Da enrico VII all' unificazione della Spagna

Materie:Riassunto
Categoria:Storia
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ENRICO VII: CRISI DEL SACRO ROMANO INPERO
Dopo la morte di Federico II e dopo 25 anni di interregno venne eletto imperatore Rodolfo I di Asburgo il quale aveva condotto una politica prevalentemente germanica. Dopo parecchi anni venne eletto imperatore Enrico 8° famoso invece per la sua politica arbitraria. Scende in Italia come pacificatore, schierandosi dalla parte dei ghibellini, vince contro gli Angioini a Roma, ma viene sconfitto a Firenze. Si ritira a Pisa e scrive le costituzioni pisane. Muore a Siena nel 1313 e con lei si ha la fine del sacro romano impero.
CATTIVITA’ AVIGNONESE
Dopo la morte di Bonofacio 8°, un suo successore clemente 5° per sottrarsi ai continui disordini che turbavano Roma elesse come sede del papato Avignone. La chiesa divenne una sorta di monarchia centralizzata raccogliendo fondi in tutto il mondo e in vari modi. La chiesa fu molto contestata e in Italia lo stato pontificio andava disgregandosi e le campagne erano infestate da bande di briganti, spesso guidate dai capi di varie famiglie nobiliarie. Solo un uomo Nicola da Rienzo tentò di combattere la nobiltà romana e fondò un effimero stato repubblicano in cui si autoelesse tribuno del popolo. Nicola di Rienzo sognava di ricostruire l’impero cristiano, ma fallì e fu ucciso dal popolo che prima lo aveva acclamato. Lo stato pontificio tornerà a Roma solo grazie a papa Gregorio 11° nel 1377, ma il clero francese in grande disaccordo negò l’obbedienza ali pontefici romani dando origine al grande scisma.
CRISI E PESTE
L’espansione economica si era fondata soprattutto su una serie di innovazioni tecniche che ebbero lo scopo di aumentare la produttività e di tenere il passo con l’aumento demografico. Ma questo progresso tecnico subì una frattura di arresto perché i salari erano troppo bassi e risultava poco conveniente per la minoranza agiata che disponeva già di tutto ciò di cui aveva bisogno. Quindi lo sviluppo era considerato inutile per il popolo grasso e venivano quindi fabbricati solo prodotti di lusso visto che gli acquirenti erano sempre i più ricchi. La povertà era vista come un qualcosa di spregevole e pericoloso per l’umanità. Ma il popolo minuto stanco di subire queste indignazioni provocò numerose rivolte dovuto soprattutto: alla fame, alle epidemie dalla disperazione. Questi tumulti intrapresi spesso dai contadini furono chiamati Jaqueries dal nomignolo Jaques bonomie uomo tonto con cui veniva definito il contadino. La peste continuò e l’Italia subì un grande calo demografico soprattutto alla fame.
IL TUMULTO DEI CIOMPI
A Firenze i rapporti di classe vengono sconvolti per alcune settimane dal tumulto dei ciompi.
All’inizio del 300 dopo numerose battaglie i guelfi bianchi appoggiati da Bonifacio 8° riescono a prevalere sui neri, e quindi si ha la vincita del popolo grasso. Ostili al dominio del popolo grasso sono tutti coloro che costituiscono il proletariato dell’epoca da sempre escluso dalla vita politica e amministrativa e pregati con una svalutatissima moneta di rame. Per bloccare le repressioni del popolo minuto il popolo grasso chiamala governo Gaultieri da Rienne poi esiliato perché accusato di essere un sostenitore del popolo minuto. Inoltre Firenze subisce un grande periodo di crisi per il fallimento dei banchieri. Bordi e Peruzzi ai quali i re di Inghilterra e di Francia non restituirono i soldi prestatigli. A questo scenario di profonda crisi si affianca il tumulto dei ciompi, lavoratori dell’industria della lana, rimangono disoccupati e con capo Michele da Lando insorgono nel 1378 e lo stesso Michele viene eletto gonfaloniere. Non si tratta, però di una rivoluzione in quanto i ciompi non riescono prevalere i propri diritti, ma riescono a prendere parte alla vita politica e amministrativa con scarse conoscenze. I ciompi verranno poi sconfitti perché i tintori e farsettai si alleano con il
popolo grasso che una volta rafforzatosi riesce a restaurare il predominio sia nella vita sociale che in quella politica.
