Il fascismo

Materie:Tesina
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Testo

“Uomo contro uomo, il furore che cresce nel cuore, il mondo si divide e la guerra non lascia parole” ITALO CALVINO
Tesina
di
XXX

Esame di maturità , anno scolastico
Presentazione

Questo lavoro vuole essere la conclusione di un percorso di cinque anni di studi, nel Liceo delle scienze sociali, dell’Istituto Magistrale.
In questo percorso scolastico ho potuto notare uno sviluppo notevole riguardo la crescita del mio livello sociale e culturale.
Ho scelto come radice di questa tesina, la Seconda Guerra Mondiale e in particolare il Fascismo e il Nazismo. Grazie a questa scuola e al suo percorso di studio che offre, ho potuto studiare i grandi avvenimenti storici da un punto di vista diverso.
La materia di corso: le Scienze Sociali, sono state di fondamentale importanza per la comprensione di certi fatti,come appunto lo scoppio di una guerra.
Questo periodo storico,da me scelto, mi ha sempre appassionato e incuriosito. Il Fascismo e il Nazismo li ho voluti collegare al pregiudizio. Infatti come sappiamo, questi due totalitarismi hanno portato allo sterminio di circa sei milioni di ebrei. Inoltre volevo parlare di Calvino , Camus e Ionesco che con le loro opere ci spiegano il fervore dei sentimenti patriottici contro i due regimi,che limitavano le libertà di qualsiasi individuo. Vorrei concludere citando anche Anna Harendt,che con dovizia ha studiato i regimi totalitari.
Indice:
Storia
Fascismo nazismo e seconda guerra mondiale pag. 4
Italiano
Italo Calvino pag. 17
Scienze Sociali
Stereotipi e pregiudizio pag. 22
Filosofia
Hanna Arendt pag. 24
Diritto
Le leggi fascistissime, confronto tra Costituzione italiana
e Statuto Albertino pag. 29
Francese
Albert Camus pag. 33
Il Fascismo
Benito Mussolini
Il dopoguerra
L’ Italia viveva una situazione critica alla fine della Prima Guerra Mondiale.
La guerra aveva infatti portato la nostra nazione ad una crisi economica. La Lira tra il 1914 e il 1918 perse circa il 40% del suo valore. Il ritorno dei soldati dal fronte causò l’aumento della disoccupazione soprattutto nelle campagne. La guerra nonostante tutto,portò ad uno sviluppo industriale. Fabbriche come la FIAT aumentarono notevolmente la produzione. Il malcontento dei contadini, degli operai portò a delle Lotte sociali. Le crisi politiche all’ interno dei partiti politici portò a delle divisioni. In questo quadro disastroso, avvenne l’avvento del Fascismo, con Benito Mussolini.
Il movimento fascista e lo squadrismo
Alla prima riunione del movimento dei Fasci da combattimento, fondati da Mussolini a Milano nel marzo 1919, parteciparono poche centinaia di persone. Alle elezioni del novembre 1919 i fascisti ottennero circa 400 voti e nessun seggio. E solo dopo tre anni il re Vittorio Emanuele terzo diede l’incarico a Mussolini di formare il governo. Come è possibile che i fascisti riuscirono in soli tre anni a formare il governo??
Le cause erano tante:
• L appoggio della borghesia agraria e industriale, che vide nel fascismo uno strumento per stroncare il movimento socialista;
• Il successo che il fascismo,con le sue parole d’ordine antisocialiste e nazionaliste, ottenne presso i ceti medi;
• Inoltre le divisioni all’ interno del partito socialista;
L intreccio di questi elementi portò Mussolini al potere.
Il programma iniziale dei fasci presentava richieste di democrazia politica e sociale.
Verso l autunno 1920 il movimento fascista assunse un carattere sempre più di massa e sempre più aggressivo; incominciò in questi mesi l’azione delle squadre fasciste contro esponenti e sedi del movimento socialista. Furono i proprietari terrieri, gli agrari, a utilizzare le “camice nere”per stroncare il movimento contadino.
Le squadre d’ azione fasciste erano composte da ex combattenti, ufficiali appena congedati,studenti e disoccupati. Essi agivano di notte su dei camion e distruggevano case del popolo, circoli, cooperative, tipografie, sedi di leghe; inoltre intimidivano e uccidevano i militanti sindacali e politici,minacciando anche i loro familiari. Le forze dell’ ordine e della magistratura, non reagivano dinnanzi a queste violenze. La polizia chiudeva gli occhi, poiché era imbevuta di spirito antisocialista.

Camice nere
La nascita del partito Fascista
Mussolini riuscì, nel 1921, a formare il Partito nazionale fascista. Il programma del partito,era lontano da quello originario del movimento dei Fasci. Mussolini esaltava la nazione, proponeva la restituzione all’ industria privata di servizi essenziali come le ferrovie e i telefoni, invocava il divieto di sciopero nei servizi pubblici. Il suo programma era di ispirazione conservatrice e nazionalista che rassicurava la borghesia agraria e industriale.
Intanto nella sinistra c’era aria di divisione. Nel 1921 un gruppo di dirigenti dell’ala sinistra si distaccò dal partito socialista, fondando una nuova formazione politica: il Partito comunista d’ Italia. La causa del distacco fu: Il giudizio negativo di questi dirigenti contro la linea politica del Partito socialista, giudicata inadeguata a costruire in Italia una prospettiva reazionaria.
Visto le violenze delle squadre fasciste e la debolezza del governo di Luigi Facta, i riformatori diedero vita al Partito socialista unitario, il cui primo segretario fu Giacomo Matteotti. Alla vigilia della marcia su Roma, il Partito socialista era diviso in tre tronconi.
La marcia su Roma
La marcia su Roma
Mussolini nell’ estate 1922, giudicò maturo il tempo, per un’azione di forza.
Da una parte, il duce cercava di trattare con gli esponenti liberali tra cui Giolitti e Salandra, dall’ altra preparava una concentrazione di squadristi armati nella capitale. La cosiddetta marcia su Roma, ebbe inizio negli ultimi giorni di ottobre, con l’ occupazione degli edifici pubblici. Il 28 ottobre del 1922 le squadre fasciste entrarono a Roma senza trovare alcuna opposizione militare. Mussolini non prese parte alla spedizione, ma attese l esito della manifestazione armata a Milano.
Vittorio Emanuele terzo rifiutò di firmare lo stato d’assedio e quindi difendere Roma. Il 28 ottobre il re convocò a Roma Benito Mussolini e gli diede l incarico di formare il nuovo governo. Il primo governo Mussolini era composto da cinque esponenti fascisti e altri ministri liberali, popolari,indipendenti filofascisti e nazionalisti.
Il passaggio alla dittatura
Tra il 1922 e il 1925 abbiamo un periodo di transizione verso il vero e proprio regime fascista.
Rispetto ai governi giolittiani tradizionali, Mussolini cercava di rassicurare i ceti sociali e le forze politiche che avevano visto nel fascismo un mezzo per garantire l’ordine e la pace sociale.
Il fascismo del 1922-1925 non era ancora una dittatura.
La violenza squadrista continuava impunita le sue azioni (ricordiamo la bastonatura del liberale antifascista Giovanni Amendola e l’ uccisione del sacerdote don Minzioni). Il settore più intransigente del Partito spingeva affinché Mussolini lanciasse una “seconda ondata” della cosiddetta rivoluzione fascista, che spazzasse via ogni residua opposizione. Benito intanto “giocava abilmente su due tavoli, quello della manovra politico tradizionale e quello della violenza illegale” (Candeloro). Mussolini con il decreto del 14 gennaio 1923 istituì la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Altri provvedimenti furono presi dal duce per accentuare il carattere autoritario della dittatura, rimanendo comunque entro i limiti costituzionali dello Statuto Albertino. Mussolini infatti, fece approvare una legge che consentiva di legiferare attraverso decreti, sottraendo quindi, autorità al parlamento; inoltre fece approvare pesanti limitazioni riguardo la libertà di stampa, di pensiero e parola. Il governo fascista con la legge di riforma scolastica (1923) e con il salvataggio del Banco di Roma,guadagnò consensi presso gli ambienti del Vaticano. Nel 1923 fece approvare una nuova legge elettorale basata sul principio maggioritario alla lista. Con questa legge, nel 1924 si andò alle elezioni, che segnarono una svolta per quanto riguarda il passaggio alla dittatura.
Il partito fascista si presentò alle elezioni all’interno di una lista nazionale, composta da fascisti, nazionalisti, liberali e cattolici. Gli antifascisti si presentarono in ordine sparso. Questa dispersione portò alla vittoria, i fascisti. Le elezioni però furono accompagnate da brogli e intimidazioni da parte delle camice nere verso l’ elettorato.

