Hussell e lascia soltanto il cogito.
Secondo C. l’unica garanzia dell’esistenza del mondo per cui non posso essere ingannato ne tratto in inganno è Dio stesso. Da questa posizione soggettivistica non ne esce se non entrando nel gioco del ragionamento e se ne può uscire soltanto con l’idea, la figura di Dio.
Non l’abbiamo costruito noi il mondo, la res estensa è completamente diversa, non poteva essere una costruzione del cogito l’estensione.
Tutto parte dal cogito ma ammette che l’estensione non può essere una elaborazione del soggetto, del cogito, nel caso non esistesse l’estensione questo sarebbe un inganno di uno spirito malvagio, ma la garanzia che questo non avviene, deve essere soltanto tua stessa, che è sicuro che non ci inganna e che esiste, considerando che lui mette tutto nel dubbio metodico, perché l’idea di Dio ci viene come un’idea innata di perfezione, chiara ed evidente che non può essere una nostra costruzione, perché noi stessi sbagliamo, i sensi ci ingannano, nulla è perfetto, l’idea di perfezione deve per forza postulare una realtà perfetta, è un assioma che postula.
Però l’abbiamo l’idea di perfezione, questa realtà che entra nei primi dei 4 canoni metodici, l’evidenza ci fa postulare una realtà perfetta che è possibile chiamare Dio, da qui la garanzia di non essere ingannati dalle cose.
Sappiamo già con Aristotele e S. Tommaso d’Aquino che Dio non pensa nell’omniscenza, ogni movimento è già realtà pensante.
Qualunque idea della realtà rimane comunque l’idea, dove si compie ogni perfezione ed è qui che garantiamo che i sensi ci ingannano, che la memoria non ci inganna.
TRIPARTIZIONE DELLE IDEE ( valore filosofico )
Secondo uno spirito aristotelico anche C. suddivide le idee in:
- IDEE AVVENTIZIE, le quali provenendo dal mondo esterno possono sempre ingannare nella doxa, nell’opinione;
- IDEE FATTIZIE, le quali invece non sono altro che le immaginazioni che noi facciamo;
- IDEE INNATE, sono idee perfette che non possono derivare da nessuna esperienza.
La quantità di moto, che sarebbe come il principio di conservazione dell’energia, è la somma complessiva del movimento, del sistema che è sempre costante.
CONCETTO DI SOSTANZA
Per C. la sostanza è ciò che non ha bisogno di nient’altro per esistere( res extensa e res cogitans ) e il significato sarebbe ciò che si regge da solo e su se stesso( sub-stantia). Tutte le realtà fisiche si reggono sulla res extensa che poi si reggono nelle diverse manifestazioni della sostanza. La sostanza in senso assoluto è Dio stesso ( Plotino, Aristotele, S. Tommaso d’Aquino ), in senso relativo sono anche le cose create da Dio, perché non hanno bisogno di nient’altro per esistere fuorché di Dio.
In realtà però tutte le sostanze che individua C. su Dio sono modificazioni della res extensa, logicamente parlando di res extensa parliamo di estensione; senza attribuire a C. un impronta atomistica potremmo dire che le particelle elementari sono costituite dalle stesse particelle.
L’ERRORE
Se il cogito l’ha creato Dio come spiegare l’errore?
Possiamo sbagliare perché se noi vediamo il cogito essendo coscienza ( non è soltanto produzione di concetti ) questo può si produrre concetti con la sua elaborazione ma essendo cogito è anche libero arbitrio. Allora in base a questa libertà si può esprimere un giudizio prevenuto che anticipa conclusioni ed il libero arbitrio, ovvero la propria facoltà di scegliere.
L’errore si basa su questa libertà del cogito essendo libero è altrettanto libero di essere avventato nel proprio giudizio, questa libertà fa si che il nostro desiderio sia illimitato, infinito, sovrapponibile alla volontà divina addirittura.
