Dopoguerra e fascismo

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Testo

Italia, Crisi economica e sociale del 1° dopoguerra
Economica:
- moneta svalutata: lira perse 40% valore tra ’14 e ’19, per forti emissioni → inflazione molto alta → tensioni sociali
- prezzi molto alti: triplicato il costo della vita
- subito grossi danni di guerra
- grossa difficoltà nel convertire industria di guerra in industria di pace → grossa spesa per lo stato
- nuove tecnologie apprese (contrazione manodopera) e ritorno dei soldati dal fronte causarono una forte disoccupazione
Da tener presente che la guerra diede una grossa spinta allo sviluppo industriale, i quali investimenti aumenteranno di 40 volte tra il ’15 e il ’18.
Sociale: (situazione molto tesa e strettamente legata a quella economica, conseguenze sui + deboli)
- grosso problema dei reduci (680mila caduti e 450mila invalidi)
- caro-vita e mancata riforma agraria promessa → manifestazioni, scioperi, occupazioni delle terre da parte di contadini e operai: governo (di Vittorio Emanuele Orlando, poi di Francesco Saverio Nitti) concede importanti risultati:
• Nelle campagne le leghe bianche [leghe cattoliche] ottengono un miglioramento dei patti agrari: la distribuzione delle terre incolte, aumenti salariali e l’imponibile in manodopera [quantità minima di assunzioni in base a dimensione dell’azienda]
• Nelle fabbriche: giornata lavorativa di 8 ore, ridistribuzione fra profitto e salario (aumenti salariali)
Ma…mentre contadini e operai (abituati alle lotte di classe e alla miseria), riusciranno ad ottenere risultati, il ceto medio è in grossa difficoltà: Impiegati mantengono bassi stipendi, Ufficiali non riescono a reinserirsi nella vita civile e non hanno ottenuto riconoscimenti adeguati. Nel complesso il ceto medio sarà unito contro il movimento operaio e socialista.
Politica:
→ in Italia, la borghesia a paura di un risvolto simile a quello bolscevico (rivoluzioni socialiste)
Vi sono: - Partito Liberale: Giolittiano, a capo del governo → terrorizzati dal movimento delle masse e dalla presenza dei nuovi partiti.
- Nazionalisti:
- Socialisti*: (partito di massa) otterranno tantissimi consensi perché avevano ragione di sostenere, prima della guerra, che questa sarebbe stata una disfatta. La loro debolezza sta nelle divisioni: Massimalisti (guidato da Serrati)→ vogliono la rivoluzione socialista (su base russa); Riformisti (di Turati e Treves) → invece di rivoluzione vogliono via riformista.
Questione Fiumana
Alla parola d’ordine di “vittoria mutilata”, e accusando la delegazione italiana (guidata da orlando) a Versailles di arrendevolezza nei confronti dei paesi alleati, gli “arditi”, guidati da Gabriele D’Annunzio, occuparono la città di Fiume (12/9/19, Istria) → Giolitti (al governo dal 6/20) firmò con la Jugoslavia il trattato di Rapallo (12/11/20, Istria all’Italia e Dalmazia a Jugo.), ma nazionalisti (con D’Annunzio) respingono accordo e Giolitti deve intervenire con la forza → fragilità stato liberale che mise in luce la possibilità di usare la forza per soluzioni sul paese.
Biennio Rosso 1919-20
In Italia 4 milioni di lavoratori erano rappresentati sindacalmente, forza non solo molto numerosa ma anche molto cosciente dei propri diritti e del peso nella vita nazionale, nuovo fenomeno per italia, prima rappresentata solo da èlite →→ingresso masse popolari in vita politica favorì partito socialista e partito popolare italiano [fondato dal sacerdote Sturzo nel ’19, partito di massa basato sulla dottrina cattolica. Per la solidarietà sociale e contro la lotta di classe, difesa della piccola proprietà contadina e allargamento delle autonomie sociali].
Elezioni del 1919: nuovo sistema proporzionale (più “democratico”) → sconfitta netta dei liberali, avanzamento del partito popolare (20%) e vittoria del partito socialista *(32%).