LA CULTURA NEL SECOLO 13°
In questo periodo alcuni filosofi si batterono per liberare i sovrani da qualsiasi soggezione al papato uno su tutti fu Marsilio da Padova. Egli accusava la chiesa di essere nemica della pace e artefice della disunione e delle lotte che affliggevano da tempo l’Italia. Inoltre distingueva nettamente il potere spirituale da quello temporale, ma il potere temporale non era più concepito come un potere nelle mani di un unico sovrano ma nelle mani del popolo cioè della maggioranza. Ma Marsilio sarà ricordato grazie alla sua innovazione morale in quanto poneva tutti gli uomini sullo stesso piano rompendo la scala gerarchica che da tempo dominava su tutta l’Europa, le sue tesi furono poi rielaborate da barolo di Sassoferrato abile giurista, che sosteneva che ogni stato è un ente che non riconosce alcun superiore. Ma intendeva reinterpetrare il diritto romano per giustificare l’autonomia dei comuni italiani di fronte alle pretese imperiali. Nella letteratura avranno grande importanza Petrarca e Boccaccia, petrarca perché vedeva l’uomo dominato da sentimenti amorosi dubbi e incertezze, mentre Boccaccio descrive con abilità l’intelligenza del singolo impegnato a sfuggire grazie alla razionalità e ai problemi dell’esistenza. Un'altra svolta importante è rappresentata da san Tommaso d’Aquino in quanto molte tesi della cristianità sono dimostrabili tramite il raziocinio.
TRASMISSIONE DEL SAPERE FRA 200 E 300
Nel 12° e 13° secolo cresce la domanda di cultura, infatti, in questi due secoli nascono nelle maggiori città italiane le università. Le università sono il più importante centro di elaborazione culturale e le materie sono insegnate senza ricorrere a tradizioni o a divieti religiosi. Le università erano gratuite proprio per renderle accessibili a tutte le persone qualunque sia il loro ceto sociale, in quanto la cultura era intesa come formazione dello spirito. Verso la metà del200 accedono all’insegnamento anche i francescani e i domenicani(ordini mendicanti). I francescani elaborano una cultura prettamente mistica e si mantengono fedeli ai loro principi quali povertà e semplicità. I domenicani che hanno in Tommaso il più grande ei loro pensatori. Sostengono che la filosofia e il raziocinio siano le migliori armi per combattere le eresie.
LA CULTURA NON UFFICIALE
Mentre nelle università si sviluppa il sapere ufficiale altrove invece si svolge il potere non ufficiale comunque molto apprezzato dai sovrani, infatti, molto spesso i sapienti venivano chiamati alle corti non solo per istituire il sovrano ma anche per prevenire malattie, vincere guerre, rafforzare gli eserciti, quindi i sapienti erano spesso incaricati alla protezione dei re e si identificavano nei più vicini collaboratori: tutt’ altro invece è rappresentato dalla sottocultura (magia, alchimia, interpretazione dei sogni, ecc) destinato direttamente al popolino o ai giocolieri. Spesso i maghi, infatti, venivano accusati di stregoneria.
IL GRANDE SCISMA
Il grande scisma fu dovuto dalle gravi incomprensioni fra i clerici francesi e quelli romani. Infatti, per molti anni l’Europa avrà due papi: uno a Roma e l’altro ad Avignone. La chiesa quindi insostenibilmente subì le aspre eretiche da parte di john wycleffe, il quale non riconosceva l’autorità del papa e denunciava la mondaneizzazione del clero (nega che la chiesa possa prendere tributi in danaro). Egli fa pertanto tradurre la bibbia in inglese affinché il popolo capisca i concetti espressi nel sacro libro. Per diffondere queste idee egli invia nelle contrade del paese i suoi “predicatori poveri” detti dagli avversari lollardi. In seguito i sovrani e i nobili si schierarono contro di lui perché nel 1381 si schierò apertamente con i contadini ribelli. I suoi ideali saranno ripresi dai boemi capitanati da Jon Hus, in quanto nega l’autorità papale e denuncia la fastosa mondanità della chiesa confermandosi anticattolico. Ritornando al grande scisma inoltre conseguì un impoverimento da parte della chiesa intenta a spendere soldi per lotte,tanto che agli inizi del 400 viene eletto papa Giovanni 23° ma siccome i papi antecedenti non accettano le decisioni del concilio al papa avignonese e romano si aggiunge un papa pisano.
PROBLEMATICA RIUNIFICAZIONE DELLA CHIESA
Il grande scisma finirà in parte solo dopo il concilio di Costanza in quanto viene eletto papa Martino 5° ma la chiesa si disgregherà nuovamente nel 1437 dando origine al piccolo scisma poiché durerà fino al 1447 ma non tornerà mai più forte come nel ‘200.
