Eventi del '500-'600

Materie:Appunti
Categoria:Storia

Voto:

1.5 (2)
Download:585
Data:14.05.2009
Numero di pagine:17
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
eventi-500-600_1.zip (Dimensione: 19.25 Kb)
trucheck.it_eventi-del-500-600.doc     75 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

La dottrina calvinista e la sua diffusione.
Teorizzata nell'”Institutio Christianae Religionis” (ultima edizione nel 1559), fu redatta e sviluppata repentinamente da Calvino, che non si mosse in modo lento e graduale come Lutero.
La salvezza dell'uomo secondo Calvino dipende totalmente da Dio, le buone opere non contano. I disegni di Dio sono ineluttabili e spesso incomprensibili per la nostra visione: Dio salva solo alcune persone, in base ai propri stessi disegni (può salvare un criminale incallito come non salvare un'anima pia). In questo modo credente e praticante non vogliono dire automaticamente salvato.
Nonostante la visione di Dio sia ineluttabile, ci sono indizi che possono far capire che si sarà salvati: la propria coscienza (un giudizio dell'uomo su se stesso, basato comunque sul giudizio di Dio), la convinzione nella fede (la capacità di condurre la vita secondo i precetti evangelici, detta anche “forza morale”); in parte del Calvinismo si enfatizza anche il successo nel lavoro come indizio della salvezza: i calvinisti si sono quindi sempre molto impegnati nella sfera economica, arrivando, nonostante fossero in minoranza numerica - accostandosi in questo agli ebrei - , a posizioni di forza nella società (si dice che il calvinismo abbia contribuito alla nascita del capitalismo). Tuttavia si prescriveva di servire semplicemente al meglio Dio, senza curarsi ed angosciarsi della propria salvezza: nella loro visione non c'è quindi alcuna traccia di fatalismo. Secondo Calvino infatti, Dio ha un piano da attuare con la collaborazione dell'uomo, e i calvinisti si impegnano a fondo nel fare la loro parte.
Calvino, come Lutero, ammette due soli sacramenti. Per lui la comunione non è altro che un momento di raccoglimento tra i fedeli.
Calvino teorizza inoltre per i cittadini il diritto alla ribellione contro lo Stato, qualora esso promuova leggi in disaccordo con la chiesa.
Calvino capitò per sbaglio a Ginevra (sede di un'università teologica) sulla strada per Strasburgo. Essa era una città formalmente sotto l'impero asburgico ma praticamente “città libera”, governata da un'oligarchia di commercianti e mercanti. Quando Calvino arrivò, era in corso il passaggio al protestantesimo (alleatasi con Berna, aveva appena scacciato i Savoia e il vescovo cattolico). Farel (il direttore del passaggio) lo convinse dopo molti tentativi a rimanere lì, almeno temporaneamente. Calvino entrò poi in conflitto con le autorità cittadine, che non accettarono il suo modello di autorità, e quindi egli se ne andò, salvo poi tornare – su invito delle autorità stesse – pochi anni dopo. Può così strutturare a Ginevra il suo modello di società:
• Pastori: predicano, amministrano i sacramenti;
• Dottori: insegnano dottrina e mantengono l'ortodossia;
• Diaconi: assistono i poveri con opere caritatevoli e coadiuvano in generale;
• Anziani: vigilano su moralità e partecipazione ai riti dei cittadini, attuando perciò una “censura regolamentativa”;
• Giudici: partecipano al “concistoro”; alcuni sono pastori, altri anziani: giudicano le colpe (un tribunale, in poche parole);
La Chiesa calvinista non fu meno intollerante di quella cattolica, e Calvino ebbe l'obiettivo di creare una “repubblica dei santi” a Ginevra, dove tutti fossero di religione calvinista e seguissero con rigore i precetti: molti quindi furono costretti ad andarsene, per non essere costretti a convertirsi.
La riforma calvinista si diffuse nei Paesi Bassi, in Francia, in Inghilterra e in Scozia (dove diventò religione di Stato); quella luterana in Germania, nell'Europa del Nord e in Islanda.
