Gli stati europei: 1550 - 1600

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Testo

GLI STATI EUROPEI: 1550 - 1600
La Spagna di Filippo II
Dopo l’abdicazione di Carlo V, il figlio Filippo II si trovò alla guida di un complesso territoriale che comprendeva la Spagna, le Indie Occidentali, i possedimenti italiani i Paesi Bassi e la Franca Contea, e che mancava di continuità geografica, di unità amministrativa, di omogeneità sociale ed economica.
La capitale fu spostata a Madrid, dove fu costruito il complesso dell’Escorial, mausoleo di famiglia, convento religioso e residenza regale.
Il fondamento della potenza di Filippo II fu la Castiglia, che gli fornì uomini e mezzi finanziari per condurre la sua politica mondiale; tuttavia, le ricchezze americane non fecondavano l’economia del Paese, ma venivano dilapidate nelle guerre o per soddisfare i consumi della nobiltà: la disponibilità di ricchezze accentuava il disprezzo per il lavoro e la predilezione per le occupazioni della guerra, della politica e della Chiesa, così che il paese cadde nell’arretratezza e nel dominio del latifondo.
Le linee politiche della monarchia di Filippo erano tracciate dai Consigli generali e territoriali, ma si ricorreva alla costituzione di commissioni; agenti della Corona erano i corregidores, che presiedevano i consigli cittadini, il cui operato era sottoposto al controllo di audiencias; i Consigli della capitale funzionavano sia come organi esecutivi che giudiziari. La monarchia di Filippo II incontrò difficoltà nella costruzione di meccanismi statali efficienti e non seppe promuovere la modernizzazione dei suoi territori.
L’unità fra le diverse province dell’Impero fu perseguita sul piano religioso: la Chiesa spagnola adottò i deliberati del Concilio di Trento e si diede a riformare se stessa, attuando una maggiore disciplina della vita ecclesiastica ed un controllo sul comportamento religioso e morale delle popolazioni. L’attività dell’Inquisizione si rivolse contro le minoranze etnico – religiose: i moriscos, che conservavano le proprie usanze, furono espulsi dalla Spagna nel 1609.
Filippo II condusse una politica estera ambiziosa, che ebbe il suo cardine nell’identificazione tra gli interessi della Spagna e quelli della “vera cristianità”, secondo lo spirito della reconquista.
Il nemico era la potenza navale ottomana, che aveva conquistato Cipro nel 1570, cosa che spinse Venezia a stringere con il papa e con la Spagna una Lega Santa; la flotta della Lega ottenne a Lepanto, nel 1571, una vittoria sulle forze navali del sultano Selim II. La vittoria arginò la crescita della potenza ottomana, ma non restituì ai cristiani il controllo del Mediterraneo, anche perché la Lega non conservò la sua unità: la Spagna preferiva convogliare le risorse verso il litorale africano, mentre i Veneziani preferivano concentrare gli sforzi verso l’Egeo ed il Mediterraneo orientale.
Il mancato successo della politica mediterranea di Filippo II è da porre in relazione con le difficoltà finanziarie in cui versava la Spagna, e con l’inasprimento della situazione nei Paesi Bassi.
I successi ottenuti da Filippo II nel 1580, con l’unificazione della penisola iberica con la Spagna, e con la riuscita operazione, nei Paesi Bassi, di staccare l’aristocrazia cattolica dal fronte dei ribelli, furono annullati dal peggioramento dei rapporti con l’Inghilterra; nel 1588 salpò da Lisbona una squadra navale, l’Invencible Armada, che fu distrutta dalle navi inglesi e dalle tempeste del mare del Nord.
Dal 1589, la Spagna intervenne in Francia a sostegno della Lega cattolica, ma non riuscì ad impedire l’affermazione di Enrico IV di Borbone.
La rivolta dei Paesi Bassi
I Paesi Bassi erano rimasti soggetti alla monarchia spagnola e comprendevano l’Olanda, la contea di Fiandra, il ducato di Brabante, il vescovato di Liegi, la contea di Artois e il ducato di Lussemburgo; essi costituivano un complesso territoriale poco omogeneo dal punto di vista delle tradizioni storico – politiche, della lingua, dei costumi e della religione. Le regioni meridionali stavano attraversando un periodo di difficoltà e acquistavano caratteri rurali, mentre nel Nord si registrava uno sviluppo economico intorno ad alcuni grandi centri commerciali. Le diciassette province che componevano i Paesi Bassi si governavano tramite assemblee, Stati, ed un parlamento comune, Stati Generali.
