Il potere e il culto del littorio

Materie:Appunti
Categoria:Storia
Download:69
Data:30.01.2001
Numero di pagine:7
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
potere-culto-littorio_1.zip (Dimensione: 9.25 Kb)
trucheck.it_il-potere-e-il-culto-del-littorio.doc     38 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

SCHEMA RIASSUNTIVO:
1919:
• Don L. Sturzo fonda il Partito popolare italiano
• Mussolini fonda a Milano i Fasci di combattimento
• I “legionari” di D’Annunzio occupano Fiume
• Elezioni politiche generali con il sistema proporzionale
1919-20:
• “Biennio Rosso”
1920:
• Occupazione delle fabbriche
1921:
• Nasce il Partito comunista d’Italia
1922:
• Marcia su Roma; Mussolini capo del governo
1923:
• Nuova legge elettorale maggioritaria
1924:
• Elezioni politiche; i fascisti e i loro alleati ottengono il 65% dei voti
• Matteotti viene rapito e ucciso
1925:
• Mussolini si assume la responsabilità del delitto Matteotti
1926:
• Tutti i partiti, tranne il fascista, vengono sciolti per legge
1929:
• Patti di Laterano; il Concordato regola i rapporti tra Stato e Chiesa
1931-34:
• Bonifica dell’Agro Pontino
1932:
• Nasce l’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale)
1935:
• L’esercito italiano invade l’Etiopia
1936:
• Mussolini proclama la nascita dell’impero
• Asse Roma-Berlino
1936-39:
• Partecipazione di truppe italiane alla guerra di Spagna
1938:
• Vengono introdotte le leggi razziali

