Il commercio

Materie:Riassunto
Categoria:Economia Aziendale
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Testo

LOGISTICA AZIENDALE
La logistica aziendale ha il compito di programmare, organizzare e gestire: la localizzazione, le dimensioni e la struttura del magazzino; il trasferimento dei materiali e delle merci dai fornitori all’azienda; lo stoccaggio e la movimentazione interna dei materiali, dei prodotti finiti e semilavorati e delle merci; la distribuzione fisica dei prodotti e delle merci dall’azienda alla clientela. Nelle imprese industriali si distinguono:
• La logistica in entrata che si occupa dell’approvvigionamento dei materiali;
• La logistica interna che si riferisce allo spostamento dei materiali, allo stoccaggio dei materiali, a impianti e macchinari che permettono lo svolgimento della produzione senza interruzioni;
• La logistica in uscita che riguarda la consegna delle merci e dei prodotti ai clienti sostenendo il minimo costo e garantendo loro la massima soddisfazione.
Nelle imprese mercantili si hanno solo la logistica in entrata e quella in uscita.
Si parla di logistica integrata quando il flusso fisico e quello informativo sono organizzati in modo da assicurare che le varie aree aziendali interessate siano fra loro connesse in modo efficace e razionale.
I problemi relativi alla struttura, all’organizzazione e alla gestione del magazzino fanno parte della logistica in entrata; la gestione delle vendite interessa la logistica in uscita.
Un momento della logistica è la distribuzione fisica cioè l’insieme coordinato di attività connesse al sistema logistico e dei trasporti con cui si attua il trasferimento dei prodotti e delle merci ai consumatori. Il suo obiettivo è quello di offrire un buon livello di servizio alla clientela e tutto ciò comporta per l’impresa una serie di costi per un complesso di attività che sono collegate tra loro.
LA FUNZIONE DEL MAGAZZINO
Nelle imprese mercantili il magazzino svolge la funzione di svincolare l’approvvigionamento delle vendite; esso consente di: effettuare gli acquisti nei momenti più favorevoli e di soddisfare la clientela anche nei periodi di difficoltà di approvvigionamento.
Nelle imprese industriali sono presenti diversi tipi di scorte (di materie prime, sussidiarie, semilavorati beni cioè destinato a essere impiegati nei processi lavorativi e scorte di prodotti finiti destinati alla vendita) e sarà quindi necessario suddividere il magazzino in senso funzionale e in senso spaziale che consenta di realizzare i collegamenti che devono instaurarsi con gli stabilimenti e con i reparti produttivi; il magazzino svolge la funzione di svincolare la produzione dall’approvvigionamento delle merci e dall’andamento delle vendite.
Nelle imprese di servizi manca la possibilità di immagazzinare i risultati della produzione perché i servizi vanno usati nel momento stesso in cui sono prodotti.
LA POLITICA DELLE SCORTE E I SUOI OBIETTIVI
La politica delle scorte è l’insieme delle scelte aziendali che regolano i flussi dei materiali impiegati nella produzione e dei prodotti della stessa ottenuti e governa la quantità e i tempi di giacenza dei beni in magazzino. Essa si collega alle decisioni riguardanti:
• La politica degli acquisti cioè le scelte operative relative alle modalità, ai tempi e alle quantità degli approvvigionamenti da effettuare;
• La politica della produzione con la definizione dei ritmi di lavorazione, degli strumenti produttiva da utilizzare…
• La politica delle vendite con cui si decide a chi, come e quanto vendere e con quali iniziative si può ridurre la variabilità delle vendite nel tempo. Tutto ciò si presuppone con un’analisi della domanda di mercato cercando di individuare la dinamica e la maggiore o minore di variabilità nel tempo e con un’analisi della clientela per conoscerne le dimensioni potenziali, le esigenze e i comportamenti d’acquisto.
Gli obiettivi a cui deve mirare la gestione delle scorte sono:
• Assicurare continuità e tempestività di svolgimento ai processi tecnici di produzione;
• Assicurare una continua e tempestiva alimentazione dei processi di vendita, garantendo la puntuale evasione degli ordini;
• Ottenere le migliori condizioni di approvvigionamento;
• Ridurre al minimo i costi connessi al mantenimento delle scorte.
Per raggiungere tali obiettivi bisogna:
• Predisporre un’organizzazione del magazzino che sia funzionale, razionale ed efficiente sotto il profilo operativo;
• Redigere piani di acquisto che siano coerenti con la dinamica della produzione e delle vendite;
• Ricercare un equilibrato rapporto fra i costi e i rischi che si collegano alla permanenza delle scorte in magazzino e i benefici che derivano all’impresa dal soddisfacimento delle esigenze della produzione e della clientela.
