Il fascismo in Puglia

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Testo

Un difficile dopoguerra
L'Italia vinse la prima guerra mondiale, ma specialmente il Sud si ritrovò con molti più problemi di prima. Infatti, mentre al Nord gli operai restarono a lavorare nelle fabbriche che si arricchirono producendo armi e tutto il necessario per l'esercito, nel Sud la maggior parte dei contadini era andata in guerra e l'agricoltura aveva sofferto la mancanza di manodopera. In Puglia vigneti, oliveti e mandorleti vennero abbandonati, e solo la produzione granaria restò alta, grazie all'introduzione di falciatrici e trebbiatrici meccaniche. Spesso, però, i proprietari dovettero affidare le aziende a fittavoli-imprenditori che disponevano dei necessari capitali. Così, quando i contadini tornarono dalla guerra, si trovarono disoccupati oppure alle dipendenze di datori di lavoro più esigenti dei precedenti.
Come se non bastasse, l'aumento dei prezzi provocato dalla svalutazione della lira, dall'inflazione e dalla scarsità di alcuni beni, portò alle stelle il costo della vita, rendendo ancora più misere le condizioni di ampi strati della popolazione.
La protesta sociale nelle città e nelle campagne
I proletari pugliesi, sia quelli che erano andati a combattere sul fronte, sia quelli che erano rimasti a sopportare il peso delle privazioni imposte dalla guerra, avevano contribuito in modo essenziale alla vittoria e non accettarono che il premio per tanti sacrifici fosse ancora una volta la miseria. Nell'estate del 1919, quindi, infuriò la protesta contro il caro-vita; manifestazioni violente si ebbero a Bari, Taranto e Lucera, dove gli scontri con la polizia causarono 8 morti tra i manifestanti. Intanto molti reduci, che ricordavano la promessa di terra fatta dal governo all'indomani della sconfitta di Caporetto del 1917, si riunirono nell'Associazione nazionale dei combattenti. Questa chiese ai comuni che fosse finalmente realizzata la suddivisione e distribuzione dei terreni del demanio, abbandonati e improduttivi. Ma le richieste avanzate dall'Associazione restarono senza una risposta; così ad Altamura, Turi e Palo del Colle i contadini assaltarono e devastarono il palazzo municipale. Le leghe bracciantili di ispirazione socialista, invece, presero di mira i grandi proprietari privati. In alcuni casi organizzarono l'occupazione di latifondi incolti, in altri cercarono di imporre ai proprietari l'obbligo di assunzione; se questi rifiutavano, i braccianti andavano in campagna, svolgevano dei lavori e poi pretendevano dai proprietari la paga dovuta. I successi ottenuti con queste lotte attrassero nelle leghe un numero crescente di lavoratori: nella sola provincia di Bari, p. es., dal 1920 al 121 nacquero 54 nuove leghe, portando il numero dei braccianti iscritti da 25.000 a 45.000
La nascita dei partiti di massa
Con la guerra i contadini erano diventati consapevoli del loro ruolo di cittadini, prendendo coscienza anche dei problemi del governo e dello Stato. Di qui il maggiore interesse verso la politica e verso i tre partiti di opposizione che proponevano un cambiamento generale delle cose e che, per le aumentate iscrizioni, divennero dei veri partiti "di massa". Il primo era quello socialista, guidato da Domenico Fioritto. Esso rivolgeva la sua propaganda soprattutto ai braccianti. Puntando sull'entusiasmo suscitato dalla rivoluzione russa del 1917, proponeva una rivoluzione proletaria che avrebbe tolto le aziende agricole ai proprietari per trasformarle in aziende collettive, dove lavoro e buoni salari sarebbero stati garantiti a tutti. Il PSI aveva le sua roccaforti nel Tavoliere e nel Nord Barese, ma ebbe successo anche presso gli operai delle grandi città: nella sola Bari, p. es., raccolse più di 1.000 aderenti nel 1920 e 3.000 nel 1921.
Il Partito dei Combattenti, guidato da Gaetano Salvemini e Tommaso Fiore, chiedeva per i reduci pensioni e terre da coltivare, per trasformare i braccianti in piccoli proprietari.
Il Partito Popolare Italiano, di ispirazione cattolica, era forte soprattutto nel Salento, dove la Chiesa aveva una grande prestigio. Esso si rivolgeva a tutte le classi rurali; ai braccianti proponeva di associarsi in cooperative che avrebbero preso in fitto i latifondi, per i piccoli proprietari e mezzadri chiedeva sussidi statali.
Il movimento fascista e la nascita delle squadre d'azione
Benito Mussolini aveva fondato la sua nuova associazione politica, i Fasci italiani di combattimento, nel marzo del 1919; poco dopo i suoi seguaci pugliesi, tra cui
il barese Michele Costantino, fondarono i primi Fasci in alcune città. A poco a poco,
l'interesse dei fascisti si spostò verso le campagne e verso i proprietari terrieri. Grazie alla sua ideologia nazionalista capace di parlare non solo alla borghesia, ma anche al popolo, il fascismo convinse molti ex combattenti ad allearsi con i proprietari. I contadini furono allettati dalla promessa che anche loro sarebbero divenuti proprietari e furono aizzati contro i socialisti, accusati di essere contrari a ogni forma di proprietà e di essere anti-patriottici, perché rovinavano la nazione con i continui scioperi.
Così, nell'autunno del 1920, i Fasci d'ordine si trasformarono quasi dappertutto in Fasci mussoliniani; a iniziare furono Bari, Conversano, Minervino, Nardò, Cerignola, dove il nuovo Fascio raccolse subito 300 iscritti. Forti del contributo numerico e dell'esperienza militare degli ex combattenti, i fascisti cominciarono a organizzare squadre d'azione a cavallo o motorizzate, con l'intento di dare una dura lezione alle leghe contadine socialiste, ma anche cattoliche e combattentistico-democratiche.