Il governo socialista tuttavia, causa gli spaccamenti interni e le mancate strategie politiche, si trovò con il potere ma senza collaborazione e direzione politica.
Momento culminante del conflitto tra borghesia e classe operaia → alla serrata (chiusura degli stabilimenti) degli industriali, gli operai occuparono le principali fabbriche (a Milano, Torino e Genova) [in prima linea del movimento di occupazione vi era il gruppo rivoluzionario raccolto intorno alla rivista “l’ordine nuovo” di Gramsci].
Gli industriali pretendevano l’intervento del governo, che non si verificò. Nessuna corrente operaia riuscì a imprimere una direzione politica alla occupazione e la lotta si concluse con un accordo tra sindacato e industriali [aumenti salariali e futura, mai realizzata, partecipazione dei lavoratori al controllo delle aziende], risultato misero per l’ampiezza del movimento. La grandezza dello stesso e la paura per una rivoluzione socialista provocarono l’orientamento della classe dirigente verso una soluzione reazionaria e antipopolare come il movimento fascista.
Movimento fascista
Principali fattori dell’ascesa al potere del fascismo:
• Appoggio di borghesia agraria e industriale, fascismo strumento contro movimento socialista
• Appoggio ceti medi urbani e rurali per caratteristiche antisocialiste e nazionalistiche
• Crisi sistema liberale di fronte a movimenti di massa
• Strumento da usare contro il socialismo ma ridimensionabile successivamente dentro lo stato liberale (secondo liberali e cattolici)
• Debolezza del movimento socialista
I fasci di combattimento nascono a Milano nel marzo 19, fondati da Mussolini (ex socialista e fondatore del quotidiano “popolo d’Italia”). Con caratteristiche del nazionalismo e del sindacalismo rivoluzionario, e verso il mito della forza e della violenza rigeratrice (primo atto pubblico dei fasci di combattimento è incendio a sede dell’”avanti!”.
Movimento fascista prima marginale poi sempre più di massa (autunno 20) e aggressivo: cominciano spedizioni delle squadre d’azione fasciste contro sedi dei socialisti. Le “camice nere”, finanziate da proprietari terrieri e agrari, stroncavano il movimento contadino “rosso” e “bianco”[squadre fasciste formate da giovani: ex combattenti, ufficiali appena congedati, arditi, studenti e disoccupati]. La violenza squadrista aveva un forte contenuto simbolico, che prima ancora di eliminare fisicamente, derideva l’avversario socialista e cattolico. Violenze che crebbero d’intensità nel ‘21’22. L’antisocialismo che regnava tra le autorità locali, civili e militari provoco una sorta di tolleranza, di complicità verso gli squadristi.
Collasso istituzioni liberali
Liberali: instabilità politica → alleanza con popolari e ipotesi alleanza con nazionalisti e fascisti
Mussolini si inserì abilmente in una situazione molto instabile per il parlamento, forte del consenso degli agrari, di buona parte del ceto medio e dei settori imprenditoriali. Creazione del Partito nazionale fascista (trasformazione dei movimento dei fasci di combattimento) nel 1921, un più solido strumento di azione mentre gli squadristi spadroneggiavano nel paese, con il quale operava sul piano della legalità (per comunicare con le classi dirigenti tradizionali e per tenere sotto controllo il “fascismo intransigente” dei capi squadristi locali, i ras).
Il programma del partito era molto lontano da quello originario del movimento:
- stato forte, esaltazione della nazione e competizione fra le nazioni
- limitazione del potere del parlamento
- restituzione alle industrie private di servizi offerti dallo stato (ferrovie, telefoni…)
- divieto di sciopero nei servizi pubblici
Programma di stampo conservatore e nazionalista, rassicurante verso la borghesia imprenditoriale e verso il sovrano perché non poneva, tra gli obiettivi del partito, l’instaurazione della repubblica.
Gennaio ’21: ala estrema del partito socialista (tra cui Gramsci, Togliatti, Bordiga…) si distacca e crea il Partito comunista d’Italia, causa l’esito deludente movimento delle occupazioni che non prospettava la possibilità rivoluzionaria, e causa che parte partito socialista non voleva prendere parte alla Terza internazionale (di Lenin) alla quale poi il P.Com.Ita. si costituisce come “sezione”.