Il mantenimento delle scorte origina costi che hanno un’incidenza sui risultati di gestione dell’impresa; i costi appartengono a 3 gruppi: oneri finanziari, costi relativi alla struttura e al funzionamento del magazzino e perdite per cali, furti, incendi, deperimento e obsolescenza.
La scorta funzionale è quella il cui livello garantisce la continuità e la regolarità della produzione e la puntuale evasione degli ordini, evitando i costi e i rischi derivanti da un’eccessiva dimensione degli stock.
La scorta di sicurezza è la parte di scorta funzionale che esprime il livello al di sotto del quale gli stock non devono scendere per non rischiare l’interruzione della produzione o dei processi di vendita.
La scorta effettiva è la quantità che in un dato momento risulta a disposizione dell’azienda.
GLI STRUMENTI DELLA POLITICA DELLE SCORTE
Gli strumenti gestionali che consentono di attuare un efficace controllo sui processi di formazione e sul livello delle scorte sono: la formulazione dei piani di acquisto; la determinazione del lotto economico d’acquisto; la determinazione del punto di riordino e il calcolo degli indici di rotazione delle scorte.
La funzione di approvvigionamento, propria dell’ufficio acquisti, ha il compito di: individuare i mercati e selezionare i fornitori, stipulare i contratti di acquisto e controllarne l’esecuzione; coordinare gli acquisti di materiali con le esigenze della produzione e gli acquisti di merci con le esigenze delle vendite. Per una corretta politica di approvvigionamento risulta indispensabile la formulazione di piani d’acquisto che contengono le previsioni riguardanti i quantitativi da approvvigionare in un determinato periodo di tempo. La loro formulazione si basa sulla previsione delle vendite (imprese mercantili) o sulla previsione del fabbisogno di materiali (imprese industriali).
Un’efficace gestione delle scorte richiede la soluzione di due problemi: la quantità che è conveniente acquistare e il momento in cui effettuare l’ordinazione ai fornitori.
Il lotto economico d’acquisto è la quantità di merci che conviene ordinare ogni volta per rendere minimi i costi di gestione degli ordini e dei costi di mantenimento delle scorte. I costi di ordinazione sono fissi e quelli di stoccaggio variabili. Il numero degli ordini da effettuare in un anno si ottiene dividendo il fabbisogno annuo per la quantità ordinata ogni volta. Il costo totale annuo dell’approvvigionamento si esprime come la somma delle 2 funzioni: costo di ordinazione (costo fisso ordinazione x n° ordini) + costo stoccaggio (costo unitario stoccaggio x scorta media). La curva del costo di ordinazione ha un andamento decrescente perché i costi sono fissi e il loro totale annuo diminuisce al diminuire del numero degli ordini. La curva del costo di stoccaggio ha un andamento crescente perché i costi sono variabili e il loro ammontare totale cresce all’aumento delle scorte.
Lotto economico = fabbisogno annuo x costo fisso di ogni ordinazione / costo annuo unitario di stoccaggio x prezzo unitario d’acquisto.
Il punto di riordino è il livello di scorta raggiunto il quale si rende necessario effettuare un nuovo ordine al fornitore. Il punto di riordino dipende dai seguenti fattori: il tempo di riordino espresso in giorni, l’entità media dei prelievi o consumi giornalieri e il livello a cui si colloca la scorta di sicurezza. Il punto di riordino è dato dal consumo giornaliero x il tempo di riordino + la scorta di sicurezza.
L’indice di rotazione delle scorte indica il numero delle volte in cui avviene il completo rinnovo degli stock in un periodo di tempo. Può determinarsi: a quantità fisiche che si utilizza per valutare la velocità di rinnovo di un articolo esprimibile quantitativamente con una stessa quantità di misura (tot. Qta vendute / scorta media) e a valori che si utilizza per apprezzare la velocità di rinnovo dell’intero magazzino (costo delle merci / costo della scorta media). Se consideriamo un periodo annuale bisogna calcolare: il costo del venduto(esistenze iniziali + acquisti – rimanenze finali) e la giacenza media (365 / indice di rotazione).