Le popolazioni dei Paesi Bassi si dimostravano insofferenti della subordinazione alla Corona spagnola, a causa di molteplici ragioni:
o Esisteva un’opposizione al fiscalismo spagnolo, perché la politica di Filippo II risultava estranea agli interessi dei Paesi Bassi;.
o I gruppi dirigenti locali, abituati a godere di una larga autonomia, recalcitravano alla disciplina autoritaria cui i governatori spagnoli intendevano sottoporli;
o Il calvinismo stava mettendo radici e sfruttava a proprio vantaggio l’ostilità verso la Spagna cattolica.
Filippo II affrontò i problemi con durezza, abbattendo il potere di cui godevano le città e i grandi signori feudali e riformando la Chiesa cattolica.
Si ebbero dei tentativi per giungere ad un compromesso, ma fallirono tutti dinnanzi ai rifiuti di Filippo II. La rivolta iniziò nel 1566, quando gli strati popolari delle città iniziarono a saccheggiare chiese e conventi, ad abbattere le immagini sacre e a perseguitare il clero cattolico; Guglielmo di Nassau, il più potente feudatario della regione, si pose alla guida dei ribelli e, sconfitto, riparò in Germania. Filippo II inviò il duca d’Alba a punire i ribelli e a perseguitare i protestanti, attraverso il Tribunale dei torbidi, che decretò migliaia di sentenze capitali.
La ferocia di quest’azione unì le popolazioni in un comune sentimento antispagnolo: i ribelli, chiamati gueux, ottennero un appoggio sempre più largo dagli aristocratici cattolici, indisposti ad accettare la politica di asservimento della loro regione; le operazioni militari, condotte con tecniche di guerriglia e di pirateria, paralizzavano le forze armate spagnole.
Per la Spagna la guerra diventava sempre più costosa e le province settentrionali rifiutavano l’autorità di Filippo; nel 1576, le soldatesche spagnole si gettarono su Anversa e Guglielmo d’Orange costituì l’Unione di Gand tra le province del Nord e del Sud e propose un progetto di pacificazione, che lasciava ai Paesi Bassi una cera autonomia e che consentiva la libera professione del culto.
Il governatore don Giovanni d’Austria fu costretto, nel 1576, a sottoscrivere questo progetto a causa delle difficoltà economiche, ma i contrasti ripresero e il conflitto acquistò toni politici e sociali più aspri; i nobili meridionali si riavvicinarono alla Spagna che, grazie all’azione politica militare di Alessandro Farnese, ottenne importanti successi politici.
Nel 1579 si costituì l’Unione di Arras, cattolica, comprendente le province meridionali, cui seguì la costituzione dell’Unione di Utrecht, protestante, comprendente le sette province settentrionali, che, nel 1581, dichiararono la propria indipendenza dalla Spagna.
Né Filippo né i suoi successori riuscirono a piegare la resistenza della repubblica delle sette Province Unite (o Olanda): i protestanti sostennero la causa dei loro correligionari e la guerra divenne una guerra di religione da respiro europeo. La vicenda si chiuse con il riconoscimento dell’indipendenza nel 1648, al termine di ottant’anni di guerra.
Il nuovo Stato risultò un compromesso tra repubblica, rappresentata dagli Stati Generali, e monarchia, con a capo la figura dello statolder, cioè comandante in capo; l’Olanda ebbe caratteri oligarchici, fu calvinista ed ebbe la sua forza nel commercio e sul mare.
L’Inghilterra dei Tudor
Il ‘500 fu per l’Inghilterra un secolo di crisi politico – religiose e di trasformazioni economiche, sociali ed istituzionali; i sovrani della dinastia Tudor furono i protagonisti della storia inglese dell’epoca, a cui Enrico VIII impresse una svolta con lo scisma da Roma, che assicurò alla monarchia il controllo della Chiesa inglese e la confisca delle proprietà ecclesiastiche.