Molti sovrani accettarono la riforma, calvinista o luterana che fosse, più che per convinzione, per la volontà di incamerare i beni della Chiesa Romana presenti sul territorio, e di diventare padroni della chiesa nazionale.
Max Weber (filosofo e sociologo) scrive “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo”. In questo libro ricerca connessioni tra il protestantesimo e il capitalismo (un'attività che nasca da iniziativa privata, con il guadagno come principale scopo; la produzione è destinata alla vendita, non all'autoconsumo; il capitalismo è quindi presente anche in agricoltura, quando il contadino investe, produce per la vendita, ecc ecc), tra la riforma e la mentalità capitalistica (individualismo, spirito di iniziativa, accettazione della concorrenza, desiderio di guadagno, amore per il lavoro). Arriva dunque alla conclusione che il calvinismo ha contribuito alla nascita del capitalismo.
La Chiesa nazionale anglicana.
Già sotto Enrico VII Tudor (1485) la libertà della Chiesa venne limitata (meno entrate fiscali, nomine ecclesiastiche provenienti dalla monarchia). Gli inglesi erano piuttosto insofferenti verso la Chiesa Romana.
Enrico VIII era stato inizialmente grande alleato della Chiesa. Poi caddero i motivi che vedevano la necessità di un avvicinamento alla Spagna, ed Enrico VIII chiese l'annullamento del matrimonio dalla moglie (Caterina d'Aragona, spagnola), che non gli aveva dato figli maschi. Si era inoltre innamorato di un'altra donna, Anna Bolena. Ma il Papa, per non offendere Carlo V (nipote di Caterina), che teneva impegnati i turchi nei Balcani e cercava di ricucire lo strappo con i luterani, rifiutò.
Enrico VIII non lo accettò e nel 1531 (dal Clero) – 1534 (dal Parlamento) si fece eleggere capo della Chiesa inglese, facendo dunque annullare il matrimonio. Chi, tra i preti, non giurava fedeltà al sovrano veniva giustiziato.
Lo scisma anglicano è da attribuirsi solo a divergenze di carattere politico – mentre quello luterano a divergenze religiose e dottrinali -: esso non toccò quindi strutture, dogmi e altro della precedente Chiesa Romana e fu accettato di buon grado dalla maggior parte dei cittadini.
Dovette arrivare Edoardo VI, educato al calvinismo, per modificare la dottrina, rendendola più simile a quella calvinista: i sacramenti passano da 7 a 2; abolisce il celibato per i preti e il “culto dei santi”; le celebrazioni sono in inglese e non più in latino; nega la transustanziazione e il carattere sacrificale della Messa. L'anglicanesimo fu quindi una “terza via”, a metà tra cattolicesimo e protestantesimo: per dottrina vicino ai protestanti, per struttura ai cattolici.
I Gesuiti.
Ordine fondato da un ex-conquistadores, Ignazio da Loyola, che venne ferito in battaglia e dovette perciò rimanere molti giorni a letto: qui lesse molti libri e scoprì la “leggenda aurea” (cioè le vite dei santi), decidendo così di darsi alla cultura, all'insegnamento e all'evangelizzazione.
Chi entrava a far parte della Compagnia di Gesù doveva prendere parte ai consueti giuramenti (povertà, castità, obbedienza), più uno di obbedienza completa al Papa.
Negli altri ordini religiosi l'obiettivo preminente era l'aiuto ai poveri; in questo, invece, era l'insegnamento a preti e ceti più abbienti (nel '600 i Gesuiti hanno il monopolio dell'istruzione superiore in Europa).
Essi si occupavano inoltre molto di evangelizzazione. Chi lo faceva di solito non andava molto per il sottile, soprattutto con gli indios del Nuovo Mondo. Essi invece puntavano più sulla qualità che sulla quantità: avevano un approccio morbido e tranquillo.
