Imperialismo e società di massa

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

1. Una crisi economica generale
Il boom speculativo del 1871-73 e lo scoppio della crisi economica
• La creazione di immensi domini coloniali da parte delle nazioni sviluppate costituiva innanzitutto una risposta alla crisi di tipo nuovo che nasceva in Europa: una grave depressione dopo un ventennio di straordinario sviluppo.
• La principale causa congiunturale che la scatenò fu il boom speculativo (speculazione = previsione dell’aumento di un bene al fine di realizzare un guadagno netto) provocato dalla conclusione della guerra franco-prussiana del 1870-71. Con la pace del maggio del 1871 la Germania aveva imposto alla Francia un’indennità di 5 miliardi di franchi-oro subordinando il ritiro delle truppe d’occupazione tedesche.
• La Francia era un paese molto ricco e riuscì a fare affluire in breve tempo nelle banche tedesche il denaro richiesto.
• Questi capitali vennero investiti in ambito europeo soprattutto in settori come la ferrovia, la siderurgia, l’edilizia. In previsione del futuro rialzo dei prezzi, nelle Borse Europee si creò un’ondata di speculazioni.
Si era assistito fino a quel momento a una forte crescita del settore ferroviario:
• velocizzava i trasporti e la commercializzazione dei beni di consumo.
• Teneva alte le industrie meccanica, siderurgica ed estrattiva grazie alla domanda sempre crescente di Carbone e ferro.
• Aveva ridotto i costi di trasporto e quindi anche i costi di vendita di alcuni prodotti.
Ma ora che quasi tutte le linee ferroviarie erano state completate, restavano quelle più difficili dai costi più elevati che non promettevano grandi profitti. Così chi aveva investito nelle ferrovie (Germania) comincia a perdere guadagni.

• Così il prezzo divenne ben superiore all’effettivo valore del bene e molte banche furono costrette al fallimento soprattutto in Austria e Germania. Così di conseguenza crollarono le imprese più deboli, ci fu disoccupazione, minori redditi, minore domanda dei beni di consumo, così la crisi diviene generale.
Forte investimento di capitali soprattutto nel settore ferroviario-----→ declino del settore ferroviario→Fallimento delle banche→fallimento delle imprese più deboli→Disoccupazione generale→ diminuzione dei redditi→ diminuzione della domanda di beni di consumo→ CRISI GENERALE
Cause strutturali della crisi
In questo periodo si fanno inoltre grandi scoperte scientifiche che cambiano il mondo nella sua quotidianità. L’invenzione del motore a scoppio riuscì a tagliare i costi e i tempi di trasporto; così divennero più competitive le merci americane che assicuravano beni di prima necessità a un più basso costo. Questo perché gli stati Uniti erano caratterizzati da una forte meccanizzazione, successivamente all’industrializzazione, soprattutto agricola e con costi bassissimi (infatti su quei prodotti non gravava la rendita fondiaria) si assicurava una produzione abbondante che se prima non era competitiva per la questione dei trasporti, adesso la situazione si ribalta. Molte aziende agricole furono messe fuori dal mercato.
Inoltre agli inizi dell’ottocento le merci industriali prodotte erano esportate in Cina, Russia, India… Con l’industrializzazione questi Stati diventano indipendenti e anche competitivi e il mercato Europeo diventava sempre più ristretto. Era divenuto difficile l’assorbimento del gran numero di beni prodotti. Questa sovrapproduzione portò alla riduzione della produzione e di conseguenza al taglio del personale e alla diminuzione dei salari. Questi due fattori determinano la diminuzione del potere d’acquisto dei cittadini che così non investono soldi nell’acquisto di altri generi: Così si ACUISCE LA SOVRAPPODUZIONE perché non si assorbono le merci prodotte.
Protezionismo e monopoli
Per fronteggiare la situazione in tutta Europa si adottarono tariffe doganali protettive. Per difendere la protezione nazionale si imposero dazi sull’importazione di merci. Si passa così da una politica doganale liberista a una protezionista.
• Per quanto riguarda l’agricoltura in Italia si cercò di evitare il rinnovamento tecnologico ed essa andò incontro a un lento declino con conseguenze soprattutto per i paesi del Meridione; in Danimarca si puntò sulla trasformazione industriale dei prodotti; in Inghilterra si liquidò l’agricoltura e si preferì l’importazione.