L’errore nasce da questo sbilanciamento fra il fatto che ci accorgiamo che il nostro desiderio non ha limiti e le nostre capacità che hanno dei limiti. Questa cosa avviene per tutti gli ambiti dell’occupazione umana, anche per la scienza, non essendo la nostra conoscenza infinita, la moderna epistemologia della scienza dice che questa non è un fatto freddo, quello e basta, quando si fa un esperimento e scelgo gli elementi a cui dare peso sono limitato, lo scienziato ad esempio può dare più ad A e non a B, dipende questo da tanti fattori e c’è sempre questo equilibrio. Tutti gli errori o tutti i diversi percorsi scientifici son dovuti al fatto che non sappiamo tutto, poi vi aggiungiamo la libertà perché il cogito è anche libero e quindi il desiderio e allora le cose sono soggette ad errori, poi vi possono essere percorsi diversi, le emozioni, le sensazioni diverse, tutti fattori che governano l’errore.
MORALE PROVVISORIA
C. dice che finché non abbiamo una conoscenza perfetta come facciamo ad avere un etica così precisa, a questo punto introduce il concetto di morale provvisoria.
Per vivere più felicemente C. cerca di porre alcune regole morali che ci fanno sbagliare il meno possibile:
- la 1a regola ( regola conservativa questa ) dice di dover obbedire alla legge e alle usanze, religione compresa, del proprio paese ed in più bisogna far si che nelle opinioni si cerchi di essere il più moderato possibile, meno estremista;
- la 2a regola dice che bisogna essere fermi e costanti anche se non si è sicuri al 100%, bisogna essere determinati;
- la 3a regola ( ricerca atto terapeutico degli psicologi, la rielaborazione ) dice di cambiare i propri desideri più del mondo perché l’unica cosa che puoi governare meglio è il cogito, in altri termini bisogna farsene una ragione e saper accettare;
- la 4a regola dice che nonostante una morale provvisoria bisogna sempre sforzarsi e studiare nel conoscere la verità.
alcuni dicono sembri un collage di altri, poiché cerca di mettere
insieme il multiculturalismo , perché la sua vita è un po’ quella,
influenzato da più culture, aspetto legato alla sua formazione questo.

Spinoza per lui tutto procede da un’unica sostanza(Plotino)
(per vivere
costruiva lenti) per lui si esprime secondo infinte qualità questa
Spinoza era un ebreo-spagnolo ma successivamente la famiglia dovette fuggire dalla Spagna per la requisizione.
Spinoza ragiona come Newton e Cartesio non bisogna confonderlo con l’impostazione platonica, non appartiene a quelli che hanno messo per prima il bene, ma tutto quanto lo orienta verso l’etica ( la fisica non deriva dall’etica ma è l’etica che deriva dalla fisica, come per gli stoici(stoici=tutto ha ragione di esistere,conflagrazione).
Rifiutando addirittura di insegnare all’università temendo che il suo pensiero venisse limitato. Scrisse un trattato molto importante sull’emendazione dell’intelletto. La sua filosofia prima non è l’etica bensì tutto è finalizzato ad essa, è un neostoico.
Così come Epitteto che diceva che nulla è indifferente, S. pensava che ci fosse qualcosa di differente come le cose di tutti i giorni che non sono né bene né male, ma siamo noi che ci facciamo turbare da esse.
E a questo punto S. si chiede cosa sia il bene, cosa può dare un senso alla vita, nomina così le ricchezze, il piacere, gli onori. Inizialmente prima di abbandonarli cerca di trovare una nuda filosofia di vita, ma non riuscendo a dare un senso alla propria esistenza senza questi, ricerca l’etica stoica.
(VISIONE MISTICA DELLA NATURA)
Dal momento che tutto procede con ordine necessario bisogna accettare le cose come vengono.
Sul piacere S. dice che noi ci abbandoniamo al piacere, perché per noi sembra tutto questo, ma una volta passato ci abbandoniamo ad un forte senso di tristezza. Le ricchezze sono la stessa cosa, e S. dice che più se ne hanno più se ne vogliono e nel momento in cui non si riesce a realizzare il proprio sogno ci si abbatte.
