Economia

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Economia:
è una parola di origine greca, composta da oikos che significa casa e nomos che significa dividere, ripartire.
Letteralmente significa amministrazione della casa, anche nel senso ampio di comunità, società, stato. Dal greco deriva il latino classico oeconomia che dà origine al francese trecentesco économie, da cui proviene economia, attestata in italiano verso la fine del Settecento.
In astratto economia significa uso razionale di qualsiasi mezzo limitato, in particolare denaro, che mira al massimo vantaggio con il minimo sacrificio.
Il plurale economie, invece, sta ad indicare il risultato dell’attività economica, ossia i risparmi ottenuti attraverso l’applicazione delle regole economiche. Tali regole si applicano a qualsiasi forma di attività sociale; alla famiglia con l’economia domestica, all’attività privata con l’economia aziendale, allo stato con l’economia politica.
Dal punto di vista scientifico, l’economia è la scienza che studia i processi di produzione, distribuzione e consumo dei beni e servizi che soddisfano i bisogni.
Nata dalla necessità di dare consigli agli uomini di stato in materia di politica economica, l’economia si divide in macroeconomia o scienza delle finanze, che si occupa di gestione economica dello stato e prende in considerazione insiemi economici complessi come il reddito nazionale o il risparmio, e microeconomia, o economia privata o aziendale, che si occupa delle unità economiche singole come le famiglie o le imprese.
La scienza economica è teorica, quando si occupa delle grandezze economiche astraendo dalle loro specificità storiche, o applicata, quando studia le dinamiche economiche tipiche di una specifica attività produttiva, come nel caso dell’economia agricola, industriale, dei trasporti.
Un tipo particolare di economia è l’econometria o economia matematica, che applica tecniche statistiche e matematiche ai numeri dell’attività economica.
Economia è anche il complesso delle fonti di ricchezza e delle attività di una nazione. In questo senso si parla di economia italiana o europea.
Numerosi sono i tipi di economia che si sono succeduti nell’evolversi della civiltà: l’economia primitiva, fondata sulla caccia e la raccolta detta distruttiva; quella produttiva basata sull’agricoltura; quella chiusa o curtense, tipica del Medioevo, basata sull’autosufficienza produttiva; quella di scambio basata sul commercio; quella industriale basata sul modo di produzione tipico dell’industria.
L’economia moderna è monetaria e di mercato. Si fonda, cioè, sugli scambi in moneta e sul rispetto della libera iniziativa individuale in campo economico.
Ma l’attività economica non è completamente libera. E’ limitata infatti da regole nazionali o sovranazionali che circoscrivono la circolazione dei capitali finanziari cioè il denaro che finanzia le attività produttive, e controllano l’attività della borsa che è il luogo dove l’offerta di capitale incontra la domanda.
In senso figurato, economia significa anche perfetta disposizione delle parti in un tutto. Si parla di economia narrativa quando le varie parti di un racconto si integrano fra loro e ciascuna è proporzionale alla sua importanza nella struttura complessiva.
Nel parlare comune, economia è sinonimo di parsimonia, risparmio. Fare un lavoro in economia, significa essere imprenditore e lavorare personalmente. Fare economia equivale a risparmiare non solo denaro ma anche le forze o le parole, e fare qualcosa senza economia significa impiegare un eccesso di risorse per raggiungere un risultato.
In maniera meno precisa si usa il termine economia come eufemismo per indicare l’avarizia. Ma economia è equilibrio fra risorse e sacrifici, cioè il perfetto contrario dell’avarizia.
MERCATO:
Mercato deriva da mercatum, participio passato del verbo latino mercari, commerciare. Originariamente mercato sta per luogo in cui si svolgono regolarmente attività di tipo commerciale caratterizzate da vivaci contrattazioni a cui partecipano produttori, mercanti, privati cittadini.
Durante il medioevo, in economia curtense, chiusa e autosufficiente, le grandi fiere e mercati che si tenevano in particolare in Francia e in Belgio, avevano non solo rilievo commerciale ma servivano anche a comunicare e a diffondere esperienze e novità culturali e politiche.