• INDUSTRIA:Le piccole industrie iniziarono a stringere accordi sui prezzi da fare (“cartelli”) invece di farsi competizione. Le industrie fallite vennero inoltre acquistate a prezzi bassissimi da poche grandi imprese che si assicuravano il controllo di interi settori produttivi. Nascono così i monopoli che sono concentrazioni industriali dotate di tantissimi capitali che riescono a produrre una quantità ancora maggiore di merci e a CONTROLLARE I PREZZI DI MERCATO.
• Nacquero inoltre meccanismi come le holdings: grandi società che controllavano i pacchetti azionari di maggioranza di un gran numero di imprese in diversi paesi.
• Nasce il dumping, meccanismo attraverso il quale un’impresa forte economicamente, abbassa momentaneamente i prezzi di esportazione e così si assicura gli acquirenti portando al fallimento le imprese più deboli. Così si impossessa delle società deboli e, avendo il monopolio su quel bene, può fare decollare i prezzi.
2. Colonialismo e Imperialismo
I paesi industrializzati e la “corsa alle colonie”
Le conquiste coloniali costituirono un mezzo efficace per superare la crisi da sovrapproduzione in quanto costituirono nuovi collocamenti ai prodotti e a garantire l’apporto di materie prime a basso costo.
Ad avviare il nuovo processo di colonizzazione fu l’Inghilterra che spinta dalle necessità dello sviluppo industriale e dalla crisi generale iniziò questo nuovo espansionismo che la portò alla fine del secolo a possedere circa ¼ delle terre emerse. Alcune colonie inglesi erano state completamente popolate da bianchi. Ma molto più spesso la minoranza inglese dominava la maggioranza indigena privandola di ogni diritto sociale e politico.
• Alla fine del secolo in Asia gli inglesi possedevano la Birmania, la Malesia, Hong Kong e territori dell’India e del Pakistan.
• In Africa gli inglesi avevano da tempo l’area del golfo di Guinea (Nigeria, Costa d’Avorio, Sierra Leone e Gambia); nella seconda metà dell’Ottocento crearono una striscia di possedimenti dal Mediterraneo al capo di Buona Speranza.
• Nel 1882 occuparono l’Egitto creando una tensione con un paese concorrente, la Francia (che cu aveva fatto cospicui investimenti, come il canale di Suez) e successivamente conquistarono Sudan, Uganda, Kenya e Rhodesia.
• I territori più interni dell’Africa australe (Transvaal) erano zone ricche di oro e diamanti sotto il controllo dei boeri, coloni di origine olandese: dal 1899 al 1902 il governo inglese combatté una durissima guerra contro i boeri che alla fine cedettero i territori.
• Si costituì così l’Unione Sudafricana: uno stato autonomo ma soggetto al controllo inglese.
Per quanto riguarda la Francia:
• Possedeva in Africa il Senegal, l’Algeria, la Costa d’Avorio.
• Da qui si espanse in Tunisia nel 1881 per poi conquistare il Congo occidentale, Dahomey, Sudan occidentale
• Nel 1895 anche il Madagascar faceva parte della Francia
• In Asia si aggiunsero Annam e Laos, riuniti nel 1887 nell’Unione indocinese
Germania e Italia furono le ultime a lanciarsi nella colonizzazione. L’Italia conquistò faticosamente Eritrea e Somalia. La Germania dopo il 1850 conquistò stati dislocati in vari punti dell’Africa.
La spartizione dell’Africa tra le potenze europee
La superiorità degli europei permise di agire in Africa come se ci si trovasse in territori vuoti. La spartizione dell’Africa fu fatta in funzione degli equilibri militari e politici delle grandi potenze europee senza tenere conto degli insediamenti umani preesistenti e creando delle separazioni molto traumatiche. Tuttavia non si originarono forme organizzate di resistenza da parte delle popolazioni locali: infatti le strutture indigene non riuscirono a coalizzare forze sufficienti per difendere l’indipendenza del paese (questo non vuol dire che non scoppiarono rivolte soprattutto in Uganda e Rhodesia).
La difficile conquista dell’Asia
La conquista dell’Asia fu più complessa per due motivi: in primo luogo le società asiatiche erano più sviluppate e complesse di quelle africane e in secondo luogo si dovette affrontare la concorrenza di altre tre potenze: Russia, Giappone e Stati Uniti.
