La nascita della repubblica

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Testo

La Nascita della Repubblica
Le condizioni dell'Italia, al termine della guerra, sono facilmente immaginabili, se si pensa che l'intero territorio fu scenario di aspre battaglie con conseguenti distruzioni e rovine. Alla fine della guerra l'Italia presentava:
• Una ingente perdita del patrimonio economico.
I danni maggiori le avevano subite le abitazioni, le opere pubbliche (edifici, strade, ponti, acquedotti), il naviglio mercantile, l'agricoltura e il settore industriale.
• Una forte diminuzione delle capacità produttive.
Ciò sia in causa delle distruzioni avvenute, sia in conseguenza di altri fattori: - l'invecchiamento dei macchinari, che non erano stati rinnovati da oltre dieci anni, - la difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, - la stasi del commercio estero.
• Una elevata disoccupazione.
I motivi vanno addebitati, oltre che alle difficoltà in cui versavano i settori industriali ed agricoli, anche alla smobilitazione delle forze armate, in cui avevano trovato occupazione negli anni precedenti molti lavoratori e nell'arrivo, in Italia di numerosi profughi, provenienti dalle ex-colonie e dai territori perduti della Grecia,dell'Istria e della Dalmazia.
• La disorganizzazione dell'amministrazione pubblica.
• La diminuzione delle entrate statali.
• L'abbassamento del tenore di vita.
Pur con gli aiuti alleati, la fame minacciava l'Italia.

Pertanto, gli italiani vissero un periodo di grandi difficoltà, sofferenze, restrizioni.
Le distruzioni prodotte dai bombardamenti nei centri abitati, generarono una grave crisi di alloggi.
Allora, il governo ordinò requisizioni forzate di appartamenti per ospitare i senzatetto; le famiglie che disponevano di una casa abbastanza ampia furono costretti ad ospitare un'altra famiglia che ne fosse rimasta priva.
Gli americani avevano abbandonato un grande quantitativo di materiale bellico, che andava dai carri armati agli automezzi, dalle navi agli aerei.
Tale materiale fu destinato ad un impiego pacifico e costituì la base della nostra futura ripresa economica.
Un'altra delicata questione che le autorità dovettero affrontare fu quello delle spose di guerra, ragazze italiane che avevano sposato soldati americani o inglesi; quando questi ultimi dovettero tornare in patria, non fu facile ottenere il visto d'ingresso anche per le mogli e per i figli.
C'erano poi i reduci, che stentavano a reinserirsi nella società, e gli ex partigiani, molti dei quali esitavano a deporre le armi definitivamente, diffidando dei politici di professione.
Lo sbandamento morale e la mancanza di armi provocarono una pericolosa ondata di criminalità.
In mezzo a tutte queste difficoltà ebbe inizio l'opera di ricostruzione, che fu affrontato con grande slancio dalla popolazione.
In questo clima di distruzione e volontà di ricostruire, gli italiani furono convocati alle urne per scegliere tra forma monarchica e forma repubblicana.
Domenica 2 Giugno 1946, ventotto milioni di italiani, uomini e donne, tutti i cittadini che avessero raggiunto la maggiore età, venivano invitati ad esprimere la propria preferenza.
Era la prima volta in Italia che una simile massa di elettori veniva chiamata a votare. Durante il ventennio fascista le elezioni, ridotte in un primo tempo ad una farsa, erano state poi abolite; ma anche prima del fascismo dalla consultazione elettorale era esclusa la stragrande maggioranza dei cittadini; infatti fino al1912, il voto era riservato solo a chi disponeva di un determinato reddito; poi il voto fu concesso a tutti gli uomini maggiorenni, escluse, dunque, le donne.
Il risultato del referendum determinò la vittoria, anche se di stretta misura, della repubblica.
Il re Umberto I, succeduto a Vittorio Emanuele III, lasciò l'Italia e si rifugiò in Portogallo. Lo stesso giorno i cittadini elessero anche l'Assemblea Costituente, un'assemblea di politici di tutti i partiti esistenti che aveva il compito di redigere la nuova Costituzione, essendo considerato decaduto lo Statuto emanato 100 anni prima da Carlo Alberto. L'Assemblea Costituente, riunendosi il 25 Giugno 1946, proclamò solennemente la nascita della Repubblica Italiana e nominò a capo provvisorio dello Stato il giurista Enrico De Nicola.
L'Assemblea, poi, affidò ad una commissione di 75 membri il compito di preparare un progetto di Costituzione (cioè la legge fondamentale dello Stato a cui tutte le altre devono fare riferimento).
La Costituzione fu approvata il 22 Dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° Gennaio 1948.
L'Italia diveniva così una Repubblica Democratica in cui il popolo detiene ed esercita il potere attraverso i suoi rappresentanti scelti con libere elezioni. Le persone elette formano il Parlamento che si compone della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Al parlamento spetta il potere Legislativo, ovvero la facoltà di formulare le leggi.
Il potere esecutivo spetta al Governo che dirige la politica dello Stato e l'amministrazione.
Il potere Giudiziario spetta alla Magistratura che ha il compito di accertare il rispetto della legge.
Al di sopra dei tre poteri e al di sopra di ogni corrente politica sta il Presidente della Repubblica.
Egli è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
La Costituzione è composta da 139 articoli.
I primi 12 formano I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLO STATO che sono i seguenti:
rispetto della dignità della persona, uguaglianza dinanzi alla legge, diritto al lavoro, libertà religiosa,
rapporti con la Chiesa Cattolica, promozione della cultura e della ricerca scientifica, ripudio della
guerra, partecipazione alla vita internazionale

Giulia Scerrato 3’I Scuola Fracco

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