Economia politica, micro e macroeconomia

Materie:Appunti
Categoria:Economia

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Testo

Economia politica
Microeconomia
Microeconomia: analisi del comportamento dei singoli elementi di un sistema economico.
Teoria del consumo
Teoria delle scelte del consumatore
Gli economisti assumono che i consumatori scelgono la combinazione migliore (secondo i gusti e le preferenze del consumatore) di beni tra quelle che possono acquistare. Ciò che il consumatore può acquistare dipende dal suo reddito (M) e dai prezzi dei beni (Pa e Pb)
Al riguardo supporremo che:
- esistono solo due beni: a e b
- i prezzi dei beni sono dati: Pa e Pb;
- il consumatore ha una somma di denaro da spendere (reddito) che anch’essa è data e che si suppone che il consumatore spenda tutta: M.
Vincolo di bilancio
L’insieme delle alternative possibili lo chiameremo paniere (combinazioni del bene x e del bene y). Se le combiniamo otteniamo il cosiddetto vincolo di bilancio:
VINCOLO DI BILANCIO → Pa * xa + Pb * xb = M
che, aggiustando i termini in modo da ottenere una equazione per xb in funzione di xa si può scrivere anche così:
xb = dove M / Pb è l’intercetta con l’asse y
-Pa / Pb è l’inclinazione della retta (negativa). La linea di bilancio è tanto più inclinata quanto maggiore è il prezzo relativo.
In conclusione, si può dire, che i panieri sul vincolo di bilancio costano esattamente M; i panieri sotto il vincolo di bilancio (insieme di bilancio) costano meno di M;
- Come varia al variare di M?
• Si sposta parallelamente verso destra se M aumenta.
• Si sposta parallelamente verso sinistra se M diminuisce.
- Come varia al variare di Px ?
• Se Px aumenta l’inclinazione aumenta.
• Se Px aumenta l’inclinazione diminuisce.
Le preferenze
Qual’è la combinazione migliore? Per rispondere bisogna parlare delle preferenze del consumatore.
Il consumatore è in grado di ordinare le alternative, i panieri di beni, a seconda della loro desiderabilità, ha cioè un ordinamento delle proprie preferenze.
Per costruire un modello del consumatore si deve tenere conto di alcuni postulati:
- completezza: il consumatore, posto di fronte a due alternative qualsiasi, è sempre in grado di indicare quale delle due preferisce, oppure se è indifferente tra le due. Implica che il consumatore sappia sempre scegliere. Non può rimanere in uno stato di indecisione;
- riflessività, dati due panieri uguali il consumatore non può preferire;
- transitività (o coerenza), significa che, date tre alternative qualsiasi, se la prima è preferita alla seconda e la seconda alla terza, allora la prima è preferita alla terza.
Le curve di indifferenza
Sono il luogo delle combinazioni dei beni x e y che il consumatore ritiene tra loro indifferenti.
Riguardo alle curve di indifferenza esistono due ipotesi che riguardano solo esse:
- non sazietà: essa afferma che, a parità della quantità di un bene, il consumatore preferisce quei panieri che contengono quantità maggiori dell’altro bene (il più è preferito al meno). Sulle curve di indifferenza, questa ipotesi implica che esse siano decrescenti, perché man mano che aumenta la disponibilità del bene x deve diminuire la disponibilità di y, affinché ci sia indifferenza;
- convessità: la curva di indifferenza diventa sempre più piatta al crescere di x.. Il consumatore preferirà panieri più bilanciati;
Le curve di indifferenza non possono mai intersecarsi, altrimenti sarebbe violato l’ipotesi di transitività. Sono inclinate negativamente e sono convesse. Quanto più in alto a destra ci spostiamo nel grafico, tanto più saliamo nella scala di preferenza del consumatore.
Casi limite di curve d’indifferenza: perfetti sostituiti, perfetti complementi, “mali”, “neutrali”.
La funzione di utilità
La funzione di utilità è un modo per associare un numero ad ogni possibile paniere di consumo, tale che ai panieri preferiti siano assegnati numeri più elevati. Servono, quindi, ad ordinate le preferenze del consumatore.
U = U (x, y)
E si legge « l’utilità dipende dalle quantità consumate del bene x e del bene y”
La funzione di utilità ha due proprietà:
- l’utilità deve aumentare quando aumenta la quantità di un bene a parità dell’altro; l’ipotesi di non sazietà ci assicura che la funzione di utilità è crescente, ossia che se x aumenta a parità di y allora aumenta anche U;
- combinazioni di beni che si trovano sulla stessa curva di indifferenza hanno la stessa utilità.
Utilità marginale: essa è l’incremento di utilità (∆U) che si consegue se il consumo di un bene si accresce di una quantità (a parità del consumo dell’altro bene). L’ipotesi di non sazietà ci assicura che l’utilità marginale è positiva. E’ data dalla derivata dell’utilità totale rispetto alla quantità. Varie funzioni di utilità: Cobb Douglas; perfetti sostituti; perfetti complementi.
Il saggio marginale di sostituzione
Esso misura di quanto varia la grandezza misurata sull’asse delle ordinate quando la grandezza misurata sull’asse delle ascisse varia di una unità. In pratica quanto il consumatore è disposto a rinunciare del bene y ricevendo in cambio di una unità del bene x, per restando indifferente.
Il SMS misura l’inclinazione della curva di indifferenza, che non è costante (ma diminuisce all’aumentare di x). Maggiore è la quantità di x del paniere minore è la quantità di y a cui il consumatore è disposto rinunciare per avere una quantità addizionale di x.
SMS = Esiste anche una relazione tra SMS e U SMS =
La scelta del consumatore
Esiste un criterio generale che ci consente di identificare la scelta. Essa avrà sempre la caratteristica di rendere massima l’utilità del consumatore che si trova sulla curva di indifferenza più altra tra quelle raggiungibili: quella tangente alla linea di bilancio. In quel punto la curva di indifferenza ha la stessa inclinazione della retta di bilancio. Questa significa che nel punto scelto dal consumatore
SMS =Px / Py o UMx / Umy = Px / Py
La teoria della domanda
Quantità domandata → la quantità di un determinato bene che i compratori vogliono e possono acquistare.
Le determinanti della domanda individuale:
- prezzo; a parità di altre condizioni, quando il prezzo di un bene aumenta, la quantità domandata diminuisce → la quantità domandata è negativamente correlata al prezzo. A questo proposito si può parlare dei beni di Giffen, beni la cui domanda diminuisce al diminuire del prezzo e aumenta all’aumentare del prezzo.
- reddito; disporre di un reddito minore significa poter spendere di meno. Se aumenta il reddito, la retta di bilancio si sposta parallelamente a se stessa verso destra. La scelta avviene perciò su una curva di indifferenza più alta.
A questo proposito si distinguono:
• beni normale, bene per il quale a parità di altre condizioni, un incremento del reddito del consumatore provoca un aumento della quantità domandata, e viceversa. Il consumo può aumentare meno che proporzionalmente rispetto al reddito (beni di prima necessità: questo tipo di bene viene consumato comunque, anche a bassi livelli di reddito, ma quando questo aumenta la quota del consumo di prima necessità tende a diminuire) oppure, può aumentare più che proporzionalmente (bene di lusso: man mano che il reddito aumenta, aumenta anche la quota destinata all’acquisto di questo tipo di beni)
• beni inferiori: bene per il quale, a parità di altre condizioni, un incremento del reddito del consumatore provoca una diminuzione della quantità domandata, e viceversa (es. trasporto pubblico).
- prezzo di altri beni;
• beni sostituti: due beni per i quali l’aumento del prezzo dell’uno induce un aumento nella quantità domandata dell’altro. Si tratta di beni con caratteristiche simili che soddisfano lo stesso desiderio (es. gelato e yogurt).
• beni complementari: due beni per i quali l’aumento del prezzo dell’uno induce una diminuzione nella quantità domandata dell’altro. Si tratta di beni che vengono utilizzati insieme (es. fragole e gelato, benzina e automobili).
- preferenze; è una variabile soggettiva che non rientra nel dominio dell’economia in quanto dipendono dai gusti personali.
- aspettative sul futuro; Le aspettative che si hanno sul futuro possono condizionare la domanda attuale di un bene o di un servizio. Es. se ci si aspetta un aumento del reddito, si è più propensi a spendere una parte di ciò che abitualmente si risparmia per acquistare un certo bene. Se, invece, ci potrebbe essere una diminuzione del reddito, si è più propensi al risparmio.
Curva di domanda
Grafico che illustra la relazione tra il prezzo di un bene e la quantità domandata.
Curva Engel: rappresenta la scelta di uno dei beni in funzione del reddito.
Effetto sostituzione effetto reddito
Quando cambia il prezzo di un bene, si manifestano due effetti: da un lato, il bene il cui prezzo è diminuito diviene relativamente meno costoso rispetto all’altro bene (effetto sostituzione); dall’altro, la diminuzione di prezzo fa aumentare il reddito reale del consumatore, cioè il suo potere d’acquisto (effetto reddito). Il primo misura la modifica della scelta del consumatore (la variazione della quantità domandata) derivante da un cambiamento del prezzo relativo mantenendo costante il vecchio reddito reale. Il secondo misura la modifica della scelta del consumatore che deriva dalla conseguente variazione del reddito reale mantenendo costante il nuovo prezzo relativo.
L’effetto sostituzione spinge sempre il consumatore a domandare una quantità maggiore del bene il cui prezzo è diminuito (e viceversa). Non può dirsi la stessa cosa per quanto riguarda l’effetto reddito. Una aumento del reddito reale (= è costante se il consumatore è posto nella condizione di acquistare esattamene la combinazione di beni che acquistava prima che il prezzo relativo variasse) può provocare sia un aumento che una diminuzione della quantità domandata di un bene. Nel primo caso si tratta di un bene normale; nel secondo di un bene inferiore. Se sommiamo i due effetti non possiamo perciò conoscere in generale in quale direzione si muove la domanda del bene al variare del prezzo. Assumendo sempre una diminuzione di quest’ultimo possono verificarsi tre casi:
- il bene è normale. L’effetto sostituzione spinge il consumatore a domandarne una quantità maggiore, e nella stessa direzione spinge l’effetto reddito. La domanda aumenta.

