I genocidi del '900

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Testo

Spadetto Alessia
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I genocidi del ‘900.

Genocidio letteralmente significa “sterminio di un gruppo etnico”. Il termine, coniato nel 1946 durante il processo di Norimberga, , sta ad indicare un particolare crimine perpetrato a danno di una razza, oppure di gruppi etnici e religiosi, mediante uccisione, dissociazione e dispersione di persone, istituzioni, beni, monumenti ed opere appartenenti a quel gruppo o a quella razza.
Un’apposita convenzione, approvata dall’Assemblea Generale dell’O.N.U. nel dicembre 1948, stabilisce che coloro che si macchiano di questo delitto, siano essi organi costituzionali si uno Stato, funzionari civili o militari, oppure semplici cittadini, debbano essere considerati “personalmente” e “singolarmente” responsabili del crimine stesso e pertanto sottoposto al giudizio del tribunale del luogo in cui è avvenuto il fatto oppure di un tribunale internazionale.
Nel corso della storia umana si sono avuti molti casi di genocidio, consumati o tentati. Si devono ricordare: 1. genocidi del popolo armeno: i "Giovani Turchi" (ufficiali nazionalisti dell'Impero ottomano) ordinarono tra il 1915 e il 1923 vasti massacri contro la popolazione armena cristiana. Le successive deportazioni di massa porteranno il numero delle vittime a un milione e mezzo circa; 2. genocidio del popolo della Cina: nell'anno 1900, la rivolta dei "Boxer" causò oltre 30 mila morti, in gran parte cristiani. E sono almeno 48 milioni i cinesi caduti sotto il regime di Mao tra il "Grande salto in avanti", le purghe, la rivoluzione culturale e i campi di lavoro forzato, dal 1949 al 1975;
3. genocidio del popolo della Russia: non meno di 20 milioni i russi eliminati durante gli anni del terrore comunista di Stalin (1924/1953). Esecuzioni di controrivoluzionari e di prigionieri, vittime del gulag o della fame; 4. genocidio del popolo ebraico: con l'avvento del nazismo di Hitler in Germania (1933/1945) viene avviato lo sterminio del popolo ebraico in Europa; le vittime di questo immane olocausto sono calcolate in oltre 8 milioni di persone, la gran parte di loro morta nei campi di sterminio; 5. genocidio dei popoli dell’Indonesia: nel periodo 1965/67, quasi un milione di comunisti indonesiani sono stati deliberatamente eliminati dalle forze governative indonesiane, mentre tra il 1974 e il 1999 sono stati eliminate da gruppi paramilitari filo-indonesiani 250 mila persone della popolazione di Timor-Est; 6. genocidio del popolo cambogiano: un milione di cambogiani sono morti in soli quattro anni, tra il 1975 e il 1979, sotto il regime di terrore instaurato dai Khmer rossi di Pol Pot; 7. genocidio del popolo sudanese: si stima che un milione e novecentomila cristiani e animisti siano morti a causa del blocco imposto dal governo di Khartum all'arrivo degli aiuti umanitari destinati al Sudan meridionale; 8. genocidio dei popolo del randa e del Burundi: dal 94 ad oggi, 800 mila civili ruandesi sono stati massacrati nel conflitto scoppiato tra hutu e tutsi; un'analoga cifra è stimata per le vittime del vicino Burundi; 9. genocidio dei popoli dell’America latina: dalla Rivoluzione messicana, ai "desaparecidos" delle dittature militari degli ultimi decenni del XX secolo, sono oltre un milione le vittime innocenti della violenza di Stato dei regimi sudamericani. Inoltre solo in Amazzonia si calcola che quasi 800 mila indios sono morti in un secolo, per le angherie e i soprusi subiti; 10. genocidio del popolo iracheno: un organismo dell'ONU ha stimato nel 1998 in un milione di morti, tra cui 560 mila bambini, gli iracheni morti a causa dell'embargo internazionale e della politica di Saddam Hussein.