Le imprese violente dello squadrismo fascista nel 1921
La prima clamorosa impresa delle squadre fasciste fu l'assalto a un comizio socialista a Bari nel gennaio del 1921. Fallita l'incursione contro la Camera del lavoro del capoluogo, nei giorni seguenti incendiarono le Camere del lavoro di Minervino e Canosa, e devastarono le sedi della lega contadina, circoli operai e di partito in molti altri paesi. Presi di mira furono anche i sindaci e assessori del PSI, costretti a dimettersi dopo violenti attacchi ai palazzi municipali durante le riunioni del consiglio comunale. L'offensiva fascista si fece ancora più violenta in occasione della consultazione elettorale del 1921 quando essi presentarono liste comuni con i candidati liberali del "Blocco nazionale" antisocialista, guidato da Salandra. I comizi del PSI vennero spesso interrotti dagli assalti degli squadristi, i candidati malmenati, gli elettori contadini terrorizzati davanti alle urne. Nella sola Cerignola vennero uccisi nove contadini socialisti e così, come accadde in molti paesi, la lega dei braccianti consigliò l'astensione, per evitare guai peggiori: sempre a Cerignola, su oltre 10.000 iscritti alle liste elettorali, si recarono al voto solo 3.000 elettori e il PSI raccolse appena 133 voti. Nonostante tutto, il PSI ottenne in Puglia un discreto successo, eleggendo 6 deputati. Perciò gli attacchi fascisti proseguirono, giungendo al culmine con l'omicidio di uno dei deputati socialisti più amati dai lavoratori pugliesi, il conversanese Giuseppe Di Vagno, detto il "gigante buono", che cadde sotto le pistolettate di alcuni sicari il 25 settembre 1921 a Mola di Bari.
La vittoria finale dei fascismo
All'inizio del 1922 le leghe proletarie e il partito socialista erano stati sbaragliati in quasi tutti i paesi della regione. Gli attacchi fascisti e l'impiego di crumiri, cioè lavoratori messi al posto degli scioperanti per impedire il blocco dell'attività lavorativa, fecero fallire gli ultimi scioperi dei braccianti e degli operai delle città, che dovettero accettare condizioni di lavoro sempre peggiori. Così, un numero crescente di iscritti alle leghe passò nelle file dei fascisti; infatti questi, d'accordo con i datori di lavoro, davano dei vantaggi a chi andava dalla loro parte. In estate si verificarono veri e propri scontri fra civili e furono espugnate le ultime roccaforti socialiste. A luglio cadde Andria, sotto l'attacco di squadre confluite da tutta la regione per vendicare l'omicidio di un fascista locale. Bari dovette cedere le armi ad agosto, dopo alcuni giorni di combattimento fra i socialisti, asserragliati nella città vecchia, e i fascisti; questi, però, ebbero la meglio solo quando, con il pretesto di porre fine ai disordini, l'esercito forzò le difese degli assediati.
Poco dopo caddero Corato, Gioia del Colle e Taranto, sicché, quando Mussolini conquistò il potere nazionale con la marcia su Roma dell'ottobre 1922, la Puglia poteva dirsi già completamente in mano fascista.
Il governo fascista in Puglia
Ottenuto il governo della nazione, in Puglia il fascismo cominciò a raccogliere consensi sempre più vasti, e non più soltanto fra le file dell'alta e media borghesia.
Le importanti vittorie conseguite sui socialisti e la forza raggiunta dai Fasci locali, fecero della regione una delle più care a Mussolini, che ricompensò con importanti cariche i capi del fascismo pugliese. Tra questi ricordiamo Araldo Di Crollalanza, che fu podestà di Bari, quindi sottosegretario e ministro dei Lavori Pubblici, il leccese Achille Starace, che fu segretario nazionale del Partito fascista per molti anni e uno dei più stretti collaboratori del duce, e il foggiano Gaetano Postiglione, membro del Gran Consiglio del Fascismo, sottosegretario alle Poste e direttore di importanti enti economici. Questi personaggi furono abili a sfruttare le loro posizioni di potere: il popolo pugliese, convertito al fascismo con la violenza, poteva essere ora avvicinato ad esso grazie ai numerosi provvedimenti economici di cui beneficiò la regione.
La politica agraria del fascismo
I proprietari terrieri erano stati fra i principali sostenitori del fascismo e dalla sua vittoria guadagnarono innanzi tutto la possibilità di impiegare a bassi costi la manodopera bracciantile, ormai impossibilitata a scioperare. Il governo fascista, però, volle dimostrare che non aveva a cuore solo l'interesse di pochi ricchi, ma che avrebbe risolto la piaga del bracciantato e soddisfatto la fame di terra dei contadini, portando la pace e il benessere nelle campagne. Così, in vaste aree del Tavoliere, della costa ionica e del Salento interno, furono avviati dei progetti di bonifica "integrale"; il loro obiettivo era prosciugare terreni paludosi, realizzare opere di irrigazione e costruire borghi rurali per i contadini. Questi ultimi da braccianti dovevano diventare coloni, cioè coltivatori residenti non più nei grandi paesi, ma nelle campagne dove lavoravano.
Le bonifiche resero coltivabili migliaia di ettari di terreno, che diedero un importante contributo alla "battaglia del grano" promossa dal fascismo. L'obiettivo era quello di incentivare la produzione granaria per rendere l'Italia indipendente dalle importazioni del prodotto estero. Risultati minori ebbe l'insediamento dei contadini come coloni nelle terre bonificate, per l'opposizione politica dei proprietari terrieri, che temevano di perdere il controllo sulla manodopera. In compenso, i latifondisti, stipulando con i contadini contratti di mezzadria, diedero il loro contributo alla diminuzione del numero dei braccianti, che si trasformarono in mezzadri.
La politica per le città e le opere pubbliche
Seguendo le istruzioni provenienti dallo stesso Mussolini, i fascisti pugliesi capirono che per rafforzare il loro potere dovevano guadagnare anche il consenso delle più mature e moderne popolazioni cittadine. A poco a poco, quindi, le esigenze dei ceti urbani vennero considerate prioritarie rispetto a quelle dei ceti agrari e sempre più soldi pubblici vennero destinati a ingrandire le città e dotarle di nuove strutture.