IL DOPOGUERRA:
In Italia dopo la guerra ci fu un clima di disagio, sentimenti di scontento e di profonda insoddisfazione di molti reduci che si sentono traditi da una pace ben diversa da quella promessa. Infatti l’Italia, tra le nazioni vincitrici, si trova a dover affrontare un dopoguerra di enormi disagi senza nemmeno aver ottenuto ciò che le spettava dopo il conflitto.
DAL PUNTO DI VISTA UMANO:
Ci furono oltre 600.000 morti e un milione di feriti quindi lutti e sofferenze per numerose famiglie.
DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO:
Durante il conflitto, l’intera economia è stata sconvolta, i campi sono stati trascurati per mancanza di manodopera e le fabbriche trasformate per la produzione di guerra; così dovranno riconvertire gli impianti e riuscire a vendere i loro prodotti in un paese impoverito. Ciò è dovuto dall’inflazione ovvero l’aumento dei prezzi per risarcire il terribile debito accumulato dallo stato per le spese di guerra. Molte fabbriche sono così costrette a chiudere e di conseguenza c’è la disoccupazione.
I più scontenti erano i reduci della guerra che tornando alla vita civile trovano una realtà spesso amara: in molti casi il posto che occupavano era stato assegnato ad altri. In molti altri casi, invece, soffrono per la concorrenza delle donne che hanno cominciato ad avere un ruolo nella società e non sono disposte a tornare tra le mura domestiche.
Anche nelle campagne molti contadini sono delusi perché il governo non ha effettuato la riforma agraria a loro promessa.
Quella che segue è una testimonianza sulla situazione di disagio in Italia di Emilio Lussu:
“Studenti, piccoli impiegati, artigiani prima della guerra erano diventati tenenti e capitani, comandanti di plotone, di compagnia, di battaglione. Chi ha comandato una compagnia in tempo di guerra, può ricominciare, senza sforzo, a studiare sui banchi di scuola? Chi ha comandato un battaglione, può rimettersi, senza sentirsi umiliato, a fare l’impiegato d’archivio o lo scrivano a 500 lire al mese? La vita civile diventava per loro impossibile. Molti si erano abituati ad un ambiente superiore a quello in cui avevano vissuto nelle loro famiglie o nei loro impieghi. E potevano rientrare nella vita normale in stato fallimentare, essi che avevano vinto la guerra? E avrebbero dovuto ora adattarsi umilmente al lavoro, alle dipendenze di quanti avevano fatto carriera rimanendo imboscati? Tutti questi “arditi” e ufficiali contribuirono a rendere più acuta la crisi politica. Nuclei fluttuanti fra i partiti di estrema sinistra e il nazionalismo, saranno, fra poco, con D’Annunzio all’impresa di Fiume e, fallito D’Annunzio; con Mussolini.”
Le manifestazioni di piazza che sostengono l’impresa di Fiume sono il segno più evidente del nuovo clima politico del dopoguerra. Questo è caratterizzato dalla crescita dell’influenza politica delle masse organizzate.
DAL PUNTO DI VISTA POLITICO:
In questo clima di insoddisfazioni e delusioni le condizioni di pace decise a Versailles scatenano la protesta dei nazionalisti e dei reduci, che definiscono gli accordi una “vittoria mutilata” poiché la città di Fiume e la Dalmazia (Promessa all’Italia con il patto di Londra) sono state assegnate alla Jugoslavia. Nel settembre del 1919 la protesta sfocia in rivolta aperta: alcuni reparti dall’esercito, gruppi di reduci e volontari guidati da Gabriele D’Annunzio occupano la città di Fiume proclamandone l’annessione all’Italia. L’occupazione dura oltre un anno finchè si giunge a un compromesso: la Jugoslavia mantiene la Dalmazia mentre perde Fiume che diventa “città libera”.
Già nel 1915, quando l’Italia dovette scegliere tra neutralità e intervento, gli interventisti (pur essendo la minoranza del paese) erano riusciti, attraverso manifestazioni, a portare a loro favore la maggioranza del Parlamento.
Anche la guerra ha contribuito a formare una nuova mentalità: milioni di uomini, operai…, hanno verificato la fondamentale importanza dell’organizzazione di grandi masse. Infatti ora, molti uomini, aderiscono ai partiti, ai sindacati e a varie associazioni.
Anche l’allargamento del diritto di voto ha contribuito a favorire questo processo: ora numerose persone partecipano alle elezioni e quindi ora diventa molto importante saper organizzare propagande.
Nel 1919, stesso anno dell’occupazione di Fiume e dell’affermazione dei nazionalisti, compaiono nuove forze politiche attraverso lo sviluppo dei grandi partiti di massa.
All’inizio del 1919 don Luigi Sturzo fondò il Partito popolare, con un programma di ispirazione cattolico-democratica: era la prima volta che i cattolici si impegnavano ufficialmente nella politica italiana.