Chi cerca l’onore, la gloria è ancora peggio, perché così facendo si è schiavi dell’opinione altrui. Tutti i mali derivano da queste ricerche e S. dice che a tal punto bisogna cercare qualcosa che non sia così evanescente, qualcosa di veramente solido.

Secondo la dottrina deterministica di S. tutto è determinato, obbligato, necessario anche Dio stesso. Se dio scegliesse liberamente vuol dire che potrebbe sbagliare, quello che sceglie Dio è sempre infinitamente giusto e non sceglie; tutto rimane nella sostanza, Dio non crea dal nulla, tutto è un aspetto di Dio, quindi è una causa immanente e non trascendente, tutto procede dalla sostanza di Dio e tutto ciò che fa è necessario ecco perché si avvale della condizione degli stoici. Questa idea ricorda soprattutto Calvino, durante la rivoluzione protestante anche Lutero, tutto è predestinato, ci fa venire in mente il concetto di predestinazione dei calvinisti (determinismo di Calvino), considerata la sua biografia è evidente il confronto però rimane la contraddizione.
Ciò che lo rese maggiormente nemico con gli ebrei fu proprio la sua visione panteistica(tutto coincide con Dio), poiché questi al contrario invece avevano una visione di Dio trascendente, Spinoza immanente, ovvero qualsiasi realtà fisica coincide con Dio.
Secondo Spinoza ciò che proviene da Dio deriva necessariamente da esso. Non come gli ebrei che dicono che Dio crea ma avrebbe anche potuto non farlo
(visione antropomorfica)→dare a Dio prerogative umane.
Dio attua le cose necessariamente. La res extensa e la res cogitans sono 2 degli infiniti attributi della realtà di Dio, vanno di pari passo. In Dio tutto è estensione, tutto è pensiero e tutto procede con ordine necessario. Il corpo e il cogito coincidono, sono 2 facce della stessa medaglia. In S. finisce il problema di dove la mente guidi il corpo. Il corpo e la mente sono modi finiti(intelletto, estensione) dei modi infiniti di Dio, modi infiniti(l’Universo).
AMOR DEI INTELLECTUALIS
Ricorda ‘L’eraco furore’ di Giordano Bruno. E’ capire che non bisogna preoccuparsi di nulla perché noi siamo parte dinamica della sostanza di Dio, dove tutto è necessario. Ma se tutti i miei processi di pensiero sono necessari perché mi spingi ad avere questo amor dei? Tutto quello che passa nella nostra mente è meccanicamente necessario e il cogito è un’altra dimensione dello spazio quindi perché insegnarmi l’amor dei?
Curiosità → I MIRACOLI
Se tutto è meccanicamente necessario com’è possibile spiegare i miracoli?
S. di orientamento religioso, ebraico, ci credeva, diceva che anche i miracoli sono meccanici, geometrici, necessari questi esistono ma noi non li riusciamo a spiegare, hanno tuttavia una spiegazione scientifica, fu il primo a dire ciò, cosa che non tutti gli uomini sanno, perciò non li sanno spiegare. Dio ha infinite qualità è indubbio quindi
che ci sono delle cose che non sappiamo ma non possono essere una sospensione delle leggi fisiche, geometriche, matematiche o logiche, quindi non è una sospensione del determinismo.
LA POSIZIONE POLITICA
Se tutto è necessario/giustificabile perché ci deve essere il diritto sul piano politico. S. prende la stessa posizione di Hobbs, la legge, il diritto è come se fossero un patto, io posso fare quello che voglio ma in realtà la mia forza è sempre limitata, mi metto insieme agli altri per aumentare la mia forza, ma devo pur rinunciare a qualcosa, ad un diritto nella collettività per avere un diritto più grande. E’ una specie di contratto, devo avere una visione contrattualistica dello Stato, devo rinunciare ad una attività e devo essere aggressivo con chi mi sta intorno. Contratto questo che doveva portare ad uno stato democratico, senza obiezione di coscienza; Hobbs invece voleva uno stato assoluto, autoritario, ancora più radicale, rinuncia ai diritti individuali di ognuno. Anche il fondare un contratto sociale-politico si radica però nella sostanza divina, anche questo è tutto necessario.