Il delitto Matteotti
Giacomo Matteotti
Il 10 giugno 1924 Matteotti denunciò i fatti illegali, avvenuti durante le elezioni. Egli aprì una grave crisi politica. Il governo di Mussolini, dopo il discorso di Matteotti rischiò la caduta, visto che alcuni deputati liberali e imprenditoriali, volevano prendere le distanze dal fascismo.
Ciò nonostante il re non prese l’ iniziativa di destituire il duce come molti antifascisti speravano. Matteotti fu rapito e ucciso dalle squadre fasciste.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini nel suo discorso si assunse la responsabilità politica del delitto Matteotti.
Le leggi fascistissime
Il progetto politico di Mussolini, a partire del 1925, mirò alla fascistizzazione dello stato e della società civile.
Alla radice di questo progetto c’erano le leggi dette “fascistissime” del 1925-1926 ispirate dal giuridista Alfredo Rocco. Inoltre fu istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato. Questo tribunale aveva il compito di giudicare gli oppositori politici.
Tra il 1926 e il 1943 circa 15000 persone furono inviate al “confino”.
Questi provvedimenti abolirono quindi la libertà democratica e la dialettica politica, impedendo e reprimendo il dissenso.
Il governo di Mussolini aveva in mano il potere esecutivo e legislativo. La violenza squadrista cessò poiché fu sostituita dal Tribunale speciale,polizia segreta e dalla Milizia.
Il partito fascista si trasformò per mano del duce, in una struttura burocratica e gerarchica.
L’organo supremo del fascismo era il Gran Consiglio, che acquisì compiti di rilevanza costituzionale.
Sul piano sindacale Mussolini e il fascismo abolirono le libertà di contrattazione.
Solo i Sindacati fascisti potevano stipulare contratti di lavoro. Fu proibito lo sciopero e la serrata.
Con la Carta del Lavoro del 1927 si realizzò l’ordinamento corporativo.
Tutti i settori lavorativi vennero organizzati in corporazioni, ovvero degli organismi che rappresentavano i diversi interessi di ciascuna di esse. Ogni conflitto di interessi doveva essere regolato dallo stato.
Dittatura e consenso
Istituto Luce
Il fascismo negli anni trenta assunse le caratteristiche di un vero e proprio regime totalitario.
Alla repressione del dissenso il regime affiancò iniziative volte a mobilitare il consenso della popolazione. Un punto fondamentale fu il controllo dell’ informazione, ottenuto con la proibizione della stampa antifascista. Il fascismo ampliò i consensi, con l’utilizzo di tecnologie comunicative come per esempio la creazione dell’ istituto Luce. Con il ministero della Cultura italiana si posero sotto controllo, molti aspetti della vita culturale,che coinvolgeva milioni di italiani.
L’iscrizione al fascismo fu obbligatoria per i dipendenti pubblici.
Con l’ iscrizione al partito venivano promessi premi e promozioni.
Il governo controllava poi le organizzazioni di massa, istituite dal regime per educare la gioventù
ai valori fascisti. Furono così istituiti la Gioventù italiana del Littorio, l’ Opera nazionale del dopolavoro e la federazione nazionale fascista delle massaie rurali.
I Patti lateranensi
Firma dei Patti Lateranensi
Mussolini non si limitò ad ottenere il consenso popolare, ma si sforzò anche di conciliare stato e chiesa, cercando di sanare la frattura creatasi nel 1871 (bersaglieri italiani entrano a Roma).
L’11 febbraio 1929 il governo e la chiesa sottoscrissero i Patti lateranensi, con cui questa riconosceva la sovranità dello stato italiano, con capitale Roma, e lo stato riconosceva la sovranità pontificia sulla Città del Vaticano. In seguito a questi patti fu istituita l’Azione Cattolica, che poteva svolgere solamente attività religiose.
La politica economica
Il fascio: simbolo del regime
Tra il 1922 e il 1925 la politica economica del fascismo fu liberista. Il governo favorì la libertà di iniziativa economica, diminuì la spesa pubblica attraverso riduzioni del personale statale.
In questo periodo abbiamo un intenso sviluppo economico, soprattutto nel secondo settore.
Tra il 1925 e il 1930, iniziarono ad emergere difficoltà economiche.
La lira svalutava sempre più rapidamente rispetto alla sterlina. Ci fu una forte ripresa dell’ inflazione.
Mussolini decise quindi di effettuare una manovra deflazionistica, raffreddando l’inflazione. Questa manovra causò un rallentamento dell’economia. Le industrie esportatrici furono le più colpite, perché i prodotti persero competitività. La grande industria che lavorava prevalentemente per il mercato interno, trasse solo vantaggio.
Come possiamo constatare la politica economica del fascismo mirò allo sviluppo dell’ industria di base.
La crisi del 1929 si fece sentire anche in Italia: aumentò notevolmente la disoccupazione, si ridusse la produzione industriale.
Il fascismo reagì comprimendo i consumi privati e intensificando con strumenti nuovi, il suo ruolo di direzione dell’economia. Nel 1933 fu cosi creato l’Istituto per la ricostruzione industriale, che si impegnava a impedire il tracollo dell’industria.
Nella politica agraria,il governo si impegnò ad ottenere consensi tra le campagne.
Il fascismo inoltre spingeva per una politica demografica espansiva. Mussolini era a favore delle famiglie numerose e aiutava queste, con assegni e soldi, all’arrivo di nuovi nati.
Il governo si impegnò ad aumentare la produzione di grano (1926) e alla bonifica di molte campagne non coltivabili poiché erano paludose. Ricordiamo la bonifica dell’Agro pontino con la costruzione della città di Sabaudia e Littoria (attualmente Latina).
Furono istituiti nuovi enti pubblici economici, come l’ AGIP , e enti assistenziali e previdenziali come l’Inps e l’Inail.
Politica coloniale
Immagini simbolo della politica coloniale fascista
Dopo la conquista della Libia, la politica coloniale riprese negli anni trenta, con obbiettivi di acquisizione del consenso, all’ interno, e di affermazione del prestigio italiano, in campo internazionale. L’ Italia fu sanzionata dalla Società delle nazioni, per l’invasione degli stati africani, ma ciò non bastò per fermare l’aggressione dell’ Etiopia. Nacque così l’impero dell’ Africa orientale italiana.
Nonostante tutto il regime fu imperfetto per varie ragioni:
• Permanenza di centri di potere;
• Realtà non pienamente integrate nel regime;
• Fallimento del progetto di fascistizzazione integrale nella società italiana.
Leggi razziali
Leggi razziali
Nel 1938 il fascismo, con le leggi razziali, varò una legislazione razziale e antisemita.
Queste leggi furono frutto dell’ alleanza con Adolf Hitler. Queste leggi poi hanno portato la popolazione ebrea, gli omosessuali e tutti coloro che non erano considerati ariani, al “macello” dei campi di concentramento.
Questa alleanza confermò la mentalità antidemocratica e antiegualitaria del fascismo.
L’opposizione al fascismo
Partigiani
I movimenti più comuni antifascisti furono:
• Il fuoriuscitismo
• Giustizia e libertà
• Partito comunista
Il fuoriuscitismo era composto da antifascisti ed esuli,infatti questo movimento si sviluppò in Francia. Giustizia e Libertà era un movimento di matrice liberalsocialista. Il Partito comunista invece si muoveva clandestinamente all’interno della nostra nazione.
Un’ altra forma di opposizione si creò tra un gruppo di liberali e cattolici che non erano soddisfatti dei patti lateranensi e si distaccarono dalla chiesa.
Il Nazismo
Hitler
Austria e Ungheria e dopoguerra in Germania
L’Austria nel dopoguerra divenne una Repubblica democratica. In Ungheria si instaurò una repubblica sovietica che venne rapidamente rovesciata da un colpo di stato.
La Germania uscì dal conflitto economicamente provata, e sconvolta nelle sue istituzioni.
Fuggito l’imperatore venne proclamata la repubblica guidata da Erbert.
La crisi del 1929 si abbatté con conseguenze violente nel paese: l’economia tedesca era molto legata ai finanziamenti provenienti dagli Stati Uniti, perciò ne risentì più di qualsiasi altra nazione europea.
Nel giro di pochi anni la produzione industriale si dimezzò e i disoccupati raddoppiarono.
In questo quadro si colloca l’ascesa al potere di Adolf Hitler.
Hitler e il Partito nazionalsocialista
Svastica: simbolo del nazionalsocialismo
Hitler nel 1920 a Monaco,aderì a un piccolo partito di destra, che successivamente prese il nome di Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori. Il partito disponeva di squadre militari per colpire i militanti di sinistra.
Grazie alle sue doti di leader e oratore divenne la guida di questa fazione. Nel 1923 tentò il colpo di stato ma fu arrestato e condannato a cinque anni di reclusione.
Il processo diede lui l’opportunità di segnalarsi nel caotico panorama tedesco del tempo e di propagandare le sue idee. Infatti già nel 1933 il partito registrava circa un milione e mezzo di aderenti.
Le parole d ordine di Hitler erano due:
• Nazionalismo;
• Socialismo.
Erano in quel periodo le correnti più diffuse in Germania. Queste attiravano tanti strati della società tedesca.
Il nazionalismo inoltre chiedeva la revisione degli ingiusti trattati di pace. L’ideologia di Hitler e dei suoi seguaci era fortemente antimarxista.
Hitler otteneva crescente consenso presso èlite economico-finanziarie e militari.
Il partito del fhurer era una garanzia per evitare avventure rivoluzionarie all’ interno di una nazione sofferente sul piano economico e politico.
Questa fazione politica istituì le SS oltre alle SA già presenti. Queste erano dei gruppi armati che reprimevano il dissenso con la forza e che in seguito, seminarono il terrore in tutta Europa.
Razzismo,antisemitismo, antibolscevismo

