Gustave Klimt e la secessione viennese

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Categoria:Arte

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Testo

GUSTAVE KLIMT – VITA
Gustave Klimt nacque il 14 luglio 1862 a Baumgarten, un sobborgo di Vienna, secondo dei sette figli di Ernst e Anna Klimt.
Il padre era un orafo che si guadagnava a stento da vivere tanto che, durante l'infanzia di Gustav, la famiglia fu costretta a traslocare più volte alla ricerca di un alloggio sempre più economico.

Si hanno scarse notizie della giovinezza di Klimt ma sappiamo che aveva uno straordinario talento per il disegno e che nel 1876 entrò alla Scuola d'arte e mestieri di Vienna, la Kunstgewerbeschule, dopo aver superato con la lode l'esame di ammissione.
Anche altri due fratelli del pittore si iscrissero a questa scuola, Ernst e Georg.
Purtroppo Ernst morì tragicamente in giovane età; mentre Georg divenne un disegnatore, scultore e cesellatore e realizzò molte cornici per i quadri di Gustav.
Nel 1879 i due fratelli Klimt furono presto considerati il vanto della scuola e insieme con un altro pittore, Franz von Matsch formarono un sodalizio che ottenne significativi incarichi per affreschi decorativi.
L'anno successivo, quando tutti e tre erano ancora sotto i vent'anni, dipinsero il soffitto delle sale di riunione di Karlsbad (ora Karlovy Vary nella Repubblica Ceca).
Nel 1883 Gustav si diplomò ed aprirono uno studio a Vienna con il nome di Künstlerkompanie (Società di artisti), il lavoro non si fece attendere: inizialmente gli incarichi per la decorazione di edifici venivano soprattutto dalle città di provincia, ma poiché a Vienna era in atto un vero boom edilizio i tre cercarono di ottenere commissioni importanti e prestigiose nella capitale.
Tra il 1850 ed il 1860 erano state demolite le fortificazioni che circondavano il centro di Vienna e nei quattro decenni successivi il terreno tutt'intorno era stato trasformato in un ampio viale, chiamato Ringstraße, ai cui lati si ergevano magnifici edifici che davano lavoro ad una moltitudine di architetti, costruttori, artisti ed artigiani.
Uno di loro era il Burgtheater, il teatro nazionale austriaco, e nel 1886 alla Künstlerkompanie venne affidata la decorazione del soffitto della scalinata principale, terminata nel 1888.
Due anni dopo la Künstlerkompanie ottenne un incarico altrettanto prestigioso, il completamento delle decorazioni del Kunsthistorisches Museum, che ospitava una delle più grandi raccolte artistiche del mondo, opera iniziata da Hans Makart, il più famoso artista austriaco di quel tempo, morto nel 1884.
Grazie a queste due commissioni la Künstlerkompanie ottenne un successo enorme tanto da potersi trasferire in uno studio più grande nel 1892; ma alla fine di quello stesso anno, Ernest Klimt, allora ventottenne, morì di pericardite lasciando una moglie ed una figlia.
Gustav che era molto legato al fratello, si assunse il compito di mantenere finanziariamente la cognata e la nipote, pur avendo l'obbligo di aiutare la madre rimasta vedova in quello stesso anno.
Ma ormai Gustav, che aveva trent'anni, era un ricco e stimato e poteva assumersi tali oneri economici senza risentirne.
Dopo la morte del fratello, l'artista si avvicinò alla sorella della cognata, Emilie Flöge, che gestiva un negozio di moda a Vienna e che gli restò vicina per tutta la vita.
Molti ritenevano che fossero marito e moglie, ma pare che trai due non ci fosse alcun rapporto né fisico né sentimentale.
Klimt preferiva le modelle che posavano per lui; infatti non volle mai sposarsi, anche se dopo la sua morte quattordici persone dichiararono di essere figli suoi (quattro furono riconosciuti come tali ed ebbero una parte della sua eredità).
La morte del fratello, seguita da quella del padre, segnò un momento fondamentale nella vita di Klimt che, forse sopraffatto dal dolore, per circa un anno lavorò pochissimo, allontanandosi dal socio Matsch.
Nel 1894 però i due artisti ricevettero l'incarico di realizzare una serie di dipinti per il soffitto dell'aula magna dell'Università di Vienna ma, non avendo più l'affiatamento artistico di un tempo e non trovandosi più d'accordo su varie questioni, invece di collaborare, finirono con l'assumersi ognuno la propria responsabilità dei singoli dipinti, contrariamente a quanto avevano fatto nei primi lavori della Künstlerkompanie quando era praticamente impossibile distinguere il lavoro di uno da quello dell'altro. Poco dopo Matsch lasciò lo studio
Questa rottura segnò per Klimt l'inizio di una nuova concezione artistica.
Aveva conosciuto nuove correnti artistiche come l'Impressionismo, il Simbolismo ed il Liberty e si era convinto che l'arte austriaca fosse di vedute troppo ristrette ed eccessivamente ancorata al passato.
Dal 1891 era diventato membro della principale associazione artistica viennese, la Künstlerhaus (Casa degli artisti) ma, considerandola sempre più conservatrice, decise di lasciarla e, incoraggiato da alcuni amici che condividevano le idee, ne creò un'altra più aperta.
L'associazione venne chiamata Secessione per il fatto che i membri avevano rotto con il nucleo originario, e Klimt ne fu il primo presidente.
Nel breve spazio di pochi anni il pittore passò dal ruolo di pilastro dell'arte tradizionale a quello di leader dell'avanguardia.
Questa drastica trasformazione apparve evidente e i tre dipinti (Filosofia, Giurisprudenza e Medicina) che realizza per l'Università di Vienna divennero oggetto di una lunga controversia.
I tre dipinti vengono esposti alla mostra della Secessione, provocando ulteriori critiche, 1903; demoralizzato per l'ostilità della critica annulla le commissioni e restituisce i soldi all'Università.
Allo stesso modo, fu considerato osceno il grande fregio decorativo realizzato nel 1902 per la sala che ospitava il monumento a Beethoven, opera di Max Klinger. Tali scandali segnarono la fine della carriera ufficiale di Klimt
Dopo tale delusione, Klimt non accettò più altre importanti commissioni pubbliche, ne lavorò più con Matsch, con cui comunque continuò a mantenere rapporti civili nonostante le divergenze artistiche.
La sua fonte principale di guadagno divennero i ritratti, soprattutto quelli delle signore della buona società.
Eseguì anche vari lavori di design, principalmente per le Wiener Werkstätte (Officine Viennesi), una società di arti applicate fondata nel 1903 da un gruppo di membri della Secessione.
Nonostante la ricchezza e la fama, Klimt viveva modestamente.
A parte qualche breve viaggio all'estero, non lasciò mai Vienna.
Di costituzione robusta, era tendenzialmente un ipocondriaco, tanto che nel 1912 cominciò a recarsi ogni anno a Bad Gastein per le cure termali.
Viveva con la madre e due sorelle nubili, lavorava molte ore la giorno senza interrompersi neppure per mangiare e, pur amando la compagnia, non cercò mai di far parte del bel mondo.
Non si interessava di politica e neppure lo scoppio della Prima Guerra Mondiale sembrò aver effetto su di lui.
In questi anni la sua fama aveva raggiunto anche l'estero, tanto che nel 1910 la Biennale di Venezia gli dedicò un intera sala.
Nel 1911 si trasferisce in un nuovo studio e continuò a lavorare fino all'11 gennaio 1918 quando, recandosi ad un caffè per la prima colazione, ebbe un gravissimo colpo apoplettico che gli paralizzò il lato destro del corpo impedendogli di continuare a dipingere.
Ammalato e senza la consolazione dell'arte, sopravvisse meno di un mese: morì il 6 febbraio 1918, a cinquant'anni, pianto come il più grande artista austriaco dell'epoca.

