Commercio Equo e solidale e Paesi in Via di Sviluppo

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Testo

INTRODUZIONE
Il Commercio Equo e Solidale sembra precorrere i tempi nell’innovazione del modello di gestione aziendale, portando con sé dagli albori i principi di sostenibilità ambientale e giustizia sociale, tema quanto mai attuale in questi ultimi anni, in cui sempre più il consumatore europeo richiede maggiori garanzie di eticità per i suoi acquisti. Accanto alla “soddisfazione etica” del consumatore, il CEeS sembra però costituire un vero modello di reciprocità culturale, un terreno fertile per la nascita e lo sviluppo delle relazioni interculturali e per l’incontro dei popoli. E’ per questo motivo che mi è sembrato interessante trattare un argomento che giorno dopo giorno è diventato un qualche cosa che ci riguarda tutti.
IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
La società post-industriale determinata dalla scienza e dalla tecnologia sta vivendo un processo di globalizzazione che rivoluziona il rapporto dell’uomo con lo spazio e con il tempo. La tecnologia è il mezzo privilegiato (e in molti casi il motore) di un processo di evoluzione rapida delle società che appare con i tratti della inarrestabilità e che spesso non risparmia territori, stili di vita, valori, e perfino linguaggi. Un processo che spesso minaccia tradizioni millenarie in cui valori, teorie e pratiche si sono sviluppate e consolidate nel tempo. L’alta velocità impressa ai processi di cambiamento, assomiglia ad una forza centrifuga che allontana dal centro separando i singoli componenti dall’insieme, rendendoli più uguali, più perfetti, ma certamente “più soli”. Questo processo di separazione e “perfezionamento” non può non riguardare anche l’universo mentale umano dove teoria e pratica faticano a costruire figure coincidenti. Può accadere così che i mezzi si trasformino in fini e, ad esempio, l’economia invece che al servizio dell’uomo si presenti come la sola regola capace di definire i comportamenti da adottare; oppure che anziché essere la tecnologia al servizio dell’uomo, la terra e tutta la biosfera diventino il luogo della proliferazione della tecnica con l’uomo al servizio di quest’ultima.
La conseguenza antropologica è che l’individuo delle società sviluppate e tecnologiche, si percepisce come unico soggetto attivo e privilegiato, artefice e detentore del Progresso, considerando “sfortunato” chi vive la condizione di mancato sviluppo tecnologico nelle società tradizionali; e quindi oggetto di pena e/o di solidarietà caritatevole. Si instaura così una relazione asimmetrica soggetto - oggetto che si manifesta quasi sempre in una presunta superiorità culturale e molto spesso anche nei termini dello sfruttamento economico da parte delle società “sviluppate” e dotate della tecnologia. La dignità, i valori, le specificità culturali e finanche i territori che il mondo post-industriale tecnologizzato avvicina, rischiano così l’annullamento, nella arrogante convinzione che le società tradizionali appartengano ad un passato già interamente percorso e come tale superato dalla storia.
La necessità di ritrovare un equilibrio tra Nord e Sud, tra “Paesi sviluppati e non”, richiede soluzioni e modelli capaci almeno di “rallentare” la velocità impressa al sistema dal progresso tecnologico e di lasciar “contaminare”, in senso positivo, gli elementi dell’insieme come, ad esempio, la teoria economica “perfetta” con le esigenze della vita pratica e spirituale dell’Uomo sulla Terra.
Uno dei luoghi di questa “contaminazione” è sicuramente il “Commercio Equo e Solidale” (CEeS), un laboratorio della reciprocità che sta ripensando il rapporto tra “Nord sviluppato” e “Sud povero” partendo proprio dai rapporti commerciali tra soggetti economici diversi, di diversa cultura e tradizione, aventi minore o maggiore sviluppo tecnologico, ma pari dignità umana.
Il termine equo implica innanzitutto una revisione della relazione tra attori commerciali tra i Paesi del Nord e quelli del Sud, instaurando un rapporto paritario tra produttori, lavoratori del Sud, e importatori del Nord, privilegiando il confronto e il dialogo e le forme democratiche interne. Una democrazia che rimetta in gioco il sistema economico rendendo attive anche le parti più deboli, conferendo loro una partecipazione ai processi decisionali che riguardano i progetti di sviluppo, le scelte di prezzo e di mercato e l’investimento degli utili ricavati dalle vendite. Un rapporto paritario presuppone una conoscenza approfondita della realtà e della cultura con cui si interagisce e si fonda sul principio del rispetto della dignità dell’uomo in relazione al territorio in cui vive. Con il concetto di equo si definiscono inoltre il pagamento dei salari che devono permettere una vita dignitosa a produttori e lavoratori (nel contesto locale) e il prezzo pagato per il prodotto, che deve garantire la copertura dei costi di produzione e un giusto guadagno.
Il Commercio Equo e Solidale e' un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l'ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l'educazione, l'informazione e l'azione politica. Il Commercio Equo e Solidale e' una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, Botteghe del Mondo, importatori e consumatori.
Il Commercio Equo e Solidale si pone specifici obbiettivi che si possono schematizzare come segue:
1. Migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone l'accesso al mercato, rafforzando le organizzazioni di produttori, pagando un prezzo migliore ed assicurando continuita' nelle relazioni commerciali.
2. Promuovere opportunita' di sviluppo per produttori svantaggiati, specialmente gruppi di donne e popolazioni indigene e proteggere i bambini dallo sfruttamento nel processo produttivo.
3. Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, tramite la vendita di prodotti, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo
4. Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto della dignita' umana, aumentando la consapevolezza dei consumatori sugli effetti negativi che il commercio internazionale ha sui produttori, in maniera tale che possano esercitare il proprio potere di acquisto in maniera positiva
5. Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilita' ambientale, sicurezza economica
6. Favorire la creazione di opportunita' di lavoro a condizioni giuste tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati.
7. Favorisce l'incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi economicamente meno sviluppati
8. Sostiene l'autosviluppo economico e sociale
9. Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilita' economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di informazione e pressione affinche' cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale.
10. Promuove un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali .
Le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale (Botteghe del Mondo, Importatori, Produttori, Esportatori) si impegnano a condividere ed attuare, nel proprio statuto o nella mission, nel materiale informativo prodotto e nelle azioni, la definizione e gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale. In particolare si impegnano a:
1. Garantire condizioni di lavoro che rispettino i diritti dei lavoratori sanciti dalle convenzioni OIL
2. Non ricorrere al lavoro infantile e a non sfruttare il lavoro minorile, agendo nel rispetto della Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia.
3. Pagare un prezzo equo che garantisca a tutte le organizzazioni (di produzione, di esportazione, di importazione e di distribuzione) un giusto guadagno; il prezzo equo per il produttore e' il prezzo concordato con il produttore stesso sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale, della retribuzione dignitosa e regolare per ogni singolo produttore.