Il più brutale e conosciuto piano di sistematica eliminazione della popolazione di una determinata razza fu quello ideato e attuato da Hitler contro la popolazione ebraica. È noto che l’ideologia razzista non era nuova in Germania all’ascesa al potere di Hitler ma aveva profonde radici e solide basi ideologiche in certe correnti della filosofia e della critica storica tedesca del XIX sec. che avevano inculcato nel popolo il concetto di una presunta superiorità della razza germanica sulle altre razze europee. Già prime del conflitto sei campi di concentramento tedeschi, sotto la direzione di Heinrich Himmer e la custodia della SS, erano in funzione e raccoglievano circa 20.000 persone. Nuovi campi furono creati nel 1940-41 ed i precetti furono ampliati. I nomi di questi campi, Auschwitz, Belsen, Buchenwald, Dachau, Mathausen ed altri hanno oggi una sinistra risonanza. Si calcola approssimativamente che dei dodici milioni circa di uomini, donne e bambini dei territori invasi che i tedeschi misero a morte, circa otto milioni siano periti nei campi di concentramento. Lassassinio si organizzava con metodi diversi: sterminio per mezzo del lavoro e della malnutrizione, fucilazioni, impiccagioni, iniezioni di fenolo o di altre sostanze velenose, oppure “eliminazione” in massa nelle camere a gas. Dalle deposizioni rese da Rudolph Hoess al processo di Norimberga, sappiamo che soltanto ad Auschwitz morirono non meno di tre milioni di persone, due milioni e cinquecento delle quali per mezzo della gasazione. Non tutti i campi di sterminio erano provvisti di camere a gas: a Buchenwald i prigionieri venivano, tra l’altro, sottoposti come cavie a vari esperimenti.
Io sinceramente non riesco a capire come tutto ciò abbia potuto accadere. L’uomo dev ’essere del tutto impazzito per attuare un piano così mostruoso e senza ritegno. Non riesco neanche a capire come si possa pensare che esistano delle razze diverse e soprattutto una migliore. Siamo tutti uguali anche se abbiamo il colore della pelle diverso, se abbiamo culture diverse, lingue, modi di fare, di vestirsi…sono tutte cose esteriori, che non vanno prese in considerazione. Inoltre mi ha scioccato che, oltre a separare la “razza” ariana da quella ebraica, abbiamo potuto suddividere i prigionieri in altre categorie ideando un sistema di distintivi di diverso colore da portare sugli abiti. Ogni deportato aveva un triangolo colorato sulla sua uniforme. Gli ebrei portavano la stella gialla, i politici un triangolo rosso, i delinquenti comuni erano contrassegnati dal triangolo verde, gli omosessuali da quello rosa, gli "anti-sociali" e le lesbiche da quello nero, gli zingari da quello marrone, i testimoni di Geova da quello viola ed infine gli immigrati da quello blu. Inoltre per le persone più deboli, con problemi psichici, i disabili e gli incurabili, venne varato il Progetto T4, ", meglio noto come "Progetto Eutanasia" che condusse alla morte circa 70.000 cittadini tedeschi. Durante la Prima Guerra Mondiale si era assistito ad una impressionante impennata dei decessi dei malati cronici negli istituti di cura tedeschi. Per certi versi si era creato in tal modo un terreno favorevole ad una sorta di "indifferenza" alla morte di individui definiti inguaribili. Nel 1920 apparve un libro dal titolo "L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di essere vissute". Gli autori erano Alfred Hoche (1865-1943), uno psichiatra e Karl Binding (1841-1920) un giurista. Il malato incurabile, secondo i due, era da considerarsi non soltanto portatore di sofferenze personali ma anche di sofferenze sociali ed economiche. Da un lato il malato provocava sofferenze nei suoi parenti e - dall'altro - sottraeva importanti risorse economiche che sarebbero state più utilmente utilizzate per le persone sane. Lo Stato dunque - arbitro della distribuzione delle ricchezze - doveva farsi carico del problema che questi malati rappresentavano. Ucciderli avrebbe così ottenuto un duplice vantaggio: porre fine alla sofferenza personale e consentire una distribuzione più razionale ed utile delle risorse economiche. Questo è il chiaro esempio di come l'uomo sia esclusivamente una macchina,in grado di elaborare piani diabolici pur di sottomettere alla propria volontà il volere di tutti gli altri popoli da lui considerati inferiori e soprattutto a lui inferiori.
L’uomo dovrebbe imparare ad aiutare chi ha attorno e a non andargli contro solo per sentirsi migliore o per avere supremazia su di quello. Tutti hanno da insegnarci qualche cosa. Tutto ci insegna qualche cosa.

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