Il fegato

Materie:Altro
Categoria:Biologia

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Il fegato, ghiandola essenziale dell’organismo

Il fegato è la ghiandola più grande dell’organismo, con un peso di tutto rispetto, pari a 1.5 kg. Ha una struttura complessa, e svolge oltre 500 funzioni diverse, per cui è difficile riprodurlo artificialmente (l’ultimo tentativo è stato fatto nel gennaio 2004 negli Stati Uniti, utilizzando cellule epatiche umane ). Schematicamente si può dire che al fegato arrivano i prodotti della digestione e l’ossigeno, che serve per ottenere energia: qui tali sostanze vengono elaborate e inviate al corpo per la costruzione di ossa, muscoli, pelle,ecc., o all’intestino sottoforma di bile. Le cellule del fegato, o epatociti, non sono specializzate, e possono svolgere ognuna molte diverse funzioni: per questo il fegato può essere asportato in parte, fino ad un terzo, senza comprometterne il funzionamento. La circolazione sanguigna fa passare attraverso il fegato tutto il sangue in meno di tre minuti, attraverso un enorme numero di sottili ramificazioni della vena porta. In questa ghiandola si svolgono alcuni importanti processi metabolici. La composizione del sangue viene infatti modificata dall’azione delle cellule epatiche (epatociti) che attraversa. Il fegato preleva dal sangue, per esempio, i nutrienti glucidici e gli aminoacidi e immagazzina il glucosio sotto forma di glicogeno, per restituirlo al sangue quando il tasso di glucosio cala. Gli aminoacidi, invece, vengono assemblati per formare varie proteine, come l’albumina o la protrombina, indispensabile alla coagulazione. Un’altra importante funzione consiste nella distruzione di miliardi di globuli rossi che muoiono ogni giorno, e la riutilizzazione del ferro in essi contenuto per costruirne di nuovi.
Il fegato e la cistifellea sono intimamente legati. Il primo è responsabile della produzione della bile (0,5 I ogni 24 ore), mentre la seconda è il luogo deputato al suo immagazzinamento. Le contrazioni della cistifellea nel corso della digestione provocano la secrezione della bile nell’intestino, dove può esercitare la sua azione. Nella cistifellea le pareti sono ripiegate per favorire il riassorbimento dell’acqua e concentrare la bile. Questa è fondamentale per la digestione dei grassi, perché contiene, tra l’altro, degli emulsionanti che li disperdono per formare un’emulsione facilmente attaccabile dagli enzimi digestivi. La bile può contenere anche scorie che vengono eliminate dall’intestino. Come vedremo tra breve, una produzione insufficiente di bile o eventuali problemi di svuotamento della cistifellea hanno conseguenze importanti sulla digestione.
Il fegato inattiva e purifica il sangue da numerose sostanze, come per esempio le scorie del catabolismo (degradazione) dell’emoglobina, oppure l’ammoniaca, residuo molto tossico del catabolismo delle proteine. Inoltre inattiva inoltre alcuni ormoni e vari farmaci. Al fegato arrivano anche batteri, virus e varie sostanze nocive che vengono distrutte (entro certi limiti). A questo proposito occorre sottolineare che le sostanze non sono nocive “in assoluto”, ma relativamente alla possibilità di essere metabolizzate da un certo organismo: per esempio la cicuta, velenosa per l’uomo, è innocua per alcuni animali. Per eliminare le sostanze indesiderate, il fegato le rende solubili in acqua (se non lo sono già) in due modi: o demolendole, producendo dei metaboliti che possono anche essere pericolosi, o arricchendole di parti che rendono possibile la loro soluzione in acqua. Poi queste sostanze vengono eliminate sottoforma di urea o con la bile. Esempi in proposito sono il benzopirene, che non è dannoso di per sé, però lo sono i metaboliti derivati dalla sua trasformazione nel fegato. Altri metaboliti, per esempio quelli derivati da erbicidi o da farmaci possono avere effetti collaterali indesiderati. Alte sostanze, come la diossina, non possono essere metabolizzate, e si accumulano quindi nell’organismo.
Tutti sanno, più o meno, che il fegato è importante per la degradazione dell’alcol e che un eccesso di alcol nuoce a questa ghiandola (la famosa cirrosi epatica). Il fegato ha effettivamente una funzione specifica nell’eliminazione dell’alcol: è in questa ghiandola che viene formata e successivamente eliminata l’aldeide acetica, un prodotto della degradazione dell’alcol. L’alcol uccide ogni anno 20 000 persone (oltre dieci volte quelle morte per droga o per cause violente). In media la quantità di alcol tollerabile dall’organismo umano è di circa 1/3 di litro di vino (due bicchieri ) o un bicchierino di liquore al giorno.
Alcuni esperimenti hanno dimostrato che esiste una stretta relazione tra la quantità di calorie giornaliere (in sostanza: tra quanto si mangia) e la durata della vita: per una specie di topi, se sottoalimentati, la durata della vita aumenta da due a tre anni, ossia del 50%. Pare che le cause siano una migliore manutenzione del DNA, poiché verrebbero prodotti più enzimi riparatori; una maggiore e più lunga efficienza del sistema immunitario; un potenziamento dei composti che neutralizzano le sostanze tossiche. Oggi sono possibili inoltre interventi anche in caso di anomalie genetiche.
Tra le malattie epatiche, ricordiamo le epatiti, per lo più di origine virale (epatite A, B e C), ma che possono anche essere provocate da sostanze come le tossine dei funghi velenosi, l’alcol o alcuni farmaci.
La cirrosi epatica è una malattia cronica del fegato. Le epatiti croniche possono evolvere in cirrosi, ma la causa più frequente di cirrosi è l’abuso di alcol. Si ritiene che il consumo di 60 g di alcol al giorno (circa 7 dl di vino) per un periodo prolungato provochi delle lesioni epatiche. La cirrosi è una malattia grave che può portare, a termine, ad un’insufficienza epatica, al coma epatico e alla morte: in pratica le cellule muoiono, e vengono sostituite da fibre di tessuto connettivo.
Tutte le malattie epatiche hanno varie conseguenze sulla digestione e sulla salute in genere. Le persone che ne sono colpite hanno difficoltà a digerire i grassi, perché non producono abbastanza bile, e tollerano male l’alcol e il fumo, I casi di digestione difficile possono anche dipendere da problemi a livello della cistifellea, o da un’ostruzione delle vie biliari (calcoli biliari). I sintomi tipici sono flatulenza, sensazione di pienezza e inappetenza.

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