Con l’aiuto del cancelliere Thomas Cromwell, Enrico VIII costruì l’impalcatura di uno Stato centralizzato; anche dopo la rottura con Roma, egli tenne una condotta ambigua nei confronti dei gruppi che intendevano riformare la Chiesa inglese in senso protestante; in politica estera cercò di fare in modo che l’Inghilterra traesse vantaggio dal conflitto franco – imperiale: la collocazione filospagnola e antifrancese dell’Inghilterra fu abbandonata dopo la battaglia di Pavia del 1525, ma fu ripristinata negli ultimi anni del suo regno. Per finanziare inconcludenti operazioni militari sul continente, i re inglesi dilapidarono il patrimonio della Corona e dovettero accentuare la pressione fiscale sulla popolazione, senza trarre alcun beneficio dalla guerra.
Ad Enrico VIII era succeduto Edoardo VI, nel cui regno si ebbero progressi della Riforma protestante, ma alla sua morte la Corona passò a Maria Tudor, figlia di Caterina d’Aragona, cattolica e sposa di Filippo II di Spagna, che si adoperò per ripristinare l’obbedienza dell’Inghilterra a Roma. La restaurazione cattolica fu attuata con durezza, ma il ritorno al cattolicesimo fu di breve durata: Maria morì senza figli e la Corona spettò a Elisabetta.
Sotto il regno di Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e protestante, l’Inghilterra tornò ad orientarsi verso il protestantesimo e ritrovò una tranquillità religiosa; l’Inghilterra visse un periodo di fioritura letteraria, con William Shakespeare e Christopher Marlowe.
In politica estera, l’Inghilterra recuperò effettiva autonomia: la decisione di Elisabetta di non sposarsi nacque dalla volontà di non legare il Paese a vincolanti sistemi di alleanza; la potenza internazionale dell’Inghilterra fu sanzionata, nel 1588, dalla vittoria ottenuta sull’Armada di Filippo II.
Nell’agricoltura si erano avviate importanti trasformazioni: le recinzioni delle terre comuni (enclosures), promosse per incrementare l’allevamento degli ovini, avevano portato all’affermazione della proprietà e alla gestione privata della terra; si formò una grande quantità di aziende agricole condotte da liberi coltivatori (yeomen) e da piccoli gentiluomini di campagna (gentry), che promossero un progetto di modernizzazione agricola. L’espansione delle colture foraggere e dell’allevamento, l’introduzione di nuove coltivazioni, l’accresciuta produttività del lavoro dovuta all’impiego di tecniche più aggiornate, la correlazione delle coltivazioni con i settori manifatturieri dettero all’agricoltura inglese una spinta propulsiva che fece da supporto ad una parallela espansione nei settori del commercio e delle manifatture.
Nacquero le prime Compagnie di mercanti e, nel 1600, Elisabetta I fondò la Compagnia delle Indie Orientali e istituì a Londra, nel 1556, una Borsa per la contrattazione dei valori mobiliari; durante il regno di Elisabetta furono poste le basi dell’Impero coloniale inglese in America, con la fondazione della Virginia da parte di Walter Raleigh.
Lo sviluppo del settore manifatturiero era collegato all’aumento della popolazione urbana e all’espulsione dei forza – lavoro dalle campagne a causa delle enclosures: la riduzione della popolazione rurale incrementò la commercializzazione dei vari settori dell’economia inglese e incoraggiò la creazione di new draperies.
Il governo di Elisabetta venne incontro alle esigenze della società, favorendo l’immigrazione di manodopera protestante, predisponendo regolamenti per il lavoro artigianale, tutelando gli interessi dei gruppi produttivi, allestendo strumenti d’intervento nei confronti dei poveri e dei disoccupati (poor laws).
L’aristocrazia dei Pari, pur conservando un ruolo a corte e nella Camera dei Lords, andava incontro a difficoltà finanziarie; l’alta aristocrazia si trovò a dipendere dai favori della corte, mentre crescevano in potenza e in consapevolezza del proprio ruolo i nuovi ceti commerciali e manifatturieri e lo strato dei gentiluomini: questa gentry provinciale aveva in possesso l’economia rurale e aveva nella Camera dei Comuni la sua forma di rappresentanza politica.
L’Inghilterra rimase estranea ai conflitti militari del ‘400 e del ‘500, perciò non ebbe bisogno di dotarsi di un grande esercito e non sviluppò un apparato burocratico centralizzato; la fragilità dell’apparato statale mantenne a livelli modesti il prelievo fiscale sulla proprietà fondiaria e determinò il proseguimento dell’opera dei giudici di pace. Gli strumenti di controllo sociale erano di natura ideologica e clientelare; il consenso costituì l’elemento coesivo dell’Inghilterra elisabettiana, potenziando il ruolo istituzionale del Parlamento.