- il bene è inferiore; l’effetto sostituzione prevale su quello reddito. I due effetti si muovono in direzioni opposte (per il primo la domanda tende ad aumentare mentre per il secondo tende a diminuire), ma la maggiore intensità del primo fa sì che anche in questo caso la domanda aumenti;
- il bene è inferiore ma l’effetto reddito prevale su quello di sostituzione. La diminuzione di domanda provocata dal primo è maggiore dell’aumento provocato dal secondo. La domanda diminuisce e siamo in presenza di un bene di Giffen.
Dotazioni iniziali e scelta del consumatore
Assumiamo che il consumatore, come risorsa da destinare al consumo, non disponga di un reddito monetario ma di un dato ammontare di beni, che può vendete al fine di ricavarne un reddito. Il suo reddito è perciò costituito dal valore che questi beni hanno al momento di arrivare al mercato. Esso è pari a:
M = Pa*Wa + Pb*Wb
Il vincolo bilancio, allora, sarà così composto:
Pa*xa + Pb*xb = Pa*Wa + Pb*Wb
dove Wa e Wb sono le dotazioni iniziali e xa e xb sono le quantità dei beni che vengono effettivamente consumate.
Il consumatore non può consumare beni per un valore eccedente le sue dotazioni iniziali.
Dobbiamo, qui, distinguere tra consumo e domanda. Se la differenza tra la quantità consumata e la dotazione iniziale è maggiore a 0 allora il consumatore si presenterà come compratore sul mercato del bene a e come venditore del bene b (o viceversa). Il consumatore non può essere compratore o venditore di entrambe i beni. Per acquistare (domandare) un bene deve vendere (offrire) l’altro.
La decisione di essere compratore o venditore dipende dal prezzo relativo Pa/Pb oltre che dalle preferenze del consumatore.
La retta di bilancio deve, comunque, passare per il punto D (dotazioni iniziali). Il consumatore, infatti se lo vuole può esattamente consumare dotazioni iniziali, senza offrire o domandare nulla. In tal caso xa = Wa e xb = Wb.
Variazioni di prezzo nel caso delle dotazioni iniziali: il consumatore non dispone di un reddito monetario ma di quantità date dai 2 beni, le dotazioni iniziali. Quando varia il prezzo di un bene la retta di bilancio ruota, ma questa volta facendo perno sul punto che rappresenta le dotazioni iniziali, invece che si una delle sue intercette.
La scelta tra lavoro e tempo libero
Supponiamo che il consumatore possa integrare il proprio reddito offrendo lavoro sul mercato. Le sue risorse non consistono soltanto nella somma di denaro R, che qui può essere interpretato come reddito derivante da fonti diverse dal lavoro, ma possono essere accresciute dal salario derivante dalla vendita di lavoro. Si studierà così il problema dell’offerta di lavoro daparte del consumatore, offerta che verrà misurata in ore. Supporremmo ance che esista un solo paniere di beni che chiameremo consumo (C).
Il vincolo di bilancio sarà:
Pc * C = M + wL dove w è il numero di ore di lavoro offerto
L è il salario è in lire.
Si può riscrivere il vincolo in termini leggermente diversi chiedendoci quale è l’ammontare massimo di “consumo” che il consumatore può acquistare se non lavora, se w = 0. In tal caso si ha che Pc * C = M sicché l’ammontare massimo di consumo C è pari a M/; quindi:
Pc * C = P * C + wL
Il problema del consumatore è la scelta tra lavoro e consumo. Il consumatore deve scegliere tra un bene che è utile (consumo) e un altro che è disutile (lavoro; viene considerato disutile perché, essendo la giornata composta da 24 ore, offrire lavoro implica una rinuncia al riposo e al tempo libero, e quindi un peggioramento del benessere del consumatore). Il tempo libero è considerato come un bene e il lavoro come una diminuzione di questo bene.
E più comodo, allora, guardare al problema del consumatore dal punto di vista della scelta tra tempo libero e consumo, perché in tal modo la scelta riguarda due beni utili. Se chiamiamo E la lunghezza della giornata l’offerta di lavoro w sarà pari a E – T, cove T è il tempo libero.
Sostituendo si avrà:
Pc * C = P * C + L * (E – T) che si può riscrivere così:
Pc * C + L * T = Pc * C + L * E
In questo caso C e T sono i due beni su cui il consumatore deve operare la sua scelta. C e E sono le dotazioni iniziali di questi beni: il primo è infatti l’ammontare di consumo di cui dispone comunque il consumatore; il secondo può essere visto come l’ammontare di tempo libero a disposizione del consumatore se non lavora. In questa interpretazione il salario è il prezzo del tempo libero perché se il consumatore vuole “acquistare” un’ora di tempo libero deve lavorare un’ora in meno, il che gli costa L del suo reddito.
La retta di bilancio passa per il punto che rappresenta le dotazioni iniziali e ha pendenza – W/P.
Il consumatore consuma una quantità di tempo libero pari T* e offre lavoro per una quantità pari a T – T*. La quantità domandata è pari a C*.
La retta di bilancio passa per il punto che rappresenta le dotazioni iniziali: è troncata nel punto D; il consumatore non può acquistare una quantità di tempo libero maggiore di T.
Il tempo libero è normalmente considerato un bene normale; se si dispone di un reddito monetario più elevato, la reazione comune è di dedicare una parte maggiore della giornata a ad attività non lavorative. Ma se il tempo libero è un bene normale e offerto si è nel caso in cui l’effetto sostituzione e l’effetto reddito agiscono in direzioni opposte. Non si sa se il tempo libero aumenterà o diminuirà all’aumentare del salario, perciò non si può sapere a priori quale sarà il comportamento dell’offerta di lavoro.
Quando aumenta il salario un’ora di tempo libero costa di più (relativamente al consumo) e il soggetto è indotto a lavorare di più. Questo è l’effetto sostituzione). Ma l’aumento di salario rende anche il soggetto più ricco sicché egli può permettersi di lavorare meno. Questo è l’effetto reddito. Senza conoscere le preferenze del consumatore non si può sapere quale dei due effetti prevarrà. Tuttavia si può dire che l’effetto reddito risulta rafforzato da alcune circostanze.
Es. → salari alti e offerta di lavoro aumentano la probabilità che l’effetto reddito domini su quello di sostituzione.
La scelta tra consumo e risparmio
Di solito i consumatori non destinano tutto il loro reddito al consumo: ne risparmiano una parte. Il risparmio è appunto la differenza tra il reddito e la spesa per il consumo. Ed è pure possibile che qualche consumatore si trovi nella situazione opposta,in cui il consumo eccede il reddito; in tal caso il soggetto si indebita e si parla di risparmio negativo. Dobbiamo perciò prendere in considerazione il fatto che il consumatore possa decidere di distribuire nel tempo le sue spese in modo da ottenere il sentiero temporale, la ripartizione del tempo, dei consumi che meglio si attaglia alle sue preferenze. Possiamo allora immaginare la decisione che consumatore come suddivisa in due stadi: nel primo decide quanto consumare in ogni anno e perciò quanto risparmiare; nel secondo decide come ripartire la parte di reddito destinata al consumo tra i vari beni, in modo da ottenere il paniere preferito.
Assumeremo che esistano solo due periodi: l’anno corrente e l’anno prossimo; solo un bene di consumo (C). Distingueremo perciò tra il consumo di quest’anno e quello dell’anno prossimo (C1 e C2). Analogamente il prezzo del consumo di quest’anno verrà indicato con P1 e P2 e anche il reddito M1 e M2.
Il confronto intertemporale e il tasso d’interesse
Se un soggetto dispone attualmente di una somma B0 e per quest’anno non la spende, può prestare la somma a un altro soggetto; alla scadenza del prestito la somma gli verrà restituita maggiorata, nel senso che oltre al valore del prestito egli riceverà un interesse.
Tasso d’interesse: è l’interesse che si ottiene su una lira prestata per un anno; il saggio di interesse verrà indicato con il simbolo i .
Ciò vuol dire che B0 lire oggi equivalgono a B0*(1+i). Questa moltiplicazione rappresenta la capitalizzazione.
Possiamo ancora ragionare la contrario e domandarci qual è il valore attuale di una somma B1 disponibile tra un anno. Si avrà B1 /(1+i). Questa divisione si chiama attualizzazione o sconto.