Art Nouveau
L'"Art Nouveau" (Arte Nuova in francese) o, in Italia, lo "Stile Liberty" è uno stile artistico e di design che guadagnò grande popolarità agli inizi del XX secolo.
Il movimento artistico, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francese, assume localmente nomi diversi, ma dal significato di fondo affine, tra i quali Jugendstil ("Stile giovane") in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Style sapin in Svizzera, Sezessionstil ("Stile di secessione", vedi la secessione viennese) in Austria e Modernismo in Spagna.

Litografia in stile Art Nouveau di Alfons Mucha, 1898
La denominazione Stile Liberty è puramente italiana, e nacque in seguito alla diffusione in Italia degli oggetti di design a basso costo del movimento londinese Arts and Craft ("Arte e Manufatti", letteralmente) dell'industriale Arthur Liberty.
L'Art Nouveau ebbe il suo inizio nel 1880 e il suo acme tra il 1892 e il 1902. Il nome 'Art Nouveau' deriva da quello di un negozio parigino, "Maison de l'Art Nouveau", mantenuto da Samuel Bing, che sfoggiava alcuni oggetti dal design innovativo.
Un punto importante per l'evoluzione di quest'arte fu l'Esposizione Universale del 1900 a Parigi, nella quale lo 'stile moderno' trionfò in ogni campo. Nella decade a seguire, il nuovo stile venne presto messo in commercio con prodotti dozzinali diretti ad un pubblico di massa a cui l'Art Nouveau si interesso' all'incirca dal 1907 e a questo termine venne attribuito un significato negativo.
Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l'uso di una linea dinamica, ondulata, fluida, curva, con tratto "a frusta". Iperbole e parabole venivano usate nell'arte. Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori.
Come movimento artistico l'Art Nouveau possiede alcune affinità con i pittori Preraffaelliti e Simbolisti, e alcune figure come Aubrey Beardsley, Alfons Mucha, Edward Burne-Jones, Gustav Klimt, e Jan Toorop possono essere collocate in più di uno di questi stili. Diversamente dai pittori simbolisti, tuttavia, l'Art Nouveau possedeva un determinato stile visivo; e al contrario dei Preraffaelliti che prediligevano rivolgere lo sguardo al passato, l'Art Nouveau non si formalizzava nell'adoperare nuovi materiali, superfici lavorate, e l'astrazione al servizio del puro design.
L'Art Nouveau in architettura e design d'interni evitò lo storicismo eclettico che permeava l'Epoca Vittoriana. Gli artisti dell'Art Nouveau selezionarono e modernizzarono alcuni tra gli elementi più astratti del Rococò, come decorazioni di fiamme e conchiglie, al posto dei classici ornamenti naturalistici Vittoriani. Prediligevano invece la Natura per fonte di ispirazione ma ne stilizzarono evidentemente gli elementi e ampliarono tale repertorio con l'aggiunta di alghe, erba, insetti.
Caratteristiche le forme organiche, le linee curve, con ornamenti a predilezione vegetale, floreale ecc. Le stampe giapponesi, con forme altrettanto curvilinee, superfici illustrate, vuoti contrastanti, e l'assoluta piattezza di alcune stampe, furono un'importante fonte di ispirazione. Alcuni tipi di linee e curve divennero dei cliché, poi adoperati dagli artisti di tutto il mondo. Altro fattore di grande importanza è che l'Art Nouveau non rinnegò l'uso dei macchinari come accadde in altri movimenti contemporanei, come quello di Arts & Crafts, ma vennero usati e integrati nella creazione dell'opera. In termini di materiali adoperati la fonte primaria furono certamente il vetro e il ferro battuto, portando ad una vera e propria forma di scultura e architettura.
L'Art Nouveau si configurò come stile ad ampio raggio, che abbracciava i più disparati campi – architettura, design d'interni, gioielleria, design di mobili e tessuti, utensili e oggettistica, illuminazione, ecc… Oggi l'Art Nouveau è considerata precursore dei movimenti più innovativi del ventesimo secolo, come l'espressionismo, il cubismo, il surrealismo, e l'Art Deco.
LO STILE E LE AVANGUARDIE

Palazzo della Secessione- Vienna
La vicenda artistica di Gustav Klimt (1862-1918), coincide quasi per intero con la storia della Secessione viennese. Con il termine Secessione si intendono quei movimenti artistici, nati a fine ’800 tra Germania ed Austria, che avevano come obiettivo la creazione di uno stile che si distaccasse da quello accademico. Di fatto, le Secessioni introdussero in Austria e in Germania le novità stilistiche dell’Art Nouveau che in quel momento dilagavano per tutta Europa.
La prima Secessione nacque a Monaco di Baviera nel 1892. Fu seguita nel 1897 da quella di Vienna e nel 1898 da quella di Berlino.
La Secessione viennese fu un vasto movimento culturale ed artistico che vide coinvolti architetti (Olbrich, Hoffmann e Wagner) e pittori (Klimt, Moll, Moser, Kurzweil, Roller). La Vienna in cui questi artisti si trovarono ad operare era in quel momento una delle capitali europee più raffinate e colte. La presenza di musicisti quali Mahler e Schönberg, di intellettuali quali Freud e Wittegenstein, di scrittori quali Musil, rendevano Vienna una delle città più affascinanti d’Europa. L’aura "biedermeier" di Vienna era tuttavia l’apoteosi di un mondo che stava per scomparire, consapevole della sua prossima fine. Cosa che avvenne effettivamente con lo scoppio della prima guerra mondiale che decretò la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico.
Questa coscienza della fine, tratto comune a molta cultura decadentista di fine secolo, pone anche la Secessione viennese nell’alveo della pittura simbolista. E tale caratteristica è riscontrabile anche nella pittura di Klimt che rimane il personaggio più vitale ed emblematico della Secessione viennese.
Nel 1897, Klimt fu tra i fondatori e primo presidente della Wiener Secession (Secessione Viennese), divenendo, così, il rappresentante simbolico dello Judenstil austriaco.
Primo pittore a collaborare con gli artigiani del Wiener Werkstätte (Vienna Workshop), creato nel 1903, Klimt e i secessionisti suoi seguaci formarono, nel 1906, un nuovo gruppo, la Kunstschau Wien, sostenuto dal giornale Erdgeist. Nell'estate del 1908 fu inaugurata la prima manifestazione ufficiale del nuovo gruppo, la Kunstschau Wien 1908.
Klimt, utilizzando le innovazioni decorative dell'Art Nouveau, movimento legato soprattutto alle arti applicate, di cui divenne il più grande rappresentante nel campo della pittura, sviluppò uno stile ricco e complesso ispirandosi, spesso, alla composizione dei mosaici bizantini, da egli studiati a Ravenna.
Lontano dalle correnti d’avanguardia della pittura dell’epoca e in contatto con gli aspetti più innovatori dell’architettura e del design del XX secolo, Klimt fu un sostenitore di giovani artisti, tra cui Oskar Kokoschka ed Egon Schiele che furono presentati ai Viennesi, rispettivamente, al Kunstschau (Art Show) del 1908 e al Kunstschau del 1909.
Nella sua opera, si oppose alle idee conservatrici, superando barriere e divieti e realizzando dipinti erotici e simbolici che rappresentarono i sogni, le speranze, le paure e le passioni dell’uomo.
L’ideale di bellezza per Klimt fu la donna giovane, erotica e seducente nei confronti dell’uomo, che però denotava, soprattutto nei disegni, malinconia e solitudine.