Un esempio di questo approccio erano le “redduciones”: comunità di indios auto-governate, aiutate dai gesuiti a governarsi e anche da loro educate. I coloni, cui era sottratta la terra fornita a questi indios, naturalmente non li vedevano di buon occhio.
Francia (1550-1600).
Stremata dopo trent'anni di guerra, era sul lastrico, e nella seconda metà del '500 avrebbe avuto molto bisogno di un periodo di tranquillità; tuttavia scoppiò la guerra civile tra cattolici e ugonotti, dovuta anche alla continua vacanza del trono. La nobiltà francese approfittò di questa vacanza per rialzare la testa, riacquistando potere e prestigio.
Caterina de Medici (reggente dei vari re che si succedono al trono) prima tentò di mediare fra le parti, come con l'editto di tolleranza di Amboise (1562). Tuttavia un massacro compiuto da cattolici contro i riformati a Vassy, nel 1563, diede inizio anche formalmente alla guerra civile. Gli ugonotti avevano piani ambiziosi, quali la conquista del potere in tutta la Francia, e questa guerra poteva essere un mezzo per portarli a termine.
Il “congresso dei politici” espresse la necessità di dialogo e tolleranza tra le confessioni.
Vennero concesse agli ugonotti varie piazzeforti in pegno di amicizia (una di queste è “La Rochelle”) e l'ugonotto Coligny venne ammesso nel consiglio del re: aveva un piano grandioso, creare una lega di paesi riformati, ma nessuno dei paesi originariamente ipotizzati voleva. Venne infine ucciso durante la Notte di San Bartolomeo.
Nel 1598 Enrico IV firmò l'Editto di Nantes, con il quale sanciva la tolleranza per le religioni riformate e la conseguente pace religiosa in Francia. Questo documento non proteggeva tuttavia la libertà di coscienza del singolo individuo (per noi diritto costituzionale inalienabile, costituito anche dalla libertà di religione): riconosceva i diritti ai soli gruppi sociali (quale il gruppo dei calvinisti), non propriamente al singolo.
Editto di Nantes, punti importanti:
• Art. 1-2: oblio per i contrasti precedenti tra le religioni;
• Art. 3-6: rispettive libertà per cattolici e riformati;
• Art. 23-27: riformati equiparati agli altri.
La Spagna di Filippo II.
L'impero spagnolo comprendeva, del defunto impero di Carlo V, i domini in America e Italia e i Paesi Bassi.
Filippo istituì delle sorte di ministeri, detti “consigli”, addetti o ad un particolare tema (difesa militare, economia, ecc) o ad un particolare territorio (Paesi Bassi, Italia, ecc). Le decisioni non erano tuttavia prese da questi ministeri, ma sempre da Filippo in prima persona, che sentiva su ogni tema pareri contrapposti, per decidere meglio: ciò comportava un netto rallentamento decisionale, nonostante lui fosse un gran lavoratore e avesse un'alta concezione istituzionale della sua carica. Filippo era perciò paragonato al ragno, che, dal centro della sua tela, comandava e controllava tutto: proprio per questo scelse come capitale Madrid, città della Castiglia (la regione allora più importante del paese), equamente distante da tutti i confini della penisola spagnola.
Filippo era spagnolo e aveva forti radici in Spagna: in questo si differenziò dal padre Carlo V, che era invece dei Paesi Bassi e con la Spagna c'azzeccava poco o niente.
La “limpieza de sangre” prescriveva di cercare impiego nel clero, nello stato o nell'esercito.
Alla fine del '400 l'economia spagnola andava abbastanza bene, anche grazie a ottimi provvedimenti della corona: una politica protezionistica tesa a scoraggiare l'importazione di manufatti, il divieto di esportare materie prime, l'istituzione di premi di produzione e di esenzioni dalle imposte per le imprese particolarmente meritevoli, l'incentivazione dell'immigrazione altamente qualificata.
I settori più produttivi erano il tessile (della lana e della seta), la lavorazione dei metalli, la produzione di armi, l'agricolo (cereali - per i quali la Spagna rimaneva tuttavia non autosufficiente -, olio, vino, frutta).
