Francesco Hayez

Materie:Tesina
Categoria:Arte

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Testo

Il romanticismo italiano
Il romanticismo italiano è un fenomeno che ha tratti caratteristici diversi dal romanticismo europeo. Le tensioni mistiche sono del tutto assenti, così come è assente quel gusto per il tenebroso e l’orrido che caratterizza molto il romanticismo nordico.
È da premettere che, in Italia, il romanticismo coincide cronologicamente con quella fase storica che viene definita Risorgimento, ossia il periodo, compreso tra il 1820 e il 1860, in cui si realizzò l’unità d’Italia. Questo processo di unificazione fu accompagnato da molti fermenti che coinvolsero non solo la sfera politica e diplomatica ma anche la cultura del periodo. I contenuti culturali furono indirizzati al risveglio della identità nazionale e alla presa di coscienza dell’importanza della unificazione. Secondo le coordinate del romanticismo, che in tutta Europa rivalutava le radici delle identità nazionale, il riferimento storico divenne il medioevo. E così anche l’Italia, che aveva vissuto periodi storici più intensi e pregnanti proprio in età classica con l’impero romano, si rivolse al medioevo per ritrovarvi quegli episodi che ne indicassero l’orgoglio nazionale.
I due principali temi in cui si esprime la pittura romantica italiana sono la pittura di storia e la pittura di paesaggio. Nel primo tema abbiamo il maggior contributo pittorico all’idea risorgimentale dell’unità nazionale. E la pittura di storia, coerentemente a quanto detto prima, rappresenta sempre episodi tratti dalla storia del medioevo quali la Disfida di Barletta, i Vespri siciliani, eccetera. Ma lo fa con spirito che denota la succube dipendenza dalla letteratura, tanto che questi quadri hanno un carattere puramente illustrativo e didascalico. Protagonisti di questa pittura di storia sono stati il milanese Francesco Hayez, il fiorentino Giuseppe Bezzuoli, il piemontese Massimo D’Azeglio.
Nel genere del paesaggio il romanticismo italiano trovò invece una sua maggiore autonomia ed ispirazione che la posero al livello delle coeve esperienze pittoriche che si stavano svolgendo in Europa. Anche per la diversità geografica tra l’Italia e l’Europa del nord, i paesaggi italiani non sono mai caratterizzati da quella atmosfera a volte tenebrosa e a volte inospitale del paesaggio nordico. Ma il paesaggio italiano si presenta più luminoso, più gradevole, più accogliente e piacevole. La pittura di paesaggio italiana ha soprattutto due grandi protagonisti: Giacinto Gigante a Napoli, esponente principale della locale Scuola di Posillipo, e Antonio Fontanesi a Torino.
La vicenda del romanticismo italiano tende a prolungarsi fin quasi alla fine del secolo collegandosi, in alcuni casi, direttamente con la pittura divisionista.