• Dopo la colonizzazione della Siberia, la Russia cercò di espandersi verso l’area del pacifico e soprattutto verso la Cina.
• Gli USA avevano iniziato una politica espansiva volta alla conquista di tutto il territorio americano. Tuttavia riuscirono a espandersi anche nelle Hawaii, nelle Filippine e nell’isola di Guam.
• Il Giappone era attratto dalla Cina in quanto aveva immensi territori ed era priva di industrie quindi un buon mercato per fare confluire le merci eccedenti.
Fra Giappone e Russia scoppiò una guerra per il predominio su questo paese che vide il Giappone come potenza dominante. Contemporaneamente scoppiarono rivolte interne come quella dei boxers (nome dato alla società xenofoba coinvolta in questa rivolta). Dopo questa rivoluzione i paesi colonizzatori decisero di adottare la strategia delle “porte aperte” proposta dagli USA: si mantenne l’indipendenza della Cina ma si tenne aperto in quel territorio il libero scambio delle merci americane ed europee.
Due differenti modelli di colonialismo
• In Africa gli inglesi istituirono colonie di popolamento (cioè colonie a maggioranza bianca che godevano di una certa autonomia) e colonie con prevalente popolazione africana che erano governate direttamente da Londra senza alcun tipo di indipendenza.
• I francesi invece mantennero tutte le loro colonie dipendenti da Parigi
• Inoltre c’era la colonia del Congo belga che venne gestita come una grande azienda di proprietà di Leopoldo II
• La tipologia di colonialismo in Africa fu meno variegata e si uniformò al modello inglese del direct rule (“governo diretto).
L’ideologia della conquista
La politica di conquista aveva bisogno tuttavia di giustificazioni agli occhi dell’opinione pubblica. Così l’espansione coloniale venne propagandata come una missione civilizzatrice da parte della superiore civiltà europea nei confronti delle popolazioni “selvagge”.
• Nella diffusione dell’ideologia di conquista vide l’intervento e la partecipazione di numerosi intellettuali: tra questi Kipling costituì il prototipo di intellettuale militante a favore della causa colonialista. Egli sosteneva la superiorità dell’uomo bianco e la convinzione che le potenze colonizzatrici fossero portatori di una finalità riformatrice volta al benessere economico e civile dei popoli africani e asiatici.
• Nella maggior parte l’opera di conquista prese a pretesto l’opera di esplorazione scientifica che accompagnò appunto la penetrazione politica. Questi esploratori non avevano obiettivi puramente scientifici: spesso per conto dei loro governi negoziavano trattati di amicizia con i capi indigeni che sarebbero serviti in un secondo momento a legittimare l’occupazione militare
• Un altro motivo preso a pretesto fu quello della crescita demografica europea che impediva il contenimento della popolazione all’interno degli stessi confini nazionali e imponeva l’accaparramento di nuovi territori per l’insediamento stabile della popolazione (in realtà gli europei che emigrarono nei nuovi continenti non furono mai in numero tale da rendere credibile questa giustificazione).
3. 1900-14: un nuovo ciclo di espansione economica
Cause della crescita economica mondiale
Verso il 1873 la crisi poteva dirsi conclusa e si avviò un nuovo ciclo di espansione tra il 1900 e il 1913. Le cause di questo nuovo conflitto vanno cercate in diversi fenomeni:
• Abbassandosi il tasso di mortalità si era avuta una crescita demografica e questa ebbe il risultato di allargare il mercato e in particolare la domanda dei beni di consumo.
• Prese avvio un intenso sfruttamento dei giacimenti auriferi delle regioni del Sudafrica che si tradusse in una maggiore disponibilità di moneta fornendo un più ampio supporto alle transazioni internazionali.
• Continua la rivoluzione dei trasporti e si sviluppò soprattutto nel settore nautico
Nuove fonti di energia: elettricità e petrolio
Un altro importante fattore di crescita è stata la scoperta di due nuove fonti di energia: l’elettricità e il petrolio.
• Produrre elettricità servendosi dei grandi bacini idrici divenne una nuova attività che richiese una gran quantità di capitali ma la nuova energia venne subito impiegata nelle industrie in sostituzione del vapore.
• Le ferrovie cominciarono a essere mosse da elettricità anziché dal carbone; le città furono stabilmente illuminate elettricamente e con la scoperta della lampadina anche nell’uso domestico ve ne fu impiego.