NEGAZIONE DEL TEMPO E DEL FUTURO
Per S.il tempo e lo spazio non esistono, perché presuppongono qualcosa che non c’è ora, se tutto è deterministico, tutto è già presente avrà uno sviluppo necessario, tutto già c’è. Bisogna pensare che lo spazio è soltanto una delle infinite dimensioni di Dio, cioè vedendo tutto ciò che vediamo in un’altra dimensione non ci accorgeremo del tempo. Il tempo ci pare che esista guardando nella prospettiva dello spazio, del cogito, invece tutto è già presente in Dio per cui in esso il tempo non esiste, nella sostanza di Dio mi accorgo che il tempo non c’è.
(S. voleva vedere le cose dal punto di vista dell’eternità, sub specie eternitatis.)
DEUS SINE NATURA = Dio senza natura
Deus sine natura è quello che S. definisce sostanza naturante, cioè Dio con tutti i suoi infiniti attributi, sostanza naturata,cioè Dio negli aspetti che conosciamo (natura, universo, cogito).
Leibeniz (perché di origini slave)
Scrittore di molti brevi saggi, aveva un’idea che andava a volte pro-contro le idee del suo tempo. Voleva mettere insieme la filosofia tradizionale ‘perennis’con la filosofia nuova, moderna ovvero con le idee dei ‘philosophi novi’, in pratica la filosofia di Aristotele(dei meccanicisti dunque come Bacone,Galileo,Newton,Cartesio) e quella del 600, della rivoluzione scientifica.
CONCETTO DI FINE E DI SOSTANZA
Leibneiz conosceva bene la matematica. Però voleva superare il meccanicismo, ma non perché era un fantasioso, in quanto era un matematico strabiliante e perché qualcosa non gli tornava più. Dunque i concetti fortemente compromessi da L. sono:
- il concetto di teleologia= il fine(come se la natura avesse uno scopo da raggiungere);
- il concetto di sostanza.
Qual è il senso di ragionare sulla causa finale o sulla sostanza derivante da Aristotele?
Io devo spiegare un fenomeno ma in maniera meccanica senza prendere in causa la sostanza, infatti durante la rivoluzione scientifica non ha più senso parlare di sostanza, datosi che non tutte le cose scientifiche si spiegano meccanicamente; L. cercava di mettere insieme in questo caso la filosofia dei contemporanei con quella di Aristotele proprio perché lui diceva che se vediamo le cose nella loro globalità bisogna introdurre il concetto di causa finale e di sostanza.
(Perché per Aristotele c’è sempre una forma, la realtà fisica è un insieme di forma e materia. Ma se alla fine tutto è forma, la materia cos’è?)
In quanto alla materia Aristotele pensava che questa è poter diventare qualcos’altro, è la potenzialità. Il metallo ha la potenzialità di diventare liquido, il legno no, tutto questo dipende dalla forma, a questo punto vi deve essere una forma che esiste senza potenzialità, soprasensibile, che non subisce trasformazioni, che non muore mai, ovvero la forma pura che non ha passaggi potenza → atto, che spiega tutto e che non si decompone: l’anima razionale.
Il concetto di forma era importante, non era peregrina, anche l’anima è forma per Aristotele. L’anima razionale può esistere anche dopo la morte del corpo, non subisce questo passaggio, è quindi sussistente, sussiste anche senza il corpo, perché capace di tirare le somme, era lei che vedeva le idee nelle forme, per cui è questa la forma che non muore mai, anche Dio stesso è atto puro e pura forma.
Questa era la filosofia precedente a L. e lui pensava che c’era qualcosa di giusto sul piano logico in tutto questo.
Nonostante la rivoluzione scientifica era forte la volontà di reintrodurre i concetti della fisica classica. Un esempio è il concetto stesso di sostanza, che nel periodo della rivoluzione scientifica non ha più senso parlarne perché tutte le cose scientifiche si spiegano meccanicamente. Questo è vero dice L. ma se vediamo le cose nella loro globalità bisogna introdurre il concetto di causa finale e di sostanza.