Attività artistica
Gustav Klimt fu uno dei più eccellenti pittori della sua epoca e una figura di rilievo nella storia culturale austriaca. Il gusto decorativo, le affascinanti e sinuose raffigurazioni femminili sfumate in un raffinato astrattismo e gli elementi simbolici della sua opera ne fanno l'artista più rappresentativo dell'art nouveau. Tra le sue opere, Testa di ragazza (1898, collezione privata), Le tre età della donna (1905), L'albero della vita, L'attesa, Il bacio (1908, Vienna, Österreichische Galerie), La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata), Giuditta (1909, Venezia, Museo d'Arte Moderna di Ca' Pesaro), ritratti di Fritza Riedler e di Adele Bloch-Bauer (1912, Vienna, Österreichische Galerie), Locanda sull'Attersee (1915-1916, Stati Uniti, collezione privata).
Formatosi artisticamente nel solco della tradizione, sviluppò presto uno stile unico e personale che lo pose in primo piano nell'avanguardia.

Giuditta e Oloferne
Klimt nei suoi primi lavori mostra una precisione di disegno e di esecuzione assolutamente straordinarie, ponendosi però in un filone di eclettismo storicistico tipico di una certa cultura del secolo scorso in cui gli elementi della tradizione, in particolare rinascimentale, vengono ampiamente rivisitati e riutilizzati. La sua personalità comincia ad acquisire una importante caratteristica intorno al 1890 quando la sua pittura partecipa sempre più attivamente al clima simbolista europeo. Ma la svolta che portò Klimt al suo inconfondibile stile avvenne dieci anni dopo con il quadro «Giuditta (I)» del 1901. Da questo momento il suo stile si fa decisamente bidimensionale, con l’accentuazione del linearismo e delle campiture vivacemente decorate. Due viaggi compiuti a Ravenna nel 1903 diedero a Klimt ulteriori stimoli. Da quel momento l’oro, già presente in alcune opere precedenti, acquista una valenza espressiva maggiore, fornendo la trama coloristica principale dei suoi quadri.
Il periodo aureo di Klimt si concluse nel 1909 con il quadro «Giuditta (II)». Seguì un periodo di crisi esistenziale ed artistica dal quale Klimt uscì dopo qualche anno. Il suo stile conobbe una nuova fase. Scomparsi gli ori e le eleganti linee liberty, nei suoi quadri diviene protagonista il colore acceso e vivace. Questa fase viene di certo influenzata dalla pittura espressionista che già da qualche anno si era manifestata in area tedesca. E Klimt l’aveva conosciuta soprattutto attraverso all’attività di due artisti viennesi, già suoi allievi: Egon Schiele e Oscar Kokoschka. La sua attività si interruppe nel 1918, quando a cinquatasei anni morì a seguito di un ictus cerebrale.
L'incarico più importante ricevuto da Klimt negli anni della maturità furono i mosaici per la sala da pranzo del palazzo Stoclet di Bruxelles.
Per avendo eseguito alcuni ritratti agli inizi della carriera, gran parte delle opere di Klimt in questo campo sono state realizzate dopo la svolta del secolo quando, in seguito alla controversia sui suoi dipinti per l'Università di Vienna, abbandonò la pittura decorativa di ampie dimensioni e cercò altre fonti di guadagno.
Klimt iniziò a dipingere paesaggi solo verso i trentacinque anni.
Li realizzava durante le vacanze e difatti mostrano di preferenza i luoghi frequentati d'estate dai ricchi viennesi.
I paesaggi costituiscono una parte sostanziale dell'opera dell'artista: sono oltre cinquanta e pertanto rappresentano un quarto di tutta la sua opera pittorica pervenutaci.

Klimt- Paesaggio
Gustav fu uno dei più grandi disegnatori dei suoi tempi.
Oltre ai frequenti bozzetti per i dipinti, eseguì molti disegni come opere a sé stanti.
I primi, spesso eseguiti a carboncino, sono in stile tradizionale e mostrano una solida tecnica; i successivi invece più liberi e delicati, in genere eseguiti a matita o a pastello.
Il tema preferito era la donna nuda o semivestita.
Molti disegni sono particolarmente erotici e mostrano la donna sdraiata sul letto o su un divano in atteggiamenti decisamente provocatori ma rappresentati con tale eleganza e tenerezza da non risultare mai volgari.