LA GUERRA DEI 100 ANNI
Fra il 1337 e il 1453 Francia e Inghilterra si affrontarono in una serie di guerre che vengono definite “guerra dei 100 anni”. I conflitti nacquero non solo per motivi economici, ma riguardavano soprattutto l’espansione territoriale e il controllo delle fiandre. I primi decenni della guerra furono disastrosi per la Francia che fu ripetutamente sconfitta per terra e per mare tanto da mettere in serio pericolo la monarchia. In seguito ci fu un periodo di tregua che durò quasi 30 anni tremendi per le due nazioni in quanto dovettero subire un lungo periodo di lotte interne come la rivolta dei contadini in Inghilterra, mentre il Francia i feudatari si divisero in due fazioni armagnacchi e borgognoni che lottarono per decenni insanguinando la Francia e gli stessi borgognoni si allearono con Enrico 5° re d’Inghilterra, che ne approfittò per estendere il proprio dominio sulla Francia. Ma nel 1442 il popolo francese non più disposto a subire gli orrori della guerra intraprese una lotta per la liberazione della Francia dagli inglesi e dai feudatari loro alleati. Una delle protagoniste di questa battaglia fu Giovanna d’arco, la quale combattendo valorosamente riuscì a liberare la Francia.
LA GUERRA DELLE ROSE
In Inghilterra i nobili avevano un esercito autonomo e proprio a causa di questa violenza tra aristocratici scaturì la guerra delle due rose ( Lancster e York). I conflitti si risolsero col matrimonio di Enrico 5° di tudor con una York.
L’UNIFICAZIONE DELLA SPAGNA
Mentre gli stati cristiani della penisola iberica continuarono a espandersi lungo il sud della Spagna, ai musulmani era rimasto solo il territorio di Granada. Le due regioni dominanti nella Spagna cristiana furono il regno d’Aragona e il regno di Castiglia. La Spagna, infatti, riuscì ad ottenere l’unificazione solo nel 1469 dopo le nozze tra Ferdinando d’Aragona e isabella di Castiglia, quest’unificazione portò pertanto alla conquista dell’unico territorio rimasto alle popolazioni arabe.
Col passare del tempo la Spagna assunse un carattere razzista e fanatico dal punto di vista religioso, infatti, ci furono correnti persecuzioni dei moriscos e dei marranos, e nel punto di vista sociale ci fu un eccessivo affermarsi dell’aristocrazia, che all’epoca pensava soltanto alla solidità guerresca lasciando da parte le attività agricole e pastorali ritenute secondarie, quindi per la Spagna l’unica fonte di ricchezza provenì dalle miniere di oro e argento provenienti dall’america conolizzata.
BONIFACIO 8°
Fu eletto nel 1294 in un momento travagliato tra le lotte tra le grandi famiglie romane che si contendevano il soglio pontificio e delle pressioni che il re di Francia esercitava sul papato. Bonifacio 8° fu ricordato per la lotta intrapresa contro Filippo detto il bello.
ENRICO 7°
Dopo la morte di Federico 2°Enrico 7° si propone come arbitro, la sua politica arbitraria verrà ricordata per secoli. Scende in Italia e si pone al fianco dei ghibellini, viene sconfitto a Firenze contro il re Roberto d’Angiò. Muore a Buonconvento presso Siena
Prima di morire scrive le costituzioni pisane.
I TURCHI E LA FINE DELL’IMPERO D’ORIENTE
L’antico e glorioso impero d’oriente 400 conosce la sua fine. Ciò è dovuto soprattutto dalle invasioni barbariche da parte dell’esercito dei mongoli guidati da Temerlano, Manuele 2°
Si trattiene per parecchio tempo in Europa in cerca di aiuto che non arriverà mai. Infatti, con l’invasione turca che da prima conquista i balcani nella battaglia kosovo e infine pone definitivamente fine all’impero d’oriente conquistando anche Costantinopoli nel 1453 sconfiggendo e uccidendo l’imperatore Costantino 11°.
COSTITUZIONE ITALIANA
La Costituzione è composta di 139 articoli, divisi in quattro sezioni: principi fondamentali (artt. 1-12); parte prima, dedicata ai diritti e ai doveri dei cittadini (13-54); parte seconda, concernente l'ordinamento della Repubblica (55-139); 18 disposizioni transitorie e finali, riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi.
La Costituzione italiana è "rigida", cioè non può essere modificata con leggi ordinarie. Ciò allo scopo di sottrarre la legge fondamentale dello stato alle trasformazioni che appaiano più convenienti a maggioranze parlamentari contingenti. Ciò non significa che sia immodificabile.
In Italia sono previsti diversi tipi di referendum. Quello più noto è il referendum abrogativo, che consente di abrogare norme esistenti. Può essere indetto quando lo richiedano 500.000 elettori o cinque consigli regionali.
La Costituzione italiana prevede inoltre il referendum per impedire la promulgazione di una legge costituzionale e il referendum su proposte di modificazioni territoriali di Regioni, Province e Comuni.
1. L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

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