Ottobre ’22 riformisti si distaccano dai massimalisti e creano il Partito socialista unitario, primo segretario è Matteotti: appoggiano il debole governo i Facta.
Mentre l’azione fascista guadagna piede, i socialisti si stanno dividendo, non hanno forza causa l’indebolimento provocato dal movimento di occupazione fallito.
Anche il Partito popolare aveva grosse divergenze interne: destra moderata (conservatrice, anti socialista/comunista si avvicina a Mussolini), centro di Sturzo e De Gasperi, sinistra sindacale.
Marcia su Roma
Estate ’22: Mussolini, mentre da una parte trattava con i Liberali per un nuovo governo di coalizione al posto di quello del giolittiano Facta, dall’altra stava concentrando squadristi a Roma → Marcia su Roma inizia il 28 ottobre, gli squadristi dopo aver occupato edifici pubblici nel centro-nord, non incontrano resistenza (né di esercito né di forze dell’ordine) ed entrano nella capitale (Mussolini è spettatore a Milano). Azione possibile grazie al sovrano, che non convoco lo stato d’assedio (anche se sollecitato dal governo) e che affido poi a Mussolini il compito di formare un nuovo ministero →→
Primo governo Mussolini (formato da fascisti, liberali, popolari..).
Dall’ottobre’22 a gennaio’25, fase di transizione verso dittatura: centro di maggioranza per rassicurare i ceti sociali e politici all’ordine e alla pace sociale. Su piano internazionale veniva visto come forza conservatrice capace di opporsi al socialismo considerato dalle classi dirigenti il “nemico da battere”, e non individuando il carattere totalitario del fascismo.
La violenza fascista continuava impunita (Mussolini teneva il ministero dell’interno): episodi, bastonatura del liberale antifascista Amendola, uccisione del sacerdote don Minzioni (’24).
>Costituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale:
- vista dall’opinione pubblica come strumento per “normalizzare” il paese, compresi i fascisti
- strumento di minaccia,in mano a Mussolini, nel gioco politico
>Possibilità del governo di legiferare, togliendo potere al parlamento
>Censura da parte di funzionari fascisti → limitazione della libertà di stampa
>Politica economica in favore dell’alta borghesia (abolizione della nominatività dei titoli azionari, riduzione di imposte di successione e straordinarie, concessione del servizio telefonico)
>Smorzò i toni anticlericali del fascismo, con il salvataggio del Banco di Roma (centro finanza cattolica) e con alcuni provvedimenti nella riforma scolastica del ‘23
>Nuova legge elettorale (legge Acerbo) di principio maggioritario: alle elezioni di aprile 1924, chi otteneva la maggioranza del 25% avrebbe avuto i 2/3 dei seggi.
Elezioni dell’aprile ‘24
→ Partito fascista si presentò all’interno di una lista nazionale, composta da fascisti,, nazionalisti, esponenti liberali e cattolici di destra (clerico-moderati).
→ Antifascisti sparsi: 2 liste socialiste, comunisti, popolari e liberali giolittiani.
Vinse il “Listone”, con 65% dei voti, grazie anche a brogli elettorali e intimidazioni, ma sopratutto grazie a divisioni interne agli avversari e alla fiducia ottenuta dalla alta borghesia.
Delitto Matteotti: egli aveva denunciato i brogli e le violenze elettorali alla nuova camera, viene rapito il 10 giugno del ’24 da squadre fasciste e viene ritrovato ucciso il 16 agosto → opinione pubblica molto scossa e crisi politica → secessione dell’Aventino [opposizioni parlamentari decisero di non partecipare ai lavori della camere]…ma protesta sempre più sterile, Vittorio Emanuele III non destituisce Mussolini, il quel riprende la situazione in pugno, con il solito timore che provocava la sua milizia. L’epilogo fu il discorso al parlamento del 3 gennaio del ’25, nel quale Mussolini prende la responsabilità politica del delitto e praticamente da il via alla dittatura.