IL JUST IN TIME
Il just in time è un moderno sistema di produzione che consiste nel tentativo di ridurre al minimo i tempi di attesa dei materiali facendoli giungere alla linea di produzione al momento giusto in modo da minimizzare le scorte di magazzino. La sua realizzazione richiede le seguenti condizioni:
• Flessibilità degli impianti che devono poter mutare rapidamente produzione
• Capacità produttiva di riserva per fronteggiare prontamente gli incrementi di produzione
• Costante sforzo verso la qualità
Il just in time ha come scopo di puntare ad azzerare le sorte. Il sistema di just in time richiede un particolare ambiente aziendale, infatti la sua realizzazione è possibile soltanto se all’interno dell’azienda si sviluppa uno sforzo in direzione della qualità della prestazione e se matura un forte spirito di collaborazione tra i vari settori e reparti. I vantaggi derivanti dal just in time sono: rispondere in modo più efficace e puntuale alle esigenze della clientela, azzera o riduce l’entità delle scorte giacenti nei magazzini abbassando i rischi di deterioramento o di obsolescenza e comporta tempi brevi di giacenza e minori capitali investiti in scorte , riduce gli oneri finanziari che si collegano a tali investimenti.
STRUTTURA DEL MAGAZZINO
Nelle imprese mercantili i magazzini sono suddivisi in 3 sezioni: l’area ricevimento, l’area di stoccaggio e l’area di spedizione.
Nelle imprese industriali all’area di ricevimento dei materiali e a quella di spedizione dei prodotti si aggiungono varie aree di stoccaggio: per i materiali, per i semilavorati e per i prodotti finiti.
Il Servizio magazzino adempie a varie funzioni che nelle aziende medio-grandi sono svolte da distinti reparti (ricevimento, controllo merceologico, stoccaggio, spedizione e gestione scorte).
LA CONTABILITA’ DI MAGAZZINO
La contabilità di magazzino è un sistema di rilevazioni, cronologiche e sistematiche, che hanno per oggetto i movimenti di carico e di scarico delle varie voci di magazzino per controllare il livello delle scorte e il loro valore.
Oltre al controllo dei movimenti dei beni e del livello delle scorte, gli scopi della contabilità di magazzino sono: seguire e controllare i movimenti in entrata e in uscita dei magazzini, tenere sotto controllo il livello delle scorte, consentire la determinazione dei costi delle merci acquistate e dei costipi produzione, consentire la valutazione delle rimanenze in sede di formazione del bilancio d’esercizio e adempiere alle disposizioni fiscali in materia di contabilità di magazzino.
I movimenti di carico e scarico dei magazzini sono documentati da:
• Bollette di carico se si tratta di movimenti in entrata provenienti dall’esterno;
• Bollette di scarico se si tratta di movimenti in uscita diretti all’esterno;
• Buoni di versamento per i prodotti caricati a magazzino e provenienti dalla produzione;
• Buoni di prelievo per i materiali prelevati dai reparti per le esigenze della produzione;
• Buoni di reso per i materiali inutilizzati resi dai reparti di lavorazione.
Sulla base dei documenti di carico e scarico si compongono le vere e proprie scritture di magazzino che sono:
• Il giornale di magazzino in cui si rilevano in ordine cronologico tutti i movimenti in entrata e in uscita relativi ai vari materiali e alle merci;
• Le schede di magazzino nelle quali si riportano in ordine sistematico i m movimenti in entrata e in uscita.
Il ciclo degli acquisti è una procedura le cui fasi sono: richiesta di approvvigionamento all’ufficio acquisti, invio dell’ordine al fornitore, ricevimento e controllo delle merci, ricevimento della fattura e pagamento della fattura. Un’ulteriore fase riguarda la restituzione delle merci non conformi all’ordine di acquisto per le quali si ha l’emissione di una bolletta di scarico che sarà registrata nella contabilità di magazzino; successivamente il fornitore emetterà una nota di accredito che sarà oggetto di rilevazione nella contabilità Iva.
Il ciclo delle vendite è caratterizzato dalle seguenti fasi: ricevimento dell’ordine del cliente,controllo della solvibilità del cliente e della disponibilità delle merci, esecuzione della vendita, emissione della fattura di vendita e regolamento del prezzo da parte del cliente. Una fase ulteriore è la restituzione di merci da parte del cliente in tal caso il magazzino riprenderà i beni emettendo una bolletta di carico e l’ufficio vendite provvederà a emettere e ad inviare al cliente una nota di accredito.
L’OBBLIGO FISCALE DELLA CONTABILITA’ DI MAGAZZINO
La contabilità di magazzino riguarda le aziende con: un ammontare annuo di ricavi superiore a € 5.164.569 e a un valore complessivo delle rimanenze di fine periodo superiore a € 1.032.914. l’obbligo della contabilità fiscale di magazzino riguarda soltanto: le aziende di commercio all’ingrosso, le aziende di commercio al dettagli, le aziende industriali produttrici di beni e le aziende produttrici di sevizi. L’obbligo della contabilità fiscale di magazzino inizia dal secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui per la seconda volta consecutiva sono superati entrambe i limiti di parametri di riferimento; l’obbligo cessa dal primo periodo d’imposta successivo a quello in cui per la seconda volta consecutiva uno dei due parametri è inferiore al limite di legge.