Esecuzione da parte dei militari tedeschi contro gli ebrei
Come sappiamo il regime nazista già nel 1920 propone la revoca dei diritti civili agli ebrei. Successivamente Hitler unì antisemitismo e antibolscevismo, costruendo così la pietra angolare della sua politica. La sua abilità nei discorsi era straordinaria, e sull’ antisemitismo ottenne il consenso delle masse popolari. Gli ebrei diventarono una sorta di capro espiatorio della situazione di crisi. Molte sconfitte in campo economico nella Germania erano causate dal successo nel lavoro della razza ebrea. Quindi il nazismo li vedeva come nemici. Il fenomeno dell’ antisemitismo esisteva già in Europa ma in forme meno esasperate. Adolf Hitler mise la violenza al servizio della politica.
Questo totalitarismo considerava inferiori chi non aveva le caratteristiche fisiche e mentali della razza ariana. I nazionalsocialisti organizzarono degli atti di violenza, finalizzati all’ estirpazione della razza ebrea. L’ antisemitismo fu uno degli ingredienti fondamentali di questa politica.
L’intreccio di ingredienti come l’anticomunismo, l’ imperialismo e l’ odio per gli ebrei portò lo stato nella Seconda Guerra Mondiale.
Il nazismo acquistò popolarità con i comizi e con le violenze, ma prese il potere con le elezioni.
La crisi economica del 1929 interruppe la ripresa della Germania e frantumò l’ equilibrio tra i governi di coalizione. I gruppi dirigenti pensarono di poter fare del nazismo un perno su cui costruire un nuovo blocco politico conservatore.
L’ascesa di Hitler
Charlie Chaplin imita Hitler
Nel 1933 Von Papen affidò ad Adolf Hitler la carica di cancelliere.
Salì al governo come Benito Mussolini, cioè a capo di una coalizione. Nel marzo 1933 si tennero nuove elezioni, precedute da intimidazioni e atti di violenza attuati dalle SA e SS. L’ incendio del Reichstag fu attribuito ai comunisti. Molti di questi furono arrestati e le libertà personali e costituzionali furono sospese a tempo indeterminato. Al voto Hitler ottenne il 44% dei suffragi che sommato all’ 8% dei suoi fiancheggiatori, lo portò alla vittoria. Con l’ incendio del Reichstag, l’opposizione comunista non esisteva più.
Riuscì a prendere i pieni poteri grazie all’ aiuto degli SS e SA che piantonavano le uscite del parlamento. Il 20 marzo1933 fu costruito il primo campo di concentramento a Dachau per prigionieri politici. Il 10 maggio Hitler emanò una legge che scioglieva tutti i partiti salvo quello nazista. Nell’agosto 1934 assunse anche la carica di capo dello stato, concentrando su di sé tutti i poteri.
Il nazismo puntò molto all’indebolimento delle strutture del potere legale, quindi nessuna istituzione era in grado di contrastare il partito nazionalsocialista.
Quindi la Germania in questo periodo fu governata da una dittatura totalitaria che cancellò le libertà democratiche e che eliminò fisicamente molti oppositori politici.
Il regime ebbe l’assoluto controllo della società e degli individui. Il culto del lavoro e l’ esaltazione rituale del capo e della comunità del popolo tedesco del popolo tedesco divennero le armi propagandistiche di cui esso si servì per costruire il consenso.
Intanto l’ antisemitismo cresceva, soprattutto dopo la promulgazione delle leggi razziste di Norimberga.
Struttura della dittatura
Hitler e Mussolini
Il sistema nazista presentava più centri di potere gestiti da uomini fedeli al capo:
• Il partito, con le sue strutture regionali e centrali;
• La Gestapo, la polizia segreta del regime;
• Le istituzioni speciali come la Todt (edilizia pubblica e occupazione)
La politica economica
La cultura economica del nazismo era di tipo dirigista. Questa favorì lo sviluppo del capitalismo monopolistico dei grandi gruppi dell’ industria pesante e chimica. Lo stato intervenne in modo massiccio nel campo economico, cercando di favorire la crescita economica e l’ occupazione e preparando il paese all’ inevitabile conflitto mondiale, necessario per conquistare lo “spazio vitale” spettante alla Germania.
Scene all’ interno dei campi di concentramento
La Seconda Guerra Mondiale della Germania, e dell’ Italia
Hitler parla con ufficiali tedeschi
Lo scoppio della guerra
SS durante la guerra
Hitler era convinto di poter costruire il Terzo Reich senza dover affrontare una vera e propria guerra. Nell’ aprile 1939 l’ Albania fu annessa all’ Impero fascista. La Francia e la Gran Bretagna si impegnarono a garantire l’ integrità della Polonia, Romania e Turchia. L’ URSS per salvaguardare i propri confini firmò un patto di non aggressione direttamente con la Germania. Dall’altra parte Polonia e Francia firmarono un trattato d’alleanza. Ma Hitler il 25 agosto invase la Polonia. Inglesi e francesi chiesero l’immediato ritiro delle truppe.
Fu l’inizio della guerra, che nei piani tedeschi doveva essere lampo. Nel frattempo l’URSS attaccava la Finlandia. I tedeschi puntarono alla conquista della Norvegia, Danimarca, Francia, Olanda, Belgio. Il 14 giugno i tedeschi entrarono a Parigi.
La guerra parallela dell’ Italia
Manifesto fascista a favore della guerra
Nella prima fase l’ Italia mantenne una posizione di non belligeranza. Ma il 10 giugno 1940 il ministro degli esteri consegnò alla Francia e alla Gran Bretagna la dichiarazione di guerra, mentre il duce annunciava al popolo l’entrata al conflitto dell’ Italia. Quest ultima attaccò la Francia nel confine sud-orientale. I francesi già provata dalla difesa dai tedeschi, firmò l’armistizio che apportò modeste modifiche ai confini. In Africa l’Italia perse le colonie che già possedeva. Questa perdita portò ad una crisi del consenso.
Il predominio tedesco
Tedeschi al confine con la Polonia
La GB rifiutò la proposta di pace di Hitler. Churchill e gli inglesi volevano continuare la guerra sino alla vittoria. Nel luglio 1940 ebbe inizio il progetto preparato dai nazisti per l’ invasione della GB. L’ offensiva tedesca contro gli inglesi fu violenta, ma questi resistettero. La resistenza britannica fu un vero e proprio problema, che rischiava di mandare a monte i piani del nazismo.
La resistenza della Gran Bretagna fu sostenuta dagli USA che mandavano aiuti finanziari.
Germania, Italia e Giappone firmarono un patto, dove si promettevano aiuti reciprochi in caso di difficoltà e bisogno. I tedeschi e gli italiani conquistarono la Grecia e la Jugoslavia.
Nel giugno 1941 la Germania e l’ Italia avanzarono verso la Russia. Quest ultima si difese molto bene.
I tedeschi in seguito rinunciarono a conquistare la Russia per tante motivazioni:
• La lunga resistenza sovietica e il freddo stremava i soldati;
• I tedeschi si erano ben attrezzati per una guerra di breve durata.
L’intervento degli Stati Uniti
Caccia da guerra americano
La guerra dilagò anche in Estremo Oriente, dove il Giappone cercava di espandersi e di imporre la propria supremazia nell’ area dell’Asia sud-orientale. Nel 1941 gli USA entrarono in guerra, ma di fronte all’attacco hitleriano,diede aiuto concreto alla GB. Gli Stati Uniti firmò con gli inglesi la Carta Atlantica, dove a fine guerra si promettevano la ricostruzione dell’ordine democratico. Gli USA dichiararono guerra al Giappone. Questa decisione fu presa dopo l’attacco a Pearl Harbor dei giapponesi (7/12/1941)
Attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbor (Hawaii)
Il 12 dicembre l’Italia e la Germania dichiararono guerra agli USA. GB, URSS e USA sottoscrissero il patto delle Nazioni Unite, che li impegnava a lottare contro i fascismi.
L’ Europa occupata
Aereo inglese attacca i tedeschi
In tutti i paesi occupati dai tedeschi, Hitler cominciò la sua persecuzione antiebraica, che assunse le dimensioni del genocidio. Gli ebrei furono obbligati a vivere nei ghetti, poi venivano deportati nei lager e campi di concentramento. Queste costruzioni progettate dai nazisti erano vere e proprie fabbriche di morte. Gli ebrei prima di morire venivano sfruttati nel lavoro, poi uccisi. Veniva ucciso chi non era in grado di lavorare. Accanto agli ebrei vennero deportati zingari, omosessuali e antifascisti. Questo intreccio di guerra, odio e morte portò alla resistenza.
La resistenza in Europa cominciò a coordinarsi in gruppi ben equipaggiati per la lotta al fascismo.
La campagna d’Italia
Sbarco americano in Sicilia (10 luglio 1943)
L’ apertura di un nuovo fronte in Italia viene realizzata il 10 luglio 1943, quando una flotta USA e GB sbarcò sulle coste siciliane. L’ isola fu subito occupata. La popolazione vide i militari come alleati dei liberatori. Nelle file fascista serpeggiavano malumori verso Mussolini.
Tra il 24 e il 25 luglio Mussolini fu attaccato da Grandi e dal Ministro degli esteri Ciano. Mussolini fu arrestato e imprigionato a Campo Imperatore.
Arresto di Benito Mussolini
Alla notizia dell’arresto del duce, il popolo festeggiò manifestando in piazza. Le istituzioni dei fascisti furono distrutte (Gran Consiglio e Tribunale Speciale), dagli antifascisti.
Gran Consiglio ridotto in macerie dagli antifascisti
I tedeschi si rafforzarono militarmente in Italia,pronti ad intervenire contro le defezioni degli alleati italiani. L’ Italia fu costretta a firmare un armistizio con i tedeschi.
L’armistizio gettò l’Italia nel disordine assoluto. Roma fu occupata dai tedeschi dopo aspri combattimenti con le truppe italiane. I tedeschi imprigionarono circa 600000 soldati italiani.
Molti soldati si unirono ai partigiani.
Il 12 settembre 1943 i tedeschi liberarono Mussolini, che formò un nuovo governo fascista con capitale a Salò. L’ Italia così fu divisa in due parti:
• Sud continua ad esistere il vecchio stato monarchico;
• Nord la repubblica di Salò.
La resistenza italiana
Liberazione delle città fasciste. Manifesto di propaganda antifascista.
Nell’ Italia del sud si verificarono episodi di resistenza e lotta spontanea contro le violenze dei tedeschi in ritirata, mentre gli alleati cominciavano a risalire la penisola. Nel nord si formarono le prime bande armate. I partigiani agivano fuori dalle città e attaccavano di sorpresa i fascisti e i nazisti. Si ricostruì il Partito socialista e i rappresentanti di questo partito si unirono e formarono il Comitato nazionale di liberazione. Il CNL lottava contro il fascismo e la monarchia.
Il primo obbiettivo era comunque la liberazione dell’ Italia. Nel 1944 Roma fu liberata.
I movimenti antifascisti alla fine riuscirono a liberare l’ Italia dalle dittature fascinaziste.
L’esito della guerra
Bomba atomica, sganciata dagli americani contro i giapponesi
I giapponesi dopo una lunga guerra che decretava la vittoria americana, non si arrendevano.
Così gli americani decisero di utilizzare per la prima volta la bomba atomica. Furono sganciate il 6 e il 9 agosto sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Il 15 agosto i giapponesi si arreseselo.
In Italia il 28 aprile Mussolini venne giustiziato.
Il corpo del duce venne esposto in piazza Loreto a Milano
Hitler e il nazismo cadde sotto i colpi delle bombe americane. I campi di concentramento furono liberati, e dentro a quelle fabbriche di morte si scoprì uno spettacolo terrificante. I civili tedeschi furono condotti dagli americani per vedere bene cosa una dittatura come il nazismo abbia fatto.
Circa 6 milioni di ebrei persero la vita, per mano di Hitler.
Queste sono 5 foto, 5 delle tante. Ho voluto fare questo argomento perché penso che sia il capitolo più buio della storia, dal Big Bang sino ad ora. Quando ricordano questi fatti la mia sensazione è di odio, tanto odio. E la cosa che mi fa innervosire ancora di più è che esiste ancora gente come loro…
La storia doveva e deve insegnarci qualcosa,ma non è così purtroppo……. Deve esistere solo una forma politica: LA DEMOCRAZIA.. E tutti dobbiamo avere le libertà di pensiero,parola, stampa, riunione. Rimanendo sempre nella legalità..
Dopoguerra in Italia
L’Italia con il Referendum a suffragio universale decise tra monarchia e repubblica. Vinse la repubblica e l’assemblea costituente creò la Costituzione Italiana che contiene i diritti e i doveri principali del cittadino.
L’Italia è una repubblica (Corriere della Sera)
Italo Calvino
Biografia
