il decentramento

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Testo

Il decentramento è un’articolazione del modello di Stato unitario. Per decentramento infatti si intende il trasferimento di potere dallo Stato a proprie strutture ed entità da governo periferico, a cui delega competenze, poteri, finanze sul territorio. Il decentramento indica, infatti, l’insieme delle caratteristiche delle strutture di uno Stato democratico, in opposizione a quelle di uno Stato autoritario (accentramento), le quali garantiscono e potenziano le economie locali o addirittura consentono loro la possibilità di amministrare su determinate materie.
L’efficace funzionamento di una struttura organizzativa complessa è in massima parte funzione dell’equilibrio fra accentramento e decentramento. Infatti, un eccessivo accentramento porta alla paralisi del funzionamento, come d’altronde un decentramento sproporzionato tende alla disgregazione alla struttura.
Per la prima volta questa ideologia si sviluppò in occasione dell’unificazione del Regno d’Italia, proprio perché si credeva che con questo lo Stato potesse unificarsi maggiormente; ma a causa di gravi disordini nel Mezzogiorno si ricorse a un sistema più fermo e autoritario: l’accentramento, con il quale il potere veniva svolto da un unico organo. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale (1948), nella quale il governo fascista accentuò i lineamenti autoritari di questo accentramento, entrò in vigore, con la Costituzione Repubblicana, il nuovo Stato democratico. Con esso si ricostituivano le autonomie locali e ancor di più attraverso l’istituzione dell’ente regione. Questo tipo di Governo venne portato avanti soprattutto dal Partito Socialista, Liberale e Comunista. Con la fine del fascismo si sentì il bisogno di colmare questo vuoto che venne avvertito dalla democrazia: il primo provvedimento fu l’integrazione della legge chiamata legge Bassanini, che modificò i rapporti tra Stato ed enti locali. Con questa nuova legge, i bisogni pubblici venivano soddisfatti dalle amministrazioni più vicine al cittadino, quindi dai Comuni, alle Province, alle Regioni, allo Stato.
La Costituzione italiana affermava il principio che la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali e attua il più ampio decentramento possibile, ovviamente il grado di decentramento deve essere determinato e realizzato in rapporto ai fattori che influenzano il cruciale equilibrio.
Il Comune è l’organizzazione formata da persone e da uffici che in un territorio delimitato provvedono ai bisogni più elementari e immediati dai cittadini.
Gli organi del Comune sono: il Consiglio Comunale, il Sindaco e la giunta comunale eletti da tutti i cittadini del comune.
Le amministrazione provinciali o Province, sono organismi intermedi tra la regione ed il Comune e si occupano di alcuni problemi che interessano insieme più comuni. I loro principali campi di attività sono:
- Servizi sanitari (igene, vigilanza);
- Cura del territorio dell’ambiente;
- Viabilità (strade);
- Edilizia scolastica.
I suoi organi principali sono: il Presidente della Provincia e il consiglio provinciale.
Il territorio della Repubblica Italiana è diviso in 20 regioni, delimitati da precisi confini, e che godono di una certa omogeneità fisica ed economica. Oggi le regioni sono enti di amministrazione locale con un governo proprio e la facoltà di emanare leggi valide entro il proprio territorio, purché non siano in contrasto con le leggi dello Stato. La Costituzione della Repubblica Italiana riconosce ad alcune regioni una particolare autonomia in considerazione delle complessità e delle specificità dei loro problemi: queste sono le regioni ad autonomia speciale e a statuto speciale: Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia.
Infine possiamo dire che, lo Stato è l’insieme dei cittadini residenti in un territorio delimitato da precisi confini e soggetti al rispetto delle stesse leggi.
Inoltre possiamo distinguere molteplici forme di decentramento: il decentramento amministrativo, funzionale e politico.
- Decentramento amministrativo: è un modello di articolazione territoriale del potere che istituisce accanto ai preesistenti Comuni, i dipartimenti e quindi e Prefetti nominati dai giudici sindacali, rendendo così il decentramento uno strumento volto ad assicurare il controllo centrale e l’uniformità su tutto il territorio nazionale. Tale forma è intesa come dislocazione di compiti e responsabilità degli apparati centrali a proprie strutture periferiche, legate al centro da un rapporto di dipendenza.
- Decentramento funzionale: è un modello per cui la crescita quantitativa e qualitativa delle funzioni statali, porta ad un aumento delle dimensioni dell’apparato amministrativo centrale.
- Decentramento politico: esso si presenta come perfezionamento del decentramento amministrativo e si tratta di un processo che interessa gli enti locali con riferimento alla possibilità di dotarsi di istituzioni politiche elettive. La forma più evoluta di decentramento politico è rappresentata dalla devoluzione o decentralizzazione, intesa come cessione definitiva del potere indipendente. Attraverso la devoluzione, infatti, si sottraggono quote di potere legislativo alle istituzioni centrali per attribuirle a enti di governo periferico, tipicamente di livello regionale, i quali acquisiscono margini ed azione politica autonoma.
E’ bene ricordare che il decentramento non va confuso con il federalismo, in quanto quest’ ultimo non prevede un trasferimento di potere dal centro alla periferia ma una divisione della sovranità popolare tra un pluralità di centri di potere coordinati tra loro sulla base di una Costituzione scritta (U.S.A.).

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