Il pittore eseguì anche illustrazioni per libri e riviste.
Le prime risalgono ancora all'epoca in cui era studente, ma le più importanti furono quelle realizzate per "Ver Sacrum", la rivista della Secessione.
Le allegorie sulla condizione umana sono tra i dipinti più complessi ed enigmatici di Klimt.
Dal momento che raramente commentava le sue opere, è spesso difficile individuare il significato dei suoi dipinti meno convenzionali, anche se gli scopi paiono abbastanza evidenti.
Il tema centrale è il sesso, che viene però trattato nei modi più disperati e riflette l'opinione che Klimt aveva delle donne, viste come idoli bellissimi o tenere madri, ma anche come predatrici che si servono del loro fascino come di una trappola fatale.
IL PERIODO AUREO
Negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’arte di Gustav Klimt è cambiata: un preziosismo quasi gotico, un disegno rigoroso ed armonico, un uso del colore teso a sottolineare effetti di trasparenze, un gusto per la decorazione indirizzato verso la bidimensionalità, pur mantenendo effetti volumetrici.
In Giuditta I, del 1901, il soggetto biblico è decisamente subalterno al corpo seminudo, appena coperto da un velo violaceo con ornamentazioni dorate, che è un inno alla bellezza femminile e al potere incantatore del suo sguardo. Non c’è linea di contorno: il corpo di Giuditta, come il suo abito velato, sfuma dolcemente e quasi si confonde con lo sfondo.
La nudità parzialmente esibita e rivelata da sottili trasparenze, lo sguardo languido ed invitante, il fascino accresciuto dalla ricchezza dei gioielli, trasformano l'eroina di Israele da salvatrice della patria a simbolo di un eros perverso, dagli esiti infausti. La testa decapitata di Oloferne, relegata in un angolo, ammonisce riguardo alla capacità simulatrice e alla abilità ammaliatrice della donna che comincia a far emergere, in una società meno inibita e rigorista, aspetti poco nati della sua indole.
Anche in questo dipinto l’oro smorza i toni, allenta la tensione su questa immagine femminile negativa, trasferendola nel mondo leggendario della storia biblica.
Il dipinto è reso ancor più prezioso dall’utilizzo del fondo in oro, ripreso dalle tavole gotiche. Esso segna l'inizio del cosiddetto "Periodo Aureo" di Klimt.
Due viaggi compiuti a Ravenna nel 1903 diedero a Klimt ulteriori stimoli. Da quel momento l’oro, già presente in alcune opere precedenti, acquista una valenza espressiva maggiore, fornendo la trama coloristica principale dei suoi quadri. Da qui la definizione, appunto, di "Periodo Aureo".
Il dominio dell'oro che distingue le tele di questo periodo deriva da un bisogno di trasfigurazione, dal desiderio di sublimare la realtà. Attraverso la superficie brillante ed intarsiata dell'oro bilancia la scarsa volumetria delle forme e infonde un aura magica in quel fascino ricercato ed arcano. Una delle opere chiave di Klimt, soprattutto per il superamento delle angosce legate alla figura femminile, è Il bacio.
L'elemento di maggior risalto della produzione klimtiana è costituito dall'inserimento di dettagli naturalistici in un mondo di pura astrazione, in cui il ruolo portante dell'immagine viene affidato ad un decorativismo stilizzato e piatto. L'insistenza con cui Klimt perfeziona lo splendore dei suoi ritratti annulla ogni intento introspettivo, come in Adamo ed Eva. La dominante dell'oro ereditata dall'arte musiva bizantina, viene privata del valore di trascendenza religiosa. Nella sua arte essa risponde ad esigenze di preziosismo estetico ed assume al contempo una forte carica erotica.
In questi anni, Klimt comincia ad utilizzare l’oro in foglia, per poi, nel 1908 con L’Attesa (parte sinistra del Fregio Stoclet) passare ad un fondo che pare pulviscolo dorato su una distesa verdastra che rende la sensazione di una superficie a mosaico molto più dell’oro in foglia.

L’attesa (fregio di Stoclet)Klimt
Nel "Periodo Aureo" l'arte di Klimt si rivela soprattutto grazie a splendidi ritratti con una forte prevalenza di immagini femminili, filtrate attraverso una cultura raffinata e una visione intrisa di simbolismi. Questa fase si conclude nel 1909 con il quadro Giuditta II.
Il processo dl divenire era un tema che Klimt sentiva particolarmente, come nelle Tre età della donna. Un diverso sentimento della vita è suggerito dalle posizioni assunte dalle figure e dalla scelta di rappresentarle nude su vari livelli di un fondo privo di dati naturalistici.

Le tre età della donna
Il pittore ritrae la vecchia di profilo, per evidenziare, attraverso un forte realismo del modellato, la deformazione provocata dal tempo sul corpo. La rinuncia ad aprire gli occhi sulla realtà, l'impotenza di fronte a quello che riserva il futuro si manifesta nel gesto disperato di coprirsi il volto con le mani.

La giovane madre, memore nell'aspetto trasognato e nella inclinazione del capo della donna raffigurata nel Bacio, si offre frontalmente alla visione, in contrasto con l’altra figura, il nudo risulta piatto nel rilievo e diafano nella colorazione quasi ad evocare una dimensione sacra, una allusione alla divina maternità della Madonna a cui sembra riferirsi anche il coronamento di fiori collocato sulla testa; un serpente stilizzato, mimetizzato con il drappo trasparente avvolto intorno alle gambe, indica il male sempre in agguato, il pericolo incombente in ogni momento della vita.
La bimba, infine, assorbita totalmente nella figura materna, è ritratta di tre quarti con il corpo paffuto e arrotondato, abbandonata in un sonno profondo.
Il tema dalla caducità è espresso in maniera meno tragica, anzi, risulta essere un rinnovamento: nello sfondo fiorito e dorato la Vecchiaia non è il simbolo dell’arrivo, ma della partenza, una premessa al rinnovamento che si opera, attraverso il corpo bianco centrale e poco rilevante della Donna, nel Bambino. Una specie di processo inverso: non dalla crescita alla vecchiaia, ma dalla decadenza alla crescita. Questa particolare percezione artistica portò Klimt a privilegiare la figura femminile, basti pensare ai suoi ritratti delle signore della società: la “Femme fatale” (Giuditta), “Lesbica” (Serpenti d’acqua), la Fecondità (Danae).
Seguì un periodo di crisi esistenziale ed artistica dal quale Klimt uscì dopo qualche anno. Il suo stile conobbe una nuova fase, la cosiddetta "terza fase" klimtiana, rigenerato dall’incontro con i colori dei Fauves e di Matisse, con la poetica aggressiva e veemente di Van Gogh, con Toulouse-Lautrec. Scompaiono gli ori e le eleganti linee art nouveau, diviene protagonista il colore acceso e vivace. Le minuzie decorative lineari verranno sostituite con getti di colore arditamente accostati con un’inesauribile ricchezza cromatica. La Culla, del 1918 (rimasto incompiuto), è la dimostrazione di tale cambiamento.