• Si scoprì e si diffuse l’uso del telefono.
• [l’energia idroelettrica permise lo sviluppo industriale anche ai paesi poveri di carbone tra i quali c’era anche l’Italia].
• Il petrolio cominciò a essere utilizzato, oltre che per l’illuminazione, per il riscaldamento domestico e per la crescita dell’industria automobilistica (con l’invenzione del motore a scoppio si diffuse enormemente.
• Stati Uniti e Giappone divennero i maggiori produttori mondiali di petrolio anche perché avevano iniziato in anticipo gli esperimenti di trivellazione.
I progressi dell’industria chimica e la rivoluzione dell’acciaio
Il principale utilizzo dell’industria chimica fu:
• nel settore agricolo grazie alla scoperta dei fertilizzanti chimici che sostituirono radicalmente quelli organici
• nel settore tessile grazie all’impulso dato dalla scoperta dei coloranti artificiali
• nella scoperta dell’acciaio che sostituì il ferro nella costruzione di ponti, binari, navi, caldaie, locomotive, fabbriche…
La mondializzazione del mercato
Intanto l’Inghilterra stava iniziando a perdere il ruolo di principale potenza industriale superata ormai dagli U.S.A. e dal Giappone. Inoltre tra il 1900 e il 1914 si osserva che il ritmo delle esportazioni europee aveva superato quello delle importazioni: questo voleva dire che il resto del mondo non era più un mero serbatoio di risorse ma era diventato un immenso mercato capace di assorbire l’eccesso dell’offerta e verso la quale venivano dirottati cospicui investimenti.
La fabbrica meccanizzata e il taylorismo
La nuova fase di sviluppo economico fu sorretta e guidata dai grandi gruppi monopolistici: le imprese che appartenevano a questi gruppi erano in grado di controllare complessivamente il ciclo produttivo. All’interno di questi complessi si verificò quindi una radicale organizzazione del lavoro per razionalizzare i sistemi produttivi e per aumentare il rendimento. La fabbrica da sistema produttivo semplice diventa complesso formato da un gran numero di processi meccanici interconnessi.
Questi processi non potevano essere fatti tutti da singoli uomini ma ci voleva un’organizzazione formata da tecnici rigorosamente selezionati con competenze specifiche. In questo quadro si afferma lo specific management cioè l’organizzazione scientifica del lavoro industriale teorizzata da Taylor, che diede il nome al complesso sistema che ne derivò: il taylorismo.
Questo mirava ad ottenere una manodopera a basso costo e nello stesso tempo a tenere alti i salari; contemporaneamente si sarebbe dovuta incrementare la produttività. Per questo diventava essenziale sostituire operazioni complesse e differenziate con movimenti elementari, da ripetersi sempre allo stesso modo. La manodopera diveniva così a basso costo (perché non le si richiedeva di essere qualificata). Ad essa si affiancavano i controllori di lavoro che registravano i ritmi effettivi tenuti dagli operai per ottimizzare in modo massimale i processi produttivi.. Tuttavia si sarebbe ottenuta la scomparsa dei mestieri sostituiti da una classe operaia spersonalizzata e dequalificata.
La razionalizzazione della produzione
Con la nuova organizzazione del lavoro si presentò la necessità della standardizzazione dei beni prodotti (cioè il semplificare al massimo la varietà e il tipo di beni da mettere in commercio per poter sfruttare la maggiore velocità di produzione). Questa razionalizzazione del lavoro è conosciuta come fordismo. Henry Ford fu il pioniere dell’industria automobilistica e applicò alla sua azienda i principi del taylorismo (dal complesso al semplice), il calcolo esatto dei tempi, la produzione in serie e di massa. Si introduce anche la catena di montaggio.
Il fordismo inoltre comportò l’allargamento del mercato attraverso l’innalzamento del tenore di vita: gli alti salari degli operai li trasformavano in consumatori che potevano assorbire i beni prodotti. Inoltre la macchina più venduta da Ford fu l’utilitaria, dal disegno semplificato che poteva essere prodotta facilmente e a bassi costi facilitando la produzione di massa.
4. La società di massa
• L’allargamento del mercato aveva portato a una crescita dei consumi presso le classi e i ceti che in precedenza erano rimasti esclusi in modo totale o parziale (in particolare le masse proletarie e la piccola borghesia urbana e rurale che dovevano assicurarsi prima i bisogni primari).