4. Garantire ai lavoratori una giusta retribuzione per il lavoro svolto assicurando pari opportunita' lavorative e salariali senza distinzioni di sesso, eta', condizione sociale, religione, convinzioni politiche
5. Rispettare l'ambiente e promuovere uno sviluppo sostenibile in tutte le fasi di produzione e commercializzazione, privilegiando e promuovendo produzioni biologiche, l'uso di materiali riciclabili, e processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale.
6. Adottare strutture organizzative democratiche e trasparenti in tutti gli aspetti dell'attivita' ed in cui sia garantita una partecipazione collettiva al processo decisionale
7. Coinvolgere produttori di base, volontari e lavoratori nelle decisioni che li riguardano
8. Reinvestire gli utili nell'attivita' produttiva e/o a beneficio sociale dei lavoratori (p.e. fondi sociali)
9. Garantire ai consumatori un prezzo trasparente, che fornisca almeno le seguenti informazioni: prezzo FOB pagato al fornitore, costo di gestione, importazione e trasporto, margine per le Botteghe. Tali informazioni possono essere indicate in percentuale od in valore assoluto, per singolo prodotto o per categoria di prodotti, o per paese di provenienza, o per gruppo di produttori.
10. Garantire un flusso di informazioni multidirezionale che consenta di conoscere le modalita' di lavoro, le strategie politiche e commerciali ed il contesto socio-economico di ogni organizzazione 11. Promuovere azioni informative, educative e politiche sul commercio equo e solidale, sui rapporti fra i Paesi svantaggiati da un punto di vista economico e i Paesi economicamente sviluppati e sulle tematiche collegate
12. Garantire rapporti commerciali diretti e continuativi, evitando forme di intermediazione speculativa, escludendo costrizioni e/o imposizioni reciproche e consentendo una migliore conoscenza reciproca
13. Privilegiare progetti che promuovono il miglioramento della condizione delle categorie piu' deboli
14. Valorizzare e privilegiare i prodotti artigianali espressioni delle basi culturali, sociali e religiose locali perche' portatori di informazioni e base per uno scambio culturale
15. Cooperare, riconoscendosi reciprocamente, ad azioni comuni e a favorire momenti di scambio e di condivisione, privilegiando le finalita' comuni rispetto agli interessi particolari. Per evitare azioni che indeboliscano il Commercio Equo si impegnano, inoltre, in caso di controversie, a fare un percorso di confronto e di dialogo, eventualmente con l'aiuto di un facilitatore.
16. Garantire relazioni commerciali libere e trasparenti, promuovendo processi di sviluppo e coordinandosi nello spirito dell'art. 3.15
17. Garantire trasparenza nella gestione economica con particolare attenzione alle retribuzioni.
Gli Importatori sono organizzazioni che hanno quale attivita' prevalente nello scopo sociale, e quale attivita' prevalente effettiva, l'acquisto di prodotti del Commercio Equo e Solidale da organismi di produzione e di esportazione, e li rivendono prioritariamente alle Botteghe del Mondo. Il ricorso a fornitori esterni al circuito del Commercio Equo deve essere funzionale agli scopi sociali, e agli obiettivi del Commercio Equo stesso. Gli Importatori condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. Essi devono:
1. Offrire ai produttori, se da essi richiesto, il pre-finanziamento della merce, e favorire altre forme di credito equo o microcredito, qualora non esistano in loco possibilita' di accesso a crediti
2. Promuovere, anche attraverso la collaborazione reciproca, rapporti di continuita', per mantenere un clima di autentico scambio, per favorire una maggiore stabilita' per gli sbocchi di mercato dei produttori, e per permettere un effettivo miglioramento delle condizioni di vita sul breve/medio/lungo periodo.
3. Fornire supporto alle organizzazioni di produzione ed esportazione: formazione, consulenze, ricerche di mercato, sviluppo di prodotti, feedback sui prodotti e sul mercato
4. Assicurarsi che i principi del commercio equo e solidale siano conosciuti e condivisi dai produttori e lavorare con questi per applicarli
5. Fornire assistenza alle Botteghe del Mondo informandole sui prodotti e sui produttori attraverso schede informative che contengano il prezzo trasparente dei prodotti ed essere disponibili a fornire, su richiesta, la documentazione di supporto.
6. Rendere disponibile ai soggetti del Commercio equo, impegnandosi alla trasparenza, l'accesso alle informazioni riguardanti la propria attivita' (commerciali e culturali) e alle proprie competenze tecniche non disponibili nelle Botteghe del Mondo.
7. Dare possibilita' alle Botteghe del Mondo di fare viaggi di conoscenza presso i produttori (e viceversa), rispettando i criteri del Turismo responsabile espressi nel documento "Turismo responsabile: Carta d'identita' per viaggi sostenibli".
La solidarietà si manifesta nel CEeS non come fine a se stessa, ma come atteggiamento di sostegno da parte dell’importatore e del consumatore del Nord. L’importatore si impegna infatti a mantenere rapporti commerciali preferenziali con gruppi di produttori più svantaggiati, attraverso relazioni a lungo termine, investendo nelle infrastrutture e concedendo loro dei pre-finanziamenti o forme di microcredito.
I prodotti trasformati sono tutti quei prodotti non riconducibili ad un'unica materia prima: biscotti, cioccolata, dolciumi, ecc.
1. I prodotto trasformati possono essere definiti in etichetta "prodotti di commercio equo e solidale" solo se almeno il 50% del costo franco trasformatore delle materie prime o il 50% del peso delle materie prime e' di commercio equo e solidale
2. L'elaborazione dei prodotti trasformati, laddove ne esistano le condizioni, dovrebbe avvenire nei Paesi d'origine.
3. La trasformazione deve essere effettuata da soggetti dell'economia solidale o comunque da cooperative o imprese che non siano in contrasto con i principi del commercio equo e solidale.
4. I prodotti trasformati devono riportare in etichetta la dicitura: "Totale ingredienti del Commercio Equo: %".
5. Nei prodotti trasformati, la scelta degli altri ingredienti rispetto a quelli del Commercio Equo deve ispirarsi ai criteri esposti all'art.3.5 di questa Carta.

In Europa, alla fine degli anni ’50, la crescita economica aveva portato un certo miglioramento delle condizioni di vita; accanto all’aumento del benessere e all’introduzione delle nuove tecnologie come la televisione, l’opinione pubblica iniziò a percepire i problemi di quei paesi che sembravano essere così lontani: la fame e la povertà. Cominciarono così a svilupparsi diverse campagne di aiuti umanitari a sostegno delle popolazioni più svantaggiate. L’idea delle nazioni più sviluppate era di offrire ai Paesi in Via di Sviluppo (PVdS) aiuti alimentari e prestiti. Parallelamente stavano nascendo nuove concezioni sui metodi di intervento nei PVdS, che proponevano un approccio d’intervento diverso e “alternativo” rispetto ai semplici aiuti umanitari. Si poneva infatti l’accento sulla necessità di instaurare vere e proprie relazioni commerciali, secondo termini equi, con i Paesi del Sud. Una delle prime campagne di commercio “alternativo” fu sostenuta dalla fondazione Stichting S.O.S. Wereldhandel, che nel 1967 sarebbe diventata la Fair Trade Organisatie.