Che l’immagine del mondo sia provvisoria è una certezza per l’austriaco, in tutte le sue sensazioni: e questa mirabile profondità di pensiero della nostra ben nota frivolezza, nessuno, dall’età barocca, l’ha mai spiegata ai nostri occhi con tanto splendore e con tanta eleganza come Klimt. [...] Klimt dipinge una donna come fosse un gioiello; essa scintilla, ma l’anello della sua mano sembra respirare, e il suo cappello vive più di lei, la sua bocca fiorisce, ma non si pensa che essa possa anche parlare; e la veste sembra sussurrare. O se dipinge un girasole, da esso sembrano ammiccare gli occhi benigni di un uomo maturo. Di nuovo egli dipinge però un albero che pare sbalzato in oro, e quando rabbrividiamo di fronte ai volti apocalittici dei suoi grandi quadri, può anche darsi che in essi egli abbia semplicemente voluto giocare con i colori.
Hermann Bahr, Gegen Klimt, 1903

LA “DANAE”: COLLEGAMENTI TRA KLIMT E FREUD
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La Danae
Nello stesso periodo in cui Klimt dipingeva la Danae, Sigmund Freud studiava le parti più nascoste della sessualità; nel quadro del pittore austriaco vediamo una splendida figura muliebre abbandonata e racchiusa a conchiglia (simbolo femminile), che riceve nel suo intimo una pioggia d’oro (l’elemento maschile – Zeus), il contorno della composizione è ovale e di toni cromatici scuri, quasi a riportare la mente all’oscurità intima prenatale.
Come già detto siamo nel secolo della psicanalisi Freudiana e questo, certamente,lo influenzò. La sua Danae è una donna non consapevole né tanto meno partecipe di quello che accade, dell’ evento “miracoloso”. E’ dormiente, racchiusa in una dimensione onirica – tema molto amato da Freud – ritratta in posizione fetale e in un contesto di sensualità dolce e appagata. Quindi un erotismo inconscio e inconsapevole, innocente nella posizione in cui è ritratta, l’erotismo che Klimt racchiude in un desiderio prenatale.
Non c’è narrazione, tutto viene concentrato sull’atto della fecondazione, sul simbolo erotico.
Oro ed erotismo si congiungono e fermano nelle forme. Danae totalmente identificata con la propria sessualità dalla quale l’uomo viene escluso. La presenza dell’uomo la si percepisce solo attraverso la cascata d’oro che le cade in grembo. Ma, rispetto alle rappresentazioni antiche, in Klimt il simbolo sessuale e la sua caduta su Danae è molto più esplicito e diretto.
Il tema della sessualità è , infatti, ampiamente rinconducinile al padre della psicanalisi, Sigmund Freud: il primato della sessualità resterà sempre una costante del suo pensiero e del suo interesse, soggetta a continui approfondimenti e rielaborazioni.
A sconvolgere la cultura di quel periodo è il fatto la sessualità viene indagata da Freud secondo un approccio completamente nuovo rispetto alle tradizioni dell’Europa cristiana. Essa, infatti, non è più finalizzata alla riproduzione. E’, piuttosto, l’impulso diretto verso il piacere corporeo, che è legato alla corporeità come tale e che non ha la sua sede elettiva in alcun organo specifico. Questa ricerca del piacere corporeo, detta da Freud libido (in latino la parola significa "desiderio") essendo espressione del corpo, è già presente fin dalla nascita. Klimt nella Danae riesce a mettere da parte lo scopo di questo approccio sessuale tra la donna e l’oro (simbolo maschile) incentrando la scena sul piacere provato dalla fanciulla e sull’erotismo.
La sessualità, secondo Freud, inizia nella prima infanzia, manifestandosi in tre diverse fasi caratterizzate dalle diverse zone erogene in cui nel corso della maturazione si localizza la libido. Nel neonato la ricerca del piacere si localizza alla bocca, in quanto egli è volto principalmente a succhiare latte. Questa è la fase orale.
Quando il bambino comincia a sviluppare la dentatura e la muscolatura e, parallelamente, acquista il controllo delle funzioni sfinteriche, il piacere si sposta a quelle zone del corpo che ora appaiono in primo piano. Questa è la fase sadico-anale. Essa si caratterizza per la comparsa di tendenze aggressive e di tendenze "favorevoli agli oggetti", volte a conservare e a possedere; questo si spiega in relazione al fatto che ora il bambino sta acquistando il controllo delle funzioni digestive ad opera della volontà.
L’interesse dell’adulto per l’oro e per il denaro, elementi frequentemente presenti nei quadri di Klimt, è un residuo dell’interesse che il bambino della fase anale sperimenta per le proprie feci. Con l’inizio della terza fase, la fase fallica, l’impulso erotico (che è ancora autoerotico, in quanto focalizzato sul proprio corpo) si indirizza al pene. Questo, non essendosi ancora sviluppata la coscienza delle differenza sessuale, non è avvertito come organo specificamente maschile; la bambina, infatti, tuttora non avverte alcuna differenza sostanziale tra il suo corpo e quello del bambino di sesso maschile.
In queste prime tre fasi la ricerca del piacere è centrata, come già si è detto, sul proprio corpo. Nello sviluppo successivo compaiono i primi investimento oggettuali, ossia la ricerca del soddisfacimento in qualcosa di esterno. Inizialmente l’oggetto a cui si indirizza la libido è, per entrambi i sessi, la madre. Quando, in seguito, la bambina percepisce la propria differenza rispetto al maschio, gli oggetti libidici saranno diversi per i due sessi: il padre per la bambina, ancora la madre per il bambino. Con il fatto che ormai il piacere, già nella fase precedente localizzato nella zona genitale, è cercato nel rapporto con un altro essere ha inizio la fase genitale. Al primo sorgere di essa è legato il complesso di Edipo, dal nome di Edipo, il personaggio della tragedia di Sofocle che uccide il padre e sposa la madre. L’edipismo consiste nell’amore provato dal bambino per il genitore del sesso opposto. Questo amore, prima che sopravvenga la rimozione, ha un carattere apertamente sessuale.
Klimt reinterpeta la concezione di sessualità femminile Freudiana nelle sue opere e nei loro contenuti soffermandosi anche sul tema dell’autoerotismo,come nel quadro preso in considerazione. Freud stesso studia intensamente questo tipo di pulsione sessuale poiché la maggior parte dei pazienti nevrotici tende ad imputare i loro disturbi alla masturbazione adolescenziale.
Egli sottolineerà come sia importante considerare le fantasie legate all’atto masturbatorio, e poco tempo dopo attribuirà grande importanza alla distorsione regressiva che la masturbazione nell’ adolescenza comporta. Essa in definitiva determina una reinterpretazione dei ricordi infantili con gli strumenti dell’adulto, dandone un significato che allora non avevano. Gustave Klimt, nell’opera, affronta anche un altro dei temi trattati da Freud nella psicanalisi :il lavoro onirico (la donna del quadro prova il piacere sessuale mentre sta dormendo).
Il sogno e l’attività onirica rappresenta per Freud la “chiave d’ingresso” in quel mondo di desideri e pulsioni che rappresenta la personalità profonda dell’individuo, e fu proprio attraverso l’analisi dei sogni suoi e dei pazienti, che Freud riuscì a elaborare una sua teoria sulla interpretazione dei sogni che costituisce sia una teoria generale del sogno, sia un opera di psicologia generale che investe tutto il complesso della psiche umana.
Innanzitutto che cos’è per Freud il sogno?
E’ una realizzazione allucinatoria di un desiderio rimosso.Nei bambini molto piccoli questo si può cogliere con molta facilità; ad esempio, una bambina di tre anni, costretta a un periodo di severa dieta, sogna di notte di mangiare a volontà proprio i cibi che le sono proibiti. Negli adulti le cose non sono così semplici. La scena fantasticata non traduce letteralmente i desideri del sognatore; egli distingue infatti il contenuto manifesto del sogno (cioè le immagini e contenuti apparenti del sogno in questione)e quello latente (i significati nascosti). Il contenuto manifesto è una deformazione del contenuto latente. Questa deformazine è operata dal lavoro onirico, che è compiuto da una particolare attività psichica che segue leggi tutte particolari. Interpretare un sogno significa risalire dal contenuto manifesto al contenuto latente e per far questo si ripercorre a ritroso il percorso del lavoro onirico.
Freud attribuisce un’importanza fondamentale alla pulsione sessuale, perché è attraverso di essa che si risale ai contenuti rimossi.
L’ORO