REGIME FASCISTA
1925 → “fascistizzazione”dello stato e della società civile: leggi fascisissime del 1925/26:
- dic’25-gen’26: potere all’esecutivo del capo del governo e zero potere a parlamento
- dic’25: soppressione libertà di stampa
- gen’26: tolta cittadinanza per chi turba l’ordine pubblico anche se il fatto non è reato
- feb’26: istituzione del podestà al posto dei sindaci locali, cariche nominate dall’”alto”
- apr’26: subordinazione dell’attività del sindacato → poi corporazioni
- nov’26: soppressione libertà di associazione: fuori legge tutti i partiti politici non fascisti; pena di morte per gli attentati a re o capo del governo; istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello stato [formato da ufficiali della milizia e delle forze armate], che tolse potere alla magistratura.
- mag’28: legge elettorale plebiscitaria, la quale tolse in sostanza la “democrazia” del voto
- 1927: istituzione della polizia segreta Ovra (controllo totale del paese, segretamente)
- trasformò il partito in una struttura burocratica e gerarchica, strettamente controllata dal vertice e sottoposta ai prefetti sul piano locale
- organo supremo del partito era il Gran consiglio del fascismo, presieduto da Mussolini e composto da vari notabili fascisti e con valenza costituzionale. Unico organo nel quale sia possibile una dialettica politica (il 25 luglio del ’43 destituirà Mussolini) - intermezzo musicale -
Attività sindacale: patto di palazzo Vidoni (poi legge nel 1926): valenza giuridica ai soli sontratti di lavoro stipulati da sindacati fascisti [per eliminare sind. comunisti, socialisti e cattolici]; aboliti serrate e scioperi → di fatto eliminazione dei sindacati e ooooook per gli imprenditori.
Nascita delle corporazioni, con le quali lo stato controllava la vita produttiva e sopprimeva la libertà politica e civile. Corporativismo (esposto nella carta del lavoro del ’27): unità morale del lavoratore e della nazione. In realtà non ebbero successo, perché furono utilizzati i centri del potere del regime.
Organizzazione del consenso:
- pieno controllo dei mezzi di comunicazione, quali i quotidiani “Corriere della sera” e “La stampa”
- ente radiofonico Eiar, il quale trasmesse (dal’33) i discorsi di Mussolni nelle piazze
- l’Istituto Luce, che produsse i cinegiornali di propaganda proiettati d’obbligo nei cinema
- ministero della Cultura popolare: controllava gli aspetti della vita culturale delle grandi masse
- iscrizione del partito era obbligo per i dipendenti pubblici e essenziale per gli altri
- istruzione fascista attraverso i libri di testo → portò a tantissimi aderenti al fascismo
- Opera nazionale dopolavoro: gite, sport, spettacoli e sconti → mirato a operai e contadini.
I Patti Lateranensi Mussolini voleva arrivare (per maggior consenso) alla conciliazione tra stato e chiesa, composti da 3 documenti:
- un trattato: la santa sede riconosceva la sovranità dello stato italiano con Roma capitale, lo stato riconosceva la sovranit della chiesa su città del vaticano
- la convenzione finanziaria: lo stato versava al Vaticano una somma a titolo d’indennità
- il Concordato: destinato a regolare i rapporti tra stato e chiesa: matrimonio aveva valenza civile; dottrina cattolica insegnata nelle scuole; i preti colpiti da censura non potevano conservare o ottenere impieghi pubblici; garante autonomia dell’Azione cattolica [organizzazione dei laici cattolici alle dipendenze della gerarchia ecclesiastica]
i patti lateranensi ebbero una grande valenza per il consenso anche se nel ’31, dopo momenti di tensione passati, Mussolini sciolse tutte le associazioni cattoliche salvo l’Azione cattolica, perché cominciavano a dar contro al fascismo.
Politica economica del fascismo
Nel primo periodo (’22,’25), al ministero delle finanze il liberista De Stefani, libertà di iniziativa [ridotti vincoli e peso fiscale delle imprese], diminuzione della spesa pubblica [riduzione del personale statale e imposte sui servizi] e bassissimo conflitto sindacale, portarono l’Italia ad un notevole sviluppo economico e al primo bilancio attivo del dopoguerra, che si agganciava allo sviluppo internazionale [la lira svalutata favoriva le industrie esportatrici, tessili e meccaniche soprattutto, con aumenti di profitti].