L’anima di questo tipo di commercio sono:
i PRODUTTORI dei Paesi in Via di Sviluppo I Produttori sono organizzazioni di produzione e commercializzazione di artigianato ed alimentari che condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. I Produttori devono:
1. Perseguire logiche di autosviluppo e di autonomia delle popolazioni locali.
2. Evitare una dipendenza economica verso l'esportazione, a scapito della produzione per il mercato locale
3. Evitare di esportare prodotti alimentari e materie prime scarseggianti o di manufatti con queste ottenuti
4. Favorire l'uso di materie prime locali
5. Garantire la qualita' del prodotto Qualora i produttori non siano in grado di esportare direttamente possono servirsi di organizzazioni di esportazione.
le CENTRALI D'IMPORTAZIONE (Alternative Trade Organizations ATOs) Le ATOs (Alternative Trade Organizations) sono centrali di importazione nate come cooperative, fondazioni o società senza scopo di lucro, che operano seguendo i principi del commercio equo e si occupano principalmente:
- di creare le condizioni per un commercio equo tra Nord e Sud, identificando i produttori delle economie più povere, fornendo loro supporto nell’addestramento professionale e di specializzazione, sviluppando con loro il piano di produzione e di marketing per il/i prodotto/i prescelto/i.
- di importare i prodotti ad un prezzo equo che sia in grado di offrire ai produttori sostentamento e i mezzi per l’autosviluppo, garantendo allo stesso tempo collaborazione reciproca e rapporti di continuità
- di fornire informazioni al consumatore sulla provenienza del prodotto e sui produttori e di garantire la trasparenza del prezzo.
Le ATOs nascono, come abbiamo visto, nella metà degli anni ‘60 dall’esigenza di configurare il commercio equo in un disegno meglio definito con strategie e scopi comuni. Inizialmente si trattava di ONG o imprese private che importavano i prodotti dal Sud del mondo, poi le ATOs hanno dato l’avvio a quello che sarebbe stato il CEeS, coordinandosi in Associazioni e Federazioni nazionali e internazionali per operare in sinergia sulla base di informazioni e conoscenze condivise.
le BOTTEGHE DEL MONDO (World Shops) Le Botteghe del Mondo sono organizzazioni di distribuzione al dettaglio dei prodotti del commercio equo che condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. Le Botteghe del Mondo devono:
1. Commercializzare prevalentemente i prodotti del Commercio Equo e Solidale, importati sia direttamente che attraverso le Centrali di Importazione.
2. Scegliere i fornitori esterni al circuito del commercio equo e solidale fra quelli organizzati in strutture no-profit, con finalita' sociali e con gestione trasparente e democratica e che abbiano prodotti eco-compatibili e culturali. Non intraprendere relazioni commerciali con aziende che, con certezza, violino i diritti umani e dei lavoratori.
3. Promuovere iniziative di economia solidale al meglio delle proprie possibilita' 4.
Fornire ai consumatori tutto il materiale informativo disponibile, comprese le schede del prezzo trasparente.
5. Sostenere le campagne di sensibilizzazione e pressione, condotte a livello nazionale ed internazionale, volte a realizzare gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale.
6. Mantenersi costantemente informate sui prodotti che vengono venduti, verificando che vengano rispettati i criteri del Commercio Equo e Solidale
7. Essere senza fini di lucro
8. Inserire, appena possibile, personale stipendiato all'interno della struttura, garantendo un'adeguata formazione
9. Valorizzare e formare i volontari e garantire loro la partecipazione ai processi decisionali Le Botteghe del Mondo, inoltre, cercano, al meglio delle proprie possibilita', di:
10. Avviare e mantenere contatti diretti con esperienze marginali di autosviluppo, sia in loco che nei Paesi economicamente svantaggiati al fine di stabilire una sorta di gemellaggio equosolidale. Il mantenimento dei contatti passa attraverso lo scambio epistolare, la commercializzazione degli eventuali prodotti, l'organizzazione di viaggi di scambio, la diffusione dell'informazione ai frequentatori della Bottega ed alle altre Botteghe, ed ogni altro mezzo idoneo per permettere la conoscenza di luoghi, persone, modalita' di vita e di produzione che possano associarsi ai concetti con cui si definisce il Commercio Equo e Solidale.
gli IMPORTATORI Gli Importatori sono organizzazioni che hanno quale attivita' prevalente nello scopo sociale, e quale attivita' prevalente effettiva, l'acquisto di prodotti del Commercio Equo e Solidale da organismi di produzione e di esportazione, e li rivendono prioritariamente alle Botteghe del Mondo. Il ricorso a fornitori esterni al circuito del Commercio Equo deve essere funzionale agli scopi sociali, e agli obiettivi del Commercio Equo stesso. Gli Importatori condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. Essi devono:
1. Offrire ai produttori, se da essi richiesto, il pre-finanziamento della merce, e favorire altre forme di credito equo o microcredito, qualora non esistano in loco possibilita' di accesso a crediti
2. Promuovere, anche attraverso la collaborazione reciproca, rapporti di continuita', per mantenere un clima di autentico scambio, per favorire una maggiore stabilita' per gli sbocchi di mercato dei produttori, e per permettere un effettivo miglioramento delle condizioni di vita sul breve/medio/lungo periodo.
3. Fornire supporto alle organizzazioni di produzione ed esportazione: formazione, consulenze, ricerche di mercato, sviluppo di prodotti, feedback sui prodotti e sul mercato
4. Assicurarsi che i principi del commercio equo e solidale siano conosciuti e condivisi dai produttori e lavorare con questi per applicarli
5. Fornire assistenza alle Botteghe del Mondo informandole sui prodotti e sui produttori attraverso schede informative che contengano il prezzo trasparente dei prodotti ed essere disponibili a fornire, su richiesta, la documentazione di supporto.
6. Rendere disponibile ai soggetti del Commercio equo, impegnandosi alla trasparenza, l'accesso alle informazioni riguardanti la propria attivita' (commerciali e culturali) e alle proprie competenze tecniche non disponibili nelle Botteghe del Mondo.
