Riassunti di storia

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

1- LA CRISI DEL 300 1
2 - L’EUROPA POLITICA TRA IL 14° E IL 15° SECOLO 3
3 - L’ITALIA NEL XIV E XV SECOLO. 4
4 - L’UMANESIMO E IL RINASCIMENTO 5
6- LE SCOPERTE GEOGRAFICHE 6
7- POPOLAZIONE ED ECONOMIA IN EUROPA NEL XVI SECOLO 8
8 -LA RIFORMA 9
9 – L’ETA’ DI CARLO V 12
10 - LA CONTRORIFORMA 13
12 - ECONOMIA, CULTURA E SOCIETA’ NEL SEICENTO 15
15 - L’ITALIA SOTTO LA DOMINAZIONE ITALIANA 16
16 – L’EUROPA OCCIDENTALE NELLA SECONDA META’ DEL XVII SECOLO 17
18 -L’ESPANSIONE COLONIALE IN ETA’ MODERNA 18
1- LA CRISI DEL 300
1.1 L’EUROPA AGLI INIZI DEL TRECENTO: I SEGNALI DELLA CRISI
Quali sintomi di un’imminente crisi economica e demografica apparivano in Europa tra la fine del 200 e gli inizi del 300?
• Dopo tre secoli d’espansione e di progresso, nel 300 in Europa cominciarono i tempi duri.
• DEMOGRAFIA: nel 1300 la popolazione europea smise di crescere (70.000.000). i tassi di natalità furono abbassati dai matrimoni posticipati, dagli aborti e dal controllo delle nascite. Dall’altra le carestie e le epidemie operarono sui tassi di mortalità. Esse erano causate dal deficit alimentare (che rendeva deboli), e dal fatto che il difficile approvvigionamento (= rifornimento) mettesse l’uomo in cammino, aumentando la possibilità di contagio. L’aumento della mortalità rese difficoltosa la ripresa produttiva.
• SPAZI: la cristianità, la bonifica di terreni, il dissodamento di terreni, non si espandevano e si andavano arrestando; in certi casi arretrarono addirittura.
• CARESTIE: avvenivano sempre più spesso, ma non erano una novità. Gli storici affermano che anche precedentemente i raccolti erano sovente insufficienti e vi erano delle carenze di cibo. Ma nel 300 la situazione era più grave e le carestie erano seguite da periodi di depressione. La capacità di ripresa dell’agricoltura europea era indebolita.
• COMMERCI: l’espansione commerciale si stava arrestando. Gli spazi percorsi dai mercanti non superavano quelli toccato nel 200.la crisi della politica mongola in Asia e l’attacco dei Turchi rendevano impossibile il commercio con l’Asia.
• TENSIONI SOCIALI: si fecero più forti. Nelle Fiandre, le difficoltà dell’industria tessile sociale, provocò malessere sociale, che terminò in scioperi e rivolte urbane, che si estesero alle campagne. Anche in aree francesi, italiane, inglesi vi furono tumulti. L’origine di essi fu sempre una protesta contro il peggioramento delle condizioni di vita. Spesso questi movimenti presero caratteristiche religiose.
• EDILIZIA: questo settore registrò un rallentamento. I costi aumentavano e molti lavori furono interrotti (es. cattedrale di Narbona). Vi erano dei limiti invalicabili, sia tecnici sia economici.
1.2 LE INTERPRETAZIONI DEGLI STORICI
Quali sono state le principali interpretazioni avanzate dalla storiografia a proposito della crisi del 300?
All’inizio del 300 vi è un diffusa tendenza recessiva in Europa. La sua spiegazione è incerta.
• I FATTORI CLIMATICI: studiosi, recentemente, hanno a loro attribuito una certa importanza. In un’agricoltura di tipo medioevale, anche piccole variazioni del clima potevano avere conseguenze disastrose. Si presume che all’inizio del 300 vi sia stata una piccola glaciazione, accompagnata da pioggia eccessiva, che fece marcire i raccolti (in Europa sett.). Nell’Europa meridionale i problemi sono sorti a causa della siccità eccessiva. Ma certe variazioni possono far male a certe culture e non ad altre; quindi non si può essere sicuri nello stabilire rapporti tra carestie e variazioni climatiche.
• LE CONTRADDIZIONI SOCIALI: studiosi pensano che furono i meccanismi della società feudale ad ostacolare lo sviluppo dell’economia europea. I prelievi forzosi fatti da clero e aristocrazia sui contadini raggiunsero i limiti massimi. La situazione poteva essere sbloccata solo da processi capaci di alterare i precedenti rapporti socio - economici. Questo avvenne nel corso del 300-400 con la decadenza del feudalesimo e la nascita del capitalismo. Hanno ruolo importante le rivolte sociali, che accelerarono il tutto.
• LO SQUILIBRIO TRA POPOLAZIONE E RISORSE: Thomas Robert Malthus (1766-1834) sostiene che le popolazioni tendono ad accrescere più rapidamente delle risorse disponibili, con conseguenti crisi d’equilibrio e demografiche. Gli storici dicono: agli inizi del 300 il sovrappopolamento portò ad allargare le coltivazioni anche su terreni marginali, ma presto anche qui le risorse divennero insufficienti e dato che queste terre erano precedentemente incolte o destinate all’allevamento, si ridusse l’apporto che i prodotti selvatici fornivano all’alimentazione e il concime. Diminuirono le rese agricole e i prezzi di questi prodotti aumentarono, tanto che la gente dovette spendere l’intero reddito in alimentazione. Così calò la produzione manifatturiera e crebbe la disoccupazione. La caduta demografica sarebbe il modo per riequilibrare il sistema e porre le condizioni per la spinta propulsiva dei secoli successivi. Questa è la spiegazione più condivisa, anche se non tiene del tutto in piedi. Ceto è che la depressione demografica fosse già avviata all’inizio del 300.
• LE GUERRE: storici pensano che siano le guerre ad aggravale le difficoltà dell’economia europea, anche se pure queste non erano una novità. Comunque nel 300 le guerre furono più lunghe e sovente del solito (es. guerra dei 100’anni fra Francia e Inghilterra). Queste guerre furono per la maggior parte combattute da soldati mercenari, che saccheggiavano le regioni conquistate e che si trasformavano sovente in briganti. Specialmente nelle campagne il passaggio degli eserciti era una sciagura da cui non era facile risollevarsi.
1.3 LA PESTE
Cosa fu e quali ripercussioni ebbe l’epidemia di peste che si abbatté sull’Europa alla metà del 14° secolo?
Il morbo della peste proveniva dalle regioni centrali dell’Asia e si diffuse rapidamente in tutta l’Europa e nel Mediterraneo dalla primavera del 1348. Ebbe effetti devastanti. La popolazione europea diminuì del 25-30% in pochi decenni.
• INCIDENZA GEOGRAFICA: accanto a regioni che furono quasi totalmente spopolate (Italia centro-sett., Francia meridionale, Germania, Inghilterra), ve ne furono altre nelle quali la mortalità non superò di molto i livelli consueti (Lombardia, Boemia, Polonia).
• INCIDENZA SOCIALE: la peste fece le sue vittime specie fra le popolazioni povere, nei conventi e nei monasteri, dove il concentramento di gente era maggiore e molte persone vivevano in comune.
• INCIDENZA PER FASCE D’ETA’: i bambini e i giovani erano i più esposti (per maggior fragilità ma anche per la disgregazione della famiglia); di conseguenza, la stabilità di demografia che vi era, crollò in disastro.
• LA NATURA DELLA PESTE: solo oggi si sa cos’è la peste. È una malattia dovuta a un bacillo che si riproduce nei roditori. Le pulci che mordono i roditori, mordono anche l’uomo, contagiandolo con il sangue infetto e trasmettendogli la malattia. Dopo un paio di giorni di febbre e dolori, compaiono dei bubboni nelle zone delle ghiandole linfatiche (“peste bubbonica”). Può dar luogo a infezioni polmonari (“peste polmonare”), che si possono trasmettere da uomo a uomo (la peste bubbonica no).
• LA SCIENZA MEDICA DINANZI ALLA PESTE: tutto questo la medicina del 300 non lo sapeva. Si pensava che la peste fosse provocata da una corruzione dell’aria, dovute a sfavorevoli combinazioni astrologiche. Gli interventi terapeutici erano inconcludenti o controproducenti (diete, salassi, purghe…). Si pensava addirittura che la peste fosse causata da stati d’ansia eccessivi. L’unica precauzione davvero utile era quella di fuggire via dai luoghi infetti.
• L’INTERVENTO DEI POTERI PUBBLICI: anch’essi decisero di intervenire individuando nell’isolamento degli individui già colpiti la misura essenziale.
• LA RISPOSTA POPOLARE: dinanzi alla peste prevalsero due atteggiamenti:
se si considerava la peste un castigo di Dio, per salvarsi bisognava fare penitenza (ricordiamo il movimento dei flagellanti);
se si considerava la peste un dono del demonio, si doveva individuare coloro che su suo incoraggiamento propagavano il morbo, e colpirli senza pietà. La cristianità riconobbe questi come musulmani, eretici, ebrei. Sullo scenario della morte nera vi furono i primi roghi.
• I RIFLESSI DELLA PESTE SULLA CULTURA: la peste influì nella fantasia del popolo e influenzò le rappresentazioni artistiche. Cessò la fiducia nelle capacità umane. Si ebbe l’invenzione del macabro. Gli scritti e i dipinti abbondarono di richiami ai temi della sofferenza, della morte, della fragilità di ogni bene terreno. Anche la rappresentazione di Cristo in croce, rappresentava ora la sofferenza. La figura del diavolo divenne più grottesca. Restava nell’ombra il tema della morte come passaggio verso il regno dei cieli. Gli uomini che erano sopravvissuti alla peste avevano un accentuato attaccamento alle gioie terrene, che si ricerca in molti modi.
1.4 LE CONSEGUENZE DELLA CRISI DEMOGRAFICA NELLE CAMPAGNE
Quali furono le conseguenze della crisi demografica sulle strutture agrarie e sulle popolazioni rurali?
Il crollo demografico ebbe conseguenze importanti.
• I VILLAGGI ABBANDONATI: scomparvero molti villaggi (percentuale degli insediamenti abbandonati è del 30-50%), specie in Germania, Inghilterra, Italia merid. Le cause furono: nei villaggi spopolati dalla peste, i pochi sopravvissuti emigrarono in centri meno colpiti; la disponibilità di terreni redditizi, appartenenti a defunti, fa abbandonare i terreni meno fertili; il passaggio degli eserciti spinse a recarsi in località più sicure; molte terre coltivate furono destinate ad allevamento.
• ARRETRAMENTO DELLE COLTURE: le terre meno fertili furono restituite all’incolto, sono abbandonati gli insediamenti rurali (= agricoli).
• ANDAMENTI DI PREZZI E SALARI: dopo la peste vi furono fasi di generalizzato rialzo di prezzi, perché aumentò la disponibilità di moneta pro capite. La mancanza di manodopera fece aumentare i salari. Solo il prezzo dei cereali registrò un declino (a causa della diminuzione di domanda). I prezzi d’altri generi alimentari e della manifattura continuarono a salire (a causa di un tenore di vita più alto e di un aumento della domanda dei beni di lusso). Il miglioramento della dieta alimentare fu la base della ripresa demografica della metà del 400.
• TRASFORMAZIONE DEL PAESAGGIO AGRARIO: a causa dell’elevato costo della manodopera e della minore redditività dei cereali, molti terreni furono destinati alla coltivazione di piante d’uso industriale (canapa, lino, robbia…). Nell’allevamento si diffuse la pratica della pastorizia transumante (=mobile).
• LA CRISI DELLA SIGNORIA FONDIARIA: la trasformazione del paesaggio agricolo portò a modificazioni nei rapporti sociali e ad un’acutizzazione dei conflitti. La signoria fondiaria subì una riduzione dei redditi (cause: costo manodopera, carico fiscale, ribasso cereali…). Molteplici le reazioni.
• ESPANSIONE DEI LATIFONDI: dove non c’erano città che proteggessero i contadini e il potere monarchico era debole, i signori legarono con più forza i servi alla terra (pene per i fuggitivi, censi e corvée maggiori). Ciò accadde prevalentemente nell’Europa orientale. Le vaste aziende agrarie formatesi erano destinate a prosperare per secoli. Anche in Italia merid. e nella Penisola Iberica, dove il potere politico era debole, vennero a formarsi dei grandi latifondi.
• ALTRE RISPOSTE DEI PROPRIETARI FONDIARI: in alcuni casi i proprietari, per valorizzare le loro terre, le diedero in affitto ai contadini in maggior quantità e a condizioni più favorevoli che in passato (specialmente per gli appezzamenti meno redditizi). Gli affitti servivano per migliorare la conduzione dei terreni più redditizi. Nell’allevamento cominciarono a recintare le terre. Altri proprietari aumentarono le esazioni cui erano assoggettati gli abitanti della campagna. I censi pagati dipendevano dell’amministrazione della giustizia locale, dai monopoli e dalle privative, dalle imposte sui consumi. Dove i signori avevano meno potere, le terre furono messe in vendita. Aumentarono così le terre dei cittadini (cioè quelle non gestite attraverso rapporti servili). In Toscana e Francia, si diffuse l’appoderamento (raggruppamento d’appezzamenti in un’unica azienda gestita da una famiglia di contadini residente in una dimore rurale isolata) e il contratto di mezzadria (il proprietario riceveva metà prodotti). Nell’Europa occidentale la servitù scomparve e i ceti signorili allentarono il loro controllo diretto sulla terra e sui lavoratori agricoli, puntando più sulla rendita fondiaria che sulla gestione in prima persona delle aziende. I ceti signorili andarono cercando altre fonti di reddito (amministrazione statale, attività militari).
1.5 LE RIVOLTE CONTADINE
Quali motivazioni e quali caratteri ebbero le rivolte contadine che si ripeterono tra il 14° e il 15° secolo?
In questo periodo nelle campagne europee vi furono molte rivolte contadine, anche se non erano una novità. La spiegazione non è semplice perché comunque nel 300 le condizioni dei lavoratori rurali non peggiorarono.
➢ LE CAUSE DELLE RIVOLTE: la crisi si era fatta sentire anche sui piccoli proprietari indipendenti con conseguenza che crebbe il numero dei contadini privi di terre proprie. La risposta signorile alla crisi alimentò una difesa delle “antiche” consuetudini da parte dei contadini. Tutte le ultime trasformazioni avvenute inoltre provocavano una sensazione di precarietà e incertezza. Si aggiunse a ciò l’aggravio della pressione fiscale da parte dei principi e per il finanziamento delle guerre e delle distruzioni provocate dalle vicende politico - militari.
➢ RIVOLTE IN FRANCIA: scoppiò nel 1358 ed ebbe grandi dimensioni. Dopo che la cavalleria francese fu sconfitta dagli inglesi (1356 – Poitiers -), il Delfino (primogenito figlio del re) – futuro Carlo V – aveva convocato gli Stati Generali per ottenere i finanziamenti per la guerra. A capo della borghesia, Etienne Marcel, chiese in cambio di nuove tasse, maggior potere. La tensione tra il Delfino e la popolazione parigina, scoppiò nel 02/1358 in un’insurrezione popolare. Nelle campagne dell’Ile-de-France scoppiò la rivolta contadina. La rivolta contro i signori, perché non avevano protetto i cittadini, assunse tono spaventosi. Gli Jacques francesi (contadini) saccheggiavano e uccidevano. La ribellione dilagò al Nord del paese, ma non saldandosi con il movimento della borghesia parigina, fu repressa. Marcel fu assassinato e il principe e la borghesia ristabilirono il loro potere.
➢ TENSIONI SOCIALI IN INGHILTERRA
➢ RIVOLTE IN GERMANIA
1.6 I RIFLESSI DELLA CRISI SULL’ECONOMIA E SULLE SOCIETA’ URBANE
Quali furono le conseguenze della crisi trecentesca sulle strutture economiche delle città e sulla configurazione delle società urbane?
• CADUTA DELLA PRODUZIONE “INDUSTRIALE”: vi fu una riduzione della produzione manifatturiera a causa della riduzione della popolazione, dell’aumento dei prezzi e dei salari, da difficoltà economiche. Ogni città cercava di proteggere il proprio mercato adottando politiche protezionistiche.
• FALLIMENTI BANCARI: già agli inizi del 300 alcune compagnie finanziarie toscane fallirono (Bonsignori, Scali…) con conseguente fallimenti di case commerciale e botteghe artigiane (aumenta la disoccupazione). Causa del fallimento sono i prestiti fatti ai sovrani europei, mai estinti.
• PENURIA MONETARIA: nella seconda metà del 300, si esauriscono le miniere d’argento europee e vi sono difficoltà di rifornimento d’oro (Africa), e vi è una carestia monetaria. Ciò diminuì i prezzi e lo stimolo a produrre e a commerciare. Sorgono violenze verso i mercanti stranieri, accusati di fare raccolta di monete pregiate.
• TRASFORMAZIONI NELL’ECONOMIA URBANA: il declino di certi settori s’intrecciò con il progresso di certi antri; alle vecchie forme economiche se ne sostituirono di moderne, di un nascente capitalismo.
- la decadenza della produzione laniera sollecitò la produzione d’altri tessuti meno costosi che utilizzavano la lana spagnola al posto di quell’inglese, o il cotone orientale. Ciò avvenne soprattutto nei centri minori. Importante fu la diffusione del lavoro a domicilio. Ciò portò alla specializzazione e alla divisione internazionale del lavoro.
- In Inghilterra si sviluppò la produzione di panni di lana.
- Si espanse la produzione d’articoli di lusso (tessuti in seta, broccati…). Ciò accadde ad Arras (arazzi).
- Nel settore edilizio si costruirono palazzi più grandi e ricchi. Aumenta il divario tra le classi sociali (è un motivo d’insicurezza).
- Le guerre stimolarono la nascita dell’industria metallurgica (produzione armi). Importante per questo la Lombardia.
• TRASFORMAZIONI DEL COMMERCIO: il declino d’alcune arre commerciali, segnò la fortuna di certe altre, e il perfezionamento delle tecniche mercantili (es. decade la Fiera della Champagne e nascono nuovi centri commerciali a Ginevra e Lione). Le fiere furono superate dalle sedi fisse e dalle filiali delle grandi case commerciali. Il mercante è diventato “sedentario” ed usa tecniche più sofisticate (assicurazioni, mezzi di pagamento, trasferimento merce e capitale…). Decaddero le città anseatiche ed ereditarono quelle olandesi. Peso ha ed avrà anche la penisola iberica (tecniche nautiche, navi di stazza più grossa…).

1.7 IL MALESSERE SOCIALE NELLA CITTA’. POVERTA’ E RIVOLTE
Quali furono le manifestazioni del disagio sociale diffuso nelle aree urbane?
 I POVERI: nelle città medievali ci furono sempre molti poveri. Nella metà del 300 la situazione peggiorò (causa: trasformazioni economiche). Il flusso degli abitanti verso le città andava sempre aumentando, complicando i problemi annonari e sanitari. La massa dei poveri comprendeva: vecchi, ammalati, vedove, orfani, infortunati, disoccupati. Vi erano i “poveri vergognosi” (si vergognavano a chiedere l’elemosina) che solitamente erano lavoranti… caduti in miseria.
 POVERTA’ E ORDINE PUBBLICO: i poveri erano una minaccia per l’ordine pubblico. Il loro comportamenti (al limite della legalità), spesso finiva in rivolte. Le classi dirigenti o avevano pietà o usavano la forca. Cioè vi fu una miglior organizzazione dell’assistenza ma anche una più severa politica di sorveglianza.
 L’ASSISTENZA AI POVERI: nacquero nelle città (grazie ad eredità) ospizi, ospedali, orfanotrofi, congregazioni di carità, enti laici e religiosi che distribuivano cibo, denaro… Tra i maggiori protagonisti vi sono gli Ordini mendicanti, i Francescani (istituzione dei Monti di pietà, che concedevano prestiti contro pegni; il primo fu a Perugia nel 1462).
 LE RIVOLTE URBANE: solitamente furono violente e disordinate, causate da un aumento di prezzo improvviso o cose simili. Nelle città con più solida tradizione economica, le corporazioni (= arti, compagnie) avevano molto peso politico, e n’approfittavano per varare riforme volte a salvaguardare gli interessi dei datori di lavoro (diminuivano i salari e limitavano l’accesso di nuovi membri alla professione). Ciò rese ancor più difficili per i lavoratori salariati sopportare le proprie condizioni di lavoro. Le decisioni le prendeva il proprietario e il governo cittadino non era attento alle richieste dei lavoratori dipendenti, che sempre più spesso reclamavano il diritto di costituire organismi propri (per contrattare e aver voce in capitolo). A Siena nel 1371, i salariati della Compagnia del Bruco ottennero con la forza che sette di loro partecipassero al Governo dei Quindici. Ma altri gruppi cittadini si scagliarono contro di loro.
 LA RIVOLTA DEI CIOMPI: a Firenze, i lavoratori del settore della produzione laniera, era totalmente sottomessi ai proprietari, che governavano la città. In occasione di una guerra con lo Stato della Chiesa, gli operai insorsero e imposero, nel 1378, la costituzione di tre nuovi Arti (sarti, tintori, ciompi [operai meno qualificati]), costituenti il “popolo di dio”. Siccome il potere al governo di Firenze era in mano alle Arti, questo era un modo per prenderne parte. Gli insorsi ottennero la nomina del loro capo (Michele di Lando, a Gonfaloniere [ = portabandiera] di Giustizia) e altri favoreggiamenti alla classe più povera. I Ciompi furono poi abbandonati dalle altre due Arti, e Michele di Lando passò dalla parte dei ricchi (fu comprato). Così il potere tornò nelle mani delle Arti maggiori (Sarti e Tintori furono annullati dalle loro conquiste).
 LE RAGIONI DELLA SCONFITTA: la rivolta dei Ciompi non diede risultati effettivi ma fu il punto più alto tra le rivendicazioni sociali nel Medioevo. La richiesta a partecipare al potere come Arte dei lavoratori, non teneva conto che la struttura dell’Arte non era capace a funzionare come rappresentanza di classe. la rivolta dei Ciompi appare inoltre inopportuna poiché ormai si andava verso un governo più stabile.

2 - L’EUROPA POLITICA TRA IL 14° E IL 15° SECOLO
2.1 LE ISTITUZIONI MONARCHICHE ALLA FINE DEL MEDIOEVO: LA FRANCIA E L’INGHILTERRA
Qual era la concezione medievale del potere monarchico? Quale la realtà monarchica nei secoli 12° - 14°?
 LA CRISI DEI POTERI UNIVERSALI: il medioevo era stato per secoli strutturato intorno ai poteri dell’impero e del papato; questi però, all’inizio del 300, erano coinvolti in processi storici che ne modificarono profondamente l’identità e le funzioni. I due poteri fondati sull’ideale unità della cristianità, cedevano il passo alla realtà pluralistica dei Regni e della nazioni. Si stava sempre di più affermando l’idea della regalità monarchica e i monarchi erano impegnati a ricondurre sotto il loro dominio la pluralità dei poteri signorili e cittadini.
 LA CONCEZIONE TEOCRATICA DELLA REGALITA’: nel medioevo si era convinti che l’ordine del mondo fosse proiezione della volontà divina: derivava da Dio anche il potere del re. Il re doveva garantire la concordia tra i tre ordini del popolo (ecclesiastici, cavalieri, lavoratori). Doveva difendere i deboli dai forti. Lui era innalzato al di sopra dei suoi sudditi ed era un intermediario tra Dio e il popolo. Si pensava che fosse anche capace di fare miracoli (in Francia e Inghilterra si pensava che il re fosse capace di guarire dalle malattie, col solo tocco delle mani). Ciò è conferma del potere teocratico che vi era, secondo cui il potere si trasmette dall’alto al basso, da Dio verso i sudditi.
 LA CONCEZIONE FEUDALE DELLA REGALITA’: l’assegnazione al re di poteri sovrumani derivava anche da antiche tradizioni germaniche. Nella consuetudine germanica, il re era a capo dei suoi uomini armati e il suo potere derivava da un riconoscimento attribuitegli dai suoi sudditi (o dai “grandi” del regno): da qui deriva l’abitudine dell’approvazione popolare alla sua salita al trono. Dove si affermò il principio della successione dinastica si pensava che solo chi apparteneva ad una stirpe di re potesse fare il re. La nozione di stato riaffiorò nel pensiero medioevale solo nel 13°secolo, con la rinascita della tradizione giuridica romana. Alla concezione germanica feudale (il re non poteva disporre senza autorizzazione della persone e dei beni dei suoi seguaci), risaliva l’istituto degli organismi consultivi (parlamento, stati generali, cortes…) che avevano la funzione di assistere il re nelle sue decisioni e di controllare che egli non superasse i limiti dei suoi poteri.
 L’EFFETTIVA REALTA’ DEL POTERE MONARCHIO: per secoli il legame tre la regalità medievale e la tradizione germanica, operò in maniera duratura e corrispose a lungo all’effettivo modo di funzionare del potere regio.
