Il Kosovo.

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Testo

Kosovo


Regione(10.887 km² con 1.954.747 ab. nel 1991) sud-occidentale della Serbia, confinante a ovest con il Montenegro e con l'Albania, a sud con la Rep. ex Yugoslavia di Macedonia e per il resto con altri territori serbi. Pristina è il capoluogo. E' un'area montuosa dalle forme piuttosto aspre ( fuorchè presso il confine albanese, dove si apre la vasta piana della Metohija) e dal clima continentale, corrispondente agli alti bacini del Drin Bianco e di alcuni tributari della Moldova. La popolazione, per circa il 90% di lingua albanese e in gran maggioranza di religione islamica, è notevolmente densa ( in media 180 ab. per km²) e vive prevalentemente accentrata in piccoli agglomerati. Pochi centri hanno carattere urbano: oltre al capoluogo, unica città vera e propria, Prizren, Pec', Kosovska-Mitrovica. Il tasso di natalità è molto elevato, ma l'incremento demografico è contenuto dalla massiccia emigrazione cui la popol. del K. è costretta a causa della scarsità di risorse del territorio e del conseguente alto tasso di disoccupazione. L'estrazione di minerali metallici ( piombo e zinco), la coltura del mais, del tabacco e di piante ortive e l'allevamento ovino sono le attività economiche più diffuse. Pochi sono gli stabilimenti industriali, sorti soltanto dopo la seconda guerra mondiale, tra i quali si segnalano quelli chimici (fabbriche di superfosfati di Kososvka-Mitrovica). Fino al 1990, lo stato serbo ha accordato al K. un'ampia autonomia in considerazione della sua specificità etnica, dovuta all'altissima percentuale di popolazione albanese.

Storia-
Dopo aver costituito in età medievale il cuore dello stato serbo dei Nemanja e dell'impero di Stefano Dusan, il K. fu conquistato nel1389 dai Turchi ottomani, dopo un'epica battaglia con le forze cristiane. In seguito a tale vicenda storica, la regione acquisì un valore simbolico nella tradizione culturale dei Serbi e di altri popoli balcanici e fu oggetto di una letteratura eroica, la cui riscoperta nell'Ottocento alimentò lo sviluppo dei movimenti nazionali slavo-meridionali; a questa tradizione culturale (che comprendeva tre l'altro l'esaltazione del tirannicidio) fecero esplicito riferimento gli stessi autori dell'attentato di Sarajevo (1914) contro Francesco Ferdinando d'Asburgo. Nel corso dei secoli la composizione demografica del Kosovo era mutata a favore degli Albanesi e nel 1878 fu proprio in questa regione che, con la costituzione della Lega di Prizren, si sviluppò il primo embrione del movimento nazionale albanese. Dopo la prima guerra balcanica (1912), il K. fu annesso alla Serbia, ma gli Albanesi subirono l'evento come una divisione in due della loro nazione: nel 1918 esso entrò a far parte della Iugoslavia, ma nel 1941, con la spartizione di quest'ultima tra le potenze dell'Asse, fu unito all'Albania sotto l'egida italiana. L'ampia partecipazione dei Serbi del K. al movimento partigiano fu quindi motivata anche da ragioni di riscatto nazionale. La vittoria di Tito in Yugoslavia e l'aiuto da questi fornito a E.Hoxha permise il ritorno del K. alla Serbia, nell'ambito della quale, con la costituzione iugoslava del 1946, acquisì lo status di regione autonoma. Con la nuova costituzione del 1974, le regioni autonome ottennero una condizione assai vicina a quella delle repubbliche federate, ma ciò alimentò il malcontento fra i Serbi del K., che divenivano sempre più una minoranza rispetto agli Albanesi. La crescita dei contrasti fra i due gruppi etnici e lo sviluppo del nazionalismo serbo nel corso degli anni Ottanta portarono infine all'annullamento dell'autonomia del K. nel 1990. Dopo l'esplosione della guerra civile e la dissoluzione dello stato iugoslavo nel 1991, il K. che ha seguito le sorti della Serbia, è divenuto il principale fattore di tensione all'interno di quest'ultima.

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