Per prima cosa, vennero create le due nuove province di Taranto (1923) e Brindisi (1927), andando incontro alle aspirazioni di quelle due città ormai divenute pari al vecchio capoluogo di Terra d'Otranto, Lecce. Quasi tutti i centri abitati vennero dotati di nuovi edifici scolastici, ospedali, ville comunali, campi sportivi ecc.; nei capoluoghi sorsero imponenti edifici pubblici e caserme; a Taranto e Bari (dove sorse anche la tanto sospirata Università) furono abbattute e risanate intere zone dei borghi antichi e un lungomare monumentale coronò il nuovo splendore delle due città. Ampliati furono i porti principali della regione e le strade; sorsero nuove arterie stradali, come la Termoli-San Severo-Foggia-Cerignola, la FoggiaBari via Andria, la statale ionica da Taranto alla Calabria; anche la rete ferroviaria fu potenziata, con il prolungamento delle ferrovie del Sud-est verso il Salento e con la creazione delle Ferrovie del Gargano e delle Calabrolucane.
Infine fu istituita a Bari la Fiera del Levante, che doveva favorire gli scambi commerciali ed economici tra la Puglia e quei paesi oltre l'Adriatico verso cui l'Italia fascista aveva intenzione di espandersi.
L'educazione fascista della gioventù attraverso la scuola e lo sport
L'obiettivo primario della politica fascista era quello di fare l'Italia grande e potente come ai tempi dell'impero romano, ma era evidente che ciò richiedeva il rafforzamento dell'esercito e la diffusione di una mentalità nazionalistica e patriottica. Mussolini, allora, rimandò la realizzazione del progetto a un futuro non troppo lontano, puntando le sue speranze sulla generazione dei più giovani: invitò il popolo a fare molti figli, per dare all'esercito una riserva inesauribile, ma soprattutto volle che neonati e bambini diventassero, un domani, degli italiani "nuovi", dei veri soldati disposti a tutto per la loro patria. Per questo motivo essi dovevano essere educati sin da piccoli agli ideali della disciplina, dell'obbedienza, della forza fisica, del coraggio, dell'orgoglio nazionale. La scuola e lo sport furono gli strumenti più usati per inculcare tali valori.
Qui ti presentiamo alcuni documenti, come vecchi quaderni scolastici e foto d'epoca, che rappresentano bene lo spirito dell'educazione fascista.
La difficile vita delle opposizioni antifasciste dopo il 1922
Dal 1922 al 1929 molti pugliesi videro quasi soltanto i lati per loro positivi del fascismo, come la fine degli scioperi e dei disordini, le opere pubbliche, la ripresa economica. Per questi vantaggi rinunciarono anche volentieri alla libertà, tolta loro da Mussolini e dai suoi seguaci, e non diedero retta a quei pochi che continuavano coraggiosamente la lotta contro la dittatura, nonostante le minacce, la censura sulla stampa e sull'informazione e le persecuzioni della polizia e della magistratura.
Con l'arresto, nel 1925, del Comitato delle opposizioni formatosi dopo l'omicidio Matteotti, a sostenere la battaglia antifascista restò per qualche anno quasi soltanto il Partito Comunista Italiano. Il PCI, nato nel 1921 ad opera di ex socialisti scontenti della politica del PSI, troppo arrendevole verso i fascisti, trovò in Puglia molti sostenitori; tra questi ricordiamo Giuseppe Di Vittorio, Ruggero Greco e Alfonso Leonetti, che rivestirono cariche importanti anche a livello nazionale. Arrestati o fuggiti all'estero i principali dirigenti, il PCI pugliese si ridusse nel 1927 a soli 150 iscritti, ma i pochi superstiti continuarono a fare propaganda fra gli operai e i braccianti.
Fra gli antifascisti si distinsero anche il socialista Giuseppe Sardella, costretto all'esilio, il democratico Gaetano Salvemini, e il liberale salentino Antonio De Viti De Marco, uno dei pochi professori universitari che perse il posto per aver rifiutato il giuramento di fedeltà al fascismo.

Eugenio Montale
Biografia Eugenio Montale
(Genova 1896 - Milano 1981) abbandonò gli studi tecnici per dedicarsi al canto e alla musica lirica, che dovette interrompere per recarsi al fronte nel 1917, come ufficiale di fanteria. Congedato nel 1919, iniziò ad occuparsi di letteratura ed entrò in contatto con gli ambienti culturali genovesi e torinesi. Nel 1922 pubblicò i primi versi su la rivista torinese “Primo Tempo”, successivamente raccolti, nel 1925, presso la casa editrice di Piero Godetti, nel volume Ossi di seppia. Nel 1927 si trasferì a Firenze dove lavorò alla casa editrice Bemporad e diresse il Gabinetto scientifico-letterario Viesseux (una prestigiosa istituzione letteraria), da cui fu allontanato nel 1938 per non aver aderito al Fascismo. Nel 1939 pubblicò la seconda raccolta di versi: Le occasioni. Gli anni fiorentini furono anni di grande attività per il poeta che strinse amicizia con molti scrittori antifascisti, collaborò a varie riviste come “Solaria” e “Letteratura”, tradusse opere di diversi poeti, soprattutto di lingua inglese. Durante la 2^ Guerra Mondiale pubblicò a Lugano Finisterre, primo nucleo della sua terza raccolta poetica. La Bufera e altro, apparsa nel 1956. nel dopoguerra si trasferì a Milano, assunto come redattore del “Corriere della sera”; nel 1971 uscì la raccolta Satura, nel 1974 Diario del ’71 e del ’72, nel 1977 Quaderno di quattro anni e nel 1981 Altri versi. Tra gli scritti in prosa ricordiamo Farfalla di Dinard e gli interventi critici Sulla poesia. Nel 1975 ricevette il premio Nobel per la letteratura.
Meriggiare Pallido e Assorto
Il sole di cui ci parla Montale è in questo caso quello molto caldo delle giornate estive, quando non c’è vento ed è da poco passato mezzogiorno. Nel bagliore dei suoi raggi, il poeta osserva il paesaggio che lo circonda (il terreno arido, le onde del mare, il frinire delle cicale): paesaggio che diviene simbolo della vita umana e dei suoi limiti.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto1,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi2
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe3 del suolo o su la veccia4
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche5.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare6
mentre si levano tremuli scricchi7
di cicale dai calvi picchi8.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio9
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia10.
1. Meriggiare ... d’orto: trovarsi a trascorrere il mezzogiorno presso un muretto che fa da recinto a un orto ed è molto caldo (rovente) per i raggi del sole: un sole bruciante, ma pallido, offuscato.
2. tra i pruni e gli sterpi: tra gli arbusti spinosi (pruni) e i cespugli secchi (sterpi).