Le scritture ausiliarie di magazzino possono essere redatte su schede contabili o su supporti magnetici; esse devono essere tenute:
• in forma sistematica cioè con riferimento al singolo bene mettendo in evidenza per ciascuno di essi la consistenza iniziale, le quantità entrate e quelle uscite e le rimanenze al termine del periodo d’imposta. Le norme fiscali richiedono le schede dei movimenti.
• Secondo le norme di un’ordinata contabilità ciò implica l’esecuzione di annotazioni che siano non equivoche, facilmente comprensibili e verificabili grazie alla precisa conservazione dei documenti originari che stanno alla base della registrazione.
Le registrazioni dei movimenti di magazzino sui supporti cartacei o magnetici devono essere eseguite entro il termine di 60 giorni il quale decorre: per le registrazioni giornaliere, dalla data dei documenti di carico e di scarico emessi dall’azienda o dalla data di ricevimento di documenti provenienti dall’estero e per i riepiloghi periodici, dalla fine del periodo di riferimento.
METODI DI VALUTAZIONE DEGLI SCARICHI
Nella contabilità di magazzino a quantità e valori i beni provenienti dall’esterno vengono caricati a magazzino ai prezzi di acquisto aumentati degli oneri accessori sostenuti dalla ditta acquirente; i beni di origine interna sono caricati in base ai costi di produzione. Più complesso è il problema della valutazione degli scarichi infatti è impossibile applicare ai singoli prelievi il costo effettivo di carico
• Costo medio ponderato: le merci vendute sono scaricate in base alla media ponderata dei costi di acquisto cioè a un costo medio calcolato tenendo conto delle quantità acquistate.
o Costo medio ponderato progressivo: il costo medio ponderato viene aggiornato in occasione di ogni nuovo acquisto e vale per gli scarichi successivi fino a quando non interverrà un ulteriore carico.
• Fifo: (first in first out) adotta un’ipotesi di rotazione del magazzino secondo la quale la partita di merci entrata per prima è anche la prima ad uscire; i prezzi di scarico saranno quelli degli acquisti più remoti mentre le rimanenze finali risulteranno valutate in base ai costi degli acquisti più recenti.
• Lifo: (last in firt out)si suppone che le merci vendute appartengano alle partite di più recente acquisto; i prezzi di scarico sono quelli degli acquisti più recentemente le rimanenze risultano valutate ai costi degli acquisti più remoti.
VALUTAZIONE CIVILISTICA DELLE RIMANENZE
Secondo il Codice Civile le rimanenze devono essere iscritte in bilancio al costo di acquisto o di produzione ovvero al valore desumibile dal mercato se minore. Il costo delle rimanenze può essere determinato : con il metodo dell’identificazione specifica (costo effettivo) o con il metodo della media ponderata con il metodo Fifo o Lifro. Il valore di realizzazione desumibile dal mercato è rappresentato: per le materie prime, sussidiarie o semilavorati acquistati per impiegarli nella produzione dal prezzo di riapprovvigionamento; per prodotti e beni destinati ad essere venduti dal valore netto di realizzo; per semilavorati e prodotti in corso di realizzazione dal valore netto di realizzo dei relativi prodotti finiti.
VALUTAZIONE FISCALE DELLE RIMANENZE
La normativa fiscale e quella civilistica accettano come valori fiscalmente riconosciuti quelli derivanti da valutazioni di bilancio eseguite al costo con i metodi della media ponderata, del Lifo e del Fifo.
LA DISTRIBUZIONE COMMERCIALE
La distribuzione commerciale è l’insieme delle attività economiche poste in essere dai soggetti dell’apparato distributivo allo scopo di fare affluire i beni delle font i di produzione fino ai consumatori. Le funzioni della distribuzione commerciale sono:
• Trasferimento nello spazio che consiste nel far affluire materialmente i beni dai luoghi di produzione a quelli di consumo;
• Trasferimento nel tempo che consente di sincronizzare l’immissione delle merci sul mercato con i tempi in cui si manifesta la domanda mediante lo stoccaggio;
• Adattamento quantitativo che si riferisce alle operazioni con cui beni omogenei fra loro sono immessi sul mercato in partite di dimensioni adeguate alla domanda;
• Adattamento qualitativo che consiste in operazioni di combinazione o di separazione di merci eterogenee per renderle adatte ai gusti dei consumatori mediante operazioni di selezione;
• Condizionamento si riferisce al confezionamento e all’imballaggio dei prodotti commercializzati;
• Collegamento che consiste nella interposizione fra un fornitore di beni e coloro che richiedono quegli stessi beni;
• Selezione consiste in tutte le attività che tendono a individuare i bisogni da soddisfare, a scegliere il prodotto adeguato e a identificare i soggetti potenzialmente interessati all’acquisto;
• Assistenza e consulenza è rivolta a orientate la clientela e i fornitori identificando e segnalando ai primi le opportunità che il mercato offre e indicando ai secondi le esigenze degli operatori ai quali i prodotti sono rivolti;
• Assunzione del rischio commerciale una serie di rischi particolari quali l’invecchiamento fisico, tecnologico o economico dei prodotti.