Il 15 ottobre 1923 Italo Calvino nasce a Santiago de Las Vegas, nell'isola di Cuba. I genitori sono entrambi di Sanremo e studiosi di scienze naturali: il padre, Mario, è agronomo e si trova a Cuba per dirigere una stazione sperimentale di agricoltura, la madre Evelina Mameli, è botanica. Due anni dopo la famiglia rientra a San Remo nella villa "la Meridiana", immersa in un giardino ricco di esemplari esotici. Italo impara presto a conoscere le piante, gli animali e i sentieri delle Prealpi liguri. Nel 1926 nasce il fratello Floriano. Dai genitori, entrambi di formazione laica, liberi pensatori, legati a tradizioni repubblicane e socialiste, riceve un'educazione tollerante e anticonformista rispetto a quella della maggioranza dei suoi coetanei. Frequenta poi il prestigioso Liceo Cassini dove ha per compagno Eugenio Scalfari, affascinato dal romanzo d'avventura e di formazione divora Kipling, Conrad, Stevenson e Nievo; compone le prime poesie. Suscitano inoltre la sua attenzione le riviste umoristiche, i fumetti e il cinema. Negli anni del primo conflitto mondiale, il giovane Calvino è di fronte a nette scelte politiche e morali. Durante l'occupazione tedesca è fra i renitenti alla leva della repubblica di Salò e, dopo aver appreso della morte in combattimento di un giovane medico comunista, si unisce insieme al fratello sedicenne, alle Brigate partigiane Garibaldi operanti nella zona delle alpi marittime. I suoi genitori vengono presi in ostaggio dai tedeschi. Dopo la liberazione, iscritto al PCI, frequenta gli ambienti della Einaudi dove conosce Pavese e Vittorini. Nel 1947 si laurea in letteratura con una tesi su Conrad. Nel 1949 è Pavese ad esortarlo a mettere mano al suo primo romanzo, "Il sentiero dei nidi di ragno". Collabora con l'Unità Il Politecnico e Cultura e realtà. Il suicidio di Pavese nel 1950 lo coglie di sorpresa e segna una svolta nella sua vita. Nel 51 perde anche il padre. Fra il 52 e il 56 pubblica, fra gli altri romanzi Il visconte dimezzato. Il 56 segna anche una frattura storica: si allontana dal PCI a causa della crisi in Ungheria. Fino al 66 pubblica Fiabe italiane, Il barone Rampante, Il cavaliere inesistente. Compie escursioni nel settore dell'astronomia, della biologia, della cibernetica. Calvino si trasferisce poi a Parigi dove resta sino al 1980, pubblica Le città invisibili. Dal 74 Calvino avvia una discontinua collaborazione col Corriere della sera. Nel 78 perde la madre 92enne e vende "La meridiana", inizia quindi la collaborazione con la Repubblica. Pubblica “Se una notte di inverno un viaggiatore”. Nel 1980 dichiara chiusa un'intera stagione culturale pubblicando tutti i suoi saggi con l'emblematico titolo Una pietra sopra. Nel 1980 torna in Italia e si stabilisce a Roma, un anno dopo riceve la legione d'onore. Nell'estate del 1985, intento a preparare un ciclo di conferenze a Harvard, è colto da ictus muore a Siena il 19 settembre.
Il primo Calvino tra Neorealismo e componente fantastica
Romanzo d’esordio: “Il sentiero dei nidi di ragno” edizione 1964
Il romanzo d’esordio di Calvino, “Il sentiero dei nidi di ragno” si colloca nell’ambito del Neorealismo. Nel suo libro ci parla della lotta partigiana e del clima di fervore degli anni
postbellici. Egli sentiva il bisogno di dare voce ad una vicenda collettiva che viene sentita come decisiva e che alimenta speranze in un cambiamento profondo della vita nazionale e nella costruzione di un’ Italia più civile e più giusta. Nel suo libro parla anche degli animi dei partigiani, ci intende dimostrare che erano in molti che senza ideologia politica sentivano “un elementare spinta di riscatto umano”.
Ciò che allontana Calvino dagli standard neorealistici è il fatto che, pur rappresentando figure e ambienti proletari e sottoproletari, il suo libro non rileva alcun intento documentario di tipo naturalistico. Anzi il romanzo è ambientato in un clima fantastico, di fiaba. Nel sentiero abbiamo quindi due direzioni che Calvino seguirà nel suo percorso letterario: il realismo e la dimensione fantastica.
Lo stile simile a quello del romanzo precedente è “Ultimo viene il corvo”.
Calvino sceglie di puntare sulla componente fantastica e pubblica nel 1952, “il Visconte Dimezzato”. Questo romanzo parla del visconte Medardo di Terralba che, durante la guerra con i Turchi viene diviso in due da una palla di cannone. La divisione porta alla nascita di due personaggi opposti: il Gramo e il Buono. I due personaggi incorrono in varie avventure. Il Gramo faceva del male e il Buono del bene, finchè un intervento chirurgico li riunisce in una sola persona.
Questo è un romanzo allegorico, divertente dove compare il tema del doppio esistente negli stili degli autori ottocenteschi.
Nel 1956 viene pubblicato “Il barone rampante”, che è molto simile al romanzo precedente.
Lo stile usato da Calvino in questa storia è il racconto filosofico settecentesco ed illuministico.
La storia è semplice: il barone Cosimo Piovasco di Rondò, nel 1767 decide di passare tutta la sua vita sopra un albero e di non scendere più. Qua conduce una vita molto operosa e partecipa anche alla vita pubblica, senza isolarsi.
La storia di Cosimo è una metafora della condizione dell’intellettuale, di quando questo ha bisogno di guardare la realtà da una posizione di distacco per poterla osservare e capire meglio.
Nel 1959 Calvino pubblica “Il cavaliere inesistente”.
Questo racconto si rifà invece al modello cavalleresco. Il breve romanzo parla di Agilulfo che non ha corpo e si riduce ad una vuota armatura. Dopo numerose avventure il cavaliere si suicida, sfasciando la sua armatura.
Questi ultimi tre romanzi furono raccolti in un unico volume, con il titolo “I nostri antenati”.
Tra il 1952 e il 1956 il gusto fiabesco di Calvino prende corpo con i dieci raccolti dedicati a Marcovaldo. A queste storie Calvino ne aggiunse altre dieci nel “Marcovaldo ovvero le stagioni in città”. Le storie furono poi raccolte in un volume dal titolo “Racconti”.
Marcovaldo era un manovale di origine contadina e un giorno si trova inserito nell’alienante città industriale moderna e con disarmante ingenuità tenta di sopravivere .
Calvino vuol farci capire l’impatto della seconda rivoluzione industriale sul tessuto sociale di un’ Italia ancora contadina.
L’autore parlò nei suoi libri dei problemi dell’Italia (“La speculazione edilizia”1957; “La nuvola di smog”).
Questo filone “realistico” culmina col libro “La giornata di uno scrutatore”.
Dopo questo libro Calvino percorse altre strade.
Il sentiero dei nidi di ragno
Ambientato nei mesi della Resistenza, tra i vicoli di una città ligure della Riviera di Ponente ed i boschi e le valli in cui si svolge la guerra partigiana, II sentiero dei nidi di ragno racconta la storia di Pin, un bambino solo e desideroso di appartenere al mondo degli adulti del vicolo e dell'osteria, dai quali cerca di farsi accettare. Insultato per le relazioni che la sorella intrattiene con i militari tedeschi e sfidato a provare la sua fedeltà, Pin sottrae all'amante della donna una pistola e la nasconde in campagna, nel luogo in cui è solito rifugiarsi, dove i ragni fanno il nido. L'azione mette in moto una sequenza d'eventi che lo portano ad entrare in contatto con quel mondo degli adulti che gli sembrava misterioso: è preso dai tedeschi; durante l’interrogatorio non riuscendo ad ottenere alcun’informazione da Pin, i tedeschi decidono di arrestarlo; condotto in prigione Pin incontra Pietromagro, il padrone della bottega dove Pin era solito lavorare. Oltre a Pietromagro, Pin incontra anche Lupo Rosso, un partigiano dalla grande fama che era stato catturato prima di lui e che ogni giorno in carcere veniva interrogato e malmenato. Grazie all’aiuto di Lupo Rosso Pin riesce a scappare, ma una volta fuori prigione si perde ed inizia a vagare da solo nel bosco fino all’incontro con Cugino che lo porta al suo accampamento e lo presenta alla banda partigiana del Dritto, composta di personaggi dubbi e poco eroici. Pochi giorni dopo però scoppia un incendio nell’accampamento a causa di una distrazione del Dritto, e tutti sono costretti a fuggire e a ripararsi in un vecchio casolare con il tetto sfondato. Qui arrivano il comandante Ferriera e il commissario Kim, che saputo di quanto accaduto vanno a trovare gli uomini dell’accampamento, anche per riferire di una battaglia che si sarebbe svolta in un monte lì vicino e che avrebbe chiesto la partecipazione di tutti. Una volta che tutti gli uomini dell’accampamento sono tornati dalla battaglia Pin decide di canzonare tutti e mentre fa questo rivela a Mancino, il cuoco, di quanto è successo tra sua moglie Giglia e il capitano, che interviene per farlo zittire, quasi rompendogli le braccia. Pin, offeso e arrabbiato, fugge e, ritornato al posto dei nidi dei ragni scopre che Pelle, un giovane partigiano giustiziato dai compagni perché faceva la spia, aveva rubato la sua pistola. Fortunatamente la ritrova nelle mani di sua sorella e dopo avergliela presa scappa anche da lei. Solo e sconsolato, mentre vagava per i sentieri vicini alla cittadina incontra Cugino al quale presta la pistola. Il partigiano la userà, forse, per giustiziare la sorella di Pin, ma poi ritornerà da lui e lo terrà con sé.
Il secondo Calvino: la sfida al labirinto
Il trasferimento a Parigi nel 1964, mette Calvino direttamente a contatto con la cultura francese.
Questa in quegli anni era dominata dallo strutturalismo.
Calvino subisce influenza da questa cultura, l’ opera che lo colpisce maggiormente è “L’ Oulipo” di Quenau.
L’ autore si interessò alle scienze umane, matematiche e naturali.
Il primo frutto di questi interessi sono “Le cosmicomiche”. Si tratta di una serie di racconti che traducono in forme narrative ipotesi scientifiche sull’ origine e l’organizzazione del cosmo.
Lo scenario è quello di un universo che non ha ancora visto la nascita dell’ uomo, ma le entità che lo compongono assumono forme umanizzate, prendendo corpo in figure che ricevono in prestito i loro tratti dalle più comuni situazioni quotidiane.
Le cosmicomiche
Il narratore delle storie contenute in quest opera, è un personaggio dal nome “Qfwq” che assume tante fisionomie e si trova nelle fasi salienti dell’ evoluzione del cosmo.
Nel 1967 venne pubblicata “Ti con zero”, altre quattro cosmicomiche. Nel 1984 Calvino riunì tutte le cosmicomiche in un unico volume dal titolo “Cosmicomiche vecchie e nuove”.
Un’ altra opera di Calvino fu “Il castello dei destini incrociati”. Le storie di questo romanzo furono ricavate dalle figure di un mazzo di tarocchi.
Nel 1972 l’autore pubblicò “Le città invisibili”. Il libro descrive città ipotetiche presentate da Marco Polo all’imperatore tartaro Kublai Kan.
Con “Se una notte d’inverno un viaggiatore” Calvino applica il gioco combinatorio alla letteratura.
La storia tratta di un lettore e di una lettrice che cercano un romanzo da loro iniziato che per difetti di stampa, resta interrotto.
L’ultimo lavoro di questo autore è: “Le lezioni americane”, scritte nel 1985 poco prima della sua morte e pubblicate nel 1988. Sono i testi delle conferenze che lo scrittore avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard. Il libro è diviso in sei capitoli:
1. Leggerezza;
2. Rapidità;
3. Esattezza;
4. Visibilità;
5. Molteplicità;
6. Consistenza;.
Calvino ritira il premio Bagutta (1959)
Le lezioni americane
Le lezioni americane
I cinque temi portanti del libro sono: “la leggerezza”, “la rapidità”, “l'esattezza”, “la visibilità” e “la molteplicità”, devo ricordare che “Consistenza” non fu mai terminato.
Calvino definisce queste, come le qualità necessarie da proiettare nel nuovo millennio che dista solo quindici anni ma che non desta in lui particolare apprensione o curiosità.
Riportando citazioni da un gran numero di opere (Divina commedia, Zibaldone dei pensieri, Romeo e Giulietta, ecc.), e tirando in ballo grandi autori del calibro di Dante, Leopardi, Shakespear, Calvino spiega cosa intende per leggerezza, per rapidità, ecc. e spiega inoltre come queste cambieranno e troveranno locazione nella lingua del nuovo millennio.
Una delle questioni suscitate da Calvino interessanti, è quella riguardante l'esattezza, esso parla della mutazione della lingua negli ultimi anni e di come questa si stia impoverendo gradualmente a causa del cambiamento dei modi di vivere.
Il linguaggio del libro è riportato completamente in discorso diretto, visto che è stato scritto esattamente ciò che è stato detto dall'autore nelle conferenze tenute, senza apporre cambiamenti nemmeno alle parole straniere.
Un altro capitolo importante e interessante è quello della leggerezza. In questo capitolo Calvino fa riferimento a Leopardi e alla luna. L’autore ligure pensa che i versi più belli di Leopardi siano quando parla della luna.
Questa ha il potere di comunicare una sensazione di levità, di silenzioso e calmo incantesimo.
Per Calvino, Leopardi ha compiuto il miracolo di togliere al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare. Nelle sue poesie la luna occupa pochi versi, quelli che bastano a illuminare il suo componimento di quella luce o a proiettarvi l’ombra della sua assenza.
Frasi famose di Italo Calvino:
D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda.
Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.
La lettura è solitudine. Si legge da soli anche quando si è in due.
La lettura è un atto necessariamente individuale, molto più dello scrivere.
Il pregiudizio e gli stereotipi
Come detto in precedenza, le dittature fasciste attuarono una politica impregnata di pregiudizio verso gli ebrei, omosessuali. Cerchiamo di capire meglio cosa sono:
• Gli Stereotipi;
• La distanza sociale;
• Pregiudizi.
I rapporti che si instaurano tra gruppi diversi vengono chiamati relazioni intergruppo.
Sono di fondamentale importanza le relazioni tra gruppi piccoli (es. tra famiglie, classi scolastiche), sia le relazioni tra grandi gruppi (etnie, popoli, ecc.).
Per rendersi conto del peso delle relazioni intergruppo basta pensare che molti fenomeni storico-sociali, come le guerre, hanno alla base proprio i rapporti tra i gruppi.
Nel corso delle relazioni intergruppo le persone, da una parte e dall’altra, si formano idee sul proprio gruppo e sull’altro.
Gli stereotipi
Tutti noi abbiamo un’ idea di come sono per esempio gli inglesi, milanesi, napoletani.