3. crepe: sono le fenditure della terra provocate dal gran caldo e dalla mancanza d’acqua.
4. su la veccia: la veccia è un’erba che viene utilizzata come foraggio, con un lungo stelo.
5. ch’ora si rompono ... biche: le formiche procedono in file che si dividono o si uniscono sopra minuscoli mucchietti di terra, che hanno l’aspetto di piccoli covoni o fasci di grano (biche).
6. Osservare ... mare: osservare tra i rami degli alberi (frondi) il movimento di piccole onde, che per i riflessi del sole brillano come minuscole scaglie e danno così l’idea di una leggera e ritmica vibrazione (palpitare).
7. mentre si levano ... scricchi: mentre è possibile ascoltare il verso tremulo delle cicale.
8. dai calvi picchi: sulle cime pietrose dei colli (picchi), privi di qualsiasi vegetazione (calvi).
9. e il suo travaglio: e la sua fatica, il suo affanno.
10. in questo seguitare ... bottiglia: in questo seguire, andare lungo un muro che ha in cima piccoli pezzi taglienti di vetro.
Parafrasi della poesia. Trovarsi a trascorrere il mezzogiorno presso un muretto che fa da recinto a un recinto a un orto ed è molto caldo per i raggi del sole: un sole bruciante, ma pallido, offuscato, ascoltare tra gli arbusti spinosi e i cespugli secchi, il verso del merlo e il rumore delle serpi. Spiare nelle crepe del terreno o sull’erba, le file delle formiche rosse che ora si dividono ed ora si uniscono sopra minuscoli mucchietti di terra, che hanno l’aspetto di piccoli covoni o fasci di grano. Osservare tra i rami degli alberi uno scorcio di mare e il movimento di piccole onde, che per i riflessi del sole brillano come minuscole scaglie e danno così l’idea di una leggera e ritmica vibrazione, mentre è possibile sentire i tremuli richiami delle cicale. E andando verso il sole abbagliante sentire con triste meraviglia, com’è tutta la vita e il dolore che l’accompagna in questo seguire, lungo un muro che ha in cima piccoli pezzi taglienti di vetro.
L’ERMETISMO.
La poesia ermetica fu così chiamata nel 1936 dal critico Flora che con aggettivo ermetico volle definire un tipo di poesie caratterizzato da un linguaggio difficile, a volte ambiguo e misterioso (il termine è forse derivato dal nome del Dio greco Hermes, il Mercurio dei Romani, personaggio dai risvolti enigmatici).
I poeti ermetici con i loro versi non raccontano, non descrivono, non spiegano, ma fissano sulla pagina dei frammenti di verità a cui sono pervenuti in momenti di grazia, attraverso la rilevazione poetica e non con l’aiuto del ragionamento.
I loro testi sono estremamente concentrati: molti significati si racchiudono in poche parole e tutte le parole hanno un’intensa carica allusiva, analogica, simbolica.
La poesia degli ermetici vuole liberarsi dalle espressioni retoriche, dalla ricchezza lessicale fine a se stessa, dai momenti troppo autobiografici o descrittivi e dal sentimentalismo.
Vuole diventare “poesia pura” che si esprime con termini essenziali: concorrono a questa essenzialità anche la sintassi semplificata, spesso privata dei nessi logici, gli spazi bianchi e le pause lunghe e frequenti che rappresentano momenti di concentrazione, di silenzio, di attesa.
I poeti ermetici si sentono lontani dalla realtà politico - sociale dei loro tempi: l’esperienza della Prima Guerra Mondiale, e quella del ventennio fascista, li ha condannati ad una grande solitudine morale; l’impossibilità di farsi interpreti della realtà o messaggeri di verità storico - politiche li isola, li confina in una ricerca poetica riservata a pochi e priva di impegno sul piano politico.
La crisi degli anni Trenta
Nel 1929 scoppiò la crisi economica mondiale, che evidenziò alcuni dei difetti di fondo dell'azione economica del fascismo. La recessione danneggiò l'agricoltura, ma soprattutto l'industria. A Taranto i cantieri Tosi e l'Arsenale licenziarono numerosi operai e in tutta la Puglia la disoccupazione colpì, nel 1931, 46.000 individui, più del doppio rispetto al 1929. D'altra parte, chi conservò il posto di lavoro dovette subire riduzioni di salario e l'aumento delle imposte.
Questa situazione spiega i disordini che si verificarono nel 1930: a Martina Franca la sede locale del Fascio fu devastata dai contadini inferociti per l'aumento della tassa sul vino; lo stesso accadde a Trani e in altre città, a opera dei disoccupati. Per sedare le proteste il governo varò altri lavori pubblici, sempre meno utili dal punto di vista produttivo, e distribuì pensioni e sussidi ai bisognosi. La popolazione si calmò, ma le casse dello Stato e degli enti locali cominciarono a svuotarsi. Le iniziative per ammodernare l'economia si bloccarono, scontentando la borghesia imprenditoriale. Anche i proprietari terrieri mostrarono scontento, a causa della politica economica autarchica adottata dal fascismo dopo il 1935. L'autarchia, che indica la tendenza di un paese a produrre tutti i beni necessari, riducendo il più possibile le importazioni dall'estero, ebbe inizio quando Inghilterra e Francia votarono delle sanzioni economiche contro l'Italia che aveva aggredito l'Etiopia. Inoltre, per garantire la disponibilità di grano sul mercato, il governo vietò le esportazioni e stabilì l'obbligo di consegnare una parte della produzione in depositi pubblici, facendo diminuire i guadagni di chi l'aveva prodotto.
La parziale ripresa dell'antifascismo
La crisi economica degli anni Trenta e lo scontento da essa generato misero qualche carta in più nelle mani degli antifascisti. L'organizzazione comunista si rafforzò, stimolata anche dalla presenza, nel carcere di Turi, del capo nazionale Antonio Granisci. Nel 1933 gli iscritti al PCI erano saliti a 510; punto di forza erano i paesi bracciantili del Barese e del Foggiano, ma soprattutto Taranto, dove tornarono ad agire, dopo una decina d'anni passati in prigione, Giuseppe La Torre e Odoardo Voccoli.