• Finanziamento che si attua attraverso la concessione di anticipi ai fornitori e di dilazioni di pagamento alla clientela.
APPARATO DISTRIBUTIVO
L’apparato distributivo è costituito dall’insieme di aziende e di operatori economici che intervengono nel processo di distribuzione commerciale dei beni. L’apparato distributivo è composto dai seguenti soggetti:
• Aziende di produzione diretta che creano punti di vendita al pubblico e stipulano accordi commerciali con le aziende mercantili.
• Aziende mercantili che realizzano il trasferimento delle merci nel tempo e nello spazio attraverso atti di scambio. Aziende di servizi che facilitano il flusso dei beni dalla fonte di produzione ai mercati di sbocco (settore terziario).
• Ausiliari del commercio sono operatori commerciali che concludono contratti di compravendita (agenti, rappresentanti, commissionari e mediatori).
• Enti e organismi che agevolano i rapporti fra gli operatori commerciali come fanno la Camera di commercio, le Borse merci e i Magazzini generali.
• Consumatori che sono i destinatari dei beni che vengono impiegati per il soddisfacimento dei bisogni.
• Utilizzatori finali sono le aziende acquirenti di beni strumentali o di materie prime da impiegare nella produzione.
IMPRESE MERCANTILI ALL’INGROSSO
Le imprese mercantili all’ingrosso acquistano i beni dalla fonte originaria della produzione e dalle imprese industriali per rivenderle ai produttori, dettaglianti o altri grossisti senza mai entrare in contatto con i consumatori. Esse possono operare nel campo delle materie prime rifornendo le aziende trasformatrici oppure possono trattare beni di consumo vendendoli ai dettaglianti; queste aziende hanno dovuto affrontare la semplificazione dei circuiti distributivi dove viene esclusa la figura del grossista. I fenomeni che sono alla base di questa crisi sono: l’affermazione dei prodotti di marca, la tendenza delle aziende industriali a intervenire nella commercializzazione attraverso proprie reti di vendita e lo sviluppo del grande dettaglio che si approvvigiona direttamente dal produttore. Il grossista ha reagito attuando innovazioni come:
• L’associazionismo che consente nella creazione di strutture organizzative che realizzano forme di collaborazione tra operatori economici come: i gruppi di acquisto fra grossisti, i centri commerciali all’ingrosso e le unioni volontarie grossisti-dettaglianti;
• Nuove tecniche di vendita che consistono nell’applicazione della vendita self-service nella vendita al dettaglio come: cash and carry che sono supermercati per i dettaglianti e i gros-market dove le ordinazioni sono effettuate su supporti magnetici e le merci sono consegnate all’uscita.
IMPRESE MERCANTILI AL DETTAGLIO
Le imprese mercantili al dettaglio sono l’ultimo anello della catena distributiva cioè si trova a stretto contatto con i consumatori e gli utilizzatori finali. Si distinguono:
• Il piccolo dettaglio tradizionale caratterizzato dalla presenza di esercizi specializzati di modeste dimensioni gestiti dal proprietario con la collaborazione di famigliari o di pochi dipendenti; punti di forza: rapporto personale con l’acquirente, vicinanza alla residenza del consumatore e offerta di particolari servizi e la concessione di credito a clienti abituali.
• Il dettaglio associato rappresentato da gruppi di acquisto collettivo dove i dettaglianti hanno vantaggi economici perché spuntano prezzi più convenienti e vantaggi amministrativi in quanto le ordinazioni sono gestite in modo centralizzato dalla società di acquisto, unioni volontarie grossisti- dettaglianti: il vantaggio per il grossista è la possibilità di programmare gli acquisti con notevoli margini di sicurezza e per i dettaglianti la possibilità di concentrare gli acquisti, di ridurre gli investimenti in scorte e l’utilizzo di un marchio noto e apprezzato e franchising che è un accordo fra una grossa organizzazione commerciale e dei punti vendita al piccolo dettaglio mediante il quale il dettagliante è autorizzato a utilizzare il marchio della grande impresa; i vantaggi per la grande impresa sono: quello di espandersi territorialmente senza effettuare gravosi investimenti e quello di ripartire su una maggiore quantità di prodotti le spese pubblicitarie e commerciali, per l’impresa affiliata i vantaggi sono: usufruire di esperienze di vendita già collaudate, beneficiare del marchio e sfruttarne la pubblicità.