Se ci nominano un gruppo sociale qualsiasi, ne immaginiamo i rappresentanti tipici e, in qualche modo, riusciamo a descriverli. Nella nostra mente abbiamo quindi raffigurazioni di gruppi sociali, presenti nel mondo in cui viviamo.
Una caratteristica fondamentale è la raffigurazione organica.
Quando per esempio ci immaginiamo un gruppo sociale, abbiamo in mente un quadro ben chiaro e coerente, con una sua trama ed una sua logica. Le diverse caratteristiche sono collegate tra loro, per quanto vago, c’è un disegno complessivo e ci sono dietro ragionamenti con i quali giustifichiamo ciò che pensiamo.
Un’ altra caratteristica è la raffigurazione schematica.
Gli stereotipi semplificano la realtà e la fissano artificiosamente, perché non tengono conto della complessità dei fenomeni naturali e dei cambiamenti nel tempo.
Gli stereotipi sono raffigurazioni largamente condivise.
Se chiediamo ad un certo numero di persone di descriverci un gruppo sociale, almeno sui punti fondamentali è d’accordo. In effetti lo stereotipo non è l’ idea di qualcuno su un gruppo sociale, ma rispecchia una concezione di quel gruppo diffusa tra la gente. Dobbiamo precisare che sullo stereotipo di un gruppo, in genere sono d’accordo le stesse persone del gruppo in questione. Si dice che l’autostereotipo, cioè lo stereotipo che il gruppo ha di sé stesso, tende a coincidere con l’eterostereotipo, lo stereotipo che gli altri gruppi hanno di quel gruppo.
Gli stereotipi sono importanti, poiché sono anche dei principi guida, che condizionano il modo in cui interpretiamo la realtà sociale e le azioni che decidiamo di compiere.
La distanza sociale
Con questo termine si indica la disponibilità ad avere contatti con persone di un gruppo sociale diverso dal proprio. Se la gente di un gruppo preferisce evitare quella dell’altro, diremo chela distanza sociale è grande, altrimenti che è piccola.
La distanza sociale viene valutata interpellando gli appartenenti di un gruppo e chiedendo se accetterebbero di allacciare con persone dell’ altro gruppo, determinati rapporti, coma abitare nello stesso palazzo.
Il pregiudizio
Immagine simbolo di pregiudizio
Nel linguaggio comune per pregiudizio si intende un giudizio formale prima ancora di sapere come stanno le cose. Nelle scienze sociali non è in questo senso che si parla di pregiudizio.
Il significato del linguaggio comune è troppo generico. Lo scienziato sociale è interessato ai giudizi sui gruppi sociali e non a qualsiasi giudizio su qualsiasi cosa.
Infatti quando la parola pregiudizio viene utilizzata in termine rigorosamente tecnico indica qualcosa di più preciso.
I pregiudizi sono atteggiamenti che hanno per oggetto gruppi sociali e che si sviluppano nel corso di relazioni intergruppo.
Il pregiudizio in senso tecnico quindi, è un atteggiamento, cioè una posizione a favore o a sfavore nei riguardi di qualcosa.
Come qualsiasi atteggiamento il pregiudizio può essere positivo, negativo e neutrale. Generalmente gli atteggiamenti verso il nostro gruppo tendono ad essere positivi, mentre quelli verso l’altro gruppo negativi. Questo è un fenomeno chiamato favoritismo.
Capita però anche il contrario, per esempio adolescenti che odiano la propria famiglia e stimano quella degli altri.
I mass media tendono ad accentuare che pregiudizio equivale a qualcosa di negativo, ma non è così.
Il razzismo è un pregiudizio, ma anche la pacifica convivenza lo è, quindi è errato pensare che il pregiudizio sia negativo e basta.
Le conseguenze del pregiudizio
Quando un gruppo sociale è bersagliato da altri, subisce contraccolpi negativi sul piano sociale e psicologico.
La discriminazione c’è quando determinate persone vengono trattate in modo diverso dalle altre in ragione della loro appartenenza a un gruppo o a una categoria. La discriminazione è un comportamento e si vede solo nei fatti.
Perciò è diverso dalla distanza sociale, che è invece una semplice predisposizione personale interiore. Le persone possono essere trattate meglio (discriminazione favorevole) o peggio (discriminazione sfavorevole).
Il pregiudizio è quindi un presupposto della discriminazione. Però queste due cose non vanno sempre insieme. Mettiamo l’esempio di una persona che ha pregiudizi contro i neri e che non attua nessuna forma di discriminazione.
La discriminazione se viene praticata su larga scala, può avere una serie di effetti che colpiscono o in positivo o in negativo, la psicologia individuale e la vita sociale. Come ho detto quindi può avere, infatti non sono conseguenze obbligatorie. Sono fenomeni che possono verificarsi e spesso si verificano.
La discriminazione può modificare il concetto di sé e la stima che le persone hanno di sé stesse. Quella favorevole porta invece a sovrastimarsi e a giudicarsi superiori, quella sfavorevole invece all’opposto. Quest ultimo caso può portare l’individuo a odiarsi e a comportarsi in maniera autolesiva.
Addirittura chi è oggetto di discriminazioni sfavorevoli, punta a degli obbiettivi meno ambiziosi e cerca meno il successo in ogni campo. Spesso la discriminazione ottiene l’ effetto che le persone di quel gruppo finiscano di comportarsi davvero come prevedono gli stereotipi sul loro conto.
Questo fenomeno Merton lo ha chiamato profezia che si autoadempie.
Un altro effetto sociale della discriminazione è la disuguaglianza sociale.
Come conseguenza della discriminazione sfavorevole un gruppo sociale o una categoria tende ad applicare una serie di meccanismi che escludono gli appartenenti all’altro gruppo o all’ altra categoria. Si realizza così la chiusura di gruppo.
In genere un gruppo prevale su di un altro. Di conseguenza i membri del gruppo dominato non hanno possibilità di integrarsi nella vita della società.
La segregazione compare quando gli appartenenti a due gruppi utilizzano luoghi separati.
Si parla di microsegregazione se la divisione avviene in posti come i WC o sale d’aspetto.
Segregazione residenziale o intermedia è per esempio la suddivisione dei quartieri.
Macrosegregazione è quando si vive in luoghi estesi, ma confinati.
Fattori che favoriscono il pregiudizio
Sono numerosi i fattori psicologici che possono inasprire l’ ostilità verso un gruppo sociale.
• Personalità: è possibile che ci siano personalità maggiormente predisposte ad avere pregiudizi. La personalità autoritaria, definita così da studiosi come Adorno, riguarda quegli individui che hanno un forte senso dell’ autorità e vogliono comandare.
• Educazione: i pregiudizi si apprendono dagli adulti, specie dai genitori. Ha grande importanza l’imitazione, ma anche l’insegnamento più o meno esplicito. Si è visto che genitori di individui con personalità autoritaria nutrono anch’essi forti pregiudizi verso le minoranze. Il grosso dei pregiudizi viene acquisito in età prescolare e scolare e diventa stabile nella preadolescenza e adolescenza.
Gli studi storici e sociologici mostrano che, quando due gruppi entrano in competizione tra loro per lo sfruttamento delle risorse, crescono negli appartenenti al gruppo i pregiudizi.
Un pregiudizio se largamente diffuso, può essere una specie di passaporto per integrarsi nella società. Uno dei fattori che favorisce il pregiudizio è la conformità sociale, cioè il fare come fanno gli altri.
• Le persone che hanno più basse condizioni sociali ed economiche e un minor grado di istruzione tendono a nutrire più pregiudizi. Le persone più istruite in genere li mascherano molto meglio.
• La discriminazione favorisce il pregiudizio. I mezzi di comunicazione di massa possono favorire questi anche se non si impegnano a costruire benevolenza o disprezzo per categorie o gruppi.
Come ridurre i pregiudizi
Le strategie fondamentali sono tre:
Una maniera di combattere il pregiudizio consiste nel trasmettere più informazioni possibili sui vari gruppi e categorie di persone attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Anche se i programmi di educazione sulla questione non hanno sortito risultati di grande efficacia, però nel tempo qualche effetto positivo si è notato.
Un altro metodo consiste nel favorire i contatti tra gruppi opposti e categorie. Se, ad esempio c’è segregazione, ciò vuol dire desegregare. Questo modo è efficace però, se vengono rispettate determinate condizioni. La desegregazione dovrebbe essere imposta dalla legge, senza possibilità di deroghe. O ancora con il risveglio delle coscienze. Con questa espressione si intende un’ opera tesa a fare in modo che le vittime del pregiudizio prendano coscienza della situazione. Gli individui così si uniscono, e insieme danno vita a movimenti sociali che comportano cambiamenti significativi.
Hanna Arendt
Foto risalente al 1929
Vita e opere
Hannah Arendt nasce nel 1906 a Hannover, in una famiglia benestante appartenente alla borghesia ebraica, ma non avevano legami particolari con il movimento e con le idee sioniste. A Königsberg, dove nel frattempo la famiglia si è trasferita, consegue nel 1924 l' “Abitur”, titolo di studio che equivale all’italiano diploma di maturità. Conseguito l' “Abitur” decide di iscriversi all'Università di Marburg, dove si stava facendo strada la tendenza più interessante di quegli anni, la fenomenologia di Husserl. Arendt incontra un giovane docente destinato a diventare uno dei pensatori più importanti del XX secolo: Martin Heidegger. Con il filosofo tedesco Hannah intratterrà un rapporto personale intenso, che la coinvolgerà sotto diversi aspetti (anche sentimentali) per l'intero arco della vita. Nel 1925 si reca a Friburgo per un semestre di studio, al fine di seguire le lezioni del fondatore della filosofia fenomenologica Edmund Husserl. Quindi, seguendo le indicazioni di Heidegger, si sposta all'Università di Heidelberg, dove sotto la guida di Karl Jaspers prepara e porta a termine nel 1929 la ricerca di dottorato “Der Liebensbegriff bei Augustin” (“Il concetto di amore in Agostino. Saggio di interpretazione filosofica”). Nel 1929, trasferitasi a Berlino, ottenne una borsa di studio per una ricerca sul romanticismo dedicata alla figura di Rahel Varnhagen (“Rahel Varnahagen. Storia di un'ebrea”). Nello stesso anno sposa Günther Stern, un filosofo conosciuto anni prima a Marburg. Dopo l'avvento al potere del nazionalsocialismo e l'inizio delle persecuzioni nei confronti delle comunità ebraiche, Hannah abbandona la Germania nel 1933 attraversando il cosiddetto "confine verde" delle foreste della Erz. Passando per Praga, Genova e Ginevra giunge a Parigi, dove conosce e frequenta, tra gli altri, lo scrittore Walter Benjamin e il filosofo e storico della scienza Alexander Koiré. Fino al 1951, anno in cui le verrà concessa la cittadinanza statunitense, rimane priva di diritti politici. Nella capitale francese collabora presso istituzioni finalizzate alla preparazione di giovani ad una vita come operai o agricoltori in Palestina (l'Agricolture et Artisan e la Yugend-Aliyah) e diventa, per alcuni mesi, segretaria personale della baronessa Germaine de Rothschild. Nel 1940 si sposa per la seconda volta, con Heinrich Blücher. Ma gli sviluppi storici del secondo conflitto mondiale portano Hannah Arendt a doversi allontanare anche dal suolo francese: internata nel campo di Gurs dal governo Vichy in quanto "straniera sospetta" e poi rilasciata, dopo varie peripezie, riesce a salpare dal porto di Lisbona alla volta di New York, che raggiunge insieme al coniuge nel maggio 1941. Il periodo americano inizia in maniera non certo facile: alle iniziali difficoltà economiche si aggiunge l'impegno, faticoso quanto necessario, dell'apprendimento di una nuova lingua. Nonostante tutto è proprio nel nuovo mondo che Hannah ha modo di creare nuove amicizie e di scrivere opere importanti, che le permettono di acquisire autorevolezza e notorietà come intellettuale e pensatrice politica. Nella sua intensa attività, Hannah Arendt è costantemente supportata da una particolare famigliarità con la scrittura: possiede infatti il talento non comune di unire, con fluidità, il pensiero alla penna. In modo più o meno marcato ma sempre indelebile, tale capacità può essere vista come un segno distintivo, presente in tutti i suoi scritti. Le riflessioni vengono proposte attraverso uno stile personale, rigoroso e discorsivo al tempo stesso: in quanto scrittrice avversa al dogmatismo culturale, Hannah Arendt non vuole la passività del lettore, ma al contrario ricerca e richiede un suo coinvolgimento attivo, attento, dialogico. La figura e l'opera di questa pensatrice possono costituire una esempio eloquente della possibilità di un felice connubio fra pensiero e parola, contemplazione e azione, tradizione e innovazione. Nel 1951 pubblica il fondamentale “The Origins of Totalitarianism” (“Le origini del totalitarismo”), frutto di un’ accurata indagine storica e filosofica. In tale contesto, particolarmente interessante risulta essere l'analisi della cosiddetta "ideologia", intesa come uso indebito della facoltà razionale umana e perciò crogiolo potenziale di ogni dinamica totalitaria. La mente gioca con se stessa: l'atteggiamento ideologico, privo di un vero ideale, assolutizza la facoltà logica facendola esorbitare dai suoi limiti costitutivi, in