• Con l’organizzazione tecnologica e la produzione di massa i prodotti potevano essere disponibili su scala più larga a prezzi sempre più bassi
• Ci fu inoltre grazie all’industrializzazione un aumento di salari e la nascita e lo sviluppo dei sindacati
• La produzione di massa favoriva così una disponibilità non solo di prodotti per l’esportazione ma anche ma anche per un mercato interno in espansione
• Cresce il tenore di vita anche dei ceti che non erano mai stati in grado di fruire di beni da ceti abbienti
Grandi magazzini, stadi e cinema
• Il mercato cresce non solo nella produzione ma anche nei sistemi di distribuzione: le botteghe, il commercio ambulante, e lo scambio in natura vengono totalmente sovrastati (soprattutto nelle grandi città) dalla nascita dei grandi magazzini (grandi fabbricati a più piani dove era possibile trovare di tutto). In particolare ricordiamo il primo nato a Parigi nel 1852 col nome di Bon Marchè.
• Per avvicinare a questi grandi magazzini la massa dei consumatori, servivano nuovi sistemi informativi: nasce così la pubblicità, un insieme ed i disegni, slogan, fotografie, volti a stimolare gli acquisti.
• Con la pubblicità si stimolò anche la diffusione della stampa quotidiana e periodica. Nascono le riviste e i primi romanzi d’appendice. Altro mezzo di diffusione di massa fu la radio.
• Così il mercato entrò anche nell’ambito del tempo libero: nacquero i grandi sport di massa come il calcio, l’automobilismo, l’atletica… Parallelamente nacque il cinema in tutte le sue entità.
• Allo stesso tempo incominciò l’imitazione dei modelli di comportamento che anticamente erano appannaggio dell’alta borghesia: le vacanze estive al mare e il turismo di massa (notevolmente accelerato dalla diffusione dell’utilitaria).
5. La crisi dello stato liberale
Grazie allo sviluppo dei consumi, masse crescenti di popolazione vennero integrate nel mercato. Così a questo fenomeno corrispose una nuova domanda di partecipazione politica da parte di coloro che erano esclusi dalla vita civile perché non depositari del diritto di voto. I sistemi politici degli stati liberali avevano delle caratteristiche comuni:
• I sistemi elettorali erano basati su sistemi uninominali (in ogni circoscrizione si eleggeva un solo deputato) a maggioranza semplice a uno o due turni
• Il diritto di voto era limitato ai cittadini maschi
• Le competizioni erano ristrette a pochi notabili locali che non erano organizzati in partiti anche se in parlamento erano distinguibili due gruppi: uno moderato conservatore e uno liberal-progressista o democratico
Negli anni 1870-1910 l’Europa si assiste al progressivo ingresso delle masse nella vita politica delle nazioni. Le istituzioni delle nazioni europee (rette da monarchie costituzionali tranne la Francia che era una repubblica parlamentare) erano il risultato di un processo iniziato negli anni 30:
1. In Inghilterra nel 1830 il voto era un diritto acquisito da pochissime persone→ nel 1832 una riforma aveva esteso il diritto di voto che aveva raggiunto così quote di circa il 3% → si era anche provato a introdurre il suffragio universale solo nel 1836 (a opera di William Lovett) ma senza grande successo → Tuttavia tra il 1832 e il 1867 c’era stata una riforma che aveva permesso quasi il raddoppiamento del diritto di voto (si raggiunse il 5% della popolazione) → Addirittura dopo il 1867 in Inghilterra e in Scozia 1/3 della popolazione era depositaria del diritto di voto
2. In Francia la situazione era unica in Europa. Dopo il 1848 questa era l’unico paese che aveva nel suo sistema politico il suffragio universale maschile che sarà uno dei fatti più importanti della rivoluzione del 1879 ma che permetterà a Napoleone III di instaurare la sua dittatura
3. Anche in Germania c’era una situazione che stabiliva quasi il suffragio universale maschile, mentre la situazione totalmente opposta c’era in Italia che possedeva uno dei sistemi più restrittivi d’Europa

La crisi del sistema politico liberale
Questo sistema politico riuscì a reggere fino a quando la partecipazione politica era ristretta e i ceti coinvolti erano quelli proprietari e benestanti.