• Il grande dettaglio che comprende un complesso di aziende di notevoli dimensioni e operanti attraverso numerose filiali che esercitano il dettaglio su larga scala. Le caratteristiche comuni delle imprese a grande distribuzione sono: dimensioni aziendali notevoli, struttura organizzativa decentrata (numerosi punti vendita), offerta di una vasta gamma di prodotti nello stesso punto vendite, applicazione di tecniche di vendita evolute (self-service, layout e diplay), elevato tasso di rotazione delle scorte, prezzi unitari d’acquisto inferiori rispetto al piccolo detaglio, spese per il personale e spese generali ripartite su un elevato numero di prodotti e prezzi di vendita inferiori rispetto ai piccoli negozi. Il grande dettaglio si realizza attraverso:
o Grandi punti vendita: grandi magazzini che sono esercizi al dettaglio organizzati per reparti, hanno un vasto assortimento di articoli, si praticano prezzi fissi e si applica la tecnica del self-service; supermercati offrono una gamma estesa di prodotti alimentari oltre a generi non alimentari di largo consumo a prezzi limitati, sono venduti con la tecnica del self-service e il pagamento avviene alla cassa; ipermercati trattano un vasto assortimento non solo di alimentari ma anche di prodotti di largo consumo, è situato al di fuori delle città; hard discount hanno punti vendita ridotti, trattano articoli per la casa e generi alimentari applicando prezzi fortemente scontati, la possibilità di effettuare costi bassi è dovuta all’estremo contenimento dei costi di gestione (personale limitato, pubblicità quasi assente, affitti non elevati) e alle politiche di acquisto e di vendita (approvvigionamenti effettuati presso i produttori con ordini rilevanti, la merce viene esposta negli stessi scatoloni, assortimento minimo con prodotti non di marca e la cui qualità non è elevata); discount houses vendono beni non alimentari, hanno un assortimento limitato dei beni trattati (beni durevoli e di largo consumo per la casa), i prezzi sono scontati rispetto a quelli praticati dagli altri venditori; drugstires sono concentrazioni di punti vendita e di esercizi pubblici situati in zone centrali o commerciali; shopping centres hanno una molteplicità e varietà di beni e servizi offerti alla clientela, offrono prodotti di livello elevato.
o Grandi imprese commerciali: catene di negozi le quali istituiscono filiali di vendita al dettaglio gestite da personale dipendente dalla casa-madre, si caratterizzano per la direzione centralizzata degli acquisti, della politica commerciale e finanziaria; cooperative di consumo a spacci multipli perseguono finalità di carattere sociale; case di vendita per corrispondenza operano nel campo della grande distribuzione e raccolgono gli ordini tramite corrispondenza, hanno prezzi contenuti, gli acquirenti scelgono gli articoli da un catalogo, le merci sono consegnate a domicilio.
o Vendita mediante distributori automatici avvengono mediante apparecchi installati in locali pubblici e riguardano articoli non deperibili, di piccole dimensioni e con prezzi moderati
o Vendita porta a porta, per telefono, on line e teleshopping.
Il consumatore ha diritto di recesso dal contratto stipulato nelle vendite porta a porta, per corrispondenza e nelle vendite televisive; il recesso si esercita mediante comunicazione scritta dell’acquirente, inviata per raccomandata con avviso di ricevimento entro 7 giorni dalla firma della nota d’ordine o dal ricevimento della merce.
CANALI DISTRIBUTIVI
Il canale distributivo è il percorso che un bene compie nel trasferimento dal produttore al consumatore o all’utilizzatore finale. Esistono 3 tipi di canali:
• Canale diretto è caratterizzato dalla mancanza di operatori intermedi e collega in modo immediato il produttore al consumatore (vendita per cataloghi, a domicilio e on line).
• Canale breve è caratterizzato da un solo intermediario che si frappone tra il produttore e il consumatore (prodotti di marca e di largo consumo).
• Canale lungo dove tra il produttore e il consumatore si interpone 2 o più intermediari commerciali (prodotti agricoli, abbigliamento, tessuti, prodotti non di marca).
COMMERCIO ELETTRONICO
Il commercio elettronico o e-commerce è rappresentato da tutte quello forme di attività commerciali che sono basate sull’elaborazione e sulla transizione elettronica delle informazioni. A seconda dei soggetti che vi sono coinvolti si hanno vari tipi di e-commerce:
• B2B (business to business) commercio elettronico fra imprese
• B2C (business to consumer) commercio elettronico fra imprese e consumatori
• B2G (business to government) commercio elettronico fra imprese e pubblica amministrazione.