Le grandi scoperte geografiche stimolarono si alcuni comparti dell'industria, ma fecero anche aumentare i prezzi e diminuire la manodopera in patria, poiché molti partivano da lì per cercare fortuna nel Nuovo Mondo: in questa situazione si avvantaggiava Siviglia, città portuale, in quel periodo trafficatissima, che divenne per questo maggiore città della Spagna intera per oltre un secolo; da essa partivano anche mercantili per Inghilterra e Paesi Bassi, Fiandre in particolare.
Prima della crisi vera e propria vi furono alcuni segnali di disagio e problemi:
• un generalizzato spopolamento (dovuto alle partenze per il nuovo mondo e ai molti che entravano nell'esercito, lavoro ben pagato e valido per la “limpieza de sangre”);
• un altissimo numero di vagabondi e mendicanti;
• il fatto che la Spagna non potesse soddisfare tutti i bisogni di prodotti manufatturieri dei coloni, e che quindi questi si rivolgessero, sempre illegalmente, ad altri paesi (“illegalmente” perché per legge i coloni potevano commerciare solo con la madrepatria). Si sviluppò così un traffico clandestino, sul quale le autorità chiudevano un occhio, se non due. Le merci venivano trasportate in America da navi spagnole che, al largo delle coste spagnole si incontravano con le navi degli altri paesi: qui avveniva il trasbordo. Questi traffici erano spesso organizzati dai nobili non primogeniti, che quindi non avevano accesso all'eredità paterna e cercavano guadagno in altro modo;
• le repressioni contro Moriscos e Marranos [1492: cacciata Marranos; 1609: cacciata Moriscos], persone spesso abbienti che, andandosene, portavano con se i loro averi e le loro competenze particolari (i moriscos erano per esempio molto bravi in campo agricolo, sapendo coltivare anche campi aridi e secchi);
• il periodo fu funestato da moltissimi problemi finanziari per le casse statali, dovuti alle enormi spese per l'apparato burocratico e per l'esercito e le guerre, numerosissime (armare e pagare i soldati e allestire le navi costava moltissimi soldi), tanto che lo stato spagnolo fu costretto tre o quattro volte a dichiarare bancarotta, nella quale lo stato non può restituire i soldi alle banche che li hanno prestati, e concesse come risarcimenti titoli di stato, svantaggiosi per i banchieri, ma erano sempre meglio che niente.
Filippo II aiutò moltissimo i cattolici francesi, e si prodigò altrettanto nella lotta ai musulmani. Essa era causata da molteplici fattori:
• religiosi (lotta agli infedeli, difesa dei luoghi sacri);
• economici (contrasto alla pirateria estiva saracena, che colpiva sia le navi sia i porti);
• politico-strategici (contrasto all'espansionismo turco).
Nella successiva guerra Spagna-Inghilterra le cause furono nuovamente articolate e molteplici:
• economiche (contrasto spagnolo alla pirateria inglese e ai loro traffici commerciali in continuo aumento, che risultavano sgraditi alla Spagna stessa);
• politiche (l'omicidio di Maria Stuarda, ordinato dalla regina d'Inghilterra Elisabetta I; Maria, scozzese, era la sposa del re di Francia, e alla sua morte se ne va da lì, tornando in Scozia, dove però nel frattempo si è affermato il calvinismo e lei, cattolica, è malvista dagli scozzesi: quindi chiede asilo politico a Londra [anglicana], e dove quindi è sempre malvista: Elisabetta, sospettando di lei, la fa uccidere perchè teme sia invischiata in un complotto ai suoi danni).
Filippo II fece di tutto per evitare che nel suo impero si diffondessero le religioni riformate: ad esempio nel sud-Italia le piccole comunità valdesi furono pesantemente perseguitate.
I Paesi Bassi nel '500.
I Paesi Bassi erano caratterizzati dalle attività manifatturiere e commerciali.