7. Dare possibilita' alle Botteghe del Mondo di fare viaggi di conoscenza presso i produttori (e viceversa), rispettando i criteri del Turismo responsabile espressi nel documento "Turismo responsabile: Carta d'identita' per viaggi sostenibli".
gli ESPORTATORI Gli Esportatori sono organizzazioni che acquistano dai produttori come specificati all'art.6.1 e vendono principalmente ad importatori come definiti in questi criteri; essi condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. Gli esportatori devono:
1. Assicurarsi che i princi'pi del Commercio Equo e Solidale siano conosciuti dai produttori e lavorare con questi per applicarli
2. Fornire supporto alle organizzazioni di produzione: formazione, consulenza, ricerche di mercato, sviluppo dei prodotti, feedback sui prodotti e sul mercato
3. Dare ai produttori, se da questi richiesto, il pre-finanziamento della merce o altre forme di credito equo o microcredito
4. Fornire informazioni sui prodotti e sui produttori e sui prezzi pagati ai produttori
5. Garantire rapporti di continuita' con i produttori
La diversità e la complessità dei tanti soggetti coinvolti rende il Commercio Equo un movimento dinamico tanto che risulta difficile una sua categorizzazione o generalizzazione, ma, sicuramente, i principi fondamentali sui cui si basa sono gli stessi: rispetto di tutti di diritti umani, inclusi i diritti economici, politici e sociali, il diritto allo sviluppo, i diritti sociali dell'OIL e un'economia sostenibile.
Le istituzioni del commercio equo e solidale internazionale riunite in FINE (Flo, Ifat, News!, Efta) si sono confrontate per dare una nuova e comune definizione di fair trade, che possa favorire una percezione omogenea del movimento, il rapporto con consumatori e operatori, il confronto con le istituzioni. Approvata nell'ottobre 2001, la seguente definizione è oggi condivisa da tutti gli attori del movimento:
"Il Commercio Equo è una partnership commerciale basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che mira ad una maggiore equità nel commercio internazionale. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali a produttori svantaggiati e lavoratori, particolarmente nel Sud del mondo, e garantendone i diritti.
Le organizzazioni del Ccooercio Equo, col sostegno dei consumatori, sono attivamente impegnate a supporto dei produttori, in azioni di sensibilizzazione e in campagne per cambiare regole e pratiche del commercio internazionale convenzionale."
Dalla Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale si legge che i suoi Obiettivi sono:
1. Migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone l’accesso al mercato, rafforzando le organizzazioni di produttori, pagando un prezzo migliore ed assicurando continuità nelle relazioni commerciali.
2.Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati, specialmente gruppi di donne e popolazioni indigene e proteggere i bambini dallo sfruttamento nel processo produttivo.
3. Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, tramite la vendita di prodotti, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.
4. Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto della dignità umana, aumentando la consapevolezza dei consumatori sugli effetti negativi che il commercio internazionale ha sui produttori, in maniera tale che possano esercitare il proprio potere di acquisto in maniera positiva.
5. Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza economica.
6. Favorire la creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati.
7. Favorirel'incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi economicamente meno sviluppati.
8. Sostenere l'autosviluppo economico e sociale.
9. Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di informazione e pressione affinché cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale.
Il principale scopo del Commercio Equo è quello di contribuire alla riduzione della povertà, cercando di accrescere il reddito e le opportunità dei produttori svantaggiati dei Paesi in Via di Sviluppo. Per raggiungere questo obiettivo, il Commercio Equo fornisce ai produttori un mercato protetto e assistenza nello sviluppo delle capacità necessarie ad entrare nel mercato convenzionale delle esportazioni. Una serie di criteri, condivisi da tutti gli attori del fair trade regolano le attività dell’intera catena di produzione e commercializzazione verso queste finalità.
In primo luogo, le ATOs garantiscono ai produttori l’accesso diretto al mercato europeo evitando il più possibile il rapporto con intermediari e speculatori. Se necessario, le organizzazioni di Commercio Equo possono pagare parte del prezzo in anticipo, evitando in questo modo il ricorso a prestiti usurai, molto frequenti in questi paesi, e istaurando delle relazioni di lungo termine che possano garantire stabilità e sicurezza ai produttori.
La filosofia del fair trade si fonda soprattutto sul cosiddetto “prezzo equo” garantito ai produttori, il quale deve non solo coprire l’intero costo del bene, inclusi i costi sociali e ambientali, ma deve altresì garantire ai produttori uno stile di vita dignitoso e fornire loro un margine per gli investimenti futuri. Inoltre, le Alternative Trade Organizations si impegnano a fornire assistenza tecnica per la formazione e l’aggiornamento dei metodi produttivi e consulenza finanziaria e gestionale. Si determina, in questo modo, un importante trasferimento di know how da Nord a Sud, impensabile in condizioni di relazioni commerciali tradizionali.
Caffè, tè, cacao, tavolette di cioccolata, zucchero, vino, succhi di frutta, noci, spezie, cereali, artigianato, giocattoli, abiti, colori, odori e molto di più...
Il Commercio Equo può oggi vantare una gamma di 5000/7000 prodotti e prodotti di qualità superiore (cioccolata con una percentuale superiore di cacao; cioccolata garantita senza soia geneticamente modificata; caffè che compete con i caffè di primissima qualità sui mercati tradizionali; un numero sempre più ampio di prodotti biologici, tessili con stampa con colori di origine vegetale, anziché sintetica, e molti altri).
I prodotti sono, prima di tutto, compatibili il paese nel quale vengono realizzati ma è la modalità di formazione del suo prezzo e la redistribuzione del valore a fare la differenza. Il prezzo, infatti, non rispetta le quotazioni di mercato, soggetto ad oscillazioni e speculazioni che colpiscono e distruggono il lavoro dei produttori locali, ma è stabilito in base ai costi medi di produzione e sviluppo: in particolare, il differenziale tra prezzo “equo” e prezzo di mercato rappresenta il finanziamento erogato a favore dei gruppi di contadini e artigiani per permetterne la crescita e l’autosviluppo.
Obiettivo importante del Commercio Equo è far conoscere al consumatore finale le condizioni di vita e di lavoro dei piccoli produttori con cui gli importatori entrano in contatto. Questo viene realizzato attraverso la diffusione di materiale informativo sui prodotti, sui produttori, sui loro paesi, sulle tecniche di lavorazione e sull'organizzazione delle loro attività. Questa attività di massima trasparenza nei confronti del consumatore, con la elencazione delle singole voci che compongono i prezzi d'acquisto, dei margini per i rivenditori e per la copertura dei costi della struttura della centrale di importazione è importamtissima al fine di tenere informato il consumatore sul prodotto che sta acquistando e di responsabilizzarlo sulle implicazioni della scelta che sta compiendo.
Ogni prodotto del Commercio Equo racconta la storia di un progetto, mette il consumatore in contatto con il produttore del Sud del Mondo.
Sull'etichetta del CACAO EL CEIBO distribuito in Italia da CTM Altromercato si legge:
" 'El Ceibo' è il nome di una pianta tropicale millenaria ed è il nome della cooperativa di contadini autorganizzata per la coltivazione del cacao. Nata nel 1977 a La Paz in Bolivia conta oggi più di 850 soci. Il cacao è trattato dalla raccolta di semi alla macinatura, fino al confezionamento e alla commercializzazione. Ctm Altromercato e il circuito derl commercio equo importano direttamente non solo cacao in polvere, ma anche in grani e burro di cacao, garantendo prezzi superiori a quelli del mercato mondiale, per favorire una migliore pianificazione e stabilità nelle attività di sviluppo".