La Chiesa inglese non volle rinunciare al potere che le veniva dal mantenimento della struttura gerarchica della Chiesa e dal controllo esercitato dai vescovi diocesani.
I legami tra Francia e Scozia erano stati consolidati dal matrimonio tra Mary Stuart con il re di Francia Francesco; a controbilanciare questo rafforzamento della Francia, Filippo II chiese la mano di Elisabetta, che rifiutò, ma i rapporti tra i due paesi rimasero buoni, perché entrambi avevano ragione di temere l’alleanza franco – scozzese.
Mary Stuart, cattolica, era considerata da Roma la legittima pretendente alla Corona inglese, ma Filippo II si oppose ai progetti papali di scomunicare Elisabetta. Nel 1570, Mary Stuart fu costretta ad abdicare a causa della politica religiosa, invisa alla popolazione scozzese che stava convertendosi al calvinismo; Elisabetta, presso cui Mary si era rifugiata, la condannò a morte nel 1587.
La morte dell’ex regina scozzese e il tramonto dei progetti di restaurazione cattolica indussero Filippo II a muovere contro l’Inghilterra l’Invencible Armada.
Il successo ottenuto contro di essa conferì all’Inghilterra una superiorità navale nell’Atlantico e il Paese divenne paladino del protestantesimo.
Alla morte di Elisabetta, il nuovo re sarebbe stato Giacomo I Stuart, re di Scozia e figlio di Mary Stuart, con cui si sarebbe realizzata l’unione tra Scozia e Inghilterra.
Le guerre di religione in Francia
Alla morte di Enrico II, le risorse finanziarie della Francia erano state logorate nel duello con gli Asburgo, i poteri e la resistenza della grande aristocrazia non erano stati del tutto domati.
I figli del defunto, Francesco II, Carlo IX ed Enrico III erano in minore età e il potere venne tenuto dalla madre Caterina de’ Medici.
Inoltre, si profilavano, in Francia, le prime avvisaglie di un duro scontro religioso tra cattolici e protestanti calvinisti, detti ugonotti.
La combinazione di questi tre fattori, trasformazioni politico – istituzionali in atto, fragilità della linea di successione dinastica e conflitti religiosi, condusse la Francia ad un passo dallo sfacelo.
La tensione tra cattolici e protestanti raggiunse il punto critico nel 1562, quando a Vassy vennero uccisi alcuni riformati. Caterina era indifferente alle controversie teologiche e cercò di destreggiarsi tra i signori di Guisa, esponenti del fronte cattolico, e i Borbone, gli Châtillon, la regina di Navarra e l’ammiraglio Coligny, esponenti dei protestanti.
Nel 1572, nella notte di San Bartolomeo, la popolazione parigina fu istigata dalla stessa Caterina e scatenarsi contro gli ugonotti, provocando il partito calvinista, che riprese la guerra contro i cattolici e la monarchia. I pubblicisti riformati giunsero a porre in questione la legittimità della monarchia ed a proporre soluzioni politiche di tipo federativo; si delineò l’orientamento dei politiques, il cui massimo esponente fu Jean Bodin, che affermavano la necessità che lo Stato recuperasse la pienezza dei poteri e costringesse cattolici e calvinisti a comportarsi come cittadini rispettosi delle leggi e sottoposti all’autorità dello Stato.
I protestanti, sotto la guida di Enrico di Navarra, e i cattolici, dominati da Enrico di Guisa, continuavano a combattersi; dal 1584, la Spagna intervenne in appoggio alla Lega cattolica, che chiedeva la destituzione di Enrico III: ebbe inizio la Guerra dei tre Enrichi, tra realisti, cattolici e ugonotti. Il re Enrico III, dopo la sconfitta subita dall’Invencible Armada, si appoggiò a Enrico di Navarra, indicato come successore al trono. La prospettiva che divenisse re di Francia colui che era stato il capo della parte ugonotta indusse il papa Sisto V a dichiarare illegittima la successione e spinse Filippo II ad intensificare l’intervento militare spagnolo; ma Enrico IV abiurò al calvinismo e poté essere consacrato re.
Le ultime resistenze della Lega furono sedate; con la pace di Vervins, gli Spagnoli lasciarono la Francia; con l’editto di Nantes, gli ugonotti francesi ebbero riconosciute la libertà di culto e la parità di diritti politici con i cattolici.
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