Il commercio elettronico si dice diretto quando riguarda la vendita completamente on line di beni immateriali e di servizi e indiretto quando si riferisce alla possibilità di ordinare per via elettronica attraverso la consultazione di un catalogo messo a disposizione sul sito web.
GLI AGENTI E I RAPPRESENTANTI
Con il contratto di agenzia una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata. L’agente promuove soltanto la conclusione di affari; il rappresentante agisce in nome e per conto delle ditta e ha ilo potere di concludere i contratti.
L’agente ha i seguenti obblighi: esclusiva, rispetto delle istituzioni della ditta, informazioni alla ditta selle condizioni del mercato e sugli affari, divieto di riscossione dei crediti a meno di espressa autorizzazione e parziale risarcimento delle insolvenze ma solo eccezionalmente e per singoli affari di particolare rilievo. L’agente ha diritto: d’esclusiva, alle provvigioni sugli affari conclusi per effetto del suo intervento e alle indennità di cessazione del rapporto di agenzia.
Il contratto di8 agenzia comporta la compilazione dei seguenti documenti: il contratto che va provato per iscritto, la nota di commissione sulla quale l’agente annota le ordinazioni ricevute dai clienti, il Conto provvigioni cioè l’estratto conto in cui la ditta elenca le vendite realizzate nel periodo tramite l’agente e le provvigioni dovute e la fattura dell’agente per le provvigioni.
Gli agenti e i rappresentanti sono considerati imprenditori che gestiscono aziende di servizi, pertanto le provvigioni e i rimborsi spese forfetarie sono assoggettate: a Iva del 20% e a una ritenuta d’acconto del 23% commisurata al 20% o al 20% dei compensi a seconda che l’agente si avvalga o meno dell’opera continuativa di dipendenti o collaboratori.
Le provvigioni sono assoggettate a una ritenuta previdenziale ENASAERCO del 6.25%.
I COMMISSIONARI
Il contratto di commissione è un mandato che ha per oggetto l’acquisto o la vendita di beni per conto del committente e in nome del commissionario. Il commissionario agisce in nome proprio e per conto altrui cioè del committente.
I MEDIATORI
Il mediatore è colui che mette in relazione 2 o più parti per la conclusione di un affare senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza. L’attività di intermediatore svolta dal mediatore consiste nella ricerca di una controparte disposta a concludere un affare con l’operatore che gli ha conferito l’incarico. Ilo mediatore deve possedere: un’assoluta autonomia nei confronti di entrambe i contraenti, un’approfondita conoscenza del mercato e degli usi commerciali e una precisa specializzazione merceologica per valutare con cognizione le caratteristiche tecniche ed economiche dei beni e dei servizi che sono oggetto della negoziazione.
IL COSTO DELLA DISTRIBUZIONE COMMERCIALE
Il costo della distribuzione commerciale può definirsi come l’insieme degli oneri che si ricollegano allo svolgimento delle funzioni necessarie per far pervenire le merci al consumatore.
Il costo sociale di distribuzione è dato dalla differenza tra il prezzo pagato dal consumatore finale per ottenere una data merce e il costo di produzione della stessa.
Il costo aziendale di distribuzione è dato dal complesso dei costi effettivi e figurativi che la singola impresa sostiene in un dato periodo di tempo per svolgere le funzioni distributive che essa si è assunte aumentato del suo margine di profitto.
Costo aziendale di distribuzione = prezzo vendita – costo netto d’acquisto.
I COSTI DEI PROCESSI DISTRIBUTIVI
I costi di distribuzione possono essere classificati in relazione alla loro origine cioè secondo la causa economica che li determina:
• Costi del personale di vendita: comprendono le retribuzioni, gli oneri sociali, le provvigioni, i premi, i rimborsi spese e le quote accantonate per il TFR che si riferiscono ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato.
• Costi dei venditori non dipendenti: comprendono le provvigioni, i premi, i rimborsi spese e gli oneri relativi agli ausiliari del commercio.
• Costi di trasporto, costituiti dai corrispettivi dovuti a terzi per prestazioni di trasporto e dai costi relativi alla gestione degli automezzi aziendali.
• Costi di deposito delle merci in magazzino: includono i costi del personale di magazzino, gli ammortamenti delle attrezzature e degli stabili o i relativi canoni di locazione, le spese di illuminazione relativi ai magazzini aziendali.
• Costi per materiali di imballaggio e confezione.