Elasticità
Misura della sensibilità della quantità domandata a variazioni di una delle sue determinanti.
Elasticità della domanda rispetto al prezzo
E’ il rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo. Mi dice si quanto varia percentualmente la quantità domandata al variare dell’% del prezzo.
Essa può essere:
• ELASTICA: la quantità domandata reagisce più che proporzionalmente alle variazioni del prezzo;
• ANELASTICA: se la reazione è meno che proporzionale.
Come si stabilisce se un bene è a domanda elastica o anelastica?
Poiché la domanda di un bene dipende dalle preferenze, anche l’elasticità rispetto al prezzo dipende dal sistema di preferenze del consumatore.
• TIPO DI BENE
La reazione della domanda rispetto al prezzo non si verifica con uguale intensità per tutti i beni:
Beni di prima necessità: tendono ad avere una domanda anelastica (pane, visite mediche,…).
Beni di lusso: tendono ad avere una domanda elastica (pellicie, gioieli,…).
• DISPONIBILITA’ DI BENI SOSTITUTI
Beni che hanno buoni sostituti tendono ad avere una domanda elastica, perché per il consumatore è facile sostituirli con altri beni che soddisfano lo stesso bisogno.Es. burro e margarina.
• DEFINIZIONE DI MERCATO
L’elasticità della domanda su qualunque mercato dipende da come sono stati tracciati i confini del mercato stesso: un mercato delineato in maniera molto precisa (es. mercato del gelato) tende ad avere una domanda più elastica di un mercato i cui confini affondano nel vago (es. mercato del cibo in generale), poichè è più facile trovare sosituti per beni specifici.
• ORIZZONTE TEMPORALE
Gli stessi beni tendono ad avere una domanda più elastica nel lungo periodo (es. un aumento del prezzo della benzina non porta variazioni immediate della quantità di domanda in quanto ma, con l’adar del tempo, i consumatori tendono a privilegiare automobili con consumi più contenuti o l’uso di mezzi di trasporto pubblico).
Come si calcola l’elasticita’ della domanda rispetto al prezzo?
ovvero
Tipologie di curva di domanda
Le curve di domande possono essere classificate in funzione della loro elasticità:
• Domanda ELASTICA: quando e > 1, quindi la quantità reagisce più che proporzionalmente al prezzo:
• Domanda ANELASTICA: quando e < 1, quindi la quantità reagisce meno che proporzionalmente al prezzo;
• Domanda RIGIDA (o elasticità unitaria): quando e = 1, quindi la quantità reagisce nella medesima proporzione del prezzo.
Poiché l’elasticità della domanda rispetto al prezzo misura al reazione della quantità domandata al prezzo, essa ha una forte reazione con l’inclinazione della curva: quanto più la domanda è piatta nel punto che stiamo osservando, tanto più elevato è il valore dell’elasticità al prezzo; quanto più è ripida, tanto più ridotto è il suo valore.
Di solito lungo la una curva di domanda l’elasticità cambia
Ci sono tre casi in cui l’elasticità è costante.
L’impresa: la massimizzazione del profitto
Le curve di offerta dell’impresa
Quantità offerta: quantità di un dato bene che i venditori vogliono e possono vendere.
Le determinanti dell’offerta individuale:
- prezzo; a parità di altre condizioni, la quantità offerta di un dato bene aumenta all’aumentare del prezzo, e viceversa. per questo si dice che la quantità offerta è positivamente correlata al prezzo del bene.
- costo dei fattori; quando il prezzo di uno o più fattori di produzione aumenta, la produzione del dato bene è meno redditizia e l’azienda offre meno quantità del bene prodotto. se il prezzo di questi fattori aumenta in maniera drastica c’è il rischio che l’azienda sia costretta a chiudere. dunque la quantità offerta è negativamente correlata con il prezzo dei fattori di produzione.
- tecnologia; lo sviluppo della tecnologia può ridurre la quantità di lavoro necessaria per la produzione, riduce i costi dell’impresa e fa aumentare la quantità offerta.
- aspettative sul futuro; se il produttore si aspetta che il prezzo dei suoi prodotti aumenti nel prossimo futuro, probabilmente egli aumenterà subito la produzione per immagazzinarne una parte e offrirla sul mercato a prezzi più elevati.
Curva di offerta: grafico che illustra la relazione tra il prezzo di un dato bene e la quantità offerta.
Spostamenti della curva di offerta
In tutti i casi in cui una determinante dell’offerta, diversa dal prezzo, cambia, la curva di offerta si sposta. Ogni cambiamento che induce un aumento della quantità offerta provoca uno spostamento della curva verso destra; analogamente, ogni cambiamento che induce una contrazione della quantità offerta la fa spostare verso sinistra.
La composizione di offerta e domanda
Il mercato analizza contemporaneamente la domanda e l’offerta per stabilire la quantità venduta e il prezzo. Esiste un punto nel quale le due curve si intersecano e le due forze si bilanciano: quel punto è detto di equilibrio (situazione nella quale domanda e offerta si equivalgono). Il prezzo corrispondente a quel punto è detto prezzo di equilibrio (prezzo in corrispondenza del quale offerta e domanda si equivalgono), e la quantità corrispondente quantità di equilibrio (la quantità offerta e la quantità domandata quando il prezzo fa equivalere domanda e offerta).
Al P di equilibrio la Q del bene che i compratori vogliono acquistare è equivalente alla Q del bene che i venditori vogliono e possono vendere. Il P di equilibrio viene a volte definito prezzo di mercato perché, in corrispondenza di quel valore, tutti i soggetti attivi sul mercato sono soddisfatti: i compratori possono acquistare ciò che vogliono e i venditori vendono esattamente il quantitativo che vogliono vendere. L’iterazione tra compratori e venditori spinge automaticamente il mercato verso l’equilibrio.
L’interazione tra compratori e venditori spinge automaticamente il prezzo verso il livello di equilibrio, compratori e venditori sono soddisfatti e non esercitano pressioni sul prezzo, quindi si tratta di situazioni temporanee. Nella realtà questo fenomeno è talmente frequente da essere noto come legge della domanda e dell’offerta: il prezzo di ogni dato bene tende naturalmente ad aggiustarsi in modo da portare domanda e offerta in equilibrio.
L’obiettivo dell’impresa
L’impresa deve prendere delle decisioni: quanto produrre dei vari beni e come produrli, quali tecniche utilizzare. L’impresa decide cercando di massimizzare un obiettivo che prende il nome di profitto. Il profitto (π) è la differenza tra ricavo totale (RT) e costo totale (CT):
π = RT – CT
Ricavi
Il ricavo totale viene definito come il prodotto della quantità venduta per il prezzo al quale essa viene venduta:
RT = p * y
La grandezza p può essere:
a. indipendente da y. Questa ipotesi è accettabile quando le dimensioni dell’impresa sono così piccole che essa può portare al mercato solo una quota trascurabile dell’offerta complessiva; la sua offerta non è in grado di influenzare il prezzo del bene (ambito della concorrenza perfetta);
b. dipende da y. Questo caso si verifica quando le dimensioni dell’impresa sono rilevanti rispetto al mercato; sicché, se l’impresa vuole assorbire la sua offerta, il prezzo a cui gli acquirenti sono disposti ad assorbire questa maggiore offerta deve essere via via più basso. In altre parole, quanto maggiore è la quantità venduta, tanto minore deve essere il prezzo a cui questa quantità viene venduta.
Bisogna poi parlare dei ricavi marginali (RMg), che misura l’incremento di ricavo (ΔRT) che l’impresa ottiene vendendo una unità addizionale del bene (quando cioè Δy = 1); o in altre parole è il rapporto tra la variazione del ricavo totale e la variazione delle quantità venduta (rapporto incrementale della funzione del ricavo totale).
RMg =
Nel caso a il RMg coincide con il prezzo (dato): esso non varia al crescere della quantità venduta; il suo grafico è una retta orizzontale con intercetta p.
Nel caso b il RMg è una funzione decrescente della quantità venduta; esso coincide con il prezzo solo quando y = 0;per quantità maggiori è sempre inferiore al prezzo. Le due intercette sull’asse delle ordinate coincidono, mal’inclinazione della curva di domanda è doppia.
Il ricavo marginale misura l’inclinazione del ricavo totale: dire che RMg diminuisce significa dire che RT aumenta sempre meno; dire che RMg = 0 significa che RT non aumenta e che perciò ha raggiunto il suo livello massimo; dopo quel punto RMg diviene negativo, e RT diminuisce.
Esiste, infine, il ricavo medio che misura quanto incassa in media l’impresa su ciascuna unità di prodotto da essa venduta. RMe coicide con i prezzo.
RMe =
Costi
Il costo totale (CT) rappresenta l’insieme delle spese che l’impresa deve affrontare per produrre la quantità del bene che essa porta sul mercato.
La funzione che lega i CT a y e così caratterizzata:
- è crescente; ossia maggiore è la quantità prodotta, maggiore è il costo sopportato dall’impresa per produrla;
- il grafico della funzione del costo totale dipende dalla tecnologia, dal costo dei fattori.
Si assume che il costo totale, per un primo tratto cresca ma sempre meno e successivamente l’aumento diviene sempre più rapido
Bisogna introdurre il concetto di costo marginale (CMg) che misura di quanto aumenta il costo totale quando la quantità prodotta aumenta di una unità: rapporto incrementale della funzione del costo totale e perciò ne misura l’inclinazione in corrispondenza dei vari livelli della quantità prodotta. Nel primo tratto, in cui il CT cresce poco, il CMg è positivo ma sempre più piccolo; dopo, quando CT cresce sempre più, il costo CMg diventa sempre più grande.
CMg =
Occorre poi definire il C MEdio (costo unitario, misura quanto costa in media ogni singola unità prodotta).
C Medio =
La scelta dell’impresa
Sappiamo che l’impresa sceglie di produrre la quantità in corrispondenza della quale il profitto massimo.
- Quando RMg > CMg significa che producendo una unità in più il RT aumenta più del CT, quindi π aumenta; perciò all’impresa conviene espandere la produzione fino a quando RMg resta maggiore di CMg.
- Quando il RMa < CMg significa che producendo una unità in meno RT aumenta meno del CT, sicché π aumenta; perciò all’impresa conviene diminuire la produzione fino a quando RMg resta minore di CMg.
- Quando RMg = CMg il π è massimo; questa è dunque la condizione che identifica la scelta che corrisponde al massimo profitto. La condizione dell’eguaglianza tra RMg e CMg assicura che la differenza tra RT e CT è massima, anche se non assicura che sia positiva.
L’impresa:produzione e costi
La funzione di produzione
Produzione → attività che consiste nell’ottenere, partendo da determinati fattori, dei beni e servizi che possono essere direttamente consumabili o servire per la produzione di altri beni.
Si può parlare di metodi di produzione efficienti quando si ottiene il massimo livello di OUTPUT (prodotti) con una certa quantità di INPUT (fattori di produzione) o quando si ottiene una certa quantità di OUTPUT con l’utilizzo minimo di INPUT.
Consideriamo una situazione semplificata in cui viene prodotto un solo bene (la cui quantità viene indicata col simbolo x) per mezzo di due soli input, L (lavoro) e K (capitale).
Y = f (K, L) (funzione di produzione)
L’incremento della produzione che si ottiene accrescendo di una unità l’impiego di un input a parità dell’altro viene chiamato produttività marginale dell’input.
produttività marginale di L
produttività marginale di K
Quando, invece, variano entrambi gli input si possono verificare diverse situazioni:
- quando con l’aumento degli input, gli output aumentano proporzionalmente → si dice che la funzione di produzione è caratterizzata da rendimenti di scala costante;
- quando con l’aumento degli input, gli output aumentano più che proporzionalmente → rendimenti di scala crescenti;
- quando con l’aumento degli input, gli output aumentano meno che proporzionalmente → rendimenti di scala decrescenti.
Per la rappresentazione grafica è necessario ricorrere al concetto di isoquanto → l’insieme di tutte le combinazioni dei due inputs che consentono di ottenere la stessa quantità di prodotto. Per ogni quantità prodotta abbiamo un isoquanto che identifica tutte le possibilità offerte dalla tecnologia, ossia tutte le combinazioni dei due inputs che consentono di produrre quella quantità, combinazioni tra cui l’impresa può scegliere.
Tutti gli isoquanti hanno le seguenti proprietà:
- sono decrescenti: ciò significa che la stessa quantità di prodotto può essere ottenuta riducendo l’impiego di un input solo a patto di aumentare l’impiego dell’altro;
- sono convessi: ciò significa che, per mantenere costante la quantità prodotta, la riduzione dell’impiego di un input deve essere compensata con dosi via via crescenti dell’altro input;
- isoquanti in alto a destra corrispondono a quantità di output maggiori;
- gli isoquanti non si incontrano.
Gli isoquanti si differenziano dalle curve di indifferenza in quanto rappresentano relazioni tecniche tra le combinazioni di inputs e la quantità prodotta, mentre le curve di indifferenza rappresentano relazioni psicologiche tra le combinazioni di beni e la soddisfazione del consumatore; inoltre, tra la quantità prodotta di un bene è oggettivamente misurabile, la soddisfazione del consumatore non lo è.
L’inclinazione di un isoquanto misura di quanto può essere ridotto l’impiego dell’input K quando si accresce di una unità l’impiego dell’input L in modo da mantenere costante il livello dell’output. Il valore assoluto di questa inclinazione si chiama saggio marginale di sostituzione tecnica:
ovvero
La scelta della tecnica
L’obiettivo dell’impresa è quello di rendere massimo il profitto, quindi la sua scelta sarà quella che costa di meno. In altri termini per massimizzare il profitto l’impresa deve minimizzare i costi.
min W1x1 + W2 + x2 tale che f (x1, x2) = y (fisso)
dove W1x1 + W2 + x2 rappresenta il costo complessivo. Funzione di costo → funzione che esprime il minimo costo necessario per produrre una determinata quantità di y ai prezzi di W1 e W2 degli inputs.
Isocosto → retta che indica le combinazioni di fattori il cui costo è pari a C; W1x1 + W2 + x2 = C
Il punto di equilibrio (dove la produzione si ottimizza) rappresenta la tecnica prescelta.