 LA MONARCHIA FEUDALE: per indicare i tratti della monarchia medievale si parla di “monarchia feudale”. I rapporti feudali servirono a ricucire le magie del potere lungo un processo difficile. I rapporti che i re intrattenere con i propri vassalli feudali furono sempre di collaborazione e di concorrenza dove prevaleva la collaborazione si accentuò l’aspetto feudale (la monarchia era forte ma aveva poteri limitati) [accadde in Inghilterra]; dove prevaleva il contrasto, si accentuò la teocrazia (la monarchia faticò ad affermarsi ma alla fine fu assoluta) [accadde in Francia].
 LA MONARCHIA INGLESE: i sovrani inglesi (discendenti prima dal duca di Normandia e poi dalla dinastia dei Plantageneti), per rafforzare la loro dominazione sulle popolazioni dell’isola, cercarono di mantenere un rapporto di collaborazione con i loro vassalli (discendenti dai conquistatori normanni), che a loro volta avevano bisogno della protezione monarchica, che quindi non tentarono di indebolire. Ma le tensioni non mancarono: ricordiamo quella tra i baroni normanni e il re Giovanni senza Terra, che si concluse con la concessione da parte del sovrano della Magna Carta (1215). Inoltre era nata la camera dei Comuni (città borghesi) accanto alla Camera dei Lords (pari), che aveva rafforzato il potere della Corona (si era rinsaldata l’unità del paese intorno alla monarchia).
 LA MONARCHIA FRANCESE: I Re di Francia riuscirono solo con gran lentezza ad estendere il proprio controllo su altre regioni del Regno e riuscirono anche grazie al sostegno della Chiesa francese. I progressi avvennero nel 13° sec. con la vittoria di Filippo 2° su inglesi e tedeschi: la Corona recuperò dei territori e l’amministrazione centrale divenne più efficace. Nel 300 al monarchia, con Filippo 4°, impose la sua volontà al papa Bonifacio 8° costringendo il clero francese a contribuire alle spese del Regno.
 LE ORIGINI DEL CONFLITTO TRA L’INGHILTERRA E LA FRANCIA: i sovrani di Inghilterra e Francia erano nemici già da tanto. All’origine della loro avversione vi era che i re d’Inghilterra tenevano a feudo territori nel regno di Francia, già dal 12° sec. I francesi si erano ripresi parte di questi territori, ma ancora molti ne restavano agli inglesi, che volevano in ogni modo sempre prendersene di più.
2.9 LA CHIESA: DALLA “CATTIVITA’ AVIGNONESE” ALI SCISMI
Quali furono le difficoltà che la chiesa attraversò tra la fine del 300 e gli inizi del 400 e come loro furono superate?
 LA CRISI DEL PAPATO AGLI INIZI DEL 300: la crisi del papato si manifesta:
- Nei rapporti con gli stati (la divisione in nazioni… erodevano l’unità della “christianitas” che aveva come chiave il papato);
- all’interno dello stato della chiesa (le case aristocratiche diventavano più autonome);
- All’interno della Compagine Ecclesiastica (dove c’era una compagnia anti ereticale);
Bonifacio 8°, aveva provato a ripristinare il potere del papa sull’aristocrazia romana, ma si scontrò con Filippo 4° di Francia e dovette trasferire la sede del papato ad Avignone. Ciò testimonia la sconfitta dell’universalismo del Papa davanti al particolarismo degli stati.
 IL PAPATO AVIGNONESE: ha sede tra il 1305/1377 e vi sono sette papi francesi; vi furono momenti di nepotismo (favoreggiamento dei familiari) …, ma anche di vita più austera (dura, severa). Si affermò un’amministrazione centralizzata della chiesa: la Curia aumentò il suo potere ma per mantenere il ritmo amministrativo, le risorse non erano mai sufficienti. La corruzione del Papa era sempre maggiore e si pensava che trasferendo il papato a Roma si sarebbe iniziata la riforma.
 L’INIZIO DEL GRANDE SCISMA: Gregorio 11° riportò il papato a Roma ma quando morì vi fu una nuova crisi. Vi furono difficoltà per l’elezione del nuovo papa perché i romani facevano minacce se il novo papa non fosse romano o italiano. Fu eletto Urbano 6° di Bari, ma dopo poco fu eletto un nuovo papa, di Ginevra, Clemente 7°. Sostenevano Urbano 6°: impero, Inghilterra, Polonia, Ungheria, Italia sett.. Sostenevano Clemente 7° (che riportò la residenza ad Avignone): Francia, Scozia, Castiglia e Aragona. I due papi elessero entrambi dei nuovi cardinali e anche quando morirono il Grande Scisma non finì perché entrambe le chiese nominarono dei successori.
 TENTATIVI DI SOLUZIONE: l’università di Parigi aveva proposto, fin dal 11381, le dimissioni di entrambi i contendenti e la convocazione di un concilio generale, ma non si sapeva che avesse il diritto di convocarlo. Nel 1409 i cardinali di ambedue gli schieramenti convocarono il concilio a Pisa, il quale dichiarò decaduti i due papi (che non riconobbero però legittima la decisione) e ne fece uno nuovo. Così la cristianità ebbe tre papi. Il papa Alessandro 5°, pisano, s’impegnò con il concilio, a fare una riforma ecclesiastica.
 PROPOSTE DI RIFORMA DELLA CHIESA: Wycliffe dichiarò che l’uomo è predestinato a Dio, e per salvarsi non ha bisogno delle cerimonie esteriore che provocano solo ricchezza agli ecclesiastici. Egli rivalutò il ruolo dei poteri laici nelle cose di Chiesa. Per far rispettare le leggi evangeliche agli ecclesiastici. Hus, predicò sulla riforma morale del clero e sulla difesa del popolo ceco nei confronti dei tedeschi; egli esortò la popolazione a ribellarsi contro la vendita delle indulgenze. Wycliffe e Hus si espressero in volgare. I Lollardi (seguaci di Wycliffe) sopravvissero fino al 15° sec. Dopo l’esecuzione di Hus, i suoi seguaci (Hussisti), crearono i quattro articoli di Praga (libertà di predicazione della Parola, denuncia ed eliminazione dei peccati contro la legge compiuti dai chierici, comunione sotto entrambe le specie per chierici e laici, espropriazione dei beni ecclesiastici e abolizione dei poteri temporali del clero). Le idee Hussiste furono estremizzate dai Taboriti.
 IL CONCILIO DI COSTANZA: l’imperatore di Lussemburgo convocò a Costanza, nel 1414, un concilio universale, per discutere dello scisma, delle eresie, della riforma della chiesa. Lo scisma fu risolto con l’elezione di Martino 5°. Si disse inoltre che il governo della chiesa spettava non al papa ma al concilio, che si doveva riunire ogni 10 anni.
 IL CONCILIO DI BASILEA: quando fu convocato questo concilio, il pontefice ne sospese i lavori e lo trasferì a Ferrara e pi a Firenze. Molti padri conciliari elessero un nuovo papa: nacque il “piccolo scisma”. Alla fine vinse il papato, e la sua superiorità fu sancita nel 1460 dalla bolla “execrabilis” di Pio 2°.
 LA RIUNIFICAZIONE FRA CATTOLICI E GRACO-ORTODOSSI: il concilio di Firenze sancì la riunificazione tra chiesa d’occidente e d’oriente, che però durò pochissimo.

2.10 CRISTIANITA’ E RELIGIOSITA’ TRA 300 E 400.
Quali nuovi atteggiamenti religiosi venivano maturando nel mondo cattolico verso la fine del medioevo?
 TURBAMENTI NELLACOSCIENZA RELIGIOSA: tra i fedeli si crearono dubbi, diffidenze, distacco rispetto alle gerarchie tradizionali. L’atteggiamento generale era quello anticlericale, che però non segna la caduta della fede, che però necessitava d’immediate rassicurazioni. Aumentarono le persecuzioni agli ebrei, ci si abbandonava alla magia, alla stregoneria….
 LE VIE DEL MISTICISMO: molti fedeli risolsero la situazione ricercando un rapporto immediato con Dio. Ricordiamo “i fratelli del libero spirito”, che seguivano una religiosità intimistica e sentimentale. Ricordiamo anche Johannes Eckhart.
 CHIESA E REALTA’ NAZIONALE: emersero delle cristianità “nazionale”. Anche dal punto religioso l’universalismo del Medioevo stava cedendo il passo al particolarismo degli stati.

3 - L’ITALIA NEL XIV E XV SECOLO.
3.1 LA FORMAZIONE DELLE SIGNORIE IN ITALIA
Come si giunse nelle città comunali all’istituzione delle signorie e quali ne furono i caratteri?
 NUOVI PROCESSI POLITICI: durante i secoli 14° e 15°, le forze politiche italiane diedero luogo ad un duplice processo: quello di consolidamento istituzionale (nuovi ordinamenti quali signorie e principati) e quello d’assoggettamento dei poteri locali (espansione territoriale attuata dai centri maggiori).
 INSTABILITA’ ISTITUZIONALE DEI COMUNI: agli inizi del 300, le istituzioni comunali avevano una partecipazione poco paritaria di tutti i ceti, alla vita politica. I contrasti tra le categorie sociali, le interferenze dei comuni vicini… crearono un perenne stato di conflitto, che aveva spesso conseguenze estreme. L’istituzione podestarile, dato che la carica era limitata nel tempo e sottoposta a molti vincoli, non era riuscita a risolvere il problema.
 NASCITA DELLE SIGNORIE: spesso una famiglia s’impossessava del potere cittadino. Questo avveniva spesso con l’attribuzione ad un signore di poteri straordinari, per far fronte ad esigenze particolari. Eli però sovente finiva con esercitare sulla vita della città un’effettiva egemonia. Quasi tutta l’Italia del Centro Nord, assisté ad un germogliare di signorie. Ricordiamo gli Estensi e i Da Romano, i Visconti (Verona), gli Scaligeri, i Gonzaga, i Malatesta (Rimini), i Montefeltro (Urbino), i Da Polenta (Ravenna), i Da Carrara (Treviso), i Marchesi di Saluzzo e i marchesi del Monferrato. Ciò avvenne a causa della sopravvivenza del prestigio e del potere delle casate signorili e del fatto che la loro attitudine militare conferiva a loro la forza necessarie per imporsi. Spesso le signorie però non erano durature, ma altrettanto sovente esse misero le radici.
 LA POLITICA ESTERA DELLE SIGNORIE: la pacificazione forzatamente ottenuta all’interno, permise ai principali signori di intraprendere un’aggressiva politica estera (per estendere i propri domini). Non si poteva più contare sulle milizie urbane ed allora si ricorse alla truppe mercenarie. Le guerre continue, le pestilenze e le difficoltà economiche ebbero gravi conseguenze sulla vita delle popolazioni italiane.
3.2 L’ITALIA DEI PRINCIPATI E DEGLI STATI REGIONALI
Come si attuò il passaggio delle signorie ai principati e quali ne furono le conseguenze sull’assetto politico della penisola italiana?
 DALLA SIGNORIA AL PRINCIPATO: la stabilizzazione del potere dei signori si completò con un formale riconoscimento del papa o dell’imperatore. La signoria diventava principato: il potere di fatto, diventava potere di diritto, sancito da un’investitura dall’alto. Questo passaggio testimonia che il signore aveva conquistato un ruolo indipendente dalle forze politiche cittadine e che egli era autonomo. Il signore svolgeva uno stile di vita regale e attorno a se aveva una vera corte.
 LA FORMAZIONE DEI PATRIZIATI CITTADINI: i rappresentati del più antico patriziato urbano formarono con i cortigiani burocratici un’oligarchia: l’unica condizione per tutti era la fedele obbedienza al principe. Si costituì dappertutto un nuovo patriziato cittadino, la proprietà terriera tornò ad essere la condizione che dava l’agio di dedicarsi alla politica, alle lettere, alle arti.
 LA POLITICA TERRITORIALE DEI PRINCIPATI: sia nelle repubbliche, sia nei principati, la città dominante aggregò sotto di se delle dominazioni signorili, così che si delinearono degli stati di dimensioni regionali (ducato di Milano, repubbliche di Firenze e Venezia…). La loro espansione non eliminò però i micro potentati (= piccoli regni). Infatti nelle aree periferiche alcune dominazioni signorili d’origine feudale rimassero indistruttibili. Con queste dominazioni le autorità centrali vennero solitamente a patti.
 PERSISTENZA DI PARTICOLARISMI: la riduzione dei particolarismi (=favoritismi), fu l’obiettivo perseguito dagli stati italiani, ricorrendo ad una burocrazia più capillare, ma quest’obiettivo fu raggiunto solo in forme limitate. I precedenti nuclei periferici furono inseriti nella nuova cornice dello stato regionale, all’interno del quale sopravvisse una pluralità di giurisdizioni, poco compatte (Stato, comune cittadino, signore feudale, vescovo).
 IL SIGNIFICATO STORICO DEL PRINCIPATO: i principati italiani pur operando un superamento dei preesistenti particolarismi non riuscirono a costituire strutture salde.
3.4 GLI ALTRI STATIDELL’ITALIA SETTENTRIONALE. LA REPUBBLICA DI VENEZIA.
* LA POTENZA COMMERCIALE DI VENEZIA: la vera regina dei mari era Venezia, la più ricca città europea del 3-400. Essa dominava sull’Adriatico, e al suo porto arrivavano le preziose mercanzie dell’Oriente. Una “seconda Venezia” fioriva negli insediamenti dei Veneziani a Costantinopoli, Alessandria….
* ECONOMIA E SOCIETA’ VENEZIANA: si svilupparono anche le attività manifatturiere (specie articoli di lusso). La diffusa ricchezza, giungeva anche ai ceti bassi e questo spiega perché Venezia conobbe in modo limitato le lotte sociali e politiche.
* LE ISTITUZIONI DI VENEZIA: le riforme istituzionali del 1297/1323 avevano costituito una classe dirigente (formata dai più ricchi e potenti). Quest’aristocrazia, leale verso lo Stato e compatta, governò Venezia tramite un sistema di magistrature limitantisi l’un l’altra. Ciò assicurò stabilità alla politica veneziana.
* LA POLITICA ESTERA DI VENEZIA: questa continuità si manifestò anche nella politica estera di Venezia, che fu dominata dalla rivalità con Genova (neanche le ripetute guerre non servirono ad assegnare all’una o all’altra la definitiva supremazia).
3.5 FIRENZE
 GLI ORDINAMENTI ISTITUZIONALI: le leggi antimagnatizie varate a Firenze alla fine del 200 non impartirono ordine né stabilità. Le lotte tre le fazioni proseguirono con impeto (es. quelle tra Bianchi e Neri), ma nel complesso il 300 vide la resistenza delle istituzioni comunali, dirette dalle Arti, che rappresentavano i ceti mercantili e artigiani. A fianco di queste però vi era il Raggruppamento di Parte Guelfa. La massa dei lavoratori non aveva potere politico, che costituiva il “popolo minuto”, protagonista di tentativi volti a modificare la situazione. Nel quadro di un irrigidimento delle istituzioni emerse un ceto aristocratico di grandi famiglie. La famiglia dei Medici si propose come alternativa popolare a questa evoluzione aristocratica.
 GLI INIZI DELLA SIGNORIA MEDICEA: lo svuotamento delle istituzioni comunale avvenne molto lentamente. Anche quando nacque la signoria dei Medici (1434), le tradizioni e le istituzioni della repubblica fiorentina restarono formalmente in vigore. Cosimo dei Medici face allora sì che alle massime magistrature cittadine fossero eletti uomini a lui fidati; egli non si trasferì in un palazzo pubblico, ma rimase nella sua dimora. Ciò gli permise di reggere stabilmente le redini del governo cittadino per un trentennio. Sotto la famigli dei Medici si avviò la costruzione della splendida Firenze rinascimentale.
 L’ESPANSIONE TERRITORIALE: la politica fiorentina verso l’esterno divenne dinamica ali inizi del 400, dopo lo spavento provato dinanzi alla minaccia viscontea. Conquistò Pisa e Livorno, raggiungendo do sbocco al mare e acquistando dimensioni regionali.
3.6 LO STATO PONTIFICIO
Nei territori tra Roma e la Romagna, l’autorità politica non aveva mai avuto un gran potere.
 L’AVVENTURA DI COLA DI RIENZO: la situazione peggiorò durante la “cattività avignonese” del Papato. Cola di Rienzo era un cittadino di Roma, che nel 1347, con l’appoggio di milizie popolari, fu eletto tribuno della città. Egli vagheggiò la restaurazione imperiale di Roma e si propose di fare dell’urbe la capitale di un’Italia riunificata. Egli instaurò un governo sempre più personale e alla fine fu cacciato. Successivamente fu ucciso.
4 - L’UMANESIMO E IL RINASCIMENTO
4.1 L’UMANESIMO E GLI UMANISTI
Quali furono le idee principali che gli umanisti ricavarono dallo studio dell’antichità classica?
Il termine Umanesimo deriva da humanae litterae, espressione con la quale si designavano gli studi letterari e filosofici. Gli umanisti furono coloro che si occuparono di questi studi.
 IL RECUPERO DEI CLASSICI LATINI: tra il 14-15° sec. la passione per l’antichità, fu all’origine di una fortunata attività di ricerca e di ritrovamento d’opere che da vari secoli non erano più note. Significative furono le scoperte di Poggio Bracciolini (opere di Lucrezio, di Quintiliano, di Cicerone…). Il risultato dell’intensa attività di ricerca fu che il patrimonio delle opere latine conosciute allora, è lo stesso di quelle che noi conosciamo adesso.
 IL METODO FILOLOGICO: gli autori classici erano stati consultati anche nel Medioevo, ma in quel periodo furono loro attribuite riflessioni incompatibili con l’epoca in cui gli autori classici erano vissuti. Adesso, gli umanisti scoprirono, attraverso la filologia, la storicità delle opere umane. La filologia mirava a ricostruire criticamente i testi e ad eliminare da loro aggiunte e falsificazioni. Scaturirono nuovi orientamenti culturali, quale l’ammirazione per i valori della classicità. La filologia è la “filosofia” dell’Umanesimo. Essa fece aprire gli occhi degli uomini su mondi diversi, quali quello greco e quello latino. Gli umanisti, inoltre, s’ispirarono agli autori classici.
 LA LEZIONE DEI CLASSICI: lo scrupolo filologico con cui si smantellarono credenze ed opinioni fin lì pigramente accettate e ripetute si estese in ogni direzione. La lezione dei classici insegnò un più aperto atteggiamento verso la vita terrena e favorì la riconciliazione dell’uomo con il mondo esteriore. Tra il 15-16° sec. vi fu un ampliamento degli interessi conoscitivi verso l’indagine naturalistica, vennero rivalutate la famiglia, le professione e la politica.
4.2 ASPETTI DELLA CIVILTA’ UMANISTICA E RINASCIMENTALE
In che modo si realizzò il rinnovamento nelle arti, nelle scienze, nella riflessione pedagogica e storica?
* UMANESIMO E RINASCIMENTO: il termine Rinascimento non simboleggia un’unica realtà ed è quindi in pratica impossibile dare una definizione corretta ed assoluta di questo termine.
* IL CARATTERE COMPLESSO DELLA CIVILTA’ UMANISTICO-RINASCIMENTALE: a livello storico tra il 400/500 crolleranno le “libertà politiche” in Italia, mentre a livello culturale nuove inquietudini attraversarono l’umanesimo e il Rinascimento (riflessioni sugli uomini, sul destino…). Il quadro d’insieme è mutato rispetto al Medioevo: ora l’uomo occupava una sua centralità. L’uomo aveva il compito di interrogare se stesso, di trarre lezione dalla storia… e nel farlo acquistavano significato esemplare le forme espressive della classicità.
* LE ESPERIENZE LETTERARIE: ricordiamo: “Il Morgante” di Luigi Pulci, “Orlando furioso” di Ludovico Ariosto, il “Galateo” di Giovanni della Casa.
* LE SCIENZE NATURALI: le attuali “Scienze della natura” erano allora comprese nella “filosofia naturale”. In quest’ambito ricordiamo Niccolò Copernico e Andrea Vesalio.
* LE ESPERIENZE PEDAGOGICHE: l’educazione ebbe molta attenzione da parte degli umanisti. Guarino da Verona, propose un’educazione basata sulla libera formazione umana e sulla conoscenza dei classici; essa era articolata in elementare, grammatica e retorica. Vittorino da Feltre, ottenne che la scuola, detta Giocosa, fosse aperta anche ai giovani di famiglie meno abbienti. Vanno ricordate, oltre a queste, anche le scuole d’interesse “pratico” (botteghe d’abaco e quelle d’artigiani ed artisti).
* LA RIFLESSIONE POLITICA: in quest’ambito ricordiamo le riflessioni di Machiavelli e Guicciardini. Essi affermarono che per fondare e reggere uno stato si richiedono al principe prudenza, scaltrezza, decisione e durezza, cioè di non cedere alle debolezze degli uomini. L’agire dell’uomo in questo campo, può essere giudicato solo in funzione della congruità dei mezzi adoperati rispetto alle finalità perseguite.
4.3 L’UMANESIMO EVANGELICO
Quali esiti ebbe la filologia applicata ai testi sacri e alla tradizione cristiana?
La filologia fu applicata anche ai testi sacri. L’umanesimo cristiano ebbe come maggior rappresentante Erasmo da Rotterdam. All’inizio del 500 si pensava che si potesse arrivare ad una riforma della Chiesa, ma in realtà non fu così.
 IL TEMA RELIGIOSO IN ALCUNI UMANISTI: Lorenzo Valla associò il concetto epicureo del piacere, a quello cristiano di beatitudine. Lui sostiene che la natura è sempre opera di Dio e che l’uomo non deve cercare di modificarsi. Niccolò Cusano ritiene che all’uomo non è dato avere conoscenza piena delle cose divine. È però, soprattutto grazie a Marsilio Ficino, che gli umanisti giunsero a ritenere possibile il dialogo tra cristianesimo e classicità e a credere nell’instaurazione di una pace religiosa universale.
 L’ESPERIENZA D’ERASMO: gli intellettuali che avviarono il tentativo di rinnovare il cristianesimo e la società cristiana attraverso un ritorno allo spirito del Vangelo, si rifecero ai principi dell’Umanesimo. Tra questi ricordiamo Erasmo da Rotterdam, che si dedicò all’impresa di restaurare il pensiero cristiano riconducendolo alla lettera umanisticamente ritrovata delle Sacre Scritture. Egli criticò il comportamento dei religiosi, e propose una riforma della società cristiana attraverso l’ideale di una vita vissuta come testimonianza di fedeltà da Cristo. Erasmo ebbe tre repulsioni: l’oscurantismo (= ostilità al progresso); il paganesimo e il giudaismo.
 L’ESPERIENZA DI MORE: Thomas More, com’Erasmo, criticò la società del suo tempo e lo fece nella sua opera Utopia.
4.4 LA CULTURA ITALIANA IN EUROPA
In quali forme si esercitò l’influenza italiana nella cultura e nell’arte del rinascimento europeo?
 I PRINCIPALI CENTRI DELL’UMANESIMO EUROPEO: nel 1530 fu creato una nuova istituzione culturale, il college des lecteurs royaux. Inizialmente vi furono impartiti 3insegnamenti di greco, due d’ebraico e uno di matematica. Successivamente vennero a formarsi delle scuole umanistiche un po’ ovunque.
 L’INFLUENZA ITALIANA: riguardo ai generali aspetti della cultura e dell’arte, l’influenza italiana operò sia dal punto di vista intellettuale (neo - platonismo fiorentino), sia attraverso i mercanti, gli artigiani, gli artisti. Nel 500, sono molti gli italiani che lavorano presso signori stranieri. Degli italiani si ammiravano l’abilità, la diplomazia, il bonton, l’arte.
4.5 L’INVENZIONE DELLA STAMPA
In che modo la stampa influenzò il lavoro degli intellettuali?
 GLI ANTENATI DELLA STAMPA: in Cina erano note fin dal 6° sec. tecniche per riprodurre scritti e disegni, inchiostrando matrici in rilievo utilizzando la carta (xilografie), tecniche che arrivarono in Europa solo nel 14° sec.. Questo sistema tuttavia presentava dei grossi difetti e quindi gran parte della produzione di libri era ancora affidata agli amanuensi.
 LA NASCITA DELLA STAMPA MODERNA: il fondatore dell’arte tipografica moderna è Gutenberg, che ebbe il merito di applicare alla stampa i caratteri mobili. Erano così risolti molti inconvenienti (quali gli errori), ma ne restava uno (per stampare una sola pagina servivano molti caratteri); questo problema fu risolto da Gutenberg con la “funzione a ripetizione”. Il primo libro prodotto con questo metodo fu la Bibbia.
 LA PRIMA PRODUZIONE TIPOGRAFICA: ora si producevano più libri e a prezzi più bassi. Inizialmente tipografo, editore, fonditore di caratteri, erano la stessa persona; successivamente queste funzioni si specializzarono. Le possibilità di profitto offerte dall’industria del libro ne favorirono i rapidi progressi e le dettero spesso un precoce carattere capitalistico.