modo tale da costruire una pseudo-realtà, impermeabile all'esperienza della realtà autentica, al cui interno vige la pretesa di spiegazione totale che nega, di fatto, la vocazione della natura umana alla libertà di iniziativa. Dal 1957 comincia la carriera accademica vera e propria: ottiene insegnamenti presso le Università di Berkeley, Columbia, Princeton e, dal 1967 fino alla morte, anche alla New School for Social Research di New York Nel 1961, in qualità di inviata del settimanale "New Yorker", assiste al processo contro il gerarca nazista Eichmann. Il resoconto di questa esperienza viene inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista newyorkese e successivamente proposto in forma unitaria nel 1963, con il libro “Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil” (“La banalità del male. Eichmann in Gerusalemme”).Sempre nel 1963 pubblica “On Revolution” (“Sulla rivoluzione”), saggio politologico dalle cui pagine emergono giudizi negativi sia sulla Rivoluzione francese sia su quella russa. L'assunto principale dell'opera, il punto fisso su cui fa leva il discorso dell'autrice, è l'intelligenza della correlazione presente fra libertà e politica: la politica infatti è vista, essenzialmente, come l'attività che preserva, cura e garantisce lo spazio all'esercizio concreto della libertà in tutte le sue forme di attuazione. Nel 1972 viene invitata a tenere le Gifford Lectures all'Università scozzese di Aberdeen, che già in passato aveva ospitato pensatori di prestigio come Bergson, Gilson e Marcel. Due anni più tardi, durante il secondo ciclo delle "Gifford", subisce il primo infarto. Altre opere significative sono “The Human Condition” del 1958 (“Vita activa. La condizione umana”) e il volume teoretico “The Life of the Mind” (“La vita della mente”), uscito postumo nel 1978, attraverso cui Hannah, sulla scia originaria della migliore filosofia greca, riporta al centro dell'esistenza umana la "meraviglia" (il qaumazein ). Tale "stupore" metafisico non è uno stato psicologico, bensì un elemento costitutivo della capacità dell'essere umano di conoscere, pensare e vivere in modo costruttivo, come persona in comunione con altre persone. Il 4 dicembre 1975 muore a causa di un secondo arresto cardiaco, nel suo appartamento di Riverside Drive a New York: questo il capolinea storico di un'esistenza "pensante", pervasa da un senso di gratitudine sempre fedele alla realtà delle cose. Una vita densa non solo di studi e letture ma anche di incontri, luoghi, eventi.
Le origini del totalitarismo
Come molte altre opere di grandi autori, anche " Le origini del totalitarismo " della Arendt è comparsa in un momento politico-culturale (1951), data centrale della guerra fredda che ne ha reso quasi obbligatoriamente unilaterali la lettura e l'interpretazione. L'assimilazione di nazismo e stalinismo, infatti, impedì allora una lettura serena dell'opera da parte dell'intellettualità di sinistra, per la quale la Arendt per molti anni sarebbe rimasta l'esponente di un pensiero politico liberale e neo-conservatore. In realtà le preferenze politiche della Arendt andavano ad un tipo di società socialista vicina alle idee della Luxemburg e alle tematiche consiliari, come sarebbe stato evidente qualche anno dopo. L'opera, grande anche nel senso della voluminosità (circa 700 pagine), individua i caratteri specifici del totalitarismo dopo averne riscontrato le premesse nell'antisemitismo (studiato nel periodo fra Otto e Novecento, specialmente in Francia con l' "affaire Dreyfus") e nell'imperialismo, temi ai quali sono dedicati i due terzi dell'opera. Dal confluire delle conseguenze dell'antisemitismo e dell'imperialismo in un preciso momento storico (la crisi successiva alla prima guerra mondiale) è nato il totalitarismo, con caratteri comuni sia nella Germania nazista sia nell'Unione sovietica stalinista (del tutto marginale è l'attenzione rivolta al fascismo italiano). Il totalitarismo é un fatto nuovo del nostro secolo, non assimilabile o riducibile, secondo la Arendt, ai tradizionali regimi tirannici o dittatoriali. Esso nasce dal tramonto della società classista, nel senso che l'organizzazione delle singole classi lascia il posto ad un indifferenziato raggrupparsi nelle masse, verso le quali operano ristretti gruppi di élites, portatori delle tendenze totalitarie. Tali tendenze, dopo la vittoria politica sulle vecchie rappresentanze di classe, realizzano il regime totalitario, che ha i suoi pilastri e nell'apparato statale, nella polizia segreta e nei campi di concentramento nei quali si rinchiudono e si annientano gli oppositori trasformati in nemici. Attraverso l'imposizione di una ideologia (razzismo, nazionalsocialismo, comunismo) e il terrore, il totalitarismo, identifica se stesso con la natura, con la storia, e tende ad affermarsi all'esterno con la guerra. Nulla di simile era apparso prima: il totalitarismo é un fenomeno " essenzialmente diverso da altre forme conosciute di oppressione politica come il dispotismo, la tirannide e la dittatura. Dovunque é giunto al potere, esso ha creato istituzioni assolutamente nuove e distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del paese. A prescindere dalla specifica matrice nazionale e dalla particolare fonte ideologica, ha trasformato le classi in masse, sostituito il sistema dei partiti non con la dittatura del partito unico ma con un movimento di massa, trasferito il centro del potere dall'esercito alla polizia e perseguito una politica estera apertamente diretta al dominio del mondo ". La Arendt accentua, nelle pagine di considerazione teorica che concludono l'opera, il ruolo nuovo svolto dalle ideologie, unite al terrore, nei regimi totalitari. Le ideologie, con logica stringente, impongono una visione del mondo in cui le idee incarnate nel regime totalitario vengono imposte come direttrici di un cammino fatale, inevitabile, naturale e storico insieme. In un regime totalitario l'ideologia " é la logica di un'idea. La sua materia é la storia a cui l' idea é applicata, il risultato di tale applicazione non é un complesso di affermazioni su qualcosa che é, bensì lo svolgimento di un processo che muta di continuo. L'ideologia tratta il corso degli avvenimenti come se seguisse la stessa legge dell'esposizione logica della sua idea. Essa pretende di conoscere i misteri dell'intero processo storico - i segreti del passato, l'intrico del presente, le incertezze del futuro - in virtù della logica inerente alla sua idea ". La Arendt si pone, alla fine, una domanda: " quale esperienza di base nella convivenza umana permea una forma di governo che ha la sua essenza nel terrore e il suo principio d'azione nella logicità del pensiero ideologico? ". La risposta viene data individuando tale esperienza di base nell'isolamento dei singoli nella sfera politica, corrispondente alla estraniazione nella sfera dei rapporti sociali. Quest'ultima, in sostanza, sta alla base dell'isolamento sul piano politico, e quindi costituisce la condizione generale dell'origine del totalitarismo. " Estraniazione, che é il terreno comune del terrore, l'essenza del regime totalitario e, per l'ideologia, la preparazione degli esecutori e delle vittime, é strettamente connessa allo sradicamento e alla superfluità che dopo essere stati la maledizione delle masse moderne fin dall'inizio della rivoluzione industriale, si sono aggravati col sorgere dell'imperialismo alla fine del secolo scorso e con lo sfascio delle istituzioni politiche e delle tradizioni sociali nella nostra epoca. Essere sradicati significa non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri; essere superflui significa non appartenere al mondo " . E ancora: " quel che prepara così bene gli uomini moderni al dominio totalitario é estraniazione che da esperienza al limite, usualmente subita in certe condizioni sociali marginali come la vecchiaia, é diventata un'esperienza quotidiana delle masse crescenti nel nostro secolo. L'inesorabile processo in cui il totalitarismo inserisce le masse da esso organizzate appare come un'evasione suicida da questa realtà " . Risuonano in questi passi gli echi di un pessimismo ebraico che negli anni '30 e '40 trovava manifestazione filosofica con tematiche non molto dissimili, in Benjamin, in Horkheimer e in Adorno. Le tesi della Arendt, come quelle dei suoi amici appena citati, avranno ampia diffusione, ma verranno anche ampiamente discusse nel dibattito teorico che ha impegnato nei successivi decenni i pensatori politici europei e statunitensi. Arendt si considerava una scopritrice di problemi attuali, ma i tre elementi (antisemitismo, imperialismo e razzismo) in cui condensava la sua analisi, erano ciascuno espressione di un problema, o di un insieme di problemi, per i quali era stato il nazismo ad offrire, quando essi si erano "cristallizzati", una "soluzione" tremenda. Così, l'alternativa metodologica scelta da Arendt fu quella di individuare gli elementi principali del nazismo, risalire alle loro origini, e scoprire i problemi politici reali alla loro base, " scopo del libro non è dare delle risposte, bensì preparare il terreno ". Arendt presenta gli elementi del nazismo e i problemi politici che ne stavano alla base. L'imperialismo, quello che ha raggiunto il suo pieno sviluppo, cioè il totalitarismo, è visto come una "amalgama" di certi elementi presenti in tutte le situazioni politiche del tempo. Questi elementi sono l'antisemitismo, il decadimento dello stato nazionale, il razzismo, l'espansionismo fine a sé stesso e l'alleanza fra il capitale e le masse.
" Dietro ciascuno di questi elementi si nasconde un problema irreale e irrisolto: dietro l'antisemitismo, la questione ebraica; dietro il decadimento dello Stato nazionale, il problema irrisolto di una nuova organizzazione dei popoli; dietro il razzismo, il problema irrisolto di una nuova concezione del genere umano; dietro l'espansionismo fine a sé stesso, il problema irrisolto di riorganizzare un mondo che diventa sempre più piccolo, e che siamo costretti a dividere con popoli la cui storia e le cui tradizioni sono estranee al mondo occidentale. La grande attrazione esercitata dal totalitarismo si fondava sulla convinzione diffusa, e spesso consapevole, che esso fosse in grado di dare una risposta a tali problemi, e potesse quindi adempiere ai compiti della nostra epoca ".
In una serie di lezioni tenute nel 1954 alla "New School for Social Research" di New York, Arendt chiarisce l'immagine della "cristallizzazione", con una dichiarazione metodologica che è assente nelle stesure delle Origini del totalitarismo: " gli elementi del totalitarismo costituiscono le sue origini, purché per origini non si intenda cause. La causalità, cioè il fattore di determinazione di un processo di eventi, in cui un evento sempre ne causa un altro e da esso può essere spiegato, è probabilmente una categoria totalmente estranea e aberrante nel regno delle scienze storiche e politiche. […] Gli elementi divengono l'origine di un evento se e quando si cristallizzano in forme fisse e definite. Allora e solo allora, sarà possibile seguire all'indietro la loro storia. L'evento illumina il suo stesso passato, ma non può mai essere dedotto da esso ".
