Madame Bovary di Gustave Flaubert

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Testo

RECENSIONE:
MADAME BOVARY
di Gustave Flaubert
traduzione di Oreste del Buono
VIII edizione, 1997
Garzanti, Milano
n. pagine 180
£ 14000

Il romanzo Madame Bovary è stato scritto dall’autore francese Gustave Flaubert, scrittore che aderì al movimento letterario ottocentesco del naturalismo.
L’opera si articola in tre parti, in ognuna delle quali la vita della protagonista cambia radicalmente. Il narratore è esterno e occulto (non fa cioè avvertire la sua presenza attraverso l’inserimento di opinioni personali) e la focalizzazione è interna multipla.
La vicenda è ambientata nella Francia di metà Ottocento. Tutto ha inizio con l’arrivo di un nuovo alunno, Charles Bovary (in quel momento quindicenne), nel collegio della città di Rouen. In seguito seguì gli studi di medicina (per tentare di seguire le orme del padre) e al secondo “tentativo” riuscì a laurearsi. Venne poi il tempo di trovargli una moglie. Sua madre se ne incaricò e gli fece conoscere una vedova, la signora Héloïse Dubuc, che lui accettò di sposare.
I due non andarono mai molto d’accordo: lui non la amava. Una svolta nella sua vita si determinò nel momento in cui fu chiamato a curare un contadino presso una fattoria non molto vicina al paese in cui risiedevano i coniugi Bovary, Tostes. L’agricoltore si era fratturato una gamba. Con l’uomo malato viveva anche la figlia Emma Rouault. La ragazza (dai grandi occhi e dai lunghi capelli neri), orfana di madre, aveva ricevuto una buona educazione in un convento e lì aveva conosciuto gli amori, le passioni attraverso la lettura di romanzi.
Intanto Héloïse, a causa di una malattia, morì e Charles cominciò a frequentare più assiduamente i Rouault e ad accorgersi di essersi innamorato di Emma. Finì per chiederle di sposarlo, la ragazza accettò.
Andarono ad abitare a Tostes, lui era molto felice, mentre lei ben presto si accorse di non aver trovato quel bell’amore, passione, felicità di cui aveva sempre letto. Si pentì anche di essersi sposata.
Suo marito era vuoto, piatto, non sapeva farle provare vere emozioni, perché credeva che Emma, come lui, si sentisse appagata dalla propria ordinaria esistenza. La loro era una vita di routine. Accadde poi, nella vita della signora Bovary qualcosa di straordinario: furono invitati presso un marchese che dava un ricevimento. Per Emma quella fu un’esperienza meravigliosa (con tanto sfarzo e ricchezza) ma purtroppo lontana dalla realtà in cui lei viveva. Da quel momento la sua vita cambiò: si viziava, stava sempre attenta alle mode del momento. Si accorse anche di disprezzare profondamente il marito, la annoiava. In seguito la sua esistenza mutò di nuovo: si trovò priva di ogni interesse e finì con l’ammalarsi di un malattia nervosa. Per questo motivo Charles decise di farle cambiare aria e i due andarono ad abitare a Yonville-l’Abbaye, nella Francia del Nord. Durante la loro prima serata in quella cittadina, Emma conobbe un giovane generalmente piuttosto timido, il praticante di notaio Leon Dupuis. I due andarono subito piuttosto d’accordo, scoprendo di avere in comune numerosi interessi: musica, letteratura, arte.
Da quel giorno si frequentarono spesso e Leon si innamorò della donna e lei di lui. La signora desiderava fuggire col suo amato, ma la presenza del marito glielo impediva, per questo lo odiava (nonostante fosse diventata più dolce anche con lui, e soprattutto apprezzata da tutti) e soffriva. Purtroppo Leon si stancò di quell’amore mai dimostrato e preferì allontanarsi da Yonville per andare a studiare legge e spassarsela a Parigi. Per Emma cominciò un periodo terribile di dolore sia fisico che psicologico. Qualche tempo dopo, si rivolse a suo marito un ricco proprietario di Yonville: Rodolphe Boulanger (scapolo e famoso per essere un gran rubacuori), il quale notò la bellezza di Emma e decise di sedurla. Per un po’ si frequentarono regolarmente, poi lui non si fece più vedere per sei mesi. Quando “riapparve”, le confessò di amarla e i due diventarono presto amanti: si incontravano regolarmente presso il giardino della abitazione della donna. L’amore per l’amante aumentava ogni giorno di più (mentre diminuiva quello per il marito, che nonostante tutto continuava ad adorarla), fino a che lei non gli propose di fuggire insieme per ricominciare una vita di felicità e passione. Tutto era ormai stabilito, ma il giorno prima della fuga d’amore, Rodolphe si pentì di ciò che aveva promesso di fare e scrisse una lettera nella quale comunicava alla donna del suo ripensamento (egli si accorse anche di non provare niente di particolare per Emma: era come tutte le sue donne precedenti). La signora dopo aver ricevuto quella triste notizia, tentò, ma invano, di suicidarsi, poi cadde in una grave malattia. Intanto per i Bovary vennero a crearsi anche una serie di problemi economici, a cui Charles tentò di rimediare prendendo in prestito una somma di denaro, con restituzione a lunga scadenza.