Nel secondo periodo(’25,’30), inizio difficoltà economica:
- rallentamento economia internazionale → difficoltà esportazioni mentre all’interno i consumi rimanevano modesti (per via del ritardo).
- svalutazione della lira rispetto alle altre monete (1925, cambio con sterlina era 150 lire)
- forte ripresa inflazione
- debito pubblico interno (’25) era del 25% della ricchezza nazionale (in valuta estera)
Mussolini annuncia la rivalutazione della lira → quota novanta, fine De Stefani e inizio Volpi di Misurata:
- introduzione dazio sul grano e sullo zucchero
- forte riduzione della moneta circolante
- controllo credito attraverso la Banca d’Italia
→rallentamento inflazione
→stop speculazione contro la lira e flussi di denaro, soprattutto statunitensi, cominciano ad arrivare
Ma rallentamento economia e compressione dei consumi; diminuzione dei salari e costo deflazione venne pagato dai ceti medio-bassi.
La svolta “quota novanta” danneggiò le industrie esportatrici (per competitività) ma non la grande industria (elettrica, siderurgica, chimica) che lavorava per il mercato interno e che giovò della protezione doganale e del minor costo delle importazioni → sviluppo verso industria di base.
Terzo periodo (’30) → dirigismo economico
Causa crisi del ‘29 (crollo di Wall Street), riduzione di produzione, di commercio estero e aumento disoccupazione. Il regime reagì con tagli alle retribuzioni e intensificazione della direzione sull’economia: creazione nel’33 dell’istituto per la ricostruzione industriale, il quale acquisì le maggiori banche e i loro pacchetti azionari (il 20% del capitale azionario nazionale) salvando molte imprese, tra le quali, le più grosse vennero rivendute a privati [privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite (debito pubblico)]. Intreccio economico tra stato e privati sempre più forte, soprattutto col riarmo più tardi. Ma squilibri tra settori industriali e tra nord e sud.
Politica agraria: Italia era paese prevalentemente agricolo (grande importanza consenso contadino)
Battaglia del grano lanciata nel ’26, obiettivo di rendere autosufficiente il settore riuscito, ma con esito negativo per le zone del sud perché colture più tecnologiche. Poi nel ’28, 2a battaglia per la bonifica integrale. Opere di bonifica realizzate 1/10, non rilevante sulla produzione agricola.
L’amministrazione dell’economia dello stato avvenne attraverso enti pubblici [di vita + lunga del fascismo]: enti pubblici economici (quali Iri, Imi e Agip), assistenziali e previdenziali (Inam, Enpas, Inail). Molto burocratizzati, affiancati all’amm.statale e per controllo e consenso, non assistenziali.
Guerra in Etiopia
Inizialmente consolidare possedimenti passati: riconquista Libia. Poi parte della Somalia con opere di colonizzazione e parte Eritrea per importanza strategica di penetrare in Etiopia. Decisione di conquistare Etiopia nel ‘32/34, anche se impresa difficile costosa e anacronistica:
- obiettivo tradizionale mai raggiunto
- prestigio internazionale (di fronte a“nuova”Cermania nazista di Hitler)
- politica interna [per consenso e unità della nazione]
Re e parte del regime erano contrarie per paura di conflitto con Francia e Inghilterra, ma queste, anche se contrarie, volevano mantenere buoni rapporti con l’Italia per paura di un’alleanza Hitler-Mussolini, e perché non disposte a conflitti.
3/10/35 truppe iniziano invasione in Etiopia, con abbondanza di uomini/mezzi e gas tossici, 6/5/35 presa di Addis Abeba e fuga dell’imperatore Hailè Selassiè. Ma inizio guerriglia permanente. Mussolini (che vedeva gli italiani come i discendenti del popolo Romano) annuncia la fondazione dell’impero dell’ (Aoi). → condanna dell’impresa da parte dell’opinione pubblica internazionale (contraria il colonialismo), società delle nazioni [Italia è paese aggressore] impone sanzioni economiche [divieto di esportare in Italia merce per industria della guerra, divieto di importare merci italiane, anche se si escludevano merce di importanza strategica], abolite dopo vittoria Italia.