Nello stesso periodo si intensificò l'azione di altre organizzazioni, come "Giustizia e libertà", di ispirazione liberai-socialista. A Bari un notevole incoraggiamento venne da Benedetto Croce, allora collaboratore dell'editore Laterza, presso la cui villa si incontravano antifascisti come Tommaso Fiore, Fabrizio Canfora e altri. A Lecce agiva Vittorio Bodini, assieme al vecchio socialista Vito Mario Stampacchia. Attività antifascista fu, infine, svolta anche da cattolici progressisti, soprattutto attraverso un'associazione di insegnanti denominata "Niccolò Tommaseo".
Nel complesso, tuttavia, i gruppi antifascisti continuarono a rappresentare un'esigua minoranza rispetto alla totalità della popolazione. Più che promuovere concrete azioni contro il governo, essi diedero un esempio civile e morale di fedeltà agli ideali della libertà, della democrazia, della giustizia sociale. Per questi ideali molti pagarono di persona; dal 1927 al 1943, il Tribunale speciale fascista condannò al carcere 156 persone (tra cui 88 nella sola provincia di Taranto), per lo più operai, contadini e artigiani; 838 individui, di cui poco meno della metà comunisti furono, invece, inviati al confino, e quindi costretti a vivere per un lungo periodo di tempo in luoghi dove erano controllati dalla polizia, lontani dalla loro abituale dimora.
Città fondate durante il fascismo
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Durante il fascismo furono fondate ed inaugurate numerose nuove città e villaggi agricoli in alcune zone d'Italia e nelle colonie africane per ordine di Mussolini.
I nuovi centri avevano uno scopo economico e sociale in quanto costituivano i centri propulsivi dello sviluppo (agricolo o industriale, a seconda dei casi) di zone precedentemente poco o nulla abitate, come l'Agro Pontino e il Metapontino. Molte sorsero in aree agricole appena bonificate o espropriate al latifondo, altre sorsero come città di minatori, come quelle in Sardegna e in Istria. La fondazione di nuovi centri costituì rapidamente una operazione di grande valenza propagandistica per regime, nonostante le primissime fondazioni (fra tutte quella di Littoria) si fossero svolte in un clima di contrasto e con la parziale contrarietà dello stesso Mussolini, fautore inizialmente di una politica e di una propaganda radicalmente anti-urbana, successivamente passata a posizioni più moderate.
In ogni caso le nuove fondazioni avevano un carattere rurale e di cittadine in linea con l'ottica di fascista di un ritorno alla terra e alla civiltà contadina da preferire alla grande urbanizzazione. Effettivamente dietro a questa motivazione idealistica sussisteva la maggiore facilità di controllare piccoli gruppi di persone rispetto alle grandi masse delle città, e allo stesso tempo di poterne catturare il consenso.
Architettura in Italia
Spesso i nuovi centri, specie i più grandi, erano costruiti basandosi su schemi simili, che prevedevano spesso una piazza centrale, spesso una Torre Littoria e tutto intorno gli edifici pubblici principali, quali spesso la casa comunale, la chiesa, la casa del fascio, la caserma della milizia, l'ufficio postale, la scuola, ed altro. Intorno a questo nucleo centrale si estendevano, nei centri più grandi, i quartieri abitati veri e propri, oppure nei centri rurali, le campagne appoderate.
Lo stile architettonico è vario: risaltano le realizzazioni in stile razionalista, privo di ornamentazioni architettoniche se non i simboli del regime (aquile e fasci) in altorilievi sui muri o sulle pavimentazioni, ma anche il futurismo italiano, lo stile liberty, il nazional-razionale, non ché lo stile rurale tradizionale. Nel progetto dei centri più importanti operarono i principali architetti italiani dell'epoca.
Puglia
• Segezia - attualmente frazione del comune di Foggia.
• Borgo Giardinetto
• Borgo Mezzanone
• Siponto
• Tavernola
• Incoronata
• Borgo Cervaro
• Montegrosso
• Ginosa Marina
• Borgo Perrone (Case Alte)
• Borgo Piave (frazione di Lecce, omonimo del borgo pontino)
• Borgo Grappa (frazione di Lecce, omonimo del borgo pontino)
• Porto Cesareo
• Cardigliano
Architettura fuori d’Italia
Le caratteristiche fondamentali dell’architettura del ‘900 sono soprattutto legate alla prevalenza del concetto di utile su quello del bello: i nuovi edifici devono diventare pratici. Cambia anche la concezione delle città: non più agglomerato di forme ma organismo vivo. Il rapporto tra architettura e società è una delle grandi svolte del ‘900.
Il primo movimento architettonico è quello tedesco dei Bauhaus. In primo luogo è una scuola e spesso i suoi allievi diventano maestri. Questa scuola mira a trasformare l’architetto in progettista che può progettare qualsiasi cosa.
Inoltre il continuo aumentare degli abitanti delle città e la crescita dei costi di produzione di materie prime e della manodopera impongono la progettazione non più di un solo palazzo ma di quartieri interi. Negli Stati Uniti in particolare, dove si inizia a trovare una carenza di spazio e quindi di aree edificabili, si sente la necessità di costruire in verticale: i grattacieli.
NEW YORK
La metropoli di New York (nome ufficiale City of New York, un tempo italianizzato in Nuova York) è la città più popolosa degli Stati Uniti d'America e si trova nell'omonimo stato, che ha per capitale Albany. Ombelico del mondo, la Grande mela (the Big Apple), Gotham City, La città che non dorme mai (The city that never sleeps) come è stata via via soprannominata, è certamente una fra le città più importanti ed uno fra i maggiori centri finanziari del mondo.
Come polo culturale fra i più conosciuti del mondo occidentale è meta di un flusso turistico che probabilmente non ha eguali. L'essere poi sede delle Nazioni Unite, conferisce credibilità all'affermazione dei suoi abitanti secondo cui è, a tutti gli effetti, la capitale del mondo.
New York conta oltre 8 milioni di abitanti, che originariamente erano detti "Knickerbockers", distribuiti su un'area di 786 km² divisa amministrativamente nei 5 "distretti" o "circoscrizioni" (boroughs) di Manhattan, Bronx, Queens, Brooklyn e Staten Island, che a loro volta sono divisi in decine di quartieri (neighborhoods).