Il marito decise (sotto il consiglio del loro amico, il farmacista Homais) di portare la moglie a teatro in modo da farle passare quella depressione che l’affliggeva. Lo spettacolo che decisero di andare a vedere era a Rouen (una città non lontana da Yonville), lì i due coniugi rincontrarono Leon, che ora lavorava da un notaio del luogo. Da quel momento l’avvocato ed Emma divennero amanti. Lei, una volta la settimana, si recava in città con la scusa di dover prendere delle lezioni di piano e invece incontrava il suo ultimo amore. Si amavano moltissimo. Nel frattempo Emma aveva ottenuto la procura dal marito, potendogli così gestire tutti i beni; non fu però abile nel farlo, perché si riempì sempre di nuovi debiti e di nuove cambiali da pagare (nascondendo ogni cosa a Charles).
L’unico motivo di gioia era rimasto per lei Leon, anche se tra i due la passione non era quella di una volta, lui si sentiva soffocato dalla sua invadenza. Poi anche Emma finì per non amarlo più: tutto era divenuto per lei così monotono e piatto. Non sopportava più niente e nessuno. In aggiunta ai suoi problemi giunse un’intimazione del re di saldare tutti i suoi debiti (che ammontavano a ottomila franchi), che aveva accumulato col merciaio, nel giro di un giorno.
A quel punto, disperata, si rivolse a Leon, a Rodolphe e al notaio, ma nessuno dei tre la aiutò. Charles continuava a non sapere niente. Emma si sentì così incapace di reagire che scelse di suicidarsi (assumendo dell’arsenico) e di informare il marito dei fatti attraverso una lettera.
La donna morì dopo una dolorosa agonia. Il marito da quel momento non fu più lo stesso. Viveva in totale solitudine con l’unico pensiero di pagare i debiti della moglie. Distrutto, morì poco dopo e venne ritrovato dalla figlia Berthe che aveva avuto da Emma poco dopo il loro trasferimento a Yonville.
Attraverso all’analisi del romanzo di Flaubert possono emergere diverse tematiche che l’autore ha voluto evidenziare. In primo luogo credo che abbia voluto dare importanza alla continua ricerca di felicità dell’uomo che, generalmente, non si accontenta mai di ciò che ha e ambisce ad ottenere sempre qualcosa in più. Un qualcosa che talvolta è irrealizzabile e immaginario (come è per Emma la ricerca continua dei sentimenti, della passione e della felicità).
Inoltre ritengo che sia emersa la presenza di due opposte personalità nell’essere umano, una irrazionale e una invece più tranquilla, più ponderata, che difficilmemte riescono a conciliarsi tra loro
Da questo deriva la lotta continua tra questi due lati del carattere di una persona che porterà al predominio di uno dei due sull’altro, generalmente quello irrazionale.
In ultimo penso che si possa individuare lo scontro che esiste tra la scienza e la Chiesa, che nel caso del romanzo in questione è impersonificato dal farmacista Homais e dal parroco don Bournisien. I due sono frequentemente in contrasto rispetto a innumerevoli aspetti della vita.
Il mio giudizio personale dell’opera è sostanzialmente buono. Credo però che sia un romanzo di non facilissima lettura, in quanto l’autore si sofferma molto, forse troppo, sulla descrizione degli ambienti e dei minimi particolari che lo compongono.
Risultano invece interessanti le parti descrittive relative agli stati d’animo che si susseguono in Emma e conferiscono maggior credibilità alla vicenda.
I vari personaggi sono tutti molto ben descritti e con una caratterizzazione piuttosto chiara: Charles molto tranquillo, vuoto, privo di grande immaginazione e decisamente poco passionale, Homais, il farmacista, piuttosto saccente, senza dubbio presuntuoso e anche invadente, poi naturalmente Emma, sempre alla ricerca di nuove esperienze, di passione.
Insomma tutti, anche i personaggi secondari, hanno una caratterizzazione precisa e chiaramente ricavabile dalla lettura.