 LA STAMPA E LA NUOVA CULTURA: la stampa determinò la diffusione e il consolidamento degli orientamenti della nuova cultura. La stampa assicurò ai libri nuovi un’ampiezza e una rapidità diffusione mai visti prima. Con la stampa si accrebbe il numero di lettori, la circolazione d’idee, determinò l’opinione pubblica, tanto che i poteri politici intrapresero le censure e modificarono lo stile di lavoro degli intellettuali.
- prima della stampa, l’intellettuale aveva a disposizione pochi libri; successivamente all’invenzione della stampa, aveva a sua disposizione molti libri, individuabili attraverso cataloghi e rassegni bibliografiche. Inoltre la stampa permette di accompagnare alle parole scritte le illustrazioni.
La stampa eliminò il pericolo che i libri andassero perduti. Inoltre la messa in circolazione di dizionari, cronologie, tavole illustrate, rese stabile e standardizzata la conoscenza del mondo antico, latino, greco ed ebraico. Inoltre la sicura conoscenza di quanto già stato fatto, favoriva la produzione del nuovo.

6- LE SCOPERTE GEOGRAFICHE
6.1 LE SCOPERTE GEOGRAFICHE
Quali furono le grandi scoperte geografiche e quali motivazioni furono alla base di esse?
 LE SPEDIZIONI DEI PORTOGHESI: agli inizi del 400 dal Portogallo erano partite spedizioni che avevano fatto rotta verso le coste africane, con la speranza di raggiungere però l’India (terra ricca). Nel frattempo i Genovesi erano stati espulsi dalle loro basi nell’Egeo, a Costantinopoli e nel mar Nero mentre i Veneziani non avevano perduto i loro scali. I portoghesi si spinsero fino ali Golfo di Guinea, dove trovarono l’oro. Negli empori che furono costruiti lungo le coste, si commerciavano anche l’avorio e gli schiavi (in cambio, per questi, era data alle popolazioni locali merce scadente di vario genere).
 L’OPERA DI ENRICO IL NAVIGATORE: i principi portoghesi sostenevano e finanziavano queste spedizioni. Il principe Enrico venne chiamato “il Navigatore” in quanto aveva fondato scuole e reclutato personale specializzato di altri paesi. Con Giovanni 2° i portoghesi penetrarono nell’interno dell’Africa e con B. Diaz superarono l’estrema punta meridionale del continente. Si pensava che si poteva raggiungere l’India circumnavigando l’Africa e così partì una nuova spedizione con a capo Vasco de Gama.
 LE INIZIATIVE SPAGNOLE: con l’espulsione dei musulmani dalla penisola Iberica (1492), anche gli spagnoli avevano imboccato la via degli oceani. Il Portogallo si rifiutò di finanziare una spedizione in India e così, il genovese Cristoforo Colombo, nel 1492 aprì le porte del Nuovo Mondo.
 IL VIAGGIO DI COLOMBO: Colombo ottenne dai sovrani spagnoli i poteri e i riconoscimenti personali che la monarchia portoghese non gli conferì; egli partì così da Palos, si fermò un po’ nelle isole Canarie e raggiunse il Nuovo Mondo. Passarono degli anni prima che si capisse però che le terre scoperte non erano l’avamposto dell’Asia ma una terra nuova.
 L’ACCORDO ISPANO-PORTOGHESE: quando Colombo tornò in Europa tra Spagna e Portogallo si aprì un conflitto circa i rispettivi diritti sulle nuove terre. L’accordo fu trovato prima con la Bolla Inter (di papa Alessandro 6°) e poi con il Trattato di Tordesillas del 1494: i Portoghesi ottennero che il loro confine di proprietà fosse a 370 leghe ad ovest delle Isole del Capo Verde, vedendo così riconosciuti i loro diritti sul Brasile.
 ALTRE ESPLORAZIONI IN AMERICA: Colombo e gli spagnoli continuarono la scoperta delle terre degli arcipelaghi caraibichi del Centro America; un italiano, Caboto, nel 1497 raggiunse il litorale nordamericano e nel 1500 il portoghese Cabral, arrivò alle coste del Brasile. Amerigo Vespucci esplorò il Sud America e chiarì che non si trattava dell’Asia. Così, dal suo nome, il nuovo continente venne chiamato America.
 LA CIRCUMNAVIGAZIONE DEL GLOBO: nel 1513, fu avvistato il Pacifico: ora l’obiettivo era quello di trovare il passaggio tra l’Atlantico e questo nuovo oceano. Ferdinando Magellano individuò lo stretto che ancora porta il suo nome, e raggiunse l’Asia. Magellano morì in uno scontro con le popolazioni indigene ma una sua nave riuscì a far ritorno in Spagna, doppiando il Capo di Buona Speranza. Era così stato compiuto il primo periplo intorno al mondo.
 MOTIVAZIONI DELLE SCOPERTE: non si sa quali sono i fattori che resero possibili queste scoperte.
 MOTIVAZIONI ECONOMICHE: queste motivazioni sono importanti.
 MOTIVAZIONI RELIGIOSE: erano di due tipi: si voleva diffondere il cristianesimo e si voleva combattere l’Islam.
 MOTIVAZIONI CULTURALI: si pensava che i geografi e i cartografi umanisti convinsero Colombo che la terra fosse rotonda, ma questo si sapeva già da tempo; si pensava però che il viaggio per raggiungere l’Asia fosse troppo lungo, siccome era senza possibili tappe. Però Colombo partì da calcoli errati e ritenendo che il viaggio sarebbe stato più breve del previsto: il caso volle che la terra vicina ci fosse davvero, solo che non era l’Asia ma l’America.
 REQUISITI TECNICI: per rendere possibili le scoperte occorrevano delle capacità tecniche. Furono migliorate le conoscenze dei venti e delle correnti, l’uso delle velature e furono costruiti degli scafi.
 LE NAVI: le navi usate sulle rotte oceaniche sono riconducibili alla caracca, al galeone e alla caravella, e sono degli incroci tra le marinerie mediterranee e quelle nordeuropee. Inoltre a bordo delle navi vi era la presenza di pezzi di artiglieria.
 GLI STRUMENTI NAUTICI: ricordiamo l’uso della bussola (già nota dal 300) e lo sfruttamento degli alisei e dei monsoni.
 NUOVA MENTALITA’: i marinai dovettero abituarsi a navigare per giorni senza la vista della terra, in balia di venti e correnti sconosciuti e imprevedibili.
6.2 LE CIVILTA’ PRE-COLOMBIANE
Quali erano le civiltà esistenti nel continente americano prima dell’arrivo degli europei e quali erano i caratteri delle principali di esse?
 LE ORIGINI DELLE POPOLAZIONI AMERICANE: i progenitori di questi popoli erano giunti molto probabilmente dalle steppe della Siberia asiatica in successive migrazioni risalenti almeno a 30.000-40.000 anni fa. Essi rimasero isolati in America in quanto il lembo di terra da dove vi erano arrivati, era stato sommerso da acqua. Così alcuni di queste popolazioni si spostarono nel Messico (antenati di Maya e Aztechi), altri si spinsero a sud ….
 LE PRIME SOCIETA’ AMERICANE: la trasformazione dei cacciatori nomadi in pueblos (popolazioni stanziali dedite all’agricoltura), avvenne lentamente. Le civiltà dei Maya, degli Inca e degli Aztechi nacquero dal ricco sostrato di esperienze compiute dalle popolazioni vissute in precedenza nelle rispettive aree di insediamento e poi scomparse.
 CARATTERI DELLE CIVILTA’ PRECOLOMBIANE: le società precolombiane erano società gerarchiche e teocratiche. Il potere politico era connesso con quello religioso: presso i Maya vi era un élites sacerdotale, presso gli Aztechi il regno era guidato dall’aristocrazia guerriera; presso gli Inca vi era un Impero accentrato. Non si conoscevano animali da traino; i sacerdoti maya compivano dei riti sacrificali; dalla capitale Inca posta su un altura partivano quattro strade reali; non si conosceva l’aratro; non si conosceva il carro e per moneta si usavano chicchi di cacao o conchiglie. Nonostante tutto vi erano dei grandi centri commerciali, come Tenochtitlàn.
 LE CITTA’ MAYA: I Maya diedero vita alla civiltà più antica. Essi si stabilirono nel Guatemala e bello Yucatàn, dove sorsero le città del periodo classico. Erano dei luoghi di culto, sede degli organi del governo e in certi giorni diventavano centri di scambio commerciale. Intorno alla città monumentale si estendeva quella residenziale; seguivano i campi frazionati e poi la foresta. I Maya si organizzarono in città – stato. La guida politica era tenuta dai sacerdoti. Professavano una religione di tipo animistico.
 SCRITTURA E CALENDARIO: praticavano la scrittura geroglifica, su pietra. Nel computo del tempo i sacerdoti maya ottennero risultati sorprendenti. I calendari erano di3 tipi: lunale, civile e sacrale. L’anno civile era di 365 gg (18 mesi da 20 gg + 5 gg vissuti con angoscia).
 LE TRASFORMAZIONI DEL 10° SECOLO: nel 10° sec. le popolazioni si trasferirono sull’altopiano settentrionale dello Yucatàn. Sorsero delle nuove città sotto forma di principati. Vi fu una emancipazione del potere civile da quello sacerdotale. Le città avevano mura difensive e anche in centro vi erano i palazzi signorili. Tuttavia il sistema delle città - stato rimase fragile. In questa situazione di debolezza politica sopraggiunsero gli spagnoli.
 IL TERRITORIO DEGLI AZTECHI: il centro degli Aztechi fu la fertile valle intorno al lago salato Texcoco (dove ora c’è Città del Messico). Fino al 9° sec. si sviluppò la raffinata e pacifica civiltà di Teotihuacàn. Poi vi si insediò il popolo guerriero dei Toltechi.
 L’ORGANIZZAZIONE POLITICA AZTECA: gli Aztechi giunsero a nord alla fine del 12° sec., si impadronirono di tutta la regione e si estesero verso sud, fino al mare. La loro capitale sorgeva in mezzo al lago. Quando divenne sovrano Montezuma 2°, essa era un città ricca e fiorente. Il potere era in mano ai nobili di ascendenza guerriera ed era esercitato dal Consiglio dei Quattro (capo per gli affari della tribù, il sommo sacerdote, il controllore dei mercati, il comandante dell’esercito).
 RELIGIONE: gli Aztechi veneravano diversi dei.
 IL TERRITORIO DEGLI INCA: sotto il regno di Capac (1493-1527), il regno inca era molto esteso, diviso in 4 regioni e aveva come centro la capitale Cuzco. Prima dell’arrivo degli Spagnoli Capac morì e si aprì una contesa per la successione tra i suoi due figli.
 IL SISTEMA POLITICO: gli Inca realizzarono un potere statale che riunificava le varie realtà etniche e dove la produzione e la distribuzione della ricchezza era organizzata. Il problema politico fu risolto da un rigido accentramento e dal culto dell’imperatore (Inca unico) che rappresentava il Dio Sole. Gli uomini (25/50 anni) e le loro famiglie erano raggruppati in centurie, che erano controllate da funzionari statali. Alla base della piramide vi erano le comunità ayllu e ai vertici vi erano i governatori delle quattro regioni, che collaboravano con l’imperatore. La struttura economica era regolata dalla reciprocità e dalla redistribuzione.
 ECONOMIA E SOCIETA’: nella civiltà Inca vi erano attività diversificate. La proprietà della terra era divisa in 3 parti: una all’Inca unico (imperatore), una al Dio Sole, e la terza era delle comunità. Non vi era la moneta e il tributo dovuto all’Inca unico, era di 3 tipi: il lavoro collettivo, la mita (lavori pubblici), la lavorazione di lana e cotone. I prodotti finiti erano restituiti dall’Inca ai sudditi in caso di necessità (redistribuzione). Per le strade che univano le 4 regioni vi erano dei corrieri e delle stazioni che permettevano all’Inca di avere sempre tutto sotto controllo.
 LA RELIGIONE: la divinità suprema era il Sole. Poi era venerato il dio legato alla terra, all’acqua e alle coste (Viracocha).
6.3 LA CONQUISTA DELL’AMERICA CENTRALE E MERIDIONALE
Come avvenne la conquista europea dell’America centrale e meridionale?
* LE RAGIONI DI UNA CONQUISTA: gli Aztechi e gli Inca non seppero organizzare fin dall’inizio una risoluta e tempestiva difesa militare. Gli europei ebbero dalla loro parte la superiorità militare (armi da fuoco, cavalli…). Inoltre le vittorie degli europei furono facilitate dalle divisioni politiche ed etniche presenti negli imperi precolombiani.
* GLI SPAGNOLI NELLE ANTILLE: per tutti i conquistadores la base di partenza furono le Antille. Una volta che le Antille furono stabilmente occupate, ebbe inizio l’esplorazione dell’America centrale e meridionale.
* LE PRIME CONQUISTE: il primo conquistadores fu Vasco Nùnes de Balboa, che creò un impero sul territorio di Panama (chiamato “Castilla de oro”). Nel 1513 aprì la via d’accesso all’oceano Pacifico, guidando la traversata dell’istmo.
* LA CONQUISTA DEL MESSICO: verso lo Yucatàn meridionale partirono due spedizioni in ricognizione da Cuba (1517/1518), per volontà del governatore: non vennero posti insediamenti militari. Nel 1519 ve ne fu una terza, con a capo Cortés, nel golfo del Messico, e questa volta si era intenzionati a costruire un impero e a rompere col governatore. Infatti arrivò alla capitale Azteca, volse a suo favore i tributi e con Montezuma 2° e il suo popolo sfruttò il mito di Quetzalcoatl, riuscendo a tenere vivo il dubbio sulla vera natura degli Spagnoli. Montezuma, immobilizzato da presagi e da profezie, decise di inviare ambasciatori con munifici doni e di attendere. Intanto Cortés si fece degli alleati ma quando scoprì un complotto fece una strage di indios. Sull’altare del più antico tempio dedicato a Quetzalcoatl, fu posta l’immagine della nuova divinità dei vincitori: la Madonna con il bambino. Successivamente giunse notizia che la guarnigione spagnola fosse stata attaccata da nobili indigeni e Cortés, temendo di rimanere bloccato, prese Montezuma 2° come ostaggio. Po Cortés dovette allontanarsi per affrontare le truppe spagnole del governatore, inviate per arrestarlo e la città indigena si ribellò. Rientrato in città Cortès cercò di difendersi usando Montezuma, che comunque venne lapidato. Nel 1520 gli Spagnoli dovettero abbandonare la città. Cortès ritentò la conquista del Messico ed ebbe anche il vaiolo come alleato. Gli Aztechi resistettero a lungo, ma alla fine furono annientati.
* LA SOTTOMISSIONE DEI MAYA: dopo la conquista del Messico, gli spagnoli procedettero a quella del Guatemala e dello Yucatàn (1523), appartenenti ai Maya. Questa volta l’occupazione fu meno difficile.
* LA CONQUISTA DEL PERU’: la conquista del Perù partì da Panama e fu guidata da Francisco Pizarro e Diego Almagro. Pizarro, dopo aver visto le pareti in oro del tempio dedicato al dio Sole, si fece dare dal re il tiolo di governatore. Poi, con Almagro e Valverde, cominciò a inoltrarsi nel territorio. Per la conquista Pizarro puntò soprattutto sull’Inca unico, che alla fine venne ucciso. Molti indios vennero sterminati.
6.4 L’ESPANSIONE COLONIALE SPAGNOLA NELL’AMERICA MERIDIONALE
Quali furono i connotati della conquista coloniale?
 DALLA CONQUISTA ALLA COLONIZZAZIONE: nel 1556 i termini “conquista” e “conquistatori” vennero ufficialmente sostituiti con quelli di “scoperta” e di “colonizzatori”.
 GLI INSEDIAMENTI DEGLI SPAGNOLI: gli insediamenti spagnoli non erano ben collegati tra loro e ciò fece si che i costi di trasporto rimanessero altissimi, compromettendo certe possibilità di sviluppo. Una delle principali cure della Spagna fu quella di fondare delle città, che avevano le funzioni di inquadramento limitare ed amministrativo del territorio circostante.
 UN’AMERICA MULTIRAZZIALE: la colonizzazione del nord America procedeva lentamente mentre quella del centro sud era avvenuta improvvisamente. Al centro sud per far fruttare terre e miniere furono usati come mano d’opera gli indigeni e successivamente ne fu importata altra dall’Africa. Si delineò così un America multi razziale.
 LA PIRAMIDE SOCIALE: ai vertici della società vi erano dei funzionari che volevano sfruttare al massimo l’America; poi vi erano i discendenti dei primi conquistatori che impedirono agli Ebrei di immigrare nelle colonie e favorirono l’arrivo di Spagnoli, denominati creoli. Gli spagnoli diventarono proprietari delle grandi haciendas agricole. Alla base della società vi erano gli indios (usati come lavoratori dei campi e delle miniere); poi vi erano gli indios bravos che sopravvivevano in piccole comunità sulla cordigliera andina.
 GLI INTERVENTI DELLA CORONA SPAGNOLA: durante la prima fase di conquista la corona Spagnola emanò le leggi di Burgos (1512) con cui si voleva abolire la schiavitù e salvaguardare gli indigeni (lingua e cultura); ma in realtà non fu così. Quello degli schiavi era un vero commercio con licenze e contratti di monopolio (asientos). Gli schiavi vivevano in condizioni disumane. Ai livelli intermedi della gerarchia vi erano i sanguemisti: mulatti e meticci.
 GLI ORGANI CENTRALI DELLA AMMINISTRAZIONE SPAGNOLA: dal punto di vista amministrativo le Indie erano considerate proprietà dei re di Castiglia come diceva la Bolla di papa Alessandro 6° (1493). Dal 1503 esisté a Siviglia la Casa de Contractaciòn, che si occupava delle relazioni marittime e commerciali tra il Vecchio e il Nuovo mondo. Poi fu istituito il Consiglio delle Indie, che si occupava ed emanava disposizioni alle colonie.
 L’AMMINISTRAZIONE COLONIALE: in America il potere del re era esercitato dalle audiencias e dai vicereami. Le audiencias avevano potere giudiziario ed amministrativo. I viceré comandavano le truppe spagnole e vigilavano la politica verso gli indigeni e questioni religiosi. Alle loro dipendenze vi erano i capitani generali affiancati dalle audiencias locali. Le città erano amministrate da un consiglio (cabildo).
 L’ORGANIZZAZIONE ECONOMICA: le colonie dovevano cercare di raccogliere maggior ricchezza possibile. E le colonie smerciavano a prezzi di monopolio i prodotti iberici (olio e vino). Le terre occupate erano date dal re agli occupanti sotto il nome di encomiendas (1/5 del rendimento doveva essere dato al re). La conquista e le encomiendas portarono l’instaurarsi di una aristocrazia latifondista, dove la ricchezza veniva sperperata solo a vantaggio dei commercianti iberici.
 I METALLI PREZIOSI: gli spagnoli erano soprattutto interessati alla ricchezza mineraria della regione.
 IL RUOLO DELLA CHIESA: la croce fu il simbolo sotto cui si svolge la conquista. L’azione della Chiesa portò alla conversione degli indios al cattolicesimo.
 L’AZIONE DEI GESUITI: ruolo importante nella conversione ebbero gli ordini religiosi e soprattutto i Gesuiti. Questi fecero anche delle missioni (reduciones) dove gli indios lavoravano e abitavano in piccoli centri. L’opera dei gesuiti terminò dopo il trattato tra Spagna e Portogallo nel quale vennero cedute queste terre al regno Lusitano. Alcuni Indios resistettero al cedimento delle terre e furono appoggiati da alcuni padri: fu così che i gesuiti vennero espulsi dall’America e l’ordine fu soppresso.
6.5 L’ESPANSIONE COLONIALE PORTOGHESE
 I PORTOGHESI IN ASIA: dopo che Diaz ebbe raggiunto l’estremità meridionale dell’Africa il Portogallo organizzò una spedizione verso l’India (De Gama). Nel 1500 partì una flotta che scoprì le coste del Brasile e raggiunse le coste dell’India, dove fu stabilita una colonia commerciale. Successivamente partì un’altra spedizione con la quale si sconfisse il sultano d’Egitto. Vi fu una supremazia portoghese per un po’ di tempo. Alla fine del 1520 i portoghesi raggiunsero anche le isole indonesiane, la nuova Guinea e la Cina.
 UN IMPERO COMMERCIALE: il commercio delle spezie diventò un monopolio portoghese. L’impero portoghese in Asia era di tipo commerciale in quanto voleva commerciare beni prodotti dagli indigeni o sfruttare le piccole isole dove si producevano spezie.
6.6 VECCHIO E NUOVO MONDO A CONFRONTO
* I CONTRIBUTI DELLA ANTROPOLOGIA E DELLA ETNOSTORIA: dato che mancavano testimonianze dirette dei vinti circa gli effetti prodotti dalla conquista, gli storici hanno ritenuto opportuno avvalersi degli apporti dell’antropologia e dell’etnostoria. Queste due discipline consigliano di non spiegare il successo riportato da un numero ristretto di Europei su migliaia di indios sulla base della pura distinzione tra popoli primitivi e popoli civilizzati ed invitano a considerare anche altri elementi (mentalità…).
* LA CONCEZIONE CICLICA DEL TEMPO: era tipica delle civiltà centro americane e peruviane ed aveva favorito nella comune mentalità degli uomini la disponibilità a pensare ai regni e degli imperi sotto il profilo di una nascita, di uno sviluppo, di un termine.
* IL RITORNO DEGLI ANTICHI DEI: la mentalità collettiva credeva al ritorno degli antichi dei e questo era alimentato dalla tradizione sacerdotale che riguardava il mitico dio civilizzatore che aveva assunto le sembianze umane di un re. Così quando gli Spagnoli arrivarono da dove sarebbe dovuto ritornare il loro dio, molti indios rimasero paralizzati a causa del dubbio sulla possibile natura divina degli spagnoli.
* LA REAZIONE PSICOLOGICA DELLA CONQUISTA: la conquista fu vista dagli indigeni come un evento traumatico e di perdita. Così la colonizzazione fu vista con rassegnazione e ciò spiega anche il crollo demografico (aumento della mortalità, diminuzione della natalità).
* ACCULTURAZIONE O DESTRUTTURAZIONE?: acculturazione indica il lento processo di interazione attraverso il quale il modello più debole di civiltà si riorganizza nello scambio con più forte. Destrutturazione evidenzia il fallimento di quel medesimo processo, dato che gli elementi delle precedenti civiltà si mantengono nel successivo contesto solo come frammenti e schegge disarticolate. Nel rappresentare la colonizzazione si preferisce usare il termine destrutturazione.
* CATTOLICESIMO E RELIGIONI INDIGENE: in materia religiosa le due cultura si integrarono lentamente, con lo sviluppo del meticciato. Ci furono dei missionari che parlarono a favore dei vinti; i Gesuiti si sforzarono di comprendere i costumi e le usanze degli indigeni, ma al tempo della conquista lo spirito di crociate contro gli infedeli ebbe il sopravvento sull’evangelizzazione.
* INQUIETANTI INTERROGATIVI: gli europei si porsero delle domande riguardanti l’origine degli indiani, la loro natura, i loro usi e costumi, le loro pratiche religiose e la loro organizzazione politica. A consentire le acquisizioni teoriche più rilevanti, non furono tanto i Maya, gli Aztechi e gli Inca, ma i selvaggi, i cosiddetti homines sylvestres, gli indigeni che, pur non avendo leggi, vivevano in società.
* IL DIBATTITO SUI SELVAGGI IN EUROPA: nel 16° / 18° sec., in Europa si sviluppò un dibattito sulle risposte ai vari quesiti dell’epoca della conquista fino all’età dell’Illuminismo. Vi erano diverse opinioni riguardanti gli indigeni: chi li difendeva e chi gli andava contro…. Per tentare di risolvere il contrasto tra le opposte tesi circa la riduzione in schiavitù degli indigeni, fu nominata una commissione di teologi e gi giuristi, che però non riuscì a prendere alcuna decisione, a causa del peso esercitato sulla questione da molteplici interessi di natura politica ed economica.
* IL DIBATTITO SUL RAPPORTO TRA STATO E SOCIETA’: tra il 500/700 vi fu un dibattito che riguardò i fondamenti della vita religiosa e politica. Una delle più importanti questione fu quella del rapporto società – Stato.
* LE ACQUISIZIONI CULTURALI: con tutti questi eventi, gli Europei divennero coscienti che nel mondo vi sono delle “diversità” (religione, cultura, lingue, morale, tradizioni, usi…).

7- POPOLAZIONE ED ECONOMIA IN EUROPA NEL XVI SECOLO
7.1 SITUAZIONE E COMPORTAMENTI DEMOGRAFICI
Qual’era la situazione demografica in Europa agli inizi dell’età moderna?
 LA RIPRESA DEMOGRAFICA: nel Cinquecento si ebbe un deciso aumento della popolazione e la crescita proseguì, in maniera peraltro assai rallentata e differenziata, anche nel secolo successivo. Il progresso demografico andò di pari passo con la ripresa economica delineatasi a partire della metà del Quattrocento. Essa fu dovuta all’aumento della produttività agricola, alla crescita di nuove attività economiche, alle occasioni offerte dalle scoperte geografiche.