Francesco Hayez
Vita
Nacque a Venezia nel 1791 da padre francese in una famiglia povera che, ben presto, lo affidò allo zio Giovanni Binasco, amatore e mercante d’arte di origine genovese. In questo ambiente Hayez si accostò alla pittura, divenendo allievo dei pittori Francesco Magiotto e Teodoro Mattini. Nel 1809 si trasferì presto nella capitale, affidato ad Antonio Canova. Grazie alla protezione dell’influente scultore, nel 1812 Hayez vinse il concorso di pittura dell’Accademia di Brera sul soggetto del Laocoonte e cominciò a farsi conoscere nell’ambiente artistico romano, accostandosi, in particolare, a quello classicista e purista come dimostrano le sue prime opere importanti: Rinaldo e Armida (1813) inviato all’Accademia di Venezia come ultimo saggio del triennio romano, e Ulisse alla corte di Alcinoo (1814-1816). Con L’atleta trionfante (1816) Hayez vinse, il concorso dell’Accademia di San Luca, mentre il 1817 fu l’anno del suo ritorno a Venezia dove fu bene accolto dai maggiori rappresentanti della cultura locale. A Milano Hayez ereditò la cultura neoclassica, creando una maniera accademica di grande mestiere e nobile pathos. Il grande quadro del 1820 con Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, presentato con successo all’esposizione dell’Accademia di Brera, diventò il manifesto del romanticismo storico. Tutti i capolavori di questo periodo - come i Vespri siciliani (1821-22), Pietro l’Eremita predica la crociata (1829) e i Profughi di Parga (1831) - furono dedicati a temi storici che alludono, in realtà, a fatti e aspirazioni del Risorgimento, in una dimensione sentimentale e passionale. Seguendo sempre il proprio rigoroso ideale formale, Hayez affrontò alcuni soggetti amorosi o religiosi, significativi del gusto di una certa committenza frivola ma influente; esempi di quest’arte sono L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo (1823), La Maddalena penitente (1832), Loth con le figlie (1833), dipinti che suscitavano scalpore e scandalo per l’esplicita sensualità cui alludevano. Grazie ai buoni rapporti instaurati con il governo austriaco, nel 1837 Hayez realizzò al Palazzo Reale un grande affresco, L’Allegoria dell’ordine politico di Ferdinando I. Amico di personaggi come Manzoni, ci ha lasciato di loro e di grandi famiglie lombarde un gran numero di ritratti caratterizzati da un misurato equilibrio e un aristocratico decoro che tengono sotto controllo le emozioni e la psicologia del soggetto. Dal 1850 insegnò all’Accademia di Brera e nel 1852 espose a Verona la Meditazione, commosso ricordo del martirio delle Cinque giornate. Nel 1859 Hayez presentò la prima versione del Bacio, il suo quadro forse più famoso e popolare, all’esposizione allestita a Brera per l’ingresso di Vittorio Emanuele e Napolene III, mentre la seconda versione fu inviata all’esposizione di Parigi del 1867. La precoce delusione risorgimentale si tradusse in un abbandono sempre più decisivo della pittura storica educativa e celebrativa. Del 1867 furono le ultime due opere monumentali, la Distruzione del tempio di Gerusalemme e Marin Faliero, che furono presentate a Brera come testamento artistico destinato alle due accademie di Venezia e di Milano, dove sono ancora conservate. Il suo ultimo capolavoro, Un vaso di fiori sulla finestra di un harem, fu eseguito un anno prima della morte, che avvenne a Milano il 21 dicembre del 1882.
Il Bacio
Il quadro "Il bacio" fu realizzato nel 1859. Il soggetto sembra a prima vista sentimentale, più che politico, ma non bisogna dimenticare che gli artisti risorgimentali erano spesso costretti a "mascherare" i propri messaggi, calandoli in realtà storiche lontane dal presente oppure creando situazioni allusive e simboliche. Il pubblico dell'epoca interpretò subito questo quadro in termini politici, vedendovi rappresentato l'addio alla donna amata da parte di un patriota costretto all'esilio. Nel dipinto le figure sono disegnate con una precisione e nettezza di contorni proprie della pittura classica, ma il loro atteggiamento appassionato, l'abbandono languido della donna e il piegarsi su di lei dell'uomo, creano una atmosfera intensa e commossa, tipica dell'arte romantica. Va inoltre sottolineata l'attenzione per i dettagli (le pieghe della veste, i riflessi della stoffa), che conferisce al dipinto un grande realismo.
Per quanto riguarda le differenze tra la prima e la seconda versione, è da notare che il risvolto del mantello del giovane uomo non è più marrone ma di un bel verde brillante, colore che insieme al bianco del panno sulla scala, al rosso della calzamaglia e all’azzurro della veste della donna crea un preciso richiamo alle bandiere dei due stati: la Francia e l’Italia, dalla cui alleanza era nata la nuova nazione italiana. Per questo motivo questa versione del dipinto, con le due varianti formali e cromatiche, fu mandata a Parigi, dove ottenne un grande successo.