L’importanza dell’attività mercantile nell’antichità e nel Medioevo era tale che il termine mercato è entrato nei toponimi dei luoghi in cui si svolgevano manifestazioni particolarmente importanti.
Per traslato mercato è passato a descrivere l’attività commerciale e a significare commercio, compravendita, scambio.
Di tale uso oggi rimane solo l’espressione dispregiativa fare mercato nella doppia accezione di discutere rumorosamente e fare traffici disonesti e ignobili, particolarmente in politica.
Molto più usata è invece la forma traslata in cui mercato equivale a prezzo, tale forma dà origine a molte espressioni quali, essere a buon mercato, cioè costare poco, o essere da mercato, cioè scadente.
Nella teoria economica mercato è l’insieme della domanda e dell’offerta che riguarda una determinata merce o un determinato settore. Diciamo ad esempio mercato delle granaglie ma anche, per traslato, mercato del lavoro.
Il termine mercato descrive anche la dinamica della domanda e dell’offerta nella vita economica e sociale di una nazione. Si parla di mercato libero, quando tali forze operano senza interferenze di leggi e senza controllo esclusivo da parte di uno o di pochi operatori economici; si può avere perciò un monopolio o un oligopolio.
Mercato imperfetto è quello in cui esistono leggi che limitano le dinamiche della domanda e dell’offerta e proibiscono le situazioni di monopolio.
Per traslato, mercato ha assunto il significato di valore delle merci così come viene determinato dall’equilibrio tra l’offerta e la domanda. Si parla in questo caso di valore di mercato.
Il mercato non riguarda solo beni o servizi, di grande importanza è il mercato finanziario o borsa valori, in cui si fa compravendita di capitali monetari e azionari.
Il mercato, a seconda se i prezzi e il volume di scambi salgono o scendono, si dice morto, fiacco, incerto, stabile, o anche vivace e sostenuto. Nel gergo della borsa, il mercato fiacco è sotto il segno dell’orso, il mercato vivace è sotto il segno del toro. Entrambe le espressioni provengono dal mondo finanziario americano e fanno riferimento al letargo dell’orso e alle cariche irruente del toro.
Il mercato può essere nero quando si scambiano, specie in tempo di guerra, merci proibite o fuori razionamento, o doppio, quando, accanto al mercato ufficiale se ne costituisce uno parallelo, senza regole e restrizioni di carattere legale o etico.
Per mercato s’intende anche l’ambito geografico in cui si svolgono gli scambi e l’appartenenza di uno stato o di un soggetto economico ad un’area di scambi commerciali e finanziari in cui vigono usi e regole comuni.
Mercato, infine, è l’area geoeconomica di riferimento in cui un’industria vende i suoi prodotti e, per traslato, anche il volume delle vendite. Nel gergo aziendale si usano le locuzioni essere i primi sul mercato o essere fuori mercato.
BORSA:
In italiano esistono due diverse parole di eguale suono, due omonimi: borsa, nel senso di contenitore a busta o a sacco, che deriva dal latino bursa, bisaccia; e borsa come luogo di contrattazioni finanziarie o economiche.
Questa parola borsa in accezione economica deriva dal francese bourse. Nel XIV secolo la Bourse era il nome di una piazza di Bruges, città del Belgio, dove i commercianti si riunivano per fare affari.
Il nome del luogo derivava dal cognome di una nobile famiglia di origine veneziana, i Della Borsa (in fiammingo Van der Burse), che offrivano il loro palazzo e la piazza antistante ai commercianti. Così, i luoghi in cui si riunivano i commercianti cominciarono a chiamarsi bourses.
La parola borsa entra in italiano alla fine del Cinquecento. Dal punto di vista dell’economia, le borse sono mercati speciali organizzati in vista di un fine specifico: attraverso l’accentramento della domanda e dell’offerta e la facilitazione delle contrattazioni, si tende al livellamento dei prezzi.
Le borse sono nate come organizzazioni spontanee e private e molte lo sono ancora. Nei paesi europei, in genere, sono enti pubblici o sono sottoposte alla sorveglianza di enti pubblici e le loro attività e poteri sono regolamentati per legge.