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RECENSIONE:
MADAME BOVARY
di Gustave Flaubert
traduzione di Oreste del Buono
VIII edizione, 1997
Garzanti, Milano
n. pagine 180
£ 14000

Il romanzo Madame Bovary è stato scritto dall’autore francese Gustave Flaubert, scrittore che aderì al movimento letterario ottocentesco del naturalismo.
L’opera si articola in tre parti, in ognuna delle quali la vita della protagonista cambia radicalmente. Il narratore è esterno e occulto (non fa cioè avvertire la sua presenza attraverso l’inserimento di opinioni personali) e la focalizzazione è interna multipla.
La vicenda è ambientata nella Francia di metà Ottocento. Tutto ha inizio con l’arrivo di un nuovo alunno, Charles Bovary (in quel momento quindicenne), nel collegio della città di Rouen. In seguito seguì gli studi di medicina (per tentare di seguire le orme del padre) e al secondo “tentativo” riuscì a laurearsi. Venne poi il tempo di trovargli una moglie. Sua madre se ne incaricò e gli fece conoscere una vedova, la signora Héloïse Dubuc, che lui accettò di sposare.
I due non andarono mai molto d’accordo: lui non la amava. Una svolta nella sua vita si determinò nel momento in cui fu chiamato a curare un contadino presso una fattoria non molto vicina al paese in cui risiedevano i coniugi Bovary, Tostes. L’agricoltore si era fratturato una gamba. Con l’uomo malato viveva anche la figlia Emma Rouault. La ragazza (dai grandi occhi e dai lunghi capelli neri), orfana di madre, aveva ricevuto una buona educazione in un convento e lì aveva conosciuto gli amori, le passioni attraverso la lettura di romanzi.
Intanto Héloïse, a causa di una malattia, morì e Charles cominciò a frequentare più assiduamente i Rouault e ad accorgersi di essersi innamorato di Emma. Finì per chiederle di sposarlo, la ragazza accettò.
Andarono ad abitare a Tostes, lui era molto felice, mentre lei ben presto si accorse di non aver trovato quel bell’amore, passione, felicità di cui aveva sempre letto. Si pentì anche di essersi sposata.
Suo marito era vuoto, piatto, non sapeva farle provare vere emozioni, perché credeva che Emma, come lui, si sentisse appagata dalla propria ordinaria esistenza. La loro era una vita di routine. Accadde poi, nella vita della signora Bovary qualcosa di straordinario: furono invitati presso un marchese che dava un ricevimento. Per Emma quella fu un’esperienza meravigliosa (con tanto sfarzo e ricchezza) ma purtroppo lontana dalla realtà in cui lei viveva. Da quel momento la sua vita cambiò: si viziava, stava sempre attenta alle mode del momento. Si accorse anche di disprezzare profondamente il marito, la annoiava. In seguito la sua esistenza mutò di nuovo: si trovò priva di ogni interesse e finì con l’ammalarsi di un malattia nervosa. Per questo motivo Charles decise di farle cambiare aria e i due andarono ad abitare a Yonville-l’Abbaye, nella Francia del Nord. Durante la loro prima serata in quella cittadina, Emma conobbe un giovane generalmente piuttosto timido, il praticante di notaio Leon Dupuis. I due andarono subito piuttosto d’accordo, scoprendo di avere in comune numerosi interessi: musica, letteratura, arte.
Da quel giorno si frequentarono spesso e Leon si innamorò della donna e lei di lui. La signora desiderava fuggire col suo amato, ma la presenza del marito glielo impediva, per questo lo odiava (nonostante fosse diventata più dolce anche con lui, e soprattutto apprezzata da tutti) e soffriva. Purtroppo Leon si stancò di quell’amore mai dimostrato e preferì allontanarsi da Yonville per andare a studiare legge e spassarsela a Parigi. Per Emma cominciò un periodo terribile di dolore sia fisico che psicologico. Qualche tempo dopo, si rivolse a suo marito un ricco proprietario di Yonville: Rodolphe Boulanger (scapolo e famoso per essere un gran rubacuori), il quale notò la bellezza di Emma e decise di sedurla. Per un po’ si frequentarono regolarmente, poi lui non si fece più vedere per sei mesi. Quando “riapparve”, le confessò di amarla e i due diventarono presto amanti: si incontravano regolarmente presso il giardino della abitazione della donna. L’amore per l’amante aumentava ogni giorno di più (mentre diminuiva quello per il marito, che nonostante tutto continuava ad adorarla), fino a che lei non gli propose di fuggire insieme per ricominciare una vita di felicità e passione. Tutto era ormai stabilito, ma il giorno prima della fuga d’amore, Rodolphe si pentì di ciò che aveva promesso di fare e scrisse una lettera nella quale comunicava alla donna del suo ripensamento (egli si accorse anche di non provare niente di particolare per Emma: era come tutte le sue donne precedenti). La signora dopo aver ricevuto quella triste notizia, tentò, ma invano, di suicidarsi, poi cadde in una grave malattia. Intanto per i Bovary vennero a crearsi anche una serie di problemi economici, a cui Charles tentò di rimediare prendendo in prestito una somma di denaro, con restituzione a lunga scadenza.