• Costi di assicurazione delle merci: comprendono i premi per la copertura assicurativa contro i rischi di incendio e furto relativi alle merci immesse in magazzino e contro i rischi connessi al trasporto.
• Costi dei locali e dei negozi: comprendono le quote d’ammortamento degli stabili e delle attrezzature o i canoni di locazione, le spese di illuminazione, pulizia che si riferiscono ai punti vendita.
• Costi per ricerche di mercato.
• Costi di pubblicità e di promozione delle vendite.
• Spese di incasso, oneri finanziari e tributari.
• Costi amministrativi e commerciali diversi che includono i costi del personale della direzione commerciale e del personale amministrativo, le spese amministrative e contabili, gli ammortamenti relativi a mobili e macchine d’ufficio.
• Costi per la sicurezza: vigilanza notturna.
CONFIGURAZIONI DI COSTO NELLE IMPRESE MERCANTILI
Nelle imprese mercantili si determinano diverse configurazioni di costo cioè complessi si costi variamente stratificati con riferimento a dati oggetti. Le principali configurazioni di costo sono:
• Il costo primo che è dato dal costo d’origine della merce più i costi speciali d’acquisto.
• Il costo commerciale che si ottiene aggiungendo al costo primo una quota di costi di magazzino e condizionamento; è il costo della merce pronta per la vendita.
• Il costo complessivo che è formato dal costo commerciale più quote di costi generali relativi ai processi di vendita, amministrativi e finanziari.
• Il costo economico-tecnico che si ottiene aggiungendo al costo complessivo gli oneri figurativi.
• Il prezzo remuneratore che si ottiene aggiungendo al costo economico-tecnico la quota di profitto.
ANALISI DEI COSTI DI DISTRIBUZIONE
È possibile effettuare un’analisi dei costi di distribuzione allo scopo di determinare risultati economici particolari e per ottenere informazioni che consentano di assumere in modo più consapevole le decisioni operative e di orientare la programmazione della gestione aziendale.
• Analisi funzionale dove i costi vengono scomposti per attribuirli alle particolari funzioni dell’attività distributiva che vengono considerate come criteri di costo.
• Analisi strutturale che esamina la maggiore o minore rigidità della struttura dei costi aziendali che si ricollegano ai processi distributivi e vengono classificati:
o Costi fissi che sono costituiti da quelli il cui ammontare non varia fino al raggiungimento di determinati volumi di vendita; sono costi di struttura e hanno un andamento a gradini e fino a quando non si rende necessario un mutamento nella struttura aziendale la loro incidenza per unità di merce venduta è decrescente: all’aumentare del volume delle merci vendute questi costi si ripartiscono su costi maggiori.
o Costi variabili sono quelli collegati con il volume delle vendite e variano al variare del volume delle stesse.
• Analisi per segmenti operativi valuta sotto il profilo dell’efficienza economica singoli settori o singoli settori operativi dell’attività di vendita. I costi che la contabilità ha classificato in base alla causa economica vengono imputati ai segmenti operativi ; l’imputazione dei costi può essere diretta quando esiste un collegamento immediato tra costo da attribuire e il segmento o imputazione indiretta quando i costi vengono riferiti ai segmenti assegnandoli per quote sulla base di criteri di ripartizione. I costi di distribuzione si distinguono in:
o Costi diretti che sono quelli che sono direttamente imputabili;
o Costi semidiretti che sono quelli formati da una componente imputabile direttamente ai singoli segmenti e da una parte comune ai segmenti: questa parte dovrà essere ripartita.
o Costi indiretti che sono quelli che si riferiscono a più segmenti e sono attribuiti secondo basi di imputazione soggettive.
L’analisi dei costi di distribuzione si svolge metodologie fondamentali:
• Individuazione dei costi diretti (stipendi, provvigioni, oneri sociali, stipendi amministrativi e oneri connessi, assicurazioni, fitti, spese per il trasporto).
• Individuazione dei costi semidiretti
• Individuazione dei costi indiretti
• Scelta delle basi di imputazione scelte con razionalità
• Determinazione del costo di distribuzione calcolato sommando i costi diretti, semidiretti e indiretti
• Determinazione del profitto netto (esprime la redditività dei segmenti) calcolato sottraendo dal margine lordo il costo di distribuzione.
L’analisi dei costi di distribuzione consentono di valutare: il grado di efficienza organizzativa delle zone di vendita, l’efficacia dell’azione di vendita svolta dai venditori, la redditività dei clienti, le redditività dei prodotti e di ricavare le cause dello scarso o modesto rendimento; è così possibile intervenire per modificare le situazioni negative o eliminare il prodotto e sostituirlo con altri.

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