Le borse funzionano come i mercati; hanno orari fissi e rigidamente sincronizzati al livello nazionale. Chi compra incontra chi vende e dalla media delle contrattazioni si stabilisce, a fine giornata, un prezzo standard o di listino che fissa il valore degli oggetti scambiati.
Il listino porta i prezzi di riferimento nazionali o internazionali validi per tutti gli operatori del settore. Su questi prezzi si regola il mercato della compravendita fino alla successiva seduta di borsa e all’uscita del nuovo listino.
Una volta le contrattazioni si svolgevano direttamente fra i proprietari dei beni e gli acquirenti, e dovevano svolgersi ad alta voce, alla grida, perché tutti gli interessati potessero sentire e intervenire nello scambio e i prezzi fissati fossero pubblici.
Oggi in borsa operano agenti che per svolgere il loro lavoro hanno delega a rappresentare i proprietari e gli acquirenti.
Gli agenti continuano a lavorare alla grida, ma ormai gli scambi avvengono in gran parte attraverso il mercato telematico che permette agli operatori di partecipare alle contrattazioni contemporaneamente in più borse del mondo.
In borsa non vanno solo coloro che desiderano vendere o acquistare beni e servizi; vi sono infatti anche coloro che giocano o speculano in borsa. Costoro comprano beni o servizi a prezzi bassi e li rivendono, quando il loro prezzo aumenta. Il guadagno o la perdita consistono nella differenza fra prezzo di acquisto e prezzo di vendita.
Vi sono numerosi tipi di borsa. La borsa merci, dove si svolgono aste di certi tipi di merci come carni, oro, diamanti; la borsa noli, dove si fissano le tariffe per il noleggio delle navi e degli aerei; la borsa valori o borsa finanziaria.
Presso la borsa valori il sistema produttivo, cioè le industrie, le banche, le amministrazioni statali, cerca capitali per finanziare le proprie attività. In cambio offre partecipazione agli utili sotto forma di dividendi azionari o di interessi.
In borsa vengono scambiati titoli di stato come buoni del tesoro e certificati di credito, obbligazioni pubbliche e private come le cartelle di credito fondiario edilizio e azioni di società.
In borsa valori, infine, si scambiano anche le valute e si fissano quotidianamente i cambi fra la moneta nazionale e le principali monete dei paesi esteri.
Il cambio è un indice importante delle condizioni di salute dell’economia di un paese e dello stato delle sue relazioni economiche con il resto del mondo.
LAVORO:
Dall’accusativo latino laborem, pena, dal verbo labi, vacillare sotto un peso, scivolare, curvarsi, si forma il vocabolo italiano lavoro. Al lavoro è dunque connesso il fare qualcosa con fatica fisica, idea tipica di una civiltà che non conosceva le macchine e usava come forza motrice gli schiavi.
Si dice lavoro qualsiasi impiego di capacità psicofisiche finalizzate alla produzione di beni e servizi con risultati socialmente utili e culturalmente validi.
La cultura del lavoro è una condizione indispensabile della dignità dell’uomo e un diritto - dovere del popolo di uno stato moderno. Non esiste perciò lavoro migliore di un altro.
Nell’economia di mercato il lavoro è l’attività che muove il ciclo economico di creazione della ricchezza: gli utili delle attività economiche permettono gli investimenti e, attraverso l’attività della Borsa, lo sviluppo del sistema produttivo e la creazione di nuovo lavoro. Ne consegue un aumento dei consumi, una maggiore richiesta di beni e servizi e una maggiore disponibilità di utili da investire.
Dal punto di vista legale il lavoro è un’attività economica che viene esplicata da un soggetto detto lavoratore o prestatore d’opera a favore di un datore di lavoro a fronte di una retribuzione prestabilita il salario o stipendio. Se la retribuzione è fissa e il lavoro è continuativo il rapporto di lavoro è subordinato, se il lavoro è occasionale e chi lo svolge è un soggetto economicamente indipendente il lavoro è autonomo.
Il lavoro autonomo si chiama professione se è di tipo intellettuale e mestiere se è di tipo manuale. Chi invece svolge un lavoro subordinato di tipo intellettuale si chiama impiegato, operaio è chi invece svolge un lavoro subordinato di tipo manuale.