• In conseguenza dell’ascesa sociale dei ceti medi e delle classi lavoratrici e rurali si manifestarono tendenze all’allargamento del suffragio.
• Ci fu così una forte instabilità politica che portò alla formazione di movimenti politici tra i quali i principali furono i partiti socialisti (partito operaio francese, italiano, socialdemocrazia tedesca, russa…).
• L’allargamento alla partecipazione politica fu stimolato anche dallo sviluppo dei sindacati che conobbero in quel periodo un notevolissimo sviluppo.
• Un altro contributo all’estensione della partecipazione politica fu dato dai movimenti femministi. I primi movimenti nacquero negli Stati Uniti (uno di tipo progressista, l’altro moderato) e si proponevano di ottenere il diritto di voto per le donne. Nel 1867 si riuscì a ottenere in Inghilterra il voto amministrativo grazie al movimento “Società nazionale per il voto femminile”. In Francia nacque l’associazione per i diritti di voto alle donne e in Italia oltre al diritto di voto si chiedeva l’estensione delle tutele sindacali al lavoro femminile.
Ma il diritto di suffragio si raggiungerà solo dopo la prima guerra mondiale. Ciò non toglie che i movimenti femministi favorirono negli stati liberali il passaggio a monarchie parlamentari.
Verso la democrazia dei partiti
La trasformazione in senso democratico delle monarchie parlamentari fu accelerata dal superamento dei sistemi elettorali uninominali; il sistema uninominale non solo rischiava di dare la maggioranza in parlamento a un partito minoritario dal punto di vista del numero reale dei suffragi ottenuti ma riduceva la lotta a due sole formazioni antagoniste.
• In Francia per estendere la rappresentanza politica si era prima introdotta l’elezione a doppio turno e poi la maggioranza assoluta al primo turno.
Nel passaggio dallo stato liberale allo stato democratico va collocata la nascita dei moderni partiti di massa. Dall’Ottocento la vita politica europea sarà dominata dai partiti, grandi associazioni libere che si prefiggono di raggiungere determinati obiettivi di interesse pubblico.
L’ambito in cui si vennero formando i partiti fu quello del liberalismo: ma i partiti liberali erano raggruppamenti di notabili non organizzati in strutture amministrative diffuse perché il sistema uninominale favoriva i rapporti diretti tra gli elettori e i loro rappresentanti.
A mano a mano che cresceva il numero degli elettori e si allargava la base sociale, diventava necessario dotarsi di strutture amministrative stabili capaci di mobilitare attorno ai programmi e ai candidati durante le campagne elettorali.
I partiti socialisti, i cattolici e i movimenti reazionari
La riorganizzazione dell’attività politica si impose soprattutto per fronteggiare l’avanzata dei partiti socialisti: questi diedero vita a complesse macchine organizzative fortemente insediate a livello sociale tra i lavoratori che intendevano rappresentare. Si svilupparono grandi partiti di massa con migliaia di iscritti. Nel 1889 si creò tra i partiti socialisti europei un organismo internazionale per coordinare a livello internazionale la loro azione politica.
Nella lotta tra i liberali e i socialisti nacquero i partiti cattolici: il Zentrum tedesco che si oppose al tentativo di Bismark di sottoporre la chiesa cattolica a controllo statale; la Democrazia Cristiana…
Una questione importante fu quella dei contadini. Questi in alcuni paesi non riuscirono a esprimersi autonomamente e fornirono una base di massa a partiti della grande proprietà terriera. In altri paesi i contadini aderirono al movimento operaio diventandone una componente costitutiva. Solo negli Stati Uniti il ceto dei piccoli e medi proprietari terrieri diede vita a un partito autonomo di scarsa importanza, il People’s Party.
Le forze cattoliche che erano rimaste a lungo escluse dalla politica per l’opposizione della chiesa allo stato liberale rientravano in gioco grazie all’enciclica di Leone XIII Rerum Novarum (1891).
Parallelamente a questi processi, l’Europa fu percorsa da un forte movimento di carattere Reazionario, nei quali confluirono le classi dominanti e anche qualche strato sociale più basso. Questo i erano caratterizzati da un carattere nazionalista e antisemita: il modello cui tendevano tali partiti era una società rigorosamente gerarchica, sottoposta alla volontà dei capi.