Lingotti d'oro
L'oro è l'elemento chimico di numero atomico 79. Il suo simbolo è Au.
È un metallo di transizione tenero, pesante, duttile, malleabile di colore giallo: l'oro e il rame sono gli unici due metalli colorati in natura. Inattaccabile dalla maggior parte dei composti chimici, viene corroso dal cloro, dal fluoro e dall'acqua regia.
Si trova allo stato nativo sotto forma di pepite, grani e pagliuzze nelle rocce e nei depositi alluvionali.
Viene usato per coniare monete ed è uno standard monetario per molte nazioni. Si usa inoltre in odontoiatria, gioielleria e nell'industria elettronica.
Caratteristiche
L'oro è un metallo di colore giallo in massa, ma che può assumere anche una colorazione rossa, violetta e nera quando è finemente suddiviso o in soluzione colloidale. È il metallo più duttile e più malleabile noto; un grammo d'oro può essere battuto in una lamina la cui area è un metro quadrato. È un metallo tenero e per questo viene lavorato in lega con altri metalli per conferirgli una maggiore resistenza meccanica.
L'oro è anche un ottimo conduttore di elettricità, inferiore solo al rame e all'argento, e non viene intaccato né dall'aria né dalla maggior parte dei reagenti chimici. Sostanzialmente inalterabile all'ossigeno, all'umidità, al calore, agli acidi ed agli alcali caustici, viene intaccato dagli alogeni e sciolto dall'acqua regia. Da sempre la sua elevata inerzia chimica ne ha fatto un materiale ideale per il conio di monete e per la produzione di ornamenti e gioielli.
Si trova allo stato nativo, spesso accompagnato da una frazione di argento compresa tra l'8% ed il 10%. Al crescere del tenore di argento il colore del metallo diviene più bianco e la sua densità diminuisce.
L'oro si lega con molti altri metalli; le sue leghe col rame sono rossastre, con il ferro sono verdi, con l'alluminio sono violacee, col platino sono bianche, col bismuto e l'argento sono nerastre.
Gli stati di ossidazione più frequenti che l'oro assume nei suoi composti sono +1 (sali aurosi) e +3 (sali aurici). Gli ioni dell'oro vengono facilmente ridotti e precipitati come oro metallico per addizione di praticamente qualsiasi altro metallo. Il metallo aggiunto si ossida e si scioglie facendo precipitare l'oro metallico.
Applicazioni
L'oro puro è troppo tenero per poter essere lavorato normalmente; viene indurito legandolo ad altri metalli, rame e argento sopra tutti. L'oro e le sue leghe sono usati in gioielleria, nel coniare monete e sono uno standard di cambio valutario per molte nazioni. Per via della sua resistenza alla corrosione ed alle sue notevoli propietà elettriche ha trovato sempre più spazio anche in applicazioni industriali.
Tra gli altri usi:
• l'oro può essere tirato in fili ed inserito in tessuti ed ornamenti;
• svolge funzioni critiche in molti computer, apparecchi per telecomunicazioni, motori jet e numerose applicazioni industriali;
• trova ampio uso come materiale di rivestimento delle superfici di contatti elettrici, per garantirne la resistenza alla corrosione nel tempo;
• realizzazione di otturazioni e ponti in odontoiatria;
• in sospensione colloidale trova impiego per la pittura delle ceramiche ed è oggetto di studio per applicazioni biologiche e mediche;
• l'acido cloroaurico trova uso in fotografia per far virare l'immagine prodotta dai sali d'argento;
• l'oro è usato per rivestire campioni biologici da osservare sotto un microscopio elettronico a scansione;
• l'oro è usato come rivestimento protettivo di molti satelliti artificiali, data la sua elevata capacità di riflettere sia la luce visibile che quella infrarossa;
• l'oro metallico è usato come ingrediente in alcune ricette di alta cucina; non avendo praticamente alcuna reattività non altera i sapori;
• l'oro bianco - una lega con platino, palladio, nichel o zinco - funge da sostituivo del platino in alcune applicazioni ed in gioielleria;
• l'oro verde (in lega con l'argento) e l'oro rosso (in lega col rame) sono usati in gioielleria.
Valore commerciale
Come gli altri metalli preziosi, l'oro è quotato al grammo o all'oncia. Quando è in lega con altri metalli, la sua purezza è misurata in carati con una scala che fissa a 24 carati l'oro puro. Un altro modo comune di indicarne la purezza è l'uso di un valore compreso tra zero e uno a tre cifre decimali o una frazione in millesimi (18 carati ≡ 18/24 ≡ 0,750 ≡ 750/1000 ≡ 75%).
Disponibilità
Per via della sua relativamente elevata inerzia chimica, l'oro si trova principalmente allo stato nativo o legato ad altri metalli. Spesso si presenta in forma di granelli e pagliuzze, tuttavia a volte si trovano anche agglomerati piuttosto grossi, detti pepite. I granelli appaiono inclusi in minerali o sulle superfici di separazione tra cristalli di minerali.
L'oro si trova associato al quarzo, spesso in filoni, e ai solfuri minerali. I solfuri cui si associa più spesso sono la pirite, la calcopirite, la galena, la sfalerite, l'arsenopirite, la stibnite e la pirrotite. Meno frequentemente è associato alla petzite, alla calaverite, alla silvanite, alla muthmannite, alla nagyaghite ed alla krennerite.
L'oro è distribuito ampiamente in tutta la crosta terrestre, con una concentrazione media di 0,03 ppm (0,03 grammi per tonnellata). Giacimenti di minerali d'oro si trovano nelle rocce metamorfiche e nelle rocce ignee, da cui si formano per dilavamento i giacimenti di oro alluvionale.
La principale fonte dell'oro è rappresentata dalle rocce ignee e dai depositi alluvionali. Un giacimento generalmente necessita di quache processo di arricchimento per poter diventare commercialmente sfruttabile: o un processo chimico o fisico quali l'erosione o lo scioglimento o un più generale metamorfismo, con cui si concentra l'oro disperso nei solfuri o nel quarzo.
I più comuni giacimenti primari sono detti filoni o vene. I giacimenti primari vengono erosi e dilavati dalle intemperie; l'oro viene trascinato a valle formando depositi alluvionali. Un altro tipo di giacimento è quello associato a scisti e rocce calcaree sedimentarie, che contengono tracce d'oro e di altri metali del gruppo del platino finemente disperse.
L'oro è estratto dai depositi alluvionali per dilavamento e dai minerali rocciosi per metallurgia estrattiva. Spesso la raffinazione del metallo si accompagna alla clorurazione o all'elettrolisi.
Schegge storiche
L'oro è sempre stato simbolo di sfarzo e di prestigio sociale e , per questo, anche nei periodi economicamente più disagiati, rimane presente per distinguere il potere e la ricchezza di pochi.
La consuetudine di dorare arredi e suppellettili vigeva fin dai tempi più remoti, nelle civiltà mediterranee ed in particolare in Egitto.
Ai tempi dell'antica Roma documenti di Virtuvio e Plinio riportano la consuetudine di ricoprire l'oggetto con lamine d'oro abbastanza spesse, applicate mediante percussione.
Nel Medioevo, la produzione di oggetti dorati è solo appannaggio delle poche classi aristocratiche.
Durante la ripresa economica e culturale del Rinascimento anche la ricca borghesia può permettersi di commissionare oggetti dorati. Si va a costituire così una classe di artigiani che si dedicano esclusivamente alla doratura.
Documenti risalenti al 1550 (Giorgio Vasari, Le Vite deì più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri CAP. XXVIII) riportano una testimonianza sulla realizzazione della foglia d'oro ad opera dei 'battilori':