Una componente importante dei prodotti equosolidale è il PREZZO, EQUO PER I PRODUTTORI E TRASPARENTE PER I CONSUMATORI
PREZZO TRASPARENTE CACAO EL CEIBO 150g
%

Prezzo FOB->al produttore
40,5%
0,70
Costi accessori
6,7%
0,12
Margine Ctm altromercato
23,8%
0,41
Margine medio dettagliante
29%
0,50
Prezzo al pubblico(IVA esclusa)
100%
1,73
IVA
10%
0,17
Prezzo di vendita al pubblico
1,90
Nei costi accessori vanno compresi:
Nolo mare e sdoganamento: 3%
Costi importatore (Gepa): 2,4%
Oneri finanziari (prefinanziamento, assicurazione): 1,3%
In Italia prodotti del commercio equo si possono acquistare nelle circa 300 botteghe del mondo e in alcune catene di supermercati (Coop, Esselunga, Auchan...).
Puoi trovare la bottega più vicina sul sito www.assobdm.it.
Il Commercio Equo è, oggi, una realtà consolidata in quasi tutti gli stati membri dell'Unione Europea, con un buon seguito tra alcuni gruppi di consumatori e una rete di distribuzione in costante crescita in tutta l'Unione.
Questo successo è reso possibile dal coordinamento delle diverse realtà nazionali in organizzazioni europee ed internazionali.
ORGANIZZAZIONI ITALIANE
ASSOBDM (Associazione Italiana delle Botteghe del Mondo) nata nel 1991, si propone di coordinare le cooperative, le botteghe e le associazioni che si occupano di Commercio Equo e di favorire la nascita di nuove unità. In particolare, l’associazione s’impegna a salvaguardare la specificità delle botteghe, come canali privilegiati per la diffusione del commercio equo, offrendo loro formazione (con la definizione di obiettivi e criteri comuni), sussidi e consulenze, anche per aspetti operativi, fiscali e gestionali. Favorisce l’incontro tra le varie botteghe e, tra queste, e associazioni simili esistenti. ASSOBDM effettua anche promozione a livello nazionale e sovranazionale per diffondere nel pubblico una maggiore consapevolezza del fair trade, mediante eventi, campagne di sensibilizzazione e collaborando con altri organismi esteri .
Sito internet: www.assobdm.it
AGICES (Associazione Assemblea Generale del Commercio Equo e Solidale), nata nel maggio 2003 dopo un lungo processo svoltosi nell’ambito dell’Assemblea Generale delle organizzazioni italiane, l’associazione viene ad essere intesa come uno spazio comune di decisione e progettazione, il cui obiettivo principale (ma non esclusivo) è quello di definire i parametri, riconosciuti e verificabili, per stabilire chi faccia veramente commercio equo (e chi no) in Italia.
L’AGICES ha soprattutto funzioni di promozione e divulgazione sul Fair Trade ma anche sui meccanismi economici di sfruttamento, con particolare attenzione a quelli legati al commercio internazionale favorendo e stimolando nei consumatori un atteggiamento critico . L’associazione gestirà anche il RIOCES, il Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo e solidale, il cui regolamento è stato approvato il 6 giugno 2004.
Sito internet: www.agices.org
ORGANIZAZZIONI INTERNAZIONALI
EFTA (European Fair Trade Association) nata nel gennaio del 1990 con il compito di coordinare il lavoro delle Centrali d'Importazione socie “… cerca di incoraggiare la collaborazione pratica tra i suoi membri, sviluppare strategie e pratiche comuni, offrire un appoggio coordinato ai produttori, battersi affinchè vengano introdotti i principi del commercio equo nella pratica commerciale europea” .
La collaborazione tra ATOs si realizza, dal punto di vista del prodotto, attraverso la specializzazione di ogni organizzazione nell’importazione e distribuzione, alle altre ATOs, di un prodotto o una gamma di prodotti con particolari caratteristiche.
L’appoggio ai produttori, invece, si esplica attraverso un costante scambio di informazioni, teso a promuovere lo sviluppo del prodotto, che permetta allo stesso tempo, di tenere informati i produttori sugli andamenti di vendita delle merci da loro prodotte e distribuite nel circuito alternativo. Si esplica, poi, attraverso l’utilizzo di strategie di marketing che rendano stabile l’inserimento nel mercato di un prodotto.
Infine, EFTA coordina il lavoro di pressione politica e le campagne dei suoi membri e del movimento del Commercio Equo con le istituzioni europee ed internazionali.
Sul suo sito www.eftafairtrade.org si possono trovare gli annuari del commercio equo oltre che studi sui prodotti e altri approfondimenti.
IFAT (International Federation of Alternative Trade) è la più grande ed importante organizzazione del commercio equo e solidale, nella quale sono presenti anche i produttori. E’ nata nel 1989 , a seguito di una conferenza di Alternative Trade Organizations nei Paesi Bassi ed oggi riunisce 162 membri, tra produttori e importatori di tutti i continenti.
Le principali attività dell’organizzazione, sono:
- porre in contatto i membri attraverso conferenze ed opportunità di networking per consultazioni sullo sviluppo dei prodotti, marketing, finanziamenti ed addestramento professionale;
- effettuare un’attività di lobby per la tutela dei diritti di produttori del Sud nei confronti dei governi nazionali e delle istituzioni del commercio internazionale;
- ottenere un riconoscimento internazionale degli standard del Fair Trade;
- fornire servizi informativi ai membri e agli osservatori sui mercati, al fine di incrementare le vendite, accrescere i benefici, ed aumentare la sensibilizzazione per i movimenti di consumatori del commercio equo.
Sito internet: www.ifat.org
NEWS! (Network of European World Shops), creata nel 1994, ha il compito fondamentale di dare dei criteri comuni ai vari punti vendita con il fine di assicurare che i prodotti venduti siano effettivamente “prodotti equi.” Nel 1998 è stata emanata una Carta dei Criteri per i World Shops il cui fine è quello di promuovere: equità sociale, protezione dell’ambiente e sicurezza economica attraverso il commercio; vendere prodotti commercializzati equamente; informare il pubblico riguardo gli scopi del fair trade, l’origine dei prodotti, i produttori ed il commercio mondiale.
La Rete delle Botteghe del Mondo europee facilita la cooperazione e le azioni di rete tra i suoi membri fornendo informazioni e seminari e, organizzando una conferenza europea bi-annuale delle Botteghe, oltre alle campagne di sensibilizzazione.
Sito internet: www.worldshops.org
FLO (Fair Trade Labelling Organization) è l’organizzazione mondiale di certificazione dei prodotti di Fair Trade che permette a più di 800.000 produttori e lavoratori di più di 45 paesi in via di sviluppo di trarre beneficio dai prodotti marchiati. FLO garantisce che i prodotti dotati di marchio Fair Trade siano conformi agli standard del Commercio Equo e contribuiscano allo sviluppo dei produttori svantaggiati.