I Vespri siciliani
I Vespri siciliani fu una rivolta popolare scoppiata a Palermo nel 1282 nei confronti degli angioini che sfociò in una guerra che durò venti anni. L’episodio dei Vespri siciliani acquistava il significato simbolico, nell’ottica risorgimentale, di rivolta contro lo straniero. Gli angioini erano francesi ed è da ricordare che l’Italia, ancora nell’Ottocento, era suddivisa in tanti stati e che erano dominate da dinastie o potenze straniere: i Borboni nel mezzogiorno, gli austriaci nel lombardo-veneto, e così via. Pertanto l’unità d’Italia andava perseguita affermando gli interessi degli italiani contro quelli degli stranieri.
Il quadro di Hayez, dipinto nel 1827, illustra l’episodio in maniera molto letteraria ma poco emozionante. Le figure sono scandite secondo pose molto teatrali che risentono ancora dei quadri storici neoclassici del David. Lo stile di esecuzione è anch’esso fondamentalmente neoclassico, fatto di precisione di disegno, rilievo chiaroscurale, fattura molto levigata, chiarezza di visione. L’unica cosa che fa collocare questo quadro nell’ottica del romanticismo è solo il soggetto ed il contenuto: il riferimento ad una storia del medioevo che ha come messaggio un contenuto patriottico e risorgimentale. I protagonisti sono in primo piano: la donna, sostenuta dal fratello, il francese cadente con la mano appoggiata sulla ferita, il giovane con la punta della spada ancora intrisa di sangue si ritira. Intorno c'è il coro, il popolo, pronto a riconquistare coscienza di sé nella rivolta prossima a scoppiare.
Pietro l’Eremita
Esposto a Brera, il quadro fu considerato Il “manifesto” della pittura civile di Hayez.
Fu lodato dalla critica liberale e dal Mazzini che videro nella scelta di un soggetto storico la volontà di rappresentare allusioni al Risorgimento italiano. L'azione si svolge nel Medioevo: il frate Pietro l’Eremita incita gli italiani a liberare Gerusalemme e lo spazio è dominato dai crociati e i popolani che si accalcano intorno a lui in gruppi distinti. Il gruppo più numeroso è alle spalle del frate mentre in primo piano si distinguono le due donne che si prostrano al suo cospetto e un personaggio inginocchiato nell'atto di badare una croce e infine il gruppo sullo sfondo presso il castello. L'intera composizione mira comunque ad evidenziare la figura del protagonista: verso di lui confluiscono tutte le linee di movimento e il frate, a cavallo, domina l'intero gruppo. La vivace gestualità del protagonista è sottolineata anche dalle dissonanze cromatiche come il contrasto netto tra la tonaca scura e il bianco del cavallo e dello stendardo. L'opera ha contenuto simbolico e presenta una forte analogia tra pittura di storia e narrazione scenica. Il legame tra la scelta del soggetto e l’implicito messaggio che questo deve trasmettere si nota nell’ambientazione italiana con il paesaggio alpestre sullo sfondo e nei gruppi familiari che esprimono affetti e valori cari all’etica risorgimentale. Infine la coralità dell'azione sottolinea come, in vista del riscatto politico e morale, il popolo non esiti a superare qualsiasi interesse per unirsi in vista di un comune ideale.
La ricostruzione del fatto storico
La ricostruzione dei fatti storici si basa, per hayez e, più in generale, per i pittori di storia del romanticismo italiano, su diversi fattori. Innanzitutto su una rappresentazione attualizzata del passato, di cui sono rievocati precisi eventi e sul quale si opera una ricostruzione quasi teatrale della vicenda. I personaggi sono fortemente contestualizzati, ovvero presentati in modo che possano essere chiaramente ricondotti al loro tempo, per esempio attraverso l’ambientazione, le architetture, ma soprattutto le vesti e le armi. Da ciò, si può quindi dire che la rappresentazione storica deve essere frutto di una lunga documentazione. Tuttavia, i temi centrali (come può essere il coraggio nell'attuare la vendetta volta a salvaguardare l'onore della giovane palermitana nei Vespri siciliani) sono fortemente ricontestualizzati, cioè presentati come fortemente attuali nel loro valore simbolico. Nell’opera Vespri siciliani, per esempio, viene mostrato come sia necessario sapersi ancora sacrificare per la patria e lottare come fecero i palermitani contro gli angioini. Questa è un’arte educativa in quanto propone e trasmette ideali, valori morali e civili, chiari e facilmente condivisibili.

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