Un "sesto distretto" (non ufficiale) è di fatto costituito da un continuum di città dello stato del New Jersey (tra cui Jersey City, Weekhaven, Hoboken), che essendo disposte sulla riva occidentale del fiume Hudson, si affacciano direttamente sull'isola di Manhattan, estesa sulla riva orientale. Considerando questo "distretto" aggiuntivo, che non può essere incluso amministrativamente nella città poiché appartenente a un altro stato, la popolazione risulta essere di quasi 10 milioni di abitanti.
L'intera area metropolitana si estende su tre stati (New York, New Jersey e Connecticut) e conta circa 21 milioni di abitanti, risultando così ancora oggi la più popolata al mondo, nonostante la concorrenza di altre grandi metropoli come Tokyo o Città del Messico.
Ferita al cuore dall'attentato terroristico dell'11 settembre 2001, che ha distrutto uno dei suoi simboli, le Torri Gemelle, la metropoli ha mostrato una grande forza di reazione: la zona colpita, celebre in tutto il mondo come Ground Zero sarà riedificata nel giro di alcuni anni (vedi alla voce World Trade Center).
Geografia
Situata sulla costa orientale dell'America settentrionale, dirimpetto all'Atlantico, è ubicata alla foce del fiume Hudson (che costituisce il suo confine occidentale, separandola da una serie di sobborghi nel New Jersey), che è anche il punto dove la grande isola di Long Island è più vicina al continente, da cui è separata solo dallo stretto East River.
Questa particolare topografia ha fatto sì che la città diventasse uno dei più importanti porti del mondo sin dall'epoca coloniale.
È interessante notare che delle 5 circoscrizioni (boroughs) in cui è divisa la città solamente uno (Bronx) si trova sul continente vero e proprio, mentre due (Brooklyn e Queens) occupano l'estremità occidentale di Long Island, e gli altri (Manhattan e Staten Island) occupano due isole omonime di dimensioni intermedie. Esistono anche numerose isole di dimensioni più piccole, come Ellis Island, l'isola in cui un tempo sbarcavano le navi piene di immigrati provenienti dall'Europa, e dove questi venivano tenuti in quarantena per un certo periodo prima di essere ammessi al resto degli Stati Uniti, o Liberty Island, l'isola dove è collocata la Statua della Libertà.
Storia della città
New York fu fondata nel 1625 dagli olandesi, col nome di Nieuw Amsterdam; il primo insediamento si trovava sulla punta sud dell'isola di Manhattan. Nel 1664 questo insediamento fu conquistato dagli inglesi, che ne cambiarono il nome in New York (sullo stemma risulta ancora il nome in latino: Novum Eboracum).
New York fu occupata dagli inglesi per quasi tutta la durata della guerra d'indipendenza e la città costituì il più importante punto d'appoggio britannico durante la guerra.
All'inizio del XIX secolo l'importanza del porto di New York fu notevolmente accresciuta dall'apertura del Canale Erie, che collegava la valle dello Hudson con il Lago Erie, e quindi metteva in comunicazione tutta la regione dei Grandi Laghi con la costa atlantica. Grazie a questo canale, New York divenne il principale punto di approdo delle merci e degli immigranti provenienti dall'Europa. Molti dei nuovi arrivati si stabilirono in città, e la popolazione di New York crebbe vertiginosamente.
Tra il 1874 ed il 1898 i confini di New York City (che fino ad allora comprendeva solo Manhattan) furono notevolmente ampliati, prima con l'aggiunta del Bronx (parte nel 1874 e parte nel 1895) e poi con quella degli altri tre distretti (1898). L'apertura del ponte di Brooklyn (1883) aveva materialmente già unito New York City alla città di Brooklyn, che era allora la terza degli Stati Uniti (dopo la stessa New York e Chicago). Un sentimento di "autonomia" sopravvisse nel distretto di Brooklyn per decenni: fino al 1920 la sua metropolitana rimase separata da quella principale di Manhattan, Bronx e Queens, e ancora oggi qualche abitante definisce Brooklyn "la quarta città d'America" (non più la terza, poiché ora sopravanzata anche da Los Angeles).
Per via degli elevatissimi prezzi dei terreni sull'isola di Manhattan, tra gli anni '10 e gli anni '30 si cominciarono a costruire edifici sempre più alti, i cosiddetti grattacieli, che costituiscono una delle caratteristiche più famose della città. Il più famoso di questi è sicuramente l'Empire State Building, costruito nel 1931, e che fino al 1973 fu il più alto del mondo.
Quando fu superato dalle famose torri gemelle del World Trade Center: queste sono tragicamente note per un altro episodio fondamentale della storia di New York, gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, che hanno portato al loro crollo ed alla morte di circa 3000 persone.
Questi grattacieli sono molto suggestivi in tutte le ore del giorno, ma soprattutto la sera, quando diventa buio e tutta la città si illumina…
E pensare che in Puglia solo poco prima dell’avvento del Fascismo arrivò finalmente nelle strade e negli appartamenti la tanto attesa corrente elettrica!
L'ELETTRICITÀ
L'elettricità è quell'insieme di fenomeni originati dall'esistenza di cariche elettriche: in natura la manifestazione più evidente dell'elettricità è il fulmine (fig. ,), che è una fortissima "scarica elettrica" tra una nube e il suolo o tra due nubi. Da quando la ricerca scientifica è riuscita a spiegare la natura dell'elettricità e a ricavare una nuova forata di energia, l'energia elettrica, la tecnologia ha messi, a nostra disposizione "strumenti" sempre più complessi e sofisticati, che ci aiutano quotidianamente a svolgere numerose attività.
Nell'atomo esistono due tipi di cariche elettriche
L'origine dell'elettricità va ricercata nella struttura dell’atomo il costituente fondamentale dì ogni forino di materia. L'atomo è composto da protoni e neutroni, concentrati nel nucleo, e da elettroni che si muovono intorno al nucleo.
I neutroni sono privi di carica elettrica, mentre ogni protone porta una carica elettrica positiva e ciascun neutrone una carica elettrica negativa. Le due cariche di segno opposto hanno la stessa intensità. Cariche elettriche di segno uguale si respingono, di segno opposto si attraggono. Perciò un protone (+) e un elettrone (-) si attraggono; due elettroni o due protoni invece si respingono. Inoltre, la carica positiva di un protone viene neutralizzata da quella negativa di un elettrone.
Poiché normalmente un atomo possiede uno stesso numero di protoni e di elettroni, esso risulta elettricamente neutro.