Si dividevano in Nord e Sud:
• Paesi Bassi del Sud – Fiandre – odierno Belgio – lingua francofona – religione cattolica;
• Paesi Bassi del Nord – lingua fiamminga – religione calvinista.
Avevano in quel periodo alcuni motivi di attrito con la Spagna, riguardanti la loro spinta economica acceleratrice, l'esagerato fiscalismo di Madrid e la sua ortodossia cattolica. Filippo II non riuscì a sfruttare le divisioni interne al fronte olandese (cattolici/calvinisti, francofoni/tedescofoni).
Si arrivò alla guerra, e gli olandesi svilupparono una proficua strategia bellica di pirateria contro i mercantili che rifornivano le truppe spagnole: questi ultimi scelsero così di portare i rifornimenti via terra, ma ciò li rese più lenti e costosi.
L'Inghilterra della Dinastia Tudor (1485-1603).
Nell'Inghilterra del '500 le classi che contavano erano prevalentemente tre: borghesia, gentry e yeomanry.
• Gentry: classe formata da nobili non di sangue, ma arricchitisi mediante varie attività e altamente istruiti; con il danaro guadagnato compravano terreni in campagna e vi investivano con puro spirito imprenditoriale. Tra i discendenti solo il primogenito ereditava la terra. Dalla gentry arrivavano, in caso di guerra, gli ufficiali dell'esercito, e “gentlemen” erano anche gli amministratori locali. Avevano diritto di voto;
• Yeomanry: formata dai cosiddetti “contadini benestanti”, moderni e dalla mentalità imprenditoriale; non avevano diritto di voto e, in caso di guerra, erano inseriti nella truppa.
Al termine della guerra dei Cento Anni l'Inghilterra abbandonò tutti i possedimenti sul continente europeo e svolse una politica “insulare”: non mantenne un esercito fisso, risparmiando molti soldi (in caso di attacco combattevano i cittadini), e concentrò i propri sforzi economici nel creare una significativa flotta militare e mercantile.
L'indebolimento della nobiltà feudale tradizionale portò un rafforzamento dei sovrani e dell'unità nazionale. L'Inghilterra era tuttavia una nazione già di per se unita, politicamente ed economicamente, e possedeva quindi un mercato interno unitario.
L'economia si basava su agricoltura e manifatture varie.
Alcune iniziative supportarono la nascita di una fiorente economia:
• incentivi ai mercanti inglesi e alla cantieristica navale inglese fecero sì che nascesse una flotta commerciale di tutto rispetto, che permise agli inglesi di impegnarsi nei viaggi marittimi ed esplorativi. Trovarono così nuove rotte (passaggio a nord-ovest, - rotta per la Russia non passante per il Baltico -, o altre nel Mediterraneo e nell'Atlantico) e conquistarono nuovi possedimenti (quali le tredici colonie nel Nord-America).
• un pieno supporto alla pirateria, che si preoccupava di attaccare soprattutto i mercantili spagnoli, carichi dell'oro e delle ricchezze delle Americhe.
Il territorio inglese era diviso soprattutto in grandi appezzamenti agricoli, lavorati da contadini salariati o sotto corvees, o ancora affittati. Diminuì tendenzialmente la terra a diretta gestione signorile, mentre aumentò quella data in affitto; essa assunse inoltre un valore economico, e quindi per affittarla si stipulavano regolari contratti. Si svilupparono poi le “enclosures”, cioè ex-terre comuni privatizzate dai grandi latifondisti. Esse venivano poi messe a coltura o lasciate a pascolo.
In quel periodo l'agricoltura in generale crebbe, ma la confisca delle terre ex-cattoliche fu fonte di danno per i poveri e i contadini minori.