War in Etioppio →→ Politico: nuovo legame internazionale dell’Italia, prima con le potenze occidentali, ora più vicino a Germania (che appoggiò in spagna). Economico: autarchia [anche qui legami con Germania e Austria].
Imperfetto totalitarismo Fascista
Guerra in Etiopia, picco di potenza ma inizio del declino:
- nazioni ricche prime colonizzatrici ora contro la voglia d’impero italiana
- neppure nella fase di massimo consenso si realizzò l’identificazione fra italiano e fascista, e rimasero sempre presenti centri di potere come la corona o la chiesa
- invece di rinascita potenza imperiale di Roma, ma condizione di sudditanza del paese
- a partire dal ’38, rapida erosione del consenso anche tra classi medio/medio alte, preoccupate dall’economia autarchica, dall’invadenza dello stato, dalla prospettiva bellica e da Hitler vicino.
Nel ’38 Mussolini lancia una campagna “antiborghese” [simile al 1° fascismo].
Le leggi razziali
Preceduta da una campagna di stampa, nell’autunno del ’38 approvate le leggi razziali contro ebrei:
- divieto di sposarsi con ariani italiani
- esclusione dal servizio militare e dalle cariche pubbliche
- limitazione dell’esercizio di attività economiche e di libere professioni
Non esisteva in Italia un vera componente razzista, gli ebrei erano pochi e ben integrati. Il consenso alle leggi fu di pochi e l’opinione pubblica fu di perplessità e soprattutto d’indifferenza. Introduzione al razzismo risale solo al fatto che Mussolini volesse escludere il diverso dalla “pura razza ariana italiana” e contro le popolazioni coloniali. ----intermezzo “animale”----
Antifascismo
Movimento di opposizione al regime sempre vivo nonostante la repressione:
-Prima fase (fino al ’26): opposizione di carattere spontaneo, condotta da operai, contadini, militanti socialisti colpiti dallo squadrismo, che dapprima non capivano la direzione politica del fascismo ma che presero posizione da dopo il delitto Matteotti e fino alla protesta dell’Aventino.
-Dal ’26, con l’instaurazione della dittatura, gli oppositori + in vista danno vita al fuoriuscitismo (all’estero, in Francia)[uomini tra comunisti, cattolici, repubblicani, socialisti e liberali; anche la confederazione generale italiana si ricostituì in France]: ebbe un ruolo di propaganda antifascista, diviso in due: comunisti e concentrazione d’azione antifascista [socialisti, repubblicani, Cgl], ma divisioni e deficienze organizzative indebolirono l’emigrazione politica.
-Solo il Partito comunista scelse a caro prezzo di mantenere una rete organizzativa clandestina nel paese, guidata da un centro interno e politicamente dal centro estero di Parigi di Togliatti (in seguito all’arresto di Gramsci’26). Dopo un periodo di isolamento, nel ’34, col patto d’unità d’azione con i socialisti [con i quali parteciparono anche alla difesa della repubblica nella guerra civile in Spagna], si compattò la lotta contro lo stesso nemico.
-Movimento di Giustizia e libertà –GL: fondato nel’30 a Paris da Rosselli, si ispirava alla “Rivoluzione liberali”[rivista del‘22] di Godetti: lotta al fascismo con metodi rivoluzionari (rigenerazione politica e morale), verso una società con giustizia sociale e libertà politica [attiva a Milano e a Torino, rivolta a far maturare l’opposizione alla media borghesia].
-Vi fu anche un antifascismo “culturale”, di non adesione al regime: il filosofo Benedetto Croce (tollerato per il suo prestigio internazionale), definiva il fascismo come “malattia morale”, povero di cultura; una parentesi di crisi incarnata in un regime; venne seguito poi da studenti e intellettuali.
-Alcuni esponenti cattolici, tra i quali De Gasperi (condannato a 4 anni di carcere), non rientrarono mai nei ranghi del fascismo e svolsero un’azione di dissenso culturale, come anche fecero le ass. l’Azione cattolica e la Fuci, che non furono mai sotto il controllo del FascismoDiMerda

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