 UNA CRESCITA CONTENUTA: i tassi della crescita demografica europea rimasero però attestati su livelli di gran lunga inferiori a quelli consentiti dalle mere potenzialità riproduttive delle popolazioni e a quelli registrati in altre regioni del mondo.
 LA MORTALITÀ INFANTILE: il parto, pur svolgendosi di solito sotto il controllo delle levatrici o di altre donne esperte, era un momento ad alto rischio sia per la madre sia per il nascituro. Carenze igieniche ed alimentari erano poi al primo posto nella mortalità dei piccoli, ma un peso importante lo aveva anche il tragico e diffuso costume dell’infanticidio.
 LE MALATTIE: alcune malattie medievali, come la lebbra, erano praticamente scomparse, ma altre, come la peste, si erano stabilmente installate in Europa ed altre ancora, come la sifilide, vi fecero la loro comparsa a seguito dell’incontro con le popolazioni americane.
 LA MEDICINA: la medicina dell’epoca era attestata sulle antiche teorie umorali, per cui l’intervento terapeutico consisteva solitamente nel favorire con purghe e salassi l’espulsione degli umori eccedenti. Inoltre essa era ostacolata nel suo sviluppo dal permanere di una rigida divisione tra la figura professionale del medico-fisico, studioso di formazione universitaria, socialmente stimato e lautamente pagato, ma dotato di una preparazione soltanto teorica, e quella del barbiere-chirurgo, cui spettava intervenire direttamente sul corpo del paziente.
 L’AZIONE DEI POTERI PUBBLICI: i risultati più consistenti nella lotta contro le epidemie vennero dai progressi compiuti nel campo della pubblica amministrazione dagli Stati, alcuni dei quali si dotarono fin dal XV secolo di uffici di sanità, col compito specifico di emanare regolamenti igienico-sanitari e di operare controlli di carattere preventivo. Dalla loro azione dipesero l’adozione sistematica della pratica della quarantena nei confronti dei sospetti portatori di contagio e l’istituzione dei lazzaretti nei quali ricoverare i malati contagiosi.
 IL MATRIMONIO RITARDATO: il fattore che inibì una eccessiva crescita demografica delle popolazioni europee sembra essere stato il permanere della natalità a livelli contenuti. Ciò non dipese evidentemente da un ricorso sistematico a pratiche anticoncezionali (proibito da tutte le Chiese), ma dall’età media dei matrimoni che si mantenne piuttosto elevata rispetto all’età della maturazione sessuale. La procrastinazione delle nozze dipendeva in primo luogo dal fatto che sposarsi significava metter su casa e questo non era possibile finché i giovani non avevano messo da parte qualcosa o nono erano venuti in possesso delle proprietà dei genitori.
 LA FAMIGLIA: il modello dominante in gran parte dell’Europa nella prima età moderna era quello “nucleare” e “neoresidenziale”: i giovani che si sposavano, specialmente in ambente popolare e contadino, non andavano ad abitare coi genitori e a formare grandi famiglie patriarcali, ma si stabilivano per conto proprio. Invece nelle famiglie patrizie, deve si cercava di trasmettere da una generazione all’altra il patrimonio, il titolo e la dimora della casata, prevalevano modelli d’altro tipo, con matrimoni combinati in tenera età e residenza della giovane coppia nel palazzo di famiglia. Allora la famiglia era essenzialmente un’unità di produzione. Il luogo di lavoro coincideva di regola con il luogo di abitazione.
7.2 L’AUMENTO DEI PREZZI
In che cosa consisté e da che cosa fu provocato il rialzo dei prezzi verificatosi in Europa nel Cinquecento?
➢ L’INFLAZIONE CINQUECENTESCA: nel XVI secolo si verificò in Europa un generale rialzo dei prezzi. L’aumento fu più consistente nei paesi dell’Europa occidentale, in primo luogo in Spagna, e fu più sensibile sui prodotti di largo consumo.
➢ LA SPIEGAZIONE “METALLISTICA”: il livello generale dei prezzi è direttamente proporzionale alla quantità di moneta disponibile ed alla sua velocità di circolazione e che, essendo allora le monete correnti coniate in oro e in argento, un aumento della disponibilità do questi due metalli, poté innescare un processo inflazionistico.
➢ UNA SPIEGAZIONE DIVERSA: oggi si ritiene che sia stato decisivo l’aumento complessivo della domanda di beni, dovuto alla crescita demografica e ai più alti livelli di consumo, non accompagnato da un equivalente aumento della produzione e dell’offerta.
➢ I RIFLESSI SULLA SOCIETÀ: come sempre accade nei periodi di inflazione, risultarono svantaggiati tutti coloro che avevano introiti fissi o che comunque non erano in grado di accrescerli nella stessa misura e con la stessa rapidità con cui cresceva il costo della vita. Al contrario, trassero benefici tutti quelli che potevano speculare sul rincaro dei prodotti immessi sul mercato.
7.3 L’AGRICOLTURA
Qual era il quadro dell’agricoltura europea?
 LE STRUTTURE AGRARIE: sebbene in tempi e con modalità diverse, la tradizionale divisione delle tenute agricole in una parte signorile, coltivata grazie alle corvées contadine, e in una parte data in affitto era scomparsa dalle campagne dell’Europa occidentale, sostituita dal più mobili rapporti tra proprietari e coltivatori: l’affitto, la mezzadria.
 UNA DIVERSA PARABOLA DEGLI ORDINAMENTI SIGNORILI: nella parte occidentale dell’Europa le ristrutturazioni agrarie del Basso Medioevo avevano portato altresì al restringimento dei poteri signorili: essi sopravvivevano nell’esercizio della giustizia “bassa” e delle funzioni di polizia, nella riscossione delle decime e delle imposte, nel monopolio di determinate attrezzature, nel godimento esclusivo dei diritti di caccia. Assai diversa era la situazione nelle campagne nell’Europa orientale, dove prevalevano rapporti sociali marcatamente feudali, con l’asservimento dei contadini, l’obbligo di residenza, le corvées.
 LA CRESCITA DELLA PRODUZIONE AGRICOLA: durante il XVI secolo l’agricoltura europea fu sollecitata ad accrescere la produzione dall’espansione demografica e dall’aumento dei prezzi agricoli. La maggiore produzione fu ottenuta dai contadini europei grazie con l’allargamento delle aree coltivate a cereali con disboscamenti e bonifiche.
 LE AREE DELL’INNOVAZIONE AGRICOLA: in alcune zone la maggiore produzione fu dovuta invece a perfezionamenti di tecniche che aumentarono la produttività della terra e del lavoro (Paesi Bassi, Italia settentrionale).
 INTENSIFICAZIONE DEI RAPPORTI COMMERCIALI: un altro elemento di novità nell’agricoltura europea fu la formazione di circuiti di scambio legati ad un’intensificata divisione internazionale del lavoro.
 UNA CRESCITA COMPLESSIVAMENTE LIMITATA: una crescita della produttività del settore agricolo poteva essere ottenuta, e di fatto nel Settecento fu ottenuta, con l’aumento della varietà delle culture e soprattutto con l’espansione dell’allevamento. Nel Cinquecento la via battuta nel settore agricolo conduceva nella direzione opposta: verso l’uniformità cerealicola anziché verso la varietà delle culture.
 LE CONSEGUENZE SULLE SOCIETÀ RURALI: l’aumento della popolazione e la connessa maggior richiesta di prodotti agricoli acrebbero il valore della terra: molti capitali di origine urbana e mercantile furono allora investiti in acquisti fondiari. Infatti i proprietari terrieri, purché non si imitassero a vivere della rendita dell’affitto delle loro proprietà, potevano trarne redditi crescenti. Viceversa peggiorarono le condizioni dei contadini, la cui forza contrattuale era diminuita dalla stessa crescita demografica.
7.4 LE ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
Quali furono le novità manifestatesi nel settore manifatturiero?
 IL SETTORE MINERARIO: la produzione non agricola registrò nel Cinquecento una vistosa espansione. Una forte crescita si ebbe in tutto il settore minerario.
 LE TECNICHE ESTRATTIVE: in quest’epoca si passò dalle miniere “a giorno” allo scavo di gallerie in profondità, risolvendo complessi problemi di sollevamento della terra e di pompaggio dell’acqua. Si introdussero anche forme più moderne di organizzazione del lavoro, con forme più moderne di organizzazione del lavoro, con cicli continui di lavorazione e turni.
 LA METALLURGIA: vennero messe a punto nuove tecniche per la lavorazione dell’argento, del rame e soprattutto del ferro, con l’introduzione degli altiforni.
 LA PRODUZIONE TESSILE: più tradizionale, ma quantitativamente più rilevante, era il settore tessile, che impiegava centinaia di migliaia di lavoratori, sia in opifici urbani talvolta di grosse dimensioni, sia in campagna. Il lavoro era effettuato a domicilio su materia prima fornita da mercanti-imprenditori che poi ritiravano il prodotto finito o semilavorato e lo commercializzavano. Il sistema di fabbrica e quello a domicilio non erano alternativi, ma più spesso complementari.
 L’EDILIZIA: un altro ramo in notevole espansione nel Cinquecento fu quello dell’edilizia, sostenuto dalla crescita demografica e dal successo di nuovi stili di vita che invitavano ad abbandonare o a modificare le antiche dimore.
 ALTRI SETTORI: diverse attività minori furono favorite dalla particolare congiuntura del secolo: erano quelle legate alla produzione di generi alimentari, del cuoio, del legno, del vetro, della ceramica, del sapone, degli strumenti musicali. Ricordiamo in particolare la fabbricazione delle carrozze e le stamperie.
 SOPRAVVIVERE DI ELEMENTI TRADIZIONALI: molteplici aspetti del sistema manifatturiero rimasero legati alla tradizione.
 DIMENSIONI RIDOTTE: le manifatture conservarono di solito dimensioni modeste.
 MODELLI ARTIGIANALI: le lavorazioni avvenivano secondo modelli ancora artigianali, cioè con una ridotta divisione del lavoro e con un impiego limitatissimo di macchine utensili.
 FONTI DI ENERGIA TRADIZIONALI: il lavoro fisico degli uomini e degli animali, l’acqua, il vento, il legno. Nel Cinquecento si ebbe un maggior impiego del carbone, in forni, fornaci, vetrerie.
 REGOLAMENTI CORPORATIVI: la produzione continuò ad essere regolata, nelle città, dagli ordinamenti delle Corporazioni che ne fissavano i criteri e il volume complessivo e miravano a frenare la concorrenza, disincentivando pertanto le innovazioni.
 INSICUREZZA DEGLI INVESTIMENTI: gli investimenti nel settore manifatturiero erano estremamente aleatori a causa delle guerre, dei disordini sociali, delle interferenze imprevedibili e spesso arbitrarie dei poteri pubblici, della carenza di informazioni attendibili e tempestive circa l’andamento dei prezzi sui mercati.
 PENURIA DI CAPITALI: nonostante l’afflusso dei metalli preziosi americani ed il crescente impiego di “monete fiduciarie” sostitutive di quelle metalliche, l’Europa soffriva di carenza di denaro circolante, né c’erano strutture di credito che raccogliessero i risparmi privati e li convogliassero verso investimenti produttivi.
 RISTRETTEZZA DELLA DOMANDA: la stragrande maggioranza della popolazione era troppo povera per accedere in modo regolare al mercato dei manufatti. La maggior parte delle manifatture lavorava perciò per una clientela molto ristretta, la quale esigeva standard qualitativi compatibili più con le lavorazioni artigianali che con sistemi “massificati”.
7.5 IL COMMERCIO E LA FINANZA
Quali furono le nuove caratteristiche delle attività commerciali e finanziarie?
 I GRANDI MERCATI CAPITALISTI: nell’insieme dei fatti economici caratterizzati dalla circolazione della moneta sembra opportuno distinguere tra quelli in una certa misura tradizionali, come il commercio su scala locale e su itinerari consueti o la compravendita al dettaglio, e quelli che avevano per protagonisti i grandi mercati capitalisti che operavano sulle lunghe distanze del commercio internazionale. Questi uomini d’affari, che erano contemporaneamente mercanti, industriali, banchieri, salirono alla più grande potenza. Era il commercio del denaro, soprattutto, quello che li proiettava più in alto e ne faceva, con la caduta delle interdizioni medievali contro il prestito ad interesse, i ricercati ed invidiati protagonisti d’epoca.
 LA POTENZA DI FUGGER: quella di Fugger era una famiglia di origine contadina che nell’arco di poche generazioni salì ad una potenza straordinaria. I Fugger erano titolari di una vero impero economico, comprendente commercio e produzione di tessuti, commercio di spezie, di pellicce, di minerali, attività bancarie ramificate su tutte le principali piazze d’affari d’Europa.
I NUOVI CENTRI DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE: i centri finanziari più importanti erano Anversa, Londra, Siviglia, Firenze, Venezia. La loro dislocazione rifletteva le novità e le permanenze delle direttrici dei traffici internazionali.
8 -LA RIFORMA
8.1 LUTERO GIOVANE
Quale fu l’esperienza religiosa si Lutero?
 MARTIN LUTERO (1483-1546): nacque ad Eisleben, in Sassonia, da una famiglia di origini modeste. Lutero compì un regolare corso di studi e frequentò l’Università di Erfut, dedicandosi alla filosofia, ma restando sostanzialmente estraneo alle raffinatezze di una cultura umanistica.
 LA SCELTA MONASTICA: nel 1505, a seguito di un incidente che lo turbò profondamente, maturò improvvisamente la scelta di prendere i voti monastici ed entrò nel monastero agostiniano di Erfut. Nel 1507 fu ordinato sacerdote e condusse, per anni, una vita dedita allo studio delle Scritture e all’insegnamento.
 L’ESPERIENZA RELIGIOSA DI LUTERO: nel 151 dovette recarsi a Roma. La visione del fasto mondano della capitale del cristianesimo lasciò in lui una impressione duratura e sgradevole, anche se non è opportuno esagerare l’importanza di questo viaggio sulla maturazione delle sue idee. Lutero pensava che l’uomo, dopo la caduta del peccato originale, fosse intrinsecamente peccatore, del tutto incapace di annientare in sé gli stimoli carnali della concupiscenza. Perciò un Dio giusto, che giudicasse gli uomini secondo i loro meriti effettivi, non avrebbe potuto fare a meno di condannarli.
 IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA: intorno al 1515 si colloca la “scoperta” della Lettera ai Romani di San Paolo. In essa egli trovò la risposta alla sua angoscia e quello che doveva diventare il pernio della dottrina protestante. Nella lettera di Paolo Lutero rilesse che il Vangelo «è una forza di Dio per la salvezza di chiunque crede […]. In lui si rivela la giustizia di Dio, per mezzo della fede e continuando nella fede, secondo sta scritto: “Il giusto vivrà per mezzo della fede”».
 LA GIUSTIFICAZIONE PER FEDE: meditando queste parole, Lutero comprende che l’espressione “giustizia di Dio” non significa che Dio dà all’uomo secondo quanto ha meritato, perché, se così fosse, nessun uomo potrebbe salvarsi, bensì che Dio rende giusto, cioè giustifica, l’uomo che ha fede in Lui, che a Lui si affida interamente, senza riserve: quest’uomo, per quanto peccatore, Dio non lo abbandonerà. In questa fede l’uomo trova la sua pace e da questa fiducia in Dio seguono sicuramente le buone opere, quelle che la Legge prescrive, ma che nessun uomo, con le sole sue forze, potrebbe mai realizzare.
8.2 LUTERO, IL RIFORMATORE
Quali furono i punti essenziali della Riforma luterana?
☻ LA VENDITA DELLE INDULGENZE IN GERMANIA: per far fronte alle spese di edificazione della nuova Basilica di San Pietro la Curia romana aveva intensificato la concessione ai vescovi, dietro pagamento, della dispensa dall’obbligo di residenza nelle diocesi loro assegnate. Di una tale concessine aveva usufruito Alberto di Brandeburgo, che, per recuperare la somma, era stato autorizzato a promuovere nei suoi territori una vendita delle indulgenze, dal cui ricavato avrebbe potuto trattenere per sé la metà.
☻ IL DISSENSO DI LUTERO: non furono i risvolti economici a smuovere Lutero, ma il significato che la pratica delle indulgenze aveva assunto: essa attribuiva al papa la potestà non solo di ridurre o cancellare le pene imposte dalla Chiesa ai vivi che avevano ottenuto con la contrizione la rimessa dei peccati, ma anche di ridurre e cancellare le pene che trattenevano i defunti in Purgatorio, in taluni casi si parlava di una potestà alla remissione della colpa stessa.
☻ L’OPPOSIZIONE DI LUTERO ALLE INDULGENZE: Lutero, convinto che solo il sacrificio di Cristo poteva redimere l’uomo, era colpito dalla facilità con cui veniva trattata la materia della colpa della penitenza. La sua teologia crucis rinviava infatti non alle opere, ma alla fede, e questa fede aveva bisogno della grazia, non del papa o della legge canonica.
☻ LE 95 TESI: fu così che, nel 1517, videro la luce le famose Tesi: 95 proposizioni che esprimevano tutti i dubbi di Lutero e sulle quali egli desiderava aprire una discussione.
☻ IL CONSENSO ALLE TESI IN GERMANIA: il consenso venne dai signori e dai principi, preoccupati per il continuo e massiccio travaso di risorse finanziarie dai loro territori verso Roma, venne dalle masse popolari, che si sentivano sfruttare dal clero, venne infine da quanti, di ogni condizione sociale, dotti o analfabeti, sognavano una Chiesa più vicina al modello e all’insegnamento di Cristo. Intorno a Lutero si strinse un primo gruppo di discepoli, mentre da Wiettenberg partivano i primi “missionari” della Riforma.
☻ LA PRIMA REAZIONE DI ROMA: in un primo tempo la questione luterana non destò alcun interesse nella corte romana di Leone X. Successivamente, quando apparve ormai chiara la portata di quanto stava accadendo in Germania, Leone X assunse un atteggiamento di assoluta intransigenza e chiese a Lutero la ritrattazione delle sue opinioni.
☻ LA DOTTRINA LUTERANA: il credente è salvato da Dio per la sua fede e tale fede è possibile perché Dio si è rivelato attraverso la Scrittura. Solo alla scrittura il cristiano deve perciò fedeltà ed obbedienza. Da questo criterio discende la drastica riduzione dei sacramenti ai tre soli di cui, secondo Lutero, si fa effettivamente menzione nella Scrittura: il battesimo, l’eucarestia e la confessione. Ma, nel caso degli ultimi due, con notevoli differenze rispetto alla dottrina cattolica.
☻ IL LIBERO ESAME: la Parola di Dio, consegnata nella Scrittura, deve essere accostata con umiltà del credente, senza essere filtrata attraverso il magistero ecclesiastico. Cade così ogni autorità della Tradizione: dal momento che nessuno può imporre legittimamente una interpretazione vincolante per gli altri, la lettera e l’interpretazione della Parola si fanno libere.
☻ IL SACERDOZIO UNIVERSALE: ogni credente è sacerdote e non abbisogna di intermediari nel suo rapporto col Padre.
☻ IL RUOLO DELLE AUTORITÀ SECOLARI SECONDO LUTERO: egli considerò il potere delle autorità secolari come lo strumento istituito da Dio per tenere gli uomini peccatori sotto l’imperio della legge.
☻ ERASMO E LUTERO: Erasmo da Rotterdam aveva portato a termine una nuova traduzione del Nuovo Testamento della quale Lutero ampiamente si servì. Egli e gli umanisti cristiani avevano molto in comune con la Riforma; ma l’affermazione luterana che la salvezza dipende unicamente dall’intervento divino era in contrasto con la fiducia che gli umanisti riponevano nella libertà dell’uomo. Questo contrasto, che restò in ombra nei primi tempi, venne in piena luce nel 1525.
☻ LA DIETA DI WORMS: il 15 giugno 1520 Leone X emanò la bolla Exsurge Domine che condannava le Tesi luterane e chiedeva al riformatore una ritrattazione; Lutero, che rifiutò, fu scomunicato il primo gennaio del 1521. Ma Carlo d’Asburgo preferì agire ancora con cautela e nel mese di aprile Lutero fu convocato nella città di Worms per essere interrogato e chiarire le sue posizioni. La Dieta si concluse con un nulla di fatto perché egli si rifiutò di ritrattare.
☻ LUTERO ALLA WARTBURG: Lutero fu messo al sicuro nella fortezza di Wartburg dal suo protettore, il duca Federico di Sassonia, qui procedette alla traduzione tedesca della Bibbia.
8.3 LA RIFORMA E IL MONDO TEDESCO
Quali furono in Germania le ripercussioni politiche e sociali della predicazione luterana?
 RADICALIZZAZIONE DELLA RIFORMA: durante l’assenza del riformatore ad Wittenberg, alcuni discepoli, non tenendo conto della raccomandazione di lasciare il tempo alle nuove idee di metter radici, presero delle posizioni che apparvero a Lutero erronee.
 LA RIVOLTA DEI CAVALIERI: nel 1522 scoppiò una rivolta di cavalieri svevi e renani, guidata dall’umanista Ulrico von Hutten e da Franz von Sickingen. In nome della lotta contro la Chiesa di Roma, i cavalieri aspiravano a recuperare una posizione sociale compromessa dagli sviluppi politici che erano in atto nel territorio tedesco e a tale scopo cercarono di occupare le terre dell’arcivescovo di Treviri. Il movimento dei cavalieri fu sconfessato da Lutero e sconfitto militarmente dai principi.
 LA RIVOLTA DEI CONTADINI: essa fece avvertire i suoi primi segnali agli inizi dell’estate del 2524 nella Germania meridionale e si estese rapidamente fino alla Sassonia, alla Turingia, alla Corinzie, al Tirolo. Nelle rivendicazioni dei ribelli si mescolavano richiami ad antiche consuetudini, echi evangelici, motivi luterani.
 LUTERO DI FRONTE ALLA RIVOLTA DEI CONTADINI: fra i rivoltosi più radicali che si accostarono ai rivoltosi vi fu Thomas Münzer, il quale aveva sostenuto anche in precedenza che il cristiano deve sentirsi attivamente responsabile delle condizioni di vita del prossimo e impegnarsi per togliere dal mondo l’empietà e l’ingiustizia. Lutero, che in un primo momento aveva riconosciuto valide alcune richieste dei contadini, lanciò il suo attacco contro i ribelli.
 LA SCONFITTA DEI CONTADINI: i contadini avevano subito a Frankenhausen, in Turingia, una sconfitta decisiva ad opera degli eserciti dei principi. Lo stesso Münzer, catturato, fu torturato e ucciso.
 CONSEGUENZE POLITICHE: la sconfitta dei cavalieri prima e quella dei contadini poi lasciarono unici vincitori i grandi principi territoriali, che realizzarono a proprio vantaggio la confisca dei beni ecclesiastici.
 LA DIFFUSIONE DEL LUTERANESIMO IN GERMANIA: negli anni tra il 1525 e il 1529 il luteranesimo si consolidò in molte regioni tedesche e cominciò a penetrare nei paesi del Nord, come la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, la Finlandia, zone in cui le strutture della Chiesa cattolica erano meno vigorose.
 LA DIETA DI AUGUSTA E LA CONFESSIONE AUGUSTANA: la prima Dieta imperiale di Spira (1526) prese atto dei contrasti religiosi esistenti e rinviò al futuro concilio generale il loro superamento. Ma alle successive diete di Spira del 1529, contro le cui decisioni protestarono i principi riformati, e di Augusta del 1530, lo scisma in atto risultò insuperabile. La Confessione Augustana era stata redatta da Zelantone, il fedele collaboratore di Lutero, con perizia e cautela e fu respinta dal legato pontificio.
 LA FORMAZIONE DELLA LEGA DI SMALCALDA: da Augusta i principi riformati tornarono consapevoli della necessità di darsi una organizzazione militare da contrapporre all’imperatore: nel febbraio del 1531 nacque così la Lega di Smalcalda.
8.4 LA RIFORMA A ZURIGO E A MÜNSTER
Quali orientamenti assume la riforma religiosa anticattolica in Svizzera? Chi erano gli anabattisti e quali furono i loro rapporti con le altre confessioni cristiane?
 ALTRE ESPERIENZE RIFORMATRICI: in molte regioni, in cui struttura politica era caratterizzata dall’esistenza di città libere e gli influssi umanistici si avvertivano in misura molto forte, fiorirono varie iniziative riformatrici.
 UMANESIMO E RIFORMA IN ZWINGLI: Zwingli riuscì a convincere le autorità cittadine a dare avvio alla riforma della Chiesa: furono emanate disposizioni con le quali si faceva obbligo agli ecclesiastici di basare la loro predicazione solo sulla Scrittura, si aboliva l’obbligo del celibato ecclesiastico, si combatteva il culto della Madonna, dei Santi e di ogni immagine sacra, si riformava la Messa, si introduceva il tedesco nella liturgia. Zwingli era privo di quel senso profondo ed angoscioso del peccato e quindi ammetteva il dogma della predestinazione.
 LA DOTTRINA DELL’EUCARESTIA: Zwingli sostenne che l’eucarestia è solo una commemorazione dell’ultima cena e del sacrificio del Cristo e che, nella celebrazione, i credenti costituiscono il corpo di Cristo.