Il Partito socialista, dominato dalla corrente rivoluzionaria, si affermò nelle elezioni del novembre 1919 in cui si vide anche il successo dei popolari e l’indebolimento dei liberali che non erano più in grado di governare da soli.
Nel gennaio del ’21 una parte dei socialisti – quella più fedele all’esempio e alle direttive della Russia sovietica – si staccò dal Partito socialista italiano per fondare il Partito comunista.
SOCIALE:BIENNIO ROSSO DA FARE
ORIGINI DEL FASCISMO:
I FASCI DI COMBATTIMENTO:
Il movimento fascista nacque a Milano nel marzo del 1919. Il suo fondatore era Mussolini, socialista romagnolo espulso dal partito nel 1914 perché era favorevole all’intervento dell’Italia al conflitto mondiale. Uscito dal Partito socialista italiano fondò un suo giornale “Il popolo d’Italia” e, finita la guerra, diede vita a un suo movimento: i fasci di combattimento.
LE CAMICIE NERE:
I fasci di combattimento furono in seguito affiancati dalle camicie nere ovvero gruppi di persone che volevano imporre le loro idee usando la violenza, ecco una testimonianza dell’epoca:
“La spedizione punitiva parte dalle città verso le campagne. Arrivati nel luogo scelto le camicie nere cominciano col bastonare quelli che non si tolgono il cappello al passaggio dei gagliardetti o portano una cravatta, un fazzoletto, una sciarpa rossi. Ci si precipita poi alla sede del Sindacato, della Cooperativa, alla Casa del popolo. Si sfondano le porte, si buttano per strada i mobili, si versano dei bidoni di benzina: qualche minuto dopo è tutto in preda alle fiamme. Coloro che si trovano nei locali vengono selvaggiamente picchiati o uccisi.”
Mussolini e i suoi seguaci erano sostenuti dai ricchi proprietari terrieri e dai borghesi poiché essi temevano le rivendicazioni dei contadini e degli operai. In seguito furono tollerati dallo Stato e dal re, dalla polizia, dall’esercito, dalla magistratura e in principio anche dalla chiesa cattolica.
MUSSOLINI AL POTERE:
LA MARCIA SU ROMA:
I primi fasci di combattimento si organizzarono ottenendo l’appoggio dei proprietari terrieri e degli industriali. Con violenza attaccarono le “masse rosse”, i cattolici e i popolari.
Nel novembre del 1921 il movimento dei fasci si trasformò in Partito Nazionale Fascista composto sempre dalle “squadre d’azione”.
Nelle elezioni del 1921 al Parlamento furono eletti solo 35 deputati, molto determinati a dare la scalata al potere. Così il fascismo cominciò ad essere visto bene anche da numerosi intellettuali come Giovanni Gentile che fece inoltre delle riforme nelle scuole.
A questo punto Mussolini capì di poter aspirare al potere, dati i numerosi consensi che avuto. Decide così di organizzare una marcia su Roma, il 28 ottobre del 1922, per impadronirsi del governo. Mentre le camicie nere avanzavano, lui era a Milano in attesa degli eventi che gli furono favorevoli. Luigi Facta cercò di convincere il Re a bloccare la strada per porre fine all’avanzata dell’ercoto scalmanato. Ma il re Vittorio Emanuele III, interpretando lo stato della media e grande borghesia non accettò. Le squadre fasciste entrarono liberamente a Roma.
MUSSOLINI AL GOVERNO:
Così il Re invitò Mussolini a formare il nuovo Governo. In principio utilizzò una politica moderata infatti il suo primo governo ebbe un vasto consenso in Parlamento e lo accettarono persino i liberali di Giolitti e i cattolici del Partito Popolare di don Sturzo. Ma ciò che Mussolini voleva veramente era rendere il suo partito l’organo centrale dello Stato così chiese dei provvedimenti:
-Voleva che il parlamento concedesse i pieni poteri al governo;
-Voleva l’approvazione delle leggi favorevoli agli industriali, ai proprietari terrieri e alla Chiesa cattolica.
-Voleva la legalizzazione delle camicie nere che furono poi trasformate in “Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale” (MVSN)
-Voleva l’istituzione del Gran Consiglio del Fascismo
-Inoltre voleva la riforma del sistema elettorale per dare al Partito Fascista la maggioranza dei consensi.
Con questo sistema, nell’elezione del 1924 il listone fascista ebbe 403 deputati contro i 96 dell’opposizione. Questa maggioranza è stata ottenuta però con imbrogli e minacce e coloro che volevano denunciare queste scorrettezze venivano messi a tacere con la violenza.
DITTATURA:
Matteotti, che aveva pronunciato alla Camera un durissimo discorso contro i fascisti, denunciando le violenze e le irregolarità che avevano caratterizzato le ultime elezioni fu ucciso da un gruppo di squadristi fascisti. Il paese non ebbe dubbi sulla responsabilità dei fascisti: Mussolini si trovò in grave difficoltà e politicamente isolato. I gruppi di opposizione decisero di non partecipare ai lavori del Parlamento fino a quando non fosse stata ristabilita la legalità.

Esempio



  



Come usare