Gli atomi neutri possono trasformarsi in particelle cariche, chiamate ioni, se perdono o acquistano elettroni. Gli atomi che perdono elettroni risultano elettricamente positivi (i protoni diventano più numerosi degli elettroni) e prendono il nome di ioni positivi o cationi; gli atomi che acquistano elettroni risultano elettricamente negativi (gli elettroni diventano più numerosi dei protoni) e prendono il nome di ioni negativi o anioni.
L'acquisto o la perdita di elettroni da parte degli atomi che costituiscono i corpi è all'origine dei fenomeni elettrici.
Tra le cariche elettriche si esercita una forza elettrica
L'attrazione o la repulsione che si esercita tra cariche elettriche è chiamata forza elettrica. La forza elettrica che si esercita tra due corpi che possiedono cariche elettriche dipende dalla quantità di carica, cioè dal numero delle cariche di ciascun corpo, e dalla distanza tra i corpi.
La quantità di carica si misura in coulomb (C) , in onore del fisico francese C.-A. Coulomb (1736-1806); un coulomb corrisponde alla carica elettrica di 6,25 1018 elettroni, cioè di 6,25 miliardi di miliardi di elettroni.
La forza elettrica aumenta all'aumentare delle cariche possedute dai due corpi e diminuisce rapidamente all'aumentare della loro distanza. Se la distanza è sufficientemente grande, gli effetti della forza elettrica si annullano.
Ciclo produttivo dell’energia elettrica
Il ciclo comprende tre fasi distinte:
o La produzione che ha luogo all’interno delle centrali elettriche;
o Il trasporto che viene effettuato mediante i cavi dell’alta tensione;
o La distribuzione che viene effettuata mediante i cavi a bassa tensione.
Produzione
o Nella centrale elettrica una fonte di energia viene spesa di continuo per tenere in rotazione una turbina;
o A sua volta essa fa girare un alternatore, dai cui morsetti esce corrente alternata con una tensione di circa 20.000 V;
o Questa corrente entra nei trasformatori dalla centrale, dove la tensione viene elevata a 380.000 V
Trasporto
La corrente viene inviata sugli elettrodi, che sono i cavi in alluminio dell’alta tensione. Essi sono sospesi su alti tralicci, installati ad intervalli regolari alla periferia delle città, sui campi coltivati, sulle rive dei fiumi, sulle valli e sulle montagne in modo da formare una linea continua senza interruzione.
Distribuzione
Alla periferia della città c’è la centrale di distribuzione con i trasformatori che ricevono la tensione a 380.000 V e l’abbassano a 6.000 V. di qui partono i cavi interrati che si diramano alle cabine di tutta la città:
o Alcune linee arrivano alle cabine delle industrie;
o Altre linee arrivano alle cabine lungo le strade, che distribuiscono energia elettrica a migliaia di utenti: abitazioni, negozi, uffici…
Tipi di centrale
Una centrale elettrica è un impianto di grandi dimensioni che produce energia elettrica. Esistono vari tipi di centrale , che sono classificate in base alla fonte di energia che utilizzano. La potenza di una centrale si misura in MW. Ad esempio una grossa centrale produce più di 1000 MW, quanto basta per soddisfare i consumi di molte città. Tuttavia le centrali sono collegate tra loro in parallelo per assicurare la fornitura d’energia anche nel caso di fermata di uno o più impianti.
Centrale termoelettrica
Questa centrale funziona con un combustibile fossile.
o Può essere installata ovunque. Tuttavia di preferenza è situata sul mare o sulla riva di un fiume.
o Una di queste centrali ha una potenza di 1200 MW
Centrali idroelettriche
Queste centrali funzionano con l’energia cinetica dell’acqua.
o Possono essere installate solo nelle zone adatte: ai piedi di una montagna con forte dislivello, presso un fiume con una grande portata.
o Una di queste centrali ha una potenza di 1000 MW
Centrali solari, eoliche, geotermiche
Queste centrali funzionano con il flusso di elementi naturali: sole, vento, vapore della terra.

o Sono installate nei luoghi dove queste fonti sono in abbondanza.
o Una centrale geotermica produce 120 MW, quella eolica e solare meno di 10 MW.
Centrale elettronucleare
Questa centrale funziona con l’uranio 235.
o Può essere costruita ovunque, ma si preferisce sulle rive dei fiumi.
o Una di queste centrali produce 100 MW
James Bowman Lindsay
1799-1862
James Bowman Lindsay, inventor extraordinary, was born 200 years ago in the village of Carmyllie, near Arbroath.
In 19th century Dundee, later to be dubbed the "City of Discovery", Lindsay's talents flourished. In 1835 he demonstrated constant electric light, whereby he could "read a book at a distance of one and a half foot". Regrettably, he seems to have done little to establish his claim or to develop the device, which Thomas Edison finally claimed as his own over 40 years later.
140 year after his death, James Bowman Lindsay is finally achieving a certain recognition, and it is hoped that events surrounding the bi-centenary of his birth will accelerate this well deserved process.
CANZONI FASCISTE
Testo e musica della "Compagnia dell'Anello"; questa Canzone che rappresenta un inno alla speranza ed alla gioia, comincia ad essere cantata verso l'inizio degli anni 70, poi dopo il Campo Hobbit di castel Camponeschi diviene la canzone di riferimento dei giovani Nazional Popolari.
Il Domani Appartiene a Noi
Ascolta il ruscello che sgorga lassù.
Ed umile a valle scompar
e guarda l'argento del fiume che
sereno e sicuro va.
Osserva dell'alba il primo baglior
che annuncia la fiamma del sol
ciò che nasce puro più grande vivrà
e vince l'oscurità.
La tenebra fugge i raggi del sol
Iddio dà gioia e calor
nei cuori la speranza non morirà
il domani appartiene a noi.
Ascolta il mio canto che sale nel ciel
verso l'immensità.
unisci il tuo grido di libertà
comincia uomo a lottar.
Chi sfrutta nell'ombra sapremo stanar
se uniti noi marcerem
l'usura ed il pugno noi vincerem
il domani appartiene a noi.
La terra dei Padri, la Fede immortal
nessuno potrà cancellar
il sangue, il lavoro, la Civiltà
cantiamo la Tradizion.