Gli elementi del totalitarismo : secondo Arendt, quindi, il totalitarismo è composto da "elementi" che si sono sviluppati precedentemente e si sono "cristallizzati" in un nuovo fenomeno dopo la prima guerra mondiale. Questi elementi forniscono la struttura nascosta del totalitarismo. L'impulso all'espansione senza limiti era nelle sue origini un fenomeno economico, qualcosa di inerente all'avanzata del capitalismo. Il capitalismo era impegnato nella trasformazione della proprietà da stabile, fissa, in una ricchezza mobile; la conseguenza fondamentale di questo processo fu quella di generare sempre più ricchezza in un processo senza fine. Fino a che questo rimase un fenomeno puramente economico esso era sì distruttivo, ma non catastrofico. Il pericolo diventò " la trasformazione di pratiche economiche in un nuovo tipo di politica della competizione assassina e dell'espansione senza limiti ". Il significato dell'era imperialista per Arendt è che l'imperativo di espandersi uscì dalla logica economica e prese forza nelle istituzioni politiche. Lo stato-nazione fu fortemente messo in crisi dall'imperialismo. Dove l'imperialismo dà spazio alle forze incontrollabili dell'espansione e della conquista, lo stato-nazione è un'istituzione creata da individui, una struttura civilizzata che fornisce un ordine legale e garantisce diritti, tramite i quali l'individuo può essere legislatore e cittadino. C'è una profonda tensione tra la nozione di stato come garante di diritti, e l'idea della nazione come una comunità esclusiva. Fin dalla nascita dello stato-nazione questo fatto creò difficoltà per gli ebrei: infatti, l'ideale dei diritti umani non divenne fondamentale se non dopo la prima guerra mondiale, e le conseguenze di essa sulle minoranze nazionali e le persone senza patria ("displaced persons"). Il capitolo delle "Origini" sul declino dello stato nazione, spiega perché ci furono così pochi ostacoli al massacro degli ebrei, e dimostra la necessità di costruire un nuovo ordine politico che non possa abolire diritti civili e politici per un gruppo di persone. Quello che il destino delle persone senza patria ha dimostrato, così sostiene Arendt, è che i diritti umani universali che sembravano appartenere agli individui, potevano solo essere reclamati da cittadini di uno stato. Pertanto, per chi era fuori da questa categoria, i diritti inalienabili della persona erano senza significato. Ne sono un esempio gli ebrei che, non avendo uno stato in cui identificarsi come popolo, ed un territorio definito in cui poter vivere, sono stati privati, come apolidi, del diritto di cittadinanza, e con esso di una tutela giuridica come soggetti di personalità. Il problema non era quello di godere di un'eguaglianza di fatto davanti alla legge come persone, ma la negazione del fondamentale diritto umano e cioè il "diritto di avere diritti", che significa il diritto di appartenere ad una comunità politica. Arendt sottolinea che il razzismo non è una forma di nazionalismo, ma, è in diversi modi, il suo opposto. Il nazionalismo genuino è strettamente legato ad uno specifico territorio e una cultura, e quindi alle azioni e traguardi raggiunti da particolari esseri umani. La razza, al contrario, è un criterio biologico, determinato dal territorio e dalla cultura, e si riferisce a caratteristiche naturali fisiche. Dove le persone sono identificate per i loro caratteri razziali innati, le differenze individuali e la responsabilità individuale diventano irrilevanti: una persona semplicemente agisce come un coro delle caratteristiche razziali di quella specie. Il determinismo razzista, con la distinzione tra razze superiori e inferiori, fornisce una perfetta giustificazione per la conquista imperialista e la sottomissione delle popolazioni native. La plebe è un precedente di quello che sarà la massa per gli ebrei nel totalitarismo: i suoi rappresentanti sono "senza mondo" perché hanno perso uno spazio stabile di riferimento, una identità, non hanno aspettative da condividere con altri, non hanno prospettiva per guardare il mondo, sono esposti alla manipolazione ideologica, vivono in una condizione di sradicamento. L'alleanza tra il capitale e la plebe dimostra che il sottoproletariato può essere facilmente reclutato per commettere atrocità (Arendt prende come riferimento la descrizione di Conrad in "Cuore di tenebra"): la plebe era costituita dagli " scarti di tutte le classi e tutti gli strati ", erano avventurieri e cercatori d'oro asserviti dall'imperialismo, " scaraventati fuori dalla società ", non credevano in nulla, potevano anzi indursi a credere a ogni cosa, a qualsiasi cosa. L'irresponsabilità di questo nuovo strato e la corrispondente ritirata su tutte le questioni morali, andava di pari passo con la possibilità della trasformazione della democrazia borghese in un dispotismo: infatti la plebe era un prodotto diretto della società borghese e quindi non separabile da essa. La spregiudicata politica di potenza poté essere attuata solo con l'aiuto di una massa di persone prive di principi morali e perfettamente manipolabili. Nel mondo irreale dell'Africa Nera non si assassinava un individuo se si uccideva un indigeno, ma un sub-umano, una larva che suscitava solo il dubbio di appartenere alla stessa comunità umana. Qui il riferimento alla Shoah è evidente: dove la plebe è servita all'imperialismo per la sua brama di conquista, così la massa è servita al totalitarismo per i suoi obiettivi di distruzione degli ebrei. Arendt sostiene che l'antisemitismo venne usato dal regime nazista come un "amalgamatore" per la costruzione del totalitarismo, perché esso era legato ad ognuno degli elementi che aveva identificato. La plebe, che odiava la società, alla quale non apparteneva più, poté essere facilmente condotta a provare ostilità nei confronti di un gruppo come gli ebrei che era metà fuori e metà dentro la società. L'ideologia razzista, in nome della quale i movimenti totalitari erano mobilitati, aveva bisogno di un equivalente in Europa dei nativi d'Africa, e gli ebrei erano adatti a tale ruolo. I movimenti totalitari avevano bisogno di demolire le mura vacillanti dello stato-nazione per edificare nuovi imperi. Gli ebrei, che avevano consolidato una loro identità senza territorio e uno stato, apparvero come le uniche persone che, apparentemente, erano già organizzate come un corpo politico razziale. Gli ebrei si erano disinteressati alla politica e al potere politico, e questo disinteresse per la politica li aveva portati a non capire il pericolo enorme che costituiva per loro l'antisemitismo moderno, e la forza distruttiva che esso veicolava. Gli ebrei scambiarono a torto questo antisemitismo, che aveva radici economiche, politiche, sociali, religiose e psicologiche, con il vecchio odio che dall'antichità aveva generato i pogrom. Nessuno comprese che il problema a questo punto era di tipo politico. Solo l'uguaglianza giuridica e politica protegge gli individui e le nazionalità da discriminazioni e persecuzioni. Promulgando le leggi razziali di Norimberga, i nazisti crearono una "razza" perché crearono un gruppo d'uomini privi di diritti e differenti sul piano giuridico. L'antisemitismo del Novecento ha sostituito all'odio religioso di altri tempi il rifiuto della differenza, il rifiuto di accordare il rispetto all'altro per le sue stesse caratteristiche. E tale rifiuto si maschera dietro il rispetto della normalità, dietro il conformismo, ma può arrivare fino al caso estremo della difesa biologica della razza.
Le leggi fascistissime, razziali.
Le differenze tra la Costituzione italiana e lo Statuto Albertino
Le leggi razziali più importanti
LE LEGGI FASCISTISSIME
Il punto di partenza per la trasformazione dell’organizzazione dello Stato liberale furono le leggi del 1925-'26, dette "fascistissime", ispirate dal giurista Alfredo Rocco, con le quali il capo del Governo fu reso responsabile di fronte al re e non più di fronte al Parlamento.
Il Parlamento non aveva più il potere di discutere alcuna legge senza il preventivo consenso del Governo. Il "processo di svuotamento" dello Statuto e di fascistizzazione dello Stato venne terminato nel 1939, quando la Camera dei Deputati venne sostituita con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
Le “leggi fascistissime” sono:
• legge 26 novembre 1925 n° 2029: predispone una mappatura dell’associazionismo politico e sindacale operante nel regno. Tutti i corpi collettivi operanti in Italia (associazioni, istituti, enti) su richiesta dell’autorità di pubblica sicurezza hanno l’obbligo di consegnare statuti, atti costitutivi, regolamenti interni, elenchi di soci e di dirigenti. In caso di infedele (o omessa) dichiarazione, il prefetto procede allo scioglimento, mentre sanzioni detentive indeterminate e sanzioni pecuniarie pesantissime, da un minimo di 2.000 ad un massimo di 30.000 lire;
• legge 24 dicembre 1925 n° 2300: allontanamento del servizio di tutti i funzionari pubblici che rifiutano di prestare giuramento di fedeltà al regime;
• legge 24 dicembre 1925 n° 2263 (primo intervento strutturale in materia costituzionale):
o il Presidente termina di essere individuato come Presidente del Consiglio per diventare Primo Ministro Segretario di Stato, ottenendo la supremazia sugli altri Ministri i quali cessano di essere suoi colleghi (diventano suoi subordinati gerarchici). I singoli Ministri possono essere sfiduciati sia dal Re che dal Primo Ministro;
o il capo del Governo è nominato e revocato dal Re ed è responsabile dell’indirizzo generale politico del Governo solo verso il Re, pertanto il Capo del Governo non è responsabile verso il Parlamento (non c’è rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo);
• legge 31 gennaio 1926 n° 100: attribuisce la facoltà al Governo di emanare norme giuridiche;
• legge 4 febbraio 1926 n° 237: modifica l’ordinamento municipale, eliminando il consiglio comunale, (elettivo dal 1848), e il sindaco (elettivo dal 1890). Al sindaco subentra il podestà, egli è nominato con decreto reale e resta in carica 5 anni. Il podestà esercita le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale.
• Regio decreto 6 novembre 1926 n° 1848: testo unico delle leggi di pubblica sicurezza con il quale vengono ampliati i poteri dei prefetti ossia sciogliere associazioni, enti, istituti, partiti, gruppi e organizzazioni politiche e istituisce il confino come sanzione principale nei confronti dei soggetti che erano contro il regime;
• legge 25 novembre 1926 n° 2008 (provvedimento per la difesa dello Stato presentati dal Ministro della giustizia Alfredo Rocco):
o art. 1: qualunque attentato diretto contro le persone del Re, della Regina, del Reggente, del Principe ereditario e del Primo Ministro viene sanzionato con la pena di morte;
o art. 3: l’istigazione all’attentato, a mezzo stampa, diventa un reato specifico punito con la reclusione da 15 a 30 anni;
o art. 5: la diffusione all’estero di “voci o notizie false, esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello Stato” tali da nuocere al prestigio statale o agli interessi nazionali, comporta la reclusione da 5 a 15 anni, accompagnata dall’interdizione permanente dei pubblici uffici, dalla perdita immediata della cittadinanza italiana e dalla confisca dei beni;
o art. 7: per applicare il “provvedimento per la difesa dello Stato” venne istituito il Tribunale speciale. Le sentenze del Tribunale speciale erano immediatamente esecutive e inappellabili.
In 24 mesi, dal 3 gennaio 1925 alla fine del 1926, il fascismo si fa Regime aprendo una nuova pagina nella storia istituzionale della storia italiana.
Differenza e analogie tra Costituzione italiana e Statuto Albertino
COSTITUZIONE ITALIANA
STATUTO ALBERTINO
articolo C.I.
articolo S.A.
caratteristiche
lunga, scritta, votata, rigida
breve, elargita, flessibile
forma di Stato
repubblica democratica
monarchia
1
2
sovranità
popolo
re
1
5
capo di Stato
dichiara guerra, comanda forze armate, promulga leggi. Egli è eletto
potere esecutivo, dichara guerra, comanda forze armate, fa trattati di pace.
Il trono è ereditario
83,87
5
potere legislativo
parlamento
parlamento (+ re)
71-74
3
senato
eletto ogni cinque anni
a vita e di nomina regia
57
camera dei deputati
eletto ogni cinque anni
eletto ogni 6 anni
56
potere esecutivo
pres. consiglio dei ministri
ministri di nomina regia
95
5
potere giudiziario
magistrati ordinari istituiti
magistrati di nomina regia
101-110
diritto di voto
suffragio universale (>18)
suffragio ristretto
51,56,57
religione
stato laico
cattolica
7,8
1
Il 4 marzo del 1848 Carlo Alberto concedeva ai suoi sudditi una carta costituzionale chiamata Statuto Albertino. Non le fu dato il nome di Costituzione per non confondere quella “concessione” con le costituzioni avute in seguito a rivoluzioni.
Mentre nella nostra Costituzione per modificare un articolo bisogna seguire un iter molto lungo e complicato, nello Statuto Albertino la situazione era ben diversa: tutto era molto flessibile e un suo articolo poteva essere annullato da una semplice legge ordinaria. Questo naturalmente fu a favore del re, che poteva senza troppi problemi modificare qualsiasi articolo. Per lo stesso motivo trovò facile preda Benito Mussolini.
C.I. 1) L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
S.A. 2) Lo Stato è retto da un governo monarchico rappresentativo. Il trono è ereditario secondo la Legge salica.
4) La persona del re è sacra e inviolabile. 5)…egli è il capo supremo dello Stato
C.I. 70) La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere
S.A. 3) Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal re e da due Camere…
Il potere esecutivo nella Repubblica italiana è esercitato dal Presidente del Consiglio dei ministri, che “…dirige la politica generale del governo e ne è responsabile…”(art.95). Nello S.A., invece, è nelle mani di ministri, ma essendo essi scelti dal re, a lui “…solo appartiene il Potere esecutivo”(art.5). Idem per il potere giudiziario.
Il diritto di voto è oggi esteso a tutti i cittadini che abbiamo compiuto il 18esimo anno di età, senza nessuna distinzione. Lo S.A. invece prevedeva che potessero votare solo i cittadini di sesso maschile, che possedevano una certa cultura e un determinato patrimonio. Gli altri non potevano né votare né essere eletti. Il diritto fu ampliato per la prima volta a tutti (e a tutte) nel 1946, in occasione del referendum del 2 giugno in base al quale fu cambiata la forma di Stato da monarchia a repubblica.
Per quanto riguarda la religione, oggi il nostro Stato si può definire laico. I rapporti con la Santa Sede sono regolati dai Patti Lateranensi. Essi vengono citati nell’art. 7 e questo provocò scontri all’interno dell’Assemblea Costituente, poiché essi erano stati stipulati da Mussolini nel 1929 e, inoltre, sembrava che con tali affermazioni non si rispettava l’art.3, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini che “…hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione… di religione…”. Lo S.A. prevedeva invece quella Cattolica come religione di Stato e “…Gli altri culti… sono tollerati conformemente alle leggi”(art.1)
Albert Camus

