I Canto della divina commedia

Materie:Appunti
Categoria:Dante

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Testo

Il I canto della divina commedia può essere considerato il prologo generale di tutto il poema ed è fondamentale per la comprensione del viaggio avventuroso di Dante nell’oltretomba. Dante si pone come personaggio principale della sua opera, infatti egli immagina di compiere questo viaggio all’età di 35 anni (nel 1300, anno del primo giubileo indetto da papa Bonifacio VIII). Si perde in una selva oscura che rappresenta la confusione e lo smarrimento della persona che si è allontanata dalla fede. Non a caso la divina commedia viene considerata un poema non solo allegorico ma anche didascalico; infatti il fine di Dante era quello di mostrare agli uomini la retta via da seguire per evitare di smarrirsi nella “selva oscura” del peccato. L’incontro con le tre fiere sta a rappresentare i vizi degli uomini; infatti questi incontri avvengono all’inizio di una salita proprio a testimoniare la fatica e l’angoscia dell’uomo peccatore. La prima fiera che gli si presenta davanti è la lonza, che si pensa sia un animale simile al leopardo o alla pantera, probabilmente essa rappresenta il vizio della lussuria o più generalmente l’incontinenza ai piaceri. Dante è molto spaventato tanto che stava per ritornare indietro quando invece si fa coraggio vedendo che stava sorgendo il sole; non fa in tempo a ricredersi che incontra un leone che con aria minacciosa lo avvicina. Il leone rappresenta il peccato della superbia e la disposizione alla violenza. L’ultima fiera che incontra è la lupa simbolo dell’avarizia. Dante è disperato e addirittura pensa che non sarebbe più riuscito a risalire il monte quando, nel momento in cui è più in preda all’angoscia, gli apparve improvvisamente un’ombra evanescente; Dante non appena lo vede lo chiama e gli chiede aiuto. Il poeta si rende così conto di avere davanti a se non un uomo in carne ed ossa ma un’ombra.Dante gli chiede chi è e Virgilio si presenta dicendo dove è nato e cosa ha fatto nella vita; infatti dice che è un poeta e ha scritto l’Eneide. Virgilio nell’allegoria Dantesca sta a rappresentare la ragione umana che l’uomo peccatore non ascolta; così Virgilio esorta Dante a non pensare al passato ma lo invita ad uscire dalla selva (il peccato) sotto la sua guida. Virgilio non lo potrà guidare nel paradiso poiché con la ragione, che è rappresentata da Virgilio, non si possono capire i misteri della fede, e solo Beatrice, simbolo della fede, lo potrà guidare in paradiso. Un’altra figura molto importante è quella del Veltro, anche se la critica ha dato diverse interpretazioni. Comunque si può riassumere dicendo che questo assume il ruolo di una missione per rinnovare l’umanità dal peccato.

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