La nazionalizzazione del movimento operaio
La scelta legalitaria del socialismo internazionale
Pian piano nascono i partiti socialisti di massa a livello dei singoli stati (nazionalizzazione del movimento operaio). Questo processo coincise con la scelta legalitaria del socialismo, che riteneva che il parlamento e le elezioni fossero gli strumenti principali per realizzare una trasformazione sociale. Questo significava che si allontanava definitivamente la prospettiva rivoluzionaria (che rimaneva una pratica ristretta.. ad esempio in Russia).
Ma era un momento difficile per i socialisti di tutta Europa che vedevano un’opposizione netta nel fronte reazionario (soprattutto in Italia, Germania e Francia).
Si riprende così l’internazionalismo (creazione di organismi sopranazionali che coordinassero l’azione dei singoli partiti nazionali).
La seconda internazionale
• Nel 1889 ci fu un congresso di partiti marxisti che decisero di riprendere l’attività internazionale attraverso la riunione di congressi periodici.
• Il primo di questi congressi si tenne a Bruxelles nel 1891 e segnò l’inizio della Seconda internazionale:
o Inizialmente le chiusure nazionali impedirono il corretto funzionamento dell’organismo ma nel 1900 si riuscì a costituire il Bureau socialiste international.
o Fu definitivamente accettato il parlamentarismo (fino al congresso di Londra del 1896 aveva presentato molte opposizioni. Ai socialisti che lo sostenevano si opponevano i Tradeunionisti guidati da Gorge Sorel, ostili alla formazione di partiti autonomi della classe operaia.
Questa tendenza era detta appunto sindacalismo rivoluzionario o anarcosindacalismo voleva l’azione diretta del proletariato che non doveva essere vincolato da strategie di partito. (questo sindacalismo si formò dove i sindacati erano più deboli (Italia, Spagna e Francia). Si sviluppò inoltre soprattutto in America.
Ideologie del mondo operaio
Nuova coscienza sociale e sviluppo del socialismo
• Una delle conseguenze più significative della seconda rivoluzione industriale fu la diffusione di nuove disuguaglianze sociali che portò alla nascita di organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori.
• Si sviluppano le industrie e di conseguenza cresce la classe operaia e in essa si viene sviluppando una nuova coscienza sociale e politica poiché si viene formando la consapevolezza che l’associazione fosse necessaria per la difesa di interessi comuni
• Nascono così le prime società di mutuo soccorso, di leghe e di associazioni cooperative. Ma i primi organismi erano molto fragili e privi di una vera e propria organizzazione di classe
• Dopo queste prime esperienze si vennero formando le prime organizzazioni di classe dove si faceva più marcato il problema della lotta al capitalismo. Inoltre si cominciavano ad avere obiettivi precisi: aumento dei salari, riduzione della giornata lavorativa, diritto di associazione e di sciopero.
• Le nuove associazioni sindacali entrarono in contatto con il pensiero di alcuni intellettuali socialisti. SALVADORI ad esempio sosteneva che il socialismo nasce da due basi principali: La lotta contro la società borghese e il capitalismo industriale e la convinzione che la società così sviluppata può creare condizioni di uguaglianza soddisfacendo i bisogni generali.
Il socialismo utopistico di Owen
Le idee che circolavano tra gli operai tessili inglesi coincidevano per lo più con quelle dell’industriale inglese Robert OWEN. Questi cercò una soluzione ai problemi derivati dall’industrializzazione nella rifondazione su basi egualitarie della produzione e della distribuzione della ricchezza. Secondo Owen il progresso era una cosa ottima in quanto avrebbe permesso di risolvere i problemi dell’umanità; ma si sarebbe dovuto svolgere in direzione collettivistica ed egualitaria.
Egli tentò inoltre, convinto che l’uomo sia modificabile attraverso le modifiche dell’ambiente in cui vive, di eliminare le condizioni di criminalità, alcolismo, prostituzione e di aumentare i salari (nella sua azienda) cercando di migliorare la condizione della classe operaia. Tentò poi di costituire un’azienda di tipo comunistico negli stati Uniti. Ma tutte le sue aspirazioni erano destinata a fallire rapidamente.