".... fu bellissimo segreto ed investigazione sofistica il trovar modo che l'oro si battesse in fogli sì sottilmente, che per ogni migliaio di pezzi battuti, grandi un ottavo di braccio per ogni verso, bastasse, fra l'artificio e l'oro il valore di solo sei scudi....".

Dallo stesso documento si verrà a sapere che anticamente le foglie per la doratura erano ricavate da monete d'oro, fornite dal committente, battute dagli artigiani "battilori", i quali riuscivano a ottenere dai 6 agli 8 metri quadri di superficie di foglia da ogni moneta. E' chiaro dunque che la ricchezza del committente incideva direttamente sul valore e la qualità del lavoro.
Il Vasari continua poi descrivendo la tecnica della doratura:
"Ma non fu punto meno ingegnosa cosa il trovar modo a poterlo talmente distendere sopra il gesso, che il legno od altro ascostovi sotto paresse tutto una massa d'oro. Il che si fa in questa maniera: ingessasi il legno con gesso sottilissimo, impastato con la colla piú tosto dolce che cruda, e vi si dà sopra grosso piú mani, secondo che il legno è lavorato bene o male. Inoltre, con la chiara dello ovo schietta, sbattuta sottilmente con l'acqua dentrovi, si tempera il bolo armeno, macinato ad acqua sottilissimamente; e si fa il primo acquidoso o vogliamo dirlo liquido e chiaro e l'altro appresso piú corpulento. Poi si dà con esso almanco tre volte sopra il lavoro, sino che e' lo pigli per tutto bene. E bagnando di mano in mano con un pennello dove è dato il bolo, vi si mette su l'oro in foglia, il quale subito si appicca a quel molle. E quando egli è soppasso, non secco, si brunisce con una zanna di cane o di lupo, sinché e' diventi lustrante e bello."

Poi il Vasari si addentra in altri tipi di dorature:
"Dorasi ancora in un'altra maniera, che si chiama a mordente, che si adopera ad ogni sorte di cose, pietre, legni, tele, metalli d'ogni spezie,drappi e corami; e non si brunisce come quel primo. Questo mordente, che è la maestra che lo tiene, si fa di colori seccaticci a olio di varie sorti e di olio cotto con la vernice dentrovi, e dassi in su il legno che ha avuto prima due mani di colla. E poi che il mordente è dato cosí, non mentre che egli è fresco, ma mezzo secco, vi si mette su l'oro in foglie.
Il medesimo si può fare ancora con l'orminiaco quando s'ha fretta, atteso che mentre si dà è buono; e questo serve piú a fare selle, arabeschi et altri ornamenti. E se ne macina ancora di questi fogli in una tazza di vetro con un poco di mele e di gomma, che serve a'miniatori et a infiniti, che col pennello si dilettano fare proffili e sottilissimi lumi nelle pitture. E tutti questi sono bellissimi segreti, ma per la copia di essi non se ne tiene molto conto."

LA DORATURA A FOGLIA D’ORO

Esistono diversi metodi di doratura. La doratura a foglia è il procedimento che riguarda la doratura del legno particolarmente usata da Klimt nei suoi quadri appartenenti al periodo aureo.
Si elencano qui i principali metodi:
• Doratura a foglia (o a guazzo): si tratta di applicare la foglia d'oro sulla superficie opportunamente trattata.
• Doratura a spolvero: è tecnicamente identica alla doratura a foglia, ma anziché utilizzare la fogli dell'oro utilizza la polvere .
• Doratura galvanica: è usata quasi esclusivamente per dorare metalli. Si tratta di un procedimento elettrochimico, grazie al quale il metallo, ben pulito e sgrassato, si ricopre d'oro; il tutto avviene in bagno chimico, il cosiddetto bagno galvanico.
• Doratura a fuoco od amalgama, o doratura al mercurio: è impiegata quasi esclusivamente sui metalli. Si tratta di sciogliere l'oro a caldo nel mercurio e ricoprire l'oggetto, bagnato di acido nitrico, con l'amalgama ottenuta. L'oggetto così trattato va poi posto in forno ad alta temperatura: in questo modo il mercurio se ne va per distillazione, mentre l'oro rimane come residuo.
Materiali per la doratura
• Gesso di Bologna: (detto anche Bianco di Meudon o di Spagna, gesso a oro o marcio) Si tratta di solfato di calcio idrato. Ha una morbidezza al tatto unica, data dalla finezza della grana di cui e' composto. Non va mai fatto bollire per evitare la formazione di grumi che sono dannosi alla plastica compattezza dell'insieme. Va pertanto sciolto con il sistema del bagnomaria. Si conserva in un luogo asciutto, teme l' umidità.
• Colla di Coniglio:(detta anche colla Lapin o totin o da doratore) Si ottiene dalla pelle di animali quali gatti, conigli, lepri che viene immersa in un bagno di acqua di calce. Era conosciuta ancor prima della colla a caldo da falegname e, rispetto a quest'ultima, ha una tenacia inferiore. Ciò la rende ideale x la delicata preparazione dell'ingessatura. La proporzione tra colla ed acqua deve essere di 1 a 8 e va sciolta in bagnomaria. Si usa calda ma non bollente. Va conservata in un barattolo di vetro chiuso.
• Colla di pesce: (ittiocolla) Si ricava dalle vescicole natatorie di alcune specie di pesci quali storioni ed affini. Si trova in commercio sotto forma di lastre trasparenti che vanno lasciate in acqua x circa 24 ore prima dell'uso. Dopo aver fatto decantare l'acqua in eccesso si scioglie bagnomaria. A differenza delle altre colle non aumenta di molto il suo volume. Va usata solo per far aderire la foglia d'oro al bolo.
• Bolo Armeno:E' un'argilla particolare che serve da base all'oro. E' facile notarlo nelle vecchie dorature, nei punti in cui l'oro si sia consumato. Viene venduto sotto forma di sasso da polverizzare o in crema (e' consigliabile comprare quest'ultimo tipo). Può essere di due colori: color terra rossa o color terra di Siena naturale. Va diluita con colla fino a raggiungere una consistenza leggera. Va passato con un pennello di martora con una sola pennellata leggera, sempre dopo averlo scaldato a bagnomaria. Appena tolta la quantità occorrente conviene richiudere il barattolo con cura.
• Oro in fogli e conchiglia
Strumenti per la doratura