Il tipico lavoro operaio che si svolge nell’industria produttrice di beni è il lavoro a catena, in cui ogni operaio compie ripetutamente e con tempi predefiniti una sola operazione semplice di un processo produttivo complesso.
Le dinamiche legali connesse al lavoro sono regolate da un specifica branca del diritto, il diritto del lavoro.
Dal punto di vista politico, il lavoro è l’insieme di coloro che svolgono un’attività produttiva e si definiscono come soggetti politici sulla base di tale attività. L’azione di tali soggetti si svolge attraverso sindacati di lavoratori e confederazioni di datori di lavoro.
Nella dinamica politica moderna i sindacati e le confederazioni fissano le regole politiche ed economiche che regolano il mercato del lavoro attraverso contratti di categoria collettivi o individuali, cioè fra datore di lavoro e singolo lavoratore.
Le regole fondamentali su cui devono basarsi tutti i contratti di lavoro sono contenute in una legge dello stato che si chiama Statuto dei Lavoratori.
In fisica il lavoro è una grandezza che misura l’efficacia di una macchina calcolando lo spostamento del punto di applicazione della forza motrice sulla retta d’azione. Per valutare il lavoro di una macchina termica, ad esempio il motore d’una automobile, si contano i chilometri che essa percorre in un’ora in rettilineo.
Nel parlare comune, per traslato lavoro sta anche per il luogo fisico dove si va a lavorare: si dice infatti sono andato al lavoro, l’ho conosciuto al lavoro o si indica il periodo di tempo durante il quale si lavora.
Al plurale lavori significa un complesso di attività svolta da organi collegiali: parliamo ad esempio dei lavori del parlamento e per traslato, definiamo lavori i testi scritti, i resoconti di queste attività. Lavori si dicono anche le attività legate all’ esecuzione di grandi opere pubbliche come i lavori di una diga.
INDUSTRIA:
La parola latina industria, collegata etimologicamente a struere, costruire, indicava in genere l’operosità, la capacità di essere produttivi. Inizialmente il vocabolo italiano ha conservato questo valore latino. Poi, almeno dal Seicento, ha assunto quello oggi prevalente di organizzazione dell’attività produttiva in un certo settore.
Oggi, per industria s’intende l’insieme delle attività tese alla produzione di beni attraverso la trasformazione di materie prime per mezzo di un’organizzazione complessa di macchine e lavoro umano.
Per industria comunemente non s’intende solo l’attività economico-produttiva, ma anche l’organizzazione che la guida e il luogo o l’edificio dove essa si svolge.
L’industria può essere di occupazione, se sfrutta materie prime diverse da quelle agricole, come nel caso dell’industria del legno; di trasformazione, quando trasforma le materie prime in manufatti destinati al consumo; di prestazione se fornisce servizi, come l’industria del turismo, del cinema, dei trasporti.
Le caratteristiche che distinguono l’industria dall’artigianato sono la produzione in grande serie, l’uso intensivo di macchine utensili, l’accentramento produttivo.
L’attività industriale moderna iniziò in Inghilterra nella seconda metà del Settecento con l’applicazione della caldaia a vapore alle macchine per la tessitura, prima azionate dall’energia idraulica. Così l’attività produttiva divenne indipendente dalla localizzazione delle fonti di energia.
Successivamente, il perfezionamento della locomotiva e lo sviluppo della ferrovia resero meno costoso il trasporto delle materie prime fino ai luoghi di lavorazione. Fu possibile così accentrare le attività produttive, avvicinarle ai consumatori e alle concentrazioni di manodopera, produrre in grandi quantità e contenere i costi.
Nel Novecento, poi, l’energia elettrica e il motore a scoppio dettero all’industria il volto che conosciamo. A seconda del numero degli addetti e del tipo di gestione un’industria può essere piccola, media o grande.
Oggi questa classificazione comincia ad essere superata dalla realtà. Rispecchia infatti una cultura industriale di origine ottocentesca, legata alla grande industria metalmeccanica dove gli addetti si contano a migliaia.