Per cui in senso particolare, devo rimanere nella fisica se analizzo un fenomeno specifico, se prendo un discorso generale,ovvero sia sen non mi fermo al singolo fenomeno, devo per forza ritornare ai concetti metafisici.
CONCETTO DI MONADE
L. ipotizza 2 punti di forza perché non possiamo spiegare tutto con l’estensione allora s introduce il concetto di forza, vi deve essere un principio originario di forza, un puntino che lui chiamò monade(dal greco monas = unità), un puntino di forza, che è metafisico non fisico perché deve spiegare l’energia senza far riferimento all’estensione, deve essere la sorgente dalla forza, dell’energia. La monade esce fuori dal meccanicismo, è prima del meccanicismo anzi è lei che spiega il meccanicismo.
Per L. la realtà è costituita da questi punti di forza, quello che esiste nella monade non ha nulla a che fare con il meccanicismo, con l’estensione ecco che la monade è la sostanza, un principio metafisico, come se fosse la causa incausata(causa delle cause).
Questa causa incausata sarebbe stata creata da Dio. L’universo è una infinità di punti di forza di carattere metafisico, spiegando l’estensione ed ogni meccanicismo successivo
siamo già in quello che Platone chiamerebbe soprasensibile, sul piano della metafisica.
Vi sono nella realtà infinite monadi ed ognuna risente ad ogni altra, logicamente risente a quelle prossime a lei, tra tutte le monadi vi è una interazione energetica. Su una monade arrivano le forze di tutte le infinite monadi come per un punto, che è senza dimensioni, non è composto di parti ma se esco posso far convergere una infinità di linee.
La monade essendo indivisibile non può morire; è sostanza proprio per questa unità indivisibile che e lo è perché Dio la crea. Dio la crea dal nulla, a differenza di S. secondo il quale vi è un ordine logico geometrico necessario nel procedere, e questa sussiste su di se perciò è sostanza. Per L. c’è un atto creativo, si ritorna al concetto di creazione, soltanto Dio potrebbe farla tornare dal nulla, ma non lo fa, potrebbe annichilirla. Il termine fulgorazione entra proprio in questo discorso, è un termine neoplatonico, lo prende dagli stoici e significa creazione, è un sinonimo.
La monade ha una propria vita interna perché anche per un punto passano infinte rette. Ciò che si produce nella monade non è la produzione di un gioco di elementi, quindi non è una produzione meccanica, per S. il discorso è diverso, ma per c. e L. non è così.
Per S. ogni monade è capace di percezione in relazione percettiva con tutte le altre.
Tutte le monadi percepiscono ma non tutte appercepiscono, anche noi non sempre appercepiamo, forma di percezione di maggior pregio, percezione consapevole, mentre la percezione è una percezione inconsapevole. Quindi non tutte le monadi che Dio ha creato sono identiche, vi sono monadi che percepiscono e monadi che appercepiscono.
Lo spazio è una manifestazione della coesistenza delle monadi.
SPAZIO = rappresentazioni delle monadi.
Una monade può vedere la coesistenza di tutte le altre infinite monadi esclusa se stessa come spazio sul piano rappresentativo.
Ecco perché la monade sebbene rappresenti un modo interiore…
Le monadi che appercepiscono sono le anime, appartengono alle unità soprasensibili.
Gli angeli sono delle monadi angeliche.
Dio è atto puro, è una monade appercettiva dall’intelligenza infinita.
Anticipa Freud dicendo che la nostra psiche, quello che avviene nella coscienza, è la punta di un iceberg. Per Freud io non sono libero di controllare veramente me stesso, la nostra è una vita inconsapevole è l’inconscio che comanda, poiché c’e sempre una ragione inconscia in tutte le cose.
Nulla è per caso e tutto influenza.
La massima parte delle cose è percepita, poiché per appercepire devo utilizzare la memoria. Leibeniz anticipa Kant poiché per Kant l’estensione non esiste in realtà lo spazio è il nostro modo di vedere la realtà.

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