Sito internet: www.fairtrade.net
Fin dal 1986 l’obiettivo di allargare i canali distributivi dei prodotti del Commercio Equo, unito all’esigenza di mantenere integri i principi applicati nel processo di produzione e commercializzazione, avevano stimolato la ricerca di un sistema di certificazione che consentisse nuovi sbocchi, anche all’interno del circuito commerciale tradizionale.
Per rispondere a queste esigenze sono nate le organizzazioni dei marchi di garanzia che stabiliscono gli standard per i prezzi e le condizioni di lavoro dei prodotti a contenuto etico. Attraverso la concessione in licenza dei marchi di certificazione è stato possibile espandere i canali di vendita dei prodotti, in particolare alla Grande Distribuzione Organizzata, offrendo nello stesso tempo maggiore affidabilità ai consumatori.
Le organizzazioni di marchio offrono ai potenziali importatori e ai consumatori:
a. un’etichetta che distingue chiaramente i prodotti del fair trade da quelli convenzionali
b. un registro dei gruppi di produttori monitorati
c. una serie di criteri relativi al modo di “fare commercio” del mercato equo.
Esistono attualmente in Europa diverse organizzazioni nazionali di marchio; le principali sono Max Havelaar e Transfair International, che sono presenti in diversi paesi europei, oltre che, per quanto riguarda Transfair, negli Stati Uniti e in Giappone. Altre organizzazioni sono Fairtrade Foundation, Fairtrade mark, Reilun Kaupan e Rattvisemarkt, tutte facenti parte di FLO, l’organismo internazionale che riunisce gli enti nazionali.
Nel dicembre 2001, il Consiglio dei membri di FLO, in concomitanza con la decisione di rendere FLO un ente di certificazione internazionale, ha reso esecutiva la decisione di unificare i diversi marchi nazionali in un unico marchio comune europeo ”Fair Trade”. Nell’approvare il marchio e le condizioni del suo utilizzo, l’assemblea di FLO ha anche definito la possibilità di differenti tempi di introduzione.
In italia il nuovo marchio internazionale "FAIR TRADE" è stato presentato da Transfair a dicembre 2003 durante il Sana di Bologna. Grazie a questo nuovo marchio i consumatori europei potranno riconoscere i prodotti certificati in qualsiasi parte del mondo vorranno acquistarli, aprendo nuove possibilità di accesso al mercato per i piccoli produttori del Sud del mondo.
CERTIFICAZIONE NEL CIRCUITO EQUO: CHI PAGA?

Il CEeS si propone come vera e propria pratica commerciale alternativa che, pur sfruttando i meccanismi e le esigenze del mercato, si realizza all’interno di un quadro caratterizzato dalla sostenibilità sociale ed ecologica, per favorire uno sviluppo economico equilibrato. I principi ispiratori che animano l’idea e la pratica del CEeS sono identificabili in tre elementi fondamentali:
Sviluppo economico
La possibilità di sviluppo e di autosviluppo economico dei produttori dei paesi più svantaggiati è un punto cardine del CEeS. Lo sviluppo economico viene favorito pagando un “prezzo giusto” per l’acquisto dei prodotti, instaurando una continuità nelle relazioni commerciali, fornendo l’assistenza tecnica per facilitare l’accesso al mercato internazionale. Molto spesso i gruppi di produttori dei paesi più svantaggiati hanno delle buone potenzialità in termini di prodotti, ma non possiedono il know-how (garanzia della qualità, valorizzazione del prodotto, packaging, etc.) e i mezzi finanziari per l’esportazione nei paesi più sviluppati e sono costretti ad affidarsi a intermediari o nei casi peggiori a rimanere completamente emarginati dal mercato. Il CEeS persegue inoltre una politica di sviluppo economico che preveda la diversificazione delle produzioni e l’incentivazione al mercato locale per ridurre la dipendenza da un singolo prodotto ed evitare un’economia basata solo sulle esportazioni.
Attraverso lo sviluppo economico nei paesi più svantaggiati si interpreta la volontà di combattere la fame nel mondo.
Giustizia sociale
Un secondo elemento fondamentale e punto qualificante del CEeS è l’attenzione alla tutela dei diritti umani, alla democrazia, alla partecipazione e alla trasparenza nel lavoro, senza discriminazioni di sesso o razza. Nel CEeS il rispetto dell’uomo e della sua dignità sono presupposti da cui partire. Riuscire a creare le condizioni per una giustizia sociale nel lavoro, significa riuscire a portare la democrazia anche nella vita associativa e della comunità: conferire valore a tutte le parti nell’ambito dell’attività lavorativa comporta coinvolgere l’intera vita comunitaria, rendendo partecipativi anche i soggetti spesso discriminati come donne e disabili.
Sostenibilità ambientale
Rispettare i diritti dell’uomo implica altresì il rispetto della terra su cui egli vive e si nutre, alla quale è legato indissolubilmente. Nell’ ambito del CEeS si devono quindi considerare parte integrante e fondamentale dei sistemi gestionali di produzione la protezione dell’ambiente e delle risorse prime dando preferenza al metodi di produzione sostenibili e attuare processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale.
Il CEeS privilegia l’agricoltura biologica, come metodo di preservazione dell’ambiente, di gestione delle risorse naturali in maniera regolata e oculata, con il rispetto per le diversità biologiche e il divieto di OGM.
L’avvio di relazioni commerciali con partner del Sud utilizzando i criteri previsti dal CEeS offre innanzitutto la possibilità ai produttori di accedere direttamente al mercato internazionale. Grazie all’accesso diretto i produttori hanno la possibilità di far conoscere i propri prodotti e di trovare nuovi contatti commerciali anche nell’ambito del mercato convenzionale. Le ATOs non riescono infatti ad assorbire l’intera produzione dei produttori del Sud, anche perché ogni anno vengono promossi nuovi progetti di sviluppo. Per tale motivo il pagamento di un prezzo giusto, la garanzia della continuità delle relazioni commerciali e la pratica del pre-finanziamento rivestono un’importanza notevole per il successo dell’iniziativa. In particolare il prezzo equo determina tre conseguenze fondamentali. La prima è che i produttori svantaggiati prendono coscienza dei prezzi di mercato e del valore dei propri prodotti riuscendo così ad imporsi di fronte alle speculazioni degli intermediari. La seconda è che gli intermediari stessi se vogliono assicurarsi quantità di prodotto sufficiente, sono obbligati a pagare un prezzo superiore, in quanto i produttori attraverso il CEeS hanno già uno sbocco sicuro per una parte della produzione e quindi non dipendono esclusivamente da loro. Infine il pagamento di un prezzo superiore rispetto al mercato convenzionale e il rapporto diretto e costante con l’importatore permette di ottenere un prodotto qualitativamente superiore e maggiormente selezionato rispetto ai grandi quantitativi venduti spesso a prezzi sotto costo agli intermediari convenzionali, di conseguenza più competitivo sul mercato.