Il marito decise (sotto il consiglio del loro amico, il farmacista Homais) di portare la moglie a teatro in modo da farle passare quella depressione che l’affliggeva. Lo spettacolo che decisero di andare a vedere era a Rouen (una città non lontana da Yonville), lì i due coniugi rincontrarono Leon, che ora lavorava da un notaio del luogo. Da quel momento l’avvocato ed Emma divennero amanti. Lei, una volta la settimana, si recava in città con la scusa di dover prendere delle lezioni di piano e invece incontrava il suo ultimo amore. Si amavano moltissimo. Nel frattempo Emma aveva ottenuto la procura dal marito, potendogli così gestire tutti i beni; non fu però abile nel farlo, perché si riempì sempre di nuovi debiti e di nuove cambiali da pagare (nascondendo ogni cosa a Charles).
L’unico motivo di gioia era rimasto per lei Leon, anche se tra i due la passione non era quella di una volta, lui si sentiva soffocato dalla sua invadenza. Poi anche Emma finì per non amarlo più: tutto era divenuto per lei così monotono e piatto. Non sopportava più niente e nessuno. In aggiunta ai suoi problemi giunse un’intimazione del re di saldare tutti i suoi debiti (che ammontavano a ottomila franchi), che aveva accumulato col merciaio, nel giro di un giorno.
A quel punto, disperata, si rivolse a Leon, a Rodolphe e al notaio, ma nessuno dei tre la aiutò. Charles continuava a non sapere niente. Emma si sentì così incapace di reagire che scelse di suicidarsi (assumendo dell’arsenico) e di informare il marito dei fatti attraverso una lettera.
La donna morì dopo una dolorosa agonia. Il marito da quel momento non fu più lo stesso. Viveva in totale solitudine con l’unico pensiero di pagare i debiti della moglie. Distrutto, morì poco dopo e venne ritrovato dalla figlia Berthe che aveva avuto da Emma poco dopo il loro trasferimento a Yonville.
Attraverso all’analisi del romanzo di Flaubert possono emergere diverse tematiche che l’autore ha voluto evidenziare. In primo luogo credo che abbia voluto dare importanza alla continua ricerca di felicità dell’uomo che, generalmente, non si accontenta mai di ciò che ha e ambisce ad ottenere sempre qualcosa in più. Un qualcosa che talvolta è irrealizzabile e immaginario (come è per Emma la ricerca continua dei sentimenti, della passione e della felicità).
Inoltre ritengo che sia emersa la presenza di due opposte personalità nell’essere umano, una irrazionale e una invece più tranquilla, più ponderata, che difficilmemte riescono a conciliarsi tra loro
Da questo deriva la lotta continua tra questi due lati del carattere di una persona che porterà al predominio di uno dei due sull’altro, generalmente quello irrazionale.
In ultimo penso che si possa individuare lo scontro che esiste tra la scienza e la Chiesa, che nel caso del romanzo in questione è impersonificato dal farmacista Homais e dal parroco don Bournisien. I due sono frequentemente in contrasto rispetto a innumerevoli aspetti della vita.
Il mio giudizio personale dell’opera è sostanzialmente buono. Credo però che sia un romanzo di non facilissima lettura, in quanto l’autore si sofferma molto, forse troppo, sulla descrizione degli ambienti e dei minimi particolari che lo compongono.
Risultano invece interessanti le parti descrittive relative agli stati d’animo che si susseguono in Emma e conferiscono maggior credibilità alla vicenda.
I vari personaggi sono tutti molto ben descritti e con una caratterizzazione piuttosto chiara: Charles molto tranquillo, vuoto, privo di grande immaginazione e decisamente poco passionale, Homais, il farmacista, piuttosto saccente, senza dubbio presuntuoso e anche invadente, poi naturalmente Emma, sempre alla ricerca di nuove esperienze, di passione.
Insomma tutti, anche i personaggi secondari, hanno una caratterizzazione precisa e chiaramente ricavabile dalla lettura.
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