Attualmente la divisione in aziende medie, grandi e piccole non dipende tanto dal numero degli addetti, quanto dal mercato di riferimento e dal fatturato. Nel campo delle tecnologie avanzate come l’informatica o la robotica, ad esempio, poche decine di operai e tecnici superspecializzati producono valore per centinaia di miliardi e coprono le necessità del mercato mondiale.
Anche l’accentramento produttivo tipico dell’industria comincia ad essere messo in discussione dalle tecnologie telematiche. Il telelavoro svolto in casa da operatori collegati in rete comincia a prendere piede nelle industrie di prestazione e potrebbe cambiare la dimensione e l’organizzazione degli uffici e il volto delle città.
L’industria è una delle attività fondamentali dell’economia moderna e uno dei motori dell’attività finanziaria. In Borsa, le società che possiedono gli impianti industriali cercano i capitali che permettono loro di fare nuovi investimenti per rispondere meglio al mutare della domanda di prodotti e servizi, creando nello stesso tempo lavoro e occupazione.
Il paese è piuttosto povero di risorse naturali. L'economia italiana è dunque essenzialmente un'economia di trasformazione, che ha il suo punto di forza nell'industria manifatturiera.
Agricoltura
Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale le attività agricole avevano ancora un peso sostanzialmente pari a quello dell'industria o a quello delle attività del settore terziario. Quarant'anni più tardi, alla fine degli anni Ottanta, esse occupavano meno del 10% delle forze di lavoro complessive e contribuivano a determinare il reddito nazionale in misura di poco superiore al 5%. Comune a tutto il paese è la riduzione della superficie coltivata e soprattutto l'esodo delle forze di lavoro dall'agricoltura, protrattosi a lungo al ritmo di 200/300.000 unità in meno ogni anno. In ogni caso, la riduzione del numero degli occupati non ha inciso sulla produzione, che anzi è costantemente aumentata.
I motivi stanno nelle opere di bonifica, di rimboschimento, di creazione di bacini artificiali e di acquedotti e nel sempre maggior impiego di moderni macchinari, di fertilizzanti e di sementi selezionate. Il settore cerealicolo mantiene un'importanza basilare nell'economia agricola nazionale. Il raccolto di riso soddisfa pienamente il fabbisogno interno e consente una discreta esportazione. La produzione di orzo è più che raddoppiata in un solo decennio, mentre risulta stazionaria o in calo quella di segale e di avena.
Fra le coltivazioni industriali primeggia per quantità la barbabietola con una produzione di zucchero che arriva a soddisfare una buona parte del fabbisogno interno, mentre risultano in crescita il tabacco e ancor più i semi di girasole. Fenomeno tipico degli anni Ottanta è stata l'improvvisa esplosione della produzione di soia, di cui il paese è diventato il maggior produttore ed esportatore europeo.
Fra le coltivazioni del settore legnoso, primeggiano sempre quelle vitivinicole, per cui l'Italia si contende con la Francia i primi posti nel mondo. Ha realizzato inoltre un grande balzo qualitativo il settore oleario. Da primato è anche la produzione di agrumi, con il secondo posto nel mondo per i limoni e entro i primi dieci posti per le arance e per i mandarini. L'altra frutta (mele, pere, pesche, albicocche, ciliege, ecc.) e le produzioni ortive (cipolle, cavoli, carciofi, insalata, zucchine, piselli, ecc.) mantengono una grande importanza specialmente per il consumo interno e hanno fatto registrare un miglioramento qualitativo più che quantitativo.
La superficie forestale italiana non è molto estesa (poco più del 20% del territorio nazionale) ed è frequentemente devastata da un gran numero di incendi, spesso dolosi. Un lieve aumento della produzione di legname non è bastato ad attenuare la dipendenza dall'estero nel settore del legno e, soprattutto, in quelli della cellulosa e della carta.
Allevamento
L'autosufficienza non è ancora stata raggiunta. Il punto debole è rappresentato dai bovini. L'allevamento suino risulta costantemente in espansione, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo, mentre il numero di polli e di conigli si è più che decuplicato. Si mantiene stabile l'allevamento ovino e caprino.