Le manifatture avvenivano in bottega, con produzione non elevata ma regolare, basata molto sulla domanda. Nel '500 cominciò a vedersi l'effetto dell'internazionalizzazione dell'economia: molte botteghe artigiane si riunirono in un unico gruppo societario sotto un mercante-imprenditore, che dirigeva tutto. L'artigiano, e capo-bottega, era quindi ora a sua volta dipendente del mercante e pertanto doveva obbedire alle sue decisioni. L'attività manifatturiera si trasferì per una parte in campagna, con il “domestic system”: ciò evitava le deleterie influenze delle corporazioni.
L'economia era dunque in crescita, caratterizzata da grande dinamismo e ottima iniziativa privata.
Nel 1559 Elisabetta fece approvare al parlamento due atti:
• un Atto di Supremazia, con il quale eliminava ogni ingerenza esterna nella Chiesa Anglicana, e confermava il re inglese come suo capo;
• un Atto di Uniformità, con cui ripristinava il culto anglicano.
I due atti andavano in particolare contro i cattolici, poco contro i calvinisti. I primi erano infatti sospettati di tramare complotti (erano supportati dalla Spagna). I calvinisti rimanevano tuttavia molto critici verso gli anglicani, perchè essi mantenevano la struttura ecclesiastica cattolica e alcuni aspetti del culto di quest'ultima.
Tutti i chierici che non prestarono giuramento alla regina furono deposti a forza. Lei venne allora scomunicata dal Papa, ma ciò non sortì alcun effetto in Inghilterra. Elisabetta pertanto dichiarò dunque i cattolici “ribelli”.

Il '600: sguardo d'insieme.
Il '600 è universalmente noto come un secolo di profonda crisi, soprattutto economica.
Essa fu accompagnata da vari problemi, quali la stagnazione demografica (qui bisogna distinguere all'inizio del '600 un calo, poi la lenta risalita compensativa), causata da:
• carestie (date da un generale peggioramento climatico, e causanti una generale diminuzione dell'offerta);
• peste;
• guerre (con gli stessi eserciti in marcia che spesso fungevano da veicolo per la peste);
Tuttavia, anche nella crisi più generale, si può fare una distinzione tra area e area: più colpiti furono i paesi mediterranei, quali la Spagna e l'Italia, mentre crebbero l'Inghilterra, l'Olanda e la Russia.
A causa della crisi diminuirono le opere di disboscamento, bonifica, gli investimenti, gli scambi commerciali. Inoltre si abbassarono i prezzi, perchè si guadagnava di meno e la gente era più restia ad acquistare, e nel frattempo le attività investivano di meno, ricevendo meno soldi dalle vendite.
Sulle cause della crisi gli storici hanno molto dibattuto:
• Cipolla punta sulle “cause congiunturali”, elementi concomitanti che hanno portato alla crisi (guerra dei trenta anni, crisi dell'Impero Ottomano, crisi spagnola, calo degli arrivi di metalli preziosi dal Nuovo Mondo);
• Romano sul fenomeno di “rifeudalizzazione” in atto in quel periodo (i padroni, per guadagnare di più, reintrodussero particolari oneri di epoca feudale per i contadini-lavoratori, impoverendoli e rafforzando la stagnazione).
A rendere più precisi e veritieri gli studi demografici arrivarono alla fine del '500 i registri parrocchiali, fonti molto molto preziose (si può per esempio notare che la mortalità infantile era altissima: meno dei 2/3 dei nati vivi sopravvivevano fino ai dieci anni d'età) dove si segnavano tutti gli eventi degni di nota della parrocchia, quali battesimi, matrimoni, morti.
L'età media era di 27 anni, ma ci si sposava abbastanza tardi, intorno ai 25 anni, per una forma di controllo delle nascite, con mediamente un figlio ogni due anni.
Si pensava che i bambini morti finissero nel limbo, quindi si faceva di tutto per battezzarli appena nati, con l'angoscia che morissero: se morivano prima non venivano neppure sepolti in terra consacrata.