In E
Costi di breve periodo
Nel breve periodo l’impresa è vincolata a sostenere anche dei costi fissi, cioè, anche quando y = 0, e dei costi variabili che variano in funzione della quantità prodotta.
C Totale = C Fisso Totale + C Variabili Totale
Il costo medio, in questo caso, è da scomporre in:
C Medio = C Me F = C Me V =
Nel breve periodo l’impresa decide quanto produrre sulla base di un impianto dato e sceglie la quantità sulla base della condizione marginale (RMg = CMg) e della condizione media per non fare perdite (p ≥ CVMe).

Costi nel lungo periodo
La funzione del costo totale di lungo periodo misura la spesa complessiva che l’impresa sopporta in corrispondenza di ogni livello della quantità prodotta quando può scegliere liberamente la combinazione di inputs.
CT = C(y)
E’ immediato verificare che si tratta di una funzione crescente: all’aumentare della quantità prodotta aumenta anche il costo totale:
- può aumentare in proporzione alla quantità prodotta (rendimenti di scala costanti → CT retta crescente);
- può aumentare in maniera meno che proporzionale (rendimenti di scala crescenti → CT curva concava);
- può aumentare in maniera più che proporzionale (rendimenti di scala decrescenti → CT retta convessa)
Riguardo al costo medio bisogna fare le seguenti considerazioni:
- se il costo totale aumenta in misura meno che proporzionale rispetto alla quantità prodotta allora il costo medio è una funzione decrescente di y;
- se il costo totale aumenta in misura più che proporzionale allora il costo medio è crescente;
- se il costo totale aumenta proporzionalmente allora il costo medio è costante.
Esistono anche delle relazioni tra le due curve dei costi medi e dei costi marginali. Se in un tratto si ha Cmg > Cme allora in quel tratto Cme è crescente; se in un tratto si ha Cmg < Cme allora in quel tratto il Cme è decrescente; se in un tratto si ha Cmg = Cme allora in quel tratto le due curve coincidono e sono orizzontali.
Nel lungo periodo l’impresa decide se costruire, ampliare, ridimensionare o chiudere un impianto e prende questa decisione sulla base della condizione marginale (RMg = CMg) e della condizione media, per non fare perdite (p ≥Cme).
Concorrenza perfetta
Caratteristiche (vedi: forme di mercato)
- molte imprese di piccole dimensioni, ininfluenti;
- prodotto omogeneo;
- libertà di entrata e di uscita delle imprese dal mercato.
L’equilibrio dell’impresa in concorrenza perfetta
Quando un’impresa opera in un mercato perfettamente concorrenziale essa non può influenzare il prezzo con le sue decisioni dell’impresa allora il ricavo marginale (RMg) coincide col prezzo (p).
Siccome il RMg coincide con il prezzo, il suo grafico è rappresentato da una retta orizzontale con intercetta pari a p. Riportando sullo stesso grafico la curva del costo marginale, si verifica subito che l’equilibrio dell’impresa è identificato nell’incontro tra le due curve CMg e RMg.
L’equilibrio dell’industria
Finora abbiamo considerato la situazione di una singola impresa. Sappiamo però che il numero delle imprese che operano in un mercato perfettamente concorrenziale è molto grande e che l’offerta di una singola impresa è trascurabile rispetto all’offerta complessiva. Per passare dall’offerta della singola impresa a quella di tutte le imprese che producono lo stesso bene (industria) dobbiamo fare la somma dell’offerta di tutti i venditori. La quantità offerta sul mercato dipende dagli stessi fattori che condizionano l’offerta individuale ma anche dalla quantità di venditori presenti sul mercato. Per ottenere la quantità di offerta del mercato, le curva di offerta vengono sommate orizzontalmente, il che significa che per trovare la quantità globalmente offerta per ogni dato prezzo, si devono sommare le relative quantità individuali riscontrate sull’asse delle ascisse nel grafico dell’offerta individuale. La curva di offerta di mercato descrive le variazioni della quantità totale offerta a fronte di cambiamenti nel prezzo.
L’industria si torva in condizione di breve periodo quando il numero delle imprese che la compongono è dato; si torva in condizione di lungo periodo quando il numero delle imprese che la compongono è variabile: può aumentare o diminuire.
Il monopolio
Caratteristiche (v. forme di mercato)
- un solo produttore