 IL CONTRASTO TRA LUTERO E ZWINGLI: Lutero e Zwingli si fronteggiarono a Marburgo nel 1529. L’anno seguente, ad Augusta, sulla dottrina eucaristica, i luterani fecero fronte comune con i cattolici contro i seguaci del riformatore svizzero. Dopo il fallimento della Dieta si giunse allo scontro aperto con i cattolici e i sguaci di Zwingli furono sconfitti a Keppel nel 1531. Le sue idee in parte confluirono poi nel calvinismo e in parte sopravvissero in taluni riformatori italiani.
 I PRIMI GRUPPI ANABATTISTI: accanto ai profeti della lotta armata altri predicatori avevano svolto un discorso non violento e pacifista. Essi non attribuivano nessun valore al battesimo dei bambini perché privo di impegno personale di rigenerazione interiore e, nel caso che il battesimo fosse stato somministrato in questa forma, ritenevano che dovesse essere ripetuto.
 LA FEDELTÀ AL VANGELO: gli anabattisti si rifiutarono di indossare le armi e di prestare giuramento nei tribunali civili. In questi atteggiamenti le autorità del tempo scorsero dei reati di insubordinazione da perseguire con decisione.
 GLI ANABATTISTI A MÜNSTER: nel 1533 gli anabattisti avevano ricevuto l’autorizzazione a professare la propria fede nella città di Münster. La notizia causò un massiccio afflusso di anabattisti da regioni diverse, soprattutto dai Paesi Bassi. Alle elezioni municipali del 1534 i “veri credenti” ottennero la maggioranza e organizzarono la vita cittadina secondo i loro principi. Quanti non accettarono il nuovo ordine furono cacciati dalla città.
 LA SCONFITTA DEGLI ANABATTISTI: man mano che questo esperimento di comunismo totalitario ed evangelico procedeva, più forti si facevano le minacce contro di esso da parte dei signori esterni; più pressanti erano queste minacce, più il regime di Münster si radicalizzava per farvi fronte. Nel 1535 il luterano Filippo d’Assia, d’accordo con i principi tedeschi, mosse l’esercito verso la città: Münster fu presa, gli abitanti massacrati, i capi torturati e uccisi.
8.5 LO SCISMA ANGLICANO
In cosa consisté lo scisma anglicano e come si giunse ad esso?
♣ SITUAZIONE RELIGIOSA IN INGHILTERRA: agli inizi del Cinquecento la situazione religiosa in Inghilterra non differiva sostanzialmente da quella degli altri paesi.
♣ ENRICO VII: si limitò inizialmente a restaurare una maggior disciplina nel clero, senza interferire nelle questioni del dogma. Anzi: nel 1521 si meritò dal Papa l’appellativo di defensor fidei per un’opera composta in polemica con Lutero.
♣ LA VICENDA MATRIMONIALE: Enrico aveva sposato la vedova del suo fratello, Caterina d’Aragona, zia dell’imperatore Carlo V. Dal matrimonio non erano nati figli maschi e restava in vita solo una figlia. Inoltre la politica estera inglese aveva preso un orientamento antispagnolo e per questo il matrimonio con Caterina aveva perso di significato. Enrico V si innamorò di una dama di corte e chiese a Roma l’annullamento del suo precedente matrimonio, ma Clemente VII apparve restio ad accogliere tale istanza. Nel 1531 il re nominò cancelliere Thomas More,riuscì a far nominare Thomas Cranmer arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa inglese, ottenne da Cranmer l’annullamento del matrimonio e sposò segretamente la Balena.
♣ L’ATTO DI SUPREMAZIA: con essi si riconosceva al re l’autorità suprema su tutti i cittadini del Regno, fossero essi laici o ecclesiastici, e si tagliavano i legami di dipendenza della Chiesa inglese da Roma.
♣ LO SCISMA ANGLICANO: il clero e i fedeli non opposero molta resistenza, ma vi fu comunque chi non si piegò, come gli Irlandesi, per i quali la fedeltà a Roma divenne incentivo a resistere ai conquistatori inglesi, o come Thomas More, che si rifiutò di prestare il giuramento richiesto e pagò con la vita il suo gesto.
♣ CONSEGUENZE DELLO SCISMA: la riforma anglicana si configurò come uno scisma e non come un’eresia, perché niente fu modificato dell’edificio dogmatico e teologico cattolico. Di particolare importanza fu la soppressione dei monasteri, che mise nelle mani della Corona un ingentissimo quantitativo di terre.
♣ RAFFORZAMENTO DEL POTERE MONARCHICO: Enrico V dovette procedere nella riforma con l’appoggio del Parlamento, la cui autorevolezza risultò quindi rafforzata dall’ampliamento delle competenze parlamentari in materia religiosa.
♣ LA SUCCESSIONE AL TRONO INGLESE: Anna Bolena diede al re un’altra figlia, Elisabetta, e nel 1536, vittima di un complotto, fu decapitata. Dal matrimonio con Jayne Seymour Enrico ebbe l’atteso erede maschio, Edoardo. A lui Enrico, morendo, lasciò il regno nel 1547.

8.6 IL MONDO CATTOLICO TRA ESIGENZE DI RINNOVAMENTO E RIFORMA LUTERANA: SPAGNA, FRANCIA E ITALIA
Quale fu la situazione religiosa che si delineò in Spagna, in Francia e in Italia agli inizi del Cinquecento sotto l’urgere delle spinte riformatrici?
☼ CIRCOLI RIFORMATORI: la figura più significativa fu, agli inizi del Cinquecento, quella del cardinale Francisco Jiménez de Cisneros, generale dell’ordine francescano spagnolo e vescovo di Toledo, energico promotore di una restaurazione della vita e degli studi religiosi.
☼ L’INFLUENZA DI ERASMO IN SPAGNA: l’avvento al trono spagnolo del giovane sovrano Carlo d’Asburgo accellerò i processi in corso. La Spagna fu il paese dove l’opera umanista di Rotterdam parve attecchire più solidamente, alimentando una spiritualità di intonazioni mistiche, che ebbe due esponenti di rilievo in Alfonso de Valdés, letterato e segretario imperiale, e in suo fratello Juan. Il pacifismo di Erasmo fornì una coerente giustificazione ideale al sogno di restaurare un Impero universale che fosse portatore di ordine e di pace nel mondo travagliato e diviso della cristianità.
☼ IL DECLINO DELL’INFLUENZA ERASMIANA: anche in Spagna la stagione erasmiana si chiuse progressivamente dopo la Dieta di Augusta e nel successivo decennio. A partire dagli anni intorno alla metà del secolo, l’identificazione del paese spagnolo con la causa della croce e della crociata tornò a prendere il sopravvento.
☼ I CIRCOLI RIFORMATORI IN FRANCIA: agli inizi del secolo, anche in Francia, si diffusero idee di rinnovamento religioso, alimentate dal nuovo gusto umanistico per la lettura dei testi antichi e dal bisogno di una religiosità più intima e spirituale. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, i dotti umanisti francesi rimasero legati alla Chiesa di Roma, respingendo gli inviti ad unirsi alle nuove Chiese.
☼ FRANCESCO I E IL MOVIMENTO RIFORMATORE: Francesco I, alla ricerca di alleati contro Carlo V, non disdegnò di allacciare rapporti con i principi tedeschi aderenti alla Riforma e questa scelta diplomatica non poteva non riflettersi, almeno inizialmente, in una certa tolleranza verso i protestanti all’interno del paese. Ma dal 1534, nonostante il perdurare di rapporti di natura politica con il mondo protestante, iniziarono le persecuzioni contro i sostenitori francesi della Riforma.
☼ ATTESE DU RIFORMA IN ITALIA: il V concilio Lateranense non mancò di emanare i decreti di riforma: sulla vita religiosa, sulla predicazione, sui benefici e sui doveri del clero.
☼ STERILITÀ DEI PROGETTI RIFORMATORI: il concilio altro non poté fare che rimettere tutto nelle mani del pontefice: infatti , la supremazie del papa e la sacralità delle istituzioni gerarchiche erano state riconfermate a pieno titolo.
☼ DIFFICOLTÀ CHE SI OPPONEVONO AL CAMBIAMENTO: molti uomini di Chiesa, che pure erano convinti della necessità di riformare i costumi cristiani, scelsero ed indicarono la strada della rigenerazione interiore.
☼ I PROTAGONISTI DELL’EVANGELISMO ITALIANO: dal 1517 al 1542, si sviluppò il cosiddetto “evangelismo” italiano. Con tale termine sono denotati i contributi offerti da singoli personaggi e da piccoli gruppi religiosi per rinnovare la vita cristiana, rendendola più aderente ai principi del Vangelo.
☼ CARATTERI E CONTRADDIZIONI DELL’EVANGELISMO ITALIANO: l’evangelismo si caratterizzò proprio nei gruppi più significativi per un atteggiamento che non fu né antiecclesiastico né antiromano riguardo ai problemi teologici, bensì tendenzialmente polemico verso la Curia e decisamente antintellettualistico. Anzi, fu proprio la svalutazione del momento dottrinario a favore di una fede più intima e calda che consentì a questo movimento di essere sia la manifestazione di un nuovo fervore religioso, sia l’espressione di simpatie filo-protestanti.
☼ LA POSIZIONE DELLA CHIESA DI FRONTE ALLA RIFORMA: inizialmente la risposta di Roma alla rivolta protestante era stata piuttosto incerta. Si può datare con gli inizi del pontificato di Paolo III l’inizio di un’azione volta a contenere gli influssi della Riforma che si espresse, per alcuni anni ancora, lungo due orientamenti che apparvero in un primo momento complementari ma che, alla fine, si rivelarono alternativi.
☼ SPINTE INNOVATRICI: il primo orientamento fu a favore del rinnovamento. Esso è testimoniato da una serie di iniziative: la promessa formale all’imprenditore di convocare al più presto un concilio; il credito concesso dal papa ad un gruppo di prelati di formazione erasmiana; l’approvazione di nuovi ordini religiosi; la stesura di un ampio progetto di riforma. Questa line di apertura culminò con la decisione di partecipare a Ratisbona all’apertura dei colloqui di religione con i protestanti.
☼ SPINTE CONSERVATRICI: il secondo orientamento sviluppò invece, una tendenza difensiva.
☼ LA CRISI DEGLI ANNI 1540-42: tra il 1540 e il 1542 la situazione già piegava verso la Controriforma lungo una precisa sequenza di avvenimenti: il fallimento nel 1541 dei colloqui di Ratisbona, l’istituzione a Roma del Sant’Uffizio per l’Inquisizione, le fughe di Ochino e di Curione nel 1542 e due anni dopo del Vermigli. Nel 1544 il Trattato utilissimo del Beneficio del Cristo fu censurato e nel 1547 definitivamente condannato.
☼ VALUTAZIONE GLOBALE DELL’ESPERIENZA DELL’EVANGELISMO ITALIANO: ad esso era mancata la forza di affrontare fino in fondo un argomento fondamentale, quello della libertà del cristiano, e di sviluppare tutte le implicazioni ad esso connesse, si in relazione al rapporto con la gerarchia ecclesiastica, sia in relazione ad una promozione civile dell’intera società. In realtà, quel progetto si era prevalentemente risolto in proponimenti di rigenerazione interiore.
8.7 CALVINO
Quale fu l’opera svolta da Calvino e quale la sua importanza nella storia della Riforma?
 LA RIFORMA PROTESTANTE IN DIFFICOLTÀ: verso la metà degli anni Trenta molte erano le difficoltà che travagliavano il movimento riformatore: il progressivo irrigamento gerarchico del luteranesimo in forme di Chiese territoriali soggette alle autorità secolari, la proliferazione di confessioni religiose diverse, il primo delinearsi di una decisa intraprendente risposta cattolica.
 LA FORMAZIONE DI CALVINO: Giovanni Calvino nacque in Francia e, indirizzato dal padre, compì i primi studi teologici a Parigi. Completò la sua formazione in diritto civile e canonico ad Orléans ed a Bourges. La sua formazione avvenne in un periodo fervido di idee e di propositi e si perfezionò in ambienti di acuta sensibilità religiosa, nei quali l’umanesimo cristiano e l’evangelismo si incrociavano con le suggestioni luterane. Calvino trasse dai principi dell’Evangelo l’obbligo di una coerente testimonianza cristiana, che investisse, la stessa società civile.
 LA FUGA DALLA FRANCIA E LA ISTITUTIO CHRISTIANAE RELIGIONIS: dopo aver dovuto lasciare la Francia nel 1534, a causa dell’inasprimento della politica di Francesco I contro i riformatori, Calvino giunse a Basilea e qui, nel 1536, dette alle stampe la Istitutio christianae religionis. Quest’opera era una vera e propria summa del pensiero riformato e fu dedicata a Francesco I.
 CALVINO A FERRARA: nei primi mesi del 1536, Calvino si recò a Ferrara, dove la duchessa cugina del re di Francia era nota per le sue simpatie protestanti. Allontanato dal duca di Ferrara, riprese la via di Strasburgo, ma fu costretto a deviare per Ginevra.
 CALVINO A GINEVRA: guida dei riformatori ginevrini era Guillaume Farel che comprese quanto l’energica personalità di Calvino sarebbe stata utile a consolidare e organizzare la nuova Chiesa cittadina e lo convinse a fermarsi, facendolo nominare predicatore.
 L’ESPULSIONE DA GINEVRA: in questa cittadina non tutti erano soddisfatti delle invadenti iniziative del forestiero e nel 1538 Calvino fu espulso.
 IL RITORNO A GINEVRA: nel 1541 egli fu richiamato dal Consiglio della città, a causa dei disordini che vi si erano nel frattempo verificati. A Ginevra rimase fino alla morte, precisando le linee della sua teologia e soprattutto ordinando la Chiesa e la città secondo un modello di estremo rigore politico-religioso che raggiunse, in quegli anni, caratteri di vera e propria intolleranza. Nel 1559 fu fondata l’Accademia teologica, che sotto la guida di Théodor de Bèze divenne un luogo di formazione culturale e religioso che attrasse studenti da tutti i paesi riformati. Al momento della morte di Calvino, nel 1564, le sue dottrine si erano largamente diffuse in Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Scozia, Polonia, Ungheria.
 LA DOTTRINA DI CALVINO: organizzare una società cristiana che offrisse ad un tempo, così nelle istituzioni civili come nei costumi dei singoli, la testimonianza della fede e la verifica di un’elezione.
 L’ONNIPOTENZA DI DIO: al centro della teologia calvinista è il concetto biblico, soprattutto veterotestamentario, della gloria di Dio, sovrano assoluto. Dio salva. Dio condanna. Dio “chiama”. Alle singole creature egli assegna il compito che vuole, in forza di un’onnipotenza i cui decreti restano inaccessibili al giudizio umano.
 L’ELEZIONE. IL LAVORO COME VOCAZIONE PROFESSIONALE: la natura umana è, secondo Calvino, irrimediabilmente peccatrice. Segni di tale predestinazione sono la fede totale nella Parola di Dio e la comunione con Cristo nella Chiesa. Anche attraverso le opere, gli eletti offrono la verifica dell’efficacia della grazia. Calvino non si lascia paralizzare dall’incertezza circa la sua sorte ultraterrena: agisce nel modo e nella disciplina dell’operosità quotidiana trova quella serenità interiore che gli testimonia l’appartenenza al numero degli eletti.
 LA DOTTRINA EUCARISTICA: sotto i segni del pane e del vino al credente è offerta la possibilità di una reale partecipazione al corpo e al sangue di Cristo; ma chi non ha fede riceve soltanto il pane e il vino.
 LA CHIESA: Calvino attribuì grande importanza alla Chiesa, sia come comunità invisibile di tutti gli eletti, nota a Dio soltanto, sia soprattutto come comunità visibile di quanti, credendo in Cristo, partecipano ai sacramenti ed ascoltano la sua Parola.
 L’ORGANIZZAZIONE DELLA VITA ECCLESIASTICA E CIVILE:
- a capo di essa era il Concistoro:12 anziani scelti dalla comunità dei fedeli e un certo numero di Pastori. Gli anziani avevano il compito di assicurare la disciplina e sorvegliavano la condotta dei membri;
- vi erano poi i Dottori, il cui compito era l’insegnamento;
- i Diaconi, che si occupavano dell’assistenza ai poveri e ai malati
- i membri che trasgredivano e venivano colti in fallo erano giudicati dal Concistoro.
 LA GINEVRA CALVINISTA: Calvino non esigeva dal cittadino obbedienza pronta alle autorità pubbliche, ma riteneva che esse, volute ed istituite da Dio, fossero vincolate alla Parola e soggette quindi alla Chiesa che ne era l’interprete sulla base della Scrittura. Coerentemente con questa impostazione teorica, Calvino riuscì a fari quasi coincidere l’ordinamento pubblico di Ginevra con quello ecclesiastico e il Concistoro si affermò come la massima autorità cittadina.

8.8 LA DIFFUSIONE DELLA RIFORMA
Dove e come si diffuse il movimento protestante?
 LA LEGA DI SMALCALDA E CARLO V: nel 1531 si riunirono nella Lega di Smalcalda i principi e i rappresentanti dei territori tedeschi che erano stati conquistati dalla ribellione luterana. La Lega non fu però capace di imprimere una direzione unitaria alla politica dei suoi membri. Viceversa, i principi protestanti trovarono sicuri punti di intesa con i principi cattolici nel boicottare la politica di Carlo V. Lo scontro tra gli smalcaldici ed i cattolici non ebbe dunque i caratteri di un’intransigente guerra di religione.
 LA BATTAGLIA DI MÜHLBERG: dopo la pace di Crepy del 1544, Carlo V si rivolse con decisione contro i protestanti tedeschi e li sconfisse a Mühlberg nel 1547. Ma non fu una vittoria decisiva e l’imperatore dovette rassegnarsi alla conclusione che fu sancita ad Augusta.
LA PACE DI AUGUSTA: sottoscritta nel 1555, regolò la vita religiosa tedesca per i successivi sessant’anni e riconobbe la spaccatura prodottasi nella cristianità. In pratica questo significò attribuire ai signori dell’Impero il diritto di imporre nei propri territori la propria scelta religiosa. Ai dissidenti veniva garantita soltanto la facoltà di emigrare liberamente. I dispositivi della pace di Augusta non attuarono, perciò, un regime di tolleranza religiosa.
9 – L’ETA’ DI CARLO V
9.1 LE TRE EREDITA’ DI CARLO D’ASBURGO
Nella penisola iberica si era avuta nel 1469 l’unione delle corone di Castiglia e di Aragona col matrimonio tra Isabella e Ferdinando. La Castiglia era terra di grandi latifondisti aristocratici, avvezzi alla guerra e al potere, di contadini poveri e di allevatori di pecore. La vocazione storica del Regno d’Aragona era invece l’espansione mediterranea (dominava sulla Sicilia e su Napoli). In ciascuno dei due regni il potere della Corona era limitato: in Castiglia dal permanere di estese signorie territoriali e in Aragona dalle tradizioni medievali che assegnavano alle Cortes un importante ruolo politico.
Alla morte di Isabella nel 1504 non si era certi se i due Regni avrebbero conservato la loro autonomia in quanto Ferdinando rivendicò l’eredità della moglie mentre l’aristocrazia castigliana appoggiava le pretese del genero Filippo d’Asburgo che aveva sposato Giovanna la figlia di Ferdinando e Isabella. In seguito, però, Filippo morì (1506) e la moglie sprofondò in una malattia mentale, allora Ferdinando si impose anche in Castiglia.
Un ruolo importante lo svolse in questi anni l’arcivescovo di Toledo Francisco Jiménez de Cisneros: egli propose una riforma della Chiesa spagnola e una campagna discriminatoria a danno degli Ebrei residenti in Spagna e dei musulmani. La limpieza de Sagre (appartenenza all’autentico popolo spagnolo) e l’integrità della fede cattolica divennero i criteri di riferimento dell’identità nazionale del Regno che si stava formando. Ma l’espulsione degli Ebrei (abitanti economicamente attivi) e la conversione forzata dei musulmani contrassero ulteriormente le basi di un’economia già di per sé appesantita dal predominio dei grandi latifondi nobiliari.
La monarchia spagnola poté però avvalersi del largo controllo concessole dal papato sulle istituzioni ecclesiastiche, inoltre essa aveva dalla sua parte il nuovo ceto dei funzionari e dei giuristi (letrados, che però era ancora troppo fragile). Il maggior elemento di debolezza della Spagna si profilava a livello culturale; il disprezzo per il lavoro e l’aspirazione a condurre una vita “signorile” inflazionavano i ranghi del clero, della nobiltà, dei funzionari, a scapito di altre più produttive attività.
Ferdinando d’Aragona desiderava che, alla sua morte, dei due nipoti gli succedesse Ferdinando che, a differenza di Carlo, era stato educato presso di lui. Essendo però molto timorosi i grandi di Castiglia puntavano sulla successione di Carlo. Al giovane Carlo spettò quindi nel 1516 la corona di Castiglia e di Aragona e divenne re con il nome di Carlo I.
Carlo era già duca di Borgogna in quanto figlio di Filippo d’Asburgo che, a sua volta, era figlio di Maria di Borgogna andata sposa all’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Maria era anche erede della contea di Borgogna (Franca Contea), l’Artois, il Lussemburgo, le Fiandre, il Bramante, l’Olanda e altri territori minori. Il ducato di Borgogna era stato annesso al regno di Francia.
Per gli Asburgo era molto difficile controllare questi territori ed inoltre Massimiliano d’Asburgo e Maria di Borgogna per avere dei diritti sull’eredità di Carlo il Temerario, dovettero concedere agli Stati Generali di Borgogna dei diritti che limitavano il loro potere.
L’investitura ufficiale a duca di Borgogna fu conferita a Carlo quando divenne maggiorenne nel gennaio del 1515.
Il nonno paterno di Carlo, Massimiliano d’Asburgo, oltre che re di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero era anche titolare dei tradizionali possedimenti dinastici degli Asburgo. Egli cercò di rivitalizzare la struttura imperiale sia all’interno che all’esterno. All’interno egli mirò a realizzare una più stretta integrazione tra i diversi principati tedeschi, cercò di mantenere la pace (creò un fondo finanziario comune e istituzionalizzò una dieta generale). Comunque il fulcro della potenza di Massimiliano rimase nei territori di famiglia, lungo il Reno e soprattutto in Austria. Massimiliano poi aveva molti progetti ma, siccome non riuscì ad ottenere l’appoggio dei tedeschi, questi si risolsero spesso con un nulla di fatto.
Massimiliano morì all’inizio del 1519. Suo nipote Carlo ne ereditò i possedimenti di famiglia, aggiungendo il titolo di arciduca d’Austria. Restava in sospeso la successione imperiale.
9.2 LA FRANCIA AGLI INIZI DEL CINQUECENTO
La Francia agli inizi del Cinquecento, con i suoi 16 milioni di abitanti e la sua consolidata tradizione monarchica, era il più forte stato dell’Occidente. Il re, capo dello Stato, era affiancato da un Consiglio Reale che era il più importante organo istituzionale del Regno; esisteva poi anche il Consiglio degli Affari che si occupava degli affari di tutti i giorni. L’attuazione delle direttive sovrane (a livello centrale e periferico) era assicurata da un corpo di funzionari. Il settore in cui il potere regio si affermò maggiormente fu quello della giustizia, mentre maggiori difficoltà presentava il settore delle finanze: alle spese crescenti si cercava di far fronte con le risorse fornite dalla terra del re e da entrate (imposte dirette e indirette). I rapporti con la Chiesa furono regolati da un Concordato, nel 1516, in base al quale il re aveva controlli stretti. Anche per quanto riguarda l’esercito il re non aveva più potere in quanto erano più affidabili le compagnie di ordinanza reclutate dal Regno e i mercenari assoldati all’estero.
Il potere dei Sovrani francesi era limitato da alcune istituzioni intermedie. Ad esempio le assemblee regionali e nazionali dei rappresentanti dei tre ordini della società, chiamate Stati Provinciali e Stati Generali dovevano essere convocate dal sovrano per dare la loro approvazione alla sua politica, vi erano poi le città che godevano di privilegi e autonomie ereditate dal passato, infine vi era l’istituzione caratteristica dei Parlamenti; essi erano organi giudiziari cui spettava registrare le ordinanze regie dopo che erano state giudicate corrette.
Comunque nel periodo compreso tra la fine della Guerra dei Cent’anni e l’inizio dei conflitti di religione, il potere regio si rafforzò.
9.3 L’IMPERO DI CARLO V
Quando lo raggiunse la notizia della morte del nonno Massimiliano d’Asburgo, Carlo era in Spagna alle prese con grosse difficoltà in quanto gli Spagnoli non si mostravano ben disposti verso il giovane sovrano, che appariva loro come uno straniero. Nel frattempo tra nobili e città si riaccendevano delle ostilità: si trattava della rivolta dei Comuneros (rappresentanze cittadine) indirizzata contro i soprusi della élite dirigente borgognona e contro le prepotenze dell’aristocrazia.