L’existentialisme de Camus
Les points de départ est l’absurdité de la vie qui s’ exprime dans l’ «Etranger ». Pour Camus la grandeur de l’ homme consiste à s’ opposer au désespoir absolu. L’homme agit d’abord en se révoltant contre l’absurd comme docteur Rieux et ses amis qui luttent contre la peste, symbol du mal.
La peste (1947)
La peste pourrait se définir comme le récit d’ une epidemie de peste qui sévit pendant plusieurs mois à Oran, dans les annèes quarante. L’èpidemie se répand ; des hommes et des femmes voient des ganglions se former sur leur corps ; la fièvre monte ; ils meurent. L’héros du livre, le médicin Rieux, sera séparé de son épouse partie d’Oran avant les « événements ».
La récite de cette peste constitue un mythe. Le fléau répresent d’abord une image du nazisme, mais la peste est le symbol de l’absurde et du mal dans le mond. Dans les anneès quarante en Oran se diffuse une epidemie. Les consequecenses sont terribles. Enfin le mai est veincu ma non pas definitivament.
Engagement pour Camus
Il parle d’engagement comme une forme de solidarité humen. Il dit qui avec l’engagement nous pouvons trouver une raison de vivre.
Le ro^le de l’ ecrivain
Comment dit Camus dans le discours du Suede l’ ecrivain est au service de ceux qui subissent l’histoire. Il s’agit d’un sevice de la veritè et de libertè. Camus dit encore que les ecrivain ont une vocation rare . L’ecrivain engagè donc doit fair connaitre aux hommes tout la veritè sur la guerre, sur la politique et tout ce qui concerne la vie de communitè et incite les hommes a lutter pour la libertè et lutter avec la resistence contre l’oppression.
Come molte altre opere di grandi autori, anche " Le origini del totalitarismo " della Arendt è comparsa in un momento politico-culturale (1951), data centrale della guerra fredda che ne ha reso quasi obbligatoriamente unilaterali la lettura e l'interpretazione. L'assimilazione di nazismo e stalinismo, infatti, impedì allora una lettura serena dell'opera da parte dell'intellettualità di sinistra, per la quale la Arendt per molti anni sarebbe rimasta l'esponente di un pensiero politico liberale e neo-conservatore. In realtà le preferenze politiche della Arendt andavano ad un tipo di società socialista vicina alle idee della Luxemburg e alle tematiche consiliari, come sarebbe stato evidente qualche anno dopo. L'opera, grande anche nel senso della voluminosità (circa 700 pagine), individua i caratteri specifici del totalitarismo dopo averne riscontrato le premesse nell'antisemitismo (studiato nel periodo fra Otto e Novecento, specialmente in Francia on l' "affaire Dreyfus") e nell'imperialismo, temi ai quali sono dedicati i due terzi dell'opera. Dal confluire delle conseguenze dell'antisemitismo e dell'imperialismo in un preciso momento storico (la crisi successiva alla prima guerra mondiale) è nato il totalitarismo, con caratteri comuni sia nella Germania nazista sia nell'Unione sovietica stalinista (del tutto marginale è l'attenzione rivolta al fascismo italiano). Il totalitarismo é un fatto nuovo del nostro secolo, non assimilabile o riducibile, secondo la Arendt, ai tradizionali regimi tirannici o dittatoriali. Esso nasce dal tramonto della società classista, nel senso che l'organizzazione delle singole classi lascia il posto ad un indifferenziato raggrupparsi nelle masse, verso le quali operano ristretti gruppi di élites, portatori delle tendenze totalitarie. Tali tendenze, dopo la vittoria politica sulle vecchie rappresentanze di classe, realizzano il regime totalitario, che ha i suoi pilastri e nell'apparato statale, nella polizia segreta e nei campi di concentramento nei quali si rinchiudono e si annientano gli oppositori trasformati in nemici. Attraverso l'imposizione di una ideologia (razzismo, nazionalsocialismo, comunismo) e il terrore, il totalitarismo, identifica se stesso con la natura, con la storia, e tende ad affermarsi all'esterno con la guerra. Nulla di simile era apparso prima: il totalitarismo é un fenomeno " essenzialmente diverso da altre forme conosciute di oppressione politica come il dispotismo, la tirannide e la dittatura. Dovunque é giunto al potere, esso ha creato istituzioni assolutamente nuove e distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del paese. A prescindere dalla specifica matrice nazionale e dalla particolare fonte ideologica, ha trasformato le classi in masse, sostituito il sistema dei partiti non con la dittatura del partito unico ma con un movimento di massa, trasferito il centro del potere dall'esercito alla polizia e perseguito una politica estera apertamente diretta al dominio del mondo ". La Arendt accentua, nelle pagine di considerazione teorica che concludono l'opera, il ruolo nuovo svolto dalle ideologie, unite al terrore, nei regimi totalitari. Le ideologie, con logica stringente, impongono una visione del mondo in cui le idee incarnate nel regime totalitario vengono imposte come direttrici di un cammino fatale, inevitabile, naturale e storico insieme. In un regime totalitario l'ideologia " é la logica di un'idea. La sua materia é la storia a cui l' idea é applicata, il risultato di tale applicazione non é un complesso di affermazioni su qualcosa che é, bensì lo svolgimento di un processo che muta di continuo. L'ideologia tratta il corso degli avvenimenti come se seguisse la stessa legge dell'esposizione logica della sua idea. Essa pretende di conoscere i misteri dell'intero processo storico - i segreti del passato, l'intrico del presente, le incertezze del futuro - in virtù della logica inerente alla sua idea ". La Arendt si pone, alla fine, una domanda: " quale esperienza di base nella convivenza umana permea una forma di governo che ha la sua essenza nel terrore e il suo principio d'azione nella logicità del pensiero ideologico? ". La risposta viene data individuando tale esperienza di base nell'isolamento dei singoli nella sfera politica, corrispondente alla estraniazione nella sfera dei rapporti sociali. Quest'ultima, in sostanza, sta alla base dell'isolamento sul piano politico, e quindi costituisce la condizione generale dell'origine del totalitarismo. " Estraniazione, che é il terreno comune del terrore, l'essenza del regime totalitario e, per l'ideologia, la preparazione degli esecutori e delle vittime, é strettamente connessa allo sradicamento e alla superfluità che dopo essere stati la maledizione delle masse moderne fin dall'inizio della rivoluzione industriale, si sono aggravati col sorgere dell'imperialismo alla fine del secolo scorso e con lo sfascio delle istituzioni politiche e delle tradizioni sociali nella nostra epoca. Essere sradicati significa non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri; essere superflui significa non appartenere al mondo " . E ancora: " quel che prepara così bene gli uomini moderni al dominio totalitario é estraniazione che da esperienza al limite, usualmente subita in certe condizioni sociali marginali come la vecchiaia, é diventata un'esperienza quotidiana delle masse crescenti nel nostro secolo. L'inesorabile processo in cui il totalitarismo inserisce le masse da esso organizzate appare come un'evasione suicida da questa realtà " . Risuonano in questi passi gli echi di un pessimismo ebraico che negli anni '30 e '40 trovava manifestazione filosofica con tematiche non molto dissimili, in Benjamin, in Horkheimer e in Adorno. Le tesi della Arendt, come quelle dei suoi amici appena citati, avranno ampia diffusione, ma verranno anche ampiamente discusse nel dibattito teorico che ha impegnato nei successivi decenni i pensatori politici europei e statunitensi. Arendt si considerava una scopritrice di problemi attuali, ma i tre elementi (antisemitismo, imperialismo e razzismo) in cui condensava la sua analisi, erano ciascuno espressione di un problema, o di un insieme di problemi, per i quali era stato il nazismo ad offrire, quando essi si erano "cristallizzati", una "soluzione" tremenda. Così, l'alternativa metodologica scelta da Arendt fu quella di individuare gli elementi principali del nazismo, risalire alle loro origini, e scoprire i problemi politici reali alla loro base, " scopo del libro non è dare delle risposte, bensì preparare il terreno ". Arendt presenta gli elementi del nazismo e i problemi politici che ne stavano alla base. L'imperialismo, quello che ha raggiunto il suo pieno sviluppo, cioè il totalitarismo, è visto come una "amalgama" di certi elementi presenti in tutte le situazioni politiche del tempo. Questi elementi sono l'antisemitismo, il decadimento dello stato nazionale, il razzismo, l'espansionismo fine a sé stesso e l'alleanza fra il capitale e le masse.
" Dietro ciascuno di questi elementi si nasconde un problema irreale e irrisolto: dietro l'antisemitismo, la questione ebraica; dietro il decadimento dello Stato nazionale, il problema irrisolto di una nuova organizzazione dei popoli; dietro il razzismo, il problema irrisolto di una nuova concezione del genere umano; dietro l'espansionismo fine a sé stesso, il problema irrisolto di riorganizzare un mondo che diventa sempre più piccolo, e che siamo costretti a dividere con popoli la cui storia e le cui tradizioni sono estranee al mondo occidentale. La grande attrazione esercitata dal totalitarismo si fondava sulla convinzione diffusa, e spesso consapevole, che esso fosse in grado di dare una risposta a tali problemi, e potesse quindi adempiere ai compiti della nostra epoca ".
In una serie di lezioni tenute nel 1954 alla "New School for Social Research" di New York, Arendt chiarisce l'immagine della "cristallizzazione", con una dichiarazione metodologica che è assente nelle stesure delle Origini del totalitarismo: " gli elementi del totalitarismo costituiscono le sue origini, purché per origini non si intenda cause. La causalità, cioè il fattore di determinazione di un processo di eventi, in cui un evento sempre ne causa un altro e da esso può essere spiegato, è probabilmente una categoria totalmente estranea e aberrante nel regno delle scienze storiche e politiche. […] Gli elementi divengono l'origine di un evento se e quando si cristallizzano in forme fisse e definite. Allora e solo allora, sarà possibile seguire all'indietro la loro storia. L'evento illumina il suo stesso passato, ma non può mai essere dedotto da esso ".
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Esempio



  


  1. pietro

    tesina sul fascismo per sostenere l'esame di maturità

  2. antonella

    ki mi aiuta con l'eta' dei totalitarismi? devo preparare la tesina x gli esami di terza media !!

  3. kekko

    il fascismo esame di stato

  4. pesciolina

    Grazie mille..bella tesina :)


Come usare