Cominciò in questo periodo anche a cambiare la mentalità, che non fu più “fatalistica”, legata cioè molto alla superstizione religiosa, ma “scientifica”. Ciò portò radicali cambiamenti nel modo di vedere ed osservare il mondo, ad esempio per le epidemie di peste: per alcuni dottori esse non furono più castighi divini, quanto particolari “corruzioni dell'aria”. Si cominciò pertanto a prendere precauzioni: arrivarono gli ufficiali di sanità, nobili non pagati (dovevano per forza, se chiamati, accettare l'incarico), che si impegnavano a difendere tutti dalla peste (ponevano le quarantene, creavano i lazzaretti, si occupavano delle famiglie degli appestati). Essi arrivarono a vietare assembramenti di persone (comprese le processioni religiose), perchè dicevano favorissero il diffondersi del morbo.
Durante il '600 si ebbe l'apogeo nella “caccia alle streghe”, che poi progressivamente declina e scompare.
In questo secolo di crisi aumenta inoltre il pauperismo. Si consolidò la mentalità per cui si guardava al povero con molto sospetto, e non più come persona da aiutare sempre (si distingueva comunque tra veri poveri e scansafatiche). L'ozio era infatti considerato come il vizio più grave: dicevano che i veri poveri (quelli che vorrebbero lavorare, ma non possono ad esempio per un'invalidità) andassero aiutati, i falsi poveri corretti; nacquero perciò gli “ospedali”, case di correzione/prigioni dove i mendicanti venivano rinchiusi a forza, insieme agli “asociali” (alcolisti, prostitute, ecc). Qui erano obbligati a lavorare, a pregare e ad andare a Messa. Lo scopo era separare gli “asociali” dalla società, dare a costoro una pena per aver vissuto malamente ed eventualmente rieducarli. Ad Amsterdam ad esempio c'erano due “ospedali”, uno maschile (dove facevano lavori di falegnameria) e uno femminile (dove filavano). Nelle celle veniva progressivamente pompata acqua, e gli occupanti dovevano farla uscire usando una pompa manuale e, quindi, faticando.
Diminuirono i traffici mediterranei, e aumentarono quelli atlantici, dando vita ad un fenomeno di “atlantizzazione” dei commerci; tuttavia i traffici mediterranei rimasero comunque consistenti. I protagonisti diventarono inglesi e olandesi. Le tratte mediterranee rimasero comunque attive: gli inglesi importavano dalla zona lo stagno per il bronzo dei cannoni (dalla fine del '500), mentre gli olandesi vi importavano il grano dei paesi baltici (infatti nella zona vi era stato un periodo di carestia).
All'atlantizzazione si affiancò il decollo dei commerci coloniali, grazie ai quali si mettevano in contatto le colonie americane e africane con l'Europa (dal colonialismo di rapina del '500 si era passati infatti ad un colonialismo di sfruttamento organico delle risorse agricole mediante grandi latifondi e piantagioni – zucchero, cotone, caffè e tabacco). L'economia e le produzioni americane diventarono così parte integrante dell'economia europea.
Il “commercio triangolare” (o tratta degli schiavi) prevedeva questo:
• le navi partivano dall'Europa cariche di prodotti per l'Africa (armi per le lotte tribali, alcool);
• in Africa svuotavano le stive e le riempivano con giovani neri sani e in forze da condurre in America;
• in America lasciavano gli schiavi (quelli che sono ancora vivi) e prendevano prodotti, soprattutto alimentari e metalli preziosi, da trasportare in Europa.
I principali paesi colonizzatori furono Inghilterra, Spagna, Portogallo, Francia, Olanda.
La Francia era poco incline alla colonizzazione (per posizione geografica, per le loro buone risorse naturali nazionali, ecc). Cartier arrivò in Canada (spronato da Francesco I) dove si cercò di creare “colonie di popolamento”. Lo stato di Luigi XIII da parte sua incentivò il trasferimento dei cittadini nelle nuove terre canadesi.
L'Italia.
La situazione in Italia fu alquanto eterogenea, sia nel tempo che nello spazio. Nella prima metà del '500 era infatti in crisi per le guerre che si consumavano sul suo territorio, ma nella seconda metà riuscì a risollevarsi, secondo alcuni per l'abitudine degli italiani ad impegnarsi e a lavorare.