Pesca
I mari italiani sono per loro natura meno pescosi delle acque atlantiche e l'inquinamento ha contribuito ad aggravare la situazione. Altri ostacoli a un maggior sviluppo del settore vengono dallo stato di arretratezza di una parte della flottiglia peschereccia e dalle frequenti controversie con la Tunisia, la Libia e la Croazia circa l'accesso alle zone di pesca vicine a questi paesi.
Risorse energetiche e minerarie
Il paese non manca di fonti energetiche: esso figura fra i maggiori produttori di energia idroelettrica, è ben fornito di gas naturale, non è del tutto privo nemmeno di petrolio e di carbone e negli ultimi decenni ha più che raddoppiato la produzione interna. Ma i consumi energetici nazionali sono più che doppi rispetto alla produzione interna e si sorreggono su un massiccio ricorso a importazioni, soprattutto petrolifere.
Industria
Per un lungo periodo lo sviluppo delle industrie si è concentrato nel «triangolo industriale» (Milano, Torino, Genova) e in genere nelle regioni settentrionali, favorite dalla disponibilità di capitali preesistenti, dalla facilità delle comunicazioni e dalla vicinanza al centro Europa più ricco e più attivo. Questo sviluppo ha messo in moto lo spostamento di centinaia di migliaia di lavoratori e di interi nuclei familiari, che si sono travasati anzitutto dal Mezzogiorno al Settentrione, e più in generale dalla montagna, dalle campagne, dai piccoli centri verso le grandi città industriali, provocandone la congestione.
La situazione si è profondamente modificata fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. L'imporsi di nuovi modelli di vita, di nuovi bisogni e di nuovi interessi ha rotto il sostanziale equilibrio fra attività industriali e terziario, a tutto vantaggio di quest'ultimo. Fra i settori tradizionalmente più forti dell'industria italiana spicca quello meccanico. Operano in questo settore le due maggiori multinazionali del paese: la FIAT, tra i primi produttori automobilistici europei, e l'Olivetti, grande produttrice ed esportatrice di macchine per scrivere, calcolatrici, computer e materiale elettronico.
In attivo risultano anche il settore delle macchine utensili, per la lavorazione del legno e dei metalli, e quello dell'automazione della fabbrica e dei modernissimi robot. Tradizionalmente operosi sono pure i settori del tessile e dell'abbigliamento. Con la graduale ma inarrestabile sostituzione dei metalli con le materie plastiche, è entrato in crisi il settore siderurgico, per cui dopo estenuanti trattative con i partner comunitari sono stati definiti drastici tagli. Fra le numerose altre industrie del paese sono da citare almeno quelle attive nei settori alimentare, del mobile, degli elettrodomestici, editoriale, della carta, del cemento e del vetro.
Le attività artigianali comprendono le numerosissime lavorazioni di ferri battuti, vetri soffiati, vasi, ceste, tappeti e oggetti di ogni genere in metallo, in legno e in cuoio.
Terziario
La continua evoluzione socioeconomica del paese trova il suo riscontro nel progressivo sviluppo delle attività del settore terziario, che alla fine degli anni Ottanta occupava da solo poco meno del 60% dei lavoratori attivi. In forte crescita sono risultate le attività dei settori bancario e assicurativo, pur se la tempestiva adozione di sistemi prima meccanizzati, poi computerizzati, ha comportato una stasi o addirittura una contrazione del numero degli occupati.
Dopo una prima fase di forte crescita, ha cominciato a ridursi pure il numero dei piccoli commercianti, con la scomparsa di numerosi esercizi minori, sostituiti da un buon numero di supermercati e di giganteschi ipermercati. Ininterrotta è risultata invece la crescita nel settore delle telecomunicazioni. Nel corso degli anni Ottanta si sono rivelati sempre più drammatici i problemi dell'intasamento del traffico automobilistico nelle grandi città e della circolazione su strade e autostrade, con una conseguente grave incidenza sull'inquinamento.