Comunque Carlo si impegnò per la successione imperiale. La sua candidatura aveva numerosi avversari, ma grazie all’abilità del cancelliere Mercurino da Gattinara e ai prestiti concessigli dai banchieri tedeschi Fugger e Welser (per comprare i voti) Carlo il 28 giugno del 1519 fu eletto imperatore con il nome di Carlo V. Egli apprese la notizia a Barcellona e non esitò a muoversi verso la Germania. L’elezione imperiale veniva a completare il suo disegno provvidenziale, cioè quello di riprendere la funzione che era già stata di Carlo Magno: assicurare l’ordine e la pace a tutto il mondo cristiano e guidarlo contro i suoi nemici. Riaffiorava nei progetti dell’imperatore il sogno di un Impero universale; sogno condiviso da quanti speravano nell’instaurazione di una pace generale ed auspicavano che in questa pace la cristianità trovasse il tempo e la forza per riformare se stessi.
Per questo Carlo si impegnò per tutta la vita con tutte le sue forze ma, alla fine, dovette riconoscersi sconfitto. Le provincie che formavano l’Impero non furono mai un’unità organica; in quanto Carlo ne era venuto in possesso per successione dinastica non come conquistatore, quindi doveva lasciare intatte le loro autonomie, le loro istituzioni…
9.4 LA PRIMA FASE DEL CONFLITTO TRA CARLO V E LA FRANCIA
La scena politica europea fu dominata per secoli dallo scontro tra Carlo V e i re di Francia. Oggetto della contesa furono inizialmente la Borgogna e la Lombardia e, la prima fase della guerra fu combattuta principalmente in Italia.
Dopo l’elezione di Carlo V la guerra apparve inevitabile, ma fu ritardata dai tentativi di entrambi i contendenti di assicurarsi l’appoggio del re inglese Enrico VIII. Questo, poi, doveva risolvere alcune questioni tra cui la definizione dei rapporti con il Papato; essa sembrò risolta quando, alla morte di Leone X, la tiara pontificia fu assegnata ad Adriano VI. Egli non si mostrò succube della politica di Carlo V e morì presto, sostituito da un nuovo esponente dei medici che assunse il nome di Clemente VII.
Le ostilità si aprirono nel 1521 lungo la frontiera pirenaica. Fu in Italia che si verificarono i fatti più importanti: i Francesi persero Milano, e il 24 febbraio del 1525 subirono presso Pavia una pesante sconfitta (Francesco I fu fatto prigioniero). L’Inghilterra passo dalla parte dei Francesi temendo che l’intera Europa si riducesse sotto la signoria di Carlo V. Francesco I (re di Francia) firmò nel 1526 la pace di Madrid, che prevedeva la rinuncia per la Francia di Milano, Napoli, Borgogna, ai territori dell’Artois e delle Fiandre. Carlo intanto si sposò con l’infanta del Portogallo, Isabella.
Quando Francesco I fu liberato, egli allestì una vasta lega antiimperiale, la lega di Cognac, cui aderirono Clemente VII, Venezia, gli Sforza, i Medici ed alla quale Enrico VIII promise la sua protezione.
Intanto i rapporti tra l’imperatore e il Papa erano divenuti molto tesi. In questo clima alcuni reparti di mercenari tedeschi (lanzichenecchi), in prevalenza luterani, alle dipendenze dell’imperatore si spinsero di propria iniziativa verso Roma. La città fu sottoposta per mesi ad un sistematico saccheggio e il papa rimase asserragliato in Castel Sant’Angelo.
Il Sacco di Roma apparve ai luterani come la giusta vendetta di Dio sulla novella Babilonia e fu giudicato dai cattolici come un ultimativo avvertimento della necessità di procedere ad una riforma della Chiesa.
La Lega di Cognac ebbe poca fortuna; la pace, preparata dai colloqui tra Margherita d’Austria, zia di Carlo V, e Luisa di Savoia, madre di Francesco I, è detta “pace delle due dame”, fu conclusa a Cambrai nell’agosto del 1529. Essa confermò le clausole della precedente pace di Madrid, tranne per quanto riguarda la Borgogna, ma la Francia rinunciava ad ogni pretesa in Italia.
Gli affari italiani furono sistemati nel novembre del 1529 al congresso di Bologna: lo Sforza fu riconfermato a Milano, Venezia restituì alcune terre pontificie e meridionali, i Medici furono restaurati a Firenze. Il Congresso di Bologna sancì la riduzione dell’Italia sotto la piena egemonia di Carlo V; poi nel febbraio del 1530 Carlo V ricevette a Bologna la corona imperiale.
9.5 L’IMPERO OTTOMANO
L’Impero ottomano viveva in quel tempo il periodo della sua massima potenza. I sultani di Costantinopoli avevano a disposizione somme superiori a qualsiasi altro sovrano cristiano e godevano di grandissimo prestigio in tutto l’Islam.
Questi successi furono resi possibili anche dall’abilità dei Turchi di trarre profitto dai contatti con il mondo cristiano (ad es. appresero l’uso dei più moderni ritrovati bellici). Un gran numero di occidentali accettò di porsi al loro servizio e questo costrinse i sultani ad un’accorata politica di equilibrio tra i diversi gruppi etnici.
Nel terzo decennio del Cinquecento gli Ottomani tornarono a minacciare gli Stati cristiani. L’esercito ottomano vinse buona parte dei conflitti conquistando molte terre europee. La dominazione turca durò per secoli nel sud – est europeo.
In seguito i turchi proseguirono nell’espansione in Asia con la conquista dell’Iraq e completarono l’occupazione del litorale nord – africano.
Con Solimano I (signore dell’Islam) l’Islam ortodosso tornò a riunirsi sotto un’unica autorità.
In questa situazione, tra il nuovo padrone dell’Europa, Carlo V, e il signore dell’Islam, entrambi sicuri della propria missione provvidenziale, il conflitto non era evitabile.
INSERTO N.9.1 L’ORGANIZZAZIONE DELL’IMPERO OTTOMANO
Da ricordare l’harem e la scuola per i paggi (essi erano fanciulli cristiani ridotti in schiavitù). Nella parte esterna del palazzo erano le sedi delle più importanti amministrazioni centrali, la sala di riunione, divano, consiglio di governo presieduto dal gran visir (capo del governo).
Le provincie erano governate dai beylerbeyi e i distretti dai sanjaq beyi. Le forze militari erano organizzate territorialmente dai sipahi (cavalieri cui era concessa la riscossione di una parte delle rendite delle terre) essi però non erano proprietari. Il più famoso tra i corpi permanenti era quello dei Giannizzeri: era composto da fanciulli cristiani votati al celibato, disciplinati e fedeli al sultano.
La base dello Stato era fornita dal Corano. L’interpretazione dei testi era affidata ai giudici (gadi), formati in apposite scuole (medrese) da prof. esperti di legge coranica (ulema).
La popolazione delle diverse regioni era dal punto di vista etnico composita: i Turchi costituivano la maggioranza in Anatolia, mentre nella parte balcanica era imponente il numero di Greci, Bulgari, Serbi e Arabi.
LE ULTIME FASI DEL CONFLITTO TRA CARLO V E LA FRANCIA
Le ostilità tra Francia e Impero si riaccendono nel 1536, allorchè, dopo l’annessione di Milano all’Impero, Francesco I occupa la Savoia. E’ di nuovo guerra nel 1542. Quando, nel 1551, il re francese Enrico II fa causa comune con i principi tedeschi, già sconfitti dall’imperatore a Muhlberg (1547), Carlo V rinuncia al suo sogno di supremazia universale cristiana. Nel 1555 abdica in favore del figlio Filippo (che eredita domini spagnoli e Paesi Bassi) e del fratello Ferdinando (erede dei domini asburgici). La pace di Augusta chiude il conflitto con i protestanti e la pace di Caueau-Cambrésis (1559) quello con la Francia: Enrico II ottiene Metz, Toul, Verdun e riacquista Calais dagli Inglesi; a Filippo II è riconosciuto il predonminio in Italia. La pace durerà per quasi un secolo.
10 - LA CONTRORIFORMA
10.1 OSSERVAZIONI PRELIMINARI
L’ETÀ DELLA CONTRORIFORMA: il periodo che va dal Concilio di Trento (1545-1563) alla fine della Guerra dei Trent’anni (1648). Nell’ambito della storia religiosa, esso è contrassegnato dalle molteplici iniziative messe in atto dalla Chiesa di Roma per riorganizzarsi al suo interno e per proporsi all’esterno con un programma di restaurazione cattolica. Quelle iniziative furono in primo luogo orientate ad impedire l’ulteriore diffusione del prostentantesimoe a ricondurre all’antica fede le popolazioni che vi avevano aderito.
“CONTRORIFORMA” E “RIFORMA CATTOLICA”: il termine “Controriforma” fu introdotto da un giurista tedesco di Gottinga per indicare la strategia della Chiesa romana, diretta ad arginare con tutti i mezzi possibili il prostentantesimo.
AMBIGUITÀ DEL TERMINE “RIFORMA CATTOLICA”: esso fu avanzato dal protestante Wihelm Maurenbrecher per segnalare quei tentativi cattolici, già operati nel secolo XV, volti a promuovere una riforma della Chiesa che peraltro non ne modificasse i principi dottrinali.
I CARATTERI DELLA CONTRORIFORMA: a partire dagli ultimi decenni del Cinquecento, la Chiesa romana intraprese indiscutibilmente un programma di riaffermazione della propria influenza e del proprio potere, con metodi che fecero prevalere la controffensiva sia verso il protestantesimo, sia contro posizioni, antiche e recenti, di autonomia religiosa ed intellettuale.
10.2 I NUOVI ORDINI RELIGIOSI
LA NASCITA DI NUOVI ORDINI RELIGIOSI: il desiderio di correggere la dubbia moralità del clero e la volontà di intervenire nella società, per meglio orientarla in senso cristiano, portarono nel corso del Cinquecento alla formazione di nuovi Ordini religiosi. I fondatori furono singoli personaggi, preoccupati di organizzare forme di assistenza e di carità, di fornire elementi di istruzione religiosa, di riavvicinare la popolazione all’osservanza dei precetti ecclesiastici e delle pratiche del culto.
LA NASCITA DELL’ORDINE DEI GESUITI: concepito come milita Christi, l’Ordine dei Gesuiti fu fondato da Ignazio di Loyola (1491-1556). Era questi un nobile spagnolo che nel 1521, partecipando alla difesa di Pamplona, fu ferito ad una gamba. Durante la convalescenza lesse testi religiosi che alimentarono in lui la fantasia mistica e l’ardore di emulare le imprese dei santi. Condusse per più di un anno una vita di ascetiche privazioni e iniziò la stesura degli Esercizi spirituali. Nel 1534 fondò con alcuni amici e seguaci di origine spagnola il primo nucleo di quell’Ordine che fu chiamato Compagnia di Gesù e che fu riconosciuto nel 1540 da Paolo II.
L’AZIONE DEI GESUITI: agirono in prima linea nella lotta contro i protestanti e i dissidenti religiosi, ricoprirono cariche inquisitoriali, furono abili negoziatori, fondarono collegi, riorganizzarono la cultura politica sulle fondamenta del tomismo, divennero ascoltati confessori di molti sovrani, svolsero una intensa opera missionaria in tutti i continenti.
L’ORGANIZZAZIONE DELL’ORDINE: la struttura era gerarchica e centralizzata. Ne facevano parte:
i professi: pronunciavano i voti stabiliti ad erano impegnati direttamente nel proselitismo;
i coadiutori temporali e i coadiutori spirituali: direzione delle case e dei collegi;
il Proposito generale (“papa nero”): responsabile unico, eletto a vita.
Per entrare nella Compagnia di Gesù era necessaria una lunga preparazione, che avveniva in appositi collegi. La scelta dei professi, i loro incarichi e le eventuali revoche erano decisi dal Preposito generale.
L’OBBLIGO DELL’OBBEDIENZA: oltre ai tre voti tradizionali di povertà, castità ed obbedienza, cui erano legati i coadiutori, i professi pronunciavano un quarto voto: consegnarsi perinde ac cadaver (come un corpo morto) nelle mani del papa, vincolandosi ad eseguire incondizionatamente le sue direttive.
LA PREDICAZIONE: non si ebbe una vera educazione religiosa, ma piuttosto un processo di acculturazione che portò al progressivo e sistematico soffocamento della cultura folklorica.
I GESUITI E L’EDUCAZIONE: la Ratio studiorum (1598) rimase il modello di istruzione superiore più diffuso nell’Europa cattolica. Gli alunni erano divisi in classi ed avviati a tre corsi fondamentali: grammaticale, filosofico e teologico.
I GESUITI E LE MISSIONI: la loro valida preparazione e l’ardente apostolato fecero sì che la Campagnia ottenesse un notevole successo nell’attività delle missioni: nelle Americhe, in India, in Giappone, in Cina.
LA MORALE GESUITA: nello stesso mondo cattolico la loro dottrina morale fu sottoposta a critiche, perché fu considerata viziata di lassismo (disponibilità dei Gesuiti nel tenere in eccessiva considerazione le debolezze umane) e troppo incline alla casistica (propensione a prescindere dal riferimento a principi generali nella valutazione dei comportamenti umani).
10.3 IL CONCILIO DI TRENTO
LE RICHIESTE DI UN CONCILIO:
dai protestanti, per far valere le proprie argomentazioni basate sulla Scrittura;
dai protagonisti dell’evangelo, per promuovere una rigenerazione della Chiesa e cercare una riunificazione della cristianità;
da Carlo V, per ricominciare i dissidi religiosi e politici che rendevano mal governabili i terreni tedeschi e per assicurare all’Impero la possibilità di garantire una pace universale.
INCERTEZZE DI PAOLO III: nel 1536 Paolo III indisse un Concilio a Mantova nel quale aveva parlato della necessità di instaurare in Europa la pace e di lottare contro l’eresia. I protestanti, sentendosi già pregiudizialmente messi sotto accusa, reagirono con la proposta di un Concilio nazionale tedesco. Negli anni immediatamente seguenti il progetto di Paolo III si arenò per vari motivi. Frattanto, nel 1541 fallirono i colloqui di Ratisbona e nel 1542 fu riorganizzata l’Inquisizione romana.
LA CONVOCAZIONE DEL CONCILIO: Paolo III fissò per il novembre 1542 la convocazione del Concilio di Trento. Lo stesso imperatore non nutriva più molte speranze di giungere ad una possibile riconciliazione; intensificò i preparativi militari e nel 1547 ottenne sulla Lega di Smalcalda la vittoria di Mühlberg.
LO SVOLGIMENTO DEL CONCILIO:
1545-1548, a causa di un’epidemia di peste manifestasi a Trento, il Concilio venne spostato a Bologna;
1551-1552, il Concilio tornò a riunirsi a Trento, deve nel 1551 fecero una rapida comparsa alcuni esponenti protestanti.
1562-1563, partecipò ai lavori del Concilio un episcopato maggiormente rappresentativo delle varie realtà nazionali.
L’ORGANIZZAZIONE DEI LAVORI CONCILIARI: Carlo V desiderava che gli argomenti di natura pastorale avessero la precedenza. Il papa chiedeva invece che fossero affrontati in primo luogo i nodi teologici. I padri conciliari discussero contemporaneamente, in modo organico, le due questioni.
LA PRIMA FASE DEL CONCILIO: i problemi dottrinari affrontati nella prima fase furono quelli concernenti la Sacra Scrittura, il peccato originale, la giustificazione, i sacramenti. La Sacra Scrittura fu recepita nell’integrità dei libri dell’Antico e del Nuovo Testamento e fu riconosciuta valida la versione datane da San Girolamo nella Vulgata. Circa il peccato originale si affermò che il battesimo, per i meriti del Cristo, lo cancellavano. La stesura del decreto sulla giustificazione fu particolarmente laboriosa, perché riproponeva la questione, sollevata da Lutero, della giustificazione per la sola fede, con esclusione delle opere. I sacramenti furono riproposti nel numero di sette, tutti istituiti da Gesù Cristo, e si ribadì che la loro efficacia dipendeva dal fatto stesso di essere somministrati e non esclusivamente dalla fede di chi li riceveva.
LA SECONDA FASE DEL CONCILIO: durante la seconda fase si discusse dell’eucarestia e dell’estrema unzione. Nel decreto sull’eucarestia si ribadì la tesi della transustanziazione, ossia della trasformazione della specie del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo. All’estrema unzione fu riconosciuto piene carattere sacramentale.
LA TERZA FASE DEL CONCILIO: in questa fase furono discusse, a livello dottrinario, le questioni concernenti la comunione, la messa, il Purgatorio, il sacramento del matrimonio e il sacramento dell’ordine. Circa la comunione, fu stabilito che fosse amministrata ai fedeli solo attraverso l’ostia, pur essendo presente Dio in entrambe le specie. Quanto alla messa, fu ad essa riconosciuto il carattere di sacrificio reale, nel senso che sull’altare ogni volta si ripetono la passione e la morte di Cristo, anche si in forma incruenta. Contro le ironie di Lutero sul “terzo luogo dell’eternità”, fu ribadita l’esistenza del Purgatorio. Del matrimonio si decretò il carattere do vincolo “perpetuo e indissolubile”. Per quanto riguarda il sacramento dell’ordine, tra i provvedimenti pastorali fu decretato che i vescovi dovevano svolgere personalmente le funzioni legate al loro ministero, tra cui visitare annualmente la propria diocesi, convocare ogni tre anni i sinodi provinciali ed ogni anno quelli diocesani. Nella XXII sessione fu richiesta l’istituzione in ogni diocesi di un seminario, per provvedere alla formazione teologica e morale del clero. Il Concilio fu chiuso in forma solenne il 4 dicembre 1563. Immediatamente, nel gennaio 1564, con la bolla di Beneductus Deus, Pio IV approvò i decreti.
LA RIORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA POST-TRIDENTINA: nel novembre 1564, Pio IV promulgò una breve ma precisa ricapitolazione delle tesi ortodosse, nota come Professio fidei Tridentinae, e ne impose l’osservanza a tutti i membri del clero secolare e regolare, nonché agli studenti degli istituti di istruzione superiore. Quanto al progetto di centralizzazione formulato dal Concilio, esso si espresse attraverso alcune tempestive iniziative: l’istituzione di una congregazione cardinalizia e l’introduzione del catechismo romano, del breviario romano, del messale romano.
10.4 L’INQUISIZIONE E L’INDICE
GLI STRUMENTI DELLA RESTAURAZIONE CATTOLICA: l’Inquisizione romana e l’Indice dei libri proibiti furono gli strumenti istituzionali che a metà del Cinquecento la Chiesa cattolica predispose per rendere operativo il proprio intento di combattere l’eresia, di ostacolare e scoraggiare la manifestazione di ogni inquietudine religiosa, infine di recuperare, o far tacere per sempre, quegli autori le cui idee essa, con giudizio insindacabile, riteneva erronee e perniciose per i credenti. Il Sant’Uffizio dell’Inquisizione generale fu istituito il 21 luglio 1542 da Paolo II dopo il fallimento dei colloqui di Ratisbona e su pressione del Carafa e di Ignazio di Lodola.
IL SANT’UFFIZIO: era formato da sei cardinali e da un commissario scelto nell’Ordine dei Domenicani; posto sotto la presidenza del pontefice, era diretto da un inquisitore generale. Aveva il compito di vagliare tutti i casi di eresia, patente o sospetta, al fine di riaffermare il ruolo della Chiesa romana come unica interprete della verità cristiana e di salvaguardare l’intangibilità dei dogmi.
LE VITTIME DEI PROCESSI INQUISITORIALI: sotto il peso dei processi inquisitoriali caddero in migliaia, uomini di cultura e gente semplice, individui e gruppi: alcuni riuscirono a fuggire, altri ritrattarono, altri subirono le condanne previste in relazione alle colpe loro attribuite. Per ottenere l’indicazione di eventuali complici Paolo IV autorizzò l’uso della tortura.
L’ESECUZIONE DELLE CONDANNE: sull’esempio spagnolo invalse l’usanza di celebrare gli autodafè, vere e proprie cerimonie spettacolo durante le quali gli inquisitori proclamavano le sentenze, le condanne capitali, le censure di libri e oggetti proibiti.
IL CONTROLLO SUI LIBRI: rispetto alla tradizione medievale, la novità dell’Indice emanato da Paolo IV risiedeva nel fatto che per la prima volta la Chiesa romana si proponeva di esercitare in forma ufficiale un controllo diretto su tutta la produzione libraria. Anche in questo caso il potere civile doveva rendere operative le sanzioni ecclesiastiche, distruggendo le opere condannate, imponendo ammende o arresti agli stampatori.
I LIBRI CONDANNATI: nella prima pubblicazione furono colpiti soprattutto autori considerati eretici o sospetti di eresia, tra cui Juan de Valdés, oppure giudicati pericolosi, come Niccolò Macchiavelli.
LE CONSEGUENZE SULLA CULTURA ITALIANA: in Italia, per la presenza congiunta dell’apparato curiale romano e della dominazione spagnola, la censura sui libri e il rigido controllo sugli autori ebbero particolare efficacia. Le conseguenze furono durevoli e negative, nel senso che l’esperienza religiosa finì per esprimersi in forme consuetudinarie e devozionali, mentre la cultura italiana risultò emarginata rispetto allo sviluppo del pensiero europeo, trattenuta, per così dire, al di qua delle Alpi.
10.5 ASPETTI DELLA VITA RELIGIOSA ITALIANA NELL’ETÀ DELLA CONTRORIFORMA
IL CONTROLLO SUI FEDELI: la pressione dell’Inquisizione e il vigile controllo sui comportamenti delle persone tacitarono le dissidenze e facilitarono la disposizione all’obbedienza, mentre il rinnovato impegno del clero dava nuovo lustro alle cerimonie collettive, alle pratiche devozionali, alle processioni, al culto dei santi. Nella cornice del secolo barocco, la Chiesa cattolica propose di sé l’immagine di un’istituzione ad un tempo autorevole e benefica: i fedeli furono convinti a riporre in essa la loro devota e concorde fiducia, per riceverne assistenza morale e rassicurazioni spirituali.
L’AZIONE DEI VESCOVI: nell’ambito dell’attività episcopale, costituì un modello l’opera di Carlo Borromeo. Un sincero zelo pastorale animò i vescovi post-tridentini; essi sollecitarono i parroci nella cura delle anime, reintrodussero la clausola stretta nei conventi, promossero opere assistenziali, agirono per dare attuazione ai deliberamenti del Concilio.
IL CONTROLLO SUI MATRIMONI: un decreto conciliare aveva stabilito che il vincolo matrimoniale doveva considerarsi legittimo se il consenso degli sposi era reso manifesto in facie Ecclesiae, ossia se il matrimonio era celebrato, previa triplice pubblicazione, alla presenza del parroco e di due testimoni. Ai parroci fu fatto obbligo di tenere aggiornati i registri su cui dovevano essere annotati i battesimi, i matrimoni e le morti.
LA CONTRORIFORMA E LA RELIGIOSITÀ POPOLARE: nell’età della Controriforma la religiosità fu incanalata verso le pratiche liturgiche e le devozioni e che le forme di pietà si espressero prevalentemente a livello emozionale. Del resto, ben poco, se non attraverso le spiegazioni del curato, la maggioranza della popolazione conosceva dei testi sacri, né aveva la possibilità di comprendere il significato delle parole latine con le quali erano officiate la messa e le più importanti funzioni religiose. Si produsse quindi facilmente un ripiegamento sulla vena sentimentale, destinata ad oscillare tra le lacrime del pentimento e quelle dell’estasi.

12 - ECONOMIA, CULTURA E SOCIETA’ NEL SEICENTO
12.1 ECONOMIA EUROPEA NEL 17° SECOLO
- Nel 600 la crisi economica europea si fece più evidente: caduta demografica, discesa dei prezzi, guerre. Alcuni paesi persero la precedente prosperità (Spagna, Germania…); altri registrarono un progresso (Inghilterra, Province Unite…).
- Alcuni paesi venne bloccata ogni trasformazione economica e sociale, secondo il principio che la quantità dei beni disponibili in una società fosse limitata e immodificabile.
- In altri paesi (Olanda, Inghilterra) si affermarono i ‘borghesi’ che ritenevano che la ricchezza potesse venire incrementata dal lavoro degli uomini, a patto che le liberà fossero assicurate. In questi paesi si affermò una società nella quale le innovazioni economiche non erano ostacolate e il denaro divenne l’effettiva misura di ciò che il singolo poeta o meno fare.
- La popolazione europea aumentò poco nel 600. In Francia, Inghilterra, Olanda… la popolazione aumentò consistentemente; nell’Europa centrale invece diminuì. Le ragioni furono le guerre, le epidemie, l’andamento negativo della produzione agricola….
- Al declino dell’agricoltura in alcune regioni, fece riscontro il progresso di altre. L’Inghilterra e l’Olanda si specializzarono in attività manifatturiere e di allevamento. Gli agricoltori ora lavoravano per vendere i propri prodotti (privatizzazioni, capitalismo). Questi processi causarono l’espulsione di un gran numero di lavoratori agricoli dalle campagne, consentendo un aumento della quota di popolazione occupata nelle attività non agricole, ma causando anche dei problemi.