Tuttavia l'industria italiana non sfruttò l'opportunità per innovare i propri prodotti, rimanendo legata alla tradizione e “sedendosi sugli allori” dei precedenti traguardi economico-produttivi (e questo costituì uno svantaggio). Le crisi concomitanti, il generale calo di liquidità e quindi di domanda fecero il resto, mettendo in crisi i produttori non innovati e poco intraprendenti, dei quali moltissimi si trovavano appunto in Italia. Gli altri produttori (inglesi, francesi, olandesi) offrivano infatti merci si più scadenti e meno raffinate, ma anche meno costose e delicate, adatte cioè a una fascia maggiore della popolazione.
Le ragioni di questi costi maggiori per i prodotti italiani furono molteplici:
• una migliore qualità;
• “costi di produzione” più elevati (tra cui anche stipendi per i dipendenti più elevati);
• il controllo delle corporazioni che impedivano la concorrenza;
• un più elevato fiscalismo (cioè tasse maggiori).
I produttori italiani vendettero meno anche sul mercato interno, e ciò non fece altro che aggravare il già pesante crack.
Nello stesso periodo si ridusse anche l'attività culturale italiana, e le sue università furono anche meno quotate nel ranking europeo, perdendo terreno.
L'Olanda (e i Paesi Bassi).
Il '600 fu il “secolo d'oro” per l'Olanda. Tuttavia bisogna sempre fare una distinzione tra Nord e Sud dei Paesi Bassi, a causa delle diverse caratteristiche economiche e delle diverse mentalità che caratterizzavano le due zone (nord contro la Spagna, sud filo-spagnolo; nord meno sviluppato, sud più sviluppato – secondo polo economico europeo dopo l'Italia, con la produzione soprattutto di tessuti e città importanti come Bruges e Anversa).
I Paesi Bassi del nord (durante l'età medievale) possedevano svariate coltivazioni di prodotti agricoli non cerealicoli, attività di pesca (soprattutto di aringhe), attività commerciali (in particolare col mar Baltico attraverso lo stretto di Sund, denominato “commercio madre” perchè fondamentale per l'Olanda – portavano vino, tornavano con lino, canapa, legname e grano).
Durante la guerra con la Spagna fu distrutta prevalentemente la parte meridionale dei Paesi Bassi: quella settentrionale resistette e si dichiarò indipendente. Il danno maggiore per il sud fu peraltro non tanto la distruzione ad opera delle truppe spagnole, quanto l'esodo dei neo-convertiti calvinisti, che erano di solito benestanti (se non ricchi) professionisti, marinai o mercanti. Essi si trasferivano di solito nel nord, tanto che il nord nel '600 progredì e Amsterdam diventò una città internazionale, un “emporio internazionale” dove si trovavano prodotti da tutto il mondo. Tecnici olandesi furono inoltre chiamati per incarichi da molti committenti, per la loro bravura e vitalità. Le università olandesi assunsero infine un ruolo di primissimo rilievo in Europa (ad esempio quella di Leida per la medicina).
I commerci si divisero tra quelli con il Baltico e quelli con l'Oriente.
L'agricoltura era avanzatissima, e le rese dei campi olandesi erano 2 – 3 volte maggiori che in ogni altro paese.
L'industria copriva molti campi, dai cannoni ai tessuti al vino alle navi ed era ossessionata dall'abbassamento dei costi di produzione per i propri prodotti (il costo del danaro era inoltre basso). Se non riuscivano ad abbassare i costi, riducevano la qualità pur di avere prezzi concorrenziali.
Gli olandesi non disponevano di legname: per non dipendere da esso trovarono nuove forme di energia, quali la torba e il vento (con i mulini a vento – usato per lavorare ferro, grano e altro).
In alcune zone delle terre colonizzate la Compagnia delle Indie obbligò con la forza i contadini a coltivare un solo prodotto.

Esempio



  



Come usare