esistono delle barriere all’entrata che impediscono sul mercato ad altre imprese:
- monopolio delle risorse, in cui la risorsa-chiave è posseduta da una sola impresa (es. la DE BEERS possiede l’esclusiva sui diamanti). L’impresa controlla la materia e il prezzo in funzione del profitto.
- monopolio legale, in cui un’unica impresa detiene il diritto esclusivo di produrre un certo bene (brevetti…). E’ utile per remunerare giustamente gli investimenti compiuti nella ricerca scientifica. Magari, è previsto per un tot di anni.
- monopolio naturale (es. fornitura di servizi pubblici), quando la barriere di natura tecnologica, ossia quando la dimensione produttiva ottima (la scala minima efficiente) è delle dimensioni del mercato, sicché non c’è spazio per più di una impresa. I CF sono nettamente prevalenti, mentre i CV sono relativamente bassi.
L’equilibrio del monopolista
L’obiettivo dell’impresa che opera in condizioni di monopolio sul mercato dei prodotti (del “monopolista”) è ovviamente la massimizzazione del profitto.
Il monopolista ha la possibilità di decidere il livello del prezzo a cui vendere la sua produzione e la quantità del prodotto. Esso è però vincolato dalla curva di mercato, sicché se fissa il prezzo, la quantità che può vendere risulta automaticamente determinata e viceversa. E’ del tutto equivalente quale delle due grandezze venga fissata dal monopolista e quale determinata dalla curva di domanda. Noi assumeremo che essa decida di produrre la quantità che le consente di raggiungere quell’obiettivo.
Dato che il prezzo non è indipendente dalla quantità venduta, nel caso del monopolista il ricavo marginale (RMg) non coincide con il prezzo. Esso è sempre inferiore al prezzo (tranne che y = 0) e diminuisce con l’inclinazione doppia rispetto a quella della curva di domanda (supponendo che entrambe siano delle rette).
L’equilibrio del monopolista è sempre identificato dalla condizione marginale (RMg = CMg) e della condizione media (p ≥ Cme)
Macroeconomia
MACROECONOMIA: è lo studio del sistema economico nel suo insieme. Considera grandezze aggregate (prodotto nazionale, beni di consumo, beni di investimento…)
I principali soggetti della macroeconomia sono:
- il complesso dei consumatori (FAMIGLIE);
- il complesso delle IMPRESE;
- l’operatore pubblico (PUBBLICA AMMINISTRAZIONE). Insieme dei soggetti pubblici che svolgono attività volte alla realizzazione di interessi collettivi: servizi non vendibili, non beni di consumo (giustizia, ordine pubblico, istruzione…);
- il complesso dei soggetti economici negli altri Paesi (RESTO DEL MONDO).
I mercati che prenderemo in considerazione nelle loro interdipendenze reciproche sono quelli: DEI BENI, DELLA MONETA, DEI TITOLI e DEL LAVORO. Una caratteristica fondamentale della macroeconomia è, infatti, proprio il fatto che le decisioni indipendenti di questi operatori si influenzano reciprocamente.
Contabilità nazionale
CONTABILITA’ NAZIONALE: descrizione quantitativa delle attività economiche di un paese espressa tramite rappresentazione sistematica dei flussi economici, finanziari tra gruppi di operatori .
La più importante delle grandezze considerate dalla contabilità nazionale è sicuramente il prodotto nazionale.
Consideriamo innanzitutto un sistema chiuso agli scambi con l’estero. In questo caso il PRODOTTO NAZIONALE LORDO è una misura sintetica della quantità complessiva di beni e servizi che vengono prodotti in un dato periodo di tempo (un anno), al netto dei beni e dei servizi complessivamente consumati per produrli nel sistema economico che stiamo considerando.
Il livello del prodotto nazionale dipende principalmente da due elementi:
- dalla quantità di risorse (mezzi di produzione e lavoro) complessivamente disponibili (capacità produttiva);
- dalla quantità di risorse effettivamente utilizzate.
La crescita economica viene misurata dal tasso di variazione del prodotto nazionale.
Esiste una netta distinzione tra prodotto nazionale lordo e prodotto nazionale netto. Siccome le macchine non sono “eterne”, nel valore dei beni complessivamente consumati per produrre i beni che costituiscono il prodotto nazionale va conteggiato anche quello delle macchine che finiscono il loro ciclo produttivo (ammortamento). Quindi sottraendo al PNL il valore degli ammortamenti si ottiene il PNN, che però è poco utilizzato.
In questo schema semplificato che stiamo considerando il prodotto nazionale netto coincide con il reddito nazionale.
Un’altra distinzione è quella tra prodotto nominale e prodotto reale. Questa distinzione si basa sui prezzi utilizzati per calcolare il PNL. Se si considerano i prezzi medi della anno in corso si ottiene e il prodotto nazionale nominale (o prodotto nazionale a prezzi correnti). Se invece si considerano i prezzi di un anno di riferimento, in modo da eliminare l’aumento dei prezzi e ottenere l’aumento reale della produzione (a lire costanti).
La terza distinzione è quella tra prodotto nazionale lordo e prodotto interno lordo. Il PIL è il valore, ai prezzi di mercato, di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un determinato paese in un certo periodo di tempo. Se al PIL aggiungiamo i redditi netti di cittadini italiani, per esempio, all’estero si ha, appunto, il PNL.
Esercizi
Ogni sistema deve tenere la contabilità nazionale che rappresenta l’andamento annuale dell’economia del Paese considera sia le varie sfere economiche (produzione, distribuzione, domanda), sia i rapporti con l’estero)
MODI DI CONTABILIZZAZIONE (CALCOLO DEL VALORE AGGIUNTO):
I. facendo riferimento agli stadi della produzione
II. vendite + incremento scorte + acquisto dei beni intermedi.
A questo punto, quindi si può anche parlare, del PIL A VALORE AGGIUNTO: somma dei valori aggiunti che si sono formati le imprese operanti nel territorio o nella P.A.
CONTO ECONOMICO DELLE RISORSE E DEGLI IMPEGHI. E’ il più importante dei conti nazionali. Definisce l’entità macroeconomica di base seconda la quale il TOTALE DELLE RISORSE, pari alla somma del PIL, delle importazioni, uguaglia il TOTALE DEGLI IMPIEGHI, costituito dai consumi,dagli investimenti e dalla esportazioni (guardare schema sul quaderno).
Il valore totale delle risorse chiama in causa la sfera della produzione, sia nazionale (PIL) sia estera (importazioni). Il valore degli impieghi è relativo ala domanda interna (i consumi e gli investimenti) e estera (esportazioni). Questo schema permette di individuare da dove hanno origine ogni anno i beni ed i servizi di cui necessita un Paese e come queste risorse vengono utilizzate.
Esercizi
BILANCIA DEI PAGAMENTI. Tutti i rapporti realizzati da un paese con il resto del mondo nell’arco di un anno vengono registrati nella bilancia dei pagamenti nei quale si riassumono le entrate e le uscite relative ai rapporti di cui sopra. Schema contabile che registra tutte le transazioni economiche interviene in un periodo dato di tempo tra residenti e non residenti). (Guardare schema sul quaderno). E’ composta da:
- le partite correnti
• bilancia commerciale (saldo import-export)
• bilancia dei servizi (trasporti, assicurazioni, turismo, interessi)
• redditi (da lavoro e da capitale)
• trasferimenti unilaterali (privati: rimesse; pubblici: contributi CEE)
- i movimenti di capitale:
• non bancari: operazioni messe in atto da soggetti diverse dalle banche (investimenti diretti, di portafoglio, prestiti, crediti commerciali)
• bancari: operazioni non autonome)
- le variazioni di riserve ufficiali
- gli errori ed omissioni.
La bilancia dei pagamenti è strutturata con il principio della partita doppia. Dal punto di vista contabile deve essere sempre in pareggio.
Dal punto di vista economico è un discorso un po’ diverso: sono più importanti le voci della partite correnti e i movimenti di capitale non bancari: il saldo di queste due operazioni autonome (effettuate da soggetti che decidono spontaneamente sulla base di decisioni personale) è rilevante perché permette di misurare la competitività del paese.
Convenzioni di segno
- si indicano con segno + tutte quelle operazioni che comportano pagamenti effettuati dall’estero verso il paese in considerazione;
- si indicano con – tutte quelle transazioni che comportano pagamenti effettuati dal Paese in considerazione verso l’estero.
Esercizi
Elementi essenziali per il modello reddito spesa
SPESA AGGREGATA. E’ l’insieme dei beni e servizi prodotto sul territorio nazionale che viene acquistato. E’ composta da:
- spesa delle famiglie (o consumo): spesa delle famiglie per i prodotti finali C
- spesa delle imprese ( o investimento): spesa delle imprese per l’acquisto dei mezzi di produzione addizionali I
- spesa dello Stato ( o spesa pubblica) G
In un’economia chiusa la spesa aggregata è, quindi, pari alla somma tra C + I + G ed è equivalente al PIL, che è a sua volta equivalente al PNL.
Quando si passa ad un’economia aperta le cose si complicano un po’, in quanto si devono prendere in considerazione anche le importazioni (acquisti di beni e servizi di origine estera di operatori residenti, Z) e le esportazioni (acquisti di prodotti di origine interna da operatori non residenti, X). Quindi per ottenere la spesa degli operatori residenti in prodotti interni dobbiamo sottrarre Z da C + I + G e aggiungere X.
In conclusione si ha: PNL = PIL = C + I + G + X – Z
SCHEMA SEMPLIFICATO DI CONTABILITA’ NAZIONALE in cui Y rappresenta il prodotto nazionale:
(1) Y = C + I + G + X – Z
(2) Y – T = Yd = C + S
Queste sono le due identità della contabilità nazionale. Nella prima si afferma che il prodotto nazionale è sempre uguale alla spesa complessiva e mostra quale sono le componenti di questa spesa; mentre la seconda dice che il reddito disponibile si distribuisce tra consumo e risparmio (parte del reddito disponibile che non viene consumata).
C ==> consumo
I ==> investimenti
G ==> spesa pubblica
X ==> esportazioni
Z ==> importazioni
T ==> prelievo fiscale
Yd ==> reddito disponibile
S ==> risparmi
DOMANDA AGGREGATA. Il livello di Y dipende dalla domanda aggregata, che in uno schema semplificato a solo due settori (famiglie e imprese), è definita come la spesa che questi due operatori programmano di fare. Perciò la domanda aggregata è data dalla somma dei programmi di spesa delle famiglie e dei programmi di spesa delle imprese:
DA = C + I, quindi in equilibrio, quando l’offerta aggregata è uguale alla domanda aggregata si avrà Y = DA = C + I. Ma siccome C e I sono indipendenti nulla garantisce che si abbia subito questo equilibrio. Potrebbe succedere che Y > C + I (eccesso dell’offerta aggregata sulla domanda aggregata e in questo caso Y diminuisce) oppure Y < C + I (eccesso della domanda aggregata sull’offerta aggregata e in questo caso Y aumenta).
A questo punto, però, sorge un problema. Prima abbiamo considerato Y = C + I come un’identità della contabilità nazionale che vale sempre; ora la consideriamo come una identità che vale solo in condizioni di equilibrio.
Per dare una risposta esauriente bisogna anche fare una distinzione tra investimenti volontari e investimenti involontari.
La risposta è che quando si parla di domanda aggregata, si considerano le decisioni ex ante e quindi gli investimenti volontari; mentre quando si parla di contabilità nazionale si parla di consuntivi ex post, e quindi si considerano anche gli investimenti involontari.
Funzione di consumo. La principale grandezza che influenza il livello del consumo è il reddito disponibile: C = C (Yd). Nel nostro modello semplificato, essendo assente lo Stato e quindi T, si può tranquillamente affermare che Yd = Y, e quindi:
C = C (Y)
La forma generale di una funzione lineare tra le variabili C e Y è:
C = C0 + cY
Dove:
C0 è il consumo autonomo, grandezza indipendente dal reddito, nonché il termine noto della funzione ( ==> punto in cui la retta incontra l’asse delle ordinate);
c è la propensione marginale al consumo e misura di quanto varia il consumo al variare di una lire del reddito ( ==> è il coefficiente angolare della retta; più è grande c più inclinata sarà la retta: c = cC //Y). Siccome non tutto l’aumento del reddito viene speso per l’acquisto di beni e servizi ==> C < c < 1 e in conclusione 0 < c < 1.
Grafici sul quaderno
Investimenti. L’altra componente della domanda aggregata è l’investimento, ossia la spesa delle imprese per l’acquisto dei mezzi di produzione addizionali, che nel nostro caso verrà considerato come un dato esogeno (viene assunto come dato).
I = I0
La legge di Say. Secondo Say esisteva un’identità tra risparmio (S) e investimenti (I).
S S I
E stata una teoria fortemente criticata perché nulla garantisce che le decisioni dei risparmiatori coincidono con le decisioni di investimento delle imprese.
Allora si arrivò a dire che si poteva raggiungere un punto di equilibrio grazie ai tassi di interesse (r).
Guardare grafico sul quaderno.
Questa teoria fu molto criticata dai keynesiani.
Afferma che la domanda si adegua all’offerta quindi:
- se Y > DA allora DA aumenta;
- se Y < DA allora DA diminuisce.
Afferma cioè l’esatto contrario di quello che afferma Keynes nella suo principio delle domanda effettiva.
PRINCIPIO DELLA DOMANDA EFFETTIVA. Il livello del prodotto nazionale (OFFERTA AGGREGATA) dipende dal livello della domanda aggregata, ossia dalla quantità che i vari operatori sono disposti a spendere per l’acquisto di porzioni del prodotto nazionale. In altre parole la domanda determina l’offerta.
Se la domanda supera l’offerta allora l’offerta aumenta, mentra se la domanda diminuisce allora anche l’offerta diminuisce e ciò fino a quando la domanda e l’offerta non sono uguali (Y = DA). In questo caso l’offerta aggregata sarà uguale alla domanda aggregata e il mercato dei beni si troverà in equilibrio.
Il principio della domanda effettiva descrive il processo di aggiustamento mediante il quale il mercato dei beni trova il proprio equilibrio.
Keynes mette anche in evidenza la possibilità di situazioni di equilibrio tra domanda e offerta ma non favorevoli caratterizzati da “sottooccupazione”.
Infine se la produzione deve aumentare in breve periodo a causa di un aumento di domanda allora deve aumentare anche i prezzi (inflazione). Il pieno utilizzo della capacità produttiva provoca l’aumento dei prezzi nel caso di un eccesso di domanda.
Modello reddito spesa
Con questo modello si può determinare il livello di equilibrio di prodotto nazionale applicando il principio della domanda effettiva di Keynes.
Y = DA (condizione di equilibrio)
E’ uno schema schema semplificatissimo in cui:
- gli unici operatori sono le imprese e le famiglie, per cui le due identità contabili (1) e (2) saranno:
(1*) Y = C + I
(2*) Y = C + S
- il livello degli investimenti viene assunto come dato esogeno:
I = I0
- tutti i prezzi vengono supposti fissi.
Se C = C0 + cY allora: DA = C0 + cY + I0
Y = C0 + cY + I0
Si avrà perciò:
Y – cY = C0 + I0;
Y (1 – c) = C0 + I0;
Y = C0 + I0
==> MOLTIPLICATORE (in mercato chiuso): misura l’effetto su Y di una variazione, in aumento o in diminuzione, dell’investimento o meglio di una componente autonoma di DA
Il moltiplicatore
Se analizziamo un aumento I possiamo arrivare a fare le seguenti considerazioni:
- innanzitutto, quando si verifica un aumento di I si verifica un aumento di DA e quindi di Y. Questo aumento può essere calcolato usando la formula o il grafico con la bisettrice. (Guarda grafico e commento);
- I è una componente autonoma di DA, perciò la sua crescita fa aumentare Y; ma quando Y aumenta anche C aumenta, perciò Y aumenta ancora di più e perciò aumenta ancora di più anche C e così via….
- L’effetto complessivo su Y della variazione di I risulta moltiplicato. Per questo viene chiamato moltiplicatore.
- Maggiore è la propensione al consumo, maggiore è il moltiplicatore.
Esercizi sul quaderno
Il modello macroeconomico con la presenza dello Stato
Lo Stato può influenzare il livello della domanda aggregata e, per il suo tramite, il livello del prodotto nazionale quando utilizza gli strumenti di cui dispone: spesa pubblica, acquisto di beni e servizi da parte dello Stato (G)( G =G0) e il prelievo fiscale (T) (riguardo a questo, prima1 assumeremo T = T0 e dopo2 T = t * Y, dove t rappresenta la quota del reddito nazionale che entra nella casse dello Stato come prelievo, aliquota del prelievo). L’uso di queste grandezze a fini di politica macroeconomia prende il nome di politica fiscale.
La prima modifica da fare riguarderà la composizione di DA. Si avrà, dunque: DA = C + I + G, e la situazione di equilibrio sarà Y = C + I + G.
La seconda modifica, invece,investirà, la funzione di consumo, che dipende dal reddito disponibile, cioè da quello che rimane alle famiglie dedotto il prelievo. Si avrà perciò C = C0 + c (Y – T).
Prima caso (T=T0)
Nel primo caso, sostituendo le espressioni delle varie componenti della domanda aggregata nella condizione di equilibrio si arriva a:
Y =
Si nota che questa volta m non moltiplica solo C e I ma anche la spesa pubblica e –cT; ne deriva che Y è influenzato anche dalla spesa pubblica e dal prelievo fiscale.
Per quanto riguarda G, vale lo stesso discorso fatto per I ==> Y = m * YG (moltiplicatore della spesa pubblica). Il motivo per cui vale la stesa regola è che anche la spesa pubblica è una componente autonoma di DA e produce gli stessi effetti.
Per quanto riguarda il prelievo fiscale si ottiene, invece:
Un aumento del prelievo fiscale riduce l’Yd delle famiglie; di conseguenza riduce C, e quest’ultima diminuzione mette in moto il meccanismo del moltiplicatore in chiave recessiva per cui si riduce anche Y. Questo perché T non compare nella formula di DA, ma esercita il suo effetto attraverso C.
E’ interessante calcolare l’effetto congiunto di un aumento di G e di T di pare ammontare. Il risultato è che cresce Y di un ammontare pari alla comune variazione della spesa pubblica, in quanto la variazione di G è più espansiva di quanto sia restrittiva la variazione di T. Questo risultato prende il nome di teorema del bilancio in pareggio.
Secondo caso (prelievo proporzionale a Y)
Il modello si modifica:
Y = DA = C + I + G
T = t*Y
C = C + c (1 - t) * Y
Sostituendo tutti i fattori si ha
Y = * (C + I + G) = mt * (C + I + G) dove mt sta per il moltiplicatore che dipende dall’aliquota fiscale: esso è tanto più grande quanto più piccola è l’aliquota. In questo caso, quindi, G agisce tramite il moltiplicatore (come nell’altro modello);t agisce sul valore del moltiplicatore.
Esercizi
Bilancio dello Stato
(Guardare grafico)
La retta G si sposta verso l’alto se la spesa pubblica aumenta, mentre la retta T si inclina se aumenta l’aliquota fiscale.
Il bilancio dello Stato è la registrazione di tutte le spese che fa lo Stato e di tutte le entrate che affluiscono allo Stato.
Il bilancio è in AVANZO quando T – G > 0
Il bilancio è in DISAVANZO quando T – G < 0
Il saldo del bilancio dello stato può essere scritto come segue:
SBS = tY – G0
L’investimento e il tasso d’interesse
Da cosa dipendono gli investimenti? Gli investimenti dipendono innanzitutto dallo stato delle aspettative.
Per poter costruire una funzione aggregata dell’investimento è necessario tornare alla microeconomia. Si tratta, cioè, di considerare la situazione di una singola impresa che deve decidere se effettuare o no un particolare investimento.
Innanzitutto l’impresa conosce quanto costa questo particolare investimento: K (costo iniziale). Supponiamo, allora, che la sua previsione si articolai nel seguente flusso di profitti attesi: 1, ,2 … t.
L’impresa, per sapere se gli conviene attuare l’investimento deve confrontare la somma K (di oggi), con il flusso di somme di cui disporrà (negli anni a venire), d1, ,2 … t
Bisogna, quindi, comparare K al flusso di redditi con il criterio dell’attualizzazione dei ricavi futuri.
VA = Dove r è il tasso d’interesse che verrà proposto ogni anno
Se VA > K l’investimento verrà attuato.
Il VA cambia in funzione del:
- numeratore (quanto più grande è n, tanto meglio è)
- tasso d’interesse (se il tasso d’interesse è alto il VA sarà più basso)
Esiste un tasso d’interesse che uguaglia il VA a K, p (TASSO LIMITE)
K = EFFICIENZA MARGINALE DEL CAPITALE
L’efficienza marginale di un investimento misura il rendimento di ogni lira spesa per l’acquisto di quei mezzi di produzione. Ogni investimento ha la sua efficienza marginale. L’efficienza marginale viene chiamata anche tasso di rendimento interno di I, numero che quantifica la sua capacità di essere redditizio.
Per risolvere il problema della decisione è sufficiente confrontare i due tassi.
Se r < p l’investimento conviene (grafico sul quaderno).
Conclusione: l’investimento è inversamente proporzionale al tasso d’interesse: I = I (r). Se r aumenta I diminuisce e viceversa.
(Grafico sul quaderno)
La moneta e il mercato monetario
La definizione della moneta si può ricavare dalle funzioni essenziali che essa svolge:
- mezzo generale degli scambi e mezzo legale di pagamento;
- unità di conto, ovvero serve da misura dei valori; misura i prezzi dei beni e servizi, uniforma e confronta i valori economici;
- riserva di valore: la moneta può costituire un fondo di valore, questo nasce dal risparmio di moneta per poterne usufruire in futuro.
In pratica la moneta è il complesso dei mezzi di pagamento comunemente accettati. A proposito si può distinguere la moneta legale (mezzi di pagamento a cui lo Stato ha attribuito per legge il potere liberatorio) e quella consuetudinaria
L’OFFERTA DI MONETA (M). Per offerta di moneta si intende la quantità di moneta esistente in un determinato momento nel sistema economico.
La quantità di moneta è immessa nel sistema dai seguenti organi:
L’offerta di moneta è regolata dalla banca centrale, che svolge la funzione di istituto di emissione, alla quale compete la responsabilità della stabilità monetaria e l’attuazione della politica monetaria.
L’offerta di moneta verrà, quindi, considerata esogena (M= M0).
BASE MONETARIA (BM): è il valore complessivo dei biglietti aventi corso legale: parte di questi biglietti si trova nei portafogli nella famiglie e delle imprese e costituiscono il cosiddetto CIRCOLANTE (C ==> complesso delle banconote); la parte restante si trova nelle casseforti delle banche e costituiscono le cosiddette RISERVE (R).
BM = C + R
Le riserve possono essere libere o obbligatorie. Quelle obbligatorie sono rappresentate dai soldi che le banche depositano presso la banca centrale. L’ammontare di queste ultime è fissato come una determinata percentuale dei depositi delle banche “r”. R = r * D.
Le riserve non fanno parte dell’offerta di moneta mentre i depositi sì. Quindi:
M = C + D
Esiste una relazione tra M e BM: l’offerta di moneta è proporzionale alla base monetaria.
dove è il moltiplicatore monetario (Mm)
Il coefficiente di proporzionalità Mm è un numero > 1. Esso dipende da c e da r, che a loro volta sono dati, rispettivamente da C/D (circolante e depositi, che dipendono dalle decisioni del pubblico) e R/D (riserve e depositi, che dipendono dalle decisioni della Banca Centrale)
I meccanismi di creazione della BM.
Quali sono i canali attraverso i quali la BM entra o esce dal sistema economico?
Per capirli bisogna esaminare le funzioni della Banca Centrale:
- cambia su richiesta la moneta nazionale contro valuta;
- concede su richiesta prestiti alle banche;
- concede prestiti al Governo che li utilizza per finanziare parte della sua spesa non coperta da entrate fiscale.
A queste tre funzioni sono attribuiti tre modi attraverso i quali si può creare o distruggere la BM (es. nel canale estero: quando la Banca Centrale cambia più valuta in lira, che lira in valuta, la quantità della BM aumenta e viceversa…).
ATTIVO
- attività estere
- prestiti ad aziende di credito
- crediti v/tesoro
PASSIVO
- riserve sistema bancario
- circolante detenuto dal pubblico
- depositi del settore pubblico
Ogni volta che la BM viene creata si ha un aumento dell’offerta di moneta pari a OBM * Mm = BM .
I meccanismi analizzati non dipendono da scelte della Banca Centrale ma dal comportamento dei pubblico, del resto del mondo, banche e dallo Stato. Tuttavia anche la Banca Centrale ha il potere di controllare la quantità di moneta in circolazione:
- Diretti: che agiscono direttamente sulla base monetaria
1) Tasso ufficiale di sconto (T.U.S.): tasso al quale la Banca d’Italia concede i prestiti alle altre banche. Per calmierare una crescita galoppante la banca d’Italia aumenta il tasso; per rivitalizzare la situazione lo abbassa
2) Riserva obbligatoria: obbligo di mantenere una certa percentuale delle somme raccolte come riserva. Questo è il più importante strumento di politica monetaria. Per far sviluppare l’economia questa percentuale viene ridotta; per decelerarla viene aumentato
3) Operazione di mercato aperto: acquisto e vendita di titoli di Stato attraverso i quali la Banca d’Italia controlla la quantità della base monetaria (drenaggio della massa monetaria). Un acquisto di titoli operato dalla banca centrale sul mercato comporta un aumento della quantità di moneta in circolazione e viceversa
- Indiretti: basati su provvedimenti amministrativi che vincolano l’operato delle istituzioni creditizie.
1) Massimale sugli impieghi: fissa un limite massimo dell’importo erogabile ad un soggetto come prestito
2) Vincolo di portafoglio: dispone che determinate forme di impiego non scendano al di sotto di un certo importo
3) Controlli selettivi: stabilisce aliquote di prestiti per specifici settori produttivi
LA DOMANDA DI MONETA (L). Per domanda di moneta si intende la quantità di moneta che ciascun operatore detiene in forma liquida, cioè liberamente spendibile.
I motivi per cui si domanda moneta:
- motivo delle transazioni: quando si trattiene in moneta in attesa si spenderla per acquistare beni (o effettuare pagamenti).
- motivo precauzionale, quando si trattiene moneta (invece di acquistare titoli) per mantenere una scorta di liquidità con cui far fronte ad eventuali spese impreviste.
- motivo speculativo, quando si trattiene temporaneamente moneta nel proprio portafoglio giocando tra il prezzo corrente e il prezzo atteso dei titoli. La speculazione consiste in questo: si effettua un acquisto o una vendita cercando di guadagnare sulla differenza tra prezzo corrente e prezzo atteso. La speculazione è al rialzo se si compra in attesa che il prezzo salga, è al ribasso se si vende in attesa che il prezzo scenda.
(Guardare grafico sul libro a pag. 330. Oppure sul quaderno)
La funzione di domanda.
è funzione crescente del prodotto nazionale e funzione decrescente del tasso d’interesse ==> Lt (Y+, i-),
è funzione crescente del reddito e funzione decrescente del tasso d’interesse ==> Lp (Y+, i-)
e funzione decrescente del tasso d’interesse ==> Ls (i-)
Funzione di domanda aggregata di moneta:
KY – hi
(dove K > 0 e h > 0 sono dei parametri che legano i e Y ad L)
ovvero
(Guardare grafico sul quaderno)
L’equilibrio del mercato monetario viene raggiunto quando il reddito nazionale e il tasso dell’interesse assumono un livello tale da rendere la domanda di moneta uguale all’offerta.
M = L
Quando M > L il pubblico ha più moneta di quella che intende trattenere (è troppo liquido) e perciò cercherà di disfarsi della moneta in eccesso, per esempi, comprando titoli.
Quando M < L il pubblico ha meno moneta di quella che intende trattenere (è troppo poco liquido) e perciò cercherà di procurarsi la moneta che gli manca, per esempio vendendo titoli.
Modello IS- LM
SCHEDA IS: luogo delle combinazioni di Y e i che assicurano l’equilibrio tra DA e Y.
Spiegazione delle condizione di equilibrio del mercato dei beni:
Y = C + S
DA = C + I
Se Y = DA allora C + I = C + S da cui I = S
1. Sia Y = DA
2. DA = C + I + G; specificando le singole componenti:
3. C = C0 + c * Yd dove Yd = (1-t)Y- T0 da cui:
C = C0 + c * (1-t) Y- cT0
4. I = I0 – bi dove I0 : spesa di investimento autonoma
b: sensibilità degli investimenti nei confronti di i
Questa può anche essere scritta così: (Guardare grafico)
5. G = G 0 si ha:
6. DA = C = C0 + c * (1-t)Y- cT0 + I0 – bi + G0.
Ponendo DA0 = C0 - cT0 + I0 + G0 e
ĉ= c (1-t) (propensione al consumo al netto della tassazione)
si arriva a
7. DA = DA0 + ĉY – bi
(Guardare grafici sul quaderno)
In termini algebrici
Se Y = DA;
Y = DA0 + ĉY – bi;
Y – ĉY = DA0 – bi;
; ponendo = ά si ha che:
Y = ά * (DA0 – bi) SCHEDA IS.
ovvero
i =
Caratteristiche della curva IS: intercetta sulle assi delle Y → DA/b
inclinazione → – 1/ άb; la curva IS è tanto più piatta quanto maggiore è b e tanto maggiore è ά (moltiplicatore). Un aumento dell’aliquota fiscale t riduce il moltiplicatore e rende più inclinata IS.
La curva IS è decrescente: alti livelli del tasso d’interesse sono associati, in equilibrio, a bassi livelli di prodotto nazionale.
(Grafico sul quaderno)
SCHEDA LM. Curva lungo la quale si incontra l’equilibrio tra domanda e offerta di moneta. Rappresenta il luogo delle combinazioni i e Y che assicurano l’equilibrio tra domanda e offerta.
L’offerta reale di moneta: Ms / p
La domanda reale di moneta: KY- hi
Si ha, quindi:
SCHEDA LM
ovvero
Caratteristiche della curva LM: intercetta con le asse Y: K/h
inclinazione: -
La scheda LM è una curva crescente. Se si considerano livelli di reddito alti, per avere l’equilibrio, occorre che il tasso d’interesse sia via via più grande.