Il pensiero socialista in Francia: Fourier e Saint-Simon
I rappresentanti del socialismo francese furono Fourier e Saint-Simon:
• Il primo si mosse in senso fortemente utopistico. Egli non era fiducioso nel progresso come Owen e ipotizzò il superamento delle disuguaglianze e delle contraddizioni sociali attraverso la creazione di un ordine sociale armonico nel quale potessero dispiegarsi le tendenze naturali degli uomini. Così propose la costruzione dei falansteri, complessi residenziali e produttivi autosufficienti dove avrebbe potuto convivere il lavoro comune con la proprietà privata.
• Saint-Simon era convinto che l’avvenire dell’umanità fosse basato sullo sviluppo tecnico scientifico. Infatti credeva che lo sviluppo (soprattutto industriale) avrebbe portato alla nascita di un ceto industriale che avrebbe guidato la nuova società. Egli riteneva che non si dovesse abolire la proprietà privata, ma si sarebbe dovuta porre sotto il controllo dello stato che avrebbe contribuito all’elevazione delle classi più povere.
Comunismo e socialismo in Blanqui e Proudhon
I legami tra classe lavoratrice e pensiero socialista divengono più forti.
• Il socialismo francese riprende alcune teorie di Babeuf grazie a Blanqui che sosteneva la lotta di tipo cospirativo e la cosiddetta “dittatura del proletariato” per iniziare una nuova società di tipo comunista.
• Su una diversa linea si poneva Louis Blanc che teorizzava (nella sua opera L’organizzazione del lavoro) la funzione dello stato di “supremo regolatore della produzione” e in più la creazione di fabbriche nazionali basate sull’autogoverno dei produttori che avrebbero dovuto soppiantare il settore privato.
• Rispetto a Blanc, un altro socialista Proudhon era decisamente antistatalistico e il suo progetto riformatore avrebbe avuto grande influenza sul movimento operaio: in un contesto di federalismo e decentramento si dispiegava la libera attività produttiva su base cooperativistica e solidaristica, basata sul libero accesso al credito senza interessi.
L’organizzazione del proletariato in Germania
• In Germania si svilupparono limitate esperienze di organizzazione operaia. La più significativa fu la Lega dei giusti (che dal 1847 prende il nome di Lega dei comunisti).
• In essa operavano in particolare due intellettuali: Marx ed Engels
• Questi nel 1848 elaborarono il MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA: in esso si analizzava lo sviluppo basandolo sull’osservazione dell’economia inglese e francese
Il marxismo, uno strumento per trasformare la società
Se prima movimento socialista e operaio non avevano che rapporti episodici e precari, tra gli anni 50 e 60 si assiste a un cammino parallelo tra le due organizzazioni e con lo sviluppo del sistema industriale crebbe anche il movimento socialista, che si trasformò da corrente culturale a movimento politico operante nella società.
E Marx ed Engels si mossero proprio in questo senso cercando di tramutare in lotta quotidiana i grandi principi di uguaglianza sociale del pensiero socialista.
Soprattutto Marx sosteneva che la contraddizione principale di tutta la società borghese è rappresentata dal fatto che la proprietà privata e i mezzi di produzione vanno a vantaggio gi una ristretta classe sociale cosicché lo scontro tra produttori salariati e borghesia è inevitabile.
La soluzione sarebbe la creazione di una società basata sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione che avrebbe impedito la formazione delle classi (comunismo)
La diffusione delle teorie anarchiche
Negli anni del marxismo si diffuse con forza un’altra teoria rivoluzionaria: l’anarchismo. Questa aveva come esponente di spicco il russo Bakunin.
• Si fondava sul netto rifiuto di ogni forma di governo
• Ebbe particolare diffusione tra i paesi che videro più tardo lo sviluppo industriale (Italia, Spagna)
• Fondeva insieme ateismo, anarchia, comunismo e rifiuto della lotta politica
• Vedeva l’interlocutore più importante nelle masse dei contadini (>)
La prima internazionale
L’insieme di queste tendenze si riprodusse in una prima organizzazione socialista promossa da Marx nel 1864 con il nome di Associazione internazionale (rinominata dagli storici Prima internazionale)
• Essa aveva come obiettivo principale quello di collegare le varie organizzazioni operaie europee per avere una maggiore capacità di lotta
• Ebbe molta importanza anche per l’autocoscienza che diede al movimento operaio (che nel 1871 a Parigi si sollevò per darsi un autogoverno con la Comune) ma i conflitti interni tra le diverse tendenze le impedirono di svolgere un’azione più incisiva.

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