La terra dei Padri, la Fede immortal
nessuno potrà cancellar
il popolo vinca dell'oro il signor
il domani appartiene a noi.
Inno dei Giovani Fascisti
Questa canzone, un pò guascona e un pò irriverente, ha risuonato dalle sabbie infuocate del deserto alle desolazioni del Fronte dell'Est. I reduci dei Giovani Fascisti la cantano ancora, giovani oggi come lo furono allora.
Fuoco di Vesta che fuor dal tempo irrompe con ali e fiamme la giovinezza va. Fiaccole ardenti sull’are e sulle tombe, noi siamo le speranze della nuova età.
Duce, Duce, chi non saprà morir? Il giuramento che mai rinnegherà? Snuda la spada quando Tu lo vuoi, gagliardetti al vento, tutti verremo e Te! Armi e Bandiere degli antichi eroi, per l’Italia, o Duce, fa balenare al sol!
Va, la vita va, con sé ci porta, ci promette l’avvenir, una maschia gioventù con romana volontà combatterà.
Verrà, quel dì verrà che la gran madre degli eroi ci chiamerà. Per il Duce o Patria Immortal: A Noi! Ti darem gloria e terre in Oltremar
Il Canto degli italiani
Pressoché dimenticato presentiamo il primo inno ufficiale del MSI, dal titolo "Il canto degli italiani". le parole furono scritte da Giorgio Almirante.
Siamo nati un cupo tramonto
Di rinuncia, vergogna, dolore:
siamo nati in un atto d’amore
riscattando l’altrui disonor.
Siamo nati nel nome d’Italia,
stretti attorno alla nostra Bandiera:
è rinata con noi primavera,
si è riaccesa una Fiamma nel cuor.
Italia, sorgi a nuova vita, così vuole Chi per te morì,
chi il suo sangue donò
chi il nemico affrontò
Giustizia alla Patria darà.
Italia, rasserena il volto,
abbi fede: nostro è l’avvenir.
Rispondi, rispondi, o Italia!
Si ridesta la tua gioventù.
Noi saremo la vostra avanguardia,
Italiani, coraggio: in cammino.
Solo ai forti sorride il destino;
liberate la Patria, il Lavor.
Noi saremo la Fiamma d’Italia,
il germoglio di un’alba trionfale,
la valanga impetuosa che sale:
Italiani, coraggio: con noi!
Italia, sorgi a nuova vita.
All'armi
All'armi! All'armi! All'armi o Fascisti,
Terror dei comunisti.
Noi del Fascismo siamo i componenti,
la causa sosterrem fino alla morte,
e lotteremo sempre forte, forte
finchè terremo il nostro sangue in core.
Sempre inneggiando alla Patria nostra,
che tutti uniti difenderemo,
contro avversari e traditori
che ad uno ad uno sterminerm.
All'armi! All'armi! All'armi o Fascisti,
Terror dei comunisti.
Lo scopo tutti noi sappiamo
combatter con certezza di vittoria
e questo non sia mai sol per la gloria,
ma per giusta ragion di libertà.
I bolscevichi che combattiamo
noi saprem bene far dileguar
e al grido nostro quella canaglia
dovrà tremare, dovrà tremar.
All'armi! All'armi! All'armi o Fascisti,
Terror dei comunisti.
Vittoria in ogni parte porteremo
perchè il coraggio a noi non mancherà
e grideremo sempre forte, forte
e sosterrem la nostra causa santa.
In guardia amici, che in ogni evento
noi sempre pronti tutti saremo,
finchè la gloria di noi Fascisti
in tutta Italia trionferà.
All'armi! All'armi! All'armi o Fascisti,
Terror dei comunisti.
Del bolscevismo siam gli avversari
perchè non voglion Patria nè Famiglia,
perchè son rifiuti e fanghiglia
che disprezzando dobbiam scacciar.
Sempre gridando viva l'Italia
e abbasso tutti i suoi rinnegatori,
in alto, in alto i tricolor
che sarà sempre il nostro amor.
Vincere!
Temprata da mille passioni
la voce d'Italia squillò!
"Centurie, coorti, legioni,
in piedi che l'ora suono"!
Avanti gioventù!
Ogni vincolo, ogni ostacolo superiamo,
spezziam la schiavitù
che ci soffoca prigionieri del nostro Mar!
Vincere! Vincere! Vincere!
E vinceremo in terra, in cielo, in mare!
E' la parola d'ordine
d'una suprema volontà!
Vincere! Vincere! Vincere!
Ad ogni costo, nessun ci fermerà!
I cuori esultano,
son pronti a obbedir,
son pronti lo giurano:
o vincere o morir!
Elmetto, pugnale, moschetto,
a passo romano si va!
La fiamma che brucia nel petto
ci spriona ci guida si va!
Avanti! Si oserà l'inosabile,
l'impossibile non esiste!
La nostra volontà è invincibile,
mai nessun ci piegherà!
Vincere! Vincere! Vincere!
E vinceremo in terra, in cielo, in mare!
E' la parola d'ordine
d'una suprema volontà
Vincere! Vincere! Vincere!
Ad ogni costo, nessun ci fermerà!
I cuori esultano,
son pronti a obbedir,
son pronti lo giurano:
o vincere o morir!
Faccetta Nera
E avanti al Re!
Se tu dall'altipiano guardi il mare,
Moretta che sei schiava fra gli schiavi,
Vedrai come in un sogno tante navi
E un tricolore sventolar per te.
Faccetta nera,
Bell'abissina
Aspetta e spera
Che già l'ora si avvicina!
quando saremo
Insieme a te,
noi ti daremo
Un'altra legge è un altro Re.
La legge nostra è schiavitù d'amore,
il nostro motto è LIBERTÀ e DOVERE,
vendicheremo noi CAMICIE NERE,
Gli eroi caduti liberando te!
Faccetta nera,
Bell'abissina
Aspetta e spera
Che già l'ora si avvicina!
quando saremo
Insieme a te,
noi ti daremo
Un'altra legge è un altro Re.
Faccetta nera, piccola abissina,
ti porteremo a Roma, liberata.
Dal sole nostro tu sarai baciata,
Sarai in Camicia Nera pure tu.
Faccetta nera,
Sarai Romana
La tua bandiera
sarà sol quella italiana!
Noi marceremo
Insieme a te
E sfileremo avanti al DUCE
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