- In Spagna e in Italia centro meridionale, avvenne una ‘rifeudalizzazione’, cioè il ripristino dei diritti signorili sui contadini e sulle comunità rurali, con conseguenze negative per l’agricoltura.
- Nell’Europa orientale, la tendenza al rafforzamento del servaggio dei contadini si accentuò. I paesi dell’Occidente soddisfacevano il loro fabbisogno alimentare acquistano i cereali a basso prezzo dell’Europa Orientale, e si dedicarono alle colture più specializzate e redditizie.
- In alcuni casi al produzione manifatturiera subì un tracollo (Venezia, Firenze). Nel complesso comunque le regioni meridionali e centrali dell’Europa entrarono in una fase di ristagno produttivo. In Inghilterra e in Olanda, si svilupparono nuove attività economiche (commercio e moderne attività produttive).
- Nel 600 si sviluppò anche la pesca, che specie in Olanda, fu una delle voci più significative dell’economia.
- La decadenza dei paesi mediterranei si manifestò anche nel settore del commercio. Nel Mediterraneo le navi Inglesi e Olandesi svolgevano maggior parte dell’attività. Complessivamente, le generali difficoltà economiche e le guerre restrinsero il volume dei traffici europei. Il commercio col mondo extraeuropeo permise alla marina mercantile inglese e olandese di svilupparsi oltre misura e poterono addirittura avvalersi di specifiche istituzioni come le compagnie privilegiate e le banche nazionali (1609 fu fondata la Banca di Amsterdam).
12.2 LE SOCIETA’ EUROPEE
- La società europea, prima della rivoluzione industriale, era costituita in 3 ordini o stati: clero, nobiltà e terzo stato.
- Ma questa costituzione per ordini, non corrispondeva all’effettiva stratificazione della società dal punto di vista del potere economico.
- La mobilità sociale era piò agevole da un ordine all’altro piuttosto che tra livelli diversi all’interno del singolo ordine.
- Il clero deteneva una parte notevole della proprietà terriera e i vertici ecclesiastici avevano delle buone rendite. Il clero era numeroso e nel 600 registrò un notevole incremento a causa dei privilegi fiscali, economie e giurisdizionali.
- Il ceto nobiliare europeo , nonostante le molte famiglie cadute in rovina, rimase considerevole anche nel 600.
- La nobiltà era un fatto di nascita. L’egemonia sociale dell’aristocrazia si reggeva su 4 pilastri: la ricchezza, il potere sugli uomini, i privilegi politici e giuridici, lo stile di vita.
- Alla nobiltà antica, la nobiltà di spada, fiera delle sue ascendenze cavalleresche, si affiancò nel 600 una nobiltà nuova che traeva origine dai servizi al monarca, la nobiltà di toga.
- Il terzo stato era formato da gruppi sociali molto differenti tra loro: (A) le famiglie borghesi, che controllavano la vita economica e amministrativa delle città e davano lavoro ai cittadini; (B) i gruppi delle professioni intellettuali (medici, notai, avvocati); (C) gli artigiani; (D) i contadini proprietari di fondi; (E) i lavoratori salariati, sia in campagna, sia in città; (F) i poveri, che stavano al gradino più basso della società.
12.3 LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
- Il 600 fu il secolo della rivoluzione scientifica. Tra il 1610 (‘Il ragguaglio astronomico’ di Galilei) e il 1687 (‘Principi matematici di filosofia naturale’ di Newton), l’immagine del mondo fisico mutò. Decaddero le forme del sapere antico e medievale, e il sapere magico astronomico alchemico. L’universo venne configurato come una macchina, il cui funzionamento era descritto da leggi matematiche che stabilivano relazioni quantitative tra grandezze misurabili.
- Nei metodi proposti da Bacon, Galilei, Descartes, noti rispettivamente come metodi induttivo, sperimentale e matematico deduttivo, gli autori si preoccuparono di escludere ogni interferenza soggettiva nell’analisi della realtà.
- La rivoluzione scientifica coinvolse principalmente l’astronomia e la fisica. Nel 1610, Galilei attribuì all’ipotesi copernicana il valore di descrizione veritiera del cosmo. Nel 1632, Galilei confutò le obiezioni rivolte contro i moti di rotazione e di rivoluzione della terrà, contestando la fisica aristotelica (venne per questo condannato a morte). Enunciò il ‘principio di inerzia’ e si cimentò in argomenti relativi alla cinematica e alla dinamica.
- Descartes illustrò l’origine del sistema solare attraverso la geometria analitica e il calcolo algebrico applicato. Attraverso la sua ipotesi l’universo era spiegato in base a due soli parametri: materia e movimento.
- Nell’astronomia fece progressi Kepler (3 leggi sul moto dei pianeti).
- Newton saldò la dinamica terrestre con quella celeste in un sistema unitario di leggi (teoria della gravitazione universale).
- Lo studio di tutti questi fenomeni divenne sempre più accurato grazie ai progressi matematici e della fisica (Torricelli, Pascal).
- Tutto questo fu reso possibile anche grazie alla mente umana che la cultura umanistica aveva contribuito a liberare dall’obbligo di rispettare il principio d’autorità.
- La nuova mentalità scientifica cominciò ad affermarsi anche nei campi della medicina e della biologia. Ricordiamo Harvey, Boyle, Borelli, Redi…
12.4 SCUOLE E ISTITUZIONI CULTURALI
- Nel 600 era diventato normale, specie per i ragazzi maschi di buone condizioni sociali, frequentare le scuole. La domanda aumentò per una pluralità di cause (Umanesimo, Stato, Chiesa…).
- Iniziò una ‘rivoluzione educativa’. Nel 600 la famiglia comincia a modernizzarsi e si nutre un maggior interesse per l’avvenire dei figli. Ora ci si preoccupa di toglierli da ogni promiscuità con gli adulti e si creano dei luoghi apposta per i ragazzi: la scolarizzazione al posto dell’apprendistato.
- Comenio, educatore di origine boema, formulò una didattica che privilegiava il metodo induttivo e l’osservazione diretta della realtà sensibile. Egli distinse vari livelli di scuola, corrispondenti alle tappe dell’evoluzione naturale dell’uomo. Propose un insegnamento di tipo ciclico: in ogni livello scolastico dovevano essere insegnate le stesse materie, in forme progressivamente più ampie.
- Si pensa tuttavia che il grado di alfabetizzazione fosse, nel 600, solo del 50%. L’Olanda e l’Inghilterra ebbero tassi di analfabetismo inferiori.
- L’istruzione superiore, a differenza di quella elementare, fu molto organizzata: il modello prevalente fu il collegio privato (Collegi dei nobili, tenuti dai Gesuiti). L’insegnamento era prevalentemente umanistico – letterario.
- Nell’ambito cattolico ricordiamo gli istituiti degli Scolopi, aperti a giovani di estrazione sociale più modesta, e le scuole oratoriane. Ricordiamo anche le scuole di Port-Royal, ispirate dai giansenisti.
- Nell’ambito protestante furono creati dei collegi di pietà, rivolti soprattutto ai ragazzi del popolo, dove era riservato molto spazio alle discipline scientifiche e alla pratica del lavoro manuale.
- Le Università divennero luoghi di pigra ripetizione del sapere tradizionale, specialmente a causa dei controllo politici. Così gli intellettuali cominciarono a frequentale luoghi meno controllati, quali le corti e le Accademie.
- Nelle Corti europee gli intellettuali misero a frutto la lezione dell’Umanesimo. Abbellirono le dimore regali, organizzarono feste, spettacoli, realizzarono musei e biblioteche…
- Sotto la protezione di qualche potente, specie in Italia e Spagna, fiorirono le Accademie, dove prevalevano gli interessi letterari. Alcune accademie promossero comunque impegnative ricerche filosofiche e scientifiche. Le maggiori accademie sorsero però in Francia, Olanda e Inghilterra.
12.5 REPRESSIONE E DISCIPLINAMENTO DELLA CULTURA FOLKLORICA
- Molte furono le trasformazioni che si verificarono nella cultura folklorica e nel suo rapporto con le cultura ‘alta’. La cultura folklorica e la cultura delle classi colte divennero estranee. L’intervento dei rappresentanti della cultura ufficiale sul folklore popolare divenne autoritario. La circolazione degli scambi tra le due culture fu sempre meno una circolazione a doppio senso. I risultati a tutto ciò furono il parziale annientamento della cultura folklorica e la sua progressiva destrutturazione. Contribuirono a questo: le trasformazioni in campo religioso, la nascita della scienza moderna, lo sviluppo di una ‘civiltà delle buone maniere’, la diffusione della stampa, la scolarizzazione…
- Nei confronti della religiosità popolare si era levata la protesta degli umanisti e dei seguaci della Devotio moderna. Lutero e Calvino avevano attaccato la superstizione, le feste, i giochi, gli spettacoli della tradizione popolare, in nome di una salvezza dell’uomo affidata solo alla fede.
- Nei paesi protestanti si ebbero un netto arretramento del magico ed un sensibile disciplinamento dei costumi.
- Nel modo cattolico si affermò la Riforma e si intervenne principalmente sulla tradizione folklorica.
- La cultura folklorica non fu vinta facilmente e si protrasse fino al 19-20 secolo. La manifestazione più tragica della volontà di sradicare questo tipo di credenze si ebbe con la caccia alle streghe.
15 - L’ITALIA SOTTO LA DOMINAZIONE ITALIANA
15.1 LA DECADENZA ITALIANA
- L’assetto politico territoriale della Penisola Italiana, dopo il congresso di Bologna (1529) e la pace di Cateau Cambrésis (1559) rimase inalterato per più di un secolo.
- Sul piano politico vi fu un gran declino: gli stati italiani contarono sempre meno a livello europeo. Solo Venezia fece eccezione (potenza nel Mediterraneo orientale).
- Il cattolicesimo si caratterizzò per il conservatorismo in campo culturale, per la difesa dei beni e dei privilegi della Chiesa, per fare investimenti non produttivi, per il sostegno al mantenimento degli equilibri sociali esistenti.
- Il tono generale della vita economica si abbassò. Vi fu un declino commerciale e produttivo nelle grandi città. Anche l’impulso che ebbero nelle campagne per la coltivazione del gelso e la produzione di seta può essere un indizio di decadenza. L’Italia tendeva a collocarsi sul mercato internazionale come fornitrice di materie prime o semilavorate.
- Una spiegazione della decadenza economica della penisola è da ricercare nella nuova geografia commerciale (il Mediterraneo fu via via marginalizzato). Inoltre mancarono le sollecitazioni a trasformare i meccanismi di produzione (si producevano specialmente beni di lusso, quindi solo per una élite ristretta). Così si preferirono modi di vita più ‘oziosi’ e ‘nobili’, e si abbandonarono man mano le attività mercantili e produttive.
- Durante il processo di ‘rifeudalizzazione’ la pressione dei ceti nobiliari sulle campagne si aggravò e le condizioni di vita delle popolazioni rurali peggiorarono. Nel 600 le carestie furono molte e si diffuse il banditismo nelle campagne italiane. Vi fu inoltre l’infeudamento delle terre appartenute alle comunità rurali. Gli apparati statali furono costretti a venire a patti con le élites localmente dominanti, che stavano prendendo l’egemonia.
- Furono comunque molti i divari tra le diverse aree italiane. Il declino di alcuni centri produttivi fu compensato da successi di località minori. Il divario era particolarmente forte tra l’Italia settentrionale e quella meridionale: al nord si impiantarono i primi nuclei di imprenditorialità agraria mentre a sud si affermò un ceto di latifondisti arretrati.
15.2 L’ITALIA SPAGNOLA
- La Spagna amministrava i suoi possedimenti in Italia (Meridione, Sicilia, Sardegna, Milanese, Toscana meridionale) attraverso il Supremo Consiglio d’Italia (sede a Madrid). Il potere in Italia era di fatto esercitato da 3 viceré residenti a Napoli, Palermo e Cagliari e da un governatore a Milano. A fianco dei viceré vi erano i Parlamenti. La politica estera era gestita da Madrid. I territori italiani avevano infatti grande importanza strategica per la Spagna.
- Durante il periodo di dominazione spagnola, nel milanese si registrò una decadenza economica. Tuttavia la decadenza delle attività produttive tradizionali favorì il decollo di centri minori e un trasferimento di capitali verso l’agricoltura. Le aristocrazie cittadine valorizzarono le potenzialità produttive di aree rurali e nelle campagne si dislocavano attività manifatturiere rinnovate. La Sardegna rimase una regione arretrata, dominata da grandi latifondisti feudali e tagliata fuori dai circuiti economici. La stessa cosa in Sicilia e nella maggior parte del Mezzogiorno dove la preponderanza del ceto feudale non consentì la modernizzazione delle strutture agrarie. Per questo si ebbe un continuo flusso migratorio verso la capitale (Napoli).
- Le tensioni raggiunsero il punto critico nel 1647/1648 quando la pressione fiscale determinata dalle esigenze finanziarie della Spagna divenne insostenibile. A Napoli, il popolino, con a capo Tommaso Aniello (Masaniello) insorse contro il governo spagnolo e trovò appoggio presso i ceti superiori. Il viceré fu costretto a fuggire e la città rimase nelle mani dei popolani (detti ‘lazzari’). Le loro violenze spaventavano però i ceti medi e Masaniello fu assassinato. Dopo alcuni mesi la ribellione fu liquidata dai soldati spagnoli e fu restaurato il dominio della Spagna. Anche la rivolta scoppiata a Palermo nel 1647 non ebbe maggior fortuna.
15.3 L’ITALIA NON SPAGNOLA: GENOVA, FIRENZE, ROMA, IL DUCATO DI SAVOIA.
- Il ducato di Savoia, posto a cavallo delle Alpi occidentali era stato per secoli diverso nelle sue strutture feudali dalle regioni circostanti, nelle quali si erano avuti sviluppi urbani e mercantili. Nel 16 secolo i duchi di Savoia orientarono verso l’Italia le prospettive della dinastia. Con la pace di Cateau Cambrésis il dicato ricevette un assetto stabile. Emanuele Filiberto trasferì la capitale da Chambéry (Savoia) a Torino. Il trattato di Lione (1601) tra Carlo Emanuele I e il re di Francia, ribadì questa scelta, con la cessione alla Francia di alcuni territori transalpini e l’acquisto del marchesato di Saluzzo. Con Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele e I lo Stato sabaudo allargò i suoi confini e si sottrasse al dominio forestiero. All’interno i duchi di Savoia rafforzarono le istituzioni centrali dello Stato e fu creato un esercito statale, basato sulla coscrizione dei cittadini e non su forme di reclutamento feudale. I duchi di Torino cercarono di favorire lo sviluppo economico dei loro territori e adottarono misure politiche mercantilistiche. Di conseguenza i ceti feudali piemontesi non disdegnarono di impegnarsi in attività economiche moderne.
16 – L’EUROPA OCCIDENTALE NELLA SECONDA META’ DEL XVII SECOLO
16.1 Lo stato nella prima età moderna
• L’AFFERMAZIONE DELLO STATO: durante il 500 vi sono accorporamenti territoriali e accentramenti di potere che portano, nel 17° secolo, all’affermazione dello stato. Fu il successo duraturo di quella struttura che chiamiamo Stato assoluto, Stato centralizzato, Stato amministrativo, Stato moderno.
• I CONNOTATI DELLO STATO MODERNO: i suoi lineamenti essenziali possono essere così descritti: vi è un’autorità unitaria relativa ad una popolazione data che vive in un territorio definito da precisi confini. Da essa dipendono degli ufficiali pubblici, i quali garantiscono il rispetto e l’attuazione delle norme emanate dall’autorità. Essi possono usare la forza, in quanto è legittimata dall’autorità. Quest’autorità viene chiamata Sovranità, può emanare leggi e tutti le devono obbedire. Lo stato assoluto si occupava della produzione ed esecuzione delle leggi, punizione dei reati, difesa dell’ordine interno e protezione verso l’esterno, ordinato prelievo di risorse finanziarie e non permetteva a nessun altro ente (Chiesa, città) di occuparsi di queste cose se non nei limiti da essa stabiliti.
• LE RESISTENZE…:la concentrazione di queste funzioni negli organismi dello Stato portò alla diminuzione di potere dei tradizionali centri di potere, infatti i ceti feudali furono progressivamente tolti dalle loro funzioni politiche, giudiziarie e militari; nelle città, gli ordinamenti comunali furono svuotati di contenuti effettivi; la Chiesa era costretta a venire a patti (concordati) col nuovo potere. In questo periodo vi era un conflitto tra monarca e gli altri detentori del potere che si risolse con la piena affermazione del primo, al contrario del periodo del Medioevo in cui vi era un equilibrio tra i due.
• … E LE DIFFICOLTA’: il sovrano doveva far i conti con l’opposizione dei poteri tradizionali, con le difficoltà finanziarie, carenza di personale qualificato, precarietà e lentezza delle comunicazioni. A livello periferico l’autorità locali tradizionali si fecero strumento del potere centrale a condizione di riceverne concrete contropartite. Venne affiancato il personale dello stato con cui a volte entrava in competizione. Lo Stato assoluto di basò sull’esercito, la burocrazia, la finanza e la mitologia (culto della personalità).
• L’ESERCITO: l’organizzazione di un esercito permanente alle dipendenze dello stato portò ad un maggiore accentramento del potere e promosse un maggior sforzo di organizzazione amministrativa e finanziaria. Contemporaneamente alla costruzione dell’esercito vi fu lo smantellamento delle forze armate e delle fortezze private dei feudatari, praticamente vi fu lo svuotamento del ruolo militare dell’aristocrazia. Vi furono cambiamenti nelle tecniche militari: crescita d’importanza della fanteria e artiglieria, eserciti e flotte più grossi.
• LA BUROCRAZIA: nel 600 s’instaurarono strutture burocratiche più stabili, infatti nacquero le figure dei funzionari statali, pagati, specializzati ed istruiti che costituivano la pubblica amministrazione. Gli impieghi pubblici erano ricercati per il prestigio ad essi connesso e per le offerte di arricchimento personale che offrivano: questo portò all’ampliamento della corruzione. I pubblici ufficiali (nobiltà di toga) si differivano dalla vecchia aristocrazia (nobiltà di spada) in quanto quest’ultima aveva una propria autonoma potenza, mentre gli altri traevano la propria eminenza dall’ufficio ricoperto.
• LA FINANZA: lo Stato necessitava di soldi per le forze armate e per la burocrazia. Si andò delineando il principio che lo Stato esercitava funzioni di interesse collettivo perciò tutti dovevano regolarmente contribuire. Ci volle tempo per la trasformazione dei sudditi in contribuenti. La figura del gabelliere era odiata dalla popolazione che cercava con il contrabbando, frode e violenza di sottrarsi agli obblighi fiscali aggiunti a quelli imposti dai proprietari terrieri e dalle Chiese. La deliberazione dei contributi finanziari spettava agli Stati Generali, Cortes e Parlamenti. Essi tentarono di salvaguardare questa loro prerogativa, ma spesso persero la battaglia. Per far fronte al fabbisogno finanziario vi fu l’estensione del prelievo fiscale attraverso imposte dirette e indirette; la vendita degli uffici e titoli nobiliari; riscossione dazi doganali; sfruttamento risorse minerarie; vendita di alcuni diritti di monopolio commerciale; controllo delle zecche; il ricorso al prestito internazionale e dilatazione debito pubblico.
• LA “MITOLOGIA”: i sovrani si presentarono come tutori dell’ordine pubblico, amministratori della giustizia, custodi della religione e pubblica moralità e promotori del benessere economico dei sudditi. Fondarono scuole e accademie ed affidarono ai letterati e agli artisti il compito di elaborare temi e soggetti che esaltassero la figura del sovrano. Vi furono cerimoniali di corte che portarono al “divismo” monarchico.
16.2 Il mercantilismo
• L’INTERVENTO DELLO STATO IN ECONOMIA: l’intervento dello stato in campo economico venne ampliato; proprio in questo periodo nacque il termine “economia politica” in quanto lo stato poteva svolgere un’azione economica fondamentale. Questo indirizzo politico prende il nome di mercantilismo.
• I CAPISALDI DEL MERCANTILISMO: i principi del mercantilismo sono: la ricchezza di uno Stato dipende della quantità di moneta (metalli preziosi) di cui esso dispone perciò bisogna incentivare le attività che portano ad entrate monetarie (esportazione di prodotti finiti, soprattutto pregiati) e scoraggiare quelle che portano ad uscite (esportazione materie prime e acquisto di merci costose). Vennero fatte perciò leggi che limitassero i consumi di lusso (leggi suntuarie). Bisognava proteggere le imprese nazionali dalla concorrenza estera ed imporre i propri prodotti all’estero. Questa politica venne attuata soprattutto nelle colonie a cui s’imponeva il monopolio della madrepatria. L’esportazione dipendeva anche dal volume della produzione perciò bisognava che i salari non fossero troppo alti affinché i costi rimanessero competitivi e tutti i sudditi lavorassero, per questo venne attuata un politica di accrescimento demografico.
• MERCANTILISMO E POLITICA ESTERA: il mercantilismo ebbe le sue applicazioni solo negli stati più forti come Inghilterra, Francia e Olanda. Questo perché l’espansione economica di un paese poteva attuarsi solo a danno di quelli limitrofi.
16.4 L’Olanda
La repubblica delle Province Unite visse, nel 600, il suo momento di splendore. Infatti l’Olanda e le altre province ebbero il massimo successo politico, economico e culturale.
• TERRITORIO, POPOLAZIONE E RELIGIONE: il territorio aveva un’estensione di 25000 km, composto da 7 province autonome: Frisia, Groninga, Gheldria, Overijssel, Utrecht, Olanda e Zelanda. L’Olanda era nata dalla guerra contro gli spagnoli. Non c’era un’omogeneità etnica e linguistica. Il calvinismo era la religione ufficiale della repubblica, ma non rappresentava un punto di unità infatti esistevano sette religiose consentite (battisti, luterani, cattolici ed ebrei). Le autorità religiose furono distinte da quelle politiche.
• LE ISTITUZIONI: le Province Unite non furono mai un’unità nazionale centralizzata. I Parlamenti, costituiti su base elettive, ebbero ampie autonomie. In essi sedevano i rappresentanti della nobiltà e delle città, riuniti in delegazioni, ciascuna con un voto a disposizione. Ogni città affidava al proprio Pensionario i compito di guidare la delegazione e tutelare i suoi interessi e giurisdizioni. Le decisioni venivano prese all’unanimità. I Parlamenti Provinciali avevano funzioni legislative sotto la direzione del Pensionario degli Stati Generali della provincia. Il potere federale e legislativo era affidato al Parlamento dell’Unione. Il potere esecutivo federale era esercitato dal Consiglio di Stato, formato da membri elettivi. Tra essi emergeva la figura dello statolder Generale (comandante delle forze militari). Vi erano principalmente partiti: quello orangista che mirava alla centralizzazione dei poteri e quello repubblicano che difendeva i ceti mercantili e borghesi.
• L’AGRICOLTURA: la popolazione era prevalentemente composta da fittavoli e piccoli proprietari che praticavano un’agricoltura intensiva, specializzata, rivolta al mercato e con alti livelli di produttività in terre fertili strappate alle paludi e al mare (polder). Venivano inoltre importati cereali dalle regioni baltiche.
• IL COMMERCIO: le grandi fortune erano costruite sul commercio. Le flotte olandesi viaggiavano in ogni parte del mondo ed erano padrone dei lucrosi traffici con le Indie Orientali. Secondo gli Olandesi chiunque poteva intraprendere liberamente qualsiasi rotta commerciale; proprio per questo combatterono volte con gli Inglesi ( 1652-54 con esiti negativi, 1665-67 vittoriosamente) e furono in contrasto con gli altri paesi. Le oligarchie mercantili che occupavano le magistrature cittadine tutelavano i propri interessi per la libertà di commercio.
• LA SOCIETA’ OLANDESE: la ricchezza era piuttosto diffusa in Olanda; il numero dei poveri era contenuto; la maggioranza della popolazione apparteneva al ceto medio ed aveva un buon tenore di vita; il cibo era abbondante; le case ben tenute ed arredate con semplicità; l’abbigliamento era dignitoso; il senso della vita, famiglia e lavoro era severo e religioso. L’Olanda aveva molti nemici perché era troppo ricca, diversa e libera. Fu terra d’asilo per i perseguitati (ebrei, sociniani, anabattisti, ugonotti, uomini politici e di scienza). Il “secolo d’oro” terminò con la guerra del 1672 con Luigi XIV e l’Inghilterra, da cui si salvò. Iniziò il “secolo delle parrucche”: i regimi cittadini e provinciali si fecero più oligarchici; la coesione sociale cominciò a infrangersi e l’esercizio del potere di fece più duro; pagò la pace e la sicurezza con la rinuncia ad ogni politica troppo ambiziosa.