• Cuscinetto da doratore: Serve ad adagiare la foglia d'oro per poi tagliarla nella misura necessaria
• Coltello da doratore: Si usa per tagliare la foglia d'oro.
• Pennello da doratore: Serve per prendere la foglia d'oro che e' stata tagliata e adagiarla sul pezzo che va dorato.
• Brunitoio: Conosciuto anche come Pietra d'Agata è uno strumento che serve a comprimere l'oro una volta asciutto il bolo sottostante.


L’APPLICAZIONE DELLA FOGLIA D’ORO

Le fasi della doratura possono essere divise in:
• Preparazione del Fondo
• Preparazione del Bolo
• Applicazione della foglia d'oro
• Brunitura


Preparazione del Fondo

Si mette innanzitutto la colla lapin nella pentolina del bagnomaria e si copre con acqua. Poi si scalda a bagnomaria e si passa sul legno che deve essere pulito, asciutto e privo di polvere.
Questa prima mano si chiama "imprimitura". Dopo 2 ore alla colla lapin si aggiunge il gesso di Bologna e si passa la seconda mano di colla.
Tale procedimento sarà ripetuto per le varie mani che verranno successivamente date e che dovranno essere sempre calde. Si aggiunge via via gesso.
Dopo che ogni mano si sarà asciugata, va passata la carta vetrata per rimuovere eventuali imperfezioni. Lo scopo di questa operazione di preparazione del fondo (detta anche apprettatura), è quella di isolare il legno dalla foglia d'oro preparando un fondo liscio ed omogeneo, adatto a riceverla. Durante questa fase si si possono stuccare anche eventuali fori di tarli e piccole screpolature.

A questo punto si passa alla applicazione del Bolo


Applicazione del Bolo
Il bolo va allungato con la colla di coniglio fino a che non prende una consistenza leggera, tipo latte, ma senza esagerare. Va passato caldo sulla superficie del gesso e lo si lascia asciugare.

Applicazione della foglia d'oro
Si comincia con l'aprire delicatamente il libretto: si effettua una leggera pressione con il coltello su un angolo del libretto che in questo modo si alzi e si solleva foglio per foglio dallo spigolo. La foglia d'oro va presa sempre il coltello passandolo sotto e adagiata molto delicatamente sul cuscinetto.
Intanto si prepara la colla di pesce che va messa a bagno e poi scaldata a bagnomaria nella proporzione di un foglio di colla in un bicchiere d'acqua. La colla va passata delicatamente sul bolo con una sola passata altrimenti il bolo può rinvenire e sciogliersi.
Prima che la colla venga assorbita si prende la foglia d'oro necessaria con il pennello da doratore e si accosta al pezzo in lavorazione. La colla attira la foglia a sé, per effetto elettrostatico.
Brunitura
E’ l’ultima fase della doratura: la brunitura con pietra d'agata.
Rende lucido e perfettamente liscio l'oro che finora non brillava. Ha anche la funzione di accorpare l'oro con forza alla base sottostante. Si lucida perché con la pressione le particelle di colla contenute nel gesso e nel bolo vengono spianate meccanicamente.
Il brunitoio va passato sulle parti in aggetto con una pressione costante, in diverse direzioni e, a lavoro ultimato, non si devono vedere i vari movimenti.
Prima di passarlo va "scaldato" in una pezza di lana strofinandolo velocemente.A questo punto si può ammirare il lavoro ultimato. Alcuni doratori passano una leggera gommalacca decerata per proteggere la superficie dalla corrosione.
Procedimenti tecnici e fasi di restauro
Il R estauro di doratura è necessario quando si presentano:
Ampie zone di salnitro (parti in fase di distacco)
Scrostature del gesso di preparazione
Fratture strutturali
Cattivi interventi di restauro nell'oggetto
Per quanto riguarda la pulizia della doratura a foglia d’oro è necessario evitare scrupolosamente di usare acqua o qualsiasi prodotto che contenga acqua,che rovinerebbero irreversibilmente la doratura; in questo caso è preferibile l'uso di svernicianti o solventi non acquosi ovviamente con molta precauzione. Se la doratura è a missione la pulizia richiede l'uso di solventi adatti che non danneggino la missione utilizzata per fissare la foglia d'oro.
Nel caso la foglia d’oro tendesse a staccarsi dai dipinti le fasi di restauro sono le seguenti:consolidamento, reincollaggio e reintegrazione.
GUSTAVE KLIMT- THE KISS

In his painting The Kiss (1907–1908, Österreichische Galerie, Vienna, Austria), Austrian artist Gustav Klimt portrays a brief moment of passion between two people. This painting demonstrates Klimt’s preference for mosaic designs, curling background lines, and angular, two-dimensional characterizations. The eroticism and desperation expressed in the painting are typical of the radical, anxious style of the Vienna Secession movement, founded by Klimt, and closely linked to the European art movement known as Art Nouveau.
This klimt’s painting appears as a precious object, a jewel dignified by the presence of the characters. Gold invades all the area of the painting; molecular dust on the background, helical lamina recutted on the vestures. There is more stuff than color, klimt used it to spiritualized the scene. There’s nothing that indicates the two bodies, narrows in their embrace. Infact we can see only the two lovers’s hands and heads. Also the decorations of their forms are adapted to the different temper of the two sexis: white black and grey rectangles for the man ( that evoke his austere temper), and circular nuclei for her.
Love became “cosmic”, in a magic dimension, in an infinite and indefinite space, out of time. The lovers are elevates to a symbolic univers of “eros”.
The Kiss is probably one of Klimt’s best known paintings, and is regarded as the symbol of union between man and woman, as the fusion of two bodies into one.
This is the last version of many treatments of the theme of embrace. They form a complex web of related motifs and compositional ideas, stretching across a wide range of works executed at various times and under different circumstances.
We have the sense that the figures are probably naked under their garments. This sense borne out by numerous drawings directly or indirectly associated with the genesis of the painting, in which Klimt repeatedly studied the forms and rhythms of naked, copulating figures.

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