(Guardare grafico sul quaderno)
MODELLO IS-LM (ovvero modello di Hicks). È l’estensione del modello reddito-spesa che include anche il mercato monetario.
L’idea sta nel ricondurre l’economia a due macro-mercati:
- mercato dei beni (equilibrio tra I e S);
- mercato monetario (equilibrio tra L e M).
Partendo da: I (i, Y) e S (i, Y) si arriva alla condizione di equilibrio del mercato dei beni I (i, Y) = S (i, Y) (1). Si hanno due incognite che sono le stesse del mercato monetario in quanto L (i, Y) e M = M0 (dato esogeno che dipende dalla banca centrale). Da queste ultime due uguaglianza si arriva all’equilibrio del mercato monetario: L (i, Y) = M0.(2)
Le due schede (IS-LM) costituiscono, in pratica, un sistema di due equazioni a due incognite e la cui soluzione identifica la combinazione di Y e i che, dati i valori delle variabili esogene e dei parametri, assicura simultaneamente l’equilibrio del mercato dei beni e l’equilibrio del mercato monetario, assicura cioè l’equilibrio macroecnomico (E). Si tratta di un equilibrio stabile.
Se il sistema, infatti, non si trova nel punto E si mettono in moto delle forze che fanno variare Y e i fino a quando il sistema non raggiunge il punto E.
L’equilibrio dipende dalla posizione delle schede IS e Lm e questa dipenda a sua volta dai valore assunto dalle variabili esogene. Le più importanti sono G e M. Da questo si deduce che il livello del prodotto nazionale può essere influenzato dalle decisioni dello Stato in materia di politica monetaria e in materia di politica fiscale.
Politica monetaria. Si manifesta attraverso la variazione di M e sposta, quindi, la curva LM, verso destra se ΔM > 0 (politica espansiva), e verso sinistra se ΔM < 0 (politica recessiva).
(Grafici e commento)