16.5 Sviluppi del pensiero politico nel XVII secolo
* LA RIFLESSIONE POLITICA: l’affermazione dell’assolutismo monarchico e la rivoluzione inglese stimolarono un riflessione con alcune premesse del pensiero politico moderno. I punti fondamentali erano:
1. La comunità politica è qualcosa di “naturale”, lontana da riferimenti trascendenti (ciò che è divino);
2. L’uomo è creatore della propria storia ed artefice del proprio destino;
3. Secondo il metodo scientifico teorizzato da Cartesio si mira a rintracciare per via razionale e deduttiva le caratteristiche della comunità politica;
4. Concreta esperienza della crescita del ruolo dello Stato e dei suoi apparati, con il rischio che tale processo poteva limitare i diritti degli individui;
5. La convinzione che soltanto la sottomissione ad un unico sovrano e legge preserva gli uomini dall’anarchia.
Queste idee si sistemarono attorno ai cardini del giusnaturalismo e del contrattualismo.
* GIUSNATURALISMO E CONTRATTUALISMO: il giusnaturalismo è la concezione secondo cui esistono norme di origine naturale, universalmente valide, superiori all’ordinamento positivo (storicamente esistenti), tali che neppure Dio può alterare. Esso mirò a laicizzare l’idea dello Stato. Il contrattualismo consiste invece nella tesi secondo cui il passaggio dallo stato di natura all’istituzione della società civile avviene grazie ad un contratto che gli uomini stipulano liberamente per motivazioni razionali.
* HOBBES: Thomas Hobbes (1588-1679) sostenne, nelle sue opere politiche (Il cittadino e Leviatano) che gli uomini agiscono per la ricerca del loro piacere perciò nello stato di natura si trovano in una guerra generalizzata in cui ogni uomo è contro gli altri. In questa situazione la loro esistenza è in pericolo perciò si devono sottomettere tutti quanti ad un potere vincolante. Esso è stato istituito per la convivenza sociale, rinunciando però ai loro diritti naturali. Esso è potere assoluto perciò nessuno ha il diritto di opporsi; ha il compito di garantire ordine e pace.
16.6 La Francia
* L’ETA’ DI MAZARINO E DELLE FRONDE: il cardinale Richelieu morì nel dicembre 1642 e pochi mesi dopo anche Luigi XIII. L’erede al trono fu Luigi XIV di appena 5 anni. Il rischio di una crisi politica era elevato, perciò la regina Anna d’Austria nominò primo ministro il cardinale Giulio Mazarino. La Francia era impegnata nella fase conclusiva della Guerra dei Trent’Anni e l’opposizione all’assolutismo era diffuso. Gli esponenti dell’aristocrazia volevano sfruttare a proprio vantaggio la situazione della reggenza, mentre il popolo protestava contro la miseria e il fiscalismo regio. Con la protesta della nobiltà di toga, essa voleva garantire i propri privilegi e contrastare l’attribuzione alla nuova burocrazia statale l’esazione delle imposte e il controllo delle finanze. Nel 1649 il Parlamento di Parigi e parte della popolazione insorsero, costringendo la regina, Luigi e Mazarino alla fuga (Fronda Parlamentare). Per piegare la rivolta, la regina chiese l’aiuto militare dell’aristocrazia, il cui capo era Luigi di Condé che tentò di scalzare Mazarino. Nacque una nuova guerra civile denominata Fronda dei Principi. Nonostante queste guerre Mazarino riuscì a concludere la Guerra dei Trent’Anni e successivamente una campagna militare contro la Spagna. Fu completata la riorganizzazione interna dello Stato in senso assolutistico. Negoziando la pace dei Pirenei, la Spagna venne esclusa dalla politica europea e definito il matrimonio tra Luigi e l’Infanta di Spagna, Maria Teresa.
* L’AVVENTO AL TRONO DI LUIGI XIV: dopo la morte di Mazarino (marzo 1661), Luigi XIV, detto il Re Sole, assunse il potere. Egli avrebbe regnato da solo consigliandosi con persone da lui scelte senza alcun primo ministro, avvalendosi della facoltà di decidere nel rispetto delle leggi fondamentali del Regno (Legge Salica e leggi concernenti le libertà). Egli regnò dal 1661 al 1715 compiendo la costruzione dello Stato assoluto e realizzò il pieno controllo sullo stato aiutato da alti funzionari dello Stato.
* L’ASSOLUTISMO DI LUIGI XIV: le caratteristiche di questa politica assolutistica erano:
1. Il re poté imporre tributi e decidere le spese perché aveva pieni poteri in materia finanziaria e s’avvaleva di una burocrazia dipendente dal potere centrale;
2. Gli Stati Generali non furono mai convocati;
3. I Parlamenti furono ridotti all’impotenza dall’editto reale del 1673. Mantenevano comunque il diritto di rimostranza (rilevare eventuali irregolarità del potere regio), ma potevano solo fare obiezioni successivamente;
4. Venne formato un esercito stipendiato dalla Corona, eliminando le milizie fornite dai nobili;
5. I funzionari erano nominati e stipendiati dal re. Importanti erano gli intendenti che svolgevano la funzione di controllo di tutti i settori della pubblica amministrazione;
6. Il re impresse una direzione unitaria in campo economico, religioso e culturale;
7. Il re assunse la guida della politica estera: nominò ambasciatori nelle capitali europee e seguì la realizzazione del sistema difensivo.
* LA SOCIETA’ FRANCESE: con questo tipo di politica doveva esserci il pieno controllo dei ceti sociali. Il popolo venne disciplinato con l’aiuto della Chiesa e col ricorso alla forza. La borghesia accettò l’assolutismo in quanto portatore di ordine interno e sostegno alle loro iniziative economiche, anche se continuava a negare i diritti politici. L’aristocrazia dovette rinunciare ai loro poteri tradizionali; in cambio il re concesse di dividere con lui la residenza di Versailles, diede nomine onorevoli e redditizie nell’apparato dello Stato purché riconoscessero la sua autorità. La nobiltà restò un ordine privilegiato in quanto era esonerata da molte imposizioni fiscali e conservava diritti di varia natura nei propri feudi.
* LE ISTITUZIONI E GLI UOMINI: Luigi XIV escluse dal potere i familiari, i principi di sangue e gli ecclesiastici; nominò solo ministri e consiglieri provenienti dalla nobiltà di toga e dalla borghesia. Essi formavano il Consiglio supremo di Stato che decidevano le linee generali della politica interna ed estera; inoltre facevano parte del Consiglio di Stato con la funzione consultiva. Le figure più importanti furono quelle del cancelliere a capo del settore giudiziario, del controllore generale delle finanze, dei segretari di Stato. Il ministro che spiccò di più fu Jean Baptiste Colbert che divenne controllore generale delle finanze e segretario di Stato.
* LA POLITICA ECONOMICA: Colbert diresse la politica economica secondo i principi mercantilistici. Per rimettere a posto le cose egli ridusse i dazi interni e procedette al loro accorpamento; diminuì l’onere dello Stato; progettò, ma non realizzò un nuovo sistema di esazione delle tasse; esaltò le attività manifatturiere e commerciali. Questa nuova politica riportò il bilancio in attivo. Colbert ricorse a tariffe doganali protettive e concesse privilegi speciali per favorire la nascita di manifatture nazionali e proteggerle dalla concorrenza. Per imparare meglio alcune tecniche produttive fece venire in Francia operai stranieri. Vi furono iniziative rivolte allo sviluppo del commercio internazionale che portarono alla distruzione del monopolio olandese. Fu incentivata la colonizzazione in India, Africa ed America. Furono costruite strade e canali navigabili per facilitare i commerci all’interno dello stato. Colbert mirò a proteggere i contadini dai grandi, ma represse le rivolte duramente. Questa politica economica portò ad un aumento di risorse finanziarie, che vennero riassorbite dalla politica militare di Luigi XIV.
* LA POLITICA RELIGIOSA DI LUIGI XIV: in campo religioso, Luigi XIV s’ispirò al gallicanesimo. La Chiesa, secondo i francesi, doveva avere una sua autonomia. Il re osteggiò gli ugonotti e i giansenisti costringendoli a convertirsi al cattolicesimo, in quanto non doveva esserci nessun tipo di pluralismo all’interno dello stato, quindi neanche quello religioso. Inoltre, la sua lotta contro i protestanti poteva aiutarlo a Roma per assumere maggior controllo della Corona sulla Chiesa francese. Perciò ridusse la libertà di culto e concesse speciali premi a chi si convertiva. Inoltre nel 1685 venne emesso l’editto di Fontainebleau che vietò la professione di fede protestante. Gli ugonotti fuggirono nei paesi nemici della Francia. Nei confronti dei giansenisti si comportò diversamente perché essi non potevano essere considerati eretici in quanto sostenevano posizioni teologiche simili a quelle dei protestanti, ma erano stati condannati da Roma. Nel 1709 però chiuse con la forza i centri del movimento.
18 -L’ESPANSIONE COLONIALE IN ETA’ MODERNA
I CARATTERI DELL’ESPANSIONE COLONIALE EUROPEA NEL 600
Il trattato di Tordesillas del 1494,con cui Spagna e Portogallo si erano spartite le nuove terre del mondo, rifletteva la situazione di fatto esistente in quel momento. Dalla 2^ metà del 500, entrarono in lizza nella competizione coloniale, la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra.
I nuovi protagonisti. Dopo l’unione del Portogallo alla Spagna nel 1580, e dopo la distruzione dell’Invincibile Armada di Filippo II, la penetrazione francese, olandese ed inglese nei territori dell’America, dell’Africa e dell’Asia divenne più insistente ed aggressiva.
Le nuove caratteristiche. L’espansione coloniale del 600 in Asia e in Africa era interessata ad impossessarsi di merci da rivendere con profitto altrove. La logica del sistema era comprare a prezzi bassi e rivendere a prezzi alti. L’intervento nella produzione era minimo; l’unica eccezione era rappresentata da alcune isole dell’Indonesia e delle Molucche controllate dagli Olandesi, dove essi organizzarono in 1^ persona il sistema produttivo delle piantagioni.
I rapporti con i Regni indigeni. Nel caso della Penisola Indiana, della Cina e del Giappone, gli Europei cercarono piuttosto di ingraziarsi i poteri locali, adattandosi anche a versare loro tributi e ad adularli, pur di ottenere il permesso a condurre in pace i propri affari.
Il commercio marittimo. Mentre i Portoghesi si erano in pratica dovuti adattare a convivere con la concorrenza esercitata, da mercanti arabi, indiani, malesi, cinesi, l’Olanda e l’Inghilterra realizzarono un controllo molto + stretto ed efficace su tutto il commercio marittimo della regione. nel corso del secolo si modificò la natura del commercio asiatico: non solo + spezie, ma anche tessuti, carte da parati, lacche e porcellane, ventagli ecc.
Le compagnie commerciali. Lo strumento utilizzato dai paesi europei x il controllo del grande commercio internazionale furono le compagnie privilegiate. Erano società costituite allo scolpo di mettere in comune gli sforzi e le risorse, evitando la concorrenza tra i mercanti di uno stesso paese, che ricevevano dallo Stato poteri speciali. Furono fondate in Inghilterra, Olanda; Francia, Danimarca, Germania, Austria, Svezia, Scozia; le + famose ed importanti furono le Compagnie delle Indie Orientali di Inghilterra e Olanda.
• La Honourable East India Company fu costituita nell’anno1600 da Elisabetta I, allo scopo di armare le navi e organizzare i viaggi.
• La Vereenigde Oostindische Companie fu costituita nel 1602, x decreto degli Stati Generali, allo scopo di coordinare tutte le imprese commerciali olandesi già operanti in oriente. Le fu attribuito il monopolio di tutto il commercio con le Indie, l’esenzione dalle tasse di importazione, l’autorizzazione a possedere terre, il diritto a mantenere a proprie spese un esercito e una flotta armata, ecc.
Dovunque le 2 compagnie di incontravano era scontro aperto (massacro di Amboina, 1623).
Modernità delle compagnie commerciali. Le compagnie dotate di un capitale collettivo formato da quote prestate da singoli risparmiatori, furono le progenitrici delle moderne società x azioni a responsabilità limitata. I soci non erano solo mercanti, aristocratici, appaltatori d’imposta, ricchi borghesi, funzionari pubblici, cittadini, anche stranieri.
La fine delle Compagnie commerciali. Con la fine del XVII secolo le rimostranze contro i monopoli e le prerogative delle compagnie si fecero + insistenti, da parte sia dei sostenitori del diritto dello Stato a intervenire in modo diverso nell’ambito dell’economia, sia di quegli operatori che non riuscivano a farsi strada in settori totalmente controllati da queste compagnie, sia infine degli abitanti di talune colonie che erano svantaggiati da queste condizioni di monopolio.
L’AMERICA E LA COLONIZZAZIONE EUROPEA
La penetrazione di nuovi Stati europei in America dovette fare i conti con la presenza della Spagna, del Portogallo. Si orientò x tanto, v/o le regioni che non erano state ancora colonizzate, o dove gli insediamenti ispano-portoghesi non erano fortemente stabilizzati.
Gli Inglesi in America. I primi inglesi, agli inizi del 500, si impegnarono nella esplorazione delle coste nordamericane; dopo la vittoria navale sull’Invencible Armad (600), gli Inglesi costituirono i primi insediamenti ufficiali, presto perduti, lungo alcuni tratti costieri dell’America meridionale. Successivamente si stabilirono nelle Barbados, nelle Bahamas e a Giamaica, dove era possibile coltivare canna da zucchero e tabacco.
La 1^ colonia inglese. Nell’America del Nord il primo insediamento inglese fu costituito dalla Virginia. Nella colonia sorsero estese piantagioni di tabacco che utilizzavano lavoratori poveri immigrati dall’Inghilterra e dalla Germania devastata dalla Guerra dei 30 anni. Parte della manodopera era fornita da prigionieri condannati alla deportazione.
Le colonie del New England. Un secondo insediamento inglese in America del Nord avvenne nella regione che si chiamerà poi New England. Ne furono protagonisti degli Inglesi che lasciavano la loro terra x motivi prevalentemente politici e religiosi. La gran parte di essi erano puritani che sfuggivano alle leggi di Laud e miravano a costruire una società nella quale fosse assicurato a ciascuno il diritto di guadagnarsi da vivere col proprio lavoro, di professare la propria religione, di partecipare alla pari con tutti gli altri all’esercizio del potere politico. Le colonie che nacquero nella Nuova Inghilterra furono formate da liberi contadini e da piccoli commercianti e imprenditori, uniti dal vincolo dello zelo religioso puritano e da un forte spirito antiautoritario. Non v’erano grandi disuguaglianze xchè ogni comunità procedeva all’assegnazione in proprietà delle terre in maniera abbastanza egualitaria. Nel 1636 fu fondata la 1^ università ad Harvard.
Le colonie inglesi nella zona centrale. Un 3^ insediamento inglese si formò nella zona intermedia tra Nord e Sud; in queste colonie centrali accanto a piccoli proprietari esistevano alcuni grandi latifondisti. Nel complesso ebbero maggiori affinità con le colonie settentrionali che con quelle del Sud.
I rapporti tra l’Inghilterra e le colonie. Negli ultimi decenni del 600, negli insediamenti ormai saldamente radicati, vennero rafforzati i provvedimenti mercantilistici che proibivano ai coloni americani qualsiasi commercio che non fosse con la madre patria. Non vi furono tuttavia una resistenza o un’opposizione.
Le colonie francesi. I Francesi avevano iniziato l’esplorazione e la penetrazione nell’America del Nord fin dai primi decenni del 500. Fu Jacques Cartier a fondare nel 1534-1535 i primi stanziamenti francese in Canada. L’attenzione della Francia v/o il Nuovo Mondo fu stimolata dalle guerre di religione della 2^ metà del 500.
LE CONQUISTE NELLE ANTILLE
I Francesi penetrarono in America in occasione della guerra dei trent’anni quando il cardinale Richelieu promosse la conquista delle isole delle Antille. Seguirono poi lo stanziamento a Santo Domingo (1655) e l’esplorazione del bacino del Mississippi (1682).
LE COLONIE OLANDESI
Gli Olandesi cominciarono ad essere presenti nell’America del nord, in Brasile, nell’America spagnola e nei Caraibi alla fine del 500. Gli insediamenti americani erano utilizzati come basi per il contrabbando nelle colonie spagnole e portoghesi e come luoghi strategici per colpire i concorrenti nel mercato asiatico.
L’AFRICA
LE REGIONI OCCIDENTALI
Il Sahara costituì per secoli una barriera insormontabile per ogni tentativo di espansione territoriale.
Tra il IX e il X secolo si svilupparono nella zona attraversato dal Niger: l’IMPERO DEL GHANA, DEL MALI E DEL SONGHAI. Furono costruzioni politiche centralizzate dominate da aristocrazie guerriere che assicuravano l’ordine e la pace su territori immensi. Essi trassero la loro prosperità dai tributi e dalle imposte. Le capitali degli imperi erano città ricche e popolose grazie ai commerci.
L’arrivo degli Europei segnò un netto cambiamento delle vie commerciali con la conseguente decadenza degli imperi nigeriani.
LE REGIONI ORIENTALE
Nell’Africa orientale esisteva l’IMPERO ETIOPE: il più saldo e potente stato africano. Le sue popolazioni di pastori nomadi e agricoltori conservò la religione cristiana respingendo la pressione dell’Islam..
LE REGIONI CENTRALI
L’Africa centrale era abitata da popolazioni più primitive, dedite alla caccia e alla pastorizia.
GLI EUROPEI E L’AFRICA
Inizialmente l’interesse per l’Africa era motivato dall’esplorazione di una nuova via per le Indie e dalla ricerca dell’oro e di altri prodotti esotici come l’avorio. Ma successivamente essa divenne soprattutto fornitrice di schiavi.
I portoghesi agirono da battistrada siccome possedevano sia colonie americane sia africane si gestirono il commercio degli schiavi.
Gli spagnoli anche interessate alla manodopera nera ricorsero all’asiento ovvero si affidarono a compagnie private che richiedevano in cambio di ogni schiavo un tributo. Nacquero così compagnie commerciali francesi e inglesi dediche a traffico dei negri.
IL COMMERCIO DEGLI SCHIAVI
Gli schiavi erano adibiti a lavori agricoli. Con l’arrivo degli europei i metodi utilizzati dai negrieri mutarono: i modi per procurarsi gli schiavi, trasportarli, venderli e farli lavorare erano brutali.
LA CONDIZIONE DEGLI SCHIAVI
Gli schiavi erano di proprietà del padrone il quale l’unica considerazione che aveva era quella di tipo economico. Anche se esistevano statuti che proteggevano gli schiavi almeno dagli abusi, essi riconoscevano legale il sistema della schiavitù.
GLI INSEDIAMENTI NELL’ESTREMO SUD
Gli olandesi si fecero promotori dell’estremo sud dell’Africa: il Capo di Buona Speranza.
La postazione nella Città del Capo popolata da emigranti olandesi e da ugonotti francesi fu utilizzata come scalo commerciale lungo la rotta per le Indie o come colonia agricola.

L’ASIA
L’INDIA
Fine 400 la penisola indiana era in uno stato di frammentazione politica: parte settentrionale vi erano tanti staterelli mentre nella parte meridionale vi era l’impero indù di Vijayanagar.
Essa fu invasa dalla popolazione musulmana degli Uzbechi guidati da Babur, il quale sottomise l’India settentrionale e diede inizio all’Impero moghul.
L’IMPERO MOGHUL
Si riaccese con l’arrivo dei musulmani il problema religioso di convivenza tra la religione induista e musulmana. I musulmani rifiutavano il politeismo indù, la divisione in caste, il regime vegetariano, il libero abbigliamento delle donne. Agli indù era inaccettabile i corrispettivi atteggiamenti. L’islam è una religione monoteista che pone come fine supremo la glorificazione di Allah, mentre l’induismo propone ai fedeli il raggiungimento della salvezza praticando meditazione e ascesi personali.
LA CINA
Dalla metà del 300 al 600 la Cina si riunificò sotto la dinastia dei Ming.
Quest’epoca segnò un forte sviluppo culturale ed economico. Nel 500 l’impero s’impegnò contro le incursioni dei Mongoli e l’aggressione giapponese.
I MANCIU’
Agli inizi del 600 l’impero cinese subì un’offensiva dei Manciù una popolazione che viveva ai confini della Cina.
I mancesi riuscirono ad abbattere la precedente dinastia a proclamare imperatore Schun-chih. Questa nuova dinastia rafforzò la Cina in particolare nell’accordo con i russi per fissare i confini al fiume Amur e nel mantenere l’autorità sul regno di Corea e sul Tibet.
LA SOCIETA’ CINESE
I manciù furono coinvolti in un processo di cinesizzazione.
Importante nella società cinese era la classe dei letterati funzionari al servizio dell’Impero: i mandarini che erano reclutati tramite un sistema di esami.
Mancava in Cina un’aristocrazia ereditaria di tipo militare.
Esistevano latifondisti, contadini e sull’ultimo gradino della scala sociale i nullatenenti senza fissa dimora.
La popolazione era attaccata all’antica religione: il confucianesimo, il buddismo e il taoismo.
Sul piano politico vi era una rispettosa subordinazione alle gerarchie politiche.
L’andamento della natalità. Il progresso economico accrebbe le occasioni di lavoro e abbassò l’età media dei matrimoni. Questo aumentò la natalità ed annullò le pratiche per le limitazioni delle nascite. Cambiarono gli atteggiamenti di fronte alla morte e caddero alcune credenze come quelle nel diavolo e nell’inferno.
L’ECONOMIA EUROPEA NEL SETTECENTO.
Il XVIII secolo fu , in Europa, un periodo di progresso economico. Si registrarono crescita demografica, intensificarsi degli scambi, innovazioni tecniche e investimenti. Gli esiti però furono differenti: in alcuni casi la congiuntura favorevole produsse trasformazioni durevoli, in altri i mutamenti si limitarono alla messa a coltura di nuove terre o ad un inasprimento dello sfruttamento dei contadini.
La rivoluzione agraria. I cambiamenti furono i seguenti.
1. Miglioramento delle rese agricole;
2. Introduzione di nuove culture,
3. Miglioramento delle attrezzature agricole;
4. Recinzione delle terre;
5. Azione di bonifica di terre paludose;
6. Integrazione dell’agricoltura con il mercato;
7. Collegamento maggiore tra agricoltura e manifatture.
Le conseguenze della “rivoluzione agraria”. I progressi agricoli ebbero queste conseguenze:
1. Assicurarono adeguati rifornimenti alimentari alla popolazione;
2. La forza-lavoro passò dalle campagne alle città;
3. Consentirono alle aziende di procurarsi più materie prime,
4. Permisero alle manifatture di allargare i l commercio dei prodotti nelle campagne;
5. Quantità crescenti di reddito collettivo vennero destinate all’acquisto di manufatti.
L’espansione del commercio. Il salto di qualità del settecento è confermato dalla grande espansione del commercio e dal peso sempre maggiore delle attività finanziarie. Nelle città si svilupparono le botteghe che offrivano le loro merci. Inoltre era molto fitta la rete di scambi con l’America. Una merce molto redditizia erano gli schiavi: nacque così il “commercio triangolare”.
Lo sviluppo delle attività finanziarie. La crescita delle attività assicurative e bancarie è congiunta all’incremento dell’economia di mercato. Le attività economiche trassero vantaggio della nascita delle banche di emissione e dalla circolazione delle banconote. Nel 1694 fu creata a Londra la Banca d’Inghilterra.
L’esperimento finanziario di Law. Nel 1716, in Francia, il banchiere Law elaborò un progetto per risanare il debito pubblico e introdurre la circolazione cartacea. Nel 1718 la banca divenne pubblica, con il nome di Banca Reale, e accrebbe l’emissione dei biglietti. Ben presto, però, questo aumento indusse i possessori a chiederne la conversione in moneta metallica. Il risultato finale fu che si produsse una sfiducia verso la moneta di carta e le banche. Solo nel 1776 nacque una nuova banca autorizzata ad emettere moneta cartacea. Nel frattempo il sistema monetario si era affermato in Danimarca, Russia e Austria.
LA SOCIETA’ SETTECENTESCA TRA VECCHIO E NUOVO.
Quali elementi di novità e quali elementi di continuità è possibile riscontrare nelle società europee del Settecento?
I progressi del Settecento furono frenati dagli ordinamenti dell’ancien regime.
Il ceto aristocratico. L’aristocrazia conservò la sua egemonia sulla società. Essa godeva di numerose prerogative, che erano considerati dai nobili come il segno del loro ceto. Alla salvaguardia di questa supremazia sociale erano finalizzati anche gli istituti del maggiorascato e del fidecommesso, grazie ai quali il patrimonio familiare si trasmetteva indiviso di padre in figlio.
Le diversità regionali. Tra le aristocrazie dei diversi paesi c’erano molte differenze: diversa era la percentuale dei nobili, diverse erano le caratteristiche nazionali, diverse erano ancora le funzioni.
La difesa delle prerogative nobiliari. Le aristocrazie svolsero un ruolo conservatore sul piano economico e sociale. Nelle campagne le trasformazioni collegate alla crescente commercializzazione dell’agricoltura portavano alla messa fuori legge delle attività che i contadini avevano esercitato da tempo sui terreni soggetti a usi civili. Inoltre ci fu un’altra questione , quella del libero commercio dei grani. Alcuni auspicavano la piena libertà del commercio del grano, ma i regolamenti sostenevano il contrario e quindi all’aumento dell’offerta seguiva la caduta dei prezzi.
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Esempio



  


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