La corresponsione di un “prezzo giusto” ai produttori è uno dei punti qualificanti del CEeS. Una definizione di un prezzo “giusto” o “equo” viene fornita dalla Carta italiana dei Criteri del CEeS in cui si afferma che il prezzo pagato debba garantire all’intera filiera commerciale (dal produttore al distributore) un giusto guadagno; che debba essere concordato con il produttore sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale, garantendo una retribuzione dignitosa e giusta per ogni singolo produttore, assicurando pari opportunità lavorative e salariali senza distinzioni di sesso, età, condizione sociale, religione, condizioni politiche.
Stabilire un prezzo che possa ritenersi “giusto” presenta naturalmente varie difficoltà, anche perché non ci sono dei parametri veri e propri a cui attenersi come modello di riferimento e la complessità delle situazioni di marginalità e la diversità delle culture con cui si va ad interagire spesso non permette di vincolare un prezzo a un semplice parametro.
Tuttavia per definire un prezzo per un prodotto del CEeS generalmente si tiene conto innanzitutto dei costi di produzione che, nel mercato convenzionale, non è affatto una regola fissa. Basti pensare che attualmente il prezzo del caffè nel mercato internazionale convenzionale non riesce a coprire i costi di produzione arrecando conseguenze disastrose per i produttori di quei paesi in cui il caffè aveva un ruolo fondamentale per l’economia. Proprio per salvaguardare i produttori da casi come questo il CEeS prevede anche un prezzo stabile, ovvero laddove sono stabiliti prezzi internazionali di mercato che si determinano nelle borse merci (beni coloniali) quello pagato dalle centrali di importazione non potrà mai scendere sotto una certa soglia predefinitari riconosciuta dalle organizzazioni del CEeS a livello internazionale. Nel caso del caffè per esempio, dove i prezzi dal 1980 al 2002 sono diminuiti del 70% e attualmente la qualità arabica viene pagata $40 per 100 libbre (meno della metà dei costi di produzione che ammontano a circa $90), le centrali di importazione internazionali del CEeS pagano il minimo garantito di $141 per 100 libbre.1 Inoltre al fine di incentivare i metodi dell’agricoltura biologica, è previsto un sovrapprezzo di solidarietà rispetto ai prezzi stabiliti, solitamente definito come “premio”, per le produzioni biologiche.
Nel prezzo sono poi previsti sia un plus per le organizzazioni di produzione che permetta loro di avere degli introiti, ai fini di un successivo investimento in progetti di sviluppo, sia alcuni differenziali a seconda del paese e della qualità della vita. Per le referenze dell’artigianato per esempio vengono effettuate delle visite in loco, dove in base ai tempi di produzione e le energie spese si stabiliscono a seconda del valore e della sostenibilità del processo produttivo i possibili margini.
Il prezzo di esportazione viene comunque deciso assieme ai produttori evitando di trattare i prezzi e facendosi carico della responsabilità di un prezzo che al consumatore dovrà risultare trasparente: al momento dell’acquisto l’acquirente dei prodotti del CEeS ha infatti la possibilità di verificare sull’etichetta o nelle schede prodotto come viene determinato il prezzo del prodotto in percentuale e quindi di sapere come viene destinato il denaro speso.
Ogni progetto implica una conoscenza diretta dei produttori, delle condizioni sociali, climatiche e territoriali ai fini di avvicinarsi il più obbiettivamente possibile ad un prezzo che offra ai produttori la possibilità di vivere in modo dignitoso e nell’ambito di una pianificazione a lungo termine uno sviluppo futuro e un rafforzamento della comunità.
Come si è visto non è semplice riuscire a trovare una soluzione ottimale, anche perché si devono tenere conto anche di tutti quei costi aggiuntivi che andranno ad incidere sul prezzo finale di vendita e quindi sul offerta al consumatore. Tali spese si riferiscono ai prezzi di trasporto, di magazzinaggio, sdoganamento, licenze, eventuale preparazione, assicurazioni, nonché ai margini per le centrali di importazione e per i rivenditori.
Il consumatore è disposto a spendere per un bene proveniente dal CEeS un prezzo superiore, ma comunque non esageratamente superiore. Perciò è importante ai fini della vendita (e della garanzia della continuità delle relazioni commerciali) l’equilibrio del prezzo equo: occorre mantenere un prezzo che riesca a raggiungere la portata di una maggiore fascia di acquirenti consentendo l’avvicinamento e la conoscenza anche a coloro che sono attratti semplicemente dall’originalità, dall’ esoticità o dalla “alternatività” dell’offerta.
Il modello di impresa definito dalla pratica del CEeS e le transazioni commerciali che realizza risultano certamente poco ortodossi rispetto alle pratiche consolidate del commercio convenzionale e costituiscono anche, in un certo senso, una sfida per le teorie economiche più frequentemente applicate. Il CEeS infatti si realizza lungo una filiera produttiva caratterizzata in tutti i suoi passaggi dalla sostenibilità sociale e dalla sostenibilità ambientale intesi quali elementi qualificanti e imprescindibili dell’impresa.
I criteri del CEeS prevedono l’attenzione al rispetto dell’ambiente da parte dell’impresa, che deve mirare ad uno sviluppo sostenibile in tutte le fasi dalla produzione alla commercializzazione. E’ noto ad esempio, per quanto riguarda la pratica dell’agricoltura, l’accostamento del CEeS con l’agricoltura biologica, un metodo di produzione naturale altamente compatibile con l’ambiente e per altro già regolamentato da leggi e standard internazionali.
Lo sviluppo di un metodo di produzione agricolo compatibile con l’ambiente viene ritenuto fondamentale per la lotta contro la fame, la povertà e il diritto alla salute dell’uomo e dell’ambiente stesso. La maggior parte dei poveri del mondo vive infatti in aree rurali, dove lo sviluppo dell’agricoltura e del mercato agricolo sono alla base per una crescita degli altri settori e lo sviluppo sociale.
Al Summit internazionale delle Nazioni Unite per il finanziamento allo sviluppo tenutosi in Marzo 2002 è stata ribadita la priorità di attuare azioni concrete per supportare lo sviluppo agricolo e rurale, con l’obiettivo di ridurre l’estrema povertà e la fame entro il 2015. Mentre tra le conclusioni chiave del Summit 2002 tenutosi a Johannesburg ( 26 agosto- 4 settembre ) sono state riaffermate l’importanza di uno sviluppo sostenibile come azione globale rivolta a combattere la povertà nel mondo e a proteggere l’ambiente.
L’applicazione del metodo dell’agricoltura biologica contribuisce al mantenimento di un ecosistema armonico in cui l’uomo acquista consapevolezza del proprio rapporto con la terra; la prevenzione realizzata soprattutto tramite l’osservazione continua della natura e dei fenomeni biologici che si realizzano in azienda sono gli strumenti di lavoro più utilizzati dall’agricoltore biologico; il rapporto con la terra aumenta la consapevolezza del rapporto che lega l’uomo con le future generazioni. Ciò che non avviene con l’agricoltura convenzionale intensiva basata più che sulla prevenzione sulla difesa, sull’utilizzo di prodotti chimici e, ultimamente, anche sull’introduzione di prodotti a base di Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Inoltre l’agricoltura convenzionale che fa uso di prodotti chimici e OGM aumenta la dipendenza dei piccoli produttori svantaggiati, destabilizzando le conoscenze tradizionali, le consuetudini agricole locali e le abitudini alimentari, inducendo ad uno sfruttamento intensivo di breve termine che modifica spesso ambiente e modello di vita sociale.