La politica monetaria è tanto più efficacia quanto più sensibili sono gli investimenti alle variazioni di i, ovvero quanto più è piatta IS. Se gli investimenti sono insensibili a i (sono esogeni) allora la scheda IS risulta verticale e la politica monetaria è del tutto inefficace rispetto all’obiettivo di far variare il livello di Y.
Un altro caso di inefficacia delle politica monetaria è quello in cui l’equilibrio di partenza avviene lungo il tratto orizzontale della LM, a causa delle trappola della liquidità.
Man mano che il tasso d’interesse diviene più basso ( e che perciò il prezzo dei titoli diviene più alto) aumenta il numero degli speculatori che pensa che esso debba aumentare (e che il prezzo dei titoli debba diminuire). Si arriverà ad un punto in cui tutti gli speculatori si trovano d’accordo sulla stessa previsione: in questa situazione nessun speculatore tiene più titoli; anzi, essi sono dispo0sti a trattenere qualsiasi quantità di moneta. A questo livello del tasso di interesse la domanda di moneta diviene potenzialmente infinita. Questa situazione viene chiamata trappola della liquidità, ? ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… ed identifica il livello minimo del tasso di interesse, al disotto del quale esso non può scendere. In questo caso ha la massima efficacia la politica fiscale.
(Guardare grafico sul quaderno)
Politica fiscale. Si manifesta attraverso una variazione di G e sposta, quindi, la curva IS, verso destra se ΔG > 0 (politica fiscale espansiva) e verso sinistra se ΔG < 0 (politica fiscale recessiva). Per quanto riguarda gli effetti sulla LM, bisogna considerare che la spesa pubblica occorre che sia finanziata.
Prescindendo dalla manovra dell’aliquota fiscale, lo Stato ha due strade per finanziare la maggiore spesa:
- colloca titoli del Tesoro presso il pubblico e le banche;
- colloca i titoli presso la Banca Centrale che li acquista creando BM.
Nel primo caso l’offerta di moneta rimane costante e quindi la curva LM non si sposta.
Nel secondo caso, invece, avviene anche un aumento dell0’offerta di moneta perciò la curva LM si sposta verso destra.
(Guardare grafici e commento)
Spiazzamento. ? ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Economia aperta
Quando l’economia è aperta, la DA è costituita dalla spesa delle famiglie e delle imprese residenti nel paese per l‘acquisto di prodotti interni più la spesa dei non residenti per questi prodotti (esportazioni, X; considerato come dato esogeno).Inoltre, si deve sottrarre dalla somma C + I, che costituisce la spesa di tutti i residenti, la somma destinata all’acquisto di beni esteri (importazioni, Z; una parte di esse è autonoma, l’altra è funzione crescente di Y) ==> Z = Z0 + zYd dome z è la propensione marginale all’importazione ed è compreso tra 0 e 1.
Il saldo tra X e Z rappresenta il saldo della partite correnti della bilancia dei pagamenti (EXPORT NETTO).
In conclusione si ha:
DA = C0 + cY + I0 + X0 – Z0 + zY
In condizione di equilibrio:
dove è il moltiplicatore in mercato aperto senza lo Stato.
Nel modello con lo Stato si ha, invece:

dove è il moltiplicatore in mercato aperto.
IL MERCATO DEI CAMBI.
Le transazioni tra residenti e non residenti non vengono effettuate il lira, ma in valuta. Con questo termina si intende un mezzo di pagamento che viene accettato sui mercati diversi da quello nazionale. Valuta è, perciò, sinonimo di “moneta internazionale”.
TASSO DI CAMBIO: rappresenta il numero di lire che occorrono per acquistare una unità di valuta, o che si ottengono in cambio di una unità di valuta.
Tassi di cambio nominale (E). è la quantità di valuta nazionale che occorre per acquistare un’unità di valuta estera.
Bisogna distinguere a questo proposito l’andamento dei tassi di cambio nel lungo e nel breve periodo. Nel lungo periodo il tasso di cambio riflette il potere di acquisto di una certa valuta: teoria della parità dei poteri di acquisto. Esistono due versioni:
1. VERSIONE ASSOLUTA
dove: P è il livello dei prezzi italiani
Pw è il livello dei prezzi esteri
Se il livello dei prezzi interni aumenta, aumenta anche E. Questa non è una teoria rigorosa, ma in unico caso lo è: quando si fa riferimento ad una serie di beni quali il petrolio, grano, cereali .. che vengono commerciati a livello mondiale, per la legge del prezzo unico: pi = E * piw dove:
pi è il prezzo del petrolio in lira
piw è il prezzo del petrolio in dollari
2. VERSIONE RELATIVA

dove al primo membro si ha il tasso di variazione dei tassi di cambio nominale; e al secondo membro il tasso di inflazione italiana e il tasso di inflazione estera.
La variazione dei tassi di cambio nominale dipende dalla differenza che esiste tra i tassi di inflazione dei Paesi considerati.
Nel breve periodo l’elemento determinante per far variare il tasso di cambio è la differenza tra i rendimenti delle attività finanziarie espresse in euro dollari (Se gli investimenti negli USA sono maggiori si avrà una tendenza a vendere Euro e comprare dollari)
Tasso di cambio reale. La formula si ricava da quella dei cambi nominali:
dove: λ è l’indicatore della competitività del Paese
E * Pw è il prezzo dei beni esteri in valuta nazionale
P / E prezzo dei beni nazionali in valuta estera.
Se vale la teoria della parità dei poteri d’acquisto: λ=1
Se λ > 1 l’Italia è più competitiva; i beni e servizi esteri costano di più quindi si avrà più facilità a vendere beni italiani
Se λ < 1 l’Italia è meno competitiva; i nostri prodotti costano di più e quindi si venderà di meno.
1. Per cercare di essere competitivi occorrerebbe mantenere costanti i prezzi e se possibile cercare di ridurli in modo da abbassare il tasso d’inflazione interno.
Se (inflazione italiana maggiore dell’inflazione estera) si perde di competitività , si vende di meno e si rischia di avere una bilancia dei pagamenti in passivo.

2. Per essere più competitivi bisogna agire su ΔE/E (non più fisso)
Se la il tasso nominale di cambio è fisso la differenza tra le due inflazioni porta ad una minore competitività. A parità de tassi d’inflazione per essere più competitivi bisogna aumentarlo, anche se la lira viene svalutata.
Ora che l’Italia è entrata nel mercato europeo non si può operare nel tasso di cambio nominale e quindi si compete a livello di dinamica inflazionistica. Ma l’Italia ha ancora un tasso elevato in confronto alla Germania; si rischia di perdere molte attività produttive, poiché diventerebbe l’Italia,un paese molto costoso.

SISTEMI MONETARI INTERNAZIONALI.
Complesso delle norme, accordi e convenzioni che regolano i pagamenti tra residenti in paesi diversi.
Regime di tasso di cambio.
Cambi fissi: le autorità monetarie si impegnano a convertire su richiesta la valuta nazionale in valuta estera, ad un tasso di cambio prefissato.
(Grafici)
Cambi flessibili: i tassi di cambio vengono determinati sui mercati valutari (fluttuazione pura). Su tali mercati possono intervenire anche a Banche centrali, si avrà una fluttuazione sporca. Le banche intervengono per stabilizzare l’economia ed evitare fluttuazioni troppo brusche e per ridurre le oscillazioni.
(Grafici)
Modello Mundell-Fleming
Estensione del modello IS-LM che tiene conto anche delle bilancia dei pagamenti.
BP = CA + K
(Bilancia dei Pagamenti = saldo delle partite correnti (EXPORT NETTO) + movimenti di capitale.)
CA = f (Y*, Y, E * Pw/P) dove Y* è il reddito del resto del mondo
- all’aumentare di Y* aumenta CA;
- all’aumentare Y diminuisce CA;
- all’aumentare del tasso di cambio reale aumenta CA.
K = f (i, i*)
Se i > i* ci sarà un afflusso di capitali ed un conseguente saldo positivo.
Assumiamo come dati esogeni Y*, prezzi P e Pw e i*:
BP = f (Y*, Y, E* Pw/P) + f (i, i*) CONDIZIONE DI EQUILIBRIO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI

La scheda BP è la relazione che identifica tutte le combinazioni di Y e i che assicurano il pareggio della BP. Si guarda di una curva crescente.
(Guardare grafico).
Esistono due casi: perfetta mobilità dei capitali (nel breve periodo la BP dipende dalla differenza del tasso d’interesse interno ed estero. CA non conta) e completa immobilità dei capitali (nel lungo periodo la BP dipende dalle partite correnti. Qualsiasi variazione di i on influenza i movimenti di capitale)
Inflazione
INFLAZIONE: situazione in cui c’è una tendenza generalizzata all’aumento dei prezzi delle merci, o meglio del loro livello medio. E’ un processo di aumento del livello generale dei prezzi o, in altri termini, la diminuzione del valore (potere di acquisto) della moneta.
Tasso di inflazione: è la variazione percentuale del livello dei prezzi in un periodo di tempo determinato, rispetto a un uguale periodo precedente facendo riferimento al livello generale dei prezzi (mese, anno).
Per calcolare l’inflazione media e ponderata ogni bene viene considerato sulla base della sua importanza all’interno del paniere di consumo dei beni.

Inflazione attesa
Inflazione effettiva
Teorie e cause dell’inflazione:
Si possono distinguere, a questo proposito, tre tipi d’inflazione:
L’inflazione da domanda. Secondo la teoria quantitativa della moneta, un aumento dell’offerta di moneta provoca necessariamente una diminuzione del potere di acquisto della moneta (1/P) e, quindi, un aumento del livello dei prezzi, che si fa dipendere unicamente da fattori monetari.
M * V = P * Y
Dove V è la velocità della circolazione della moneta
L’inflazione da costi:
(l’aumento del costo del lavoro), l’aumento dei prezzi viene determinato da un aumento dei costi dei fattori produttivi e in particolare dei salari.
L’inflazione importata, causata da eventi esterni. Caso più evidente, quello del petrolio.
Effetti dell’inflazione:
L’inflazione è considerata un male per l’intera economia, in quanto determina effetti negativi sulla formazione del risparmio, sul calcolo economico delle imprese e infine sulla distribuzione del reddito, perché danneggia i precettori di reddito fisso (lavoratori dipendenti, pensionati e altre categorie). L’inflazione scoraggia il risparmio monetario, così danneggia i risparmiatori che investono nell’acquisto di beni-rifugio (immobili, oro, gioielli, ecc.), e imprese, perché impedisce calcoli economici corretti a causa del mutamento dei valori monetari. L’inflazione danneggia i percettori di redditi fissi, che avvertono l’erosione dei propri redditi in termini reali, le imprese invece si adeguano con aumenti dei prezzi. L’inflazione scoraggia le esportazioni perché le merci nazionali diventano più costose, e al tempo stesso stimola le importazioni. Un altro effetto dell’inflazione è il fiscal drag (drenaggio fiscale) che si ha nel campo tributario per quanto riguarda le imposte sul reddito a scaglioni, tassati con aliquote crescenti.
Le Politiche anti-inflazionistiche:
Secondo i monetaristi, la prima raccomandazione per i governi è di controllare il saggio di espansione del credito interno e l’offerta di moneta. QQQQQookdfjfkhjQuesta stretta creditizia però, per ragioni d’ordine politico, può non essere accettata per le conseguenze negative sugli investimenti e sull’occupazione.
Un metodo alternativo, in caso di inflazione da eccesso di domanda è l’aumento della pressione fiscale attraverso un inasprimento delle imposte. Questa però si rende difficile se la pressione fiscale sui contribuenti è già forte, sia per mal funzionamento del sistema tributario o per presenza di evasione fiscale.
Le autorità monetarie sono propense, specie nei primi stadi dell’inflazione, a restringere prontamente la liquidità monetaria che è in genere uno strumento più facile da manovrare.
Per combattere l’inflazione “a due cifre”, si è fatto ricorso con successo a una miscela di politiche monetarie e fiscali e all’adozione della politica dei redditi.

Esempio



  


  1. cika

    riassunto del libro di economia politica di palmerio

  2. gianluca

    economia politica micro e macro

  3. luigi

    sto cercando appunti del testo principi di economia editore zanichelli