L'inquinamento ambientale e i problemi di circolazione rientrano fra i motivi di preoccupazione nei confronti di quello che costituisce il maggior punto di forza del terziario italiano, vale a dire il turismo. Un rilancio del settore appare indispensabile, anche al fine di mantenere il sostanziale equilibrio della bilancia dei pagamenti. L'Italia membro dell'ONU, delle Comunità Europee, del Consiglio d'Europa, dell'UEO, dell'OCDE e della NATO.
Lira:
Unità monetaria italiana, divisa in cento centesimi. Creata da Carlo Magno tra il 780 e il 790, la lira o libra (del peso di 410 grammi circa) rimase un'unità ideale, corrispondente a 240 denari d'argento, in molte parti d'Italia, variando in peso e valore, fino al 1806, quando Napoleone coniò la lira italiana con un peso pari a 5 g d'argento. Il 17 luglio 1861, dopo l'unificazione, la lira piemontese, da allora "lira italiana", ebbe corso legale in tutto il regno e il 24 agosto 1862 fu abolita la circolazione di ogni altra moneta e si decise che la lira fosse coniata con 0,29 g d'oro fino o in argento con un peso 15,5 volte superiore.
A causa della svalutazione e dell'aumento della cartamoneta in circolazione, nel 1866 fu decretato il corso forzoso, cioè la non convertibilità tra la lira cartacea e l'equivalente in metallo prezioso, e il valore della lira rispetto all'oro venne più volte adeguato fino al 21 dicembre 1927, quando il governo dichiarò la lira convertibile in oro sulla base di 7,919 g d'oro per 100 lire, fissando la parità col dollaro in 19 lire e quella con la sterlina in 92,46 lire (quota novanta). Nell'ottobre 1936 venne attuato il cosiddetto "allineamento", che svalutò il valore della lira portandolo a 0,04677 g d'oro.
La convertibilità della moneta italiana fu poi sospesa dopo la fine della seconda guerra mondiale per una eccessiva svalutazione, e la parità della lira venne fissata solo nel marzo 1960 dal governo italiano e dal Fondo monetario internazionale col valore equivalente a 0,00142187 g d'oro (625 lire per un dollaro). La lira, a causa dell'inflazione e dell'evolversi della situazione economica mondiale, ha subito notevoli fluttuazioni, variando sensibilmente il proprio valore sia rispetto all'oro sia rispetto alle altre monete.
[1997] Progetto Lombardia-Europa. Economia industriale e internazionalizzazione delle imprese lombarde
La ricerca è stata realizzata nell'ambito del "Progetto Lombardia-Europa" e finanziata dal CNR.
Oggetto dello studio, che si compone di diversi contributi, è la situazione dell'economia industriale italiana, con particolare attenzione alla realtà e alle potenzialità relative all'export e all'internazionalizzazione. La prima parte fa il punto sulla dinamica della distribuzione territoriale della capacità esportativa italiana nel decennio 1985-1994. Attenzione specifica viene poi data a un approfondito confronto con la realtà lombarda.
Si rivolge poi l'attenzione a tre sistemi innovativi regionali europei particolarmente rilevanti all'interno dei rispettivi sistemi nazionali di innovazione: si tratta della Lombardia, del Baden Wurtteberg e del Rhone-Alpes, che vengono messi a confronto comparandone soprattutto le rispettive prestazioni innovative e le strutture organizzative.
Nella parte finale si analizzano le principali politiche e soprattutto i principali strumenti attivati nei tre "motori d'Europa", Baden Wurttemberg, Rhone-Alpes e Catalogna, per favorire e consolidare l'internazionalizzazione delle PMI.
Di seguito si affronta lo stesso tema per quanto riguarda gli interventi messi in opera dagli enti locali in tre regioni italiane: Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. L'analisi si è incentrata sui Centri Estero regionali delle Camere di Commercio, che sono enti istituiti con la finalità specifica di supporto all'internazionalizzazione. Il lavoro si chiude con un quadro delle politiche per l'internazionalizzazione messe in atto in Lombardia. (94.15,E/1/6

Il lavoro è stato realizzato
da: Tornaghi Dario & Sguazzini Antonio

FONTI TESTI:
Internet:
www.educational.rai/lemmaeco
www.economiaoggi.it
www.progettolombardia/euro.it

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