Nel sistema dell’agricoltura biologica i metodi di coltivazione non sono inoltre mirati a una sovrapproduzione, bensì a una produzione di qualità e in quantità sufficiente, incentivando il mantenimento della diversità genetica del sistema produttivo e degli habitat naturali, considerandola in un’ottica olistica di equilibrio tra uomo e ambiente.
Grandi aziende, multinazionali e grande distribuzione, che un fino a un decennio fa guardavano ai metodi di produzione biologica con poco interesse, negli ultimi anni hanno introdotto nelle propria politica gestionale l’offerta di linee di prodotti che vanno dai quelli provenienti da agricoltura biologica a quelli da lotta integrata o a marchio di garanzia secondo disciplinari privati. Tale scelta, maturata da una domanda etica ed ecologica, da parte del consumatore, rivela come nel caso della responsabilità sociale, una intrinseca differenza con il modello del CEeS. Mentre nel caso del CEeS la preservazione dell’ambiente e della salute umana costituisce infatti uno dei principi fondanti, nel caso delle aziende sopramenzionate, l’applicazione di standard ecologici è dettata principalmente dalla necessità di creare un’immagine “rassicurante” nei confronti del consumatore.
A differenza dei primi anni in cui la gamma dei prodotti si limitava ai soli prodotti dell’artigianato, oggi la scelta dei beni importati del CEeS è ampia e variegata ed è costituita sia da manufatti ( abbigliamento, strumenti musicali, suppellettili, cartoleria, utensili, articoli in vetro, etc.) che da beni alimentari primari e trasformati ( tè, caffè, miele, cacao, succhi di frutta, zucchero, frutta secca, riso, cereali, spezie,…).
I generi alimentari rappresentano circa i tre quarti del volume delle vendite, quindi hanno un notevole peso sull’ economia del CEeS. Per la presentazione degli stessi sui mercati locali ma soprattutto internazionali come ad esempio quello Europeo che è il più importante mercato agroalimentare del mondo, i prodotti del CEeS hanno dovuto sostenere un grosso impegno al fine di riuscire a corrispondere a parametri di qualità molto alti e spesso sottoposti a regolamentazione da parte delle legislazioni vigenti, soprattutto per gli aspetti legati alla sicurezza alimentare.
Il confronto con la legislazione dei mercati internazionali e con i parametri di qualità previsti dalle stesse, la tipicità di alcuni prodotti, la produzione biologica, la storia e la tipicità di alcune lavorazioni e/o lo stesso contesto geografico, hanno favorito e continuano a favorire una particolare propensione ed una spinta naturale del CEeS verso un concetto di qualità che si estende appunto dalla qualità dei processi fino a quella dei prodotti, dalla qualità dell’ambiente fino a quella di relazione sociale.
Anche la visibilità sulle confezioni o sulle etichette del prodotto dei nomi dei gruppi di produttori, i quali ne sono a conoscenza, spesso produce negli stessi una sorta di “compartecipazione” alla vendita dei prodotti e di gratificazione nel riconoscimento finale del proprio lavoro e nel gradimento del prodotto da parte del mercato, favorendo così il fattore di miglioramento qualitativo.
L’approccio alla qualità connaturato nel CEeS non poteva non fare però i conti, date le sue esigenze di comunicazione e di informazione, con la qualità del packaging dei prodotti agroalimentari. Le referenze alimentari del CEeS negli ultimi anni hanno visto così notevolmente migliorata: la grafica nonché la scelta di materiali di confezionamento (anche in abbinamento con manufatti artigianali) e di stampaggio ecocompatibili.
Di fronte al notevole sviluppo avuto dal mercato dei prodotti alimentari del CEeS i prodotti dell’artigianato presentano maggiori difficoltà. Infatti mentre un prodotto alimentare può essere apprezzato ed acquistato indipendentemente dalle mode ed in relazione con le preferenze alimentari e con la qualità peculiare dei prodotti, l’acquisto di un prodotto dell’artigianato o dell’abbigliamento è sottoposto a regole diverse, ed è maggiormente dipendente dai giudizi estetici, dalle mode e dalle tendenze. Senza tralasciare il fatto che i prodotti esotici ed etnici hanno avuto un’ ampia penetrazione di mercato negli ultimi anni, soprattutto importati da Paesi asiatici e rivenduti a prezzi talvolta molto bassi, tanto da non costituire più una novità.
Per rimanere competitivi sul mercato e allo stesso tempo offrire delle novità, alcune centrali di importazione stanno cercando di trovare delle soluzioni che si possono definire “sostenibili”, attraverso l’invio di propri tecnici in loco per definire delle linee di produzione per manufatti tessili e di artigianato assieme alle associazioni locali. “Sostenibili” in quanto nel momento in cui l’arte e la tradizione manifatturiera vengono a contatto con le “tendenze” e le esigenze di stile di altre culture nasce l’interrogativo di come salvaguardare il gusto e la tradizione locale riuscendo al contempo ad intercettare i gusti e le tendenze di quelle. I colori, i materiali, i disegni, i metodi di lavorazione appartengono al patrimonio artistico di ogni comunità e snaturare gli stili esistenti ha certamente risvolti socioculturali talvolta anche imprevedibili. Il confronto e l’incontro tra importatori e produttori nel caso dei prodotti artigianali del CEeS, quando inserito in un contesto di soggetti dalle pari dignità, che si confrontano cercando di carpire gusti e tendenze lontane partendo da gusti e da tendenze locali, può tuttavia essere denso di sviluppi: nella produzione artigianale ma certamente anche in campo artistico, favorendo l’incontro delle tradizioni e avvicinando gli spiriti umani.
La produzione artigianale del CEeS, pur apparendo attualmente penalizzata rispetto alla forte crescita avuta dai prodotti alimentari, presenta invece notevoli spunti e margini di miglioramento e potrebbe ritrovare un rinnovato slancio anche attraverso progetti sperimentali di “comunicazione inter-etnica” aventi ad esempio come oggetto il dialogo interculturale e la pace tra i popoli.
CONCLUSIONI
Spero attraverso questo mio breve trattato di aver espersso ciò che realmente significa Commercio Equo e Solidale e quanto sia importante oggi prendere coscienza di questo fenomeno che sempre più si sta espandendo.

BIBLIOGRAFIA
Le informazioni sono tratte dai siti internet:
www.assobdm.it
www.agices.org
www.eftafairtrade.org
www.ifat.org
www.worldshops.org
www.fairtrade.net
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