Arte romanica a Pisa

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Testo

Romanico nell’Italia centrale
Architettura a Pisa
Pisa è una repubblica marinara di grande prestigio e la grande influenza esercitata dal questa grande città nel periodo di suo massimo splendore si estende non solo ai principali centri della Toscana, ma anche alla Corsica, alla Sardegna e alle Puglie. Pisa, come Firenze, è erede della cultura classica e, al contrario di Venezia, è costruita sulla terraferma. Mentre in questa gli elementi di origine orientale si fondono all’atmosfera, unificandosi negli infiniti riflessi dell’acqua, a Pisa, essi si annullano inquadrandosi nell’organizzazione di nitidi volumi architettonici. L’opera più nota dell’architettura pisana è la cattedrale, iniziata nel 1063, da Buscheto, per celebrare una vittoria navale, e completata da Rainaldo, nel secolo XII. L’intero corpo della fabbrica è percorso, in basso, da archeggiature cieche, ma, analoghe partizioni, si trovano anche sopra le prime e intorno al corpo rialzato nel centro. Essi sono elementi di origine tardo-romana e ravennate. Nei piani superiori sono presenti delle lesene. Entro le superfici ricavate dalle partizioni delle superfici, sono presenti o finestre o eleganti rombi incassati, risalenti ad esempi ellenistici ma che giungono a Pisa attraverso la rielaborazione degli arabi. La forma della cupola, di pianta ellittica, archiacuta, strozzata in alto a bulbo, è musulmana; musulmani sono, anche, all’interno, gli archi a sesto acuto, traversali alla navata principale. Tutti questi elementi paiono assorbiti in una superiore visione chiara e sottomessi alla concezione geometrica complessiva, tipica della cattedrale pisana. L’esterno dell’architettura è, infatti, unificato dal predominio della massa dei singoli volumi: quello inferiore, largo quanto l’intera chiesa, e quello superiore corrispondente alla larghezza della navata maggiore. Sono volumi definiti, profilati secondo le diverse altezze, inseriti nello spazio mediante la distribuzione a squadra della pianta cruciforme. I bracci del transetto hanno una tale sporgenza da apparire come ulteriori basiliche absidate, ortogonali rispetto a quella principale, organicamente convergenti nel punto ove la cupola nasce . L’esattezza geometrica dei volumi è resa più evidente dai colori perché la nitida mole marmorea della cattedrale sorge sul prato verde, come posta su un basamento. Le partizioni dell’esterno rivelano le forme interne: le archeggiature inferiori, le navate laterali, le lesene architravate, il livello dei matronei. Le arcate del corpo rialzato sono, invece, ornamentali poiché in quella zona della navata centrale ci sono soltanto le finestre. Alla luminosa volumetria dell’esterno, si contrappone la solenne spazialità dell’interno. La basilica buschetiana, come ogni edificio romanico, ha fermezza e possanza, caratteristica espressa dalle grandi colonne di granito elbano, la cui misura rallenta il movimento delle arcate. Le prospettive mutano, si complicano e si sciolgono, via via che si avanza all’interno dell’edificio perché le molte colonne delle cinque navate longitudinali e le tre trasversali (il transetto) determinano rapporti reciproci sempre nuovi. L’intervento di Rainaldo è ben distinguibile perché all’esterno nelle fiancate si scorge con chiarezza l’attacco per il diverso colore del marmo. Allungando la fabbrica ripete, nei lati, i motivi già adottati da Buscheto. Nella facciata si esprime liberamente. Nella fascia inferiore riprende le arcate cieche, caratteristiche della cattedrale ma, alle esili arcatelle buschetiane con i pilastrini sottili, piatti e ravvicinati, sostituisce arcate più ampie con colonne rilevate e spaziate. Esse sembrano quelle di San Miniato al monte ma in realtà si differenziano per la maggiore concretezza. L’architettura pisana ha concezione diversa da quella fiorentina: in questa la forma geometrica vive nell’”Idea” ed ha sviluppo soprattutto bidimensionale, mentre nell’altra vive concretamente e si realizza nei volumi e negli spazi. Nella parte superiore della facciata Rainaldo pone quattro serie di loggette e riesce a ottenere un alleggerimento e un movimento pittorico, lungi dai forti contrasti lombardo-emiliani, creati con la continua variazione di larghezze e altezze. Nella zona inferiore l’architetto rende aggettanti, gli stessi elementi che Buscheto ha usato come bassorilievo. I motivi principali, posti nella facciata vengono esaltati, e così egli sfrutta anche la sua funzione di primo punto di contatto tra lo spettatore e la basilica. La facciata è esposta a ovest.
Le ante del portale maggiore della cattedrale sono opera di un grande scultore, Bonanno Pisano. Si raffigura in una di esse la fuga in Egitto, ove egli riesce a rendere il grande senso della fatica di Giuseppe mediante l’incurvarsi in avanti del corpo, appoggiato a un grosso bastone, e bilanciato dal palo obliquo della spalla, dal quale penzola un panno. Egli evoca anche il luogo senza bisogno di alcun impianto scenico-prospettico, ma solo con l’ondeggiare della palma.
Il campanile del campo dei miracoli è di ispirazione rainaldiana e fu fondato da Bonanno Pisano o da Diotisalvi, nel 1173. Si verificò un cedimento del terreno che ne causò l’inclinazione, consigliando l’interruzione dei lavori che poi vennero ripresi da Giovanni Simone e completati da Tommaso Pisano. Gli ultimi costruttori tentarono di correggere lo strapiombo con un progressivo raddrizzamento dei vari ripiani, più evidente nel coronamento. Il cedimento però è proseguito e adesso l’inclinazione rispetto la verticale è più di 5°. La torre ha forma cilindrica, come quello di Ravenna.
Il Battistero è, anch’esso, di ispirazione rainaldiana e fu iniziato nel 1152 da Diotisalvi anche se completato in forme gotiche nel XIII e nel XIV secolo. Conserva nella fascia inferiore un ritmo lento e misurato e la chiara partizione delle superfici romaniche.
Il Camposanto ha archeggiature di tipo buschetiano e fu edificato nel XIII secolo.
I tre monumenti urbanistici esprimono il significato cristiano del ciclo terreno dell’uomo: nascita, il battistero, vita, il duomo, morte, il camposanto. Il battistero e il duomo si dispongono l’uno di fronte all’altro, in asse rettilineo, cosicché a porte spalancate gli altari si guardano reciprocamente. Di fianco, addossato alla cinta muraria, c’è il camposanto, appartato, ma sviluppato longitudinalmente in modo tale da congiungere idealmente gli altri due edifici dei quali rappresenta la conclusione terrena. Non sappiamo se il piano progettuale della piazza risalga a Buscheto ma si pensa che la mente coordinatrice sia unica. L’ubicazione è particolare perché al sud la piazza si apre verso la città, mentre a ovest, la porta Santa Maria, è ben visibile al viaggiatore che scendeva a Pisa da nord.

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